Mercoledì delle Ceneri. Le celebrazioni col Vescovo e in città

Il tempo liturgico della Quaresima è un’occasione di grazia, tempo di revisione della vita, di riconciliazione e conversione.
Il suggestivo rito dell’imposizione delle ceneri, semplice e solenne nella sua austerità, ricorda come nel cammino della vita cristiana sia necessario fermarsi ogni tanto e fare verità, per andare incontro, con rinnovato entusiasmo, attraverso un cammino scandito dai riti, dalle preghiere, dal digiuno e dalle opere di carità al Cristo che si rivela, ieri, oggi e sempre come l’Amore che redime, risolleva e salva.

In Cattedrale il vescovo Fausto presiederà alle 9.30 la Messa con la benedizione e l’imposizione delle ceneri, concelebrata dai Canonici del Capitolo della Basilica Cattedrale.

In città, nel centro storico, le altre celebrazioni seguono i seguenti orari:

8.00: Misericordia
8.30: Santo Stefano (Clarisse)
9.00: Sant’Ignazio di Loyola
10.30: Basilica della Madonna dell’umiltà
17.30: San Paolo Apostolo
18.00: Cattedrale di San Zeno
21.00: San Bartolomeo in pantano

 

Segnaliamo anche gli orari delle confessioni, invitando ad accogliere il dono della Misericordia di Dio nel tempo della Quaresima.

Cattedrale di San Zeno: Lunedì – Sabato (escluso il Giovedì) dalle 10.00 alle12.00
Chiesa di San Paolo: Mercoledì 9.30-12.30 (Non il mercoledì delle Ceneri, giorno in cui le confessioni saranno celebrate dalle 16.30 alle 17.30 e dalle 18.30 alle 19.30)
Basilica della Madonna dell’Umiltà: Lunedì – Sabato 11.00 – 12.00
Chiesa di S. Bartolomeo: Mercoledì e Venerdì 15.30 – 18.00.




La Cresima, dono prezioso

Si rinnova a S. Giovanni Fuorcivitas l’incontro che monsignor Tardelli svolge annualmente con i cresimati

Domenica 25 gennaio 2026 alle ore 15.30, come avviene ormai da tempo ogni anno l’ultima domenica di Gennaio, i ragazzi che hanno ricevuto la cresima nell’anno appena concluso, si riuniscono con il Vescovo per vivere un momento di festa con lui e tra loro. Il luogo è la Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia.

L’iniziativa nasce da un’intuizione del vescovo Fausto Tardelli che ha voluto, circa una decina di anni fa, che i ragazzi vivessero un tempo di mistagogia della cresima; la possibilità di un periodo che li traghettasse dalla fase puramente catechistica a quella del gruppo giovani, cercando di acquisire consapevolezza dell’esperienza fatta, del dono dello Spirito appena ricevuto. Tale dono evidentemente, riesce a spingere oltre ogni porta chiusa dal timore, dalla fatica di crescere tipico dell’adolescenza e rende capaci di entusiasmo e del senso profondo che la vita acquisisce se donata e condivisa.

Sono questi i motivi di riflessione che ci preparano all’evento. L’appuntamento del 25 gennaio è stato infatti preparato con un ciclo di incontri vissuti a livello di gruppo giovani nelle parrocchie, grazie ai quali poter rielaborare l’esperienza del sacramento della cresima da poco celebrato. L’ufficio Catechistico ha distribuito un sussidio che desse spunto per tale cammino a partire dall’ascolto del vangelo: al centro di esso la scoperta consolidata della presenza del Risorto nella propria vita, che agisce in noi e tra noi, che accompagna il cammino e che si prende cura di noi. Il dono dello Spirito accolto nella Cresima è apertura alla presenza del Signore persona viva, che lega in modo nuovo ed unico agli amici. La Parola di Dio ascoltata insieme, abbiamo visto, se animata in una lettura esistenziale del messaggio e trasformata poi in scambio, gioco, amicizia, preghiera e servizio non annoia mai.

La scelta poi della data, l’ultima domenica del mese di gennaio, nasce dal fatto che vorremmo proprio segnare il passaggio alla nuova realtà giovanile a cui i ragazzi sono invitati a partecipare con l’anno nuovo, appena iniziato. Una data in prossimità alla festa di don Bosco, santo dei giovani e concomitante anche con altri appuntamenti importanti come la domenica della Parola di Dio. La cura di un tempo di passaggio non troppo lungo –da settembre a fine gennaio –e nello stesso tempo sufficiente per ripartire, è un impegno importante che viene proposto ai catechisti che lasciano il posto agli animatori.
Vorremmo così esprimere continuità con gli anni già vissuti nella catechesi e anche con la novità propria del gruppo giovani. Questo è l’intento che ci proponiamo e custodiamo con tenacia pur sapendo di doverci confrontare con un forte ridimensionamento delle presenze, con il calo fisiologico della fase successiva alla cresima. Resta fermo che noi seminiamo e poi «è Dio che fa crescere».

