Cristo Re
22 novembre 2025
Ordinazione di 4 diaconi permanenti Giuseppe Topia, Marco Lo Bracco, Gianmarco Marianelli, Franco Pacini
Diceva Papa Leone XIV° ai vescovi italiani qualche giorno fa: “Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. In questo tempo abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma». Il Santo Padre poi proseguiva: “Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro (cfr 2Cor 5,14). E la fede in Lui, nostra pace (cfr Ef 2,14), ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace”.
Parole particolarmente illuminanti e appropriate per la festa di oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo. Si. Siamo infatti invitati a guardare a Colui che è il nostro sovrano e Signore ma che regna dal legno della croce, come la lettura evangelica ci ha ricordato. Il nostro Re è un Re crocifisso per amore e per la forza di questo amore, risorto, trionfante sul male e sulla morte. Che Cristo, dunque regni nei nostri cuori e nel mondo! E’ questa la preghiera che oggi innalziamo al Signore. E ciò comporta di capire innanzitutto quello che il buon ladrone capì accanto a Cristo crocifisso: che senza Colui che regna dal legno della croce, a causa dei nostri peccati, della nostra cattiveria, dell’odio che ci abita, saremmo meritevoli – e non è un semplice modo di dire – dell’inferno, della morte eterna, di una eterna infelicità e di una rovina catastrofica del mondo già su questa terra. Il Crocifisso ha il potere di farci entrare nel suo Regno, di perdonarci le nostre malvagità e restituirci ad una vita pacificata e santificata.
Nella festa di Cristo Re, dunque, vogliamo e dobbiamo innanzitutto esprimere il desiderio concreto ed efficace che Egli, con la sua regalità d’amore, regni nella nostra vita personale e in quella delle nostre comunità, perché traspaia con evidenza davanti al mondo che siamo di Cristo, a lui apparteniamo e che in Lui, per lui e con Lui cerchiamo di vivere la nostra vita. Ispirati dalla lettura di San Paolo ai Colossesi, ci rivolgiamo a Lui direttamente e lo invochiamo: Tu sei il Re dell’Universo, il centro del cosmo e della storia. Tutto è stato creato per Te. Tu sei il primogenito di tutta la creazione. Sei la perfetta rivelazione del Padre. Sei fratello e amico degli uomini. Tu sei la luce che illumina le tenebre. Sei la vita che trionfa della morte. Sei il nostro
Redentore e il nostro Liberatore. E noi vogliamo che la tua Regalità d’amore risplenda nella Chiesa e nel mondo.
La festa di Cristo re ha però indubitabilmente anche un messaggio sociale e, se inteso in senso ampio, addirittura “politico”. Il riconoscimento di Cristo come Re universale fa si che il cristiano nel mondo non possa mai essere un “allineato”, rimanendo invece sostanzialmente un rivoluzionario rispetto agli assetti del mondo. Affermare la regalità di Cristo significa, infatti, ridimensionare radicalmente ogni pretesa superiorità di potestà umane, regni o imperi terreni. Nessun potere di questo mondo, nessun re o imperatore, nessun parlamento o governo potrà mai prendere il posto di Cristo Re e potrà mai pretendere obbedienza assoluta dai propri sudditi o cittadini. La causa principale del martirio di tanti cristiani lungo i secoli fino ad oggi, sta proprio qui: nella impossibilità radicale per un discepolo di Cristo di riconoscere a qualsiasi autorità umana il potere assoluto sugli uomini che compete soltanto a Cristo Re.
In questo quadro di riferimento si inserisce quest’oggi anche l’Ordinazione diaconale di quattro nostri fratelli accompagnati dalle loro spose e familiari, chiamati in modo speciale al servizio di Cristo Re. Riflettiamo dunque per quale ministero saranno ordinati questi nostri fratelli.
(Dal rituale dell’Ordinazione del Diacono) “Fortificati dal dono dello Spirito Santo, essi saranno di aiuto al vescovo e al suo presbiterio nel ministero della parola, dell’altare e della carità, mettendosi al servizio di tutti i fratelli.
Divenuti ministri dell’altare, annunzieranno il Vangelo, prepareranno ciò che è necessario per il sacrificio eucaristico, distribuiranno ai fedeli il sacramento del corpo e del sangue del Signore.
Inoltre, secondo la missione a loro conferita dal vescovo, avranno il compito di esortare e istruire nella dottrina di Cristo i fedeli e quanti sono alla ricerca della fede, guidare le preghiere, amministrare il Battesimo, assistere e benedire il Matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, presiedere il rito delle Esequie.
Consacrati con l’imposizione delle mani secondo l’uso trasmesso dagli Apostoli e uniti più strettamente all’altare, i diaconi eserciteranno il ministero della carità in nome del vescovo o del parroco. Questi compiti esigono una dedizione totale, perchè il popolo di Dio li riconosca veri discepoli del Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per servire.
E voi, figli carissimi, Giuseppe, Gianmarco, Marco e Franco, candidati al diaconato, il Signore vi ha dato l’esempio, perché come egli ha fatto così facciate anche voi. Come ministri di Gesù Cristo che in mezzo ai discepoli si mostrò come un servo, siate sempre pronti e disponibile per compiere la volontà di Dio e servire con gioia e generosità il Signore e i fratelli.
Ricordate sempre che nessuno può servire a due padroni e, mettendo la vostra vita a servizio del Signore, rifiutate gli idoli di ogni impurità e dell’avarizia, che rendono schiavi gli uomini. Poiché vi accostate liberamente all’ordine del diaconato, seguendo l’esempio dei diaconi scelti dagli Apostoli al ministero della carità, sii degno della stima del popolo
di Dio, pieno di Spirito Santo e di sapienza.
Tu, Franco, hai scelto di consacrare il tuo celibato per farne segno e richiamo alla carità pastorale, sorgente di fecondità spirituale nel mondo. Animato dal desiderio di un sincero amore per Cristo e vivendo con totale dedizione in questo stato di vita, ti consacri al Signore a un titolo nuovo e sublime; e aderendo a lui con cuore indiviso, sarai più libero di dedicarti al servizio di Dio e dei fratelli, e più disponibile all’opera della salvezza.
Fondati e radicati nella fede, sia nel celibato che nella vita coniugale, siate sempre irreprensibili e senza macchia davanti a Dio e agli uomini, come devono essere i ministri di Cristo, dispensatori dei misteri di Dio. Non venga mai meno in voi la speranza del Vangelo, di cui sarete non solo ascoltatori, ma araldi e testimoni.
Custodite il mistero della fede in una coscienza pura, manifestate con le opere la parola di Dio che predicate, perché il popolo cristiano, animato dallo Spirito Santo, diventi una oblazione pura, gradita a Dio. E quando andrete incontro al Signore nell’ultimo giorno, ciascuno di voi possa udire da Lui: “Vieni, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore.
