Cresime degli adulti: un nuovo percorso di vita e di fede

Nella solennità di Pentecoste il vescovo celebrerà in Cattedrale le Cresime degli adulti. Nella testimonianza dei cresimandi la bellezza del cammino compiuto e l’attesa per un momento decisivo della propria vita cristiana.

Leggi l’omelia di Mons. Tardelli

Domenica 9 giugno è la Solennità di Pentecoste. Mons. Tardelli celebrerà in Cattedrale alle ore 10.30 le Cresime degli adulti. Tra i cresimandi Martina, Valentina e Alessandro provano a spiegarci cosa li ha spinti a chiedere il sacramento della confermazione.

Cosa ha significato per te questo cammino in preparazione alla cresima?

Martina

È stato un momento molto interessante; un’occasione per essere guidata e accompagnata nella fede, ma anche per prendere spunto da riflessioni e pensieri condivisi con il gruppo degli altri cresimandi. Sarebbe stato ancora più bello avere più tempo per ascoltare le storie di fede di tutti noi.

Valentina

Per me è stato un percorso emozionante. Voglio ringraziare suor Giovanna, una persona speciale, gioiosa, simpatica che riesce a far capire  con la sua semplicità cosa significa riceve il dono dello Spirito Santo e i valori importanti della fede che non dobbiamo mai dimenticare nella vita quotidiana. È stato anche un percorso di vita che mi ha fatto riflettere molto, e ringrazio il Signore  che  in un momento cosi difficile della mia vita, mi abbia donato questa esperienza che ho condiviso con tutte le persone che ho conosciuto al corso.

Alessandro

Per me è stata l’occasione di riscoprire un percorso di fede, conoscere delle bellissime persone e apprezzare di nuovo la semplicità e la bellezza della Parola.

Quali sono i tuoi sentimenti e pensieri in questi giorni in attesa di ricevere il sacramento della cresima?

Martina

Sono molto emozionata perché è un giorno che aspetto da qualche anno. Mi sento come se mi stessi recando da un amico che mi ha invitato e mi sta aspettando da molto tempo a braccia aperte!

Alessandro

Ho avuto occasione di soffermarmi molto su questo pensiero. Io mi ero allontanato dalla Chiesa e dall’insegnamento cattolico in età adolescenziale e solo ora, in età adulta, grazie alla preparazione al matrimonio, al supporto della mia fidanzata, quindi futura moglie, sono stato di nuovo capace di apprezzare la semplicità e la bellezza della fede.

Papa Francesco ha detto : «Chi è senza cresima è un cristiano a metà»; cosa ne pensi?

Martina

Sono d’accordo con il Santo Padre; io stessa ho provato questa sensazione che ha fatto scaturire il desiderio di confermare il mio amore verso Gesù.

Domenica 9 giugno sarà un giorno importante per te: con la discesa dello Spirito Santo sarai chiamata ad essere testimone di Gesù Cristo nella tua vita..

Martina

Ogni giorno al mio risveglio mi chiedo come testimonierò l’amore di Gesù ed ogni sera mi chiedo se davvero sono riuscita o meno nel tentativo. Spero che lo Spirito Santo aiuti tutti noi. Abbiamo mille difetti e limiti e credo che senza la sua presenza in mezzo a noi non possiamo davvero nulla.

Alessandro

Ma certo. Grazie a questa riscoperta della e agli impegni di fede che mi si presenteranno davanti nel corso di quest’anno avrò modo di essere un cristiano cattolico migliore.

Valentina

È vero, con la cresima sarò chiamata a testimoniare il Signore. Continuerò a cercarlo ad ascoltarlo, ad amarlo a chiedergli aiuto mettendo tutto nelle sue mani e cercherò con la mia umiltà di raccontare al mio prossimo l’amore che lui ha insegnato a noi con il suo sacrificio. Con l’occasione vorrei ringraziare tutte le persone che ho conosciuto in questo percorso:  da Suor Giovanna, Daniela, don Roberto, don Luca, il nostro vescovo che è passato a salutarci e tutte le persone che hanno condiviso con me questo percorso e con le quali  riceveremo la cresima insieme in particolare Angela e Vito.

Daniela Raspollini




Il Vescovo Tardelli incontra i rappresentanti delle aziende vivaistiche

A Villa Rospigliosi la diocesi organizza una mattinata di scambio e approfondimento sul rapporto tra green economy, mondo del lavoro e sviluppo sostenibile

 

PISTOIA – I temi dell’economia, del lavoro e dello sviluppo sostenibile come parte essenziale della vita degli uomini stanno diventando sempre più centrali nel discorso pubblico. Anche la Chiesa da molti anni ha mostrato un rinnovato interesse per questi temi, in particolare dopo l’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco.

In questo contesto il vescovo Tardelli ha voluto incontrare i rappresentanti delle aziende del settore vivaistico, perno centrale e motore della vita economica della città di Pistoia.

«Con voi lavorano migliaia di persone – scrive il vescovo nella lettera d’invito rivolta ai vivaisti –  e sono coinvolte centinaia famiglie che vivono di questa iniziativa economica che affonda le radici, è proprio il caso di dirlo, in questa bella terra di Pistoia. L’iniziativa d’impresa che crea lavoro e genera dignità e prosperità, nel rispetto delle leggi e del creato che il buon Dio ci ha donato, è sempre stata favorita e supportata dalla Chiesa».

«Oggi – continua Tardelli – l’attenzione ai temi che riguardano il rapporto tra lo sviluppo dell’economia e l’impatto ambientale che essa ha sulla salute degli uomini e sulle condizioni del pianeta è sempre più forte e, aggiungo io, giustamente. Sono convinto che sia possibile uno “sviluppo sostenibile” e che l’ingegno, la fantasia, le risorse di cui è capace l’uomo animato da buona volontà, siano tali da poterlo realizzare. Anche qui, nella nostra amata Pistoia».