Chiunque volesse partecipare può farlo chiaramente, magari invitando i suoi amici e mettendosi in contatto con “vecchi” catechisti e i “nuovi” animatori. A Domenica 25 Gennaio, nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas.




Un lettore e quattro nuovi accoliti, tra cui due donne

Domenica 11 gennaio, nella Festa del Battesimo del Signore il vescovo Tardelli ha istituito nuovi lettori e accoliti.  Nel rito, celebrato nella Messa delle ore 18 in Cattedrale a Pistoia, sono stati istituiti quattro nuovi accoliti: Mauro Moretti, Antonio Vergara, Simonetta Costa e Anna Maria Abbatantuoni. Tutti hanno compiuto un cammino di formazione teologica e liturgica frequentando il triennio della Scuola di formazione teologica diocesana. Mauro Moretti, capo scout del gruppo Agesci PT1, oggi pensionato, è attivo nel territorio della parrocchia del Centro storico di Pistoia; Antonio Vergara, medico in pensione, già ministro straordinario della comunione è attivo nel servizio liturgico e nella visita agli anziani o infermi nella parrocchia di San Pietro in Casalguidi.

Tra gli accoliti sono state istituite anche due donne: una bella novità che arricchisce la Chiesa pistoiese dei carismi della sensibilità femminile. Sono state infatti istituite accolito Simonetta Costa, docente di inglese presso l’istituto Pacini di Pistoia, già ministro straordinario per la comunione attiva in montagna, nella frazione di Calamecca e oggi presso la Cappellania ospedaliera e la Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria al Belvedere in Pistoia e Annamaria Abbatantuoni, catechista e animatrice liturgica presso la Parrocchia di Ponte di Serravalle Pistoiese.

Ha poi ricevuto il ministero di lettore il seminarista diocesano Gabriele Di Bella, al momento al quarto anno di Seminario che riceve questo ministero come tappa formativa del suo cammino verso il sacerdozio.

«I ministeri – ha spiegato il Vescovo nella sua omelia – sono segno di un corpo di Cristo che cresce in diverse funzioni e servizi perché le diverse membra possano essere nel mondo continuatori della Sua opera». Le ministerialità laicali, come ha infatti aiutato a comprendere meglio il Concilio Vaticano II, derivano tutte dal Battesimo e dalla varietà di doni e carismi che arricchisce la Chiesa.

Cinque anni fa, con la lettere Apostolica “Spiritus Domini”, papa Francesco ha aperto l’accesso ai ministero del lettorato e dell’accolitato anche alle donne «in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale», nel riconoscimento «del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa».

Ma cosa significa in pratica essere Lettore o Accolito? Il Ministero del Lettorato è rivolto, principalmente, al servizio della proclamazione. Infatti il compito del Lettore è quello di proclamare la parola di Dio nell’assemblea liturgica, di curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della Parola di Dio e di educare nella fede.

Il Ministero dell’Accolitato ha come punto di riferimento l’altare e quindi l’aiuto nell’amministrazione del Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo e di conseguenza della carità. L’Accolito può distribuire o esporre l’Eucarestia, curare il servizio all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio nelle azioni liturgiche.




“Speranza in Azione” dal 22 gennaio gli incontri

Al via il percorso delle diocesi di Pistoia e Prato, con il supporto dell’Istituto Sophia di Loppiano e BCC Alta Toscana, con 6 incontri per avvicinare la cittadinanza all’impegno per il bene comune

 

Dopo la forte esortazione scaturita dalla Settimana Sociale di Trieste del 2024 le Diocesi di Pistoia e Prato, con il fattivo sostegno della Banca di Credito Cooperativo Alta Toscana, presentano “Speranza in Azione”, percorso di approfondimento per rinnovare e dare slancio ad un dibattito politico assente per il nostro territorio, per sollecitare giovani e meno giovani, amministratori e cittadini, impegnati o meno nel governo delle realtà locali, ad un approfondimento su cosa sia – oggi – il bene comune.
Con questo intento giovedì 22 gennaio 2026 prenderà il via – in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, coordinatrice la prof.ssa Daniela Ropelato – il percorso che si articolerà su 6 incontri a cadenza mensile per “abitare da protagonisti il tempo nuovo” e confrontarsi su temi quali democrazia e partecipazione, pace, ecologia integrale, comunicazione e mediazione, digitale e reale, con una introduzione di esperti e approfondimento in modalità laboratoriale.

