Pistoia saluta Papa Francesco

Dal monastero delle Benedettine di Santa Maria degli Angeli un caloroso saluto al Santo Padre!

L’occasione è l’apertura di una nuova sede formativa della Fondazione “Scholas Occurrentes” a Pistoia.
Scholas Occurrentes” è una fondazione promossa da Papa Francesco nata a Buenos Aires nel 2001, oggi diffusa in tutto il mondo. Una realtà educativa aperta all’incontro, che coinvolge giovani di culture e religioni diverse, rivolta a formare attraverso l’ascolto, la creatività, la cultura, lo sport.

In collegamento a Roma Papa Francesco e il vescovo di Pistoia Fausto Tardelli.

Riprendiamo dal sito Vatican News (l’articolo è di Cecilia Seppia) alcuni passaggi relativi alle parole di Papa Francesco ispirate dal collegamento con Pistoia.

«Scholas è un germoglio» – ha detto Francesco riprendendo le parole della madre badessa che ha testimoniato la gioia di veder nascere, proprio nel giardino del monastero di Pistoia, il seme della pace, della fraternità e del dialogo, la grazia di poter essere luogo di incontro dove i giovani possano crescere insieme. I giovani ha spiegato il Santo Padre spesso non hanno dei leader giusti capaci di guidarli, perché li cercano al di fuori delle loro comunità. Quello che invece fa Scholas è proprio risvegliare le comunità giovanili e incoraggiarle a seguire quelle leadership che nascono al loro interno.

(…)
Altro spunto che Francesco ha offerto ai ragazzi è quello di coltivare il dialogo con gli anziani come hanno saputo fare le suore del Monastero di Pistoia non più giovanissime: “E questa è la sfida di oggi che i giovani devono affrontare: il dialogo con gli anziani, perché se i giovani vanno da soli, perdono le loro radici, perdono il senso della storia, perdono l’appartenenza. E i vecchi, se non possono dare tutto questo ai giovani, si sentono isolati e muoiono di tristezza”. Solo così, come si legge nel Libro del Profeta Gioele, gli anziani faranno sogni e i giovani profeteranno, gli uni con l’aiuto degli altri.




A Pistoia la sede di “Scholas Occurrentes”: la ‘scuola’ di Papa Francesco

Presentazione a San Callisto a Roma delle nuovi sedi della “Schola Occurrentes”, l’organizzazione internazionale per la formazione e l’incontro dei giovani supportata dal Santo Padre. Per l’Italia, oltre Roma, Pistoia è stata scelta come sede per la formazione degli educatori della scuola.

Mons. Tardelli, che oggi sarà assieme al Papa per la presentazione ufficiale del progetto, afferma: «una vera benedizione del cielo per la nostra diocesi e per la città di Pistoia». Possibile una visita del Santo Padre.

PISTOIA – Stupisce ancora Papa Francesco. Stupisce, emoziona e regala alla chiesa di Pistoia un dono inaspettato: la sede di “Schola Occurentes”, la fondazione internazionale di diritto pontificio, voluta fortemente da Papa Francesco, che ha come obiettivo la formazione dei giovani attraverso il dialogo, l’incontro, la conoscenza di sé, i linguaggi universali come la musica e l’arte.  La scuola, che lavora su scala internazionale, avrà sede nel monastero delle Benedettine nel centro di Pistoia e ospiterà i percorsi di formazione degli educatori, provenienti da tutto il mondo.

Oggi, giovedì 21 marzo alle 15, il vescovo Tardelli parteciperà alla presentazione – in diretta web in tutto il mondo – delle nuove sedi della Schola Occurrentes,  a fianco di Papa Francesco nella sede principale della fondazione in piazza San Callisto a Roma.

«Credo si tratti di una vera benedizione del cielo per la nostra diocesi e per la città di  Pistoia  – afferma con gioia il vescovo Tardelli – inaspettata, come tutte le sorprese del Signore».

L’idea di “Scholas Occurrentes” risale a un’esperienza lanciata a Buenos Aires nel 2001, sotto l’egida dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Il suo progetto di Escuelas hermanas (scuole sorelle) e di Escuelas de vicinos (scuole di quartiere) consisteva in una rete di centri educativi, composta da realtà pubbliche e private, laiche o confessionali, e aveva come scopo di educare all’impegno e al bene comune. Il successo di questa idea ha portato alla creazione di Scholas occurrentesun’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, che lavora con le scuole e le comunità educative, con l’intento di coinvolgere tutti gli attori sociali per dar vita a una cultura dell’incontro e conseguire la pace attraverso l’educazione. Come si legge nel sito dell’organizzazione (www.scholasoccurrentes.org), l’obiettivo ideale che si cerca di realizzare è la trasformazione del mondo in un’aula senza pareti, in cui siano integrati tutti i bambini.