Nel corso della mattinata il vescovo esporrà i principali punti della “Laudato Sì” e i principi teologici che guidano la dottrina sociale della chiesa nell’ambito della custodia del creato.

L’incontro è previsto per sabato 15 giugno alle ore 10 presso Villa Rospigliosi (Candeglia).




L’esperienza della fraternità, la sfida della missione

Due giorni insieme per sognare e costruire insieme una chiesa sinodale e missionaria

Si è svolta a villa Rospigliosi la due giorni del clero. Un appuntamento importante per la nostra diocesi, momento di incontro e confronto tra il vescovo Tardelli, i presbiteri e i diaconi della Chiesa di Pistoia.

La due giorni, all’insegna del titolo programmatico «Per una chiesa sinodale e missionaria», ha previsto un ricco programma su molti aspetti della vita diocesana e ha visto una significativa partecipazione.

Dopo un momento di preghiera guidato dal vescovo e accompagnato da una riflessione di don Patrizio Fabbri, vicario episcopale, la giornata di lunedì è iniziata con un diffuso e interessante resoconto del vescovo sulla visita pastorale iniziata al termine del 2017 e ormai prossima a concludersi.

Una prima analisi in cui emergono alcuni temi chiave e un’impressione generale sullo stato della diocesi. Impressione in primo luogo positiva in cui, nonostante alcune criticità, la chiesa pistoiese si manifesta viva e vivace. «Un viaggio – ha affermato il vescovo riferendosi alla visita pastorale – che mi sarebbe piaciuto condividere con tutti voi presbiteri», ma che «avrebbe fatto bene e farebbe bene anche ai nostri cristiani (…) per farci sentire una sola chiesa, riunita dal Signore e chiamata a dare testimonianza di Cristo morto e risorto». Se non altro, ricordava il vescovo, aiuterebbe una maggiore conoscenza reciproca e collaborazione tra parrocchie e realtà diverse, magari anche territorialmente distanti perché «ascoltare e scoprire come vengono affrontati i problemi da una parte all’altra della diocesi, come si cerca di vivere il Vangelo e di realizzare una vita di chiesa è molto istruttivo e arricchente». Molti i temi trattati: dalla consapevolezza di una realtà parrocchiale molto diversificata, alle fatiche, ma anche ai segni di bellezza di una comunità chiamata a diventare sempre più fraterna e missionaria, ai giovani, all’iniziazione cristiana, ai poveri. Alle parole del vescovo è poi seguito un breve confronto con i sacerdoti e i diaconi presenti.

Dopo l’eucaristia e il pranzo monsignor vescovo e don Cristiano d’Angelo hanno sviluppato una riflessione più programmatica legata al futuro indirizzo pastorale della diocesi. Il tema della relazione era sufficientemente chiaro per esprimere il contenuto: «sinodalità e missione, uno stile da maturare, una prassi da costruire. Prospettive per il cammino futuro». È stato soprattutto don Cristiano, vicario per la pastorale, a presentare un’ipotesi di lavoro centrata sui temi della sinodalità e della missione. Sinodalità come parola chiave e ordinaria della vita della Chiesa, in cui «ogni fatica a camminare insieme, ogni indebolimento del senso di comunità, ogni frattura nella capacità di collaborare, ci rende meno fedeli alla nostra vocazione di chiesa immagine della Trinità». «Sinodalità – ha ricordato don Cristiano citando il papa- come dimensione costitutiva della Chiesa … Cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo Millennio». Un tema, quello della missione, che si lega a quello della sinodalità, in quanto la Chiesa è l’insieme di tutti i fedeli chiamati ad essere soggetti attivi della evangelizzazione.

Cosa si prospetta dunque per la nostra diocesi? Il vescovo ha suggerito un percorso sinodale che si riallaccia all’esperienza dell’assemblea sinodale organizzata nell’anno 2015-2016, da cui sono scaturiti gli orientamenti pastorali per il triennio e che potrebbe concludersi con la celebrazione di un sinodo diocesano. Un’opzione che certamente chiede anche molto lavoro in comune, la collaborazione e la valorizzazione dei laici. Sinodalità, ma anche missione dunque, come indirizzo pastorale particolarmente innestato nel magistero di papa Francesco ed espresso con chiarezza nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, vera e propria chiave di volta del suo pontificato.

La conclusione della prima giornata ha previsto delle comunicazioni importanti per la vita della diocesi: alcune informazioni sulla nuova normativa della privacy, altre sulle nuove linee guida per la prevenzione degli abusi proposte dalla CEI, inoltre una ipotesi per la formazione permanente del clero attenta ad affrontare temi specifici, in forma seminariale o di mini corso. Infine, c’è stato spazio per un ragguaglio sulla situazione del seminario diocesano. Si sono presentati quindi i diaconi che saranno ordinati il prossimo 30 giugno, Alessio Bartolini ed Eusebiu Farcas.

Martedì 4 giugno la giornata si è avviata con la concelebrazione eucaristica. È seguito un momento di condivisione in gruppi su alcuni dei temi affrontati lunedì: cioè sulla visita pastorale e l’ipotesi di un futuro sinodo della chiesa di Pistoia dedicato al tema della missionarietà. Quanto elaborato nei gruppi è stato condiviso in assemblea e commentato dal vescovo, che ha sottolineato l’importanza di una riflessione sinodale sul tema della evangelizzazione, senza dimenticare l’organizzazione della vita parrocchiale.