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«Le nuove generazioni – evidenzia il Vescovo di Pistoia e Pescia, mons. Fausto Tardelli – si trovano di fronte a un contesto non tra i più entusiasmanti, che le allontana spesso dall’impegno sociale e politico. Questa azione è una goccia nel mare, ma il mare stesso è formato da gocce. L’iniziativa riprende una pratica formativa che fino a poco meno di 40 anni fa era attiva in moltissime diocesi, ovviamente riadattandola al presente. Ritessendo quel filo interrotto, cerchiamo di agire con maggiore consapevolezza per il raggiungimento del bene comune. Una ripresa dell’impegno politico che deve interessare in primo luogo i cattolici, affinché ci siano persone che continuino a riflettere e a impegnarsi: un messaggio che arriva forte anche da papa Leone XIV.»

«Quello che proponiamo – sottolinea il Vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini – vuol essere uno stimolo affinché i laici possano scegliere con responsabilità di mettersi in gioco a livello sociale e politico: c’è bisogno di dare corpo e anima a questo impegno. I cattolici in politica sono stati protagonisti di stagioni importanti, crediamo sia fondamentale che continuino a dare il loro contributo per la ricerca del bene comune nella società. Siamo felici di poter offrire questa proposta e di farlo a livello interdiocesano. Per la Chiesa di Prato si tratta di una nuova ed ennesima iniziativa che si inserisce nel solco di un lavoro di coinvolgimento dei laici sulle tematiche emerse alle Settimane sociali di Trieste e Taranto».

«Si tratta di sottrarre il concetto di fraternità alla mera sfera privata – spiega la prof.ssa Daniela Ropelato, docente di Scienza politica – per elevarlo a categoria politica e principio giuridico. Per questo abbiamo collaborato volentieri alla costruzione del percorso inter-diocesano ‘Speranza in azione’, dando attenzione alla dimensione dialogica del programma e al radicamento nel contesto territoriale, per sostenere l’azione trasformativa delle comunità. In un tempo segnato da  polarizzazioni e disuguaglianze strutturali, da una profonda crisi della rappresentanza e crescente sfiducia nelle istituzioni, è responsabilità anche delle Istituzioni accademiche cooperare alla formazione all’impegno civile, per consolidare un nuovo legame sociale. Il contributo dell’Istituto Universitario Sophia all’iniziativa intende interrogare in profondità gli attuali modelli di sviluppo, governance e partecipazione democratica».
«Banca Alta Toscana – evidenzia il Presidente della BCC Alta Toscana, Alberto Vasco Banci – è nata nella Sacrestia della Parrocchia di S. Michele Arcangelo di Vignole nel 1904. Il primo Presidente è stato Don Dario Flori detto “Sbarra” e nel primo Consiglio di Amministrazione era sindaco revisore Don Orazio Ceccarelli, che fu promotore della fondazione di molte Casse Rurali in quegli anni. Tutte banche nate alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, come la nostra. Rispetto a 120 anni fa i tempi sono cambiati: le banche Cooperative cattoliche negli ultimi anni hanno affrontato un grande processo di concentrazione e devono ottemperare ai requisiti richiesti dalla BCE tramite la capogruppo ICCREA. Ciò nonostante, il CDA non dimentica certo le proprie radici e pensa al futuro: è stato immediatamente favorevole a collaborare con le diocesi di Pistoia e Prato in questo progetto denominato “Speranza in Azione”, con la concessione dell’Auditorium della Banca e finanziando questa iniziativa tesa a formare i giovani sui principi fondanti delle nostre banche cooperative. Sia il nostro Auditorium che il nostro Forum da 700 posti sono sempre stati a disposizione per le necessità di scuole, associazioni e amministrazioni locali. A maggior ragione questa volta siamo ben contenti di poter collaborare con le Diocesi di Pistoia e Prato, che riporteranno l’attenzione sui valori comuni al nostro movimento».


Il percorso di Speranza in Azione si articolerà nei primi sei mesi del 2026 spostandosi alternativamente nella sede di Quarrata della BCC Alta Toscana (in via IV Novembre, 108) e nei locali della parrocchia pratese di Vergaio (via di Vergaio 14, Prato), con inizio sempre alle ore 20.45 (e termine alle 22.45).

La prima lezione sarà giovedì 22 gennaio (BCC Alta Toscana – Quarrata) con titolo “Speranza in azione”, che vedrà come relatori Daniela Ropelato e Marco Brusati.

Giovedì 19 febbraio (Parrocchia di Vergaio) la seconda lezione con titolo “Democrazia e partecipazione” con Sebastiano Nerozzi e Marco Luppi.

“Pace, cardine della civiltà” è invece l’argomento della terza lezione (Quarrata) con Don Bruno Bignami e Patrizia Giunti prevista per giovedì 12 marzo.

Ritorno a Vergaio con la quarta lezione, in calendario giovedì 16 aprile, dedicata all’”Ecologia integrale” con gli interventi di Sergio Barbaro e Paolo Cancelli.

