Il cammino della vita e il cammino della chiesa

Il valore del pellegrinaggio a piedi tra Santiago, Pistoia e le tappe della propria esistenza.

 

Don Gianni Gasperini, direttore dell’ufficio diocesano pellegrinaggi racconta la propria esperienza di pellegrino e la ricchezza che può scaturire dal cammino.

Don Gianni, hai percorso a piedi il cammino degli antichi pellegrini diretti a Santiago. Come mai hai scelto questo tipo di esperienza?

Il mio pellegrinaggio a Santiago è nato semplicemente per rispondere ad una proposta. Stare via un mese, percorrere 800km a piedi fa un po’ paura. Alla fine però mi sono deciso. Sinceramente lo vedevo quasi una roba da fissati, mi sembrava più legato al desiderio di testare delle capacità fisiche che altro. Eppure una volta iniziato il cammino si scopre un mondo che non ti aspetti.

Il semplice impegno di camminare, di fare in un giorno a piedi quanto potresti fare in mezzora di macchina ti cambia tutto il senso del tempo. Puoi accorgerti delle cose perché vai lentamente, rifletti su tutto ciò che ti capita, ma anche sul cammino passato e presente. Ti accorgi poi delle persone che camminano con te e di che cosa significa avere dei limiti. Che siamo diversi da persona a persona te ne accorgi bene camminando.

Durante il cammino ho imparato uno sguardo che mi ha aiuta anche nel ministero: non si può pretendere di andare sempre tutti insieme; andiamo ognuno con il proprio passo. Per mantenere il senso dell’andare insieme però, ci si adatta alle esigenze dell’altro: questo è uno degli aspetti più belli che ho scoperto, il senso pastorale del camminare insieme nella stessa direzione.

Insomma, camminare è un po’ come fare un piccolo “sinodo”?

Eh sì, la parola greca significa proprio questo (cammino insieme). Dunque sinodo non è tanto il fatto di essere a braccetto sulla strada, ma accorgersi a che punto del cammino è l’altro, se troppo avanti o troppo indietro.

E poi c’è lo zaino che ricorda il peso che ti porti dietro ogni giorno. Uno zaino troppo peso fa male, chiede subito di liberarsi del superfluo. Inspiegabilmente poi, qualche giorno è pesantissimo, altre volte più leggero: è un chiaro richiamo al peso della tua umanità, che a volte ti pesa di meno.. a volte decisamente di più. E ancora: tante volte lungo il cammino non trovi ombra, e magari vedi un unico albero attorno a te, per fermartici e riprenderti subito. Allora ti chiedi: ma io di cosa ho bisogno? Di una foresta per sentirmi sempre al sicuro, oppure mi basta anche la compagnia di un solo albero?

Qual è secondo te il vero valore del pellegrinaggio: riscoprire le radici di un’antica devozione o rinascere nell’anima più confortati e saldi nella fede?

Il valore di un pellegrinaggio a piedi è quello di scoprire il vero cammino della vita, ma anche il cammino dentro la compagnia della Chiesa. Che sia San Giacomo, o San Pietro, o un pellegrinaggio mariano c’è sempre un richiamo forte a Cristo, alla mèta, compimento del destino personale e della storia. Il pellegrinaggio dice poi il modo in cui avanzare nel cammino, guardando la realtà dell’altro, la realtà attorno a te. Si potrebbe fare pastorale a pellegrinaggi e darebbe un importante contributo al nostro modo di intendere la chiesa. Personalmente l’ho sempre proposto ai corsi prematrimoniali, perché dentro il matrimonio questo senso di andare insieme è sempre più marcato rispetto ad una compagnia di amici; dentro il matrimonio l’attenzione che si sviluppa con chi viaggi diventa davvero importante e forse ci si rende conto di cosa può significare una convivenza.

Lo specifico del cammino di Santiago qual è?

Arrivati alla Cattedrale c’è il portico della Gloria, un luogo che dà senso a tutto il tuo cammino.

Chi lo compie oggi come secoli fa, alla fine fa l’esperienza di scoprire che è Cristo che l’attende.

