Catechisti in parrocchia: una missione possibile e bella

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di Fausto Tardelli, vescovo

In tutte le parrocchie sta finendo l’anno catechistico. Un anno di impegno e di cammino iniziato nel settembre ottobre scorso. Vorrei ringraziare di vero cuore tutti quei laici, in gran parte donne, adulti e giovani che donano il loro tempo con generosità per far crescere nella fede i ragazzi loro affidati. Questi catechisti meritano davvero la riconoscenza di tutta la Chiesa. La fatica è tanta, credo però sia tanta anche la soddisfazione di collaborare alla diffusione del Regno di Dio, aiutando le giovani generazioni ad incontrare il Signore.

L’occasione mi da modo di richiamare tre punti essenziali della catechesi. Non fa male ricordarli proprio al termine dell’anno catechistico e quando già ci si orienta al prossimo.

Il primo obiettivo non può mai essere dimenticato:tutta la comunità è chiamata a aiutare i ragazzi a incontrare il Signore, perché rimangano affascinati da Lui e imparino a vivere con Lui, per Lui e in Lui. Già lo diceva il documento base del rinnovamento della catechesi in Italiana, tanti anni fa, nel 1970: «la catechesi promuove itinerari per una crescita permanente del cristiano, dall’infanzia all’età adulta, avendo come fine l’acquisizione di una mentalità di fede… Cioè educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo». Sono passati molti anni da allora e la situazione è un po’ cambiata. Oggi occorre dare un taglio nuovo alla catechesi: quello kerigmatico. In poche parole, non si può più dare per scontata la fede nei ragazzi e nelle famiglie. Quindi oggi c’è bisogno anche del “primo annuncio”, in modo che la novità di Gesù morto e risorto e del suo Regno d’amore, risuoni nel cuore dei ragazzi e dei genitori.

Il secondo punto importate per la catechesi è la comunità cristiana. Punto dolente ma irrinunciabile. Gli “Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia” dati dai vescovi italiani nel 2014, dal significativo titolo “Incontriamo Gesù”, affermano: «La Chiesa nel suo insieme, e i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza. Di qui l’impegno a far sorgere e vivere comunità cristiane che facciano della loro esperienza del Dio trinitario il centro del proprio esistere».

Infine il linguaggio. Terzo punto necessario per la catechesi. Cito il documento base senza commentarlo perché non ce n’è bisogno: «la catechesi dovrà servirsi di un linguaggio, che corrisponda alla cultura odierna e sappia far comprendere la Rivelazione agli uomini di oggi. E tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione. La preoccupazione di un linguaggio adatto alla mentalità contemporanea deve essere presente nell’elaborazione dei catechismi, dei testi didattici e più ancora nella catechesi viva».

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