La catechesi riprende con la famiglia accanto

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Per la diocesi parte un cammino unitario che accompagnerà verso l’Anno Santo Iacobeo

di Daniela Raspollini

Riprende il cammino pastorale per questo anno 2020–2021, dopo un anno del tutto straordinario: «Nessuno ha vissuto il lockdown in modo positivo – afferma suor Giovanna Cheli, direttrice dell’ufficio catechistico – tuttavia questa sosta forzata per le famiglie, i catechisti e le nostre realtà ecclesiali in genere, ha suscitato una spinta creativa e una caterva di domande sul nostro modo di trasmettere la fede. Come non mai siamo consapevoli che l’annuncio della fede ha certamente bisogno della presenza, ma che comunque questa può essere potenziata da quella virtuale. Così i catechisti – continua – hanno scoperto che l’incontro a distanza somiglia tantissimo al primo tentativo dell’apostolo Paolo di scrivere alle sue comunità, così da affidare la sua “presenza spirituale” alle varie lettere che scriveva».

Una situazione nuova, che però ha fatto scoprire nuove strade di evangelizzazione: «In primo luogo – continua suor Giovanna – è stato chiaro a tutti che l’annuncio ha bisogno sempre di più del rapporto reale con gli altri. Molte famiglie e catechisti hanno vissuto questa esperienza con buoni risultati, promettendosi una frequentazione diversa in tempi di ripresa. Su questo dovremo richiamare l’attenzione delle famiglie, che se da una parte non possono essere sovraccaricate di iniziative a cui rispondere, dall’altro devono sapere che possiamo camminare insieme ai loro figli aiutandoci e facendo un’esperienza di vita davvero bella. Per questo, nell’anno che viene l’ufficio catechistico vorrebbe valorizzare lo slancio dei genitori che vorranno sostenere la catechesi dei loro figli. È importante ripensare ad una trasmissione di fede generazionale». «In questo tempo – afferma ancora la religiosa – siamo spinti da una parte ad assumere ad un atteggiamento più missionario e dall’altra siamo invitati ad eliminare completamente l’atteggiamento di chi va in parrocchia a “prendere” un sacramento. Il Signore viene nelle nostre case, possiamo incontrarlo nel nostro quotidiano. Quanto è vero che una fede trasmessa come una dottrina non riempie il cuore e invece quella raccontata come un’esperienza di vita, un parlarsi tra amici, corrisponde alla presenza attuale del Signore risorto.

Così, anche la celebrazione eucaristica non è l’assolvimento di un dovere, ma un punto di partenza e di arrivo di tutta la vita di fede ed ecclesiale: è Gesù che nutre con la sua parola e il suo corpo. Per questo vogliamo offrire, nell’anno che inizia, per tutti i gruppi di catechismo, un cammino unitario sulla liturgia della parola delle domeniche. Sarà il segno del legame di tutta la catechesi con l’Eucarestia. Un itinerario di ascolto della parola intitolato “Chiesa e casa, cammino e pellegrinaggio”: parole care alla diocesi che, nel pieno della celebrazione del giubileo di san Giacomo, rifletterà sull’Esodo con i gruppi di ascolto e terrà stretta l’icona della casa costruita sulla roccia, perché dopo il cammino c’è sempre una soglia da varcare, un luogo dove abitare».

La sfida riparte da educatori e animatori e indicazioni per la ripresa e del progetto unitario diocesano per quest’anno saranno oggetto di alcuni incontri diocesani pensati per i catechisti: «Rammento solo i primi due di una serie – afferma suor Giovanna Cheli, direttrice dell’Ufficio catechistico – il primo rivolto a tutti i catechisti, in programma lunedì 14 settembre 2020 alle 21.15 nell’aula liturgica di Valdibrana, durante il quale sarà presentato l’anno catechistico 2020–2021 (dalle norme ai contenuti, al metodo di lavoro).

Il secondo incontro, lunedì 21 settembre alle 21.15  sempre a Valdibrana, sarà invece per i catechisti e gli animatori dei gruppi di ascolto e avrà come tema “La casa sulla roccia e il cammino dell’Esodo: rifondare la nostra fede condividendola”. «C’è molto da fare – conclude la direttrice – ma sarà possibile solo se in noi matura la voglia e la gioia di essere un po’ più e meglio discepoli del Signore che ci fa strada».

(da “La Vita” del 6 settembre 2020)

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