Creata nel 2015 con un decreto pontificio da papa Francesco, la realtà delle Scholas occurrentes desidera favorire la condivisione dei progetti promossi dalle scuole in vista di un arricchimento reciproco e sostenere le scuole con meno risorse, promuove l’educazione per tutti. Attualmente le Scholas sono operative in Argentina, Messico, Paraguay, Spagna, Italia, Città del Vaticano, ma l’organizzazione, grazie alle collaborazioni avviate con altre realtà, opera in 190 Paesi e in circa 445mila scuole e reti educative associate.

La cultura dell’incontro, descritta nei paragrafi dedicati alle questioni sociali nell’Evangelii gaudium del 2013, corrisponde per il papa alla figura del poliedro, che ha molti lati e molti volti, ma tutti formano un’unità piena di sfumature. È l’immagine dell’«unità nella diversità» (EG, n. 117) propugnata da papa Francesco, una «diversità riconciliata» (EG, n. 230), che deve cercare punti di contatto reali per raggiungere qualcosa di più di un «consenso a tavolino» (EG, n. 218).

Michael Cantarella




La Quaresima missionaria della Diocesi di Pistoia

Alcuni spunti di riflessione per il cammino quaresimale a cura dell’Ufficio Missionario Diocesano

 

PISTOIA – Durante la Quaresima la comunità dei credenti è chiamata a compiere un cammino di purificazione e di conversione sia individuale che comunitaria. Nel messaggio per la quaresima 2019 Papa Francesco, scrive: ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24)». In tale prospettiva papa Francesco ci offre qualche spunto di riflessione per accompagnare il nostro cammino di conversione quaresimale.

  1. La redenzione del creato

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione.

  1. La forza distruttiva del peccato

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

  1. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Papa Francesco ci invita a non lasciar «trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice».

Nel contesto indicato da Papa Francesco, la nostra Diocesi dedica questo percorso quaresimale al  ricordo e al fattivo sostegno di alcuni progetti missionari e di sostegno economico di comunità cristiane in crisi.

Ricordiamo anche che durante la Quaresima viene celebrata, come ogni anno, la giornata di preghiera e digiuno in ricordo del sacrificio di san Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador e dei missionari e operatori pastorali martiri: sacerdoti, religiosi, religiose e laici, uccisi durante l’anno 2018. Quest’anno la Veglia di Preghiera si svolgerà sabato 23 marzo 2019, alle ore 21, nella Chiesa Cattedrale di Pistoia, presiederà la veglia il nostro vescovo, monsignor Fausto Tardelli.

(Centro Missionario Diocesano)




Cinque soste con il Vescovo nelle Chiese del Centro Città

Stazioni quaresimali per un cammino penitenziale verso la Pasqua

In Diocesi di Pistoia, in occasione della Quaresima viene proposta, ogni venerdì, la partecipazione alle “Stazioni Quaresimali“: stare davanti al Signore nell’atteggiamento di lode, pronti per testimoniare e annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Viene ripresa e contestualizzata – come ormai da alcuni anni, per volontà del Vescovo Fausto – l’antichissima tradizione romana delle stationes quaresimali, nelle quali i fedeli insieme ai pellegrini presenti nella città eterna, si radunano e fanno sosta – “statio” appunto – presso una delle tante “memorie” dei Martiri, che costituiscono le fondamenta della Chiesa di Roma. Si fa così memoria di quanti con il loro sangue hanno reso testimonianza a Cristo, ed il loro ricordo diventa stimolo per ciascun cristiano a rinnovare la propria adesione al Vangelo.

Abbiamo documentazione antichissima delle statio a Roma. Già con alcuni Padri della Chiesa, nel Pastore di Erma e poi in Cipriano, Tertulliano e in altri Padri abbiamo indicazioni in merito. Che cos’è dunque la statio? Innanzitutto, una veglia, accompagnata dal digiuno, con la quale ci si prepara a vivere un avvenimento importante. Si riprende la terminologia militare, come sottolinea sant’Ambrogio, per cui la statio ci rimanda all’immagine della sentinella che vigila nell’accampamento. Questo atteggiamento si collega ad uno dei motivi essenziali della quaresima: vigilate, state attenti e compite in particolare opere di penitenza, di carità e di digiuno. Queste opere vengono collegate tra loro e proposte per creare un atteggiamento di conversione profonda attraverso, appunto, la vigilanza, le pratiche e gli esercizi di pietà.

Concretamente, la statio diventa poi l’incontro della comunità cristiana che si raduna intorno al suo Vescovo in una chiesa “secondaria” da cui parte, accompagnata dal canto delle litanie dei santi, una processione verso la chiesa “stazionale”, nella quale viene celebrata l’Eucaristia.
Malgrado il passare dei secoli, questi riti conservano il loro valore, perché ricordano quanto importante sia , anche in questi nostri tempi, accogliere senza compromessi le parole di Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
La Quaresima «è un periodo che ci ricorda il dovere della penitenza e che ci offre un programma di più espressiva preghiera» (San Paolo VI).
Come pellegrina che cammina verso la salvezza, con un impegno di riconciliazione e rinnovamento nella misericordia, la chiesa pistoiese si “mette in marcia” con una processione penitenziale alla settimana che ci invita a camminare insieme, sostenendoci vicendevolmente, guardando alla Croce che ci precede e a Colui che l’ha abbracciata per amore nostro.

