Insieme per amore della scuola. La gratitudine degli insegnanti al vescovo

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Sono le 17 del 23 novembre. Affollata di persone, la sala del seminario. Il vescovo Fausto incontra gli insegnanti della diocesi.

È un fatto nuovo. E profuma di nuovo, di quel nuovo che “sa di buono” e di bello, anche la “lettera agli insegnanti della diocesi di Pistoia” che il Vescovo ha promulgato, elaborata con l’Ufficio per la Pastorale dell’Educazione e della Scuola, all’inizio del corrente anno scolastico. Una novità di cui c’era e c’è grande bisogno.

Le parole del Vescovo sono semplici, dirette, franche, fendono il freddo di questo piovoso pomeriggio novembrino con una doppia lama calda che penetra subito il cuore con queste due frasi: «Cari insegnanti, io vi ammiro. Grazie per quello che fate».

È il messaggio già scritto nella Lettera, e Mons.Tardelli lo ribadisce: «Ammiro l’impegno con cui vi adoperate con senso di responsabilità e amore per i ragazzi, i nostri tesori più grandi. Ma non vorrei che la mia iniziativa vi apparisse come una indebita invasione di campo». Gli risponde, tra gli altri, un dirigente, con intense e spontanee parole, che faccio mie: non solo non ci infastidisce, ma noi desideriamo questa “invasione di campo”; abbiamo bisogno di avere chi si interessi, con noi, della scuola e dei nostri ragazzi, mentre molti, troppi, preferiscono “guardare dagli spalti” la partita che si gioca nel terreno del nostro bel lavoro, e criticarne gli schemi, puntare solo il dito, attribuire responsabilità. Seguono altri interventi, gli insegnanti hanno voglia di ringraziare, per questa porta aperta dalla chiesa pistoiese al dialogo sul loro lavoro, e di condividere le loro esperienze: quello che ne emerge è un clima bellissimo di scambio autentico e libero, di arricchimento reciproco e dialogo, su un “comune denominatore” che ci coinvolge tutti: l’amore per la scuola, il pensarla e volerla comunità educante, capace di «aprire la persona a costruirsi come soggetto, come singolarità unica e irripetibile» come si legge nella Lettera, con insegnanti desiderosi di «portare i giovani alle radici e nel cuore dei problemi della nostra società e dei nostri giorni fornendo loro gli strumenti per chiavi di lettura libere e personali, per tracciati forti di riflessione capaci di scendere in profondità».

Il pomeriggio scorre veloce, in questo dialogare pieno di gratitudine. La gratitudine di ricevere la certezza, con la lettera del Vescovo prima, con questo incontro poi, che non siamo soli, mentre svolgiamo il nostro lavoro nella scuola, che il nostro Vescovo prega per noi e ci sostiene, ci cammina accanto in questo mestiere bellissimo, affascinante, ma faticoso, di insegnanti. Abbiamo bisogno di non essere soli. Di camminare insieme ad altri che condividano o semplicemente capiscano le nostre fatiche e le nostre gioie. Di chi ci ricordi a quale bellezza siamo chiamati a volgere lo sguardo per poterla indicare anche ai nostri ragazzi. Di vedere nello sguardo di chi ci cammina a fianco su quali orizzonti vasti far spaziare la mente e dilatare il cuore quando dovessimo esser troppo stanchi per rammentarcelo da soli. Perciò un grazie sentito al nostro Vescovo per aver creato questa preziosa occasione, che è solo l’inizio di un dialogo che resta aperto, e cerca e vuole altre occasioni ancora per viversi. Chiunque ami la scuola, abbia a cuore il prezioso lavoro dell’insegnamento, non può restare indifferente. La Chiesa e la Scuola hanno bisogno di volti in cui riconoscersi entrambe.

Prof.ssa Francesca Vannucci

Ufficio per la pastorale della Scuola, dell’Educazione, dell’Università

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