Gli appuntamenti della Settimana Santa

Rivivere la Passione e la Resurrezione di Cristo

Gli appuntamenti in Cattedrale con il vescovo Tardelli per la Settimana Santa

Nella Cattedrale di San Zeno il vescovo presiederà tutte le celebrazioni solenni della Settimana Santa. Mercoledì 17 alle ore 21, infatti, avrà luogo la celebrazione della messa crismale, nella quale il vescovo benedirà gli olii e tutti i sacerdoti rinnoveranno le loro promesse. La messa Crismale vede generalmente una Cattedrale gremita di fedeli: è infatti l’occasione in cui la Diocesi trova la sua manifestazione visibile in tutte le sue componenti, segno dell’unità e della varietà della Chiesa raccolta attorno al suo vescovo.

Giovedì 18 alle 18.00 con la Messa in coena domini e la lavanda dei piedi inizia il Triduo pasquale.

Venerdì 19 alle 21 è il momento della liturgia della passione del Signore: una celebrazione molto suggestiva: nella chiesa, con gli altari spogli di tovaglie e di ogni croce, i fedeli si recheranno processionalmente a baciare l’antica croce dipinta di Coppo di Marcovaldo nel giorno in cui si commemora la morte di Cristo.

Sabato 20, giorno di silenzio e preghiera, rievoca la permanenza di Cristo nel sepolcro. Alle 21.30 inizierà la solenne veglia pasquale scandita da quattro momenti: il fuoco, la parola, l’acqua, il convito eucaristico. Il rito si apre all’aperto, nelle tenebre, alla luce del fuoco e del cero pasquale, per poi spostarsi all’interno della Cattedrale, nell’oscurità delle grandi navate, mano a mano rischiarate dalle candele dei fedeli e dal lento riaccendersi delle luci. Le letture della veglia – il tempo della Parola – guidano attraverso la storia della salvezza, dalla creazione fino alla redenzione. Accanto al fuoco si aggiunge il segno dell’acqua, in riferimento al Battesimo e infine tutto culmina nell’eucarestia, il punto di arrivo di tutto il cammino quaresimale e della celebrazione della vigilia.

Domenica 21, giorno di Pasqua, alle ore 18.00 il vescovo celebrerà la santa messa pontificale conclusa della benedizione Papale accompagnata dall’Indulgenza plenaria.

Info: www.diocesipistoia.itinfo@diocesipistoia.it – FB : Diocesi di Pistoia – Instagram @Diocesipistoia




La voce dei cresimandi

Raccogliamo alcune testimonianze dei gruppi parrocchiali presenti domenica scorsa in Cattedrale per la Giornata Diocesana dei Cresimandi. L’appuntamento, organizzato dall’Ufficio catechistico, raduna giovani da tutta la diocesi per un incontro con il vescovo che offre la possibilità di conoscersi e fare viva esperienza della chiesa locale.

Parrocchia di S.Maria Maddalena de’ Pazzi di Bagnolo

I nostri ragazzi sono partiti molto curiosi per questo incontro, preparando le loro lettere come si può fare con un amico che non vediamo da tempo. Sono rimasti affascinati di ritrovarsi in così tanti e felici di incontrare amici inaspettati. Si sono senti accolti dal nostro Vescovo che parla la loro lingua e li stimola a pensare e ad approfondire i loro problemi e le loro gioie. Sicuramente resterà nel loro cuore questa giornata e la sensazione di appartenenza ad un qualcosa di grande li accompagnerà nel cammino che quest’anno li condurrà al sacramento della Cresima. Grazie Eccellenza per questi preziosi momenti che riesce a donarci.

Gianna catechista

Parrocchia di Casalguidi

Quello di domenica 7 aprile è stato un bel pomeriggio trascorso in mezzo ad una grande folla festosa: c’era una bella confusione! I nostri ragazzi hanno accolto subito l’invito a partecipare, animati sia dalla curiosità che dalla gioia di condividere con altri coetanei questo momento vissuto in cattedrale. Ci eravamo preparati all’incontro sul brano di Zaccheo; insieme ci abbiamo riflettuto per comprendere che l’impossibile diventa possibile nell’incontro con Gesù. I ragazzi sono rimasti molto colpiti dalle parole “magiche” del vescovo: all’inizio pensavano che parlasse in aramaico, invece poi questo slogan di vita è rimasto nei loro cuori: Tidè , Tià, tipò! Tidè ( ti desidero ) Tià ( ti accolgo nel mio cuore ) tipò ( ti porto nella mia vita ). È proprio su queste parole pronunciate dal vescovo che rifletteremo ancora con i nostri ragazzi!

Manuela Bonfanti

Parrocchia di San Sebastiano al Bottegone

I “sicomori” che ci aiutano a vedere Gesù!

Come ormai da molti anni la parrocchia di San Sebastiano al Bottegone è lieta di partecipare alla giornata diocesana dei Cresimandi, quest’anno svoltasi in Cattedrale Domenica 7 Aprile 2019, affrontando con entusiasmo anche la preparazione proposta dall’Ufficio catechistico diocesano. Quest’anno era presente il gruppo di seconda media guidato dalla ventitreenne Jessica Micheletti, la quale, insieme al catechista di lungo corso Sergio Gori, si occupa anche del gruppo dei ragazzi di prima media. Presente anche il parroco Padre Oronzo Stella.