Parlare oggi delle “Stazioni quaresimali” può sembrare una cosa d’altri tempi, superata dalla frenetica vita anche della nostra Pistoia. In questa prospettiva, uscire di casa per andare a pregare in una chiesa del centro insieme a fratelli di altri quartieri, uniti dalla preghiera, può sembrare un’idea strana e fuori tempo. Ma a ben vedere è invece un modo forte di manifestare la propria fede nella Chiesa che è unita intorno al Vescovo e alla sua storia spirituale.
Il tempo forte di Quaresima e della Pasqua è un momento privilegiato per compiere un cammino interiore e rinnovare la propria vita spirituale, come Chiesa che cresce alla scuola dei suoi testimoni e nell’esperienza di comunione e di preghiera. Proprio l’idea della preghiera in comunione è una delle caratteristiche peculiari delle Stazioni quaresimali insieme all’altro elemento importantissimo, quello della memoria dei testimoni.
La Comunità Cristiana che è in Pistoia che si raccoglie in preghiera col Vescovo in alcune “chiese memoria” dei suoi testimoni nella fede (non a caso sono state scelte San Paolo, Sant’Andrea, San Bartolomeo, San Giovanni) è una realtà dinamica, che cerca nelle radici della sua storia la forza per scrivere il proprio futuro. È una Chiesa che vuole trovare nei suoi santi la forza del cammino e la direzione certa per poter raggiungere le stesse mete, gli stessi traguardi.
Si cammina nella certezza che Egli è risorto e che la sua Pasqua dà significato e vigore al nostro impegno

Appuntamento quindi alle ore 21,00:
il 15 marzo presso il Battistero di San Giovanni in Corte (Piazza del Duomo) per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Giovanni.

il 22 marzo presso la Chiesa di Santa Maria del Soccorso (Borgo Bambini) per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Bartolomeo;

il 29 marzo – nell’ambito delle “24 ore per il Signore” Messa e Confessioni a San Paolo (dalle ore 18,00 – Adorazione Eucaristica);

il 5 aprile presso la Chiesa della Misericordia per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Paolo;

il 12 aprile presso la Chiesa del Carmine per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso Sant’Andrea.




Lamporecchio ricorda il suo “Monsignore”

Presentato nel suo paese natale un volume dedicato a Sabatino Ferrali, sacerdote e storico

Sabato 23 febbraio l’associazione culturale “Accademia di Masetto” di Lamporecchio ha dedicato un pomeriggio al ricordo di Monsignor Sabatino Ferrali. L’occasione dell’incontro è stata data dalla recente pubblicazione degli atti della giornata di studi, che la Società Pistoiese di Storia Patria e il Centro italiano di studi di Storia e d’Arte di Pistoia, nel quadro del programma di Pistoia Capitale, destinarono a Monsignor Ferrali nel gennaio 2017.

All’incontro, tenutosi nella sala della Biblioteca comunale “Don Siro Butelli”, erano presenti Alberto Cipriani e Giorgio Francesconi, curatori del volume degli atti da titolo «Sabatino Ferrali nella cultura pistoiese del secondo Novecento» (Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2018).

Cipriani, nel suo intervento, ha testimoniato il profondo legame che lo ha legato a Ferrali, o meglio a Monsignore come tutti i pistoiesi lo chiamavano. Oltre che per i sicuri meriti scientifici, infatti, la comunità pistoiese e in particolare un gruppo di giovani pistoiesi a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, devono molto alla generosa creatività, all’amicizia formativa che Ferrali sapeva esprimere. Medievista, storico diocesano e studioso di storia ecclesiastica pistoiese, Ferrali, nutritosi di solidi studi classici, ha sempre cercato la collaborazione di giovani che sollecitava allo studio serio della storia e in particolare della storia di Pistoia. Il suo incontro con Ferrali, ha ricordato Cipriani, avvenne in occasione della costituzione del Centro italiano di Studi di Storia e d’Arte di Pistoia. Un’istituzione che Ferrali volle fortemente e della quale fu cofondatore e vicepresidente e la cui importanza è attestata dai ventisei volumi di atti relativi ad altrettanti convegni fin qui pubblicati.

Francesconi, dopo aver ricordato il legame di Ferrali con la Società Pistoiese di Storia Patria, ha rilevato la straordinaria personalità poliedrica di Ferrali, studioso e promotore di relazioni culturali, che gli consentirono di portare a Pistoia prestigiosi studiosi di storia e di arte. Ferrali fu un intellettuale originale nel panorama della cultura pistoiese del secondo Novecento, a tratti “inattuale”. A partire dalla sua salda formazione classica e teologica, egli, ha osservato Francesconi, non fu incline ai richiami della modernità, come attestano le reazioni non sempre accondiscendenti con le novità introdotte dal Concilio Vaticano II. Ferrali non amava la mediazione, affrontava gli uomini e le cose con autorevolezza e, a tratti, con autoritarismo, salvo, poi, saper trasformare questi coriacei atteggiamenti in affettuosa accoglienza e simpatica compagnia. In questa dimensione della personalità, secondo Francesconi, possiamo vedere l’origine “campagnola” di Monsignore.

