L’apertura dell’anno pastorale a Valdibrana

Tantissimi fedeli per l’apertura dell’anno pastorale nella nuova aula liturgica di Valdibrana

Nella festa di San Matteo si è aperto, per la nostra diocesi, il nuovo anno pastorale con il pellegrinaggio alla Madonna di Valdibrana, durante il quale il Vescovo ha inaugurato la nuova aula liturgica del santuario.

La serata è iniziata con il pellegrinaggio a piedi per le strade del paese, fino alla chiesa di San Romano e poi alla nuova aula liturgica accanto al Santuario diocesano, dove è stata celebrata l’Eucarestia, con una importante presenza di fedeli di ogni età provenienti da tutta la diocesi.

Durante la Messa il Vescovo ha benedetto l’altare e i locali della nuova aula liturgica, augurandosi che diventi per tutti noi un luogo di incontro e di preghiera, dove crescere insieme nella carità, nella fede e nella speranza.
Nel corso della celebrazione il Vescovo ha affidato anche a catechisti e operatori pastorali il mandato per questo nuovo anno che, secondo le indicazioni per l’attuazione degli orientamenti pastorali, sarà dedicato alla comunità fraterna e missionaria, invitandoci a non sottovalutare le solitudini che purtroppo, nei nostri giorni, sempre più affliggono molte persone a noi vicine. Solitudini che spesso sono causa di molti mali e che possiamo vincere con gesti di accoglienza verso il prossimo e con la costruzione di relazioni autentiche.

La celebrazione si è conclusa con un atto molto semplice, ma significativo, di affidamento di tutta la diocesi, di tutte le parrocchie e di noi stessi, alla Vergine Madre e Mediatrice di Grazie con una preghiera composta da Mons. Mansueto Bianchi.

Claudia Marconi




La nuova aula liturgica di Valdibrana

Uno spazio di preghiera, incontro e formazione per tutta la Diocesi

 

Venerdì 21 settembre l’inizio dell’anno pastorale avrà luogo a Valdibrana, nella nuova aula liturgica accanto al santuario della Madonna delle Grazie. Don Cesare Tognelli, rettore del santuario ci illustra il nuovo complesso.

 

Don Cesare, finalmente, dopo un’attesa lunga e travagliata, è arrivato il momento dell’inaugurazione dei nuovi locali di Valdibrana…

È davvero una gioia. I lavori sono iniziati dieci anni fa, nel 2009. Il progetto prevedeva un complesso ancora più grande. Quello attuale, realizzato dall’architetto Marco Matteini, ha mantenuto la volontà di don Severino Pagnini, allora parroco di Valdibrana, che aveva l’intenzione di rendere più agevole il santuario per i pellegrini. Egli, infatti, si auspicava di ampliare il santuario edificando dei locali attigui. Mancando i permessi delle autorità competenti don Pagnini ha pensato di fare un nuovo grande locale più vicino possibile al santuario per accogliere i numerosi devoti alla Vergine. Il progetto è stato avviato in un periodo economicamente favorevole, poi però, appena cominciati i lavori, sono aumentati i prezzi e diminuiti i pellegrini. Dopo tante difficoltà, però, siamo finalmente arrivati alla fine dei lavori. Oggi è necessario anche ampliare il nostro sguardo, non fermarsi a Valdibrana e raggiungere una dimensione diocesana per dare respiro al complesso.

Come è organizzato il nuovo complesso di Valdibrana?

Il primo piano è l’aula liturgica in senso stretto. Mentre tutto il centro mariano è intitolato a don Severino Pagnini, l’aula liturgica è dedicata a Mons. Mansueto Bianchi; vi si riporta infatti, anche un passaggio della preghiera che il vescovo Bianchi scrisse per la Madonna di Valdibrana.

Tra gli arredi dell’aula c’è un crocifisso, opera dell’artigiano locale di Valdibrana Romano Straulino. Romano custodiva in casa questa grande scultura, che aveva realizzato indipendentemente dal progetto dell’aula liturgica. Quando ho visto in casa sua il crocifisso, subito mi è apparso bello e adatto ad essere collocato nella nuovo ambiente accanto al santuario. Mi sono fatto coraggio e gli ho chiesto se poteva donarlo per questo nuovo arredo.