I cresimandi Alessandro, Aurora, Gianmarco, Linda e Valentino si sono preparati seguendo il sussidio Diocesano di quest’anno incentrato sulla figura del pubblicano Zaccheo. Tale personaggio evangelico è stato utile per far riflettere i ragazzi sui propri limiti: Zaccheo era basso di statura ma la sua voglia di vedere Gesù lo ha portato a superare questo suo “limite” salendo sul sicomoro. Con le diverse attività proposte hanno imparato un nuovo approccio alla Scrittura, aprendosi con la catechista e condividendo i primi disagi che l’adolescenza crea nei ragazzi, cercando di conoscerli e imparare a superarli, mettendosi nella posizione giusta …per “vedere” Gesù. Zaccheo per raggiungere il suo desiderio si è fatto aiutare dal sicomoro, ma i “sicomori” che aiutano i ragazzi sono rappresentati dall’intelligenza, dal cuore, dagli amici, dalla Chiesa e dal Vangelo che Lui ci ha dato per superare i nostri limiti e vivere una vita piena di amore.

Queste attività sono state utili ai ragazzi per capire meglio l’importanza del sacramento della Cresima. A conclusione di questi incontri di formazione i ragazzi hanno “aperto il loro cuore” al vescovo scrivendogli una lettera, nella quale hanno espresso liberamente i propri limiti e le proprie preoccupazioni, come il superamento di situazioni non facili o il dover convivere con aspetti del loro corpo che gli creano disagio. Ed è stato di gran sollievo per i ragazzi scoprire che questi loro problemi sono anche quelli di altri ragazzi, come hanno potuto ascoltare nelle lettere lette Domenica davanti al vescovo, il quale ha personalmente risposto ai ragazzi ringraziandoli per l’affetto e da vero amico gli ha affidato una parola chiave da memorizzare riguardante la loro amicizia con Gesù. I “nostri” di San Sebastiano se la sono ripetuta molte volte per memorizzarla, bisbigliandosela tra di loro: «tidè tià tipò!». La parola significa “tidè” ti desidero, “tià” ti accolgo nella mia casa e nel mio cuore, “tipò” ti porto nella mia vita e cerco di viverla con Te. Inoltre il Vescovo ha personalmente risposto ai ragazzi consegnando, ad ognuno di loro, una lettera e una collanina con un ciondolo a forma di albero, allusione ai Sicomori che aiutano i ragazzi ad affrontare i propri limiti.

Per la giornata dei Cresimandi era stato chiesto ai vari gruppi di preparare e portare con se uno stendardo che li rappresentasse e i nostri di San Sebastiano, insieme alla catechista Jessica, si sono ingegnati per renderlo più personale possibile. Nello stendardo si sono messi nei panni di Zaccheo raffigurandosi sopra un sicomoro e sotto hanno inventato un significativo hashtag (come quelli presenti sui social network): #SCENDIZACCHEO.

Emanuele Nanni




San Zeno: dall’Africa a Verona a Pistoia

Il 12 aprile ricorre la festa di San Zeno titolare della cattedrale di Pistoia. Il vescovo celebrerà la santa messa in duomo alle ore 18.

Venerdì 12 aprile la Diocesi di Pistoia ricorda San Zeno vescovo. La sua memoria sarà celebrata con il grado di solennità in Cattedrale, come festa nel resto della Diocesi.

San Zeno è un santo che è arrivato da lontano, quasi come Jacopo, sia pure per strade diverse e con due tappe ben distinte. Zeno, infatti era nato in Africa, a Cesarea, e da qui aveva viaggiato e studiato in oriente, finchè non giunse a Verona, dove nel 362 clero e popolo lo elessero vescovo di quella diocesi. Da vescovo Zeno rivelò presto le sue qualità di pastore: con coraggiosa eloquenza fece fronte sia all’eresia ariana che al paganesimo restaurato dall’imperatore Giuliano.

Ma a Pistoia non sarebbe mai arrivato senza l’evento miracolo ricordato da Papa Gregorio Magno nei suoi Dialoghi; nel 589, circa due secoli dopo la sua morte, l’Adige straripò a Verona, inondando tutta la città; le acque raggiunsero anche la chiesa di San Zeno fino all’altezza delle finestre, ma davanti alla porta, che pure era spalancata, si fermarono «come un sodo muro, senza far danno nè all’edifizio, nè a chi v’era dentro».