A Quarrata giovedì 14 maggio sarà invece il turno di “Comunicazione e mediazione” con Michele Zanzucchi e Roberto Catalano. Conclusione in programma giovedì 11 giugno, a Vergaio, con “Digitale e reale” che vedrà come relatori Marco Sanchioni e Valentina Gaudiano.




Abbiamo bisogno gli uni degli altri

Intervista a Monsignor Tardelli per il suo 75esimo compleanno: “In questi momenti si affollano pensieri, sensazioni ed emozioni. Dalla mia ordinazione nel 1974  la certezza della necessità di una Chiesa oasi di speranza”

di Luca Parlanti

Pochi giorni fa, il 5 gennaio, il nostro vescovo Fausto ha compiuto 75 anni, un compleanno particolarmente significativo perché, con il raggiungimento di questa età, si avvicina al tempo della rinuncia al ministero episcopale, come previsto dalla Chiesa.

Rivolgiamo a mons. Fausto i nostri più sentiti auguri, colmi di stima e di riconoscenza, per l’attenzione, la premura e la cura pastorale che ha donato in questi anni alle nostre comunità. Non un’età qualunque: lo si comprende bene anche dalle riflessioni profonde e sincere che emergono dall’intervista “a cuore aperto” che segue:

Eccellenza, i 75 anni rappresentano un traguardo importante per la sua vita e per il suo ministero. Come racconta questo passaggio, umano e spirituale, alla luce del cammino compiuto?

E’ sicuramente una data importante che segna un cambiamento significativo nella mia vita. Non nei suoi fondamenti e nemmeno nella sostanza del ministero che mi è stato affidato come Vescovo. Però sicuramente nelle modalità concrete dei giorni. E’ un passaggio che comunque ritengo giusto. Si deve saper passare il testimone a chi è più giovane, ha più energie e forse anche prospettive nuove. Vale per i vescovi ma credo dovrebbe valere anche per i presbiteri e per chiunque abbia un compito di responsabilità nella chiesa. Non siamo noi al centro e nessuno di noi si può credere indispensabile. Mettersi un po’ da parte fa bene.

Ripercorriamo alcune tappe del suo servizio: docente di teologia morale, cancelliere e poi Pro-vicario generale; l’episcopato iniziato il 6 marzo 2004 con la nomina a vescovo di San Miniato e l’Ordinazione il 2 maggio, quindi l’8 ottobre 2014 la nomina a vescovo di Pistoia e infine, il 14 ottobre 2023, papa Francesco l’ha chiamata anche a guidare la diocesi di Pescia, unendo le due Chiese in persona episcopi. C’è stato un filo conduttore che ha unito ministeri e responsabilità così diversi tra loro?

Nel “santino” che si è soliti lasciare a ricordo dell’Ordinazione sacerdotale, nel lontano giugno 1974, scrivevo una frase presa in prestito dal libro del profeta Geremia: “Va dove ti manderò e annuncia quanto ti ordinerò”. Sono le parole del Signore al profeta. Ecco, credo che quelle parole rappresentino il filo conduttore della mia vita e dei molteplici servizi che ho svolto.

Dopo aver presentato, come previsto dal Codice di diritto canonico (can. 401 §1), la lettera di rinuncia all’ufficio di vescovo diocesano alla Nunziatura apostolica in Italia, come vive questo tempo di attesa? Al di là degli aspetti canonici, quali pensieri e quali interrogativi abitano questo momento della sua vita?

Ci vorrebbero molte parole per esprimere i miei sentimenti in questo momento, perché è un affollarsi di pensieri, di sensazioni e di emozioni. Prevalgono quelli che mi mettono davanti i tantissimi doni ricevuti dal Signore, i limiti nell’adempimento del compito a cui sono stato chiamato e la disponibilità ad accogliere quello che mi sarà dato nei giorni a venire.

È stato ordinato sacerdote nel 1974, in un tempo in cui la Chiesa aveva un ruolo centrale nella società. Come vede oggi il rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo, dopo oltre cinquant’anni di ministero?

Quando sono stato ordinato, provenivo da anni davvero particolari, speciali. Era l’immediato post Concilio. Furono per la chiesa tempi di riforma dalle incrostazioni del passato, di aggiornamento teologico e pastorale, della scoperta di un approccio nuovo e propositivo col mondo. Anche perché in quel momento, soprattutto nelle nuove generazioni, si respirava un forte anelito fino alla ribellione per un mondo nuovo, più giusto, più bello e fraterno che sembrava ormai alle porte. Le cose però non sono andate esattamente come si sperava. C’era forse molta ingenuità nelle speranze di quei giorni e forse anche, nei credenti, la presunzione che la chiesa fosse nata col Concilio. Il mondo poi è enormemente cambiato; sono aumentate esponenzialmente le contraddizioni e i problemi; le nostre società non si sa bene cosa siano diventate e la chiesa stessa ha subito scossoni, divisioni e crisi. Credo che comunque si sia fatta strada una certezza: la chiesa, sempre più consapevole di essere un piccolo gregge, per tanti versi marginale, radicata più fortemente in Cristo, può e deve essere in semplicità, umiltà, carità e verità, un’oasi di speranza e di pace, una luce che brilla nella notte. Come dice molto bene Papa Leone al termine della Esortazione apostolica “Dilexit te”: “una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno”.