L’aula è anche impreziosita da una mosaico realizzato dalla mosaicista Ursula Corsi di Pietrasanta. Maria, raffigurata secondo l’iconografia del santuario di Valdibrana, è collocata in un contesto che ricorda Betlemme: si riconosce il profilo della Basilica della Natività con olivi e cipressi, gli alberi tipici della Giudea, ma anche della nostra campagna.

 C’è poi la via crucis di Ugo Fanti, artigiano pistoiese; un autodidatta che presenta nelle sue formelle in legno la passione di Gesù. A queste formelle sarà dedicato un libretto con la via crucis presto disponibile.

Il piano inferiore ha più locali, in particolare dispone di una grande sala per feste, momenti conviviali o di incontro. Ci sono poi altre stanze che possono essere valorizzate dalla presenza di gruppi e bagni attrezzati anche per i disabili. Il tutto è inserito nel verde, in un boschetto di olivi; un contesto gradevole per arrivare a fare omaggio a Maria, ma anche per una sosta di incontro e approfondimento. C’è spazio, infatti, anche per una piccola biblioteca dedicata a testi mariani.

Venerdì 21 il vescovo invita le parrocchie a portare un’offerta per sostenere le spese…

Non vorrei che questa diventasse solo l’occasione per portare offerte, ritengo però che il valore dell’ambiente sia proprio in questa possibilità di sviluppo della spiritualità mariana L’invito alle parrocchie è perché Maria possa diventare di più il nostro esempio della fede. D’altra parte il vescovo ha il desiderio di farlo diventare un centro che divulghi la devozione mariana, in un senso più in linea con il Concilio Vaticano II.

L’apertura dell’anno pastorale è una bella occasione per far conoscere il nuovo complesso…

L’apertura dell’anno pastorale a Valdibrana credo che sia importante per questa dimensione diocesana che mi auspico divenga sempre più decisa. L’inaugurazione avverrà in due momenti. L’inaugurazione ‘laica’ sarà martedì 18 settembre alle 11.30 con la presenza del vescovo Tardelli, delle autorità civili, del sindaco di Pistoia, del presidente della Fondazione CARIPT e di quanti hanno collaborato ai lavori.

L’inaugurazione ‘religiosa’ sarà il 21. Dopo il pellegrinaggio diocesano ci sarà infatti, la santa messa con la benedizione dell’altare e dei locali.

Daniela Raspollini




Don Bonaventura saluta la Montagna e la Diocesi di Pistoia

Le comunità di Gavinana, Limestre, San Marcello e Mammiano, hanno salutato il loro vice parroco Don Bonaventura: «È sempre stato disponibile e vicino a tutti»

Dopo sei anni di servizio come vice parroco don Bonaventura (il nome corretto è don Bonaventure Sambou) lascia la Montagna e torna in Senegal e al suo posto si insedierà don Cirillo (Cyrille Atitung Kalom). Il giorno esatto sarà il prossimo 14 settembre, ma don Bonaventura non si trova più nella frazione cara a Francesco Ferrucci, avendo esaurito i 9 anni di attività pastorale in Italia concessi dalla sua diocesi di provenienza, Ziguinchor in Senegal. «Sono arrivato a Gavinana da Quarrata, e qui in montagna mi sono trovato molto bene – spiega don Bonaventura, – e saluto con affetto i miei parrocchiani. Tornera l’8 settembre per essere presente quando don Cirillo prenderà il mio posto».

In questi giorni il parroco senegalese ha salutato i suoi parrocchiani: molti sono dispiaciti che se ne vada. «È vero – spiega don Cipriano Farcas, vicario della montagna pistoiese – che a settembre ci sarà un avvicendamento a Gavinana tra don Bonaventura e il nuovo parroco, originario del Congo e fratello di don Gordiano, parroco da tempo a Maresca . Comunque la chiesa non è del prete ma della comunità dei fedeli. Invito quindi i parrocchiani a essere attivi e a collaborare col parroco nella gestione».