Dopo il pranzo lo spazio è stato riservato ad altre comunicazioni relative a diversi aspetti della vita diocesana:

  1. L’accoglienza dei migranti a cura di Francesca Meoni, vicedirettore Caritas;
  2. la presentazione del bilancio economico della diocesi a cura di Raffaello Pratesi dell’economato;
  3. Uno sguardo alla situazione economica delle parrocchie a cura di Alessio Venturi;
  4. Una comunicazione sul pellegrinaggio diocesano che la Chiesa di Pistoia ha in programma per il prossimo anno pastorale e a cui sta già lavorando don Gianni Gasperini, direttore dell’ufficio pellegrinaggi.
  5. Don Petre Iancu ha invece illustrato a tutti i presenti il pellegrinaggio delle diocesi toscane alla città di Assisi previsto per i prossimi 3 e 4 ottobre 2019. Il pellegrinaggio è stato organizzato per accompagnare la consegna dell’olio per la lampada che indica la tomba di San Francesco. Al patrono d’Italia, infatti, fanno visita a turno le diocesi del nostro paese per l’offerta dell’olio e un omaggio di devozione popolare.

La due giorni del clero si è conclusa con la recita comunitaria dei vespri, in un clima familiare e fraterno, sigillo di un nuovo, piccolo ma importante passo, per far crescere la Chiesa pistoiese come una comunità fraterna e missionaria.

Ugo Feraci




RnS: rinnovate le cariche per il quadriennio 2019-2020

Domenica 19 Maggio, nei locali del Seminario vescovile di Pistoia, si sono svolte le elezioni dei nuovi responsabili regionali per il quadrimestre 2019-2022 del Rinnovamento nello Spirito Santo. Erano presenti i membri del Comitato regionale uscente, i coordinatori dei gruppi, i Coordinatori ed i Comitati diocesani della Toscana uscenti, per un totale di circa 90 persone.

A presiedere la giornata elettiva era con noi Carmela Romano, da poco eletta nel Comitato Nazionale, responsabile dell’area della formazione.

È stata una giornata molto bella e piena di emozioni. I Coordinatori dei gruppi della nostra diocesi hanno accolto nella gioia di Cristo le sorelle ed i fratelli arrivati da tutte le parti della Toscana. È quindi seguita la preghiera comunitaria carismatica, durante la quale abbiamo ringraziato il Signore per i segni ed i prodigi fatti nel quadriennio appena trascorso. Successivamente Carmela ha fatto una breve introduzione sul tema “un servizio santo per un Rinnovamento nello Spirito Santo”. Dopo un momento di adorazione Eucaristica sono state effettuate le elezioni del Coordinatore regionale.

Dopo il pranzo consumato nel refettorio del Seminario, si sono svolte le elezioni dei Coordinatori diocesani e dei Comitati diocesani. La giornata è terminata con la Celebrazione Eucaristica presieduta da don Alejandro Festa, responsabile spirituale regionale. Ringraziamo vivamente Don Diego Pancaldo, responsabile delle aggregazioni laicali della nostra diocesi, per la sua presenza ed il suo saluto a tutta l’assemblea.

Questo l’esito delle elezioni regionali :

Per il Coordinatore regionale è stata riconfermata Bianca Maria Marcocci della diocesi di Pisa. Per quanto riguarda la nostra Diocesi questi i nominativi eletti: Mattonelli Andrea Coordinatore diocesano, Tormentoni Giuseppe e Bonifacio Andrea membri diocesani.

Andrea Bonifacio




Due giorni del clero: un appuntamento importante per il cammino diocesano

I prossimi lunedì 3 e martedì 4 giugno a Villa Rospigliosi si svolgerà la consueta «due giorni del Clero», l’incontro con il vescovo di tutti i sacerdoti e diaconi attivi in Diocesi. La due giorni è l’occasione per guardare all’anno passato, operare una verifica sapienziale del cammino diocesano, ma soprattutto per pensare il futuro. L’incontro, infatti, si colloca al termine dell’itinerario pastorale diocesano dal titolo «Sulle ali dello Spirito», che ha impegnato la Chiesa di Pistoia nei quattro anni passati.

L’appuntamento di inizio giugno si offre dunque come il primo passo per l’elaborazione di un nuovo tempo di grazia e di cammino comune della nostra Chiesa diocesana.

Sono poi previste alcune importanti comunicazioni sulla vita diocesana e su temi di attualità pastorale, ma sarà dato anche e ampio spazio alla condivisione in assemblea e nei gruppi.

Red.




Andrea Franchi, il vescovo Beato

La sua memoria liturgica ricorre il 30 maggio, ma la storia e i resti del vescovo Franchi sono forse sconosciuti ai più.

Il 30 maggio ricorre e sarà celebrata in diocesi la memoria del beato Andrea Franchi. Probabilmente, però, non saranno molti i pistoiesi in grado di dire chi sia e quali meriti abbia avuto verso la città e verso la Chiesa questo Beato. Cerchiamo allora di ritrovarne qualche notizia.

Nato nel 1335 da una ricca famiglia borghese, a quindici anni Andrea entrò nel convento di San Domenico e dopo otto anni di noviziato pronunziò i voti e fu ordinato sacerdote. Fino al 1382 la sua vita trascorse nell’ambiente conventuale, esemplarmente e felicemente divisa fra studio e predicazione, penitenza e carità, senza che tutto ciò gli precludesse il mondo della bellezza e dell’arte. Anzi, fu proprio lui a volere che fosse ampliata e abbellita la chiesa di San Domenico e in seguito fece lo stesso per il palazzo vescovile e con grande solennità inaugurò, finalmente compiuto dopo due secoli, lo splendido altare argenteo di S. Jacopo. Infatti nel 1382, trasferito a Cervia il vescovo Giovanni Vivenzi, era stato destinato a succedergli, anche se ne avrebbe fatto volentieri a meno, proprio lui, il domenicano Andrea Franchi.

