Indicazioni diocesane per l’emergenza coronavirus

Riassumiamo le indicazioni segnalate dalla Conferenza episcopale Italiana e della Toscana e le precisazioni del vescovo di Pistoia Fausto Tardelli nella sua lettera ai fedeli della Diocesi di Pistoia.

CELEBRAZIONI, SACRAMENTI E APERTURA CHIESE

  1. Sospensione della Messa con il popolo e di ogni altra funzione liturgica pubblica, sia in luoghi chiusi che aperti.
  2. Per le esequie, la cui sospensione è esplicitamente richiesta dal Decreto governativo, i Vescovi esortano a sostenere i familiari nel loro dolore con la benedizione del feretro che, non potendo essere fatta in chiesa, può comunque svolgersi in forma privata, come previsto dai libri liturgici, assicurando anche i fedeli che si potrà celebrare la Santa Messa in suffragio del defunto una volta superata questa emergenza.
  3. I vescovi invitano a mantenere nelle parrocchie il suono delle campane, per ricordare che l’Eucaristia non viene meno, anche in questo periodo in cui ne è sospesa la celebrazione pubblica.
  4. La Domenica si invitano tutti i fedeli a collegarsi tramite televisione, radio o social network alle celebrazioni rese abitualmente accessibili per chi è malato o nell’impossibilità di recarsi in chiesa.
  5. Ricordiamo, infine, che il provvedimento governativo non esige la chiusura delle chiese, che saranno aperte per chi, con le debite precauzioni e autorizzazioni, intendesse fermarsi a pregare da solo in chiesa.
  6. L’apertura delle chiese indica la chiara volontà di rimanere una presenza di prossimità a tutto il popolo anche in questa situazione di emergenza. Così come lo indica la disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e il sacramento della riconciliazione; il loro celebrare quotidianamente – senza popolo, ma per tutto il popolo – l’Eucaristia; il loro visitare ammalati e anziani, anche con i sacramenti degli infermi; il loro recarsi sui cimiteri per la benedizione dei defunti.
  7. Per quanto concerne il sacramento della riconciliazione è preferibile non utilizzare confessionali, ma luoghi più ampi come la sacrestia o ambienti adiacenti la chiesa. Per la confessione nei banchi si tenga la distanza di almeno di un metro, a condizione che sia possibile garantire la dovuta riservatezza del sacramento.
  8. Gli oratori e i locali parrocchiali destinati al catechismo restino chiusi. Sono sospese tutte le attività parrocchiali che prevedono assembramenti (catechismo, gruppi, oratori). Si cerchi, ove possibile, di favorire l’utilizzo dei social network.

SERVIZI CARITAS

In questa stessa linea si colloca la volontà di «assicurare a livello diocesano e parrocchiale i servizi essenziali a favore dei poveri, quali le mense, gli empori, i dormitori, i centri d’ascolto», come scrive Caritas Italiana, che aggiunge l’attenzione a «non trascurare i nuovi bisognosi e anche chi viveva già situazioni di difficoltà e vede peggiorare la propria condizione».

CENTRO D’ASCOLTO DIOCESANO: chiusura sia mattina che pomeriggio. Reperibilità telefonica per le emergenze nelle mattine di martedì e giovedì dalle 9.30 alle 12.30, allo 0573 768685.

MENSA DON SIRO BUTELLI: apertura solo dalle ore 11.30 alle 12.30, tutti i giorni della settimana, festivi compresi. Pasti da asporto sia per il pranzo che per la cena, con attesa fuori dalla struttura.

CENTRO MIMMO: il servizio è sospeso fino a data da destinarsi.

EMPORIO DELLA SOLIDARIETÀ: la struttura mantiene il consueto orario di apertura (lunedì e giovedi pomeriggio 15-17; mercoledì mattina 10-12; i primi due martedì del mese dalle 10-12). Sarà predisposto un pacco di generi alimentari essenziali.