Un ricordo di don Bonaventura arriva da una delle catechiste di Gavinana, Tiziana Vignozzi. «È stato un parroco che si è fatto ben volere in paese e parlando del fatto che non sarà più a Gavinana, in molti sono dispiaciuti – spiega la catechista – è sempre stato disponibile e presente con tutti».

La comunità di Gavinana aspetta quindi don Cirillo nella speranza che anche con il nuovo parroco possa proseguire un significativo cammino di fede.




Una soluzione per l’emergenza a Vicofaro

PISTOIA – La Diocesi di Pistoia, attraverso la Caritas, si è attivata per cercare di affrontare al meglio l’emergenza che si è venuta a creare a Vicofaro, individuando strutture adeguate per quanti, fuori dai programmi ufficiali di accoglienza, trovano alloggio nella parrocchia di S. Maria Maggiore. L’impegno della Caritas diocesana, che si affianca all’attività ordinaria, si rende necessario perché, come già segnalato, la situazione resta seria e da non sottovalutare. Gli ospiti che nel tempo si sono avvicinati ai progetti di accoglienza di Vicofaro presentano diverse provenienze e storie di marginalità.
La Caritas e la parrocchia avranno dunque bisogno del tempo necessario per affrontare al meglio le situazioni, valutarle caso per caso, nel tentativo di offrire la migliore risposta possibile.




Lettera del vescovo alla diocesi di Pistoia

Venerdì 21 settembre l’apertura dell’anno pastorale con il pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna di Valdibrana

Carissimi fedeli della Diocesi,

la Madonna detta “di Valdibrana” ci aspetta!

Come già preannunciato, venerdì 21 settembre prossimo, da tutte le parrocchie della diocesi ci muoveremo in pellegrinaggio verso il nostro Santuario diocesano, dove si venera l’antica immagine della Madonna di Valdibrana. Spero davvero che ci sia una larga e sentita partecipazione. Ho voluto questo pellegrinaggio per esprimere l’attaccamento della nostra chiesa locale a Maria Santissima. Ci teniamo a Lei; per noi è madre e sorella; fulgido esempio di ciò che è chiamata ad essere la chiesa; consolazione nel cammino della vita e sostegno nella sequela amorosa ed esigente di Cristo.

Ho desiderato questo pellegrinaggio diocesano per affidare in modo del tutto particolare alla Madonna di Valdibrana, tutta la nostra chiesa: i laici tutti, le religiose e i religiosi, i presbiteri, i diaconi, i nostri seminaristi. Tutti coloro che soffrono e son in mezzo alle difficoltà, i nostri fratelli immigrati che sono tra noi in cerca di un futuro migliore, i nostri anziani e i nostri giovani e in modo tutto speciale le nostre famiglie.
Alla Madonna affidiamo anche il nostro anno pastorale, dedicato alla “comunità fraterna e missionaria”. Per questo, il 21 settembre daremo anche inizio ufficiale all’anno pastorale, con il mandato ai catechisti e ai vari responsabili parrocchiali.

Che ci si muova da ogni angolo della diocesi per convenire nel santuario di Valdibrana è un bel segno di comunione e di quel “camminare insieme” che è ciò che ci prefiggiamo di fare, in quello stile e pratica sinodale che è caratteristica tipica della chiesa. Il pellegrinaggio sarà l’occasione per benedire la nuova, grande aula liturgica che è stata costruita accanto al Santuario e per inaugurare anche i locali annessi. Ambienti che sono a servizio della diocesi e offrono belle opportunità di incontro e di formazione.

A tal proposito chiedo anche ad ogni parrocchia un gesto di generosità: un contributo economico perché si possano ripianare al più presto i debiti fatti per realizzare quest’opera di utilità comune. Chiedo quindi a tutte le parrocchie un impegno straordinario il cui frutto deporremo proprio il 21 prossimo ai piedi della Madonna di Valdibrana.

Ogni parrocchia può organizzarsi come meglio credere, scegliendo la modalità di pellegrinaggio che ritiene più opportuna.

La celebrazione eucaristica inizierà alle 21.30 nella nuova aula liturgica.
Alle 20.00, per tutti coloro che vi si vorranno unire, partirà dal nuovo parcheggio un breve pellegrinaggio che girando dietro la chiesa di San Romano raggiungerà il Santuario per la S.Messa.