Durante il cammino ci sono tanti richiami in questo senso. La direzione che prendi e il senso del cammino ti è continuamente ripresentato da Cristo; così a Santiago ti accorgi di non essere arrivato alla fine del viaggio. Hai compiuto una tappa -importante certo- ma aperta a tutto quanto arriva dopo. Anche io ho avuto la sensazione che non si fosse chiusa soltanto un’avventura, ma che si sarebbe aperta una strada per la mia vita.

E Pistoia come può inserirsi in questa dinamica di pellegrinaggio?

Pistoia può segnare senz’altro un punto di partenza per scoprire la ricchezza del pellegrinaggio, sia a livello personale che come chiesa diocesana. Il valore della reliquia di San Giacomo, peraltro molto sottolineato dal vescovo Tardelli, che continua a rimarcare la storia e l’identità del nostro santo patrono, è davvero un buon punto di partenza per riscoprire la nostra storia locale, cosa ci ha legato a Santiago e quanto ancora oggi tiene unite le due città. Riscoprire le nostre radici ha un valore.

In vista dell’anno iacobeo come responsabile dell’ufficio pellegrinaggi quali saranno i tuoi progetti in merito?

Senz’altro come ufficio saremo impegnati nella valorizzazione del cammino come pellegrinaggio. Sulla scia di altre diocesi, che già si stanno preparando per l’anno iacobeo, nel 2021 sarà proposto un pellegrinaggio diocesano a Santiago. C’è anche l’idea di proporne uno a piedi per i giovani. Per il resto è prevedibile una vasta ripresa di cammini locali: il cammino di San  Bartolomeo, la Romea Strata, che senz’altro vedranno un certo movimento, senza contare il pellegrinaggio delle diocesi toscane a Pistoia il 21 giugno.

E per quest’anno cosa ha in programma l’ufficio pellegrinaggi?

Quest’anno, probabilmente nella seconda settimana di Settembre 2020, si svolgerà un pellegrinaggio diocesano a Lourdes con il vescovo Tardelli. Un pellegrinaggio aperto a tutti, malati, famiglie, sacerdoti. Con l’inizio del nuovo anno arriveranno indicazioni più puntuali.

Daniela Raspollini




Un anno santo straordinario nel segno di san Jacopo

Il vescovo Tardelli presenta i momenti centrali dell’Anno iacobeo. L’apertura della Porta Santa nella Cattedrale di San Zeno, concessa dalla Santa Sede, è prevista per il 9 gennaio 2021.

PISTOIA – La storia che lega Pistoia a Santiago de Compostela è fatta di spiritualità, di fede (e cammini che si intrecciano). Un legame che si arricchirà nel 2021  con la celebrazione dell’anno Santo Iacobeo e l’apertura della Porta Santa nella cattedrale di Pistoia. L’annuncio solenne è stato dato alla diocesi e alla città dal Vescovo Tardelli proprio davanti al reliquiario di San Jacopo, che conserva un frammento osseo dell’Apostolo giunto a Pistoia direttamente da Santiago nel XII secolo:

«è con grande gioia – ha fatto sapere il vescovo – che annuncio che la Santa Sede ha accordato alla chiesa di Pistoia la possibilità dell’apertura della Porta Santa e la concessione dell’indulgenza plenaria ai pellegrini che la attraverseranno».

Il programma presentato propone alcuni momenti salienti: l’apertura della porta Santa (il 9 gennaio 2021); il pellegrinaggio delle diocesi Toscane sulla reliquia di S. Jacopo (21 giugno, memoria liturgica di sant’Atto), le celebrazioni iacobee (18-25 luglio); la chiusura della porta Santa e dell’anno santo il 27 dicembre 2021, festa di S. Giovanni Evangelista, fratello di Giacomo.

L’Anno Santo iacobeo si svolgerà in parallelo con Santiago, dove si celebra ogni volta che la festa liturgica di San Giacomo apostolo – il 25 luglio – cade di domenica. «La sede principale del giubileo sarà Santiago de Compostela – ha spiegato il vescovo Tardelli – con cui la diocesi di Pistoia è storicamente legata fin dal 1145, quando l’allora vescovo Diego Gelmirez concesse al vescovo di Pistoia Atto, un’insigne reliquia del corpo di S. Giacomo. Dalla metà del dodicesimo secolo si è così stabilito in Pistoia un culto all’apostolo che ha inciso profondamente nella vita e nello sviluppo della città, facendo fiorire opere d’arte straordinarie, unite a grandi opere di carità».

