Rapporto Arpat: la preoccupazione della diocesi

«Evitare allarmismi, ma la situazione è seria. Indirizzare il dibattito su soluzioni concrete per ridurre l’impatto ambientale, anche attraverso la creazione di marchi».

PISTOIA – 21/07/2020 A seguito dell’ultimo rapporto Arpat sulla situazione delle acque in provincia di Pistoia si sono nuovamente riaccesi i riflettori sui problemi di inquinamento nel settore “green”, in particolare con la massiccia presenza dell’erbicida Glifosate nelle acque superficiali.

Preoccupano in particolare le note del rapporto: «È possibile affermare che il superamento degli Standard di Qualità ha interessato un significativo gruppo di corpi idrici, per i quali sussiste un concreto rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale. Si fa presente che diversi obiettivi non raggiunti sono stati già oggetto di proroga, con scadenza prevista per il 2021».

L’ultimo monito dell’Arpat preoccupa anche la Chiesa di Pistoia, negli ultimi anni sempre attenta alle dinamiche sociali ed economiche e sui relativi risvolti sociali e i loro impatto sul futuro.

Quella del vivaismo è una realtà fondamentale, strettamente legata a Pistoia e al territorio della piana. Questa realtà imprenditoriale, radicata da oltre un secolo, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, ancor più quella recente, continua a garantire lavoro e dignità a migliaia di famiglie, rappresentando un importante volano di sviluppo ed esprimendo alti valori di professionalità e competenze insieme ad una indiscussa capacità imprenditoriale, ha permesso l’espandersi del comparto del verde fino a raggiunge ben 56 Paesi del mondo.

L’industria del verde ha plasmato il paesaggio con un innegabile e significativo impatto sull’ambiente per l’utilizzo massiccio di risorse quali acqua e terra, come evidenziano da tempo gli annuali rapporti di ARPAT. Non meno preoccupanti sono i dati relativi all’inquinamento da sostanze chimiche del suolo e delle acque, sia superficiali che di falda, che fanno temere ricadute pesanti e prolungate nel tempo. Probabilmente un prezzo davvero alto in termini ecologici.

Il richiamo alla finitezza delle risorse naturali presente nell’Enciclica “Laudato si” torna insieme all’invito già rivolto da mons. Tardelli ai vivaisti: guardare in faccia la realtà evitando le tentazioni di sfruttare tutto quanto il Creato mette a disposizione. Un richiamo alla responsabilità di ognuno e di ciascuno a riflettere sui limiti alla presunzione manipolatrice dell’uomo e alla salvaguardia delle risorse in particolare le generazioni future.

Fuori da allarmismi, occorre riflettere ed agire prima che sia troppo tardi.

Su questo punto vogliamo condividere alcuni auspici per stimolare il dibattito e indirizzarlo verso soluzioni da perseguire sulla via della sostenibilità. In primo luogo, come già affermato dal vescovo in molte occasioni, è ormai urgente che si creino sinergie importanti fra le aziende per investire maggiormente in ricerca e sviluppo, in particolare per la creazione di strumenti, finanche veri e propri marchi di filiera, che certifichino i prodotti pistoiesi come “Water Bio”. Inoltre, per fronteggiare la drammatica crisi dei “piccoli” vivaisti, specialmente in questo contesto di crisi generale, la Chiesa di Pistoia e il suo vescovo chiedono ai tavoli di lavoro, alle categorie tutte, alle istituzioni e agli istituti di credito, di ideare strumenti ad hoc per l’aiuto alle microimprese del settore green, senza alcun dubbio le più colpite oggi e le più in difficoltà nel trovare risorse idonee da investire nella ricerca e nello sviluppo di processi e prodotti con minor impatto ambientale.




Tardelli: «Basta con le battaglie politiche a Vicofaro»

«Basta con le battaglie politiche sulla pelle della parrocchia. La polemica continua non ha permesso né di comprendere, né di affrontare la vicenda di Vicofaro»

I punti del vescovo di Pistoia che fanno chiarezza su una realtà complessa

 

PISTOIA 30/06/2020 – Ecco il testo dell’intervento di mons. Tardelli relativo alla situazione della parrocchia di Vicofaro, anche alla luce delle ultime polemiche.