Prima della celebrazione, a partire dalle ore 20.00, ci sarà la possibilità di confessarsi presso lo stesso Santuario.

Cercate di non mancare e anche coloro che non potranno venire si uniscano quella sera in preghiera, per i bisognosi, per la conversione dei peccatori, per la nostra chiesa, per un mondo di giustizia e di Pace.

Pistoia, 1 settembre 2018
+ Fausto Tardelli


La lettera pastorale del Vescovo Tardelli “L’anno della comunità fraterna e missionaria” è disponibile presso la Libreria San Jacopo in via Puccini 32, oppure presso la segreteria degli Uffici Pastorali (Sig.ra Daniela, Seminario Vescovile, Via Puccini, 36). Il testo può essere scaricato anche in pdf dal sito web diocesano.




Vicofaro: la nota della diocesi

PISTOIA – Come è stato ampiamente riportato dai mezzi di informazione, in questi giorni effettivamente è stata recapita anche alla Curia Diocesana una lettera della Prefettura di Pistoia con la quale si invita l’Associazione Virgilio – Città futura, Ente gestore del CAS ospitato nei locali della parrocchia di Vicofaro a trovare con urgenza strutture idonee ove ricollocare immediatamente i richiedenti asilo, in quanto, da relazione dei VV.FF allegata, l’attuale struttura al momento  è da ritenersi “non idonea”. La stessa relazione dei VV.FF elenca una serie considerevole di criticità, anche gravi, persino pericolose. Si sa che sono in corso inoltre accertamenti edilizi e sanitari di cui non si conoscono ancora gli esiti. La dichiarazione di “non idoneità” rende problematica anche l’ospitalità offerta a tutti coloro che non rientrano nel progetto CAS.

La situazione si presenta seria e non può essere sottovalutata e neppure passata sotto silenzio, dal momento che la nascita della suddetta Associazione, rappresentata dal sig. Alessandro Vivarelli, fu a suo tempo approvata da Mons. Vescovo, avendo avuto però assicurazione che tutto si sarebbe svolto nel migliore dei modi, e inoltre per il fatto non trascurabile che i locali della parrocchia di Vicofaro, ricadono “in primis” nella diretta responsabilità del parroco, che è legale rappresentante ed è chiamato a risponderne anche penalmente, ma in ultima istanza chiamano in causa il Vescovo che è tenuto a vigilare sull’insieme della vita diocesana e delle parrocchie.

Dispiace dover constatare quanto ci è stato comunicato e ci sorprende, dal momento che Mons. Vescovo, invitando all’accoglienza e sostenendola sempre, ha affermato anche che la doverosa accoglienza di chi è nel bisogno va fatta bene, al meglio, in ambienti sicuri e idonei, con l’assistenza di personale sufficiente, qualificato e capace e che questa deve essere una preoccupazione costante.

In ogni caso, è certo che la Diocesi offrirà la massima collaborazione sull’attuazione di quanto la Prefettura, i Vigili del fuoco o altre istituzioni preposte indicano come necessario per una idonea accoglienza in strutture adeguate. Si assicura, anche attraverso la Caritas diocesana (che da tempo ha offerto, per quanto possibile, il sostegno materiale alle iniziative di accoglienza di don Massimo) tutto il supporto necessario a don Massimo Biancalani, perché la situazione possa evolversi nel migliore dei modi e dia più tranquillità anche a lui. Mons. Vescovo ha già dato disposizioni perché d’ora innanzi da parte della Curia diocesana, si metta in atto una più attenta vigilanza su ciò che avviene negli ambienti appartenenti alla chiesa e tutto si svolga nella correttezza e trasparenza da tutti i punti di vista.

28/08/2018




In ricordo di Suor Giovanna Teresa del monastero della Visitazione

Venerdì 17 agosto scorso, si è spenta suor Giovanna Teresa Bevilacqua. Il generoso cuore dell’anziana superiora del Monastero della Visitazione di Pistoia, si è arreso nella Casa di Cura Barbantini di Lucca dove era ricoverata da tempo.

