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Una sintesi dell’omelia del vescovo per l’ordinazione presbiterale di Fratel Antonio Benedetto

Nella sera dell’Epifania monsignor Tardelli ha ordinato sacerdote Fratel Antonio Benedetto, priore della fraternità apostolica di Gerusalemme di Pistoia. L’ordinazione si è svolta nella chiesa di San Bartolomeo in Pantano, sede della fraternità, per l’occasione colma di fedeli. La liturgia, animata dai monaci e dalle monache di Gerusalemme, si è svolta in un vibrante clima di preghiera, accompagnata -complici gli spazi suggestivi dell’antica chiesa romanica- da un percepibile calore umano.

«Come i re magi – ha ricordato nella sua omelia mons. Tardelli – hai viaggiato per terreni accidentati, cercando come a tentoni un segno che chiarisse i tuoi desideri profondi, le tue attese, il senso del tuo essere al mondo. Hai camminato e cercato, senza sapere bene Chi stavi veramente cercando e forse confondendo a volte una cosa con l’altra». Il vescovo allude sinteticamente alla storia vocazionale di Fratel Antonio, arrivato – attraverso una profonda inquietudine, dal mondo della musica rock e dalla lontananza da Dio fino alla conversione e poi alla vita religiosa:

«Come i re magi, sei partito da terre lontane dell’anima; hai domandato, chiesto, provato ad imboccare strade diverse. Finché poi Lui, il Signore stesso, la luce che è venuta ad illuminare ogni uomo, non ti è venuto a cercare…. E ti ha trovato, inaspettatamente, meravigliosamente. Da quel momento, come dietro ad una stella cometa hai cominciato a viaggiare con una luce nel cuore».

Un cammino che ha condotto Antonio fino a Pistoia, nella fraternità apostolica di Gerusalemme: «Ti sei lasciato guidare e prima ti ha condotto a una famiglia di fratelli e di sorelle che il Signore ha messo insieme per essere lievito di speranza dentro le città degli uomini, attraverso la gioia della fede, la comunione dei cuori, l’annuncio lieto del Vangelo dell’amore di Dio. E da questa fraternità oggi eccoti qua come i magi davanti al bambino Gesù, che stende verso di te le sue manine perché tu lo abbracci definitivamente e lo porti sempre con te per donarlo poi agli altri».

Il vescovo ha indicato nel riferimento alla solennità dell’Epifania un vero e proprio programma di vita sacerdotale: «tu, carissimo fra’ Antonio benedetto, diventi presbitero, nel giorno in cui la Chiesa celebra l’Epifania del Signore, la sua manifestazione al mondo; l’apparire della misericordia di Dio nella storia. Durante il tempo natalizio, quando più dolce e tenero appare l’amore misericordioso di Dio per l’umanità, quando il Figlio di Dio ha preso carne nel piccolo bambino di Betlemme. Che questo ti insegni e insegni a tutti noi che condividiamo l’ordine sacro, a vivere il ministero come un segno e una testimonianza di misericordia e di tenerezza, attraverso quel farsi piccoli, nella povertà e semplicità di vita che è la strada maestra scelta da Dio per salvare l’umanità».

Non è mancato un riferimento alle preoccupanti tensioni internazionali di questo inizio di anno attraverso l’immagine delle luce e delle tenebre suggerita dalla liturgia: «noi oggi celebriamo la luce del Signore che brilla sopra l’umanità e di essa siamo chiamati a rivestirci, nonostante che la tenebra ricopra la terra e nebbia fitta avvolga i popoli. – E quanto sono vere queste parole proprio oggi, quando dense e nere nubi di tempesta attraversano il cielo del mondo e siamo tutti atterriti da ciò che potrebbe accadere di terribile per le sorti dell’umanità da un momento all’altro. – La parola di Dio ci richiama tutti, noi chiesa del Signore, e noi ministri del Vangelo e tu caro Antonio a non farci mai vincere dalle tenebre ma a sperare e lottare perché trionfi la luce di Cristo e del suo amore sempre. Siamo certi che le tenebre non possono vincere la luce, ma sappiamo anche quanto sia necessario dare testimonianza alla luce con l’impegno di tutti i giorni e la fatica della coerenza». «Che il tuo e il nostro ministero, carissimo Fra Antonio Benedetto, – ha continuato il vescovo- sia dunque un continuo accendere luci nel cuore delle persone».

La solennità dell’Epifania, infine, invita ad allargare lo sguardo, a sentirsi inseriti in un disegno di salvezza in cui nessuno è escluso. «Diventar preti in questo giorno, – ha ricordato il vescovo- significa allora sentirsi parte particolarmente operosa di questo disegno grande di Dio. Si è preti mai per un piccolo gruppo, per una piccola famiglia, per un piccolo luogo. Si è preti invece per tutta la chiesa; per tutta una chiesa diocesana; per la chiesa intera sparsa nel mondo, per tutta intera l’umanità. Perché da preti e come preti si è resi participi in un modo tutto particolare, del cuore largo di Cristo che ama ogni uomo e vuole ogni uomo partecipe del suo corpo. Per cui, anche se un presbitero è legato a un territorio e a una precisa comunità ecclesiale, egli deve avere il respiro del mondo e l’anelito di Cristo che vuole ogni uomo salvo e deve perciò vivere e pregare per il compimento ovunque del Regno di Dio. Cosa oggi più che mai importante, quando popoli e genti si mescolano e il mondo ormai si è fatto un unico villaggio globale».

In questa Epifania, ha concluso il vescovo Tardelli, si sono rovesciate le parti: «è il Signore stesso infatti che apre i suoi scrigni e dona a noi, davvero poverelli e indegni suoi figli, non oro, incenso e mirra, bensì un uomo che da ora in avanti sarà per noi e in mezzo a noi immagine viva e concreta del Buon Pastore».

A conclusione della messa è arrivato alla chiesa di San Bartolomeo un corteo di figuranti del presepe vivente che nella vigilia di Natale ha attraversato le vie del centro cittadino; tra loro tre re magi a cavallo. Fratel Antonio è stato invitato a montare in sella e, nei panni di novello prete e re magio, ha cavalcato benedicendo i passanti incuriositi, accompagnato da amici e fedeli, fino alla chiesa di San Paolo per un momento di festa.

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