DALLA LETTERA AI FEDELI DELLA DIOCESI DI PISTOIA DEL VESCOVO TARDELLI

  1. La Santa Messa, pur in forma privata senza la partecipazione del popolo, continuerà ad essere celebrata dai sacerdoti nei giorni festivi come in quelli feriali. I parroci continueranno a segnalare con il suono delle campane le SS. Messe che saranno celebrate a porte chiuse. La celebrazione eucaristica quotidiana da parte dei presbiteri conserva un valore altissimo ed è sempre celebrata a vantaggio di tutto il popolo e per la salvezza del mondo, pur se in queste circostanze il popolo non può partecipare fisicamente all’azione liturgica.
  2. Il vescovo invita ognuno a «procurarsi foglietti o messalini con la liturgia della domenica, per dedicare alla lettura, alla meditazione e alla preghiera intonata al tempo liturgico della Quaresima, un congruo spazio di tempo nel giorno del Signore».
  3. Mons. Tardelli dice inoltre ai fedeli tutti: «ricordate nella preghiera i vostri fratelli della comunità parrocchiale, i vostri sacerdoti, i vostri bambini i giovani e particolarmente gli anziani, che sono ad oggi i più esposti al rischio».
  4. Il vescovo propone «a tutti di innalzare speciali suppliche alla Madonna che a Pistoia onoriamo con il titolo di Madonna dell’umiltà o Madonna di Valdibrana. Possiamo pregare con fiducia il rosario perché questo morbo pestifero sia sconfitto, i malati siano guariti e la società possa essere migliore».
  5. Mons. Tardelli invita, infine, ad accompagnare «la preghiera anche con atti di penitenza, perché sicuramente quanto sta accadendo è anche un invito forte a rivedere la nostra vita, a convertirci dal peccato ad un amore più sincero e generoso verso Dio e verso il prossimo».

Come da indicazioni del DPCM del 9 marzo 2020, si ricorda che:

«Sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Sono sospese quindi tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico …; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività»;

«l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri».

La precedente indicazione sottostà comunque alla regola generale che dice di «evitare ogni spostamento delle persone fisiche, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». Ai sacerdoti sarà consentito, mediante autocertificazione, a motivo di ministero equiparato ad esigenze lavorative, recarsi a casa dei malati e anziani per i sacramenti, come pure per benedire le salme dei defunti.

VARIE

La scuola diocesana di teologia ha sospeso le lezioni almeno fino al 3 aprile. Chiusi tutti gli archivi, le biblioteche e i musei. Gli uffici della Curia sono chiusi al pubblico. Per informazioni o richieste urgenti: info@diocesipistoia.it specificando il motivo e lasciando recapito telefonico.

MESSA DEL VESCOVO IN DIRETTA TV E STREAMING

Ricordiamo a tutti che il vescovo di Pistoia Fausto Tardelli celebrerà la messa in diretta su TVL (canale 11, oppure streaming sul sito o sul canale youtube di TVL) a partire dalle 18.30, tutti i giorni fino alla liturgia prefestiva del Sabato.

(Pistoia, 10 marzo 2020)

Scarica le indicazioni in PDF




È tempo di scegliere l’ora di religione

È disponibile sul sito diocesano la documentazione e le indicazioni per avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica a scuola.

La dimensione religiosa è uno degli aspetti fondamentali per l’educazione e lo sviluppo della persona. Attraverso l’insegnamento della religione cattolica è possibile aprirsi a questa opportunità, accogliere un’educazione che accoglie e suscita domande profonde perché «ognuno possa, nell’intimo della propria coscienza, trovare risposte convincenti».

«Frutto della revisione del Concordato del 1984, – ricorda il messaggio della presidenza CEI per l’anno scolastico 2019/2020- questo insegnamento si è ormai consolidato come apprezzata componente del curriculum scolastico ed è scelto da una maggioranza ancora cospicua di studenti e famiglie che vi trovano risposta soprattutto in termini di formazione personale, di proposta educativa e di approfondimento culturale».

È questo il momento dell’anno in cui valutare la possibilità dell’insegnamento della religione cattolica. Recentemente, infatti, è stata pubblicata dal MIUR la circolare relativa alle iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2020/2021. Nel paragrafo relativo all’insegnamento della religione cattolica si ribadisce quanto segue:

«La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori e dagli esercenti la responsabilità genitoriale di alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line.

La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per studenti della scuola secondaria di secondo grado è esercitata dagli stessi all’atto dell’iscrizione da parte dei genitori e degli esercenti la responsabilità genitoriale nella compilazione del modello on line ovvero, per le iscrizioni che non siano presentate on line (ad esempio per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia), attraverso la compilazione del modello nazionale».