Era nata a San Pietro a Vico di Lucca. Nella sua terra natale ebbe modo di forgiare e consolidare la sua indiscutibile vocazione allo stato religioso. Sin da ragazzina, infatti, appariva ben chiara ed evidente la sua inclinazione a seguire Gesù nella Chiesa.
Dopo aver maturato una esperienza comunitaria religiosa, nel 1959, fece il suo ingresso nel secolare Monastero della Visitazione di Pistoia, dove le venne affidata l’infermeria per curare e sollevare le sofferenze fisiche delle monache inferme, pur sempre consapevole della importante missione alla quale era stata scelta e chiamata.
Era la metà degli anni ‘70 del secolo scorso, quando venne eletta superiora per la prima volta. E in questo ruolo, mai ambito e nè ricercato, è stata riconfermata fino ai nostri giorni con i dovuti intervalli previsti dalle costituzioni dell’Ordine visitandino. Durante i suoi superiorati, mantenne inalterato pure il servizio all’infermeria monastica e per un po’ di tempo si occupò anche della formazione delle novizie.

È nella veste di madre, dolce, mite e premurosa, che si riflette, soprattutto, la sua personalità poliedrica. Si prodigava con particolare sensibilità e impegno autentico alle esigenze dell’intero cenobio claustrale e anche a chi aveva modo di incontrarla, al di là della grata, mostrava sempre ascolto, comprensione e un cuore aperto e disponibile.
La sua missione si è sempre concentrata nella preghiera e nell’amore al prossimo. Non potremo mai dimenticare la sua intelligenza vivace, il suo amore alla Chiesa, e, in particolar modo, al glorioso Ordine della Visitazione di Santa Maria, del quale conosceva quasi a memoria tutta la storia. La madre Giovanna Teresa era ben voluta da tutti. Tutti ne parlavamo con accenti di profonda stima e di affetto sincero. A Gesù aveva donato tutta se stessa, e mai nella sua fede granitica notammo un cenno di perplessità o di oscillazione.

I funerali si sono svolti lunedì pomeriggio, 20 agosto scorso, alle ore 16.00, nella chiesetta del Monastero della Visitazione di Pistoia quasi incapace di accogliere i numerosi presenti.
Ha presieduto l’Eucaristia il cappellano del monastero stesso, don Roberto Breschi, cancelliere vescovile, che ha sostituito il vescovo impossibilitato a parteciparvi. Con don Breschi ha concelebrato don Pier Luigi Biagioni della Fraternità Apostolica di Gerusalemme.
Nell’omelia il celebrante, prendendo spunto dal brano del Vangelo di Matteo, ha richiamato l’attenzione dei fedeli sulla parabola delle dieci vergini paragonandole alla nostra cara madre Giovanna Teresa che sempre ha mantenuto accesa la sua lampada in attesa dell’arrivo dello sposo.
Il servizio liturgico è stato curato dagli accoliti Graziano Borelli e Roberto Natali, mentre Alessio Tagliafierro ha coordinato i canti liturgici accompagnati dal suono dell’organo.
Era presente la madre federale con le rispettive superiori dei Monasteri della Visitazione di Lucca e di san Pancrazio (Lucca).
Al termine, la salma è stata tumulata nel cimitero di Massa e Cozzile in diocesi di Pescia, luogo da cui, nel lontano 26 febbraio 1737, partirono le tre religiose visitandine alla volta di Pistoia dove fondarono il Monastero della Visitazione.

Carlo Pellegrini




Vicofaro, ancora un episodio di razzismo

PISTOIA – In merito alla vicenda denunciata da parte di don Massimo Biancalani, relativa all’ennesimo episodio a sfondo razziale a carico di un ospite del centro di accoglienza situato nei locali adiacenti la parrocchia di Vicofaro, Mons. Tardelli – nel portare solidarietà e vicinanza alla giovane vittima – vuole nuovamente stigmatizzare il clima di tensione e di esasperazione del dibattito pubblico e che oggi sta producendo i suoi frutti più amari. Il vescovo di Pistoia, già da molti mesi aveva messo in guardia rispetto al clima velenoso che si sta sviluppando in diocesi, in Toscana e nel Paese:

