Il cammino della vita e il cammino della chiesa

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Il valore del pellegrinaggio a piedi tra Santiago, Pistoia e le tappe della propria esistenza.

 

Don Gianni Gasperini, direttore dell’ufficio diocesano pellegrinaggi racconta la propria esperienza di pellegrino e la ricchezza che può scaturire dal cammino.

Don Gianni, hai percorso a piedi il cammino degli antichi pellegrini diretti a Santiago. Come mai hai scelto questo tipo di esperienza?

Il mio pellegrinaggio a Santiago è nato semplicemente per rispondere ad una proposta. Stare via un mese, percorrere 800km a piedi fa un po’ paura. Alla fine però mi sono deciso. Sinceramente lo vedevo quasi una roba da fissati, mi sembrava più legato al desiderio di testare delle capacità fisiche che altro. Eppure una volta iniziato il cammino si scopre un mondo che non ti aspetti.

Il semplice impegno di camminare, di fare in un giorno a piedi quanto potresti fare in mezzora di macchina ti cambia tutto il senso del tempo. Puoi accorgerti delle cose perché vai lentamente, rifletti su tutto ciò che ti capita, ma anche sul cammino passato e presente. Ti accorgi poi delle persone che camminano con te e di che cosa significa avere dei limiti. Che siamo diversi da persona a persona te ne accorgi bene camminando.

Durante il cammino ho imparato uno sguardo che mi ha aiuta anche nel ministero: non si può pretendere di andare sempre tutti insieme; andiamo ognuno con il proprio passo. Per mantenere il senso dell’andare insieme però, ci si adatta alle esigenze dell’altro: questo è uno degli aspetti più belli che ho scoperto, il senso pastorale del camminare insieme nella stessa direzione.

Insomma, camminare è un po’ come fare un piccolo “sinodo”?

Eh sì, la parola greca significa proprio questo (cammino insieme). Dunque sinodo non è tanto il fatto di essere a braccetto sulla strada, ma accorgersi a che punto del cammino è l’altro, se troppo avanti o troppo indietro.

E poi c’è lo zaino che ricorda il peso che ti porti dietro ogni giorno. Uno zaino troppo peso fa male, chiede subito di liberarsi del superfluo. Inspiegabilmente poi, qualche giorno è pesantissimo, altre volte più leggero: è un chiaro richiamo al peso della tua umanità, che a volte ti pesa di meno.. a volte decisamente di più. E ancora: tante volte lungo il cammino non trovi ombra, e magari vedi un unico albero attorno a te, per fermartici e riprenderti subito. Allora ti chiedi: ma io di cosa ho bisogno? Di una foresta per sentirmi sempre al sicuro, oppure mi basta anche la compagnia di un solo albero?

Qual è secondo te il vero valore del pellegrinaggio: riscoprire le radici di un’antica devozione o rinascere nell’anima più confortati e saldi nella fede?

Il valore di un pellegrinaggio a piedi è quello di scoprire il vero cammino della vita, ma anche il cammino dentro la compagnia della Chiesa. Che sia San Giacomo, o San Pietro, o un pellegrinaggio mariano c’è sempre un richiamo forte a Cristo, alla mèta, compimento del destino personale e della storia. Il pellegrinaggio dice poi il modo in cui avanzare nel cammino, guardando la realtà dell’altro, la realtà attorno a te. Si potrebbe fare pastorale a pellegrinaggi e darebbe un importante contributo al nostro modo di intendere la chiesa. Personalmente l’ho sempre proposto ai corsi prematrimoniali, perché dentro il matrimonio questo senso di andare insieme è sempre più marcato rispetto ad una compagnia di amici; dentro il matrimonio l’attenzione che si sviluppa con chi viaggi diventa davvero importante e forse ci si rende conto di cosa può significare una convivenza.

Lo specifico del cammino di Santiago qual è?

Arrivati alla Cattedrale c’è il portico della Gloria, un luogo che dà senso a tutto il tuo cammino.

Chi lo compie oggi come secoli fa, alla fine fa l’esperienza di scoprire che è Cristo che l’attende.

Durante il cammino ci sono tanti richiami in questo senso. La direzione che prendi e il senso del cammino ti è continuamente ripresentato da Cristo; così a Santiago ti accorgi di non essere arrivato alla fine del viaggio. Hai compiuto una tappa -importante certo- ma aperta a tutto quanto arriva dopo. Anche io ho avuto la sensazione che non si fosse chiusa soltanto un’avventura, ma che si sarebbe aperta una strada per la mia vita.

E Pistoia come può inserirsi in questa dinamica di pellegrinaggio?

Pistoia può segnare senz’altro un punto di partenza per scoprire la ricchezza del pellegrinaggio, sia a livello personale che come chiesa diocesana. Il valore della reliquia di San Giacomo, peraltro molto sottolineato dal vescovo Tardelli, che continua a rimarcare la storia e l’identità del nostro santo patrono, è davvero un buon punto di partenza per riscoprire la nostra storia locale, cosa ci ha legato a Santiago e quanto ancora oggi tiene unite le due città. Riscoprire le nostre radici ha un valore.

In vista dell’anno iacobeo come responsabile dell’ufficio pellegrinaggi quali saranno i tuoi progetti in merito?

Senz’altro come ufficio saremo impegnati nella valorizzazione del cammino come pellegrinaggio. Sulla scia di altre diocesi, che già si stanno preparando per l’anno iacobeo, nel 2021 sarà proposto un pellegrinaggio diocesano a Santiago. C’è anche l’idea di proporne uno a piedi per i giovani. Per il resto è prevedibile una vasta ripresa di cammini locali: il cammino di San  Bartolomeo, la Romea Strata, che senz’altro vedranno un certo movimento, senza contare il pellegrinaggio delle diocesi toscane a Pistoia il 21 giugno.

E per quest’anno cosa ha in programma l’ufficio pellegrinaggi?

Quest’anno, probabilmente nella seconda settimana di Settembre 2020, si svolgerà un pellegrinaggio diocesano a Lourdes con il vescovo Tardelli. Un pellegrinaggio aperto a tutti, malati, famiglie, sacerdoti. Con l’inizio del nuovo anno arriveranno indicazioni più puntuali.

Daniela Raspollini

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