La scelta ha valore per l’intero corso di studi e in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni, esclusivamente su iniziativa degli interessati».

ModulisticaÈÈ

Circolare n. 22994 del 13 novembre 2019

Allegato C

Allegato B




Raccolta firme Forza Nuova

PISTOIA – 19/12/2019 – Siamo costretti, di fronte all’ennesima provocazione della sedicente organizzazione “Forza Nuova”, a stigmatizzare in maniera netta l’azione che – da ciò che si apprende dalla stampa – nei prossimi giorni sarà messa in atto nel centro di Pistoia nei confronti di un sacerdote della nostra diocesi.
La pretesa della suddetta organizzazione, come di qualunque altra, di indicare e giudicare l’operato di un sacerdote è assolutamente inaccettabile, ancora più grave quando questa azione è direttamente rivolta contro un singolo sacerdote in persona e nei confronti  della sua azione pastorale.
Il vescovo Tardelli ricorda a tutti che: «sull’operato di un prete, sul suo insegnamento e la sua azione pastorale, giudice è soltanto il vescovo, che non si esime certo dal valutare con attenzione le varie situazioni. Nessun altro può prendere il suo posto. Chi ha da fare critiche, le faccia sempre con umiltà, disinteresse e carità cristiana direttamente al prete o al vescovo».
L’occasione ci permette nuovamente di chiedere a tutti i soggetti che da anni speculano sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, di cessare immediatamente ogni tipo di intromissione, strumentalizzazione, o peggio, minaccia nei confronti di don Massimo Biancalani.
La chiesa di Pistoia respinge e respingerà con fermezza ogni tipo di intimidazione o minaccia nei confronti dei propri sacerdoti, in particolare per le azioni che provengono da movimenti che niente hanno a che fare con la vita della chiesa – o che peggio – ne mettano a rischio la serenità.
Ufficio stampa



Tre video interviste per “ripartire dalle domande”

Sul canale youtube diocesano interviste e relazioni on line per i linguaggi del divino

«Cosa determina le tue scelte? Quali sono le persone a cui credi? Perché?»

Sono alcune delle domande che accompagnano la riflessione sul credere oggi proposte dal tema dell’attuale edizione dei linguaggi del divino. Domande con cui si confrontano Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato, che ha predicato lo scorso anno gli esercizi spirituali a Papa Francesco a alla curia romana; Lucia Agati, cronista della Nazione di Pistoia, Bernard Dika, giovane studente, “Alfiere della Repubblica Italiana”, molto popolare tra i ragazzi e sui social. Le tre brevi interviste sono disponibili sul canale youtube diocesano: diocesi di Pistoia.

I video sono a cura dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e Cultura diocesano; le riprese e il montaggio di Massimo Rosario Mantero.

Sul canale youtube diocesano saranno anche disponibili le registrazioni video degli incontri in programma per il festival “i linguaggi del divino”.




“Un Welfare uguale per tutti”: favorire la costruzione di reti di protezione sociale

A Pistoia incontro a quattro voci per parlare di lavoro e Welfare. Ospiti della serata saranno Roberto Rossini, Marco Bentivogli, don Bruno Bignami, Stefano Franchi

PROGRAMMA

Venerdì 20 settembre 2019
ore 17.00
Aula Magna del Seminario vescovile di Pistoia

Interverranno:
MARCO BENTIVOGLI, segretario Generale FIM-CISL
ROBERTO ROSSINI, Presidente Nazionale ACLI
Don BRUNO BIGNAMI, Direttore della Pastorale Sociale Nazionale
STEFANO FRANCHI, Direttore di Federmeccanica




Novità per le parrocchie del comune di Lamporecchio

In data 16 agosto, Mons. Vescovo ha nominato parroco di S.Stefano in Lamporecchio e coordinatore pastorale di tutte le parrocchie del comune di Lamporecchio (Mastromarco, San Baronto, Orbignano e Porciano) il rev. don Mattia Klimek, trasferendolo in pari tempo dalle parrocchie di Pracchia e Lagacci.

In pari data ha anche confermato quali vicari parrocchiali e suoi collaboratori nel ministero parrocchiale i rev.di don Barnabé TchedJi e don Julien Zadji.