«Oggi siamo seduti su di una polveriera e occorre imparare tutti ad essere cauti nei gesti e con le parole, perché non accada esattamente il contrario di ciò che vorremmo: che scoppi la guerra, dove invece ci vuole la pace. Oggi gli animi sono surriscaldati – afferma Tardelli – ci si muove spinti più dalla “pancia” che dalla ragione; più dalle sensazioni che dall’ obbiettività. E’ tempo, il nostro, in cui io credo occorra vigilare. Sulle nostre idee e sulle nostre parole; su ciò che ci viene comunicato e a nostra volta comunichiamo. Su ciò che facciamo ogni giorno; sulle nostre piccole o grandi scelte quotidiane. Occorre vigilare, prima che accada il peggio! Perché la rabbia non vinca sulla pazienza, la paura sul coraggio, l’insulto e l’arroganza sul rispetto, la violenza sull’amore».




San Jacopo 2018: l’omelia del vescovo Tardelli

Sulla scia del santo vescovo Atto che di lui ottenne per Pistoia una preziosa reliquia, onoriamo anche quest’anno l’apostolo Giacomo il maggiore, grande testimone del Vangelo, ucciso dal re Erode Agrippa verso l’anno 44 d.C. a Gerusalemme

In questa annuale ricorrenza, credo che la prima cosa che dobbiamo imparare da San Jacopo sia il coraggio e la coerenza della fede. La fede per la quale egli ha dato la vita, è un grande dono che non solo va conservato ma che dobbiamo alimentare ogni giorno e anche chiedere, se ci pare di non averlo. La fede cristiana è la nostra identità, è il fondamento della nostra vita, è tra le basi della nostra civiltà; purtroppo la si può perdere o si può affievolire a causa di compromessi e viltà o di quella che viene definita “secolarizzazione”, tipico fenomeno delle società ricche e opulente. Ma cosa vuol dire “essere cristiani”.

Chi è il cristiano? C’è bisogno di chiedercelo perché in questi tempi di confusione c’è chi dice con estrema leggerezza che essere cristiani, islamici, buddisti o animisti sia la stessa cosa; a volte poi capita anche che ci si professi cristiani e cattolici senza sapere che cosa davvero significhi o senza esserlo nei fatti. Allora è bene ricordare che è cristiano chi crede in Gesù, vero Dio e vero uomo, Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per liberarci dai peccati e aprirci le porte del paradiso. Cristiano è chi confida in Lui e lo riconosce unico salvatore del mondo, via verità e vita e che con Lui spera di entrare nel Regno dei cieli che è la piena comunione con la Trinità santissima. Per questo cerca di vivere già quaggiù, insieme a fratelli e sorelle nella Chiesa, seguendo Gesù e mettendo in pratica i dieci comandamenti che si concentrano nell’amore verso Dio e verso il prossimo chiunque esso sia.

Cristiano è chi perdona le offese ricevute e si sforza di amare anche i nemici; accoglie i pellegrini e i forestieri; da da mangiare agli affamati e da bere agli assetati e si fa incontro con umiltà a chiunque sia nel bisogno. Cristiano è chi partecipa assiduamente all’Eucaristia domenicale, fonte e culmine di tutta la vita cristiana; prega e fa penitenza per i propri peccati, si nutre della parola di Dio e lavora instancabilmente per il Regno. Il cristiano vive in Cristo, per Cristo e con Cristo, sotto la guida dello Spirito Santo, nella grazia di Dio. Cerca di pensare come Cristo, di agire come Lui, di amare come Lui, secondo quello che la bimillenaria trazione della Chiesa propone a credere.

Questa, che ho brevemente descritto, carissimi amici e fratelli, è la fede operosa di un cristiano. Non è la fede professata nell’Islam o la credenza del buddismo o di qualsiasi altra religione. E’ fede cristiana. Nessuno ci costringe ad abbracciarla. Nessuno ci costringe a mantenerla. O è libera o semplicemente non è fede cristiana. Se però la professiamo, non sia esteriormente o di facciata; lo sia invece per convinzione profonda, impegno costante e gioiosa gratitudine.

