Omelia per la solennità dell’Immacolata (8 dicembre 2025)

Solennità dell’Immacolata

(Pistoia, Cattedrale di San Zeno, 8 dicembre 2025)

Nel pieno del cammino dell’avvento che ci conduce al Natale, oggi sostiamo, fissando i nostri occhi sulla Vergine Santa Immacolata.
Non ci distrae questa festa mariana dal cammino verso il Natale. Anzi, al contrario, ci permette di cogliere il senso profondo del mistero che a Natale si celebra e di riflettere su quanto ci è chiesto personalmente affinché il Natale sia davvero tale.
Perché, diciamocelo con franchezza: tutti questi colori, queste luci, queste vetrine, queste pubblicità, hanno in realtà ben poco a che fare con il Natale che, tra l’altro, ogni giorno di più viene mutilato da ogni riferimento a Nostro Signore, come se, per esseretolleranti ed inclusivi, sia necessario mutilarci e nascondere la verità.
Fa tristezza vedere questo apparato gigantesco che nel nostro occidente senza fede si allestisce per il Natale. Una frenesia senza senso, che ci fa correre e agitarenon sapendo esattamente il perché. Sono “le feste”, si dice, e non si sa neppure bene perché si festeggi. Un rituale ormai pagano censura ogni riferimento al cristianesimo o, se proprio non può fare a meno di accennare a ciò che il Natale dovrebbe significare, lo fa quasi con vergogna o riducendolo ad una favola buona che ispiri tenerezza e dolcezza.

Ma il Natale è invece il Dio che entra nella storia, senza potenza e gloria, fuori dagli schemi mondani; che non schiaccia l’uomo con la sua onnipotenza e non si fa riconoscere, vestendo i panni di un semplice bambino ma che contesta in questo modo tutti gli apparati dei poteri mondani. E’ l’inaudito mistero di un Dio che trova spazio nel grembo di una donna, Maria, e che nasce da lei, dalla sua carne, in una misera grotta, fuori dalla città.
Il malaffare, la corruzione, gli egoismi, le cattiverie e il peccato, segnano l’umanità fin dal suo primo apparire – come ci dice il libro della Genesi. Una caligine di morte ammorba il mondo, da allora. Ci si nutre di oscurità, la si respira, senza percepirne la drammatica negatività. Il peggio è che il male affascina e attrae – come ancora la Genesi ci ricorda. Solo quando ferisce e offende, ci si sveglia, ma a quel punto la colpa è sempre degli altri e delle idee altrui, mai propria.

In questo contesto, brilla splendente la stella di Maria Santissima: la donna nemica del serpente antico. Troppo buona, per il mondo di oggi, troppo senza macchia, troppo perfetta esenza oscurità per piacere a questo mondo. Ma lei non si lascia impressionare e continua ad essere Madre tenerissima di tutti e ad indicare a tutti nel figlio da lei generato, il figlio di Dio altissimo, medico delle anime, speranza dei poveri, redentore e salvatore dell’’umanità, Colui che tutti cercano anche senza saperlo.

Lei continua ad essere madre della speranza e ci invita a non scoraggiarci mai e ad aprire piuttosto il cuore alla conversione perché nasca in ciascuno di noi, dentro di noi, nuovamente e sempre il Signore, cosicché la nostra vita assomigli sempre di più alla sua. La strada che ci propone è quella della disponibilità piena al compimento della volontà di Dio in noi. Il sì detto da lei è modello per noi, chiamati pure noi ad essere uomini e donne del sì a Dio e al suo amore immenso che si fa amore per gli altri. Predestinati come siamo – e sono le parole di San Paolo – ad essere “lode della gloria di Dio”, suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo, santi ed immacolati di fronte a Lui nella carità”.

Cerchiamo di rispondere a questa chiamata che coinvolge la nostra esistenza, giorno dopo giorno. Facciamolo, in questo periodo,anche sforzandoci come ci è possibile di testimoniare il vero senso del Natale, custodendone gelosamente il significato, in modo che sia un evento di fede e di amore sincero per ciascuno di noi, per le nostre famiglie, per i nostri amici.

Non si tratta di conservare la “tradizione” del Natale. Poco vale, carissimi fratelli e sorelle, una tradizione ridotta a folclore, a vago sentimentalismo, a semplici gesti esteriori o a bandiera identitaria. Si tratta invece di lasciarsi ferire da quel Dio che annienta se stesso per farsi uno di noi; si tratta di mantenere viva la memoria di un Dio che ci viene a cercare e di rinverdire la volontà di seguirne le orme.

La Vergine santa Immacolata, la madre nostra, ci accompagnerà sicuramente in questo cammino.