«Questo Anno Santo – ha annotato Tardelli – permetterà di riscoprire la bellezza della fede testimoniata dagli apostoli: ci saranno tante occasione concrete di apertura alla grazia e alla misericordia di Dio attraverso l’indulgenza e quanto essa richiede: confessione, preghiera e partecipazione ai sacramenti».

«La memoria di un apostolo come San Giacomo – ha concluso il vescovo – ci accompagnerà verso la missione e spero vivamente che le celebrazioni dell’anno santo promuovano un grande fervore di fede e di carità in tutta la Diocesi.

L’anno 2021 sarà dunque un anno davvero speciale per la nostra chiesa: si aprirà – a Dio piacendo – con la celebrazione del Sinodo diocesano sul tema della evangelizzazione e si dipanerà nella memoria festosa e impegnativa di un grande apostolo, testimone della fede fino al dono della vita, esempio luminoso di quella gioia del vangelo a cui Papa Francesco ci ha di continuo richiamato in questi anni».

«Una vicinanza spirituale e fraterna lega la nostra chiesa a quella di Santiago – ha ricordato don Luca Carlesi, arciprete delle cattedrale di Pistoia -. Nei mesi scorsi ci sono stati molti contatti con i nostri confratelli Compostelani ed io stesso, con una delegazione di Pistoia, ho avuto modo di parlare con i rappresentanti del capitolo della Cattedrale di Santiago, che hanno da subito espresso grande gioia per la notizia dell’apertura della Porta Santa a Pistoia. Questo dialogo fraterno – aggiunge Carlesi – vuole essere il punto di partenza per avvicinare sempre di più le nostre realtà che sono a tutti gli effetti due grandi centri di spiritualità d’Europa».

Non mancherà l’attenzione anche alle iniziative culturali e di approfondimento del culto iacobeo: largo spazio al tema dell’accoglienza, dei pellegrinaggi e alla riscoperta dei cammini come esperienza pastorale di avvicinamento alla fede. Sempre nello spirito iacobeo, incentrato sull’attenzione e l’amore verso gli ultimi, la diocesi sta già riflettendo sulla possibilità di dare vita a un’opera segno concreta, come eredità dell’anno santo, in favore dei poveri e degli emarginati. Allo studio anche un pellegrinaggio diocesano a Santiago.

All’annuncio erano presenti le autorità civili e militari della città di Pistoia.




Messaggio alla città per la festa di San Jacopo

Le parole del vescovo Tardelli per la solennità del santo patrono di Pistoia e della Diocesi

«In occasione delle tradizionali feste di San Jacopo, nostro celeste patrono, intendo rivolgere un breve saluto alla città, rappresentata dalle autorità civili e militari, dalle realtà economiche e sociali del territorio, dalle associazioni storiche e culturali, come dai cittadini tutti.

Avere al centro della città le reliquie del santo apostolo che fu compagno di Gesù, evangelizzatore e martire; averle poi da così tanti secoli, racchiuse in scrigni di affascinante bellezza come un tesoro prezioso, è un fatto che merita attenzione. Significa che la nostra città non è un agglomerato informe di case e costruzioni, di vicoli e vie senza nesso, affidate al caso e abitate da un insieme occasionale di individui. Essa è invece una città, una “civitas”, una comunità cioè di uomini e donne liberi che si riconoscono fratelli diversi l’uno dall’altro, ma con gli stessi diritti e gli stessi doveri, rispettosi della dignità di ognuno; persone che interagiscono tra di loro, sentendosi un popolo, con una storia e un destino. La nostra città ha dunque un suo centro urbanistico e simbolico a un tempo; ben rappresentato dalla nostra meravigliosa piazza del duomo. Non è però un centro del potere, come spesso si interpreta e come a prima vista potrebbe sembrare. Il vero centro infatti è dato dalla reliquia dell’apostolo Giacomo e cioè dalla testimonianza di un uomo che ha dato la vita per restare fedele alla sua coscienza, consumando la sua esistenza nel servizio degli altri e dal cui culto si sono affermati nei secoli i valori del pellegrinaggio e dell’accoglienza. Da questa testimonianza di dedizione e di servizio, trovano senso anche i “poteri” che sulla piazza si affacciano.