Le diocesi di Pistoia e di Pescia vivono ora l’attesa di un nuovo pastore. Si aprono diversi scenari: la prosecuzione dell’unione in persona episcopi oppure il ritorno a due diocesi pienamente autonome. Che messaggio desidera rivolgere a queste due Chiese sorelle in questo tempo di attesa?
Sono due chiese che ho amato e che amo. Pistoia da più tempo, Pescia da meno ma con non minore intensità. Al di là della soluzione che il Santo Padre riterrà più giusta per il futuro – personalmente – sia detto per inciso – penso che Pescia abbia le carte in regola per avere un vescovo proprio – ma aldilà di questo, ritengo che la conoscenza reciproca, la collaborazione, la comunione tra chiese sorelle sia un dono e una bella occasione per un rinnovamento della vita cristiana. Questo è anche il messaggio che vorrei lasciare alla due diocesi: non ci si arrocchi in un’autonomia che non è cattolica. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, come chiese. Ci possiamo sostenere ed aiutare per una testimonianza e una evangelizzazione che, per essere autentica, ci deve trovare uniti.




Quattro nuovi diaconi per la Chiesa pistoiese

Domenica 23 novembre, alle ore 18 in Cattedrale la celebrazione con il rito di ordinazione presieduta da monsignor Tardelli. La nota del Vescovo alla Diocesi

 

Veramente con grande gioia annuncio alla diocesi di Pistoia che domenica 23 novembre, Solennità di Cristo Re, ultima domenica dell’anno liturgico, nella Cattedrale di San Zeno, alle ore 18 ordinerò 4 diaconi permanenti.

Sono Giuseppe Topia, Franco Pacini, Marco Lo Bracco e Gianmarco Marianelli. Questo evento di grazia è particolarmente significativo perché sono ormai 20 anni che nella nostra diocesi non vengono ordinati diaconi permanenti. La lunga sospensione è stata motivata dalla necessità di una verifica che ha riguardato tutte le diocesi toscane.

Ora, finalmente, riprendiamo, per la misericordia di Dio, le ordinazioni di uomini sposati, celibi o vedovi che il Signore ha chiamato al servizio del Vangelo e del popolo di Dio nell’Ordine sacro del Diaconato.

Come sappiamo, il Sacramento dell’Ordine si distingue in tre gradi: il diaconato, appunto, il presbiterato e l’episcopato. Papa Francesco si è rivolto in passato ai diaconi permanenti con queste parole che chiarificano quale sia il posto del diacono nella chiesa: “Voi avete un carisma chiaro nella Chiesa: il servizio. Questa è la parola chiave per capire il vostro carisma. (…) il diacono è il custode del servizio nella Chiesa … e il suo contributo consiste nel ricordare a tutti noi che la fede nelle sue diverse espressioni – la liturgia comunitaria, la preghiera personale, le diverse forme di carità – e nei suoi vari stati di vita – laicale, clericale, familiare – possiede un’essenziale dimensione di servizio.” Dire “diacono” dunque vuol dire “servitore”.

Carissimi tutti, con questa mia notificazione invito a pregare per questi prossimi diaconi permanenti, per le loro famiglie e per le comunità a cui saranno inviati. Invito inoltre a ringraziare il Signore per questo dono da conoscere e apprezzare sempre di più, rendendosi disponibili perché il Signore continua a chiamare anche altri a questo servizio.

Chiedo inoltre ai presbiteri e ai diaconi, come ad ogni altro fedele, nella misura del possibile, di partecipare al rito di Ordinazione.

Benediciamo il Signore!

+ Fausto Tardelli, vescovo

 

Pistoia, 11 novembre 2025




Quattro nuovi diaconi per la Chiesa pistoiese

Domenica 23 novembre, alle ore 18 in Cattedrale la celebrazione con il rito di ordinazione presieduta di monsignor Tardelli. La nota del Vescovo alla Diocesi

 

Veramente con grande gioia annuncio alla diocesi di Pistoia che domenica 23 novembre, Solennità di Cristo Re, ultima domenica dell’anno liturgico, nella Cattedrale di San Zeno, alle ore 18 ordinerò 4 diaconi permanenti.