Tuttavia anche nella tanto più complessa e difficile posizione di vescovo Andrea aveva mantenuto intatta la purezza della sua vita e della sua fede e la profonda bontà e serenità spirituale che normalmente si avvertivano in lui fino a restarne contagiati, come testimonia, fra gli altri, ser Luca Dominici nella sua Cronaca. A questo cronista si deve la più dettagliata relazione del passaggio dei Bianchi, una devota, per non dir fanatica, processione di massa che, fra miracoli e penitenze varie, dalla Francia era arrivata in Italia, suscitando lungo il cammino continue conversioni, entusiasmo e partecipazione popolare. Nell’agosto del 1399 passò anche da Pistoia e Andrea fece del suo meglio per gestirne le clamorose manifestazioni e l’epidemia di peste che ne fu, almeno in gran parte, prevedibile conseguenza. Fino a vent’anni fa sulla parete del loggiato di Ripalta si poteva vedere un affresco, ora quasi scomparso, che sullo sfondo della facciata di San Francesco lo rappresentava a capo della processione col miracoloso Crocifisso di Ripalta in mano.

L’anno seguente Andrea Franchi, ormai vecchio e malato, si dimise dalla carica di vescovo, tornando nella raccolta quiete del suo convento, dove morì nel maggio del 1401. Fu seppellito in chiesa, in un bel sepolcro di pietra serena, dal quale, per ragioni di restauro, nel 1613 il suo corpo dovette essere trasferito in sacrestia. Qui rimase (a parte una misteriosa scomparsa al tempo di Scipione de Ricci; ma durante la reazione popolare del 1790 fu ritrovato in un armadio del Seminario e subito rimesso al suo posto) incorrotto e molto venerato, fino al 1921, quando, dopo la sospirata beatificazione ufficiale, venne ricollocato in chiesa.

Attualmente il suo corpo è collocato in una teca di vetro sotto l’altare laterale sinistro del transetto della chiesa di San Domenico, purtroppo un po’ impolverato e dimenticato. È forse arrivato il momento di ricordarlo?

Maria Valbonesi




La Diocesi a Montenero: i pellegrini raccontano

I pellegrini raccontano una giornata indimenticabile di comunione e preghiera

A cura di Daniela Raspollini

Maria ci ha chiamati e noi abbiamo risposto: eccoci Madre nostra! In tanti, circa un migliaio eravamo mercoledì 15 a Montenero. Vedere tanti fratelli e sorelle pellegrini insieme al nostro vescovo per la consegna dell’olio che per un anno intero farà ardere la lampada accesa davanti a Maria, quale segno di una preghiera incessante» è stato davvero motivo di gioia.

Noi della Comunità pastorale del centro storico siamo arrivati a Montenero la mattina con un pullman pieno. Dopo le lodi guidate dal vescovo abbiamo ascoltato la catechesi di P.Antoine Emmanuel, priore della fraternità monastica di a Gerusalemme di Firenze. Il tema dell”incontro era: «Con Maria per formare comunità fraterne e missionarie». L’insegnamento è stato di grande profondità spirituale tanto che, sentendo i commenti, ha toccato il cuore dei presenti! Dopo un tempo di silenziosa meditazione sulla catechesi, sempre guidati dal vescovo abbiamo recitato l’ora media. Grazie alle parole di P. Antoine Emmanuel  abbiamo capito meglio quanto sia importante e necessaria la nostra unione con la Vergine Maria, specialmente in questi tempi così travagliati e pericolosi.

Abbiamo condiviso poi la bellezza della celebrazione del pomeriggio e per la grande partecipazione: tutti cantavamo e pregavamo insieme: la gioia era nei cuori! Ho sentito commosso anche il nostro vescovo. Veramente Maria ci ha chiamati, ha chiamato il popolo di Dio a stare, come l’uccellino dipinto nell’antica immagine di Montenero, sul suo braccio perché è lei che ci porta a suo Figlio Gesù!

Manola (Parrocchia di San Paolo)

 

Il Pellegrinaggio a Montenero è stata un’esperienza molto bella: tanta gente della nostra diocesi insieme per condividere lo stesso amore per la mamma celeste. Tutti in cammino insieme per il Santo Rosario dietro al nostro vescovo Fausto siamo andati a trovare Maria. È stata una cosa meravigliosa. Per la chiesa piena non ho potuto vedere più di tanto, ma le parole del vescovo sono arrivate nel mio cuore. Spero di potere dare tutto ciò che ho ricevuto alle persone che ne hanno bisogno nel mio vivere quotidiano.

Anna Mezzi (Parrocchia di Casalguidi)

Al Pellegrinaggio ho portato un gruppo di parrocchiani di Vicofaro e Ramini. Mi ha fatto piacere trovare nell’ambito della giornata vari parroci che nel tempo ho conosciuto.

Al centro di tutto c’era il nostro vescovo che ha presieduto per tutto il pellegrinaggio – molto partecipato- la preghiera. Il Santuario non ci ha accolto tutti perché eravamo tanti. Ho notato nei pellegrini una sentita presenza: non erano lì per conformismo, ma per fede.

Doriano (Parrocchia di Vicofaro)

 

Pace e serenità sono state le sensazioni che ho provato durante e al ritorno del pellegrinaggio a Montenero.

Quando ci siamo incamminati in processione verso il Santuario ho avuto l’impressione di far parte veramente della Chiesa che camminava verso Maria. Ogni momento della celebrazione è stato per me significativo: dal rinnovo delle promesse battesimali, all’omelia del vescovo, durante la quale ho avvertito proprio la presenza dello Spirito Santo che attraverso Maria aveva riunito parrocchie diverse per farci sentire tutti parte di una stessa Chiesa e figli di un medesimo Padre.

Grazia Nunziati (Parrocchia di Carmignano)

 

Da Montemurlo eravamo in totale circa quaranta pellegrini; tra loro cinque volontari della confraternita della Misericordia di Montemurlo con i propri mezzi, altre associazioni e le autorità locali.

Come volontari della Misericordia abbiamo aiutato le persone durante la processione aiutato ad entrare al Santuario, trovando loro anche i posti a sedere.