Fu la fede cristiana a motivare la collocazione della reliquia del santo nel cuore della città e a suscitare tante imprese d’arte e d’ingegno, insieme ad operose iniziative di carità. Essa ha ancora da dire qualcosa all’uomo di oggi e alla città di Pistoia. Può ancora alimentare creatività, opere di generosità e di bellezza. Occorre però che non ci si accontenti di celebrazioni esteriori. Non serve mostrare o esibire simboli cristiani o fare qualche rievocazione storica: la fede cristiana dovrebbe tornare ad essere orizzonte luminoso di senso e vita vissuta nell’esistenza quotidiana. Ciò non vuol dire sminuire l’importanza e il valore di altri orizzonti di pensiero e di azione, di cultura e religione, che sono i benvenuti in mezzo a noi e coi quali la fede cristiana vuole solo dialogare e confrontarsi.  

Mentre dunque invoco la protezione di San Jacopo su Pistoia e su tutti i suoi abitanti, auspico che le feste iacobee, nei cristiani di questa città, risveglino la fede dei padri e la gioia di professarla; nei non cristiani o non credenti, siano invece occasione per godere dei frutti di bellezza che la fede cristiana ha prodotto nei secoli. A tutti dunque, buona Festa!»

+ Fausto Tardelli




La processione di San Jacopo: un appuntamento da non perdere

Mercoledì 24 luglio, alle ore 21, tutti i fedeli sono invitati a partecipare alla processione in onore del santo patrono. Il percorso avrà inizio dalla chiesa parrocchiale di san Francesco e si chiuderà nella basilica cattedrale di san Zeno

Leggiamo nella Costituzione
conciliare Sacrosanctum Concilium
sulla divina Liturgia: «La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e
tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei
santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai
fedeli opportuni esempi da imitare» (n.111).

Tutti sanno che il corpo di San
Giacono (Jacopo, per i pistoiesi), primo tra gli Apostoli a subire il martirio,
venne – secondo la tradizione – traslato dopo la morte in Spagna e ritrovato
molti secoli più tardi in una remota località della Galizia, grazie alla
miracolosa indicazione di una stella. Da qui il nome acquisito da quel luogo, “Campus
Stellae”
divenuto Compostella, meta di pellegrinaggio (per
molti “il Pellegrinaggio”) da ogni parte del mondo.

Finalmente nel 1144, grazie al Santo
Vescovo Atto che riesce ad  ottenere una
parte del suo corpo per intercessione di Ranieri (un ecclesiastico pistoiese
trasferitosi nella città galiziana), una reliquia dell’Apostolo approda tra
noi, a Pistoia, a santificare, corroborare, consacrare e confermare la Fede
della nostra città. Il culto al santo apostolo ha preso forma nel tempo in
diversi riti e devozioni, in particolare attraverso la celebrazione di una
solenne processione per le vie della città.

La tradizione della Processione in
onore di  San Jacopo (anche se per alcuni
periodi in maniera “latente”) nei secoli è rimasta sentita dai Pistoiesi.
Addirittura le leggi comunali di primo Trecento ne indicavano con precisione
modalità e organizzazione. La preparazione, per delega del Comune, era affidata
agli Operai di San Jacopo. Questi, dovendo organizzare la partecipazione
dell’intera cittadinanza alla processione patronale (obbligatoria per tutti i
membri della comunità urbana salvo i bambini piccoli, i vecchi inabili e i
malati), si facevano aiutare da cittadini eletti fra gli abitanti di ciascuno
dei quattro quartieri di Pistoia, chiamati ‘festaioli’.

Ecco il fondamento storico per cui mons. Fausto Tardelli – attuale Vescovo di Pistoia – ha voluto recuperare la tradizione della Processione/Pellegrinaggio in onore di San Jacopo, che anche quest’anno si snoderà a partire dalle ore 21:00 di mercoledì 24 luglio dalla chiesa parrocchiale di san Francesco verso la basilica cattedrale di san Zeno.

Ma che valore spirituale ed
ecclesiale (ma anche antropologico universale) ricopre la processione di San
Jacopo a Pistoia?

Possiamo tentare qualche
interpretazione.

