Omelia Messa Crismale (mercoledì 1 aprile 2026)

Messa Crismale
(Pistoia, Cattedrale di San Zeno, 1 aprile 2026)

La Messa crismale che celebriamo questa sera manifesta anche visibilmente e magnificamente la chiesa, la chiesa particolare. Insieme al Vescovo che presiede in nome di Cristo, ci siete voi presbiteri, voi diaconi, voi fedeli laici, voi ragazzi e ragazze che vi preparate a ricevere la Santa Cresima e voi religiose e religiosi. Tutti insieme formiamo la chiesa santa di Pistoia, un’unità resa tale dal dono dello Spirito. Insieme lodiamo Dio Padre e ci rivolgiamo a lui con la gratitudine per il suo amore manifestato nel Figlio Unigenito, dato per noi fin sulla croce e risorto il terzo giorno. Gesù il Cristo prega con noi come capo del suo corpo che è la chiesa e offre se stesso per la salvezza del mondo, mentre lo Spirito santo ci unisce a Lui, fa di noi un corpo solo, quello di Cristo e ci spinge ad essere nel mondo i testimoni del Regno di Dio nell’attesa del suo compimento definitivo.

La liturgia di questa sera, con la consacrazione degli oli, le letture dalla Scrittura e i segni sacramentali, ci ricorda che siamo la chiesa del Signore e ci ricorda quelli che sono i nostri compiti fondamentali che tutti condividiamo in quanto popolo santo di Dio: l’annuncio della buona notizia di Cristo morto e risorto e la santificazione degli uomini e delle donne del mondo. Vangelo e sacramenti sono i cardini della vita della chiesa, ciò a cui occorre sempre ritornare se vogliamo mantenerci nel deposito della fede ereditato dagli apostoli. A questi due impegni collegati strettamente tra di loro e che sono in definitiva nient’altro che amore, le modalità dell’amore salvifico di Dio, occorre sempre riandare per non perdere la bussola e non far diventare la chiesa una brutta copia di tante associazioni umanitarie.

Vangelo e Sacramenti. Insieme: da una parte annuncio e testimonianza della novità stupenda di Cristo morto e risorto, fondamento della speranza che non delude, comunicazione amorosa della gioia della buona notizia; dall’altra, i sacramenti, per essere pienamente inseriti in cristo, essere resi partecipi già fin d’ora, su questa terra della vita divina secondo lo Spirito, santificati e conformati nello Spirito a Cristo Signore, incontrato, conosciuto ed amato e per venire incontro a tutte le fragilità e peccati degli uomini.

Mentre dunque ricordiamo questi due pilastri fondamentali della chiesa e delle nostre comunità cristiane, godiamo nel sentirci parte l’uno dell’altro, membra vive di una chiesa che è dono che viene dall’alto, segno di unità per tutto il genere umano. Nella bellezza dei riti di questa sera, gustiamo la gioia di essere popolo di Dio in cammino lungo le strade della storia, tra le prove che ci vengono dal mondo e le consolazioni di Dio.

La gioia di questa assemblea scaturisce anche dal riconoscersi uniti nella diversità, ognuno con un carisma suo proprio da mettere a servizio degli altri. Nell’unità che questa celebrazione manifesta è indicata perciò la strada da percorrere con convinzione, oltre ogni pregiudizio, oltre ogni incomprensione, oltre ogni faziosità: la strada della comunione fraterna, quella della collaborazione tra ministeri e carismi, come tra carismi stessi. La nostra celebrazione unitaria manifesta ma anche esige che siamo un corpo solo ed un’anima sola, nonostante tutte le nostre diversità. La liturgia di stasera ci spinge a vivere coerentemente in uno sforzo di comprensione reciproca, di freno alla lingua, di rispetto profondo l’uno dell’altro e, in particolare, anche di perdono reciproco.

Cosa sarebbe il nostro impegno nell’evangelizzazione o nell’amministrazione dei sacramenti, se non contenesse anche la testimonianza di una comunione che supera le simpatie e antipatie umane per farsi luce che illumina un mondo racchiuso nelle tenebre degli egoismi? Ed è invece proprio con questo cammino ed esperienza di unità molteplice e variegata che possiamo riversare il seme della pace in un mondo com’è il nostro, sconvolto dall’odio e dalle guerre. In questa prospettiva di comunione ecclesiale, siamo tutti stasera riuniti insieme: presbiteri, diaconi, laici, religiose o religiosi. Ognuno col suo dono e il suo impegno per il bene e la testimonianza comune.