Il cristiano però è prima di tutto un uomo. Vorrei soffermarmi ancora un attimo su questo fatto non trascurabile. Non vorrei che risultasse strano questo fermarsi a riflettere sull’uomo. No, perché l’apostolo, il testimone di Cristo, il martire è la fioritura dell’umano e l’umano resta il fondamento su cui sorge tutto l’edificio. E in certi momenti della storia, è necessario ricordarsi anche che cosa significhi essere uomini, perché il rischio della barbarie non è superato, anzi è sempre dietro l’angolo. Sia che esso prenda la forma di un mondo nuovo governato dagli algoritmi di una tecnologia che tutto pianifica e pacifica, imbrigliando però la libertà dell’uomo perché considerato l’essere più pericoloso della terra; sia che assuma la forma muscolosa di un nuovo “super uomo”, forte e prepotente che afferma la sua superiorità sugli “altri”, “sub umani” senza diritti e dignità e che considera la pietà, la giustizia e la solidarietà ridicole debolezze.

Occorre dunque ricordarci di essere uomini. Chi è però un uomo? Non è facile rispondere. Eppure bisogna farlo. Unità di corpo e anima spirituale, caratterizzato da complementarietà sessuale, l’uomo è un animale pensante e parlante e quindi relazionale, libero e cosciente si sé, a meno che qualcosa non lo condizioni in modo determinante. Che cerca la felicità e cioè il bene, il vero e il bello. Per il credente è creatura a immagine e somiglianza di Dio. La sua natura personale non è lui a darsela e a inventarsela; la può solo riconoscere e semmai svilupparla in sé e negli altri come una inalienabile dignità che unisce tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro condizione di vita, il colore della pelle, la storia o le idee personali. Egli ha una natura sociale, per cui si definisce a partire dall’altro, non viceversa. Per questo, nell’accoglienza dell’altro fatta di attenzione, rispetto e amore, sta il compimento della sua vita che egli spera vittoriosa sopra la morte. Un tale uomo sa anche di essere estremamente fragile e di sbagliare ogni giorno. E’ dunque umile e desideroso di imparare e di migliorare se stesso con il necessario aiuto degli altri.

Come potete vedere anche da questa mia breve descrizione, carissimi amici, essere persone umane e mantenersi tali non è affatto sempre facile. Come essere per davvero cristiani. Però è necessario e pertanto occorre vigilare.

E’ tempo, il nostro, in cui io credo occorra vigilare. Sulle nostre idee e sulle nostre parole; su ciò che ci viene comunicato e a nostra volta comunichiamo. Su ciò che facciamo ogni giorno; sulle nostre piccole o grandi scelte quotidiane. Occorre vigilare, prima che accada il peggio! Perché la rabbia non vinca sulla pazienza, la paura sul coraggio, l’insulto e l’arroganza sul rispetto, la violenza sull’amore. Occorre vigilare, perché la menzogna non vinca sulla verità; gli istinti sulla ragione, la furbizia e la corruzione sull’onestà, il relativismo sul bene oggettivo…

Vigiliamo, si, vigiliamo almeno un po’. Ne basterebbe anche solo un po’ di vigilanza, ma ci vuole, perché senza son sempre successe nella storia le peggio cose.

Che il grande apostolo San Jacopo nostro patrono, allora vegli per davvero su di noi e sulla nostra città e ci aiuti ad essere vigilanti, per mantenerci sempre orgogliosamente umani e per essere autenticamente e gioiosamente cristiani.

+ Fausto Tardelli, vescovo




San Jacopo 2018: il messaggio del vescovo alla città di Pistoia

«Sulla scia del santo vescovo Atto che ne ottenne per Pistoia una preziosa reliquia, onoriamo anche quest’anno l’apostolo Giacomo, grande testimone del Vangelo. San Jacopo, detto il maggiore, fu il primo degli apostoli a versare il suo sangue per Cristo. Morì a Gerusalemme per mano del re Erode Agrippa verso l’anno 44 d.C. I suoi resti mortali si conservano in Spagna a Santiago de Compostela. Dal 1145, ogni 25 di luglio, la città di Pistoia è in festa per lui.

