DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA
Chiusura Giubileo “Peregrinantes in spe”
28 dicembre 2025
Mentre l’anno santo sarà chiuso solennemente dal Papa il prossimo 6 gennaio, con oggi il Giubileo della speranza termina in tutte le diocesi del mondo e ciò accade proprio nella festa liturgica della Santa famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria.
Il pensiero, in questo momento, corre alle nostre famiglie dentro la società contemporanea e nel mondo in genere. Se pure la famiglia resti un’esperienza umana di fondamentale importanza per l’umanità e i suoi frutti buoni siano notevoli, è innegabile che essa attraversi, specialmente in occidente, una grossa crisi. Risulta infatti fragile, sconquassata, soggetta a forti tensioni interne ed esterne. Il calo significativo dei matrimoni e il crollo della natalità, in particolare qui da noi in Italia, sono chiari segnali delle difficoltà in cui si dibatte la famiglia. Segnali allarmanti sono pure i numerosi femminicidi che, come la punta di un iceberg, segnalano una preoccupante conflittualità relazionale affettiva tra uomo e donna. Non meno preoccupante è il manifestarsi sempre più frequente di fenomeni di bullismo e di violenza giovanile, indice indubbiamente di un fallimento educativo della famiglia. La crisi, se si va ancora più a fondo, si rivela nella incapacità odierna di capire cosa sia in realtà la famiglia, mettendo persino in discussione il suo fondamento nel matrimonio tra un uomo e una donna.
Eppure, la famiglia resta di capitale importanza per l’umanità e la società. Come ci ricorda il catechismo della Chiesa Cattolica, “La famiglia è la cellula originaria della società umana e precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità. I principi e i valori familiari costituiscono il fondamento della vita sociale.” (Compendio n. 457). Per cui, ogni attentato alla famiglia dovuto sia all’immaturità dei suoi componenti oppure ad attacchi o disattenzioni esterne, mina alla base la convivenza civile e ferisce profondamente la società. Proprio per questo, la chiesa, sotto la guida di Papa Francesco, si è interrogata a lungo qualche anno fa sulla realtà della famiglia e si è espressa nell’Esortazione apostolica papale Amoris Laetitia. Lo ha fatto per venire incontro con misericordia e sollecitudine pastorale alla fragilità delle nostre famiglie, rinnovando nello stesso tempo l’annuncio evangelico della bellezza della famiglia nel progetto di Dio, incarnato per l’appunto nella santa famiglia di Nazareth.
La crisi comunque c’è e si va persino accentuando. Allora vogliamo quest’oggi chiedere nella preghiera proprio alla Santa Famiglia che sostenga le nostre famiglie, che le sorregga, le fortifichi; che tolga ai giovani la paura del matrimonio, di fare figli, di fare famiglia e faccia sentire loro invece la gioia di vivere una grande e bella avventura come è appunto la famiglia; preghiamo ancora la Santa Famiglia che illumini i parlamenti e i governi perché favoriscano in tutto le famiglie con una politica adeguata e che, chi ha in mano le leve del potere economico, veda nella famiglia non un inciampo per lo sviluppo ma la garanzia che questo sviluppo sia veramente umano.
La festa della santa famiglia ci spinge però a pensare non solo alle nostre famiglie, ma alla Chiesa. Infatti, come canta l’inno liturgico dei vespri di oggi, la santa famiglia di Nazaret è “immagine vivente della Chiesa”. E’ qui che trova il suo significato l’anno santo che abbiamo celebrato, volto infatti al rinnovamento della chiesa. Vediamo allora di cogliere brevemente quelle dimensioni e attenzioni che la Santa Famiglia richiama alla Chiesa e che possiamo anche considerare l’eredità del Giubileo da portare con noi.
Prima di tutto Gesù al centro. Come nella Famiglia di Nazaret, è Lui il fondamento di tutto, la pietra angolare su cui poggia l’edificio della nostra via e quello delle nostre comunità e parrocchie. La sua divina presenza è umile e piccola, come il vagito di un bimbo. Occorre fare attenzione, percepirla, trovarla, evidenziarla, adorarla, nella sua parola, nell’Eucaristia, nei poveri, nella stessa fraternità. E’ facile infatti sovrastarla con le nostre parole, le nostre iniziative, i nostri progetti. Allora le parrocchie diventano un chiacchiericcio rumoroso dove non si esprime la gioia festosa dell’incontro con Lui ma la distrazione mondana dei cuori e, irrimediabilmente, non risultano più attrattive.
In secondo luogo, è la comunione che regna nella famiglia di Nazaret a colpirci. Quella relazione piena d’amore che non può non caratterizzare anche la vita della chiesa e quindi delle nostre parrocchie. L’armonia della famiglia di Nazaret ci è d’esempio. Ma non si creda che tale armonia fosse acquisita e pacifica una volta per sempre, senza la fatica del dialogo, della comprensione, dell’accoglienza reciproca. Lo testimoniano ampiamente le narrazioni evangeliche. Basta poco per leggere, oltre le brevi annotazione dei testi, la fatica di un’armonia che era conquista di ogni giorno. Come quando Giuseppe trovò incinta Maria o quando Gesù fu smarrito nel tempio. Cresca in noi, dunque, la consapevolezza che il nostro essere insieme non nasce dalla nostra volontà ma dalla volontà di Colui che ci ha chiamato ad essere uno in Lui. Ricordiamoci, carissimi amici, che noi siamo già un corpo solo in Cristo. Già lo Spirito Santo ci ha unificato inserendoci in Lui facendoci membra di un unico organismo vivente. Si tratta soltanto di rispondere a questo dono. La comunione è dono che ci precede. Prima ancora del nostro necessario impegno per costruire relazioni di carità e di pace, siamo – per dono gratuito e immeritato – una cosa sola, siamo già uniti, facciamo parte gli uni degli altri e non ci possiamo separare, nemmeno se lo vogliamo.
Infine, la speranza. Era l’indicazione per l’anno santo che oggi concludiamo. In questo mondo di cocenti delusioni, dove venti impetuosi cercano di spegnere il lumicino della speranza, noi invece la vogliamo rinnovare, proprio guardando alla santa Famiglia di Nazaret. Una famiglia che vive di speranza, messa alla prova nei lunghi anni di contraria apparenza. E’ certo difficile la speranza oggi come allora. Alcuni sondaggi indicano che oggi la parola preminente è “paura”. Ma noi che abbiamo nelle orecchie e nel cuore le parole del Signore che mille volte ci ha invitato a non aver paura, dobbiamo essere quelli che girano per il mondo e riaccendono dovunque le piccole lampade della speranza che ogni uomo o donna porta con sé ma la cui fiammella magari si è spenta nel tempo. Con il cuore ricolmo della speranza che non muore e che ogni giorno si rinnova, rendiamo a tutti ragione di essa: sarà contagiosa, susciterà domande, accenderà cuori e aprirà strade che faranno fiorire il deserto.