E allora vorrei dire innanzitutto ai presbiteri: siate consapevoli di essere stati ordinati per spendere tutta la vostra vita nell’annuncio del vangelo e nella santificazione delle persone che sono a voi affidate. Siate premurosi verso tutti, non siate mai scostanti e arroccati in voi stessi ma neanche fatevi prendere da quella mondanità che fa del sale qualcosa di sciapito che non serve più a niente. Amate i vostri fratelli e sorelle, preoccupatevi per loro, soccorrete i malati, sostenete chi sperimenta povertà e debolezza, avvicinate tutti a Cristo, insegnando che tutti possono andare a Lui che da ristoro alle anime nostre, perché il suo giogo è dolce e il suo carico leggero. Non siate mai burocrati della fede, mestieranti senza anima; siate invece guide sagge e umili che non hanno bisogno di mettersi su un piedistallo per essere autorevoli. Dedicatevi in particolare al ministero della confessione oggi più che mai necessario e più che mai trascurato. Abbiate infine molto a cuore le nuove generazioni perché scoprano che Dio ha per loro un progetto bellissimo.

Ai diaconi chiedo che siate sempre di più testimoni del servizio. Che dovunque vi troviate a vivere nella società, in famiglia o altrove rendiate evidente il Cristo che è venuto per servire e non per essere servito. Il vostro servizio all’altare non è che il segno di quella che deve essere la vostra vita, tutta incentrata sul servizio, silenzioso, operoso, fattivo, concreto. E siate veramente di aiuto ai presbiteri: portando con voi l’esperienza della vita nel mondo, della vita familiare come di quella lavorativa, potete essere di grande aiuto ai presbiteri perché la loro azione sia più aderente ai bisogni e problemi degli uomini e donne di oggi.

A voi uomini e donne, fedeli laici, dico: ricordate che avete ricevuto col battesimo il triplice dono che vi fa partecipi di Cristo, che vi fa sacerdoti, re e profeti. Non sentitevi gente di serie b nella chiesa; partecipate, collaborate, esercitate quella corresponsabilità nella vita della comunità e nella missione che è fondata sul battesimo. E soprattutto siate luce e sale della terra col vostro amore dentro le realtà del mondo, nella famiglia, nella società, nel lavoro, nell’economia come nella politica e nello svago o nel divertimento. Siate coerenti, pensando ai molti fratelli e sorelle che nel mondo pagano un prezzo alto per la loro fede. Non vergognatevi mai del Vangelo. A testa alta ma con umiltà, operate perché il progetto di Dio sull’uomo e sulla società si realizzarsi. E se, per qualche motivo, vi è dato di sperimentare sofferenza, incomprensione o rifiuto, sappiate che questa è la strada che Cristo ha indicato per i suoi discepoli.

E anche a voi, ragazzi e ragazze che vi state preparando ad essere confermati nello Spirito Santo una parola: sentitevi amati, sentite accanto a voi e in voi la presenza del Signore per il quale siete preziosissimi e valete di più del mondo intero. Non lasciatevi ingannare dalle falsità del mondo e non abbiate paura: seguite con gioia Cristo Signore perché è l’unico che può darvi davvero ciò che nel profondo il vostro cuore desidera.

Infine, rivolgo un pensiero a voi alle religiose e religiosi, consacrati a Dio con i voti di povertà, castità e obbedienza. Vostro compito è quello di ricordare a tutti che Dio è l’assoluto per il quale merita lasciare tutto per seguirlo e che Lui è capace di riempire totalmente fino a farlo traboccare d’amore, il nostro piccolo cuore. La testimonianza del vostro amore fraterno in comunità, la testimonianza del vostro amore al Signore e della vostra dedizione agli altri, che siano malati, anziani, bambini o poveri in genere, è davvero preziosa per tutta la chiesa e per questo vi dovete sentire parte attiva della comunità cristiana e della diocesi. Molte di voi provenite da altre parti del mondo, portate con voi la ricchezza e la specificità di mondi e culture diverse e ci fate respirare la cattolicità della chiesa, la sua dimensione universale.

Ecco, dunque doni e carismi che insieme formiamo il corpo di Cristo, l’unico popolo di Dio riunito nell’amore e inviato in missione. Stasera tutto questo la vediamo e lo sentiamo e perciò rendiamo grazie. Che sia la nostra chiesa diocesana una Messa crismale continuata nella vita di tutti i giorni e nella vita di ogni comunità parrocchiale