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IL PAPA A FIRENZE LO RACCONTA PISTOIA

In occasione del Convegno Nazionale della Chiesa Italiana a Firenze, martedì 10 novembre Papa Francesco ha presieduto la Santa Messa allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. 50.000 persone si sono strette in un grande abbraccio intorno al Papa: tra loro anche molti fedeli della nostra Diocesi. Abbiamo raccolto la loro testimonianza intrisa di gioia e di emozione.

Parrocchia di San Biagio (Pistoia)
Nicola Ponsillo
È stato un evento grandioso, un evento unico. C’è stata una grande partecipazione di gente e la celebrazione è stata molto sentita. È stato un momento bellissimo partecipare alla Messa: mi sono piaciuti molto anche i canti gregoriani che hanno reso solenne la liturgia.

Bisogna essere vicini a questo Papa perché porti una rivoluzione morale non solo nella Chiesa, ma nella società civile. L’Enciclica Laudato sì, infatti, non è rivolta solo ai cristiani, ma anche a tutti gli uomini. Il Papa, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha continuamente esortato i fedeli a non dimenticarsi di pregare per Lui: “Pregate per me!”. Questo è un appello che mi è rimasto nel cuore; non smetteremo mai di pregare per lui.

Parrocchia di San Paolo (Pistoia)
Pierluigi

È stata una celebrazione di comunione e di accoglienza, un’esperienza del popolo di Dio. Abbiamo preso coscienza di essere una Chiesa in cammino che vuole essere aderente al Vangelo. C’è stato un grande coinvolgimento intorno al Papa e al suo magistero. Papa Francesco ci ha ricordato che celebrare la Messa in un campo sportivo vuol significare che la Chiesa, come Gesù, vive “in mezzo alla gente e per la gente”.

Ricorreva in quel giorno la festa di San Leone Magno papa, pertanto Francesco ha voluto mettere in evidenza come nel cuore di questo pontefice fosse importante la domanda sull’identità di Gesù. Anche per noi è importante capire chi è Gesù ed a questo interrogativo vogliamo rispondere con una risposta personale: “Tu sei per noi il Cristo, il Figlio del Dio Vivente”. La nostra gioia è anche andare contro corrente perché siamo chiamati a riconoscerlo attorno alla sua Parola e attraverso i sacramenti. Tutto ciò crea una umanità rinnovata, dove nessuno è lasciato ai margini o scartato.

Parrocchia di Santo Stefano a Lamporecchio
Elena Nilfedi

Alla fine di ottobre ho ricevuto inaspettatamente una telefonata dal mio parroco Don Andrea Mati che mi comunicava che erano disponibili due biglietti per la messa che sarebbe stata celebrata da sua Santità Papa Francesco. Ovviamente risposi che avrei partecipato anche se con l’amarezza di poter portare con me solo una delle due mie figlie. L’emozione era già alta perché certo non mi aspettavo di poter ricevere i biglietti. Lunedì 9 novembre una nuova telefonata del parroco: aveva trovato un biglietto anche per l’altra mia figlia: l’entusiasmo era incontenibile.

Martedì mattina ci siamo recati insieme ad altri parrocchiani e parroci alla stazione, e già lì si respirava l’emozione dell’attesa di un evento speciale che è aumentato in un crescendo esponenziale fino a quando non siamo sopraggiunti allo stadio Franchi di Firenze. Che gioia entrare in un posto così ricco di sorrisi e di speranza! Questa era la sensazione che trasudava dai volti delle persone di ogni età che affollavano lo stadio: uomini, donne, bambini e soprattutto malati.

Già nella parte preparatoria alla celebrazione, in attesa dell’arrivo del Santo Padre, durante la recita del rosario ordine e silenzio accompagnavano la preghiera. L’atmosfera carica di serenità faceva sì che sembrava di essere fuori dalla realtà, in una dimensione diversa. Quello che mi domandavo era come fosse possibile che tutte quelle persone riuscissero a stare insieme così gioiosamente quando nel quotidiano spesso ci dà fastidio anche un solo individuo vicino a noi.

Quando è arrivato il pontefice un coro unanime di gioia si è elevato ed una forte emozione ha pervaso l’animo di ognuno di noi. Tutti ci siamo sentiti pellegrini assetati di senso, riuniti ad invocare il volto del Signore, luce della nostra identità (dall’inno del Convegno).

La celebrazione del Santo Padre è iniziata con il canto della maestosa corale che guidava tutti i partecipanti, perché tutti avevano il desiderio di cantare, di liberare la propria preghiera nel canto. Io come mamma di due bambine di sei e otto anni, certo abituate a frequentare la chiesa, sono rimasta esterrefatta della loro attenzione e della loro partecipazione attiva a tutta la Santa Messa. Lo stesso Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di questo essere Chiesa.

Nell’omelia ci ha fatto notare che il solo fatto di celebrare la Santa Messa in uno stadio ci doveva ricordare che “la Chiesa, così come Gesù, vive in mezzo alla gente e per la gente”. Per questo, così come Gesù è aperto verso ognuno di noi per riuscire a comunicare con noi, anche Papa Francesco in questo incontro si è immerso tra le persone per ascoltarle, abbracciando simbolicamente tutti uno ad uno. Con il suo sguardo rivolto in modo particolare agli ammalati e ai bambini. E nonostante la stanchezza per la lunghissima giornata non si è dimenticato di nessuno, ringraziando soprattutto coloro che, caduti nel baratro, stanno ritrovando la forza per riemergere: i carcerati che avevano realizzato l’altare per la celebrazione, dove come ha sottolineato il Papa, Gesù è venuto in mezzo a noi.