Non c’è dunque da stupirsi che i pistoiesi «che per il sito del loro paese andavano frequentemente soggetti a simili flagelli» abbiano cominciato a raccomandarsi a questo santo così potente «sulle inondazioni e sulle fiumane» e gli abbino intitolato la loro cattedrale. Il suo nome, infatti, fin dal 923 appare tra titolari della cattedrale insieme ai santi Rufino e Felice; dal 1443 è invece menzionato da solo. Delle quattro feste a lui dedicate -8 dicembre per la nascita, 12 aprile per il martirio, 12 maggio per il miracolo dell’Adige -col tempo ha acquisito importanza la data del 20 aprile,  ricorrenza della morte. In Cattedrale a Pistoia però, la memoria si celebra il 12 aprile. Dai ricordi del proposto Giovanbattista Cancellieri sappiamo che nel 1559 il vescovo Fulvio Passerini si rifiutò di riconoscere come solenne la festa dell’8 dicembre e invece che alla messa e in processione andò in villa a Igno -la residenza di campagna del vescovo- col risultato di cadere malamente e morire quel giorno stesso. Notizia che il cronista fa precedere da questo discutibile commento: «Noto qui che san Zeno pur fa de miracoli».

Miracoli a parte, san Zeno, nella veste marmorea di Andrea Vaccà, resta insieme a Sant’Jacopo a proteggere Pistoia dall’alto della facciata del Duomo. Nell’archivio capitolare di Pistoia si conserva invece la più antica copia dei suoi Sermoni con cui aveva fatto fronte all’eresia di Ario e al paganesimo dell’imperatore Giuliano.

D.R.

(foto di David Dolci)




Un vicario episcopale per il centro storico

Si comunica che Mons. Vescovo, con suo Decreto in data 19 marzo 2019, Solennità di San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria, ha proceduto nel processo di riordino dell’attività pastorale nel centro storico di Pistoia. Il contenuto di tale Decreto vescovile viene qui riportato in sintesi.

«Al fine di edificare una comunità cristiana nel Centro storico di Pistoia che sia fortemente unita, sinodale, ministeriale e missionaria, pur nella molteplicità dei luoghi di culto e di aggregazione, faccio innanzitutto appello alla preghiera di tutti: che non manchi mai l’invocazione costante e fiduciosa allo Spirito Santo, consapevoli che “se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori” (Sal 127,1).

In secondo luogo, ho deciso di nominare don Luca Carlesi Vicario episcopale e quindi responsabile di detta comunità.

In ogni chiesa parrocchiale del centro storico di Pistoia continuerà a radunarsi una comunità di fedeli che normalmente avrà come riferimento immediato sempre il medesimo presbitero, il quale però agirà comunque in accordo col Vicario Episcopale e confrontandosi costantemente con lui».

Con altro Decreto in pari data, Mons. Vescovo ha conseguentemente nominato don Luca Carlesi Vicario Episcopale “ad triennium” per il centro storico di Pistoia, secondo quanto previsto nei cann. 476, 477 §1, 478 §, 479 §2 e 3 del CIC, perché con potestà ordinaria a nome del Vescovo, eserciti il ministero della guida di quella parte del popolo di Dio che si raccoglie nelle parrocchie di S. Andrea, S. Bartolomeo, Spirito Santo, Madonna dell’Umiltà, SS. Annunziata, S. Filippo, S. Paolo e S. Giovanni Fuorcivitas, coordinando, sotto la sua diretta responsabilità, l’azione pastorale dei presbiteri titolari delle varie chiese.

Can. Roberto Breschi
Cancelliere vescovile




Beato Bonaventura Bonaccorsi

Bonaventura Bonaccorsi (Pistoia, XIII sec. – Orvieto, 14 dicembre 1315 ca.)

Memoria liturgica – 14 dicembre

A Orvieto in Umbria, beato Bonaventura da Pistoia, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, che, mosso dalla predicazione di san Filippo Benizi, lo aiutò a ricomporre la pace tra le fazioni in molte città d’Italia (Martirologio Romano).

Il Beato Bonaventura Bonaccorsi

A cura di Maria Valbonesi

Fra tutti i santi e beati della Chiesa pistoiese Buonaventura Bonaccorsi è quello che dispone della più ampia rappresentazione iconografica: una sequenza di ben venti lunette affrescate da pittori diversi con la storia della sua vita nel chiostro della Santissima Annunziata. La prima lunetta ce lo mostra in atteggiamento autoritario e marziale, in mezzo al tumulto della guerra civile che insanguina le vie di Pistoia. Infatti Buonaventura apparteneva a un’antica e ricca famiglia ghibellina e ben presto cominciò a distinguersi negli scontri fra le fazioni, fino a diventare «capo e gran fomentatore» di quella ghibellina, anzi, secondo un contemporaneo, particolarmente crudele e sanguinario, «peggiore di tutti gli altri». Ma nel maggio del 1276, dopo aver sentito predicare fra Filippo Benizzi, il Generale dell’ordine dei servi di Maria Annunziata che da poco si era stabilito anche a Pistoia, improvvisamente Buonaventura decise di cambiare vita.