Sabatino Ferrali nacque, infatti, a Lamporechio nel 1900 e a Lamporecchio era tornato come Proposto dal 1935 e il 1950, quando fu nominato canonico e parroco della Cattedrale. L’amore per la sua origine rimase sempre vive, ha rimarcato Francesconi, leggendo un passo tratto da una prefazione che Monsignore scrisse a un volumetto sui dolci popolari toscani e nelle quali, parlando della festa del primo maggio a San Baronto, dei brigidini, dei berlingozzi, seppure con una scrittura sempre particolarmente curata, riaffiorano in modo quasi incontenibile i ricordi della fanciullezza e l’amore per le sue terre di origine.

Gli interventi dei presenti hanno seguito quest’ultima traccia, ossia il legame di Monsignore con Lamporecchio: sulla base di ricordi diretti o indiretti sono stati rievocati da parenti, chierichetti e allievi – Monsignore fu, negli anni tra 1935 e 1950 oltre che parroco a Lamporecchio, insegnante e preside della Scuola Media di Larciano – frammenti di vita quotidiana di Sabatino Ferrali sacerdote, insegnante, uomo di famiglia. Un bel pomeriggio, dunque, ricco e intenso in ricordo dello studioso rigoroso, dell’austero Monsignore, ma anche dell’uomo che conservava un profondo legame con la sua Lamporecchio.
Ivo Torrigiani




Incontro tra i seminari di Prato e Pistoia

I seminaristi delle due diocesi si sono incontrati presso la Fondazione MAiC di Pistoia per un pomeriggio di preghiera e condivisione

di Maximilien Baldi, seminarista

PISTOIA – Venerdì primo marzo i seminaristi della Diocesi di Prato, accompagnati dal loro rettore don Daniele Scaccini, sono venuti a Pistoia a visitare la nuova sede della Fondazione MAiC. La Fondazione è un luogo a molto caro noi seminaristi di Pistoia, poiché don Diego Pancaldo (nostro Padre spirituale), svolge qui il suo ruolo di assistente spirituale occupandosi della cura pastorale dei ragazzi con disabilità, delle loro famiglie e di tutti gli operatori che svolgono il loro servizio all’interno della struttura. Da qualche anno anche noi seminaristi pistoiesi, incoraggiati dal nostro rettore don Ugo, prestiamo servizio di volontariato nel mese di luglio nel centro estivo di Ronchi a Massa. Per noi è stato un po’ come accogliere a “casa” i nostri “fratelli” pratesi. Don Diego ha raccontato la storia del centro e mostrato loro la nuova struttura, mentre don Ugo ha illustrato la decorazione della nuova chiesa, caratterizzata dai mosaici del gesuita Marko Ivan Rupnik (presbitero, teologo e artista), vero e proprio “cuore” della Fondazione e dell’associazione religiosa Maria Madre nostra. Terminata la visita abbiamo partecipato alla Santa Messa celebrata dai nostri superiori insieme ad alcuni degli assistiti della casa famiglia. Nella chiesa della Fondazione abbiamo affidato al Signore la “nascita” di questa amicizia tra i nostri seminari, uniti fino agli anni cinquanta del secolo scorso, con la speranza di poter essere un piccolo segno per tutti i pistoiesi e pratesi (ben nota è la rivalità campanilistica), così da ricordare che in Cristo non esiste divisione, ma soltanto comunione. Il nostro incontro si è infine concluso con un momento di convivialità e dialogo fraterno …davanti a una pizza!




Fare rete per il bene dell’umanità

PISTOIA – «Non chiediamo alle istituzioni di andare contro alle leggi dello Stato, ma attenzione verso le persone in difficoltà prese in carico dalla Chiesa e dalle realtà della società civile» così il Vescovo Tardelli nel suo intervento di questa mattina “Dopo il Decreto Sicurezza”, come cambia il sistema di accoglienza con la Legge 132/2018, davanti ad oltre 200 persone nella Sala conferenze del convento di San Domenico a Pistoia.

L’incontro, aperto dalla prof.ssa Biondi del Sant’Anna di Pisa, ha visto la partecipazione del prefetto di Pistoia Zarrilli, del Vescovo Tardelli, di Vittorio Bugli assessore regionale all’immigrazione, degli operatori del Caritas pistoiesi e di rappresentanti del mondo dell’associazionismo e della cooperazione.