Nell’occasione di questa annuale ricorrenza, intendo rivolgere un breve messaggio alla diocesi e alla città per dire tre semplici cose.

La prima è che dobbiamo imparare da San Jacopo il coraggio e la coerenza della fede. La fede nel Signore Gesù, morto e risorto per la quale egli ha dato la vita, è un grande dono che non solo va conservato ma che dobbiamo alimentare ogni giorno. La fede cristiana è la nostra identità, è il fondamento della nostra vita; purtroppo la si può perdere o si può affievolire a causa di compromessi e viltà. Non è un generico “credere in qualcosa” senza rapporto con la vita. È invece confidare in Gesù Cristo, riconosciuto come Figlio di Dio e unico salvatore del mondo. È affidarsi a Lui nel grembo della Chiesa, cercando di seguirne le orme, con tutte le esigenze che questo comporta sul piano delle convinzioni personali, delle scelte di vita, come dei comportamenti morali. La nostra fede cristiana deve essere forte, consapevole e gioiosa, incarnata nella vita, umilmente capace di confrontarsi con altre visioni del mondo o religioni e di approfondirsi attraverso questo dialogo.

La seconda cosa la dico in riferimento alla tradizione jacobea legata strettamente al pellegrinaggio e all’accoglienza dei pellegrini. Una cosa antica per la chiesa, che da sempre ha visto nell’ “alloggiare i pellegrini” un’importante opera di misericordia, perché nel forestiero e nel pellegrino c’è Cristo stesso. Dagli “xenodochia” dei primi secoli – ospizi che sotto l’autorità del vescovo erano allestiti lungo le grandi arterie di comunicazione – agli Hospitia e Hospitalia che soprattutto a partire dal IX secolo si edificarono lungo le vie di pellegrinaggio dedicandoli a San Jacopo, tutto ci dice che l’accoglienza di chi è nel bisogno e viaggia per mare o per terra in cerca di vita, appartiene alla nostra tradizione cristiana e alla nostra civiltà. I rischi, che pure non vanno sottovalutati, e la ragionevole necessità di affrontare i problemi eliminandone le cause, non ci possono mai, dico mai, spingere alla chiusura dei cuori, alla frapposizione di barriere, al rifiuto dell’altro. Guai a noi! Tutti i legittimi distinguo, non possono condurci a reazioni irresponsabili e sguaiate, nutrite di slogan a volte crudeli che riempiono la bocca ma non risolvono niente, anzi, aggravano di molto la situazione.

La terza cosa mi sento di dirla alla città di Pistoia e all’intera comunità civile. La memoria dell’apostolo Jacopo e dei santi fioriti nei secoli tra noi, come pure le bellezze di cultura e d’arte cristiana che rendono davvero speciale la nostra terra, dovrebbero spingere tutti, anche chi non si sente di condividere l’esperienza cristiana o ha da ridire sulla chiesa, a riconoscere che la fede non è nemica dell’uomo, non è contraria alla sua felicità, non è una superstizione che aliena dalla storia. Essa è invece linfa vitale che ispira e feconda; forza di rinascita e di rinnovamento; sorgente di speranza e fonte di servizio disinteressato agli ultimi; non chiusura nei confronti di altre prospettive culturali o religiose, bensì apertura e dialogo, sostenuto dalla profonda convinzione che ogni uomo è perdutamente amato da Dio. La fede fa parte delle nostre radici, senza le quali le nostre città non sarebbero le stesse.  È un dato di fatto, non un attentato alla laicità della società! Le nostre radici cristiane non sono un ostacolo, bensì una risorsa di energia che ci permette di migliorare il mondo e di affrontare con sapienza le sfide del futuro.

Concludo invocando per intercessione dell’apostolo Jacopo, la benedizione di Dio sull’intera nostra città e sulla diocesi, perché tutti noi che qui viviamo, da qualsiasi parte del mondo si provenga e qualunque sia il colore della nostra pelle, possiamo sperimentare la gioia di incontrare sul nostro cammino degli amici veri e sinceri».

+Fausto  Tardelli