La conversione, specialmente se improvvisa, è sempre un mistero perché comporta l’intervento della Grazia divina; e tanto più in questo caso, perché della predica di fra Filippo sappiamo soltanto che cercava di placare l’ira delle fazioni e di quello che sia avvenuto nell’animo di Buonaventura non sappiamo nulla. Certo è che fra Filippo gli permise di seguirlo e di vestire l’abito dei Servi solo a condizione che prima chiedesse pubblicamente perdono ai suoi nemici. Come si può vedere nelle seguenti lunette di Cecco Bravo: «ritrovati ad uno ad uno singolarmente tutti i suoi nemici in qual si voglia luogo, in casa o in piazza, o soli o accompagnati che gli trovassi, con una humiltà indicibile e con un fonte di lacrime che gli piovevano dagli occhi, a tutti chiese perdono».

Da quel momento, dopo un anno di duro noviziato nel convento di Monte Senario, per quasi quarant’anni fra Buonaventura Bonaccorsi fu al servizio del suo Ordine, come predicatore e come priore dei conventi di Orvieto, Montepulciano, Bologna, poi di nuovo Montepulciano, nel 1307 Pistoia, dove costituì la compagnia delle sorelle dell’Addolorata, e infine ancora una volta Orvieto, dove morì nel 1315. Ma soprattutto fu in continua missione di pace, quella pace a cui fra Filippo Benizzi l’aveva convertito, persuadendolo che non c’è bene maggiore che si possa fare agli uomini su questa terra.

E forse proprio la vittoria della pace sulla guerra vollero significare i frati dell’Annunziata quando nel corso del XVII secolo fecero decorare da quattro valenti pittori (Cecco Bravo, Giovanni Martinelli, Alessio Gimignani e il Leoncini) ben venti lunette del loro chiostro con le storie del beato Buonaventura Bonaccorsi – beato fin da vivo, secondo la voce popolare- ma ufficialmente per la Chiesa solo dal 1822.

Maria Valbonesi




Tornano le 24ore per il Signore

Venerdì 29 marzo si celebrano anche a Pistoia le 24ore per il Signore

Torna l’appuntamento di preghiera e riconciliazione promosso da Papa Francesco e ormai diffuso in tutto il mondo. Domani sera, venerdì 29 marzo, presso la chiesa di San Paolo Apostolo a Pistoia prenderà il via un tempo speciale di preghiera e disponibilità per le confessioni.

Le 24 Ore di quest’anno si inseriscono nel cammino delle Stazioni quaresimali con il vescovo celebrate nelle chiese del Centro storico.

«Mi auguro che le nostre chiese possano rimanere aperte a lungo per accogliere quanti vorranno prepararsi alla Santa Pasqua, celebrando il sacramento della Riconciliazione, e sperimentare in questo modo la misericordia di Dio». Così l’annuncio di papa Francesco al termine dell’udienza generale di mercoledì 7 marzo, in Aula Paolo VI in Vaticano.

“L’obiettivo della 24 Ore per il Signore – ha spiegato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in un’intervista a Vatican News – è quello di offrire a tutti, soprattutto a quanti sentono ancora disagio all’idea di entrare in una chiesa, di cercare l’abbraccio misericordioso di Dio, un’occasione al di fuori degli usuali tempi e modi per fare ritorno al Padre”.

PROGRAMMA

venerdì 29 marzo

Ore 18:00: Esposizione eucaristica presso la Chiesa di San Paolo Apostolo (Pistoia)

Ore 18:30:Vespro. Segue adorazione eucaristica
Ore 21.00: Santa Messa presieduta da Mons. Vescovo Fausto Tardelli
Dalle ore 22.00: confessioni

Alle mezzanotte il Santissimo sarà spostato nella cappellina per l’adorazione perpetua, poi dalle ore 7.00 sarà di nuovo in chiesa.

Sabato 30 marzo

Ore 8.00: Lodi
Ore 12.30: ora media
Ore 16.00: Reposizione del Santissimo e Santa Messa conclusiva




La Diocesi di Pistoia a Montenero

Il 15 maggio la Diocesi si ritrova al santuario di Montenero per la tradizionale consegna dell’olio per la lampada

Mercoledì 15 maggio è la festa della Madonna di Montenero patrona della Toscana.

Papa Pio XII nel 1947 le assegnò infatti il titolo di “Mater Etruriae”, avviando la tradizione che a turno vede salire le Diocesi della Toscana fino al Santuario in pellegrinaggio per donare l’olio della lampada che arde davanti all’immagine della Madonna.

Quest’anno sarà il turno della Diocesi di Pistoia. Per questa ragione tutte le parrocchie si stanno organizzando per il pellegrinaggio: un evento di fede e di popolo che coinvolgerà tutto il territorio della chiesa pistoiese, dall’Appennino fino all’Arno, da Montemurlo fino alle terre di Vinci.

Ogni Parrocchia è invitata a partecipare al pellegrinaggio per portare questo omaggio di venerazione e affidamento alla Santa Vergine. Ci sono due possibilità di partecipazione: una tutto il giorno, un’altra solo il pomeriggio.

La prima prevede:

ore 9.30: arrivo al mattino
ore 10.00: nella sala san G. Gualberto: canto delle Lodi e catechesi di P. Antoine Emmanuel (Fraternità Monastica di Gerusalemme) “Affidiamoci a Maria per divenire comunità fraterne e missionarie”. A seguire: tempo di silenzio personale e confessioni.
ore 12.30: ora media. A seguire pranzo a sacco nelle sale predisposte o in ristorante.