Abbiamo partecipato alla Santa Messa: è stato commovente vedere tante persone malate e non, avere la possibilità di partecipare a questo pellegrinaggio. Il vescovo Tardelli Fausto ha ringraziato i presenti, ha parlato in modo semplice, chiaro e spontaneo, in modo da farsi comprendere da tutti. A nome della Confraternita di Montemurlo ci teniamo a ringraziare il nostro Parroco Don Gianni Gasperini che si è impegnato tanto per l’organizzazione. È stata una bella esperienza e ci rendiamo disponibili per la prossima iniziativa della Diocesi.

Brunetta (Confraternita della Misericordia)

Si dice che insieme è più bello …ed è vero! Partendo da questo proposito e sentendoci parte integrante della Chiesa pistoiese abbiamo organizzato, in accordo con Don Roberto Razzoli e la Parrocchia di Valenzatico uno dei tanti pullman di pellegrini che nel pomeriggio di mercoledì 15 Maggio sono saliti in pellegrinaggio a Montenero, in occasione della Festa liturgica della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie (o di Montenero), patrona della Toscana.

Siamo partiti in 55 guidati, dal parroco di Valenzatico don Roberto Razzoli e dall’assistente dell’Unitalsi  don Cesare Tognelli. Il Santuario non riusciva a contenerci tutti, ma, nonostante alcuni disagi, il clima per tutto il pomeriggio è stato quello di raccoglimento e di preghiera in comunione con il nostro vescovo Fausto e gli altri sacerdoti della Diocesi. Una diocesi, un popolo raccolto in preghiera, in cui nessuno si sentiva fuori posto, in cui la sofferenza del vicino è stata condivisa al punto da trasformarsi in un percorso di presa di coscienza che non esistono persone più o meno privilegiate.

Eravamo li per dire il nostro particolare grazie a Maria, nonostante le nostre paure, difficoltà, le nostre preoccupazioni. Abbiamo rinnovato, per bocca del nostro vescovo Fausto, le nostre intenzioni i nostri propositi: essere testimoni dell’amore di Cristo. Consci della nostra debolezza, ma consapevoli di poterci riuscire restando in ascolto della parola di Dio e non di altre voci della nostra quotidianità. Ai piedi di Maria ci siamo proposti di seguire il suo esempio: Maria si donò al Signore sebbene non capisse fino in fondo il disegno di Dio per lei;  ebbe infatti la forza e la fede per affermare: «avvenga in me secondo la tua parola». Anche noi dobbiamo avere la forza per abbandonarci all’amore di Dio. Siamo chiamati a muoverci verso chi abbiamo vicino, verso chi vive nella sofferenza, non solo quella fisica. Lo sappiamo bene noi unitalsiani, ma lo sappiamo anche noi uomini e donne saliti fin qui dalle nostre parrocchie. Dobbiamo abbattere i muri che ci dividono da chi abbiamo accanto e camminare insieme lungo il sentiero della vita. Affidiamoci a Maria, nostra madre, che ci aiuti a fare quanto Cristo, suo figlio a in serbo per noi. Presentiamogli le nostre vite. Maria ha a cuore ognuno di noi. Lo abbiamo ascoltato anche nel Vangelo: «fate quello che vi dirà» …perchè Maria ha a cuore la nostra felicità.

Chiediamo dunque, citando il nostro Vescovo, che non manchi mai nella nostra vita «il vino vero della gioia». Con questo proposito alla fine della celebrazione ognuno è tornato nella propria parrocchia, alla propria vita quotidiana, con una serenità e una gioia data dalla consapevolezza che con la preghiera e l’affidarsi a Maria non saremo mai soli. È stato un bel pomeriggio: un pomeriggio di condivisione, in cui ognuno di noi di è messo al servizio dell’altro verso un unica meta.

Giovanni Giacomelli (Unitalsi)

«Amare non significa guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta». Questa è la frase che ha caratterizzato questa bellissima esperienza. Eravamo uniti nello stesso cammino, senza nemmeno conoscersi, ci siamo aiutati gli uni con gli altri. Ci siamo riuniti sugli stessi passi, per portare una testimonianza al santuario, la testimonianza della nostra Chiesa. Pistoia, tante persone ma un solo cuore.

Caterina Pelagalli

Una giornata meravigliosa, a cominciare dalla catechesi di Padre Emmanuel: parole che ti entravano nell’anima e ti davano pace. Poi la processione con la recita del Santo Rosario e la celebrazione eucaristica dove si percepiva a pelle la compartecipazione vera di tutti, la voglia di stare insieme raccolti a rendere grazie di quei momenti bellissimi. Se c’erano dei disagi perchè stavamo un po stretti, sono stati superati perchè tutti si sono prodigati per gli altri, prendendoti per mano per aiutarti a camminare o cedendoti il posto a sedere per riposare qualche minuto. Bella la liturgia, belli i canti, molto curati e commoventi.

Giuliana (Parrocchia di Lamporecchio)

Un’esperienza che sicuramente ha lasciato in tutti noi il segno indelebile e la voglia di ripeterla presto, perchè la nostra fede ne ha bisogno per crescere. Ho vissuto questa giornata con grande entusiasmo! È stato come se qualcuno mi avesse preso per mano! Non ho sentito neppure i piedi doloranti: ha agito in me un medicinale che non si trova nelle farmacie: “Lo Spirito Santo”!

Iolanda

 




Gruppi di ascolto del Vangelo: il respiro delle comunità parrocchiali

Lunedì 13 maggio si è svolto l’incontro degli animatori dei gruppi di ascolto della parola con il vescovo Tardelli

Si è svolto la sera di lunedì 13 maggio in seminario a Pistoia l’ormai tradizionale incontro di fine anno tra gli animatori dei Gruppi di Ascolto della Parola presenti nelle parrocchie della nostra Diocesi e il vescovo Fausto Tardelli. È stata l’occasione per verificare il cammino percorso nell’ultimo anno da queste realtà così importanti per la vita pastorale delle parrocchie, assieme al Vescovo e ai responsabili dell’Ufficio Catechistico della Diocesi Suor Giovanna Cheli e Don Cristiano D’Angelo.