Sono Giuseppe Topia, Franco Pacini, Marco Lo Bracco e Gianmarco Marianelli. Questo evento di grazia è particolarmente significativo perché sono ormai 20 anni che nella nostra diocesi non vengono ordinati diaconi permanenti. La lunga sospensione è stata motivata dalla necessità di una verifica che ha riguardato tutte le diocesi toscane.

Ora, finalmente, riprendiamo, per la misericordia di Dio, le ordinazioni di uomini sposati, celibi o vedovi che il Signore ha chiamato al servizio del Vangelo e del popolo di Dio nell’Ordine sacro del Diaconato.

Come sappiamo, il Sacramento dell’Ordine si distingue in tre gradi: il diaconato, appunto, il presbiterato e l’episcopato. Papa Francesco si è rivolto in passato ai diaconi permanenti con queste parole che chiarificano quale sia il posto del diacono nella chiesa: “Voi avete un carisma chiaro nella Chiesa: il servizio. Questa è la parola chiave per capire il vostro carisma. (…) il diacono è il custode del servizio nella Chiesa … e il suo contributo consiste nel ricordare a tutti noi che la fede nelle sue diverse espressioni – la liturgia comunitaria, la preghiera personale, le diverse forme di carità – e nei suoi vari stati di vita – laicale, clericale, familiare – possiede un’essenziale dimensione di servizio.” Dire “diacono” dunque vuol dire “servitore”.

Carissimi tutti, con questa mia notificazione invito a pregare per questi prossimi diaconi permanenti, per le loro famiglie e per le comunità a cui saranno inviati. Invito inoltre a ringraziare il Signore per questo dono da conoscere e apprezzare sempre di più, rendendosi disponibili perché il Signore continua a chiamare anche altri a questo servizio.

Chiedo inoltre ai presbiteri e ai diaconi, come ad ogni altro fedele, nella misura del possibile, di partecipare al rito di Ordinazione.

Benediciamo il Signore!

+ Fausto Tardelli, vescovo

 

Pistoia, 11 novembre 2025




Tutti i santi e Commemorazione defunti: le celebrazioni con il Vescovo

PISTOIA 30/10/2025 – Con l’approssimarsi delle giornate che uniscono la Solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa invita tutti a vivere con intensità questo tempo di preghiera e di speranza. Due ricorrenze strettamente legate, che aprono lo sguardo alla vocazione universale alla santità e alla certezza dell’amore di Dio, capace di abbracciare la vita oltre la morte.

Anche quest’anno il vescovo Fausto Tardelli presiederà diverse celebrazioni nelle diocesi di Pistoia e in quella di Pescia, accompagnando le comunità nel ricordo riconoscente dei santi e dei defunti.

Sabato 1 novembre – Solennità di Tutti i Santi

Ore 10:30 – Pescia, Cattedrale: Celebrazione eucaristica per la Solennità di Tutti i Santi

Ore 15:30 – Pistoia, Cimitero della Misericordia: Celebrazione eucaristica

Domenica 2 novembre – Commemorazione dei fedeli defunti

Ore 11:00 – Pistoia, Cimitero comunale: Cerimonia al Sacrario dei Caduti

Ore 11:15 – Pistoia, Cimitero comunale: Cerimonia al monumento militare brasiliano

Ore 15:30 – Pescia, Cimitero comunale: Celebrazione eucaristica

Ore 18:00 – Pistoia, Cattedrale: Celebrazione eucaristica

Lunedì 3 novembre

Ore 09:00 – Pescia, Cattedrale: Celebrazione eucaristica in suffragio dei vescovi e canonici defunti

Martedì 4 novembre

Ore 10 – Pistoia, Cerimonia al monumento ai caduti in piazza S. Francesco

Ore 18 – Pistoia, S. Messa in suffragio di Mons. Mansueto Bianchi in Cattedrale




Lettera del Vescovo alle Chiese di Pistoia e Pescia

Al popolo di Dio che è in Pistoia e in Pescia

 

Dopo l’annuncio dato nella mattina del 20 ottobre in vescovado a Pistoia, vorrei brevemente ritornare sopra quanto da me comunicato, con questa mia nota personale.

Il can. 401 §1 del Codice di Diritto Canonico recita: “Il Vescovo diocesano che abbia compiuto i settantacinque anni di età è invitato a presentare la rinuncia all’ufficio al Sommo Pontefice, il quale provvederà, dopo aver valutato tutte le circostanze”. Quanto è richiesto a tutti i vescovi al compimento del 75° anno di età, io l’ho soltanto anticipato di pochi mesi, visto che l’età indicata la raggiungerò, a Dio piacendo, a breve: precisamente l’ormai davvero prossimo 5 gennaio 2026.