La seconda possibilità prevede:

arrivo per le 14.45 nel piazzale dei pullman.

PER TUTTI:

ore 15.00: inizio della processione verso il Santuario pregando il Rosario guidato dal Vescovo.
ore 15.30: Al santuario saluto ai convenuti da parte del priore della comunità monastica custode del Santuario.
Liturgia penitenziale-battesimale guidata dal Vescovo Fausto Tardelli
Tempo per la confessione
ore 17.00: Solenne liturgia Eucaristica e offerta dell’olio.

Ricordiamo che l’Ufficio di Pastorale Giovanile Diocesano ha organizzato per il giorno mercoledì 1 maggio una giornata di fraternità al Santuario di Montenero. Un’iniziativa che intende collegarsi al pellegrinaggio diocesano ma svolta in giorno festivo per facilitare la partecipazione dei giovani. Per informazioni scrivere a : pastoralegiovanile@diocesipistoia.it .

 




La diocesi ricorda il vescovo Mansueto. In un libro le sue parole ai giovani

Sabato 30 marzo sarà presentato in Seminario a Pistoia il volume “Matteo, la storia di uno sguardo”, omaggio della Diocesi all’episcopato di Monsignor Bianchi. Il libro – realizzato con il contributo di ViVal Banca – raccoglie le trascrizioni delle catechesi ai giovani del vescovo Mansueto.

PISTOIA. Torna a risuonare la voce del vescovo Mansueto Bianchi in un agile volume che riporta i testi delle sue catechesi per l’anno 2010-2011 insieme ad altri interventi rivolti ai giovani.
Il libro, dal titolo “Matteo: la storia di uno sguardo”, è il primo omaggio dedicato alla memoria del vescovo Bianchi dalla Diocesi di Pistoia di cui Mansueto è stato pastore dal 2006 al 2014.

«Pistoia – ricorda Monsignor Tardelli, successore, ma soprattutto amico di sempre del vescovo Bianchi – non può dimenticare quei quasi sette anni di ministero episcopale che, pur in mezzo a qualche tribolazione e fatica, hanno permesso alla Diocesi di camminare sui sentieri della parola di Dio, nutrendosi di essa con abbondanza e gioia e sperimentando la “mansuetudine” di un vescovo che ha amato profondamente questa Chiesa. Ringrazio sentitamente ViVal Banca per aver sostenuto questo progetto, cui ha aderito con sincero entusiasmo».

Il libro è la trascrizione fedele degli incontri dell’edizione 2010-2011 della “Scuola della Parola” dedicata al Vangelo di Matteo, un percorso ideato e organizzato dall’ufficio di pastorale giovanile diocesano che aveva lo scopo di riportare la Scrittura nelle mani dei giovani, aiutandoli a capire come essa sia luogo e strumento valido per la preghiera e la vita personale e comunitaria.  “Matteo, la storia di uno sguardo” recupera e consegna ai giovani di ieri come a quelli di oggi la ricchezza di questa esperienza e la sapienza di un indimenticato pastore.

Monsignor Mansueto Bianchi (1949-2016) è stato una luminosa figura della Chiesa italiana di questi ultimi decenni. Gli anni del suo episcopato a Pistoia lo hanno visto sempre più coinvolto a livello nazionale all’interno della Conferenza Episcopale quale membro del Consiglio permanente.
Il suo carisma di educatore e maestro lo ha portato nel 2014 all’Azione Cattolica nazionale, in qualità di Assistente Ecclesiastico. Alla sua scomparsa anche Papa Francesco ha voluto consegnare un messaggio commosso in ricordo di «un nonno, che se ne è andato, che il Signore ha chiamato: Don Mansueto, al quale io volevo tanto bene… Aveva un nome bello: Mansueto, un uomo mite, un uomo buono, un nonno buono. Che lui ci insegni!» (udienza per l’Azione Cattolica Italiana, 16 dicembre 2016).

Il libro «Matteo, la storia di uno sguardo. La “Scuola della Parola” per i giovani» (Edizioni San Jacopo, Pistoia 2019, pp. 172) sarà presentato sabato 30 marzo alle ore 10,30 presso l’Aula Magna del Seminario Vescovile di Pistoia.

La pubblicazione è stata resa possibile grazie al contributo di ViValBanca – Banca di Credito Cooperativo di Montecatini Terme, Bientina e San Pietro in Vincio. Le trascrizioni sono state curate da Suor Teresa Lio e Alessio Landini; le foto contenute nel volume sono di Silvio Moresi.
Alla presentazione saranno presenti S.E. Monsignor Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia e Alessandro Belloni, presidente di ViVal Banca.

