Ceneri: un richiamo alla fragilità che invita alla conversione

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La Quaresima è il tempo per accogliere l’offerta d’amore di Dio

«La cenere sul capo significa accogliere la nostra debolezza e la misericordia di Dio». Una fragilità che tutti, in questi giorni di allerta sanitaria associano immediatamente al rischio coronavirus. Un’epidemia che interpella la fede e suscita tante domande: flagello di Dio? Segno dell’ira divina? Certamente no, chiarisce il vescovo nell’omelia per il mercoledì delle Ceneri: «però quello che accade è un appello alla conversione, ci fa capire quanto siamo fragili»; insomma, un dramma globale che ricorda «quanto siamo ancora impotenti di fronte al male. Non possiamo presumere, noi uomini, di poter far tutto».

La Quaresima al tempo del coronavirus suggerisce anche un altro pensiero: «quanto cioè, – prosegue monsignor Tardelli- sia importante nel mondo stringersi insieme, accogliersi, perché la soluzione del problema è globale. Quanto sia importante unirsi per affrontare insieme i mali della vita, stringersi aldilà dei confini e delle divisioni». Forse sentirsi popolo è più facile nei momenti di crisi. Non a caso il libro dell’Esodo consegna l’esperienza di un’etnia che diventa popolo nella fuga e nella prova come paradigma tradizionale della nostra Quaresima.

Eppure i quaranta giorni che preparano alla Pasqua non sono principalmente tempo di afflizione e musi lunghi, ma di riscoperta dell’amore di Dio. In questo tempo – ricorda il vescovo – «c’è un appello forte, ma un appello pieno di amore, con cui il Signore chiama a conversione offrendoci il suo amore. Ci prende per mano, invita a rinnovare i nostri pensieri e comportamenti». «Ogni cammino di conversione – prosegue – non può che nascere dal lasciarsi coinvolgere da questo amore».

red.

Il cammino verso Pasqua insieme al vescovo prosegue con i seguenti appuntamenti

 

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