Innanzi tutto onoriamo e portiamo in
processione le Reliquie di un Santo Apostolo Martire. Quindi la Processione del
24 luglio è, prima di tutto, una spinta alla riflessione interna alla Comunità
Cristiana pistoiese: il cristianesimo si è affermato non quando ha cercato di
andar d’accordo con gli araldi della menzogna, i profeti del nulla, gli
adoratori dei vari idoli del mondo delle varie epoche, ma quando ha saputo
essere se stesso fino a esigere il sacrificio della vita. Senza dimenticare
l’omaggio ai tanti cristiani perseguitati 
per la fede anche nel nostro tempo.

Il martire di
ogni tempo, da San Giacomo in poi, ci insegna che non tutto è contrattabile,
che esistono valori che non hanno prezzo e che non possono essere oggetto di
scambio e di trattative.

Il martire ci
orienta a capire cosa significa essere veramente liberi: seguire la verità e
solo la verità. Il martire viene ucciso perché rifiuta di assoggettarsi ad un
potere diverso da quello della coscienza morale.

Questa nostra processione del Santo
Patrono è inoltre nella sua forma genuina una delle più belle manifestazioni
della religiosità popolare. I popoli sono infatti dei “soggetti collettivi”, i
quali creano la propria cultura e sono protagonisti della propria storia, anche
dal punto di vista religioso. Anche noi, come figli di questo popolo e, a
nostra volta, padri delle generazioni future, dobbiamo trasmettere, alle
giovani generazioni la nostra fede e la nostra pietà popolare, consapevoli
delle nuove sfide del nostro tempo e del nostra contesto territoriale.

Celebrare la festa del Patrono tutti
insieme, percorrendo le vie della Città – 
portare”, quindi, un messaggio, non “lanciarlo da fermi”
attendendo che altri lo raccolgano – significa rileggere, con umile fierezza,
la storia della nostra città e riscoprire le radici  della nostra identità e della nostra fede che San
Jacopo ha confessato con fortezza (il Signore Gesù addirittura aveva
soprannominato lui ed il fratello Giovanni “i figli del tuono” tanto erano di
carattere impetuoso e irruento).

Non manca perciò un richiamo al
dovere personale di tutti a fare la propria parte per la costruzione di un
mondo pacifico e civile, partendo dal servizio alla propria città, nella
giustizia, nella legalità e nel diritto.

Procedere a piedi insieme è un segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, si è messa in marcia per annunciare per le strade del mondo il Vangelo della salvezza. E marciare per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste, uniti, volti all’unica meta, ci rende capaci di scoprirci solidali gli uni con gli altri, impegnati insieme a concretizzare nel cammino della vita gli esempi del Beato Apostolo San Giacomo, nostro Patrono.

Federico Coppini – Ufficio liturgico diocesano




Processione di San Jacopo: la varietà di una Chiesa in uscita

Lunedì 24 luglio la solennità di San Jacopo è stata preceduta da un momento ecclesiale radicato nella storia religiosa della città: la solenne processione di San Jacopo, che ha preso il via dalla Chiesa di San Francesco fino alla Basilica Cattedrale di San Zeno.

Anche quest’anno la processione ha visto una buona partecipazione popolare, con la presenza di numerose parrocchie, movimenti, associazioni. Ricordiamo, tra i tanti, i ragazzi e gli animatori dell’Oratorio San Domenico Savio di Pistoia, una bella rappresentanza di religiose, diversi diaconi e sacerdoti della nostra diocesi, ma anche il sindaco e i figuranti del corteo storico. La processione è stata anche accompagnata dagli interventi musicali della Banda Borgognoni.

Di seguito abbiamo raccolto alcune testimonianze dei partecipanti.

«Lasciata la barca ed il padre lo seguirono…» (Mt 4,22). Giacomo, Giovanni, Andrea e Pietro seguirono Gesù e così abbiamo fatto anche noi partecipando alla processione in onore di San Jacopo. Le parrocchie di Sant’Andrea e San Filippo hanno voluto testimoniare, anche come comunità pastorale del centro storico, la devozione popolare al Santo Patrono e l’unità alla Chiesa Pistoiese guidata dal nostro vescovo. Chiesa in uscita per le vie della città, per fare vedere a tutti, anche agli indifferenti che la Chiesa testimonia, segue e confida nel Signore Gesù Cristo.
Veramente viva e partecipata è stata la presenza delle comunità “Pinoy” (Filippini) presenti con il loro stendardo di San Filippo, proprio a testimoniare che la Chiesa è Universale e che nessun uomo può sentirsi escluso.
È stata una bella occasione per pregare tutti assieme, camminando attorno alla teca con la preziosa reliquia di S. Jacopo, con un pensiero speciale per i nostri fratelli cristiani perseguitati in tanti paesi, ma che – come ha ricordato il nostro Vescovo Fausto – non fanno notizia sui giornali.
Carlo Feraci (Parrocchia Sant’Andrea Apostolo)