(comunicato UCS)

Sarà possibile acquistare il libro a partire da sabato 30 marzo presso la libreria San Jacopo di Pistoia (via Puccini, 32 – Pistoia – mail: libreriasanjacopo@tiscali.it )

 




Alla scoperta di San Baronto

Dalla Francia al Montalbano, attraverso un viaggio ultraterreno, la storia dell’eremita Baronto e del suo compagno Desiderio. La chiesa di Pistoia li ricorda ogni 26 marzo

Baronto nacque in Francia da una nobile famiglia, probabilmente a Limoges, al tempo del re merovingio Teodorico III (673/75-691). Dopo una vita dedita ai piaceri si ritirò, assieme al figlio, Aglioaldo, nel monastero di San Pietro di Longoreto, nei pressi di Bourges. Ammesso all’ordine monastico, Baronto divenne un fedele servitore di Dio.

Un mattino una febbre lo ridusse improvvisamente in fin di vita, tanto da sembrare morto, ma il mattino successivo, dopo che per un’intera giornata e una notte era stato vegliato dai suoi confratelli, improvvisamente si risvegliò e narrò un sublime viaggio che la sua anima aveva compiuto tra le gioie celesti e i terribili tormenti dell’inferno. Caduto in un sonno profondo, raccontò Baronto, gli vennero incontro due demoni che strangolandolo cercarono di condurlo all’inferno. Per fortuna lo soccorse l’arcangelo Raffaele, che dopo un’aspra lotta con i demoni, decise di portarlo davanti al tribunale dell’eterno Giudice. Superato il vicino monastero di Méobecq e oltrepassato l’inferno, San Raffaele e Baronto, accompagnati dai due demoni, giunsero alla prima porta del paradiso, dove molte anime dei suoi confratelli monaci erano in attesa del giorno del Giudizio. I quattro varcarono poi altre due porte, incontrando prima migliaia di vergini e di fanciulli biancovestiti, poi, oltre la terza, una folla di santi incoronati e sacerdoti, che sedevano su troni in dimore costruite di mattoni d’oro. Oltre la quarta porta non era possibile andare e Baronto riuscì a scorgere solo un’intensa luce. Raffaele inviò un angelo a chiamare Pietro che, appena giunto, si sorprese che un monaco del suo convento dovesse essere condotto all’inferno. I demoni, allora, accusarono Baronto di vari peccati. San Pietro, dopo aver avuto l’ammissione da Baronto stesso delle sue colpe, invitò i demoni a considerare che, avendo egli fatto l’elemosina, confessato i suoi peccati ai sacerdoti e consacrato la sua vita al servizio di Dio, si era mostrato degno di un riscatto totale. I demoni, non convinti, insisterono nel volere il giudizio diretto di Dio. San Pietro li mise allora in fuga minacciando di colpirli con le sue tre chiavi; fece poi riaccompagnare Baronto alla prima porta del paradiso, dove questi incontrò un suo confratello incaricato di ricondurlo nel suo corpo. Una volta incamminatosi sulla via del ritorno, Baronto vide prima Abramo poi, seppure con fatica per l’oscurità e il fumo, intravide nell’inferno migliaia e migliaia di dannati incatenati e divisi secondo i peccati, tra cui distinse i vescovi Vulfoledo di Bourges e Didone di Poitiers. Scorse infine un luogo ove erano posti i dannati che, avendo compiuto in vita oltre ai peccati anche qualche buona azione, ricevevano, come refrigerio quotidiano, una manna ristoratrice. Superato l’inferno, Baronto e il suo accompagnatore ritornarono al monastero. Qui l’anima di Baronto, rimasta sola si trascinò fino al letto e rientrò nel suo corpo attraverso la bocca.

Successivamente a questa straordinaria esperienza, narrata nella Vita Baronti, Baronto supplicò insistentemente il suo abate affinché gli consentisse di lasciare la Gallia sia per pregare sulla tomba di San Pietro, che aveva sottratto la sua anima ai demoni, sia per dedicarsi totalmente alla preghiera e alla vita ascetica. Ottenuto il permesso giunse a Roma e, dopo aver pregato sulla tomba di San Pietro, tornò verso la Toscana, dove si fermò sulle colline vicino Pistoia in un luogo che a lui sembrò adatto alla vita di preghiera. Subito vi costruì una capanna poi, pregando intensamente il Signore, scavò con le proprie mani sul vicino pendio facendone scaturire una sorgente. Rimasto in questo luogo Baronto si dedicò giorno e notte alla contemplazione di Dio; essendosi diffusa la sua fama di santità un uomo, di nome Desiderio, si affiancò a lui condividendone la scelta di vita; Desiderio fu poi seguito da altri quattro giovani. Quando Baronto morì il suo corpo fu sepolto dai suoi discepoli nella cappella da lui stesso edificata.

 

Per i prodigi che vi si sarebbero verificati, la tomba di San Baronto divenne meta di un continuo pellegrinaggio, tanto che dopo molto tempo alcuni notabili di quella terra costruirono un monastero, nel quale in seguito fu traslato il suo corpo per volere del vescovo di Pistoia, Restaldo (attorno al 1018). Fin qui la tradizione agiografica.

