Il tempo dell’accoglienza è tempo di vita

image_pdfimage_print

Riflessione dell’Azione Cattolica di Pistoia sui dati e sulle reali situazione del fenomeno migratorio

Da tempo assistiamo a dibattiti sul tema dell’immigrazione, dibattiti che perlopiù parlano alla pancia delle persone senza però affrontare il tema in maniera approfondita e coerente. Come laici impegnati di Azione Cattolica ci siamo resi conto che vi era necessità di affrontare con i nostri associati e con la cittadinanza interessata la questione immigrazione non più in senso etico o politico, bensì in senso reale, ovvero capire il fenomeno, la sua rilevanza e i sistemi di accoglienza attivi.

Il 19 ottobre alle 17.00 si è svolto presso la sala soci della Coop di Pistoia l’evento formativo ed informativo di Azione Cattolica dal titolo «È tempo di Accogliere».

La scelta della location non è casuale. Abbiamo scelto un luogo pubblico, neutro, immerso nella quotidianità delle persone per parlare di un tema, come quello dell’immigrazione, che non è assolutamente straordinario o urgente, bensì si configura strutturale nei flussi sociali e quindi significativamente incisivo nella vita delle persone. Erano presenti in sala tre relatori: l’avvocato Lorenzo Pratesi del Foro di Pistoia, Sabina Pampaloni per il diaconato Valdese e Francesca Meoni operatrice e vice direttrice della Caritas di Pistoia.

Nella sua introduzione, Valentina Raimondo, già presidente di Azione Cattolica, ha presentato il fenomeno: «Le migrazioni sono un fenomeno intrinseco dell’evoluzione umana, da sempre l’uomo si sposta per motivi di salute, economici, di famiglia e lavoro. Nell’ultimo decennio si assiste alle cosiddette migrazioni forzate, ovvero un flusso di persone, che assumono lo status di rifugiato, richiedente asilo e apolide, che senza volerlo o poterlo scegliere sono costretti al lasciare il proprio paese di origine. A fine 2018 i migranti forzati sono 70,4 milioni di persone di cui il 57% scappano dalla Siria, Afghanistan e Sud Sudan e il 34 % dall’Africa centrale. L’80% scappa nei paesi vicini e non negli stati europei. I paesi che accolgono di più sono la Turchia, il Pakistan e il Libano. Tra i primi 10 paesi nel mondo capofila dell’accoglienza vi è solo un paese europeo, ed è la Germania, mentre l’Italia, nella prospettiva mondiale, riceve un poco flusso. Nel 2017 ha accolto e riconosciuto 131mila persone tra rifugiati e richiedenti asilo. In toscana i dati scendono ulteriormente e siamo la sesta regione d’Italia come numeri sull’accoglienza». Allora di quale urgenza stiamo parlando?

Sicuramente l’Italia ha delle difficoltà sul fenomeno dell’immigrazione di natura gestionale e di processi di inclusione, ma non sull’urgenza dei numeri. Con l’avvocato Pratesi abbiamo cercato di comprendere la storia della legislazione Europea con un focus mirato ai più recenti concordati e al Decreto Sicurezza. È emerso un quadro incerto e confuso che appare più incentrato sulla risoluzione del fenomeno in senso propagandistico che in senso reale e oggettivo. Emerge inoltre un’Italia che zoppica nel tradurre per l’amministrazione dello stato i valori cristiani e illuministici che hanno sempre contraddistinto il nostro paese.

A supporto di uno Stato in difficoltà, nell’inquadrare eticamente il fenomeno e nel gestirlo in senso di politiche sociali, vi sono le Chiese cristiane che si sono sempre contraddistinte nell’anticipare nelle buone prassi l’accoglienza e l’assistenza degli ultimi in ogni epoca storica. Sabina Pampaloni ci ha raccontato dell’esperienza principe dei corridoi umanitari: dalla selezione nel paese di origine alla conclusione del processo di integrazione, la famiglia che ha motivo di temere per la propria vita viene seguita da un’equipe di esperti per rispondere non solo alle necessità burocratiche amministrative ma anche a quelle socio-relazionali e psicologiche. Sabina Pampaloni sottolinea che i corridoi umanitari godono di accordi specifici con le Prefetture e pertanto i tempi di attesa si riducono notevolmente, dettaglio che incide particolarmente nell’esito di successo del percorso migratorio. Ciò che riesce a fare un migrante in un anno se è stato accolto attraverso i corridoi umanitari, non riesce a farlo un migrante in 4 anni che è stato assegnato ad un CAS. Da qui è ripartita Francesca Meoni raccontando la realtà pistoiese, le sue difficoltà e cosa Caritas sta portando avanti in termini di accoglienza.

Francesca, con molti anni di esperienza, non può sottolineare le contraddizioni, le sofferenze e i gravi processi di esclusione che il Decreto sicurezza sta facendo. Vi sono molte persone che dall’essere beneficiario di protezione umanitaria diventa un fantasma senza più diritto di accoglienza e assistenza. È per questo motivo che si è costituita la Rete Terra Aperta: una rete solidale e per l’accoglienza pistoiese. Molte realtà, tra cui AC, portano avanti iniziative di approfondimento ma anche di accoglienza in termini concreti di tutti coloro che per svariati motivi non vedono garantito il loro diritto ad un percorso di inclusione.

Valentina Raimondo

I commenti sono chiusi .