III° venerdì di Quaresima 2017 – Sant’Andrea (17 marzo 2017)

III° venerdì di Quaresima 2017 anno A
Pieve di Sant’Andrea

Eccolo lì il nostro Signore Gesù Cristo. L’abbiamo sentito nelle letture: venduto dai suoi fratelli come Giuseppe; ucciso come l’erede della parabola evangelica! Scartato, però causa della nostra salvezza. “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”. Si. La pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo. Eccolo dunque qui il nostro Dio e Signore. Eccola qui la “misura alta” dell’amore che supera la giustizia degli scribi e dei farisei di cui parlavo l’altro venerdì. Davanti ai nostri occhi è ben spiegata, evidente. A questo vertice siamo chiamati, ognuno di noi. E’ la meta della conversione pasquale. Questo vuol dire avere il cuore di Dio.

Le Scritture di oggi ci parlano della storia di Giuseppe. I fratelli lo vendono. E’ insopportabile ai loro occhi. E’ inaccettabile l’amore che l’anziano padre nutre per lui. E’ inaccettabile che questo Giuseppe sia un sognatore. “Arriva quello dei sogni”, dicono sprezzanti i suoi fratelli. Forse son sogni di un mondo diverso, fatto di giustizie e di amore. Ma i suoi fratelli invece hanno i piedi per terra e non hanno pietà. Come non ne hanno i contadini della parabola evangelica ai quali il padrone della vigna l’aveva data in affitto, dopo averla curata amorevolmente. Non hanno rispetto dei servi che ripetutamente il padrone della vigna invia. Non hanno rispetto nemmeno del suo figlio.
Che Gesù parli di se stesso in questa parabola è evidente. Come del resto Giuseppe è chiaramente immagine di Cristo. Cristo venduto e ucciso ma che vince col suo amore. Giuseppe continuerà infatti a voler bene ai suoi fratelli e verrà loro incontro perdonando la loro colpa quando si presenteranno a lui per cercare grano a motivo della carestia. Così il Figlio di Dio, pur scartato dagli uomini, continuerà a voler loro bene fino a diventare la pietra sulla quale fondare la loro vita, sulla quale rifondare l’edificio dell’immagine di Dio che è l’uomo. Edificio sgretolato a causa del peccato.

Ma perché i fratelli vogliono uccidere Giuseppe e poi lo vendono? Perché i contadini della parabola fanno lo stesso con l’erede e perché Gesù Cristo è disprezzato, umiliato e ucciso? Ma non solo dagli “altri”; anche da noi, laici, religiosi, preti, vescovi e Papi. Perché? C’è una qualche risposta a questo interrogativo?

Le letture ci dicono qualcosa. Nella prima, i motivi sembrano essere l’invidia per l’amore speciale del padre verso Giuseppe e, come dicevo, il forte disagio per il carattere “sognatore” di Giuseppe. Nella parabola evangelica sembra che anche qui i motivi siano due: il voler trattenere per sé ciò che i contadini avrebbero dovuto dare al padrone della vigna e il desiderio addirittura di impossessarsi dell’eredità del figlio.

In ambedue i casi, la violenza nei confronti dell’innocente sembra dunque nascere dalla sensazione di non avere quello che si vorrebbe oppure dal desiderio di avere quello che si ritiene importante per sé. L’accenno all’insopportabilità del sognatore sta direi a indicare la rabbia nei confronti di chi è causa di una privazione – i fratelli si sentono in qualche modo depauperati da Giuseppe – e neanche se ne accorge. Sogna appunto, come se irridesse chi sta soffrendo rodendosi l’animo. E qui sta il punto. Possiamo infatti senz’altro dire che sia i fratelli di Giuseppe che i contadini della parabola, come del resto i capi dei sacerdoti e dei farisei del vangelo sono persone che soffrono. E’ innegabile. Patiscono, rosi dalla invidia, dalla paura, dalla brama di avere. E’ però una sofferenza maligna, che Dio non può togliere. Non può essere lenita con la consolazione della sua misericordia. Non può essere eliminata dal Signore. E’ una sofferenza inevitabile, assolutamente inevitabile, perché ne è Lui la causa. Nel senso cioè che Egli, con la sua sola presenza, brucia come alcool su una ferita, svelando la vera causa di quella maligna sofferenza: essa sta dentro di loro, nel loro modo di pensare e di sentire, nelle loro patologie, nel loro cuore indurito. Ma anche nel nostro cuore indurito.

