La musica che libera il cuore: Irene Grandi canta per i detenuti

image_pdfimage_print

Un ospite d’eccezione nella casa circondariale di Pistoia: Irene Grandi, la nota cantante, ha partecipato alla festa di san Basilide, patrono delle guardie penitenziarie e degli operatori che lavorano in carcere. Una festa che ha previsto la santa messa presieduta dal vescovo Fausto Tardelli e concelebrata da padre Alfredo Paladini, frate cappuccino e cappellano da oltre dodici anni del Santa Caterina in Brana.

È proprio grazie a Padre Alfredo che Irene Grandi si è resa disponibile per partecipare alla festa e animare con il canto la santa messa. «Conosco da sempre il marito – precisa padre Alfredo – ho celebrato io il loro matrimonio ed è nata un’amicizia anche con Irene, che ha iniziato con me un suo percorso spirituale. Ha uno stile molto semplice; è una persona buona e umile. Come tutti i grandi artisti ha un cuore aperto all’altro». «L’arte – commenta padre Alfredo – è davvero una finestra verso l’invisibile. È stato bello vedere come anche le persone più dure in carcere si sono commosse durante il canto».

Durante la celebrazione Irene Grandi ha cantato «Halleluja» di Leonard Cohen, un brano molto noto, di grandissima intensità umana e dalla forte carica emotiva, poi «Fratello Sole e Sorella Luna», ispirato alla figura di Francesco d’Assisi e già nel noto film di Zeffirelli. Irene Grandi ha concluso la festa con la beatlesiana «Let it be»: una chiusura corale che ha coinvolto tutti i presenti.

Nella sua omelia il vescovo ha fatto riferimento alla giustizia, che per il cristiano mai si separa dalla misericordia. «La giustizia, ha ricordato monsignor Tardelli, chiede di essere sempre custodita dentro un alveo di misericordia: senza questo riferimento alla misericordia diventa facilmente vendetta».

San Basilide è il patrono della polizia penitenziaria e di quanti vivono il carcere dall’altra parte della grata: «Ci sono alcuni detenuti – ricorda padre Alfredo – che conosco da più di vent’anni. Dico sempre che il carcere è “carcerogeno”, anche per chi ci lavora non è facile, ti resta addosso. Per questo il lavoro spirituale è molto utile, per i detenuti come per gli assistenti». Un servizio, quello di Padre Alfredo, che permette di misurare anche la forza sorprendente della grazia di Dio. «Per un periodo  – ricorda il frate cappuccino – ho avuto a che fare con un caso particolarmente duro: un serial killer particolarmente noto per la sua ferocia. Ricordo che appena mi vide cominciò a urlarmi con violenza fin quasi a venirmi addosso. Ero pronto a tutto, anche al peggio, ma poi d’improvviso si è sentito malissimo: un infarto lo aveva colpito proprio in quel momento. Lo abbiamo portato d’urgenza in ospedale dove ha avuto un intervento. Lì sono andato a trovarlo tutti i giorni. Quando si è ripreso – con mio grande stupore – mi ha fatto delle domande sul Vangelo, che ho cominciato a leggergli ogni giorno. Nei giorni successivi mi chiese di pregare con lui e poi anche di confessarsi. Ha intrapreso un vero e proprio cammino penitenziale che lo ha portato anche a ricevere la comunione. Tornato in carcere voleva servirmi sempre la messa e leggere le letture;  poi è stato trasferito. Il Signore mi ha stupito: è la forza trasformatrice del Vangelo. Il carcere – confida padre Alfredo – resta comunque un luogo difficile, per detenuti e assistenti: ci sono sempre difficoltà, momenti di dolore, di frattura interiore. D’altra parte quell’episodio mi ha anche aiutato, perché in carcere gli altri detenuti hanno cominciato a dire: chi manca di rispetto al frate gli prende un infarto!».

In occasione della festa di San Basilide erano presenti numerose autorità istituzionali: la prefetto di Pistoia, Emilia Zarrilli, il Vice-Sindaco, Anna Maria Celesti e tutti i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, accanto, ovviamente al Direttore dell’istituto Loredana Stefanelli, il Comandante della Polizia Penitenziaria e tutto il personale. Tra i presenti anche numerosi familiari degli operatori.

D.R.

I commenti sono chiusi .