«Il Decreto sicurezza, partiamo di qui – ha affermato il vescovo –  ci vogliamo domandare, vogliamo discutere sul che fare. Prendiamo atto che questo decreto è legge approvata dal parlamento e ci interroghiamo su come possiamo reagire positivamente. Voglio esser chiaro: a me questo decreto non piace perché – e prendo a prestito le parole dei vescovi siciliani – mette in grave insicurezza, sulla strada, tanti figli di Dio, a iniziare dai più deboli, dalle donne e dei bambini. Non ho timore a dirlo chiaramente. Tra l’altro – ha continuato Tardelli –  sono anche altre le leggi che non mi piacciono, perchè la bontà di una legge non è data dal fatto che sia approvata da una maggioranza ma dal fatto che corrisponda alla verità e dignità della persona umana. Quindi si può e anche si deve contestare una legge, ma finchè in un paese esiste un parlamento eletto democraticamente, l’unico modo per cambiarla o farne di nuove è acquisire consenso. A poco servono, lasciatemelo dire – i proclami e le prese di posizione sbandierate. L’unica cosa da fare è convincere e creare consenso e per far questo occorre saper ascoltare le ragioni anche di chi non la pensa come noi, confrontarsi aldilà degli schieramenti politici, discutere, alla ricerca sincera di ciò che è meglio per lo sviluppo dell’umanità. E sicuramente, il fronte del cambiamento della legge è sicuramente un fronte su cui impegnarsi. Detto questo ecco allora il senso dell’incontro di stamani. Penso che dobbiamo discutere della situazione che si è creata e, almeno da parte di tutti coloro che hanno a cuore sinceramente il bene della nostra umanità, cercare soluzioni.

Come chiesa ci sentiamo innanzitutto impegnati in un’opera educativa che coinvolga tutto il popolo di Dio in un cammino di autenticità evangelica, superando paure e ristrettezze mentali che non possono appartenere ai discepoli di Cristo. Nello stesso tempo, ci sentiamo impegnati, facendo tutto quello che ci è possibile, per non lasciare per strada nessuno. Accogliere le persone che sono nel bisogno è per la chiesa non una scelta ma una insopprimibile necessità e per farlo non abbiamo paura se necessario di pagare anche di persona. Certo che la sostenibilità economica è un problema, ma non sarà il venir meno di questa che ci impedirà fino all’estremo, di venire incontro alle necessità di chi è in difficoltà. Inoltre, come chiesa, vorremmo lanciare un appello a fare rete sociale da parte di tutti coloro, lo ripeto, che sinceramente hanno a cuore il bene dell’umanità e la soluzione dei problemi – perché va anche detto purtroppo che per qualcuno non è importante cercare di risolverli i problemi, ma solo denunciarli ed evidenziarli. Stringersi insieme e appunto fare rete. Individuando bene le falle del decreto sicurezza e quindi cercando di vedere insieme come poter metter una toppa a queste falle, sfruttando al massimo quello che ancora è consentito. Questo presuppone anche uno scambio costante di informazioni e di esperienze che penso potrà permettere di arginare almeno un po’ le situazioni di disagio.

Credo infine – ed la linea sulla quale ci stiamo muovendo come diocesi e sulla quale invitiamo a camminare anche gli altri – occorre incrementare molto le iniziative volte alla integrazione, all’inserimento delle persone in difficoltà nel tessuto delle nostre comunità e paesi, accompagnandole in percorsi di acquisizione di autonomia e responsabilità. Un’ultima parola la rivolgo alle istituzioni. Ad esse non chiediamo certo di andare contro le leggi dello stato e sinceramente apprezziamo tutto quanto si fa per far rispettare la legalità. Nello stesso tempo però chiediamo attenzione per favorire al limite del possibile, la presa in carico delle persone in difficoltà da parte della chiesa o di altre realtà della società civile».




Senza dimora: chi sono? Come farsi prossimi?

Un incontro di formazione a cura del CISOM

Si è tenuta sabato 16 febbraio, presso la Casa dell’Anziano di Monteoliveto una giornata formativa per i volontari e non, interessati a svolgere servizio quali operatori nella unità di strada a favore dei senza dimora.
Il corso, organizzato dal CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Pistoia, oltre ad offrire competenze su come sostenere i senza dimora ha permesso la conoscenza dei servizi che si occupano di marginalità nel territorio pistoiese.
Sono intervenuti il capo del Centro di Formazione Toscana del Cisom, Pierpaolo Sardi, il direttore della Caritas di Pistoia, Marcello Suppressa, la psicologa Francesca Longinotti, l’assistente sociale del Comune di Pistoia Tiziana Ruffo.
Obiettivo della giornata è stato dare l’avvio ad una sinergia con i Servizi Sociali al fine di non disperdere il supporto già offerto dai volontari del Cisom, nell’ottica di andare oltre il mero assistenzialismo, verso un reinserimento sociale e il recupero delle risorse personali.

