Quando il Vangelo si fa social: un incontro con don Dino Pirri

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Incontro con don Dino Pirri presso i locali parrocchiali della Chiesa del Sacro Cuore di Montemurlo.

L’incontro, fissato per venerdì 8 Febbraio alle ore 21.15, è organizzato dall’Azione Cattolica di Pistoia ed è aperto a tutti, in particolare ai ragazzi e genitori che vogliono approfondire la conoscenza riguardo gli scenari digitali.

don Dino Pirri

Nato a San Benedetto del Tronto l’8 luglio 1972, ordinato presbitero il 2 maggio 1998.
È stato vicario parrocchiale a “San Benedetto Martire” in San Benedetto del Tronto (2000-2001) e al “Sacro Cuore di Gesù” in Martinsicuro (2001-2003). Parroco a “San Pietro Apostolo” in Valdaso (2003-2007) e a “San Niccolò” in Acquaviva Picena (2007-2009).
Inoltre è stato assistente diocesano ACR (2000-2005), Assistente AGESCI zona Picena (2004-2009), membro del Consiglio presbiterale (2007-2013), assistente nazionale ACR (2009-2014).
Su TV 2000 ha condotto “Sulla strada” commentando il vangelo della domenica dal 2014 al 2017.
Ha pubblicato con l’ Edizioni Ave: “Dalla sacrestia a Gerico” e “Cinguettatelo sui tetti. Il vangelo di Marco su Twitter“.
È parroco a “San Martino” e alla “Madonna della Speranza” in Grottammare dal 2015.
Dal 2017 è Vicario nella forania “Madonna di San Giovanni”, che comprende le parrocchie di Cossignano, Cupra Marittima, Grottammare e Ripatransone.

Intervista a don Dino Pirri
L’esigenza di ascoltare i giovani, il bisogno di superare paure e il “si è sempre fatto così”

Don Pirri incontrerà i ragazzi di AC della diocesi di Pistoia. Come ha accolto questo invito? È la prima volta che viene in diocesi?

Sono stato già nella diocesi di Pistoia in occasione di un incontro con l’Azione Cattolica quando ero assistente nazionale dell’ACR. Ma ho un legame particolare con la vostra terra, poiché mia madre ha insegnato in una scuola di Monsummano quando ero ancora bambino. Quest’ultimo invito lo accolgo con molta gioia, ma anche con la trepidazione di dover essere capace di corrispondere alle attese, poiché non ho competenze specifiche sul tema della comunicazione, solo un po’ di esperienza. Mi ritengo soltanto un artigiano della comunicazione.

Secondo lei i giovani desiderano coltivare una propria spiritualità? Quali ostacoli e quale sostegno incontrano più spesso?

Questa domanda dovremmo rivolgerla ai giovani. Spesso, anche nella Chiesa, parliamo dei giovani e al posto dei giovani, senza ascoltarli e lasciar parlare loro. Ho visto con gioia che il recente Sinodo dei Vescovi è stato un tentativo nuovo in questo senso: una Chiesa in ascolto dei giovani. Forse l’ostacolo più grande è proprio l’assenza di luoghi di ascolto. Il miglior sostegno potrebbe essere la credibilità degli adulti. Ma ripeto: dovremmo chiedere ai giovani.

Quali sono le difficoltà più consistenti che ha riscontrato nell’opera di evangelizzazione?

L’ostacolo principale che ho incontrato è stata la conservazione di schemi pastorali, che probabilmente non rispondono più al nostro tempo, e la necessità di occuparmi in attività che hanno poco a che fare con l’evangelizzazione ma sono richieste dal servizio a una parrocchia: le manutenzioni, la custodia dei luoghi, le questioni economiche, gli adempimenti delle diverse normative. Nell’azione pastorale in quanto tale mi sono più volte trovato davanti al muro del pregiudizio sulla Chiesa e della presunzione di essere cristiani.

Si parla molto di giovani e mondo social; una realtà spesso accusata di molti guai e pericoli. È davvero tutto da buttare?

Ci sono i pericoli e i guai, che fanno parte del limite umano, ma non c’è nulla da buttare. Spesso c’è l’ignoranza nell’utilizzo di questi strumenti che porta a una loro squalifica o sopravvalutazione. Non bisogna cadere in nessuno dei due errori. La realtà non può essere negata, ma deve essere attraversata, analizzata e ricomposta. I social sono come un luogo abitato da tanta gente, in cui si possono fare incontri significativi, pericolosi o virtuosi; esperienze che fanno crescere oppure esperienze che feriscono. Non ci sogneremo mai di lasciare un bambino o un adolescente da solo in un luogo così vasto, ma neppure possiamo chiuderlo in casa, impedendogli di fare qualsiasi esperienza, e quindi di crescere.

Lei ha scritto un libro molto apprezzato dal titolo: «Cinguettatelo sui tetti» (AVE 2013) raccogliendo mini commenti al Vangelo di Marco. Come nasce l’idea del primo twitter/libro?

In quegli anni cominciavo a conoscere e sperimentare questo mondo “social”, domandandomi come mai noi preti non ne avessimo colto ancora le potenzialità avendo un messaggio bellissimo da comunicare, cioè il Vangelo. Ho incontrato tante persone e ho imparato tante cose, che proverò a raccontare nell’incontro di venerdì. «Cinguettatelo sui tetti» nasce un po’ da questo incrocio, tra il desiderio di comunicare il Vangelo e l’incontro con persone desiderose di lasciarsi provocare da esso.

Si è da poco concluso il sinodo dedicato ai giovani. Cosa lo ha colpito di più del sinodo e del suo documento finale?

Più che i contenuti, come ho accennato prima, mi ha colpito il metodo seguito nei lavori. Il desiderio dei vescovi di ascoltare e di lasciar parlare i giovani. La disponibilità dei giovani a confrontarsi liberamente con i loro pastori.

Per il suo incontro pistoiese cosa ci dobbiamo aspettare?

Anche questa sarebbe una domanda da fare a chi parteciperà. Da parte mia c’è la curiosità di imparare qualcosa di nuovo, mettendo a disposizione qualche esperienza e qualche riflessione. Ecco, mi aspetto una bella sorpresa, ma non so ancora dire quale. Come disse Gesù: «Venite e vedete!».

Daniela Raspollini

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