Il Santo Padre Leone XIV si è degnato di accogliere la mia richiesta e lo ringrazio veramente di cuore. Attraverso la Nunziatura mi ha comunicato però che rimarrò in carica fino all’annuncio del mio successore.

Dunque, non lascerò le diocesi in questo momento. Assolutamente no. Né vengono meno le mie responsabilità di vescovo diocesano. Considerando anzi la prassi consueta nello scegliere i vescovi, suppongo di rimanere ancora in diocesi per qualche altro mese. Vedremo. Per questo, anche i saluti sono rinviati a più avanti. Quello che ora è importante comprendere è che inizia il tempo di un’attesa piena di preghiera perché il Signore, attraverso il ministero del Papa, mandi un nuovo pastore per chiese di Pistoia e Pescia.

Certo, alla mia età, il carico di due diocesi comunque portato con molta gioia e quello di certe situazioni critiche che però ho affrontato con spirito positivo e fiducioso, hanno prodotto naturalmente un po’ di stanchezza. Tuttavia, il motivo principale che mi ha spinto ad anticipare di qualche mese la rinuncia che tutti i vescovi sono chiamati a fare, è di carattere pastorale. Compiendo io gli anni all’inizio dell’anno ed essendo il 2026 un anno carico di prospettive e di appuntamenti per il cammino sinodale che coinvolge non solo le chiese di Pistoia e Pescia ma anche tutte le chiese che sono in Italia e nel mondo, mi è parso bene che tutto questo fosse quanto prima guidato da un nuovo pastore che potesse al più presto prendere in mano le redini del prossimo cammino.

Ad oggi, siamo comunque chiamati a camminare insieme ancora per un po’ di tempo. Lo faccio con gioia e gratitudine. La mia presenza e il mio servizio nelle diocesi che mi sono state affidate continueranno con il massimo del mio amore e della mia disponibilità. L’affetto che mi lega a voi, ai presbiteri, ai diaconi e a tutti voi, membra vive del santo Popolo di Dio, in questo momento si intensifica e con un abbraccio grande vi porto nella mia preghiera al Signore, mentre chiedo la vostra.

Pistoia, 21 ottobre 2025.

+ Fausto Tardelli




La lettera pastorale del Vescovo Tardelli

“Rendere grazie, chiedere il dono della conversione, evangelizzare sulla scia del Sinodo diocesano”. Le indicazioni di monsignor Tardelli alla Chiesa di Pistoia per i suoi ultimi mesi di servizio episcopale in Diocesi

Il nuovo anno pastorale 2025/2026 si apre con la Lettera Pastorale del vescovo Fausto, l’ultima come vescovo titolare, che ha il sapore del congedo e, allo stesso tempo, della speranza. Il Vescovo di Pistoia, che compirà 75 anni il 5 gennaio prossimo, affida alla Chiesa pistoiese un percorso fatto di semplicità, concretezza e fiducia nello Spirito Santo: «Molto probabilmente non sarò io a portarlo a termine (l’anno pastorale, ndr) perché, come sapete tutti, il prossimo 5 gennaio compirò 75 anni, l’età in cui noi vescovi siamo invitati a rassegnare le dimissioni…Quando sarà il momento, la diocesi dovrà adeguatamente prepararsi per il cambiamento, disponendosi ad accogliere nel migliore dei modi possibile il nuovo Pastore».

Un cammino per la conversione e l’evangelizzazione

In un mondo violento e pieno d’odio il vescovo vuole ripartire dai temi essenziali emersi anche nelle discussioni del Sinodo. Necessario un cammino di conversione personale al Vangelo e coinvolgere le parrocchie, il cuore della vita delle comunità. Indicazioni essenziali che accompagneranno la diocesi in questo anno e nell’attesa del nuovo vescovo.

Il programma non prevede iniziative straordinarie, ma un lavoro serio di attuazione del Libro sinodale: «L’impegno pastorale consisterà nel riprendere in mano il Libro sinodale per vedere come applicarne i Decreti in ogni parrocchia, unità pastorale e Vicariato».

Il vescovo suggerisce 3 azioni che dovrebbero accompagnare la diocesi nei prossimi mesi: «Le tre azioni che ho indicato nel titolo – afferma Tardelli – offrono le coordinate e l’orizzonte di fondo del nostro prossimo cammino comune:

  1. rendere grazie al Signore come attitudine dell’anima di ciascuno e delle nostre comunità;
  2. chiedere il dono della conversione perché ciascuno di noi e le nostre comunità dobbiamo essere sempre in “riforma”;
  3. evangelizzare, in quanto siamo chiesa e cristiani per portare la buona notizia del Regno».