Veniamo ora al monastero e al culto del santo. L’abbazia di S. Baronto ha una storia ultramillenaria. N. Rauty, sulla base delle indicazioni contenute nel manoscritto sulla vita e degli elementi architettonici degli edifici monastici, ha individuato tre fasi relative alla sua antica costruzione. Secondo questa ipotesi, al tempo di Baronto (VII-VIII secolo) sarebbero state costruite alcune celle eremitiche e una cappella per il culto dove fu sepolto inizialmente il santo. Attorno a questo primo nucleo a partire dall’VIII secolo si sarebbe poi sviluppato un organismo architettonico più complesso: un monastero, nel quale fu traslata la salma dell’eremita al tempo del Bvescovo Restaldo (attorno al 1018). Infine, attorno al 1050, vi fu un nuovo intervento per trasferire vicino alla tomba di Baronto anche i corpi di Desiderio e dei suoi compagni.

Nei primi secoli del Basso Medioevo, grazie a lasciti e oblazioni, l’abbazia divenne ricca e fiorente, tanto che nel 1276/77 essa era tassata con una decima di 40 lire, inferiore nella diocesi di Pistoia solo a quella della cattedrale di San Zeno e di San Bartolomeo. A partire dal XIV secolo però, iniziò il declino della comunità monastica, vuoi per la crisi degli ordini monastici benedettini, vuoi perché questo luogo fu coinvolto nelle lotte tra Lucca, Pistoia e Firenze. La cura successivamente fu affidata ad un abate commendatario che spesso non viveva nell’abbazia ma beneficiava delle sue rendite e affidava la sua cura ad un cappellano. Nel 1577 passò sotto il controllo della Badia fiorentina e nel 1732 divenne prioria. Ciò che rimase costante nei secoli fu il culto del santo che, pur avendo un carattere locale, è rimasto vivo fino al secondo dopoguerra.

Effige di San Baronto, bronzo smaltato, XIII secolo, Allen Memorial Art Museum, Oberlin (Ohio)

Molti sono i segni di questa lunga permanenza del culto: in quest’occasione vorrei ricordarne almeno due. Le storie e le cronache antiche, come abbiamo visto, narrano che la fama dei miracoli avvenuti grazie all’intercessione dei Santi Baronto e Desiderio fu tale che prima le popolazioni vicine e poi quelle lontane fecero a gara a «correre qua ad invocare e venerare i sacri corpi dei santi ivi sepolti. Fin dalla Francia, dicon le cronache sarebbero venute qui […] turbe di pellegrini». Fino alla fine del XIX secolo di questo antico splendore rimaneva una traccia: si trattava di sei statuette raffiguranti S. Baronto e i suoi compagni eremiti. Erano -scriveva A. Mazzanti nel 1920- «graziose, pregevoli, antichissime figurine di bronzo, rilevate dalla parte anteriore e piane dalla parte per cui erano affisse [all’altare] con chiodi pure di bronzo al gradino [un dossale di legno], alte una spanna (dicon le memorie). Oggi anche questo pregevole resto di antichità è miseramente scomparso». In effetti per alcuni decenni non si ebbero più notizie di queste statuette, fino a quando nel 1963, durante un convegno a Spoleto, mons. S. Ferrali per una fortuita coincidenza incontrò una studiosa francese, S. Gauthier direttrice del laboratorio degli smalti di Limoges, che lo informò dell’esistenza di un antico smalto di Limoges a bassorilievo raffigurante S. Baronto, conservato negli Stati Uniti al Museo Oberlin (Ohio). I successivi contatti tra Mons. Ferrali e la studiosa francese portarono al convincimento che si trattasse di una delle statuette scomparse dalla Chiesa di S. Baronto, se non altro per la fattura conforme alle descrizioni antiche, ma soprattutto per la scritta S. Barontus incisa nell’aureola; ricordo infatti, che quella pistoiese è l’unica chiesa al mondo dedicata a questo santo. Il manufatto risale al XIII secolo ed è un segno evidente dell’antico culto di San Baronto.

Un altro segno del culto di San Baronto più vicino nello spazio e nel tempo è quello che possiamo trovare visitando la cattedrale di San Zeno (ringrazio l’arch. S. Martini per questa segnalazione). Nella cappella, detta di S. Atto (già S. Rocco e della Città) posta alla destra del presbiterio, si può ammirare, sopra l’urna di San Atto, la pala del pittore Mattia Preti raffigurante l’Incoronazione della Vergine con i Santi Baronto e Desiderio (metà XVII sec.). La tela non fu dipinta per la cappella di San Atto, ma per un altare dedicato ai santi Baronto e Desiderio voluto dalla famiglia Foresi. L’altare, posto nella navata sinistra, passò poi ai patronati Benesperi e Buonfanti. Nella trasformazione della cattedrale del 1836 fu trasferito su quella destra, vicino alla porta del crocifisso poi, in seguito ad ulteriori modifiche, l’altare fu soppresso e la tela portata nella attuale cappella. Al centro della scena c’è un angelo custode che indirizza verso l’empireo, dove ad accoglierlo ci sono la Vergine e la Trinità. In basso, in uno sfondo naturalistico, ci sono le due grandi figure di S. Baronto e S. Desiderio. Vicino hanno tre attributi iconografici: una cesta posta a fianco del monaco Desiderio, un libro (la Visio?) vicino all’eremita Baronto e uno zampillo d’acqua tra i due, in ricordo della fonte scaturita miracolosamente.