«Negli ultimi giorni, da più parti, sono stato chiamato in causa sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, e quindi vorrei precisare alcune cose:

1.

Il vescovo, quale successore degli apostoli, ha un compito particolare che non è assimilabile a quello di alcun’altra autorità civile. La sua è una autorità puramente morale e non può che esercitarla nel senso evangelico della misericordia. Non è un potere ma un servizio, sul modello del Buon Pastore che va in cerca di tutte le sue pecore.

2.

In questi tre anni di polemiche continue, ho avuto modo però di parlare diverse volte e in modo molto chiaro. L’ho fatto per es. dopo la Santa Messa blindata dalle forze dell’ordine, l’ho fatto dopo i controlli avvenuti in parrocchia, nel momento delle minacce a don Massimo, e, ultimamente, per spiegare il faticoso lavoro della diocesi per superare l’emergenza del sovraffollamento. I miei interventi sono agli atti. Forse ci si aspetta dal Vescovo una soluzione che non è però nella sua disponibilità. Sia perché supera le sue competenze, sia perché non è conforme allo stile di azione di un vescovo, chiamato com’è ad essere il più possibile simile al Buon Pastore.

3.

Altre sono le autorità preposte all’ordine pubblico, alla salute pubblica, alla sicurezza sociale e a far rispettare le leggi. Queste hanno anche la forza per poter agire e hanno tutte le possibilità di muoversi. Da parte mia, più volte ho dichiarato che non mi sarei mai opposto ad alcuna azione delle pubbliche autorità volta alla tutela della sicurezza dei cittadini o al rispetto delle leggi, laddove si fosse ritenuto necessario.

4.

A molti può dispiacere, ma a me dispiace per loro, che si accolgano migranti nel nostro territorio. A parte che i flussi migratori non sta alla chiesa regolamentarli e che la gestione del problema migranti spetta in primo luogo alle istituzioni dello Stato, parlamento e amministrazioni locali incluse, la presenza di fatto sul territorio di queste persone deve pur essere in qualche modo affrontata. Può darsi inoltre che molti non gradiscano proprio che ci si prodighi per i migranti. Non posso farci niente. La mia scelta e la scelta della chiesa è chiara e ribadita più volte dal Santo Padre: l’accoglienza è un valore umano ed evangelico e riguarda in particolare tutti coloro che sono in difficoltà. Dal punto di vista cattolico, sono costretto a dire, ma con convinzione, che non può esistere pratica religiosa e frequentazione di chiesa che si accompagni a sentimenti di rifiuto dei migranti o peggio, di razzismo seppur larvato.

5.

Alla luce di quanto detto fin qui, vorrei fosse chiaro a tutti che il problema non è Vicofaro in sè. Il problema sono invece tutti quei ragazzi ospitati o che gravitano attorno a Vicofaro. Probabilmente non dovevano essere accolti in una realtà così poco adatta. Va bene. Forse dovevano essere seguiti molto meglio? Forse don Massimo, col suo modo di fare, non ha favorito una qualche soluzione del problema? Possiamo concordare. Però non nascondiamoci dietro a un filo d’erba! La questione vera è che questi ragazzi ci sono. Che ne facciamo? Li mandiamo in mezzo alla strada e li lasciamo al loro destino? Li mettiamo tutti in galera? Li rimpatriamo? (soluzione che non è certo in mano alla chiesa). Cosa facciamo di queste persone, tra le quali ci sono tanti bravi ragazzi ma anche ragazzi dalla psicologia fragile, deboli che si fanno invischiare in brutti giri, ci sono i problematici, i violenti? Ancora una volta torno a dire che le Istituzioni dovrebbero, loro, prendersi in carico queste persone, perché il volontariato – e la Chiesa si muove su tale piano – non può farcela a gestire da sola situazioni così complesse.

6.