Possiamo allora concludere che si, il Signore Gesù è il salvatore dell’uomo; è l’amico degli uomini. Colui che da pienezza di vita all’uomo. In lui è il perdono e la misericordia del Padre. Ma tutto questo non lenisce il disagio, la sofferenza di chi lo vende e lo uccide. Anzi, l’acuisce. La rabbia sale ancora di più, come cresce il desiderio di eliminarlo.

Il Signore Gesù non può farci niente. E’ impotente di fronte a questo tormento, a questo soffrire. O meglio, fa una sola cosa ma che è davvero straordinaria: continua a voler bene. Così accade nella storia, allora come oggi. Il Signore Gesù ama profondamente gli uomini, ma a qualcuno e a noi stessi tante volte sembrerà sempre che Egli sia nemico dell’uomo, che egli ci rubi qualcosa, si frapponga alla nostra libertà, ai nostri desideri. Cristo vuol bene a ognuno, ma a qualcuno e a noi pure, apparirà sempre come un sognatore che non risolve la concreta sofferenza degli esseri umani.

Il Signore è venuto a donarci la vita piena, ma a qualcuno, come a noi certe volte, sembrerà che questa, lui se la voglia tenere per sé e che non riusciamo a entrarne in possesso se non rubandola o conquistandocela con le nostre stesse mani. Il Signore Gesù sarà sempre segno di contraddizione. E sempre ci sarà qualcuno, anche noi in tanti casi, che questo segno di contraddizione vorrà eliminarlo, toglierlo di mezzo, dimenticarsene. Ma nonostante tutto, Egli non smetterà di amarci, di dire quello che dice, di proporre quello che propone, di richiedere quello che richiede, di sognare un mondo senza peccato. E continuerà anche se sa di generare spesso nel cuore dell’uomo rabbia, risentimento, il tormento dell’invidia, della gelosia, della paura, la violenza che nasce dal desiderio smisurato di avere ed essere dio. Egli sempre continuerà a voler bene a ogni uomo, sempre. Continuerà sempre su questa strada e insegnerà ai suoi discepoli a fare altrettanto. senza spaventarsi se essi stessi susciteranno risentimento, rabbia, invidia e in molti la voglia e la decisione di toglierli di mezzo.

Carissimi fratelli e sorelle, in questo III venerdì di quaresima, siamo dunque invitati a guardare a Colui che è stato venduto e ucciso per noi e all’amore con cui egli risponde a chi lo rifiuta. Siamo invitati a contemplare la pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata la pietra d’angolo. Siamo chiamati a domandarci poi se, magari non a parole ma coi fatti, non abbiamo anche noi contribuito e non contribuiamo a venderlo e ucciderlo ogni giorno.

Dal Signore Gesù apprendiamo poi quale sia l’atteggiamento che dobbiamo maturare qualsiasi siano le contrarietà che incontriamo in mezzo agli uomini: quello dell’amore che non tien conto del rifiuto; quello del perdono che sempre rinnova la sua fiducia nei confronti dell’altro. Apprendiamo infine il necessario coraggio per essere nel mondo non timorosi e vergognosi araldi del vangelo, bensì fermi e saldi testimoni della verità di Dio e dell’uomo, con la consapevolezza chiara di dover andare spesso contro corrente, in compagnia di Gesù.

+ Fausto Tardelli, vescovo

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