Ivo Torrigiani

La fortuna della Visio Baronti

La tradizione agiografica di San Baronto si fonda su due testi: la Visio Baronti, presente in alcuni codici risalenti all’età carolingia e datati a partire dal IX-X secolo, e la Vita Baronti redatta tra l’XI e il XII secolo, il cui manoscritto è andato smarrito, pertanto oggi la conosciamo nella trascrizione degli Acta sanctorum (Anversa, 1668). La Visio ebbe un’ampia circolazione nel medioevo come attestano le numerose copie manoscritte rimaste: lo storico tedesco W. Levison ricordava all’inizio del secolo scorso che nelle biblioteche europee erano ancora rintracciabili di questo testo oltre quindici codici, redatti tra IX e il XV. La Visio negli ultimi decenni è stata oggetto di numerosi studi. Da un lato gli storici di letteratura medievale si sono rivolti alla Visio ritenendola uno dei primi testi da cui prese l’avvio un nuovo genere letterario, che trovò il suo culmine poetico nella Commedia dantesca; d’altro lato gli storici del medioevo, impegnati nella ricostruzione dell’evoluzione delle rappresentazioni dell’aldilà nell’Europa medievale, l’hanno assunta come esempio di descrizione del Paradiso e dell’Inferno: in questo senso J. Le Goff l’ha indicata come fondamentale per la ricostruzione dell’immaginario medievale.

Per saperne di più: «La Vita e la Visio Sancti Baronti Monaco, eremita, santo» a cura di Ivo Torrigiani e Maria Virginia Porta San Baronto, Parrocchia di San Baronto, Ass. pro loco Amici di San Baronto, 2013.

Mattia Preti, Incoronazione della Vergine con i Santi Baronto e Desiderio (1657 circa), Cattedrale di San Zeno, Pistoia, cappella di Sant’Atto




Cristiani perseguitati: il loggiato della Cattedrale si tinge di rosso

La Cattedrale si illumina di rosso in ricordo dei missionari martiri e dei cristiani perseguitati. L’occasione è la veglia di preghiera in cattedrale sabato 23 marzo.

PISTOIAIl loggiato della cattedrale di San Zeno si illumina di rosso per i missionari martiri e i cristiani perseguitati. L’iniziativa, prevista per sabato 23 marzo, vuole richiamare l’attenzione di tutti sulle violenze e le persecuzioni di cui sono vittime i cristiani nel mondo. Nel 2018 sono stati 40 i missionari uccisi nello svolgimento del loro servizio pastorale. Secondo il rapporto annuale della Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre sono oltre 3000 i cristiani morti per la loro fede, circa 300milioni quelli perseguitati nel mondo, 38 i Paesi dove sono discriminati. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e non dimenticare queste sofferenze da alcuni anni Aiuto alla Chiesa che soffre illumina di rosso Chiese, basiliche e monumenti: l’ultima eclatante iniziativa ha visto illuminare di rosso l’intero Colosseo a Roma. A Pistoia, grazie alla collaborazione dell’amministrazione Comunale, si tingerà di rosso -il colore che evoca il sangue dei martiri- il loggiato della Cattedrale di San Zeno.

Aiuto alla Chiesa che soffre sarà presente a Pistoia con un sacerdote siriano, don Ihab Alrachid della chiesa greco melchita cattolica. L’occasione è la veglia che sarà celebrata e presieduta dal vescovo Fausto Tardelli nella Cattedrale sabato a partire dalle ore 21.

Da quasi trent’anni la chiesa cattolica celebra una veglia di preghiera in memoria di San Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador e dei numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici uccisi durante l’anno 2018. Quest’anno saranno coinvolte anche alcune associazioni che fanno parte della consulta delle aggregazioni laicali diocesane, ma anche la pastorale giovanile ed il coro della Cattedrale. La veglia è un po’ il culmine della Quaresima missionaria della Diocesi di Pistoia, una campagna di solidarietà nata nei primi anni settanta del secolo scorso. La campagna di tutta la Quaresima di quest’anno sarà a sostegno della“Casa della Comunità” costruita nella periferia di Tresidela Nova della Città di Balsas in Brasile da Nadia Vettori, missionaria laica della nostra diocesi. Il Centro Missionario Diocesano continuerà a sostenere questo progetto, molto caro anche al vescovo Tardelli.

Le offerte raccolte saranno destinate anche al sacerdote fidei donum della diocesi di Pistoia don Marcello Tronchin, che opera in Ecuador nella Diocesi di Esmeraldas, in contesti problematici, dove povertà e sfruttamento sono esperienze drammatiche di vita quotidiana.

La raccolta realizzata in occasione della veglia di sabato sarà invece destinata alla Fondazione di diritto pontificio Aiuto Alla Chiesa che Soffre per un’iniziativa a sostegno delle famiglia di sfollati rifugiate a Lattakia in Siria.

Comunicato UCS