Custodire la capacità di dire “grazie” al Signore

Nonostante le guerre, le crisi e le difficoltà ecclesiali, il Vescovo invita a guardare con occhi di fede: «Troppi musi lunghi tra noi, troppe lamentele, troppe insoddisfazioni! Certamente il momento storico che stiamo vivendo è terribile. Le immagini orribili delle violenze e della guerra ci inquietano profondamente. Lo sviluppo del mondo poi, è veramente difficile colorarlo di speranza. Non possiamo far finta di niente, non lasciarci inquietare dalla situazione; non possiamo cedere all’indifferenza. E anche nelle nostre comunità parrocchiali, quanti problemi, quante difficoltà segnano il volto della diocesi con rughe pesanti. Senza considerare poi il fatto che si vanno moltiplicando gli attacchi alla Chiesa e alla nostra vita da parte di molti che contestano radicalmente anche la nostra fede mentre in tante parti del mondo i cristiani patiscono persecuzione. Eppure, nonostante tutto, dobbiamo essere quelli che sanno rendere grazie al Signore – sempre lieti nel Signore – che sanno cioè fare “eucaristia” ogni giorno. Nonostante tutto, dobbiamo essere quelli che sanno rendere grazie al Signore – sempre lieti nel Signore – che sanno cioè fare “eucaristia” ogni giorno».

 

Sulla scia del Sinodo diocesano

«Anche il Sinodo che abbiamo celebrato è stato un evento di grazia – continua Tardelli – un dono grande per la nostra chiesa. Ci ha guidato lo Spirito Santo; abbiamo percepito la sua chiara presenza. Per questo vogliamo rendere grazie al Signore particolarmente proprio per questo dono. In un mondo sempre più diviso e in lotta di uno con l’altro, guidati da Papa Francesco, la nostra chiesa, con altre chiese, è andata controcorrente, testimoniando la bellezza, seppur a volte faticosa e non sempre acquisita, del camminare insieme».

L’esigenza di conversione

Il Vescovo poi non usa mezzi termini: «Dobbiamo riconoscere, senza ipocrisie ed infingimenti, che abbiamo bisogno di convertirci al Signore e all’amore sincero verso gli altri. Con un cammino vero perché Cristo viva in noi. La conversione però non riguarda soltanto la nostra vita personale. In essa ha il primo fondamentale aggancio, per cui, se mancasse il cammino personale di riforma della vita, tutto il resto sarebbe vano o si ridurrebbe a esteriorità e formalismi, ad un galateo morale che non avrebbe alcun valore e non renderebbe alcuna testimonianza all’amore del Signore». La conversione riguarda le persone, ma anche le comunità verso comunità fraterne, capaci di superare la burocrazia e riscoprire il calore delle relazioni; verso comunità missionarie, che trasformano strutture e linguaggi in chiave evangelizzatrice, come chiedeva Papa Francesco in Evangelii gaudium. La conversione, però, non si costruisce con le sole forze umane: «Chi opera la conversione dei cuori è soltanto lo Spirito Santo che quindi dobbiamo continuare ad invocare con convinzione e fiducia».

 

L’urgenza di evangelizzare

Evangelizzare: «È la terza azione che richiamo nel titolo della lettera. In quanto siamo chiesa e cristiani non per noi ma per portare la buona notizia del Regno. La buona notizia cioè di Gesù, salvatore, da comunicare a tutti gli abitanti nel territorio parrocchiale». Evangelizzare vuol dire leggere le attese di Vangelo del territorio, anche quelle silenziose – suggerisce ancora il vescovo Tardelli -. Ed è necessario raggiungere tutti: giovani e anziani, italiani e stranieri, cristiani e non cristiani. In particolare «coloro che sono scartati dalla società, gli ultimi in senso materiale ma anche spirituale». Carità ed evangelizzazione sono inseparabili: «Carità è cercare il rispetto e la valorizzazione della dignità umana di ciascuno, ma carità a tutto tondo è anche comunicare il nome Santo di Gesù».

 

In cammino nel segno di san Jacopo

Lo sguardo poi si allunga oltre l’anno pastorale. A Natale 2026 si aprirà infatti un nuovo Anno santo iacobeo, una delle principali novità volute dal vescovo: «Dovremo cercare di predisporre un piano – anche con le autorità civili – perché l’anno santo si svolga nel migliore dei modi e sia il più fruttuoso possibile per la città e l’intera Diocesi». Poi la conclusione della Lettera con l’affidamento: «Invocando la celeste intercessione dell’apostolo Giacomo come e prima di tutto della Vergine Santa invocata in diocesi come Madonna delle Grazie di Valdibrana e dell’Umiltà, termino questa breve lettera che consegno alla Diocesi e vi benedico di cuore nel Signore».

 

La lettera pastorale è disponibile in formato cartaceo presso la Libreria San Jacopo o presso la Segreteria degli uffici Pastorali in Seminario (Via Puccini, 36 – Pistoia)