La Beata Maria Margherita Caiani: un viaggio sulle “ali dello Spirito”

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Sabato 3 novembre la Diocesi celebra la memoria liturgica della Beata Maria Margherita Caiani

Per la festa di Madre Caiani sarà aperta tutto il giorno la cappella di fondazione dell’Istituto delle Minime di Poggio a Caiano. Alle ore 17 si terrà la preghiera dei vespri, quindi alle 17.30 la celebrazione eucaristica presieduta da Padre Michele Pini, parroco di Chiusi della Verna, nella chiesa parrocchiale di Poggio a Caiano.

Dobbiamo ringraziare il nostro vescovo Fausto per la felice intuizione che troviamo leggendo le indicazioni operative e attuative della sua lettera pastorale, dove, fra le varie cose, sottolinea l’esigenza di “riscoprire, ricordare e celebrare” nel nostro cammino comunitario la presenza dei Santi diocesani: uomini e donne che nella loro vita hanno davvero volato con le Ali dello Spirito parafrasando, appunto, l’immagine coniata dal vescovo Fausto e che è stata il filo rosso che ha caratterizzato la riflessione di questo triennio. Papa Francesco, al paragrafo 34 di «Gaudete et exsultate», con la sua splendida capacità di sintesi, spiega così la santità: «non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia».Veramente è tutto qui! Santo è colui che è cosciente della propria fragilità e della propria pochezza e nello stesso tempo è colui che proprio per questo ha la capacità di vedere ed accogliere indegnamente la grazia di Dio: da questa unione lo Spirito crea cattedrali umane enormi.
Questa definizione di papa Francesco, questa vivace pennellata, rappresenta più di tanti discorsi il ritratto della Beata Maria Margherita Caiani (1863-1921), fondatrice delle Suore Francescane Minime del Sacro Cuore e beatificata il 23 aprile del 1989 da San Giovanni Paolo II.

Margherita Caiani, al secolo Marianna, nata il 2 novembre del 1863 a Poggio a Caiano, viene battezzata il giorno dopo a Bonistallo. Rimasta orfana molto giovane, avendo nel suo cuore il desiderio di consacrarsi totalmente a Dio inizia a domandarsi insistentemente cosa il Signore volesse da lei, quale la strada da seguire per servirlo. Intanto insieme ad altre ragazze inizia un apostolato fra le vie e le case del paese assistendone i malati e i sofferenti e fondando una piccola scuola itinerante per i bambini. La contemplazione del Sacro Cuore di Gesù, sarà sempre il caposaldo del suo agire: quel Cuore sofferente che lei rivedeva e serviva nei volti della gente del suo paese con quell’umiltà che la portava a dire: «debbo essere morta pur vivendo: morta a me stessa, viva per aiutare gli altri a vivere».
Il suo sarà un cammino di discernimento molto lungo seguito da alti e bassi, sarà un continuo interpretare, aiutata da una solida rete di amicizie, il volere di Dio su di lei, fino ad arrivare al 15 dicembre 1902, anno della vestizione religiosa insieme alle prime compagne e di fondazione dell’Istituto delle Minime Suore del Sacro Cuore. Nel 1910 viene fondata la prima casa filiale a Lastra a Signa e da lì seguiranno numerose altre fondazioni, con il carisma delle Minime che si diffondeva anche fuori dalla Toscana fino a Milano.

Ma importante è capire il carisma di Madre Caiani, e lo possiamo ascoltare direttamente dalle sue parole, parole semplici, quasi un programma per applicare il Vangelo nella quotidianità:

«Io giungo tra gli uomini della terra ma prima devo ascendere al cielo e passando per Iddio, Somma carità, devo avere gli uomini. La corrente del mio amore per gli uomini, miei fratelli, passa solo attraverso il cuore di Dio, per avere gli uomini io devo avere prima di tutto Iddio».

In Madre Caiani vediamo davvero ciò di cui c’è bisogno come non mai nella Chiesa di oggi e nelle nostre comunità: quell’equilibrio fondamentale e maturo fra preghiera e azione, fra il Cristo servito e amato nella carne dei più piccoli e il Cristo contemplato nella preghiera, e per lei in particolare nell’adorazione eucaristica. La corrente verso gli altri, lei dice, è possibile solo partendo dal Cuore di Dio, solo guardando un Cuore ricco di Misericordia, siamo capaci di donare Misericordia. Spesso amiamo poco perché anche preghiamo poco, e quando amiamo poco ci troviamo tristi, avidi, nevrotici.
La Madre insegna che ogni azione deve sempre partire da quel Cuore, dalla contemplazione di quel Cuore: spesso nelle nostre comunità parrocchiali ci perdiamo nelle maglie del tecnicismo, saltiamo questo passaggio di amore e contemplazione che è il primo passo: è come costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Quando si tratta di stare in preghiera davanti a Gesù, quando si tratta di trovare tempo per Lui siamo i campioni del “non ho tempo”, dobbiamo imparare a liberare del tempo per quello che è fondamentale, per la “parte migliore” come spiega Gesù a Marta, quella parte migliore che ci dà la forza e la spinta per essere ferventi nella carità.

La Madre ritorna alla casa del Padre l’8 agosto del 1921, gli ultimi anni di vita saranno logorati da un terribile male che la privava di ogni forza, ma nonostante tutto saranno anni di grande impegno per una Congregazione che sempre più aumentava di numero: alla sua morte lascia 13 case filiali e 124 religiose.

«Cosa può volere da me il Signore? Non sono che una povera venditrice di sigari».

È la domanda che spesso Marianna si faceva nella sua ricerca vocazionale, una domanda intrisa di quella consapevolezza di «debolezza», che sottolineava prima Papa Francesco; da una donna che cercava il meglio nella sua vita, che aveva capito che la libertà non è altro che affidarsi ed essere strumento di Dio è nata una comunità religiosa capace di dare un volto ed influenzare nella fede un paese intero. Dalla domanda di una semplice ragazza il Signore ha potuto costruire una piccola fraternità capace anche di essere missionaria, prima nel proprio paese e col tempo nel mondo intero.
La vicenda di Madre Caiani ci dice che per diventare “comunità fraterna e missionaria” dobbiamo iniziare a farci ognuno di noi, intimamente la domanda: «cosa può volere da me il Signore?». Quando insieme, nelle nostre interminabili riunioni, siamo capaci, ognuno di noi, nella verità e nella semplicità, di farci questa domanda scomoda nasce la comunità, la fraternità. «Cosa può volere da me il Signore?»; non c’è stato svincolo della vita in cui la Madre non se lo sia chiesto.

A chi chiedeva a Gesù quasi un “certificato di qualità” su quali fossero le vere opere di Dio, Gesù rispondeva: «dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,20). Ancora oggi le Minime, e tanti laici insieme a loro, in Italia e nel mondo portano avanti le opere di Margherita Caiani, attualizzandole, rinnovandole in una sfida sempre nuova con la modernità e la sua brama di autosufficienza che continuamente rifiuta l’offerta di un Dio morto per amore.

Simone Panci

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