Diocesi in lutto per la morte del dottor Caselli

Per dieci anni ha svolto l’incarico di Economo Diocesano. È stato il primo laico a svolgere questo servizio in Diocesi.

La Diocesi di Pistoia esprime il suo cordoglio per la morte di Piergiorgio Caselli. Il dott. Caselli, 84 anni, è deceduto nella notte di ieri 12 agosto per un malore. Per dieci anni anni, dal 2009 alla fine del 2019, ha svolto l’incarico di economo diocesano, mettendo a servizio della Chiesa di Pistoia la sua professionalità di commercialista e bancario. Un compito svolto con grande disponibilità e onestà. Lo aveva chiamato a questo incarico il vescovo Mansueto Bianchi riconoscendo in lui qualità professionali e una solida testimonianza di fede.

Fin da giovane Caselli, forte di una robusta tradizione familiare  — il padre Vittorio, è stato dirigente locale dell’Azione Cattolica —,  è stato inserito nell’associazionismo cattolico pistoiese, impegnandosi in diverse iniziative socio-culturali della Chiesa di Pistoia. Ricordiamo, tra i tanti impegni, il suo ruolo guida alla Gioventù Cattolica e il suo contributo per il Ricreatorio del Tempio, come all’emittente cattolica Tv Pistoia Libera oggi Tvl. Da sempre attento alle esigenze del mondo giovanile non ha mai perso occasione per sostenere proposte e incoraggiare iniziative. Noto in città come commercialista ha guidato dal 2003 al 2009 la Banca di Pistoia.

La salma è esposta alla cappelle della Misericordia di Pistoia in via del Can Bianco. Le esequie, presiedute dal vescovo Fausto Tardelli, si svolgeranno lunedì 17 agosto alle 9.30 in Cattedrale. «In questo momento — fa sapere mons. Tardelli —  vorrei esprimere tutto il mio dolore per un amico e collaboratore che mi è stato di grande aiuto nel servizio episcopale a Pistoia». Ricordi commossi e parole di affetto arrivano da tutte le diverse realtà della Chiesa Pistoiese, come dalla Curia e dagli addetti dell’economato che hanno collaborato con lui in questi ultimi anni. Alla famiglia, che tanto ha contribuito alla vita della Chiesa locale, le più sentite condoglianze.




In ricordo del vescovo Mansueto

Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia dal 2006 al 2014, moriva quattro anni fa il 3 agosto 2016.

Anche quest’anno la ricorrenza della morte sarà celebrata con particolare intensità nella sua parrocchia di Santa Maria a Colle presso Lucca, dove è sepolto. Presiederà la liturgia al mattino alle 9.30 monsignor Fausto Tardelli, amico fraterno di Bianchi e suo successore a Pistoia.

In diocesi il ricordo del vescovo Mansueto è affidato a una celebrazione eucaristica celebrata in Cattedrale anch’essa alle 9.30.




Beata Caiani: un giubileo per i 100 anni dalla morte

A partire dal prossimo 8 agosto saranno celebrati i cent’anni dalla morte della francescana Maria Margherita, che fu fondatrice delle minime del Sacro Cuore. Una gigante della fede e della storia della diocesi

Margherita Caiani, suora francescana di Poggio a Caiano, fondatrice delle Minime del Sacro Cuore e proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1989, sta per compiere i primi cento anni dal suo dies natalis: in termini umani il giorno della morte, per i cristiani il giorno della nascita in Cielo.

 

Accadrà l’8 agosto 2021, ma un anno prima (sabato 8 agosto 2020) le sue suore inizieranno l’anno del centenario preparandosi entro le tante case dell’Istituto, in Italia e all’estero, ma anche preparando le rispettive comunità, ecclesiali e civili, a un appuntamento così importante. La partenza è questo sabato 8 agosto di un anno purtroppo caratterizzato dalla pandemia virale con una Messa presieduta dal vescovo Fausto Tardelli. Si prosegue per tutto l’anno con iniziative predisposte da un apposito gruppo di lavoro sotto la guida di suor Salvatorica Serra, madre generale dell’Istituto.

 

La celebrazione eucaristica che avvia il centenario si svolgerà all’aperto, nel rispetto delle regole di distanziamento oggi obbligatorie, e sarà ospitata nel piazzale, interno alla Casa madre di Poggio a Caiano, adiacente alla chiesa, con inizio alle ore 21. Sarà distribuito un fascicolo con 365 preghiere, una per giorno: 365 frasi, tratte dalle lettere di suor Margherita, che in ogni Casa dell’Istituto ogni Superiora leggerà al momento della benedizione mattutina, durante la colazione, dando a ciascuna religiosa un ulteriore modo per fare memoria della Fondatrice. Chiunque potrà compiere, nella propria abitazione, un gesto analogo «rinsaldando così – sottolinea madre Salvatorica – il rapporto di vicinanza con la beata riscoprendone l’importanza umana e spirituale e lo spessore incisivo anche ai giorni nostri».