Tutto questo mi da occasione anche per dire una cosa molto semplice e lampante che vorrei non sfuggisse ad alcuno: don Massimo può essere criticato e sicuramente deve saper riconoscere anche i propri errori. Però si è mosso per cercare il bene, non il male. Ha tentato e tenta di rispondere a bisogni reali e concreti di persone in carne ed ossa, nei confronti delle quali non possiamo rimanere indifferenti o peggio, farci prendere da sentimenti di repulsione. Ci vuole pertanto un po’ di comprensione da parte di tutti, perché l’impresa portata avanti da don Massimo non è né facile né gratificante. E’ bene ricordarlo: i poveri, gli ultimi, i senza fissa dimora non sono sempre bravi, buoni, puliti, educati….. Ed è questo il motivo per cui, pur cercando di correggerne tutte le storture, ho avallato nella sostanza quel che veniva fatto a Vicofaro, distinguendo sempre tra limiti della persona e l’opera portata avanti. Ed è anche questo il motivo per cui il Santo Padre Francesco, attraverso il suo Cardinale elemosiniere ha fatto giungere non molto tempo fa, un’offerta di 20.000 euro a sostegno dell’opera.

7.

A Vicofaro esiste anche un problema relativo alla parrocchia. Non è che non ne sia consapevole. Ma, come sempre dico, i problemi in famiglia – e la chiesa è sostanzialmente una famiglia – si devono risolvere col dialogo, con la partecipazione, con il convenire, cercando di darsi una mano reciprocamente. Non si risolvono certamente mandando via qualcuno, fosse anche il parroco. Considerando poi che trasferire o rimuovere un parroco non può mai essere un atto di semplice autorità. Siamo chiesa, non un esercito! Certamente c’è un limite a tutto e anche nella chiesa sono possibili procedimenti canonici a tutela dei diritti dei fedeli e del bene comune. Procedimenti che hanno però bisogno di una loro formalità.

8.

Ci sono problemi di ordine pubblico? Si. Penso di si. La vita nel quartiere è diventata difficile? Si. Però due cose. La prima è che non tutti gli abitanti del quartiere la pensano allo stesso modo. E anche nella città, sono molti coloro che appoggiano l’esperienza di Vicofaro così com’è portata avanti. La seconda è che, pur rammaricandomi fortemente di questi disagi e pur essendomi raccomandato più volte di rimediare, il potere di far rispettare l’ordine pubblico non è nelle mani del Vescovo.

9.

Voglio far notare poi che da sempre la diocesi cerca di dare una soluzione anche alla questione Vicofaro. Soltanto in questi ultimi tempi, con notevole impegno, si è data da fare per ricollocare in strutture più adeguate e seguite da personale competente, parecchi ospiti presenti a Vicofaro, andando a capire quale fosse realmente la complessità e la problematicità della vicenda, narrata, in un modo o in altro, più per i media e per la strumentalizzazione politica che con la volontà di comprendere davvero.

10.

In questo senso una parola la devo dire anche sul denaro. Qualcuno ha detto che tutto è motivato dai soldi. Niente di più falso. È bene che si sappia che la diocesi non ha mai intascato alcunché dalla gestione dei migranti. Attualmente, con le magre risorse che ha, sta sostenendo tutte le spese, perché i ragazzi che sono attualmente presenti a Vicofaro, per nessuno di loro lo Stato passa un centesimo: è bene che lo si sappia. La diocesi, quel poco che ha, lo sta mettendo a disposizione, nella speranza che le Istituzioni si facciano carico almeno di questo aspetto della questione.

11.

I giorni che seguiranno non saranno facili, e voglio fare ancora un appello, alla diocesi e alla città tutta, pur consapevole del rischio di restare inascoltato, come spesso purtroppo è accaduto. A Vicofaro non si combatte una battaglia tra schieramenti politici; tra chi è a favore e chi è contro. Tra destra e sinistra. Non può essere l’occasione per condurre lotte partitiche. Anche le scadenze elettorali regionali devono restare fuori, e la presenza a Vicofaro di esponenti politici in lotta per le elezioni regionali, siano a favore o contrari a quanto lì viene fatto, è assolutamente deleteria e da evitarsi in ogni modo. La politica cessi di strumentalizzare questa vicenda una volta per tutte! Solo nell’ascolto reciproco, nell’attenzione all’altro, nel farsi carico senza ideologie dei problemi delle persone, nel venirsi incontro, si può trovare qualche soluzione. Non con le urla, non con le contrapposizioni, non nelle polemiche o nelle provocazioni ma nella ricerca fatta di dialogo. A Pistoia questo è possibile? La domanda non è retorica. Eppure io credo che dobbiamo tutti sforzarci perché sia possibile».