Durante questa giornata il Papa ha gettato a Prato ed a Firenze tantissimi semi e noi pellegrini, che abbiamo avuto il grandissimo onore di poter partecipare ai vari eventi, abbiamo il compito di portare questi semi nelle nostre realtà perché quella stessa atmosfera di comunione che abbiamo vissuto allo stadio riviva nel quotidiano. Nel mio piccolo mi sento carica di una grande responsabilità e felice di aver raccolto il massaggio del Signore attraverso il Santo Padre nella speranza di essere degna di distribuirlo intorno a me.

Parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa (Oste)
Eleonora

In occasione della visita di Papa Francesco a Prato, io e altri quattro giovani catechisti della Parrocchia di Oste siamo andati in Piazza del Duomo fin dalla mezzanotte della sera precedente. L’attesa è stata trepidante, condivisa anche con tutte le altre persone che erano lì con noi. Abbiamo seguito l’arrivo a Prato di Papa Francesco dal maxi schermo posto in piazza e l’emozione è diventata incontenibile quando la papa-mobile con il Papa ha fatto ingresso in Piazza.

Siamo stati colpiti dalle sue parole che hanno fatto un chiaro riferimento sia alla Sacra Cintola pratese, sia alla situazione di integrazione e lavorativa della città di Prato; un segno di vicinanza del Santo Padre alla comunità pratese. Dopo averlo visto tante volte in televisione, ci ha riempito il cuore di gioia vederlo nella città in cui molti di noi sono nati e cresciuti.

Dopo che Papa Francesco ha lasciato la città, tre di noi sono andate ad aspettarlo allo stadio di Firenze per la Santa Messa, e anche lì ci ha molto emozionato l’attesa condivisa con altre 50 mila persone, con le quali abbiamo cantato, pregato e gioito per l’arrivo del Papa.

Poter partecipare all’Eucarestia celebrata da Papa Francesco è stato il momento centrale della giornata, ed è stato importante per noi far sentire al Papa, con il nostro calore e il nostro affetto, che lui non è solo, che gli siamo vicino e che preghiamo per lui. Sicuramente questa è una giornata che rimarrà scolpita nei nostri cuori.

Parrocchie di Cutigliano e Pian degli Ontani
don Sergio Agostini

Una giornata splendida quella vissuta insieme allo stadio Franchi di Firenze in occasione della visita di Papa Francesco, martedi 10 Novembre. Alle 15.30 il Papa ha concelebrato con tantissimi vescovi, sacerdoti e diaconi, davanti circa 50mila fedeli la Santa Messa per il Convegno Nazionale che si è svolto a Firenze sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

In un clima di autentica gioia, condivisa da tutti, ha partecipato anche con un gruppo proveniente dalle mie parrocchie di Cutigliano e Pian degli Ontani. Ci siamo messi in viaggio martedi mattina presto, prima con la macchina e poi con il treno da Pistoia per raggiungere lo stadio di Firenze. Biglietti alla mano, verso fine mattinata eravamo dentro per l’evento. Io, ovviamente, fra i presbiteri davanti al palco, dove tutto era pronto per la celebrazione della Messa.

Che bello vedere come uno stadio destinato allo sport si fosse trasformato in una specie di grande chiesa all’aperto! Ammirando con quanta cura si andava riempiendo di gente nei vari settori, faceva impressione girarsi intorno a guardare le postazioni della televisione, i maxischermo, la Schola Cantorum, le varie associazioni di volontariato, i gruppi particolari provenienti dalle parrocchie della Toscana e da tutta Italia. Si respirava un forte senso di amicizia e più ancora di fraternità che davvero tutti ci coinvolge nel ministero petrino di Papa Francesco, ardentemente atteso.

Prima della Messa abbiamo partecipato alla recita del santo Rosario e poi tante immagini di episodi con il Papa che incontra personalità e gente comune, con quel suo tipico sorriso accattivante, hanno fatto sì che il tempo d’ attesa passasse senza pesare. Era forte poi, il desiderio di vederlo arrivare con la papa-mobile.

Ed eccolo in un boato d’evviva che ha percorso tutto lo stadio. Il Papa porta la pace, la gioia nel cuore, perchè con lui ci si sente tutti una famiglia in Gesù Cristo. Una famiglia fondata sul suo amore donato e sull’amore vissuto fra le persone. Tutto per raggiungere insieme, a dirla con il tema del convegno, un nuovo umanesimo predicato e vissuto da tutti.

La Chiesa, ha detto il Papa nella sua omelia alla messa, non deve più essere intimistica, abbarbicata alle proprie sicurezze, attenta solo a conservare la sua gloria, il proprio interesse legato al potere o all’avere, ma essere piuttosto “una Chiesa in uscita” per le strade del mondo a cercare i poveri, gli ultimi, gli emarginati, sporcandosi le mani, se necessario, senza paura.

Anche i disabili della Fondazione Maria Assunta in Cielo di Pistoia hanno potuto partecipare alla Messa con il Papa. Le loro testimonianze sono raccolte nel video qui sotto:

a cura di Daniela Raspollini

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