Dai dati ISTAT emerge che in Italia sono 50.724 (dati del 2015) le persone che vivono in situazioni di estrema povertà e che hanno usufruito almeno una volta di un servizio di mensa o accoglienza notturna.
Sempre secondo l’ISTAT il 25,7% dei senza tetto in Italia è under35. In forte crescita in tutta Europa il numero di chi versa in uno stato di povertà assoluta. Nello specifico l’Italia si caratterizza per l’aumento dei giovani in fascia di età tra i 18 e i 34 anni. Tra questi, se consideriamo chi ha meno di 24 anni, quasi 10.000 ragazzi, di cui circa 1500 ragazze, non hanno una dimora e si affidano a strutture di accoglienza. Non rientrano nelle statistiche le numerose persone che non usufruiscono dei servizi, i cosiddetti “invisibili”, coloro che per vergogna o perché hanno precedenti esperienze negative non si affidano nè chiedono aiuto.
Spesso questa condizione è accompagnata da uno scarso livello di istruzione, dalla mancanza di un lavoro, da disagio e marginalità sociali e familiari, da una progressiva perdita dell’identità sociale; i rapporti con la rete primaria si interrompono e la condizione di privazione generalizzata non riguarda soltanto la mancanza di una casa ma investe la sfera esistenziale e le relazioni.

A Pistoia ogni domenica sera nei pressi della Biblioteca San Giorgio i volontari del CISOM di Pistoia e Montemurlo in collaborazione con l’ANPS (Associazione Nazionale della Polizia di Stato), offrono il loro servizio ai senza tetto.
Partendo dal presupposto che la persona senza dimora vive un disagio che non si esaurisce alla sola sfera dei bisogni primari ma investe l’intera sfera delle necessità sotto il profilo relazionale, emotivo e affettivo, il volontario offre non solo cibo, indumenti e coperte, ma soprattutto vicinanza e ascolto, quanto serve per restituire una dignità a queste persone molte delle quali non hanno più una famiglia vicina, non hanno lavoro né affetti su cui contare.

Francesca Longinotti




Festa a Montemurlo per Madre Margherita Ricci Curbastro

Mons. Tardelli celebrerà una santa messa al Sacro Cuore in ricordo della Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante.

In ricordo di Madre Margherita, riconosciuta da poco “venerabile”, sarà presentato anche un volume.

Domenica 3 Marzo 2019 alle ore 17, a Montemurlo, nella Chiesa del Sacro Cuore, ci sarà una solenne concelebrazione presieduta dal nostro vescovo monsignor Fausto Tardelli,  per lodare il Sacro Cuore di Gesù e per ringraziare Madre Margherita Ricci Curbastro, Fondatrice della Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, proclamata Venerabile da Papa Francesco con il decreto del 13 aprile 2018, sulle sue virtù eroiche.  È attraverso i suoi santi che Dio si rende presente tra gli uomini, li affascina e li attira, ridestando il loro cuore. Attraverso di essi li chiama a collaborare all’opera di salvezza affinchè ogni persona possa sentirsi amata e invitata a camminare verso quel destino di felicità e di compimento per cui è stata creata.

Ma chi era Madre Margherita? Madre Margherita Ricci Curbastro, al secolo Costanza, nacque a Lugo (Ra) il 6 ottobre 1856 da nobile famiglia. Maturò la sua viva e serena spiritualità in diverse esperienze; dai genitori attinse la ricchezza del sentire, la fede e l’amore ai poveri. Completò la sua formazione nel monastero del Corpus Domini di Forlì. La guida paterna e illuminata di don Marco Morelli la portò nel 1888 a dare vita ad un Istituto che si prendesse cura speciale delle fanciulle povere, tante volte ferite nello spirito e nel corpo, per ridare loro coscienza della propria dignità, per offrire loro un orizzonte di speranza. Madre Margherita, umile e povera come si sentiva, ma partecipe del Cuore di Gesù Agonizzante, che sempre freme di compassione per l’uomo, che si commuove per le sue ferite e si china  a curarle, fu chiamata a generare e rigenerare l’umano, ad essere madre, a riparare i guasti prodotti dalla società del suo tempo. Il  carisma della riparazione, dono dello Spirito, da lei incarnato, vive anche oggi nelle diverse attività educative ed assistenziali, là dove le sue Ancelle sono chiamate ad operare: «Sic luceat lux vestra» (così risplenda la vostra luce, Mt 5,16).

Il desiderio più vivo del cuore, anche per noi Ancelle di Montemurlo, che svolgiamo la nostra missione nella scuola, è quello di vivere nell’oggi la passione educativa che caratterizzava la nostra Fondatrice, perchè fiorisca la crescita e l’umanità dei nostri bambini, per spalancare la loro vita a tener viva la fiamma dell’amore (che i bambini hanno, come simbolo, nei loro grembiulini) nella vita quotidiana e nella società odierna spesso annebbiata da sogni vuoti e precari. Per questo la preghiamo e chiediamo che il fuoco dello Spirito che l’animava, possa continuare a splendere anche nella nostra vita e in quella di chi incontriamo nel nostro cammino.

Sr Anna Minghetti




Lourdes e i suoi “amici”

Le attività dell’Associazione “Amici di Lourdes”: una originale proposta pistoiese per conoscere la storia del santuario e crescere nella fede.

In estate anche un evento eccezionale per la nostra diocesi.