+ Fausto Tardelli




Incontro alla gente nelle parrocchie

Nei prossimi fine settimana monsignor Tardelli celebrerà in alcune comunità della diocesi

PISTOIA – Una nuova ripartenza, anche nei rapporti e nella valutazione delle ferite, degli insegnamenti e, perchè no, dei piccoli miracoli che rimangono dopo tre mesi di confinamento e chiusura a causa del Covid-19.

«È il momento di tornare a incontrare la gente nei diversi territori della diocesi – afferma il vescovo Tardelli – dopo la pausa forzata dettata dalla pandemia voglio visitare le comunità celebrando la messa nelle parrocchie più popolose dei vicariati».

«Visto che non c’è stata la possibilità di svolgere incontri pastorali, né di celebrare le cresime, come di ricevere visite — spiega il vescovo —, mi è sembrato che fosse bello andare a incontrare le diverse realtà parrocchiali, per ricucire un contatto con le comunità più popolose della diocesi dopo questo periodo di lontananza».

Monsignor Tardelli celebrerà le messe domenicali in alcune parrocchie attraversando in lungo e in largo il territorio diocesano. Le prime visite sono partite la scorsa settimana con la celebrazione a Poggio a Caiano, nella solennità del Corpus Domini, seguite dalla messa a Casalguidi di sabato 20, andranno avanti fino primi di agosto. Tutte le celebrazioni, almeno fino a nuova disposizione, saranno svolte secondo le modalità previste finora nell’applicazione delle misure di sicurezza anti-covid, con un numero contingentato di fedeli. Ecco il calendario delle messe: domenica 21 alle 10.30 nella chiesa di San Pietro ad Agliana, sabato 27 giugno alle 18.30 nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Bottegone; domenica 28 alle 11 al Sacro Cuore di Montemurlo, sabato 4 luglio alle 18.30 presso la parrocchia di S. Maria Assunta a Quarrata, domenica 5 luglio alle 11 nella chiesa della Santa Croce di Vinci. Sabato 11 luglio alle 18 presiederà la messa nella pieve di San Michele Arcangelo a Carmignano, sabato 18 alle 18 a Pistoia presso la Chiesa della Vergine, mentre domenica 19 luglio alle 10 nella chiesa di Santo Stefano a Lamporecchio. Ultimo appuntamento, dopo i festeggiamenti iacobei, domenica 2 agosto alle 10.30 a Limestre con una celebrazione all’aperto per la Festa della Madonna della neve.

Michael Cantarella

 




Nota su ultimo servizio “Le Iene”

Servizio delle Iene, il comportamento di don Paolo non può essere minimamente giustificato

PISTOIA 10/06/2020 – Pur non avendo ragione di mettere in dubbio la rettitudine di don Palazzi fin qui dimostrata, come possono attestare tutti coloro che lo conoscono, da quanto si vede nel filmato delle Iene, e per come lo si vede, risultano gesti, parole e ritualità che, o non sono opportuni o non consentiti nelle semplici benedizioni quale doveva essere quella praticata da don Paolo, oppure, molto peggio, discutibili, assolutamente fuori da quanto indicato dalla chiesa e non accettabili in alcun modo.

