La processione di San Jacopo: un appuntamento da non perdere

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Mercoledì 24 luglio, alle ore 21, tutti i fedeli sono invitati a partecipare alla processione in onore del santo patrono. Il percorso avrà inizio dalla chiesa parrocchiale di san Francesco e si chiuderà nella basilica cattedrale di san Zeno

Leggiamo nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla divina Liturgia: «La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare» (n.111).

Tutti sanno che il corpo di San Giacono (Jacopo, per i pistoiesi), primo tra gli Apostoli a subire il martirio, venne – secondo la tradizione – traslato dopo la morte in Spagna e ritrovato molti secoli più tardi in una remota località della Galizia, grazie alla miracolosa indicazione di una stella. Da qui il nome acquisito da quel luogo, “Campus Stellae” divenuto Compostella, meta di pellegrinaggio (per molti “il Pellegrinaggio”) da ogni parte del mondo.

Finalmente nel 1144, grazie al Santo Vescovo Atto che riesce ad  ottenere una parte del suo corpo per intercessione di Ranieri (un ecclesiastico pistoiese trasferitosi nella città galiziana), una reliquia dell’Apostolo approda tra noi, a Pistoia, a santificare, corroborare, consacrare e confermare la Fede della nostra città. Il culto al santo apostolo ha preso forma nel tempo in diversi riti e devozioni, in particolare attraverso la celebrazione di una solenne processione per le vie della città.

La tradizione della Processione in onore di  San Jacopo (anche se per alcuni periodi in maniera “latente”) nei secoli è rimasta sentita dai Pistoiesi. Addirittura le leggi comunali di primo Trecento ne indicavano con precisione modalità e organizzazione. La preparazione, per delega del Comune, era affidata agli Operai di San Jacopo. Questi, dovendo organizzare la partecipazione dell’intera cittadinanza alla processione patronale (obbligatoria per tutti i membri della comunità urbana salvo i bambini piccoli, i vecchi inabili e i malati), si facevano aiutare da cittadini eletti fra gli abitanti di ciascuno dei quattro quartieri di Pistoia, chiamati ‘festaioli’.

Ecco il fondamento storico per cui mons. Fausto Tardelli – attuale Vescovo di Pistoia – ha voluto recuperare la tradizione della Processione/Pellegrinaggio in onore di San Jacopo, che anche quest’anno si snoderà a partire dalle ore 21:00 di mercoledì 24 luglio dalla chiesa parrocchiale di san Francesco verso la basilica cattedrale di san Zeno.

Ma che valore spirituale ed ecclesiale (ma anche antropologico universale) ricopre la processione di San Jacopo a Pistoia?

Possiamo tentare qualche interpretazione.

Innanzi tutto onoriamo e portiamo in processione le Reliquie di un Santo Apostolo Martire. Quindi la Processione del 24 luglio è, prima di tutto, una spinta alla riflessione interna alla Comunità Cristiana pistoiese: il cristianesimo si è affermato non quando ha cercato di andar d’accordo con gli araldi della menzogna, i profeti del nulla, gli adoratori dei vari idoli del mondo delle varie epoche, ma quando ha saputo essere se stesso fino a esigere il sacrificio della vita. Senza dimenticare l’omaggio ai tanti cristiani perseguitati  per la fede anche nel nostro tempo.

Il martire di ogni tempo, da San Giacomo in poi, ci insegna che non tutto è contrattabile, che esistono valori che non hanno prezzo e che non possono essere oggetto di scambio e di trattative.

Il martire ci orienta a capire cosa significa essere veramente liberi: seguire la verità e solo la verità. Il martire viene ucciso perché rifiuta di assoggettarsi ad un potere diverso da quello della coscienza morale.

Questa nostra processione del Santo Patrono è inoltre nella sua forma genuina una delle più belle manifestazioni della religiosità popolare. I popoli sono infatti dei “soggetti collettivi”, i quali creano la propria cultura e sono protagonisti della propria storia, anche dal punto di vista religioso. Anche noi, come figli di questo popolo e, a nostra volta, padri delle generazioni future, dobbiamo trasmettere, alle giovani generazioni la nostra fede e la nostra pietà popolare, consapevoli delle nuove sfide del nostro tempo e del nostra contesto territoriale.

Celebrare la festa del Patrono tutti insieme, percorrendo le vie della Città –  “portare”, quindi, un messaggio, non “lanciarlo da fermi” attendendo che altri lo raccolgano – significa rileggere, con umile fierezza, la storia della nostra città e riscoprire le radici  della nostra identità e della nostra fede che San Jacopo ha confessato con fortezza (il Signore Gesù addirittura aveva soprannominato lui ed il fratello Giovanni “i figli del tuono” tanto erano di carattere impetuoso e irruento).

Non manca perciò un richiamo al dovere personale di tutti a fare la propria parte per la costruzione di un mondo pacifico e civile, partendo dal servizio alla propria città, nella giustizia, nella legalità e nel diritto.

Procedere a piedi insieme è un segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, si è messa in marcia per annunciare per le strade del mondo il Vangelo della salvezza. E marciare per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste, uniti, volti all’unica meta, ci rende capaci di scoprirci solidali gli uni con gli altri, impegnati insieme a concretizzare nel cammino della vita gli esempi del Beato Apostolo San Giacomo, nostro Patrono.

Federico Coppini – Ufficio liturgico diocesano

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