Alla suggestiva processione del 24 luglio, vigilia della Festa di San Jacopo, ha partecipato anche la Comunità Filippina che da tanti anni si ritrova presso la chiesa di San Filippo in via Buozzi. Alla processione ha partecipato anche Rosalyn che si fa portavoce di questo momento. «Per noi è stato bello partecipare testimoniando la nostra fede. Per me è stato come rivivere l’emozione che provavo quando nella nostra terra si facevano solenni processioni per le feste religiose. Per me è come rievocare quei momenti ed è molto importante che anche qui, nel luogo in cui adesso viviamo, siano mantenuti questi momenti di grande spiritualità».
Comunità filippina

Per noi dell’Oratorio San Domenico Savio partecipare alla processione del 24 luglio è stato un onore ed una gioia. Camminare tutti insieme: bambini, adolescenti e famiglie con le nostre magliette colorate per le vie della bella Pistoia ci ha fatto provare un particolare orgoglio di appartenere alla nostra chiesa e alla nostra città.
Oratorio San Domenico Savio

Ritengo che dovremmo essere grati al Signore per il dono dell’Episcopato e del nostro Vescovo Fausto. Credo che sia importante pregare il Padre, perché nel Nome di Gesù ci doni lo Spirito Santo. Come ha affermato il vescovo nella sua omelia per la Solennità di San Giacomo Apostolo, «il Cristiano è colui che prega, pensa, agisce in, con e per Gesù». Dovremmo mettere di più Gesù al centro delle nostre vite. Se cerchiamo veramente Gesù, allora la Fraternità e l’Unità cresceranno sempre di più perché in Gesù tutto il corpo cresce ben ordinato. Un’altra cosa importante è quella di stare attenti a non lasciare “fuori” i laici. Mi auguro che la mia esperienza non resti isolata e confinata a quella di religioso, ma che possa essere il punto di vista dei Cristiani a prescindere dalla vocazione che uno ha.
Fratel Nicola della Fraternità Apostolica di Gerusalemme

Quest’anno il nostro cammino ha avuto un colore speciale: il rosso. Rosso come il mantello di San Jacopo, ma rosso anche in difesa degli ultimi, i sofferenti e gli emarginati. «Con questo cammino ci prendiamo sulle spalle gli ultimi: forse non saremo capiti, ma va bene lo stesso». Queste le parole del nostro caro Don Enzo Benesperi. Prima di partire in processione fino a Pistoia abbiamo pregato, riso, testimoniato. Nella chiesa di San Francesco siamo entrati cantando “camminiamo sulla strada”. È stato un momento magico. Grazie San Jacopo, veglia su tutti noi!
Parrocchia di Stazione Montale

Anche quest’anno il Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta ha partecipato, con i propri volontari, alla ricorrenza della festa di San Jacopo. L’Ordine di Malta è dedito al carisma di alimentare, testimoniare e difendere la fede (Tuitio fidei) e di servire i poveri e gli ammalati che rappresentano il Signore (obsequium pauperum). Siamo il linea con quanto ha detto il nostro vescovo S. E. Mons. Tardelli «…La fede cristiana è la nostra identità, è il fondamento della nostra vita», così come appartiene al nostro carisma il valore dell’accoglienza: «una cosa antica per la chiesa, – ha affermato il vescovo nel suo messaggio per il santo Patrono – che da sempre ha visto nell’“alloggiare i pellegrini” un’importante ora di misericordia, perché nel forestiero e nel pellegrino c’è Cristo stesso».
CISOM Pistoia

A cura di Daniela Raspollini

 




Due dipinti per capire la città: san Jacopo e sant’Atto

Due opere da recuperare per custodire la memoria della nostra identità cittadina

di Daniela Raspollini

Anche quest’anno, nell’imminenza della festa patronale di San Iacopo, abbiamo voluto rivolgerci alla concittadina Lucia Gai, nota studiosa del culto iacopeo, per chiederle se per l’occasione vi siano in progetto iniziative da realizzare, oltre quelle consuete per celebrare la ricorrenza.