 

Prima della Messa saranno proiettate immagini di un servizio tv girato a Roma, in piazza San Pietro, il 23 aprile 1989 durante la cerimonia di beatificazione della religiosa poggese.

 

Nata il 2 novembre 1863 da Luisa Fortini e Jacopo, fontaniere della Villa Medicea, Maria Anna Rosa Caiani in famiglia era chiamata “Marianna”. Colpita fin da piccola da grandi dolori familiari, iniziò presto il cammino di fede seguendo una vocazione che la condusse non alla clausura ma alla vita attiva e, in particolare, al servizio verso i più deboli: la gente del popolo, gli ultimi, i malati, i senza speranza. Con le sue prime cinque compagne, il 15 dicembre 1902 (diventata suor Maria Margherita del Sacro Cuore) fondò un nuovo istituto religioso: le Minime del Sacro Cuore. Il carisma delle “Minime” si affermò presto in tutta Italia e si caratterizzò, nello spirito originario, anche con gesti coraggiosi e, per il tempo, innovativi: non ebbe ad esempio remore, suor Margherita, a inviare le sue giovani suore anche negli ospedali militari durante la grande guerra.

Mauro Banchini

(da La Vita del 26 luglio 2020)




Appuntamenti per la festa della Madonna dell’Umiltà

Con il mese di luglio tornano a Pistoia gli appuntamenti liturgici legati ai santi patroni della città e della diocesi: la Madonna dell’Umiltà e San Giacomo Apostolo.

«Nell’anno 1490 — si legge nel proprio liturgico diocesano —, mentre la città era minacciata dalla guerra civile a causa degli odii tra famiglie e fazioni, si dice che l’immagine della Vergine dell’Umiltà stillasse come un purissimo sudore. Con questo singolare segno la Beata Vergine fu per il popolo messaggera di pace». Il ricordo di quei fatti si celebra ancora oggi, come occasione di affidamento e venerazione della santa Vergine.

Giovedì 16 luglio, nella Basilica della Madonna, nei primi vespri della festa della Madonna dell’Umiltà, don Luca Carlesi celebrerà la messa delle 18.30. Con la celebrazione eucaristica prende anche il via la Novena al santo patrono. Al termine della messa, infatti, un corteo storico si sposterà dalla Basilica fino in piazza del Duomo, portando la veste di san Jacopo che all’arrivo sarà collocata dai Vigili del Fuoco sulla statua del santo.

Venerdì 17 luglio alle 21.15 Messa solenne nella Festa della della B.M.V. dell’Umiltà, presieduta dal vescovo Tardelli con l’istituzione di alcuni ministri straordinari dell’Eucaristia.

A partire dal 17 luglio la novena prevede la Messa alle 18 la sera in Cattedrale seguita dalla venerazione della reliquia di san Giacomo.




Tardelli: «Basta con le battaglie politiche a Vicofaro»

«Basta con le battaglie politiche sulla pelle della parrocchia. La polemica continua non ha permesso né di comprendere, né di affrontare la vicenda di Vicofaro»

I punti del vescovo di Pistoia che fanno chiarezza su una realtà complessa

 

PISTOIA 30/06/2020 – Ecco il testo dell’intervento di mons. Tardelli relativo alla situazione della parrocchia di Vicofaro, anche alla luce delle ultime polemiche.

«Negli ultimi giorni, da più parti, sono stato chiamato in causa sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, e quindi vorrei precisare alcune cose:

1.

Il vescovo, quale successore degli apostoli, ha un compito particolare che non è assimilabile a quello di alcun’altra autorità civile. La sua è una autorità puramente morale e non può che esercitarla nel senso evangelico della misericordia. Non è un potere ma un servizio, sul modello del Buon Pastore che va in cerca di tutte le sue pecore.

2.

In questi tre anni di polemiche continue, ho avuto modo però di parlare diverse volte e in modo molto chiaro. L’ho fatto per es. dopo la Santa Messa blindata dalle forze dell’ordine, l’ho fatto dopo i controlli avvenuti in parrocchia, nel momento delle minacce a don Massimo, e, ultimamente, per spiegare il faticoso lavoro della diocesi per superare l’emergenza del sovraffollamento. I miei interventi sono agli atti. Forse ci si aspetta dal Vescovo una soluzione che non è però nella sua disponibilità. Sia perché supera le sue competenze, sia perché non è conforme allo stile di azione di un vescovo, chiamato com’è ad essere il più possibile simile al Buon Pastore.