In questo mese di febbraio l’associazione Amici di Lourdes è solita promuovere pellegrinaggi in occasione della Prima apparizione a Bernadette. Abbiamo incontrato Marco Baldi e Federico Coppini (diaconi pistoiesi) per parlare con loro di Lourdes e dell’associazione di cui sono responsabili.

Siete tornati di recente dal vostro viaggio: come è andata?

Bene… – dice Federico, che ha accompagnato l’ultimo gruppo di pellegrini -…un programma abbastanza serrato il nostro, che in quattro giorni ci ha portati a Lourdes per le celebrazioni in occasione dell’anniversario (il centossessantunesimo per la precisione) della prima apparizione di Maria Santissima a Santa Bernadette e ricondotti poi alle nostre attività di tutti i giorni nelle nostre città e nelle nostre famiglie… Il viaggio, la grotta, le piscine, la confessione, le celebrazioni, la Messa internazionale, la via crucis, la benedizione dei malati, la preghiera del rosario, la processione notturna aux flambeaux… Eppure, il pensiero di raggiungere una meta agognata fa dimenticare anche la fatica. Quando sei a Lourdes e ti guardi intorno la vedi: sì, vedi la felicità (che non è spensieratezza perché gli “urti della vita” anche quelli li vedi e bene).

Ma la felicità è uno dei miracoli della gioia che ogni giorno si ripetono a Lourdes e che smentiscono una volta per tutte le atmosfere tetre e funeree proposteci anche da alcuni films o documentari.

La grotta di Massabielle è ancora una meta che attrae ogni anno migliaia di fedeli.

Avete avvertito un calo nelle presenze? Cosa è cambiato in questi anni a Lourdes?

Un po’ da ogni parte si sente dire che l’interesse ai pellegrinaggi ha avuto tangibili flessioni. I motivi sono vari e diversi, ma i più facilmente identificabili sono la crisi della fede, la crescita dell’individualismo che porta a privilegiare formule “self made”, la difficile congiuntura economica.

Nel 2016 Lourdes ha conosciuto un leggero aumento, sono stati accolti infatti circa 573.000 pellegrini. Di questi, è in aumento il carattere internazionale delle persone che si recano a Lourdes, con l’Asia in forte progressione (+62%) che conquista il quarto posto (4% del totale), dopo la Francia (49%), Italia (19%) e Spagna (7%). Aumentano i pellegrini, in particolare quelli europei, che rappresentano il 93% mentre il 7% sono extra europei. A Lourdes comunque tengono a precisare che l’obiettivo del Santuario non è quello di contare, ma quello di accogliere nel miglior modo possibile. Mi ha fatto riflettere leggere, proprio durante l’ultimo viaggio a Lourdes nei giorni dell’11 febbraio, che “Ansa” ha pubblicato un’inchiesta che constata come sia cambiato l’identikit dei pellegrini presenti a Lourdes.

Negli ultimi anni sembra siano approdati nella cittadina francese ai piedi dei Pirenei anche gruppi fino ad ora inediti di visitatori. C’è stato il pellegrinaggio dei disoccupati, poi è toccato a quello delle vittime del bullismo e quelle del gioco d’azzardo.

Piaghe, queste, che affliggono, evidentemente, sempre più persone che scelgono di affidare le loro sofferenze alla Vergine. Le petizioni presentate agli occhi della Madonna, quindi, sembrerebbero oggi quelle riguardanti la guarigione prima di tutto dalla attuale sofferenza; quella legata al precariato, alle difficoltà economiche, ma anche alla solitudine. Disoccupazione, depressione e solitudine sono le malattie del nuovo millennio. Ecco spiegato perché, davanti alla grotta di Lourdes, ad inginocchiarsi per chiedere la protezione ed il sostegno della Vergine apparsa nel 1858 a Bernadette Soubirous sono meno persone con malanni e disabilità fisiche e sempre più giovani sofferenti per la mancanza di lavoro, l’emarginazione o le difficoltà economiche e anche le famiglie in crisi.

Un altro particolare sul quale vorrei soffermarmi è l’importanza di far riscoprire la figura di santa Bernadette. Chi va a Lourdes – continua Federico – conosce la figura di due piccole/grandi donne: Maria e Bernadette. due dei “nostri”, terra della nostra terra. E l’immagine di Santa Bernadette, nella sua fermezza che rasenta quasi la cocciutaggine, ti resta tenacemente come attaccata addosso. Fin dall’inizio delle apparizioni ella si trova implicata in una situazione del tutto paradossale: lei, che non sa né leggere, né scrivere e comprende soltanto il dialetto, si fa portavoce di un avvenimento soprannaturale, che fa eco in tutto il mondo. Di fronte agli scettici irriducibili si limita a dire: «Non sono stata incaricata di farvi credere. Sono stata incaricata di riferire». Fin dai tempi delle apparizioni esprime la volontà di farsi religiosa; un desiderio che realizza diventando suora della Carità e dell’Istruzione cristiana di Nevers a Saint-Gildard, casa madre della congregazione. La Madonna a Lourdes non le parlò dei malati fisici, bensì dei malati nell’anima e per essi Bernadette diede la sua giovane vita. Il peccato è il principale nemico dell’uomo, quello che corrompe e allontana da Dio sia spiritualmente che fisicamente. La salma di santa Bernadette è ancora lì caparbiamente incorrotta, nella cappella del convento di Saint-Gildard, a testimoniare che la guarigione dell’anima è più importante della guarigione del corpo.