Tra l’altro preme precisare che don Paolo Palazzi non è mai stato autorizzato a compiere esorcismi ma solo benedizioni, secondo il Benedizionale approvato dalla Chiesa.
Quanto si è visto e per come si è visto, pur tenendo conto anche della manipolazione cui lo strumento televisivo facilmente si presta, non può essere minimamente giustificato nemmeno dalla buona fede. Anzi deve essere fermamente condannato e respinto.
Mons. Vescovo in questa occasione chiarisce che nessun presbitero della diocesi di Pistoia può compiere gesti del genere, ne è autorizzato benchè meno a compiere esorcismi o benedizioni che non siano contemplate per le parole e per i riti nel Benedizionale approvato.




Nota del vescovo Tardelli su servizio “Le Iene”

PISTOIA – In questi giorni si è parlato molto di un servizio della trasmissione “Le Iene” in cui alla fine appariva un sacerdote della nostra diocesi. Nel servizio non era indicato il nome, e il volto era oscurato; dopo necessari riscontri oggettivi però, è stato riconosciuto in don Paolo Palazzi. Nella mattina di sabato una troupe delle “Iene” ha cercato di raggiungerlo. Sabato sera lo stesso don Paolo ha rilasciato un’intervista all’emittente locale TVL dove si è riconosciuto protagonista dei fatti proposti nel servizio delle Iene e ha fornito spiegazioni, chiedendo pubblicamente scusa per la sofferenza procurata da quanto è proposto nel servizio che così come è stato presentato, da sicuramente adito ad equivoci e perplessità.

A questo punto ritengo doveroso intervenire direttamente con questa mia breve nota. Chi conosce don Paolo sa quanto siano lontane dal suo animo e dalle sue azioni attitudini disoneste. Ho molto apprezzato, inoltre, il coraggio con cui ha voluto esporsi pubblicamente in prima persona ed entrare nel merito di ciò che gli è successo. Purtroppo, abbiamo appreso della vicenda direttamente dal servizio televisivo perché, ci tengo a precisarlo, in precedenza non erano mai giunte segnalazioni in merito. È mia intenzione, comunque, svolgere un necessario approfondimento, sereno e rigoroso della vicenda. Al momento ho già avuto occasione di ascoltare don Paolo e qualora emergano ulteriori elementi riguardo a questa vicenda li prenderò ovviamente nella dovuta considerazione. Ho chiesto a don Paolo, per la serenità di tutti, in primo luogo sua e dei fedeli della parrocchia dell’Immacolata, di prendersi qualche giorno di riposo, lontano dai riflettori.

+ Fausto Tardelli, vescovo (25/05/2020)




Vicofaro: soluzioni per la sicurezza e la salute di tutti

Messaggio del vescovo Tardelli «da lunedì 6 aprile primi posti disponibili per alleviare l’emergenza a Vicofaro».

Continua la ricerca di altre strutture

 

PISTOIA – 04/04/2020  «Recentemente, in un mio intervento pubblico – tenuto conto della drammatica situazione di emergenza sanitaria venutasi a creare nel nostro paese – ho preannunciato che ci si sarebbe impegnati a diminuire il numero di presenze nel centro di Vicofaro per garantire la salute degli ospiti della struttura e della popolazione vicina.

Ad oggi, e tra grandi difficoltà, posso annunciare che sono stati reperiti e approntati primi posti per lo spostamento di un primo gruppo di persone, un trentina circa, che avverrà a partire da lunedì 6 aprile. La diocesi, allo stesso tempo, continua nella ricerca di altre strutture,  volta a rendere il numero di accolti nei locali parrocchiali del tutto sostenibile. Risulta a tutti chiaro – infatti – che la situazione all’interno dei locali della parrocchia e della chiesa stessa è inconciliabile con l’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di Covid-19 e neppure con una serena convivenza tra stessi ospiti, i parrocchiani e gli abitanti del quartiere di Vicofaro.

Ricordo a tutti che già nei mesi scorsi, negli incontri del tavolo di lavoro da me promosso, sono emerse proposte concrete volte, soprattutto, a superare lo stato di evidente difficoltà e sovraffollamento in cui si trova il centro ormai da troppo tempo. Una situazione, peraltro, costantemente denunciata dallo stesso don Massimo. L’azione della diocesi va nell’ottica, ovviamente, di garantire – per quanto possibile in questa situazione del tutto straordinaria – agli ospiti di Vicofaro un percorso d’integrazione, sicurezza e decoro, che vada di pari passo con la necessaria convivenza di vicinato. Per questo si è realizzata una rete nella quale collaborano varie associazioni e strutture specializzate nei percorsi di accoglienza e promozione di una integrazione di prim’ordine. L’intento, quindi, è quello di garantire in primo luogo la sicurezza degli ambienti scelti da tutti i punti di vista ma anche di proporre ai migranti un percorso completo d’integrazione.

