Pasqua di Resurrezione 2020

Cattedrale di San Zeno (12 aprile 2020)

 

Riandiamo fratelli e sorelle carissimi che mi state seguendo attraverso la televisione, riandiamo a quel mattino di venti secoli fa, in cui le donne trovarono il sepolcro vuoto. La grande pietra che ne chiudeva l’accesso rotolata via e dentro, niente. Solo le bende e il sudario ripiegata da una parte, ma di Gesù, niente.

Riandiamo con la mente a quella mattina, perché la risurrezione non è un discorso, non è una teoria, non è un bel pensiero, bensì un fatto preciso che si colloca in un preciso momento storico e in un determinato contesto geografico. Fu qualcosa che colpì i presenti in quell’ora. Molti credettero; tanti altri non credettero e rimasero scettici. La risurrezione di Cristo resta un atto di fede, ma fu un fatto, non un sentimento.

Gesù era stato condannato a morte e la sentenza eseguita: sulla croce. Era finita così la sua vicenda di predicatore, di rabbi o maestro della legge. La sua avventura con un pugno di persone che lui aveva chiamato a sé perché collaborassero con lui, come pescatori di uomini, era finita miseramente. Lui, Gesù, catturato, processato e condannato a morte. Gli apostoli, tutti fuggiti; i discepoli che pure erano stati numerosi, tutti dispersi.

Umanamente avremmo detto che non c’era più niente da fare. Tutto ciò che poteva fornire una speranza secondo criteri umani, era semplicemente svanito. Si era sciolta come neve al sole. Restava è vero la parola stessa di Gesù che più volte aveva detto che il terzo giorno sarebbe risorto da morte. Ma chi poteva credere a quelle sue parole, ora che tutto era miseramente finito e il corpo di Gesù era stato deposto in un sepolcro?

Con la morte in croce, naufragava inoltre miseramente, il sogno legato al Messia d’Israele, di chi sperava che Gesù fosse davvero il Cristo, l’unto del Signore, venuto a restaurare la potenza di Israele, come un novello Davide, il grande re d’Israele che avrebbe ridato fiato, restaurato il Regno e dato a Gerusalemme di nuovo lo status di una capitale. Anche questo sogno messianico era ormai del tutto svanito, con la cattura e la crocifissione di Gesù. Forse anche il tradimento di Giuda potrebbe interpretarsi alla luce di una cocente delusione di chi aveva seguito la chiamata di Gesù, pensando di trovarsi all’alba di un nuovo e più grande regno di Israele.

Quindi, anche da questo punto di vista, tutto sembrava definitivamente chiuso. E c’erano davvero motivi sufficienti per disperdersi e abbandonare ogni cosa. In questo senso, il viaggio che porta due discepoli ad allontanarsi da Gerusalemme dopo la crocifissione, per raggiungere Emmaus, testimonia di questa delusione e di questa voglia di abbandonare tutto.

Inoltre dobbiamo anche considerare un ultimo fondamentale ostacolo, un ultimo e decisivo ostacolo che si levava in quel momento davanti a tutti coloro che comunque in qualche modo avevano seguito Gesù, lo avevano ascoltato, sentendosi commuovere il cuore: la morte. La inesorabile morte. Quella da cui ogni uomo vivente non può scappare. Gesù era realmente morto sulla croce. Aveva esalato l’ultimo respiro. Lo avevano visto in tanti, quelli che erano ai piedi della croce. Quando i soldati si avvicinarono ai crocifissi per il colpo di grazia, spezzando le ginocchia agli appesi perché il peso del corpo ormai senza appoggio, chiudesse definitivamente il diaframma e, se non fosse ancora accaduta, la morte sopraggiungesse immediata; ecco, quando i soldati si avvicinarono a Gesù, non gli spezzarono alcun osso perché era ormai senza alcuna ombra di dubbio morto. E comunque, ad ogni evenienza, con la lancia aprirono il costato di Gesù, dalla cui ferita ormai non uscì più niente o quasi: il sangue era stato ormai tutto versato. Gesù era dunque morto; esanime il suo corpo raccolto dalle braccia della madre; freddo e senza vita, quando fu deposto nel sepolcro e avvolto con qualche unguento in un sudario. E dalla morte non si ritorna. Lo sappiamo bene. La morte inghiotte e non rimanda indietro nessuno. E Gesù in quel momento era preda della morte.