3.

Altre sono le autorità preposte all’ordine pubblico, alla salute pubblica, alla sicurezza sociale e a far rispettare le leggi. Queste hanno anche la forza per poter agire e hanno tutte le possibilità di muoversi. Da parte mia, più volte ho dichiarato che non mi sarei mai opposto ad alcuna azione delle pubbliche autorità volta alla tutela della sicurezza dei cittadini o al rispetto delle leggi, laddove si fosse ritenuto necessario.

4.

A molti può dispiacere, ma a me dispiace per loro, che si accolgano migranti nel nostro territorio. A parte che i flussi migratori non sta alla chiesa regolamentarli e che la gestione del problema migranti spetta in primo luogo alle istituzioni dello Stato, parlamento e amministrazioni locali incluse, la presenza di fatto sul territorio di queste persone deve pur essere in qualche modo affrontata. Può darsi inoltre che molti non gradiscano proprio che ci si prodighi per i migranti. Non posso farci niente. La mia scelta e la scelta della chiesa è chiara e ribadita più volte dal Santo Padre: l’accoglienza è un valore umano ed evangelico e riguarda in particolare tutti coloro che sono in difficoltà. Dal punto di vista cattolico, sono costretto a dire, ma con convinzione, che non può esistere pratica religiosa e frequentazione di chiesa che si accompagni a sentimenti di rifiuto dei migranti o peggio, di razzismo seppur larvato.

5.

Alla luce di quanto detto fin qui, vorrei fosse chiaro a tutti che il problema non è Vicofaro in sè. Il problema sono invece tutti quei ragazzi ospitati o che gravitano attorno a Vicofaro. Probabilmente non dovevano essere accolti in una realtà così poco adatta. Va bene. Forse dovevano essere seguiti molto meglio? Forse don Massimo, col suo modo di fare, non ha favorito una qualche soluzione del problema? Possiamo concordare. Però non nascondiamoci dietro a un filo d’erba! La questione vera è che questi ragazzi ci sono. Che ne facciamo? Li mandiamo in mezzo alla strada e li lasciamo al loro destino? Li mettiamo tutti in galera? Li rimpatriamo? (soluzione che non è certo in mano alla chiesa). Cosa facciamo di queste persone, tra le quali ci sono tanti bravi ragazzi ma anche ragazzi dalla psicologia fragile, deboli che si fanno invischiare in brutti giri, ci sono i problematici, i violenti? Ancora una volta torno a dire che le Istituzioni dovrebbero, loro, prendersi in carico queste persone, perché il volontariato – e la Chiesa si muove su tale piano – non può farcela a gestire da sola situazioni così complesse.

6.

Tutto questo mi da occasione anche per dire una cosa molto semplice e lampante che vorrei non sfuggisse ad alcuno: don Massimo può essere criticato e sicuramente deve saper riconoscere anche i propri errori. Però si è mosso per cercare il bene, non il male. Ha tentato e tenta di rispondere a bisogni reali e concreti di persone in carne ed ossa, nei confronti delle quali non possiamo rimanere indifferenti o peggio, farci prendere da sentimenti di repulsione. Ci vuole pertanto un po’ di comprensione da parte di tutti, perché l’impresa portata avanti da don Massimo non è né facile né gratificante. E’ bene ricordarlo: i poveri, gli ultimi, i senza fissa dimora non sono sempre bravi, buoni, puliti, educati….. Ed è questo il motivo per cui, pur cercando di correggerne tutte le storture, ho avallato nella sostanza quel che veniva fatto a Vicofaro, distinguendo sempre tra limiti della persona e l’opera portata avanti. Ed è anche questo il motivo per cui il Santo Padre Francesco, attraverso il suo Cardinale elemosiniere ha fatto giungere non molto tempo fa, un’offerta di 20.000 euro a sostegno dell’opera.

7.

A Vicofaro esiste anche un problema relativo alla parrocchia. Non è che non ne sia consapevole. Ma, come sempre dico, i problemi in famiglia – e la chiesa è sostanzialmente una famiglia – si devono risolvere col dialogo, con la partecipazione, con il convenire, cercando di darsi una mano reciprocamente. Non si risolvono certamente mandando via qualcuno, fosse anche il parroco. Considerando poi che trasferire o rimuovere un parroco non può mai essere un atto di semplice autorità. Siamo chiesa, non un esercito! Certamente c’è un limite a tutto e anche nella chiesa sono possibili procedimenti canonici a tutela dei diritti dei fedeli e del bene comune. Procedimenti che hanno però bisogno di una loro formalità.