In conclusione mi preme sottolineare nuovamente un fatto che dovrebbe essere di assoluta ovvietà: è necessario che ogni tipo di strumentalizzazione politica resti fuori da questa vicenda. E’ proprio fuori luogo in questo momento. Questo è l’appello che ho fatto fin da principio e che intendo ripetere, fiducioso, ancora una volta. Gli interventi in programma si rendono necessari, ancor più urgenti, proprio in nome dei fratelli migranti, in questo frangente così pericoloso per tutti e in vista di quell’accoglienza duratura, gioiosa e volta all’integrazione più volte richiamata dal Santo Padre, in un clima di serenità e reciproco arricchimento. A tutti gli attori di questa vicenda è chiesto, quindi, di usare la migliore volontà e capacità di equilibrio, per favorire un rapido ritorno a un contesto di tranquillità e fiducia».

+ Fausto Tardelli

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Coronavirus: nota sull’accoglienza a Vicofaro

Il vescovo Tardelli interviene sulla emergenza coronavirus in relazione alle strutture parrocchiali o diocesane e in particolare a quelle della parrocchia di Vicofaro.

PISTOIA – 20/03/2020

«A seguito della drammatica emergenza sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus, particolarmente aggressiva nel nostro paese, la Chiesa italiana ha ritenuto doveroso fare tutto quanto le è possibile per non mettere a rischio la salute delle persone. Nelle scorse settimane è stato necessario sospendere le celebrazioni liturgiche pubbliche ed evitare qualsiasi forma di assembramento, anche nelle nostre chiese. Un atto doveroso e responsabile, non certo privo di dolore. In ogni caso, fin dal primo momento, con le indicazioni date da me a più riprese, anche la diocesi di Pistoia si è impegnata ad una rigorosa applicazione delle regole emanate dal Governo per questo periodo, all’interno di tutte le sue strutture, in particolare laddove i rischi fossero concreti ed elevati.

Quanto detto include ovviamente anche l’esperienza di accoglienza che viene portata avanti nella parrocchia di Vicofaro. Al momento si sta operando affinché quanto prima tutto sia regolare e al riparo di qualsiasi rischio, sia per la popolazione residente nel quartiere di Vicofaro, sia per le stesse persone ospitate. Per questo motivo, a brevissimo, è prevista la drastica e immediata riduzione del numero dei presenti a Vicofaro e la loro collocazione in ambienti idonei e tutelati, dove siano rispettate in tutto le norme igienico sanitarie, di prevenzione e di movimento varate dal governo per far fronte alla grave minaccia rappresentata dall’epidemia.

L’intento, altresì, è inoltre quello di predisporre una stretta sorveglianza anche all’interno della struttura di Vicofaro, perché ci si attenga a quanto oggi richiesto a tutti per il bene comune e prima di tutto degli stessi fratelli immigrati.

Il lavoro della diocesi e delle altre istituzioni e realtà coinvolte, negli ultimi mesi, è sempre andato in questa direzione, ed oggi, l’obiettivo non è più procrastinabile. Pertanto, risulta evidente che non sarà possibile prendere in considerazioni obiezioni di alcun genere rispetto a questo preciso orientamento.

Faccio altresì rilevare che, seppure l’osservanza delle leggi sull’ordine pubblico e delle norme igienico – sanitarie recentemente emanate sia responsabilità personale di ogni cittadino, solo le autorità pubbliche preposte hanno gli strumenti idonei per farle rispettare. Da questo punto di vista, se opportunamente e preventivamente avvisato, non troveranno certamente in me alcun ostacolo alla loro azione e intervento, neppure all’interno delle stesse strutture».