Durante l’anno i vari Gruppi si sono confrontati nelle rispettive realtà parrocchiali con la lettura di brani tratti dagli Atti degli Apostoli contenuti nel Sussidio proposto come guida dalla Diocesi.

L’incontro, aperto dall’introduzione di don Cristiano e dalla lettura dell’ultimo brano proposto dal Sussidio, tratto dal capitolo 20 degli Atti, con la bellissima pagina del saluto di Paolo agli anziani di Efeso, è proseguito con numerosi interventi da parte di rappresentanti di gruppi parrocchiali che hanno portato la loro testimonianza e le loro proposte per il futuro.

Nella traccia proposta per stimolare gli interventi erano presenti alcune domande, cui i presenti hanno cercato di rispondere a nome dei propri gruppi: di tutti i brani letti negli Atti degli Apostoli, quale episodio ti ha fatto più riflettere ? Quale suggerimento ci viene dagli Atti degli Apostoli per la vita delle nostre comunità cristiane? Come è andato il cammino del tuo gruppo in questo anno pastorale? Come giudichi il Sussidio di quest’anno? Quale libro della Bibbia ti piacerebbe leggere l’anno prossimo? Hai osservazioni da fare o suggerimenti per l’anno prossimo?

Senza entrare, per ovvi motivi di lunghezza e di peculiarità di ogni gruppo intervenuto, nei dettagli delle testimonianze che questi quesiti hanno stimolato nei vari interventi, si può certamente sottolineare che le esperienze raccontate sono state tutte sostanzialmente positive e che le realtà dei Gruppi i cui rappresentanti erano presenti sono ormai ampiamente radicate nelle rispettive parrocchie e contribuiscono indubbiamente in modo positivo alla crescita delle comunità. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è stata apprezzata da molti la scelta della lettura di brani degli Atti per quest’anno pastorale, in quanto, richiamandoci alla conoscenza delle esperienze straordinarie delle prime comunità cristiane, ha suggerito importanti spunti di riflessione su come cercare di vivere l’odierno cammino comunitario e parrocchiale.

Tra le proposte per quanto riguarda la scelta di cosa proporre nei sussidi del prossimo anno, si è passati dall’esigenza espressa da alcuni di tornare ad affrontare brani dell’Antico Testamento, troppo spesso poco conosciuto e quindi da approfondire, a quella di dare continuità al cammino di quest’anno, magari con la lettura delle Lettere di San Paolo.

Dopo gli interventi degli animatori, han preso la parola prima suor Giovanni e poi il Vescovo, che, ringraziando i presenti per l’impegno profuso in questo Cammino, hanno sottolineato l’esigenza di rilanciare fortemente col nuovo anno pastorale la proposta dei Gruppi d’Ascolto nelle varie comunità. Dopo l’entusiasmo dei primi anni quest’esperienza, voluta fortemente dal vescovo Mansueto Bianchi, e gli ottimi risultati raggiunti in molte parrocchie, si avverte infatti la necessità di far conoscere meglio e allargare soprattutto ai più giovani e in genere ai catechisti l’importanza di questa proposta.

Come ha affermato il Vescovo, i Gruppi di Ascolto, rappresentano “Il respiro delle comunità parrocchiali”, ne devono essere l’anima della formazione pastorale, in quanto la conoscenza e il confronto sulla Parola sono fondamentali nei cammini di fede individuali e, di riflesso, comunitari.

Quindi occorre rilanciare tale proposta, fare rete nelle comunità e tra le comunità attraverso queste esperienze. Occorre in sintesi, “essere Chiesa” e comprendere attraverso la conoscenza della Parola che “essere Chiesa” è un dono straordinario.

E in fondo questo è quanto ci hanno “chiesto” gli Atti degli Apostoli in quest’ultimo anno di cammino: diventare Chiesa missionaria e testimone, camminando insieme “sulle ali degllo Spirito”, come ai tempi delle prime comunità cristiane. A questo è indirizzata l’esperienza dei Gruppi di Ascolto parrocchiali; per questo deve essere sottolineata con ancora più forza e gioia la bellezza di tali esperienze.

Cristiano Mazzei




Un diacono per la montagna

Marco Petrini affiancherà don Sergio Agostini nelle parrocchie della Montagna, tra Cutigliano e Abetone andando ad abitare presso la canonica di Pian degli Ontani

Marco Petrini svolge il proprio servizio diaconale in montagna da diversi anni. Sabato scorso, 11 maggio, in occasione della visita pastorale, è stato ufficialmente presentato da Mons. Tardelli alla comunità di Pian degli Ontani, dove andrà a risiedere con la famiglia. Il diacono Petrini affiancherà don Sergio Agostini, parroco di Cutigliano, Pian degli Ontani, il Melo, Rivoreta, Pianosinatico e Abetone. A Marco Petrini abbiamo rivolto alcune domande per conoscere meglio il servizio che svolgerà in parrocchia e nelle altre comunità della Montagna.

Da diversi anni svolgi servizio sulla montagna pistoiese, ma come è nata la decisione di trasferirti in montagna a Pian degli Ontani?