8.

Ci sono problemi di ordine pubblico? Si. Penso di si. La vita nel quartiere è diventata difficile? Si. Però due cose. La prima è che non tutti gli abitanti del quartiere la pensano allo stesso modo. E anche nella città, sono molti coloro che appoggiano l’esperienza di Vicofaro così com’è portata avanti. La seconda è che, pur rammaricandomi fortemente di questi disagi e pur essendomi raccomandato più volte di rimediare, il potere di far rispettare l’ordine pubblico non è nelle mani del Vescovo.

9.

Voglio far notare poi che da sempre la diocesi cerca di dare una soluzione anche alla questione Vicofaro. Soltanto in questi ultimi tempi, con notevole impegno, si è data da fare per ricollocare in strutture più adeguate e seguite da personale competente, parecchi ospiti presenti a Vicofaro, andando a capire quale fosse realmente la complessità e la problematicità della vicenda, narrata, in un modo o in altro, più per i media e per la strumentalizzazione politica che con la volontà di comprendere davvero.

10.

In questo senso una parola la devo dire anche sul denaro. Qualcuno ha detto che tutto è motivato dai soldi. Niente di più falso. È bene che si sappia che la diocesi non ha mai intascato alcunché dalla gestione dei migranti. Attualmente, con le magre risorse che ha, sta sostenendo tutte le spese, perché i ragazzi che sono attualmente presenti a Vicofaro, per nessuno di loro lo Stato passa un centesimo: è bene che lo si sappia. La diocesi, quel poco che ha, lo sta mettendo a disposizione, nella speranza che le Istituzioni si facciano carico almeno di questo aspetto della questione.

11.

I giorni che seguiranno non saranno facili, e voglio fare ancora un appello, alla diocesi e alla città tutta, pur consapevole del rischio di restare inascoltato, come spesso purtroppo è accaduto. A Vicofaro non si combatte una battaglia tra schieramenti politici; tra chi è a favore e chi è contro. Tra destra e sinistra. Non può essere l’occasione per condurre lotte partitiche. Anche le scadenze elettorali regionali devono restare fuori, e la presenza a Vicofaro di esponenti politici in lotta per le elezioni regionali, siano a favore o contrari a quanto lì viene fatto, è assolutamente deleteria e da evitarsi in ogni modo. La politica cessi di strumentalizzare questa vicenda una volta per tutte! Solo nell’ascolto reciproco, nell’attenzione all’altro, nel farsi carico senza ideologie dei problemi delle persone, nel venirsi incontro, si può trovare qualche soluzione. Non con le urla, non con le contrapposizioni, non nelle polemiche o nelle provocazioni ma nella ricerca fatta di dialogo. A Pistoia questo è possibile? La domanda non è retorica. Eppure io credo che dobbiamo tutti sforzarci perché sia possibile».

+ Fausto Tardelli




Giubilei sacerdotali. L’entusiasmo e la gioia che resistono al tempo

Riprendiamo da “La Vita” del 28 giugno 2020 il seguente servizio dedicato agli anniversari sacerdotali

di Daniela Raspollini

«Anche se cambiano le situazioni e le persone è rimasto sempre lo stesso entusiasmo e la stessa convinzione nel vivere il sacerdozio». Don Giovanni Scremin (92 anni) non ha dubbi, dopo tanti anni da prete le certezze di una volta non si spengono. Ed è un bel modo per festeggiare il proprio anniversario di vita sacerdotale.

L’occasione è la solennità dei SS. Pietro e Paolo, che quest’anno vede cinque festeggiati: don Leonardo Giacomelli che ricorda una ricorrenza davvero singolare: 70anni di sacerdozio; seguono don Giovanni Scremin e don Renzo Aiardi, entrambi con 65 anni di messa. Si ricordano quindi il 50esimo di don Marino Marino e i 25 anni di don Timoteo Bushishi.

Don Leonardo, il più anziano, è anche tra i più lucidi e arzilli. Da pochi anni ha lasciato la sua parrocchia “storica” di Candeglia. Altrettanto “storica” la presenza di don Renzo Aiardi a Casalguidi dove abita tuttora e dove ha svolto il suo ministero per oltre quarant’anni.

