Ripartire dall’esilio. Un messaggio per gli insegnanti di religione

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Armando Bartolini, direttore USD – Servizio IRC diocesano, ha indirizzato un messaggio ai docenti della disciplina. Una riflessione sulla settimana santa nell’emergenza coronavirus.

Care colleghe e cari colleghi,

siamo ancora isolati nelle nostre case. E le nostre strade sono vuote.
Mi sono venute in mente le parole di Geremia, nel drammatico evento della distruzione di Gerusalemme (587 a.C.) e la conseguente deportazione a Babilonia: «Le strade di Gerusalemme divennero un deserto e una desolazione» (Ger 44,6).

Che pensate? Il tema dell’esilio può rappresentare una chiave di lettura di quanto ormai da tempo ci sta accadendo e ci affligge? Certo, ai tempi di Geremia, si aveva una visione soprattutto ‘religiosa’ degli eventi: siamo stati infedeli, e Dio ci ha abbandonato.
Ma i discepoli del profeta sono andati ben oltre la colpevolizzazione. Hanno scoperto che Dio è «un Dio nascosto» (Is 45,15). Il tempio era stato distrutto, le lampade erano davvero spente. Bisognava cercare Dio altrove. Ma dov’era Dio?

Nelle vittime, nel «Servo sofferente» (Is 53) che ogni anno leggiamo il Venerdì santo. E le vittime, che avevano pagato per tutti la distruzione del loro paese, come hanno guardato gli eventi che non lasciavano alcuna speranza? Hanno riscoperto l’esodo. Hanno intuito che non c’è deserto più forte dell’esodo. «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,18-19). Si era aperto così un tempo in cui il popolo, nella solidarietà e nella fraternità, poteva scorgere la via della rinascita.

Come non sperare che anche oggi accada questa svolta. L’immagine forse più eloquente è quella del Papa che parla in una Piazza S. Pietro vuota.

Che da questo ‘vuoto’ si possa trovare la creatività, unita al coraggio, per ripensare la solidarietà, la globalizzazione, il sistema finanziario, la salute pubblica, i beni comuni, il lavoro.
Allora sì che la svolta sarà epocale. Anche nel 2008 abbiamo sofferto una forte crisi, certo diversa da quella attuale, e prima e dopo molte altre, ma, ancora oggi, non sembra che abbiamo imparato la lezione.

È arrivata la settimana santa con il Triduo pasquale, per un cristiano il culmine dell’anno. Sarà una settimana santa senza il ‘tempio’ … Saremo noi il tempio mistico che supera i recinti del sacro.

Il Giovedì santo. Ripercorriamo la lunga e umana strada che parte da Caino e giunge alla lavanda dei piedi, un gesto profetico quanto illogico e imprevedibile. Quest’anno, il 9 aprile, ricordiamo la morte di Bonhoeffer, teologo luterano tedesco ucciso ad Auschwitz, audace testimonianza che Dio non abita nel tempio di Caino.

Il Venerdì santo. Il giorno di Abele. Dio stesso avrebbe assunto il suo silenzio. Uno scandalo, che solo nella nuda fede ci consente di adorare un crocifisso. È qui la follia dei cristiani, incomprensibile alla ragione.

Il Sabato santo. Il giorno del silenzio, di Dio e nostro. Per non abbandonare mai una ‘speranza’ (quella della croce) che non avremmo in nessun modo saputo elaborare e proporre,e che scompagina ogni sistema di pensiero.

Infine, la Notte di tutte le notti. Certo, ci mancherà il cero pasquale al quale accendere la nostra personale ‘candelina’; ci mancherà il canto dell’Exultet. Ma nessuno potrà toglierci «dall’innesto» nel mistero del Cristo (Rm 6,5).

Se abbiamo qualche dubbio sulla sua presenza, la Domenica di Risurrezione è la dimostrazione più grande del Dio nascosto.
Buona Pasqua. La celebreremo nelle nostre case, che saranno Babilonia e Gerusalemme allo stesso tempo.

Armando Bartolini

Direttore USD-Servizio per l’IRC

 

L’augurio del direttore

Il direttore ha anche preparato un augurio per tutti gli insegnanti di religione cattolica. Scarica qui il pdf.

 

 

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