Possiamo dire che buona parte della sua attività di studiosa pistoiese si sia svolta per valorizzare e far conoscere il tema così interessante e importante per la nostra città che riguarda il culto di San Iacopo e l’intera civiltà del pellegrinaggio. Attualmente si prepara qualche novità in proposito?

Ogni anno, ogni volta che ci troviamo tutti insieme per celebrare la festa dell’apostolo Giacomo di Zebedeo, il “nostro” San Iacopo, mi capita di fare un bilancio di un percorso annuale intrapreso, per valutarne i risultati raggiunti e i traguardi ancora da realizzare. Il mio lungo impegno come studiosa si è costantemente completato con quello attuato nel Comitato di San Iacopo: l’associazione laicale di volontariato culturale (che si affianca e collabora con l’attività della chiesa cattedrale pistoiese) fondata negli anni ottanta del Novecento dal compianto monsignor Mario Leporatti e attualmente inserita fra gli organismi di cultura storica riconosciuti in ambito diocesano. Ultimamente, il Comitato di San Iacopo si muove per valorizzare sempre meglio la grande ricchezza del patrimonio di memorie storiche e artistiche religiose conservate in vari luoghi di Pistoia. In particolare, si sta attivando per il recupero dei due grandi emblemi lignei dipinti, d’inizio Seicento, che raffigurano rispettivamente San Iacopo patrono di Pistoia e il Santo vescovo Atto.

 

Non mi pare di aver mai visto queste opere. Potrebbe fornirci qualche altra informazione su questi dipinti? Dove si trovano?

Si tratta di due grandi emblemi dipinti a olio su pannelli sagomati in legno, conservati attualmente nei Depositi del Museo Civico di Pistoia. Entro ricche incorniciature a ‘cartiglio’, tipiche del Seicento, eseguite contemporaneamente e da uno stesso artista, per ora ignoto ma di notevole qualità, sono raffigurati due dei principali ‘protagonisti’ della storia pistoiese della prima metà del XII secolo: l’apostolo Giacomo “il Maggiore” e il vescovo vallombrosano Atto (1133- 1153).

Egli nel 1145 istituì ufficialmente il culto iacopeo a Pistoia, mediante una reliquia del corpo apostolico arrivata da Santiago di Compostella, dove per antichissima tradizione si ritiene riposino le spoglie dell’apostolo: che è lo stesso santo protettore del pellegrinaggio compostellano, sia nei tempi passati che anche oggi, dato che anche attualmente molte sono le persone che vogliono ripetere questa profonda e significativa esperienza, percorrendo in Spagna il “Camino de Santiago” fino a Compostella.

I due emblemi dipinti vennero presumibilmente realizzati dall’Opera di San Iacopo, l’istituzione comunale addetta alla tutela e all’organizzazione del culto iacopeo cittadino, in occasione della canonizzazione del vescovo Atto nel gennaio del 1605. È possibile che essi fossero già stati approntati per portarli nella solenne processione organizzata per celebrare l’evento, che veniva a confermare un culto cittadino per il vescovo Atto già in essere nella seconda metà del secolo XII.

Quello che è sicuro è che i due emblemi lignei dipinti arredavano riccamente la sala dell’udienza dell’Opera di San Iacopo, nella nuova sede realizzata nel secolo XVII in testa all’attuale piazza dello Spirito Santo.

Dopo le soppressioni ecclesiastiche di fine Settecento, e in seguito ad una serie di passaggi, i due dipinti furono acquisiti dal Museo civico di Pistoia, ma non furono esposti perché bisognosi di restauro per il supporto ligneo, che ha sofferto per l’umidità.

 

Perché i due emblemi sono così importanti?