Don Giovanni Scremin ha invece un passato da missionario. Originario di Valdagno, in provincia di Vicenza, custodisce ancora l’accento veneto nonostante il suo lungo viaggiare per il Vangelo. Già religioso dell’istituto dei padri comboniani fu ordinato il 29 giugno 1955 da quel Battista Montini che divenne poi Papa Paolo VI. Inviato missionario in Brasile gli fu affidata una parrocchia nella diocesi di Balsas dove visse per 25 anni. Il vescovo locale, che allora era il pistoiese Rino Carlesi, lo presentò a mons. Longo Dorni per offrirgli un’esperienza fuori dalla missione. Avviò così la sua presenza in diocesi di Pistoia, pur tornando in missione a più riprese.

Don Marino Marini, attuale parroco di Tizzana e Catena non si è invece spostato di molto. «Ricordo con affetto — ci spiega — tutti coloro che ho incontrato nel mio ministero sacerdotale, come cappellano nelle parrocchie di Montale e di Montemurlo, poi come parroco a Tobbiana, Vignole e Oste e ora di Tizzana e Catena».

Arriva da Goma, in Congo, don Timoteo Bushishi. Qui ha svolto diversi incarichi. «Dall’Africa — ricorda Timoteo — mi sono successivamente trasferito in Italia a Roma per studiare teologia dogmatica. Nel 2006 poi, sono stato accolto dal vescovo Scatizzi che mi ha permesso di concludere il dottorato e mi ha affidato la parrocchia di San Pierino in Vincio. Dal mese di luglio 2016 ad oggi sono parroco di San Benedetto e San Vitale».

Vite sacerdotali molto diverse com’è originale ogni vocazione. Don Renzo Aiardi entrò in seminario giovanissimo: «la sua vocazione al sacerdozio — ci racconta Aldo Pellegrini — è nata fin da bambino. Cresciuto in Piazza S.Lorenzo a Pistoia è entrato a 9 anni in seminario». Per don Marino la vocazione è arrivata da piccolo nel modo più ordinario possibile «favorita dall’esempio della famiglia e del parroco». La vera svolta avvenne più avanti frequentando Carlo Carretto e la comunità dei Piccoli Fratelli del Vangelo di Spello dove — racconta — ho preso la decisione definitiva di diventare prete».

Don Renzo Aiardi

Casalguidi si stringe attorno al suo pastore

Don Aiardi «è stato ordinato il 29 giugno 1955. All’inizio del suo ministero è stato a Baggio e poi a Tobbiana. Don Renzo però è un’istituzione per Casalguidi. Oggi, allo scoccare dei suoi 65 anni di sacerdozio «la comunità parrocchiale — scrive l’amico Aldo Pellegrini — si stringe a lui esprimendo la sua gratitudine e il proprio affetto e un grazie per aver donato la sua vita al Vangelo e per essersi speso in questi lunghi anni nel generare Gesù Cristo nel cuore di coloro che lo hanno incontrato. In questi anni del suo ministero si è prodigato per rinnovare la Chiesa. È stato promotore di tanti movimenti ecclesiali che ha accolto nella sua parrocchia. In questi anni di sacerdozio si è fatto amico fratello e compagno di viaggio nel cammino della fede, condividendo con noi fatiche le attese le speranze di ogni giorno».

Don Marino Marini

Figlio del Concilio e testimone del servizio

Non ho avuto particolari carismi— ammette umilmente don Marino Marini —, però ho cercato di operare in spirito di servizio». «Ho sempre cercato di ricordare che non si deve far prevalere le nostre visioni personali, ma che, con umiltà, dobbiamo tenere come punto di riferimento la Parola di Dio, il Concilio Vaticano II, e il programma pastorale della Diocesi. In me c’è sempre stato sempre il desiderio di non escludere nessuno, e di accogliere, come dono del Signore, tutti coloro che desideravano partecipare alla vita della comunità parrocchiale». «La mia gioia più grande è stata quella di trovare nel Presbiterio e nella comunità parrocchiale altri fratelli e sorelle con cui fare insieme un cammino di fede e di comunione fraterna».

Don Timoteo Bushishi

«Grato a Dio per la Sua misericordia»

Nella ricorrenza del mio anniversario vorrei prima di tutto ringraziare il Signore che mi ha fatto sentire la sua presenza, la sua tenerezza, la sua misericordia». «Sono stato battezzato all’età di 12 anni — racconta Timoteo — e ho cominciato a frequentare la Chiesa come chierichetto a Goma in Congo». «La mia vocazione al sacerdozio è nata grazie alla testimonianza di un prete anziano dal nome Don Celedonio, un prete spagnolo carmelitano. È stato grazie a lui che poi ho deciso di entrare nel seminario minore. Mio padre purtroppo si oppose a questa mia decisione». Ma la vocazione era più forte e, dopo aver chiesto di proseguire la formazione al seminario maggiore «sono diventato sacerdote a 29 anni il 10 agosto 1995 a Goma».