A questo proposito avete in progetto un evento esclusivo dedicato proprio alla diocesi di Pistoia: ce ne potete parlare?

Beh, anche se la cosa è grande e ci riempie di gioia… solo un accenno – ci dice Marco -… molte persone ci stanno ancora lavorando e sarebbe inopportuno, ora qui, dare informazioni che potrebbero essere smentite in futuro da esigenze pratico/organizzative. I fatti: su proposta del Santuario di Lourdes, il rev. padre Nicola Ventriglia, omi, coordinatore di lingua italiana, ha proposto di

far transitare questa estate nella nostra diocesi le reliquie di Santa Bernadette, su autorizzazione del vescovo di Pistoia monsignor Fausto Tardelli.

Un evento del tutto eccezionale che avremo modo di presentare più avanti. Il programma dettagliato e definitivo, infatti, sarà naturalmente portato a conoscenza di tutta la diocesi.

Vogliamo ricordare il fondatore dell’Associazione Luciano Bani, che ha percorso le tracce di Bernadette tenendo fede alla promessa fatta alla Santa Vergine davanti alla grotta…

L’attività di Luciano è nota in Pistoia per l’impegno profuso, in quasi 60 anni, nel condurre tanti fedeli a Lourdes, per dar loro la possibilità di riaccendere la speranza, dare slancio al proprio impegno di fede, nella testimonianza quotidiana – al ritorno dal viaggio in Francia – della carità. Di anni ne sono passati dall’estate del 1956, quando Luciano – ospite di alcuni parenti in Francia – è attratto dalle notizie sul Santuario di Lourdes e trascorsa la notte in viaggio sul treno raggiunge la cittadina pirenaica. Era il 15 agosto, solennità dell’Assunzione quando, trascorse diverse ore in meditazione alla Grotta, matura la consapevolezza dell’immenso amore che Maria ha per i suoi figli e del “servizio” che la Vergine gli affida: quello di portare il numero maggiore possibile di “amici” a Lourdes. Possiamo far risalire a questa data la nascita dell’Associazione degli “Amici di Lourdes” di Pistoia; infatti, già nel settembre 1956, Luciano parte con un piccolo gruppo di persone dirette in pellegrinaggio da Pistoia a Lourdes. Da allora ha avuto inizio quella interminabile serie di viaggi in pullman che ha visto Luciano ed i suoi “Amici” presenti alla grotta di Massabielle più volte ogni anno (fino anche a sette!). Sì, in pullman… Crescono i cosiddetti pacchetti low cost, di chi sceglie una tipologia di viaggio che gli permetta un percorso di fede, breve e veloce e spesso in aereo. Luciano (e noi raccogliendo la sua “eredità”) proponeva un pellegrinaggio di 4-5 giorni in cui poter intraprendere un cammino spirituale. Andare a Lourdes e portarci quante più persone possibile, nel modo che ci ha lasciato ed insegnato Luciano – nonostante le difficoltà, nonostante il proliferare di nuove mete e di viaggiatori che decidono di organizzarsi in completa autonomia (correndo forse il rischio di perdere il senso e lo spirito del pellegrinaggio come cammino di condivisione con gli altri) – non è affatto “un prodotto scaduto”.

Quest’anno quali altri appuntamenti avete in programma come associazione “Amici di Lourdes”?

Il nostro “programma” per il 2019 prevede un altro pellegrinaggio a Lourdes dal 22 al 25 giugno. Dal 20 al 24 settembre, poi, abbiamo in progetto un Corso di esercizi spirituali a Lourdes predicati da padre Saverio Zampa omi, per molti anni cappellano del Santuario. Quest’ultima è l’esperienza che un po’ caratterizza l’attività della nostra Associazione: si possono infatti contare sulle dita di una mano le organizzazioni che programmano gli esercizi spirituali a Lourdes. La nostra peculiarità – ormai è chiaro – è quella di riuscire a portare a Lourdes più persone possibile… Questo il nostro impegno fondamentale di associazione. Nel 2019 vorremmo proporci, quindi, in maniera più marcata – vista l’esperienza ed il dono di oltre 60 anni di viaggi – come possibile aiuto e punto di appoggio anche logistico per tutti coloro che (parrocchie, gruppi, movimenti, famiglie…) volessero andare a Lourdes in pellegrinaggio. Ogni ostacolo può essere valutato insieme… Nessun aspetto (anche economico, visto che il nostro impegno è del tutto e semplicemente volontario) deve costituire preclusione per intraprendere il cammino…Basta partire e andare!

D.R.