(comunicato)




Raccolta firme Forza Nuova

PISTOIA – 19/12/2019 – Siamo costretti, di fronte all’ennesima provocazione della sedicente organizzazione “Forza Nuova”, a stigmatizzare in maniera netta l’azione che – da ciò che si apprende dalla stampa – nei prossimi giorni sarà messa in atto nel centro di Pistoia nei confronti di un sacerdote della nostra diocesi.
La pretesa della suddetta organizzazione, come di qualunque altra, di indicare e giudicare l’operato di un sacerdote è assolutamente inaccettabile, ancora più grave quando questa azione è direttamente rivolta contro un singolo sacerdote in persona e nei confronti  della sua azione pastorale.
Il vescovo Tardelli ricorda a tutti che: «sull’operato di un prete, sul suo insegnamento e la sua azione pastorale, giudice è soltanto il vescovo, che non si esime certo dal valutare con attenzione le varie situazioni. Nessun altro può prendere il suo posto. Chi ha da fare critiche, le faccia sempre con umiltà, disinteresse e carità cristiana direttamente al prete o al vescovo».
L’occasione ci permette nuovamente di chiedere a tutti i soggetti che da anni speculano sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, di cessare immediatamente ogni tipo di intromissione, strumentalizzazione, o peggio, minaccia nei confronti di don Massimo Biancalani.
La chiesa di Pistoia respinge e respingerà con fermezza ogni tipo di intimidazione o minaccia nei confronti dei propri sacerdoti, in particolare per le azioni che provengono da movimenti che niente hanno a che fare con la vita della chiesa – o che peggio – ne mettano a rischio la serenità.
Ufficio stampa



Nuovo incontro del tavolo di lavoro su Vicofaro

PISTOIA  – Prosegue l’attività del tavolo – convocato da mons. Tardelli – per la gestione e il superamento delle criticità presenti nella parrocchia di Vicofaro.

Nel corso del terzo incontro, a cui erano presenti rappresentanti della parrocchia di Vicofaro, Caritas diocesana, Regione Toscana e Terra Aperta, sono state presentate a don Massimo Biancalani alcune soluzioni e osservazioni per la necessaria redistribuzione dei migranti presenti a Vicofaro, in particolare di quelli che sono ospitati ormai da oltre un anno nel matroneo della chiesa.

I partecipanti al tavolo hanno inoltre convenuto di inserire un operatore specializzato presso la parrocchia di Vicofaro per situazioni di particolare vulnerabilità e fragilità.

La Caritas, con Terra Aperta, ha individuato alcune strutture che, in breve tempo, potrebbero garantire il superamento dell’emergenza. Da un primo e non esaustivo screening delle storie dei giovani presenti a Vicofaro, emerge il fatto che molti di loro non hanno una presenza continuativa in parrocchia, altri, durante la giornata, gravitano fuori città. Complessivamente non è ancora possibile stabilire il numero esatto delle presenze, visto che variano con una certa frequenza.

Il lavoro, che impegna la diocesi e soprattutto la Caritas di Pistoia, prosegue soprattutto sull’obiettivo di superare la forma emergenziale di accoglienza attualmente presente nei locali della chiesa di Vicofaro.

04/12/2019




Nota stampa

Quanto pubblicamente dichiarato da un presbitero di questa diocesi sui social in questi giorni ci chiama a dire con molta chiarezza che in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire.

Alla manifestazione pubblica di una posizione non corretta in campo ecclesiale purtroppo non si può che rispondere con un’altra pubblica e netta presa di posizione di biasimo nei confronti di un comportamento provocatorio assolutamente inopportuno e oltretutto controproducente, che arriva dopo ripetuti richiami a una maggiore attenzione all’uso dei social.

La forza del Vangelo e della preghiera domenicale parlano a tutti e tutti interpellano: non hanno bisogno di appendici fuori luogo o di strumentalizzazioni e forzature, di qualunque segno politico.

Le manifestazioni o le prese di posizione personali richiedono altri contesti e altri luoghi.

21/11/2019