Tutto dunque allora sembrava chiuso, senza alcuna prospettiva, inchiodato a un presente senza speranza. Ed era forte la sensazione che l’ingiustizia avesse trionfato definitivamente; che l’odio e il risentimento avessero trionfato sull’amore e la bontà; che la cattiveria avesse vinto. In quel momento sembrò che il potere corrotto o falsamente giusto avesse la meglio; che i giochi di potere dei sacerdoti del tempio e dei farisei, avessero avuto la meglio; che il tradimento fosse ormai il destino del mondo.

Ecco, amici miei carissimi, in un contesto del genere, che assomiglia per tanti versi a certi momenti della storia degli uomini e forse, per certi versi, anche al momento difficile che stiamo attraversando, dove l’angoscia per il presente, si unisce a una grande incertezza per il futuro, la resurrezione di Cristo la si può riscoprire in tutto il suo valore, in tutta la sua forza dirompente, in tutta la sua novità.
Oggi, quando ci sentiamo fiaccati e frustrati da qualcosa di imprevisto che ci ha tolto improvvisamente tante abitudini belle, con la possibilità di incontrarci, di stringerci la mano, di abbracciarci e di guardarci negli occhi con fiducia, la buna notizia di Cristo che ha vinto la morte, che ha sconfitto il potere oscuro della morte, che ha vinto con l’amore la cattiveria del mondo, ci riempie il cuore di emozione e di gioia.

Il Cristo è davvero il condottiero che ci può condurre oltre le secche della nostra storia di uomini, Colui che ha le chiavi del mondo e della storia, Colui nel quale e per il quale ogni cosa può rifiorire.

Riandiamo ancora, carissimi fratelli a quel mattino di Pasqua. Proviamo ad entrare nel cuore delle donne che non trovarono Gesù nel sepolcro e ascoltarono le parole misteriose degli angeli. Riandiamo agli apostoli che in quel mattino cominciano a sentire che forse davvero Gesù era risorto da morte, come aveva predetto. Pensiamo al fremere sempre più forte di quei cuori, al riaprirsi mano a mano di quei cuori alla speranza, all’asciugarsi delle loro lacrime e all’emozione di ritrovarsi all’alba di un mondo nuovo.
Ripensiamo a loro, alla loro confusa gioia ed emozione crescente di quel mattino di Pasqua… E sia anche la nostra stamani, quella gioia. Lasciamoci invadere da questa traboccante certezza: il Signore è risorto! E’ veramente risorto. E’ vivo, presente, operante col suo spirito in mezzo a noi. Il male non può avere l’ultima parola sul mondo. La cattiveria e il rancore, l’odio e l’ingiustizia non possono trionfare, anche se sul momento sembrano vittoriosi e tutto travolgere.

E illuminati dalla luce del risorto, guardiamo anche al bene che sta fiorendo dovunque nel mondo. Lo Spirito di Dio è all’opera e rinnova la faccia della terra.

Corriamo allora, carissimi fratelli e sorelle, dietro a Cristo. Abbracciamo la sua santa legge! Imitiamolo in tutta la nostra vita. Non ci lasciamo confondere le idee da chi insegna cose diverse da quelle di Cristo. Cristo, e solo Lui è la via, la verità e la vita. E con Lui e dietro a Lui, mettiamoci a ricostruire il nostro mondo, a farlo migliore, perché dopo la tempesta che stiamo attraversando, questo dovremo fare con tutte le nostre forze: ricostruire! Ricostruire nella giustizia e nella verità, nel rispetto dell’ambiente e di ogni persona, nella solidarietà fraterna e nell’amore di Dio. Forse abbiamo sbagliato tante cose in passato, forse abbiamo lasciato che l’ingiustizia e la barbarie della corruzione la facesse da padrona; forse abbiamo lasciato che il male si diffondesse. Non dovrà essere più così e dovremo impegnarci perché non sia così. Cristo è risorto.. E’ veramente risorto

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