Per due ragioni, principalmente. Innanzi tutto perché sono la testimonianza concreta del momento storico in cui è nata l’esigenza di raccogliere le memorie cittadine, da parte di tanti studiosi ed eruditi locali, per lo più appartenenti al clero e al patriziato. La “Storia di Pistoia” nacque anche come “Storia del culto iacopeo” e, insieme, come raccolta, specialmente fra Sei e Settecento, di “Biografie” del vescovo Atto: continuate lungo l’Otto e Novecento, fino ad oggi. Le due immagini dipinte segnano, anche visivamente, questo momento di maturazione della coscienza civica, quando ha avuto bisogno di appoggiarsi sia alle immagini emblematiche che alla “Storia”. La seconda ragione per cui sono importanti è che nel modo di raffigurare questi soggetti si rivela una precisa mentalità, una concezione dei rapporti fra società e valori ideali e religiosi. In entrambi gli emblemi viene espresso il concetto che una comunità ha bisogno, per vivere i valori della civiltà cui appartiene, di elementi unificanti e condivisi, ma anche di una fede precisa circa il proprio destino: cui deve, essa stessa per prima, credere. È quel ‘vincolo di carità’ che lega tutti noi ed era l’antico ideale dei monaci Vallombrosani, in accordo con la Chiesa universale. Questa idea è espressa sia nell’immagine di Sant’Atto, colto nel momento in cui sostiene, e offre ai cittadini di Pistoia, la cassetta della reliquia iacopea, come un dono ricco di futuro, sia nell’altra immagine dell’apostolo San Iacopo, che tiene fra le mani l’intera città di cui è patrono, così com’è patrono del pellegrinaggio compostellano (cui rimanda il “bordone” o bastone su cui i devoti viandanti si appoggiavano nel loro cammino, che egli regge con la sinistra).

 

Potrà essere fatto qualcosa per poter restaurare queste opere, perché tornino ad essere esposte in modo opportuno?

A quanto ne so, un preventivo di spesa era stato fatto dalla Soprintendenza fiorentina e la cifra dovrebbe essere non eccessiva. Tuttavia in questi attuali tempi di crisi, ogni ente pubblico deve stare attento alle spese: in questo caso, si tratta dell’Amministrazione Comunale, che deve tener conto delle sue priorità.

Si potrebbe tuttavia intervenire, per evitare che vadano via via disperse tante testimonianze importanti della nostra identità, con uno sforzo economico da condividere. L’alternativa è la silenziosa, irreparabile perdita, senza che alcuno levi una voce per chiedere che almeno si pensi a cosa si perde, e a quanto resti alla generalizzata solitudine tecnologico-informatica dei nostri giovani, schiacciati su un ‘presente’ insignificante e ‘liquido’.




IL PELLEGRINAGGIO A SANTIAGO FRA REALTÀ E METAFORA

Venerdì 2 febbraio l’antico riti della benedizione dei pellegrini e la presentazione di nuovi studi e pubblicazioni

Venerdì 2 febbraio 2018, nella sala sinodale dell’antico poalazzo dei Vescovi gentilmente concesso della Cassa d Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, si terrà il secondo degli incontri “In Itinere”, dedicati alla cultura e alla storia del pellegrinaggio fra Medioevo ed età contemporanea.

Organizzati dal Comitato di San Iacopo, d’intesa con la Cattedrale e la Diocesi di Pistoia, questi “Incontri” hanno lo scopo di presentare a Pistoia, una delle città più significative per il culto dell’apostolo Giacomo di Zebedeo (popolarmente San Iacopo), patrono della comunità urbana e diocesana, quanto di rilevante è stato prodotto negli studi europei ed italiani, aggiornando così anche l’orizzonte della cultura locale.

Il programma di quest’anno è il seguente:

ore 16.30: Cattedrale di San Zeno, Cappella di San Iacopo

Celebrazione liturgica in onore del patrono San Iacopo nell’omonima cappella in Cattedrale, con l’intervento della Confraternita di San Iacopo di Perugia e con la cerimonia della benedizione dei pellegrini.

ore 17-19: Sala sinodale dell’antico Palazzo dei Vescovi

Don Luca Carlesi, arciprete della Cattedrale e Presidente del Comitato di San Iacopo. Saluto ai convenuti.

Lucia Gai, “Un’immagine del pellegrinaggio tutta d’argento: l’altare di San Iacopo nel duomo di Pistoia”. Una nuova prospettiva offerta dalla rivista “Compostella” 2018, edita dal Centro italiano di Studi Compostellani.

Presentazione, a cura di Lucia Gai, del diario di pellegrinaggio “A Santiago”, di Massimiliano Filippelli. Interventi a chiusura dell’incontro.

Lucia Gai