A suo tempo il vescovo Mansueto mi aveva inviato in montagna a fare servizio presso don Napoleone Toccafondi a Spignana e Lizzano, poi però, il mio lavoro si è allargato in tutte le parrocchie del vicariato in accordo con il vicario zonale don Cipriano Farcas. Di conseguenza Mons. Bianchi mi affidò l’incarico di svolgere il servizio da diacono in aiuto ai parroci dell’intero vicariato della montagna. Poiché don Sergio Agostini era, e continua ad essere, parroco di sei parrocchie – senza contare i diversi oratori- il vescovo Tardelli mi ha chiesto di prestare servizio in collaborazione con lui. Questo è quello che faccio oggi, anche se certamente sono sempre disponibile a sostituire altri sacerdoti o ministri in caso di assenza. Con il mio servizio è emersa la possibilità (e il bisogno) di avere una canonica in cui abitare per non dover andare e venire da Pistoia ogni volta. Così con il vescovo abbiamo individuato la canonica di Pian degli Ontani. Una casa che in questi mesi, pur con diversi lavori, ha ripreso vita.

In cosa consisterà il tuo impegno?

Il mio impegno sarà quello di allentare la pressione di don Sergio nelle celebrazioni domenicali, poi mi dedicherò a incontri di Vangelo e di catechesi, che in montagna vengono fatti prevalentemente d’estate, quando c’è più possibilità di uscire. Anche quest’anno ho intenzione di cominciarli con il mese di giugno.
C’è poi il desiderio di animare la comunità di Pian degli Ontani, magari attraverso il coinvolgimento dei giovani, cercando di riavvicinare loro e le famiglie alla vita della chiesa. Pian degli Ontani è già un paese disponibile e partecipe; qui è molto sentita la vita della parrocchia, ma certamente la mia presenza potrebbe riattivare un po’ la disponibilità.

Dopo tanti anni in montagna conosci ormai luci e ombre della vita cristiana in questo territorio…

Luci e ombre ci sono come da tutte le parti. Le luci sono primariamente rappresentate da comunità montane sincere, in cui il contatto umano è molto più presente e vivo; le ombre sono soprattutto le assenze dei giovani che per motivi logistici se ne vanno mentre la popolazione invecchia sempre di più. Certamente c’è molto lavoro da fare con la visita ai malati, ma tante iniziative sono assai difficili. È mancato il ricambio generazionale che fino a qualche anno fa ancora si registrava. Se si riavvicinano i giovani certamente sarà possibile dare futuro alla montagna…

Come pensi di portare avanti il tuo lavoro sulla base delle indicazioni suggerite dal Vescovo nella lettera pastorale per l’anno della Comunità?

Direi che sono necessarie integrazioni fra diverse comunità. Penso che ci sia molto da lavorare in questo senso. Come ricorda il vescovo in occasione della visita pastorale si può sintetizzare così: il campanile sì, se inteso come segno di identità di cultura e tradizione da tutelare, il campanilismo no, se inteso come malattia, atteggiamento da superare. Si potrebbe cogliere, per esempio, la possibilità di fare degli incontri per riunire tutti i ragazzi che fanno catechismo per una giornata insieme, per una gita, per farli sentire uniti tra loro. Altrimenti si rischia la frammentazione e la minimizzazione delle presenze. Credo che questo trovarsi insieme possa essere un segnale importante. Creare collaborazioni tra realtà parrocchiali mi sembra la via che potrebbe dare frutti. Cercherò di portare avanti questa idea.

C’è un messaggio che vuoi rivolgere alle tue nuove comunità?

Il messaggio, che ho avuto modo di pronunciare sabato scorso, in occasione della mia presentazione da parte del vescovo alla comunità di Pian degli Ontani, è quello della sincerità. Sono diacono, ma in primo luogo sono un uomo, con i miei limiti. Se c’è qualcosa che non va, se ci sono sbagli, o errori, gradirei la sincerità di sentirmelo dire in faccia. Cerco e cercherò di essere “diacono” a servizio di tutti, ma ho i miei limiti e condivido la fatica di vivere come tutti. Mi sento di aggiungere che la figura di un diacono con famiglia residente in parrocchia è comunque segno di una chiesa che si rinnova, esce dagli schemi che per secoli l’hanno contraddistinta, ma che adesso chiedono di essere cambiati. Chiaramente ci vorrà tanta umiltà e buona volontà.

E sua moglie come vive questa scelta?

Mia moglie ha accolto in modo positivo. Da principio Pian degli Ontani ci sembrava assai lontano, ed è stato un po’ come un salto nel buio. Ma adesso siamo convinti; andremo avanti giorno per giorno, io e la mia famiglia.

Daniela Raspollini




Pellegrinaggio diocesano a Montenero: le parole del vescovo

Un migliaio di pellegrini ha raggiunto Montenero per il pellegrinaggio diocesano. Nelle parole del vescovo Tardelli il ringraziamento e l’affidamento alla Vergine, ma anche i propositi per il cammino della Chiesa di Pistoia

Larga partecipazione di fedeli per il pellegrinaggio Diocesano a Montenero: sedici i pullman partiti da Pistoia per la festa della Madonna delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana. Quest’anno, infatti, la Diocesi era chiamata a portare in omaggio l’olio per la lampada che arde davanti alla venerata e antica immagine del Santuario, consegnato a turno ogni anno dalle singole chiese toscane.

Il vescovo Tardelli, insieme ad alcuni gruppi di pellegrini, è arrivato la mattina per un momento di preghiera e meditazione sulla Vergine Maria curato da P. Antoine Emmanuel della Fraternità Monastica di Gerusalemme di Firenze. Nel primo pomeriggio sono poi arrivati la maggior parte dei fedeli provenienti da numerose parrocchie della Diocesi, accompagnati da alcuni rappresentanti delle amministrazioni locali, da alcune sezioni della Misericordia, dall’Unitalsi ed altre associazioni di volontariato. Tutti i pellegrini si sono dati appuntamento al parcheggio degli autobus per muoversi verso il Santuario pregando il Santo Rosario.

Viste le incerte condizioni meteorologiche il programma si è svolto interamente all’interno del Santuario, dove l’aula della chiesa si è presto rivelata incapace di contenere tutti i fedeli, in parte assiepati nell’atrio e nei corridoi laterali.
Ha così preso il via la liturgia penitenziale battesimale, celebrata in un clima generalmente raccolto e sinceramente partecipe.