Con settant’anni di sacerdozio don Leo è un prete da record

Una lunga esistenza in gran parte a Candeglia dove ha accompagnato generazioni di fedeli nella vita di fede ma anche la passione di girare il mondo

Classe 1926 don Leonardo Giacomelli è tra i preti più anziani della diocesi. Il primato spetta al centenario don Italo Taddei e di qualche mese lo precede don Napoleone Toccafondi, ma don Leonardo, che oggi vive in Seminario, conserva il suo vivace temperamento e una salute discreta.

La sua famiglia, molto numerosa – 8 fratelli – era anche molto religiosa: da parte di madre c’era lo zio don Luigi Marini, canonico e parroco di Campiglio, da parte di padre lo zio Oreste Forestieri parroco di Valenzatico, al quale Leonardo era molto affezionato e che lo ha accompagnato nel cammino vocazionale. «Sono entrato in Seminario nel ’38» ricorda don Leonardo che dopo 12 anni di formazione fu ordinato prete con don Grazzini, don Frosini, don Meriggi e don Batignani. «Ho dei bei ricordi del rettore Mario Spinelli e del vice rettore Dario Giovannini».

Il 29 giugno 1950 giunse l’ordinazione presbiterale. Una volta prete, fino al 1954 «sono stato cappellano a Vignole dove era parroco lo zio don Forestieri. Lo portavo a visitare i malati con la Topolino. Prestavo servizio anche a Campiglio dove c’era l’altro zio don Luigi, quindi sono stato cappellano a Capraia dove c’era un parroco cieco.

Poi, nel gennaio 1961 sono arrivato a Candeglia». Qui don Leonardo ha passato la vita, guidando questa comunità fino al 2017. «Ho trovato un parroco anziano e ho dovuto realizzare diversi lavori alla chiesa e alla canonica. Per due anni ho celebrato la messa in casa, ma la popolazione ha molto aiutato». Don Leonardo non ha fatto solo il parroco: «ho insegnato per 20 anni religione alla scuola media Leonardo da Vinci frequentata anche da ragazzi di Candeglia». Dopo tanti anni cosa resta impresso nella memoria di don Leonardo? «Il contatto con la gente, soprattutto con le famiglie e con i giovani con i quali andavo spesso ai campi estivi. Abbiamo organizzato una squadra di calcio che partecipava al campionato locale ed ero per loro un punto di riferimento. Nelle relazioni con i parrocchiani mi ha aiutato molto il fatto di aver visitato molti paesi del mondo. Essendo una zona “rossa” molte volte le persone credevano più a quello che leggevano sul giornale che a quanto veniva detto in chiesa. Ma io portavo la mia esperienza, quella che avevo fatto conoscendo persone culture e religioni diverse e così si arrivava a un dialogo e si costruiva un’amicizia».

Da ultimo don Giacomelli offre anche qualche consiglio per i giovani preti: «gli direi di prepararsi bene. Questo per poter comunicare con le persone che non si accontentano di risposte vaghe e imprecise. Comunque di relazionarsi in modo spontaneo e colloquiale e costruire rapporti di amicizia e stare vicino ai fedeli. Soprattutto li inviterei a stare con i giovani nel periodo dell’adolescenza quando cominciano a formare il carattere in modo che possano aprirsi alla fede».(A.B.)




Giubilei sacerdotali per SS. Pietro e Paolo

Una messa nel giardino dell’episcopio per festeggiare gli anniversari di vita presbiterale

Il vescovo Tardelli, complici le restrizioni della pandemia, ha scelto di festeggiare in fraterna intimità la solennità dei SS. Pietro e Paolo. Lunedì 29 alle 18.30 infatti, presiederà una santa messa all’aperto nel giardino del palazzo di via Puccini, seguita da un momento di convivialità offerto al clero e soprattutto a quanti, tra i sacerdoti, ricordano una data speciale nel loro cammino ministeriale.

Quest’anno i festeggiati sono cinque: don Leonardo Giacomelli che ricorda una ricorrenza davvero singolare: 70anni di sacerdozio; seguono don Giovanni Scremin e don Renzo Aiardi, entrambi con 65 ani di messa. Si ricordano quindi il 50esimo di don Marino Marino e i 25 anni di don Timoteo Bushishi.

Un appuntamento riservato per motivi di spazio al solo clero, che permetterà più facilmente anche ai preti più anziani e fragili, ospiti nell’adiacente Seminario vescovile, di partecipare alla preghiera e alla festa. Il 29 giugno è generalmente la data tradizionale per le ordinazioni sacerdotali. Anche il vescovo Tardelli è diventato sacerdote in quella data a Lucca nel 1974.

