Credere è la risposta all’amore

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Una piccola sintesi alla conclusione della terza edizione dei linguaggi del divino dedicata al tema del credere oggi

La terza edizione dei linguaggi del divino si è conclusa consegnando, nella pluralità e varietà di voci intervenute, altre numerose domande da mettere accanto a quella del titolo. «Perché credere?» domandava ad esempio Rino Fisichella, nella sua prolusione; «abbiamo il coraggio di proporre il cuore incandescente del Vangelo?», «Siamo in grado di mettere in rilievo la forza elevante, unificante della comunità cristiana? Creiamo occasioni di preghiera capaci di riconciliare la vita delle persone?»: solo alcune delle tante provocazioni di don Alfredo Jacopozzi, e ancora – «come rispondere – sottolineava la prof.ssa Cecilia Costa– alle “domande perdute” dei giovani di oggi?» e che differenza c’è tra credere e non credere? Che cosa intendiamo – suggeriva il prof. Andrea Vaccaro– quando parliamo di “intelligenza spirituale”? Cosa accomuna la vita spirituale delle diverse proposte religiose? Alcune delle tante domande rimbalzate dalle relazioni di questa edizione e che, in maniera molto sommaria e sintetica, mi sembrano indicare tre punti con cui ripercorrere l’arco degli incontri.

1. L’invito, ma direi meglio l’urgenza, di riscoprire nel testo biblico la capacità di parlare all’umano dell’umano. Nella Sacra Scrittura si possono ritrovare le domande profonde che accompagnano l’uomo, anche se il testo biblico chiede non soltanto lo studio, ma il tempo del silenzio, della fatica di sostare su ciò che in prima battuta resta poco chiaro, di domandarsi – in definitiva- quale parola ascoltiamo davvero. Dal testo biblico – ci hanno ricordato le lectio divine di madre Angelini e di padre Mosconi – emerge una sapienza che è per la vita. Chi ha ascoltato le loro meditazioni, come quella di Benedetta Rossi, ha potuto accorgersi come il testo sacro non spenga, ma accolga le inquietudini, anche le paure e il dolore dell’uomo; indubbiamente ha sentito accendersi il “gusto” di riprendere in mano la Bibbia.

2. La consapevolezza che pur nel tempo dell’età secolare, di un mondo sempre più pagano, la Chiesa ha in sé un tesoro prezioso, forse dimenticato o contestato, ma in fondo atteso perché profondamente agganciato all’umano. La relazione di don Andrea Lonardo, l’analisi di Cecilia Costa e le provocazioni di Davide Rondoni, hanno indubbiamente manifestato criticità delle nostre proposte ecclesiali, ma anche gli spazi, ancora in gran parte inesplorati per agganciare le attese dell’uomo di oggi. Una chiesa come un “cantiere aperto”, secondo le parole di Giovanni Ferretti, ma aperta ad un’umanità fragile, ferita, in cerca di maestri, di punti di riferimento, assetata di relazioni autentiche.

3. Il fascino di attingere alla forza sempre nuova e rigenerante del Vangelo. Un Vangelo da ri-ascoltare e da vivere in modo credibile. Il carisma di Papa Francesco, trasmesso con grande efficacia da Wim Wenders nel suo “Francesco, un uomo di Parola”, sta proprio dentro la sua capacità di rilanciare la verità evangelica –sine glossa– in tutta la sua carica originaria e dirompente. Chi sa riportare la vita al Vangelo in maniera comprensibile a tutti, come don Luigi Maria Epicoco – una delle relazioni più affollate dei linguaggi – trova “naturalmente” seguito.
Tante domande dunque, ma anche qualche possibile risposta, attorno alla grande risposta. «Vorresti sapere cosa ha inteso il tuo Signore e conoscere il senso di questa rivelazione? – ricordava Fisichella citando la mistica Giuliana di Norwich – Sappilo bene: amore è ciò che Lui ha inteso. Chi te lo rivela? L’amore. Perché te lo rivela? Per amore».

Altre, più concrete domande, toccano la capacità di coinvolgere un pubblico più ampio, di suscitare l’interesse della città, di gestire al meglio orari e numero degli incontri. In attesa di un bilancio non può comunque mancare un doveroso ringraziamento a quanti hanno collaborato, con compiti e in tempi diversi, alla realizzazione di questa edizione e a quanti la hanno ospitata: i monaci della fraternità di Gerusalemme di San Bartolomeo, i padre Betharramiti di San Francesco a Pistoia, i padri domenicani per il convento di San Domenico, il capitolo dei canonici per il Battistero di San Giovanni in corte. Un sentito “grazie” anche a quanti hanno seguito con passione e fedeltà i diversi appuntamenti.
Ricordiamo che le relazioni di questa edizione sono disponibili sul canale youtube diocesano e che sulla pagina Facebook della Diocesi di Pistoia è possibile recuperare foto e commenti degli incontri.

u.f.

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