Il pellegrinaggio è culminato nella Santa Messa, presieduta dal vescovo e concelebrata da oltre una trentina di presbiteri della Diocesi di Pistoia. Al termine si è svolta una piccola cerimonia per la consegna dell’olio della lampada. Lo stesso vescovo Tardelli ha versato un fiasco d’olio presentato dalla diocesi nella lampada collocata ai piedi dell’altare. Per tutto l’anno sarà rifornita con l’olio offerto dalla nostra chiesa di Pistoia; segno di una devozione popolare vivace e radicata, ma soprattutto gesto di venerazione e affidamento dell’intera diocesi alla Madonna delle grazie.

Proponiamo di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo Tardelli durante la santa messa.

 
Credo carissimi amici, fratelli e sorelle, che dobbiamo ringraziare Dio, Maria Santissima che ci ha convocati, in questa bella occasione, che ci fa tutti uniti nella sua memoria, tutti uniti come popolo santo di Dio, come Chiesa di Pistoia che si è mossa per venire qui. Quello che dice la Scrittura nel libro dell’Apocalisse (“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo”, Ap 21,1-2) si realizza qui, nonostante l’incertezza dei nostri passi, nonostante i nostri limiti e difetti: possiamo dire che siamo una città santa, adornata come una sposa, siamo veramente un cielo nuovo e una terra nuova. Lo vediamo qui in questa assemblea, per sentirci una cosa sola: il vescovo, i presbiteri, i religiosi e le religiose, il santo popolo di Dio…; sì, siamo davvero una città santa, un cielo nuovo e una città nuova. Intanto qui oggi sentiamo la vicinanza dei santi, sentiamo Maria tra noi, ci sentiamo già popolo di Dio. Vogliamo riconoscere la grande misericordia di Dio che continua ad avere fiducia in noi.
 
Pensate che c’è stata un’avanguardia nel nostro pellegrinaggio: sono stati qua i giovani e, come è giusto che sia, i giovani hanno fatto da apripista. Devono essere così anche nella nostra Chiesa di Pistoia: gli apripista per osare nelle strade del mondo una testimonianza nuova, di amore e speranza.
 
Siamo qui, oltre che per rendere grazie, ai piedi di Maria per presentare tutte le nostre fragilità, tutte le nostre debolezze. Ognuno di noi porta tutte le sue sofferenze, il volto di un parente di un amico che soffre, qualcuno che è nel buio, nella solitudine nella disperazione. Ecco, noi siamo qui ai piedi di Maria a chiedere e supplicare il suo materno aiuto, presentando tutte le nostre ansie, tutte le nostre preoccupazioni, i nostri lutti, le nostre malattie.. Presentiamo a Maria questo mondo, triste tante volte, vogliamo supplicarla perché sia madre, vogliamo supplicarla per i nostri fratelli perseguitati. Con umiltà con semplicità, vogliamo presentare tutte le nostre domande. Ognuno presenti a Maria quello che sente. Maria ama essere interrogata, ama che ci intratteniamo con lei come una madre. Ha a cuore -lo abbiamo sentito nel Vangelo (il Vangelo delle nozze di Cana, ndr)- che non manchi il vino della gioia. Chiediamo che non manchi mai nella nostra vita il vino vero della gioia, dell’allegria.
 
Abbiamo chiesto a Maria che ci aiuti ad avere intenzioni buone e a metterle in pratica. Vogliamo deporre ai piedi di Maria i nostri propositi come Chiesa di Pistoia. Quali sono le nostre intenzioni i nostri propositi?
 
Innanzitutto vogliamo proporci che vogliamo essere una Chiesa che mette in pratica la parola di Dio.
Vogliamo essere una Chiesa che fa la volontà di Dio, che si sforza di compiere e mettere in pratica la parola di Dio. Sappiamo di essere deboli, però noi vogliamo riproporre questo proposito. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta la Parola di Dio e non sta a sentire altre voci che non sono quelle del Signore. Fare sempre la volontà di Dio, facendo proprie le parole di Maria: “avvenga in me secondo la tua parola”.
 
Vogliamo mettere ai piedi di Maria anche un altro proposito: quello di voler prendere Gesù.
Lei Gesù l’ha potato in grembo, gli ha dato la sua carne, lo ha generato, lo ha custodito e allevato. Questo amore a Gesù, questa dedizione a Gesù sia anche quella delle nostre parrocchie e della nostra vita. Vogliamo che Gesù nasca nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nasca nelle nostre realtà di vita. Vogliamo generare Gesù. Vogliamo crescere nell’amore di Gesù. Quanto ha amato e quanto ama Maria Gesù. Quel Gesù per cui ha vissuto vogliamo che sia il Gesù della nostra vita. Discepoli amati di quel Gesù Cristo che è il nostro salvatore.
 
Infine, ai piedi di Maria, vogliamo fare il proposito di visitare. Visitare come ha fatto lei Elisabetta.
Vogliamo fare il proposito di visitare anche noi gli altri, Vogliamo muoverci, perché quelli che magari sono lontani li possiamo visitare. Vogliamo essere Chiesa che visita chi è nella sofferenza, chi è nel dolore; che si fa compagna di strada a chi è nel dolore, nella miseria, a chi viene da lontano. Siamo chiamati a visitare nell’amore chiunque. Vogliamo proporci di visitare chi ci sta accanto.
 
Ecco carissimi, davvero una bella giornata. Ringraziamo di cuore il Signore che ci fa sperimentare di essere popolo santo di Dio e ci fa già partecipi della gloria santa del Cielo. Proponiamoci sempre di fare sempre la volontà di Dio, di fare spazio a Gesù per generare Gesù, di visitare e fare spazio al nostro prossimo.