 




In ricordo di Suor Sandra

Ci ha lasciato suor Sandra Matulli, religiosa delle Minime del Sacro Cuore. Per tanti anni è stata direttrice dell’ufficio Missionario della Diocesi di Pistoia.

Ci ha lasciato suor Sandra Matulli, religiosa delle Minime del Sacro Cuore.
Per tanti anni è stata direttrice dell’ufficio Missionario della Diocesi di Pistoia. A lei la gratitudine della Diocesi per il lavoro svolto sempre con grande passione. Alle consorelle, ai familiari e agli amici, le più sentite condoglianze. Il Signore la accolga nel Suo Regno.

Suor Maria Sandra Matulli, era nata a Comeana il 5 luglio 1936. Entrò a far parte dell’Istituto delle Suore Francescane Minime del Sacro Cuore il 10 marzo 1955.

È deceduta domenica 21 giugno 2020 nell’infermeria dell’Istituto “Nostra Signora del Sacro Cuore” a Firenze. Aveva 84 anni di età e 65 di vita consacrata.

Dopo il conseguimento del Diploma Magistrale, si adoperò all’insegnamento nella scuola elementare in varie realtà dell’Istituto: a Signa, a Rufina, a Livorno. Nell’Istituto ha svolto il servizio di responsabile di Comunità con competenza e generosità, restando sempre aperta all’apostolato e agli appelli della Chiesa locale.

Ha realizzato il suo sogno missionario, donandosi per cinque anni ad un apostolato intenso tra i poveri delle tre fraternità del Brasile. Nella Diocesi di Pistoia ha portato avanti con impegno e zelo il servizio di Direttrice dell’Ufficio per la Pastorale Missionaria e delle Pontificie Opere Missionarie affidatole da S. E. Mons. Simone Scatizzi, per ben 13 anni.

Ha collaborato nella realtà diocesana, la “Conchiglia” con incontri formativi sistematici ed ha svolto il servizio di Direttrice dell’Opera “Ginetta Gori”.

Ha collaborato attivamente con l’Unitalsi partecipando a moltissimi pellegrinaggi a Lourdes.

Nel 2013, è stata trasferita a Firenze nell’Infermeria a causa di gravi problemi di salute. Le sue esequie sono state celebrate da don Cesare Tognelli nella Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe a Firenze.

Sr. M. Gabriella, Minime del Sacro Cuore




Nota su ultimo servizio “Le Iene”

Servizio delle Iene, il comportamento di don Paolo non può essere minimamente giustificato

PISTOIA 10/06/2020 – Pur non avendo ragione di mettere in dubbio la rettitudine di don Palazzi fin qui dimostrata, come possono attestare tutti coloro che lo conoscono, da quanto si vede nel filmato delle Iene, e per come lo si vede, risultano gesti, parole e ritualità che, o non sono opportuni o non consentiti nelle semplici benedizioni quale doveva essere quella praticata da don Paolo, oppure, molto peggio, discutibili, assolutamente fuori da quanto indicato dalla chiesa e non accettabili in alcun modo.

Tra l’altro preme precisare che don Paolo Palazzi non è mai stato autorizzato a compiere esorcismi ma solo benedizioni, secondo il Benedizionale approvato dalla Chiesa.
Quanto si è visto e per come si è visto, pur tenendo conto anche della manipolazione cui lo strumento televisivo facilmente si presta, non può essere minimamente giustificato nemmeno dalla buona fede. Anzi deve essere fermamente condannato e respinto.
Mons. Vescovo in questa occasione chiarisce che nessun presbitero della diocesi di Pistoia può compiere gesti del genere, ne è autorizzato benchè meno a compiere esorcismi o benedizioni che non siano contemplate per le parole e per i riti nel Benedizionale approvato.




Fondi 8xmille: un aiuto contro la crisi

Pubblichiamo il resoconto dei fondi 8xmille. Vicinanza a famiglie e comunità

I fondi Cei costituiscono la fonte economica più significativa per il cammino della Chiesa locale e la realizzazione di molti progetti. Ogni anno le richieste aumentano al punto che non è possibile accoglierle tutte. Nella distribuzione è stato tenuto presente, ove possibile, il criterio dell’alternanza. In questo esercizio finanziario sono state accreditate alla Diocesi di Pistoia le seguenti somme: per il culto e la pastorale 634.554,17 euro; per la carità 611.687,82 euro.

Nota dell’economo diocesano sui Fondi CEI 2019

Ispirato agli indirizzi dettati dalla Conferenza Episcopale Italiana, a seguito anche delle recenti modifiche introdotte, il criterio della assegnazione e successiva erogazione dei fondi Irpef 8 per mille ha tenuto conto dei progetti, della situazione economica delle singole parrocchie e delle varie realtà diocesane.

I fondi CEI costituiscono la fonte economica più significativa per il cammino della Chiesa locale e la realizzazione di molti progetti.
Ogni anno le richieste aumentano e purtroppo non è stato possibile accoglierle tutte. Nella distribuzione si è tenuto presente ove possibile il criterio dell’alternanza, così da farne beneficiare anche quelle realtà che nel passato non ne hanno usufruito.
In questo esercizio finanziario sono state accreditate alla Diocesi di Pistoia le seguenti somme:

• per il culto e la pastorale € 634.554,17;
• per la carità € 611.687,82.

Per quanto riguarda il capitolo Carità, si è privilegiato il criterio progettuale, secondo un percorso intrapreso già da anni ma sempre maggiormente attuato e potenziato. In particolare, visto il momento storico contingente, ci siamo indirizzati maggiormente verso quelle realtà che intervengono a sostegno delle famiglie e dei singoli individui per fronteggiare il perdurare della dura crisi economica.
Il numero di interventi in favore dei bisognosi, sia in diocesi che nelle realtà locali parrocchiali ha evidenziato ancora una volta l’aumento delle situazioni di difficoltà, come testimonia il dossier Caritas presentato lo scorso dicembre, mettendo in evidenza l’importanza di questi fondi otto per mille, senza i quali non sarebbe possibile arrivare in aiuto di così tante persone e realtà.

Particolare attenzione, quindi, è stata rivolta a tutte quelle attività che gravitano intorno la Caritas diocesana in concomitanza con il progressivo impoverimento delle famiglie: Centro Caritas, mensa dei poveri, centro distribuzione vestiario, fondi di solidarietà, centri di ascolto zonali.
Rilevante è anche il sostegno alle associazioni, sulla base di progetti futuri o in fase di realizzazione indirizzati al recupero degli ex detenuti; ai centri aiuto alla vita; al sostegno per le persone diversamente abili o con difficoltà di inserimento sociale; all’assistenza degli extracomunitari. Sono stati finanziati inoltre doposcuola e progetti rivolti alla tutela della persona: dai minori, alle ragazze madri e alle famiglie in genere, fino al recupero delle donne vittime della tratta. È importante l’impegno nei confronti dell’accoglienza agli immigrati, alcuni ospitati in strutture di proprietà diocesana, realizzato con il coordinamento della Caritas diocesana.

Nel capitolo Culto e pastorale, parte del contributo è assegnata ai centri diocesani, parte alle attività pastorali e culturali sempre con eventi di assoluto rilievo; una quota è stata assegnata ad enti collegati con la Diocesi ed una parte alle parrocchie, con particolare attenzione a quelle con problemi economici e/o di piccola dimensione che non riescono più ad avere i mezzi necessari nemmeno per la gestione ordinaria.

Confermato il graduale aumento delle Parrocchie che non riescono, nel corso dell’anno solare, a reperire le risorse per la normale gestione ordinaria. In aumento anche i casi di Parrocchie, dove il contributo è servito a fare fronte a situazioni di emergenza, su interventi di manutenzione straordinaria e in tutte quelle situazioni in cui la Parrocchia stessa è impegnata, suo malgrado, in spese che superano le fonti di entrata e quindi necessitano di aiuti anche per la gestione ordinaria. Tutto questo quale segno della vicinanza e della sollecitudine della Chiesa Diocesana.

Continua l’erogazione di un contributo annuale a sostegno di un progetto missionario pluriennale nella Diocesi di Balsas, che è stata assistita per molti anni da missionari diocesani.
Un contributo è stato assegnato anche alla curia diocesana per il funzionamento degli apparati amministrativi e dei locali ove il Vescovo abita, esercita la sua attività di ascolto del clero, dei bisognosi, delle autorità e dove operano gli addetti amministrativi preposti al funzionamento della Curia stessa.

Purtroppo, al momento della stesura di questa relazione, non possiamo esimerci dal segnalare come l’emergenza COVID-19, abbia inasprito le condizioni di disagio e di marginalità già in essere.
L’ulteriore impoverimento di famiglie e aziende del territorio, e del tessuto sociale in genere, avrà, nei tempi a venire, ripercussioni economiche e pastorali anche sulle parrocchie della nostra Diocesi.
Vi siamo grati quindi per l’erogazione dei Fondi CEI straordinari che, seppur non risolutivi, sono un importante segno per le realtà del territorio e la chiesa locale.

Pistoia, 20 maggio 2020

L’Economo diocesano