Mattia Klimek è presbitero di origine polacca incardinato nella diocesi di Pistoia. Ha iniziato il suo cammino verso il presbiterato in Polonia all’interno di una esperienza di vita monastica, ed è stato ordinato 27 anni fa a Cracovia. Presso la Pontificia Accademia di Teologia di questa città ha anche conseguito la laurea di dottorato in teologia spirituale. Successivamente è stato inviato in Italia dalla sua congregazione. Qualche anno dopo l’arrivo nel nostro paese è passato alla diocesi di Pistoia, dove gli sono state affidate le comunità di Pavana e Bacchereto. Successivamente don Mattia ha trascorso un lungo periodo in Sardegna nella diocesi di Tempio Ampurias. Dal 2016 era parroco delle parrocchie Pracchia, Lagacci e Frassignoni.

(comunicato)




Tre anni fa la scomparsa del vescovo Bianchi

Mons. Tardelli invita a celebrare una messa di suffragio nelle parrocchie della diocesi

Sabato 3 agosto ricorre il terzo anniversario della morte di Mons. Mansueto Bianchi, ultimo vescovo di Pistoia defunto.

In vista della ricorrenza il vescovo Tardelli raccomanda ai fedeli di pregare per lui e di celebrare in ogni parrocchia una santa messa in suffragio di Mons. Mansueto Bianchi nel giorno della scomparsa.

Mons. Tardelli celebrerà la santa messa di suffragio sabato 3 agosto alle ore 10.30 nella chiesa di Santa Maria a Colle (Lucca) presso la quale il vescovo Mansueto è stato sepolto.




Lettera Pastorale del Vescovo: «…E di me sarete testimoni»

Lettera pastorale del vescovo Fausto per il 2019 – 2020. Al centro una profonda riflessione sulla stato attuale della diocesi. Annuncio del Sinodo e dell’Anno Santo Jacobeo.

«Abbiamo camminato. Si, lo abbiamo fatto. Un po’ alla meglio, qualche passo avanti e qualche altro indietro. Non lo abbiamo fatto sempre tutti insieme, questo è vero; però almeno abbiamo cominciato a capire che insieme bisogna andare, perché siamo il Popolo di Dio, radunato nell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che vive nei territori di gran parte della provincia di Pistoia, di una parte della provincia di Prato e anche della provincia di Firenze. Siamo un solo popolo, seppur suddiviso in tante piccole o grandi comunità».

Cosi mons. Tardelli introduce la sua lettera pastorale “…E di me sarete testimoni” rivolta alla chiesa di Pistoia in occasione del prossimo anno pastorale. Una missiva che parte da un’analisi molto dura e critica della situazione della chiesa diocesana di oggi, che scaturisce dagli esiti della visita pastorale, da poco giunta al termine:

 

«La visita pastorale mi ha permesso di conoscere un po’ di più le piccole e grandi comunità parrocchiali della nostra diocesi. Una realtà, quella delle parrocchie, molto variegata e diversificata, sia per numero di abitanti che per partecipazione, vitalità e impegno pastorale, come per le modalità con cui si organizza e si affrontano i problemi».

 

Un viaggio che ha evidenziato sia le ricchezze che le criticità della diocesi, che fronteggia i tanti problemi della società odierna: la secolarizzazione, l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento delle aree di montagna: «Pur registrando alcune gravi lacune o deficienze, ho riscontrato generalmente una certa vivacità, una voglia di fare, di non arrendersi. Nonostante la partecipazione sia in calo e manchino spesso i ricambi man mano che i più anziani se ne vanno; pur con lo spopolamento che colpisce una parte della diocesi, mi sembra che il sentimento più diffuso sia quello, mi si passi l’espressione, di chi ha intenzione di “vender cara la pelle”, prima di chiudere».

Il vescovo riconosce in due principali punti l’impegno futuro per la diocesi: un rinnovato e maggiore impegno nell’evangelizzazione e la crescita nella pratica della vita comunitaria:

 

«Generalmente le nostre parrocchie sono fatte dal parroco, che può avere la responsabilità magari di una o più parrocchie, e dai suoi collaboratori. Quello che però mi pare spesso manchi, è un senso profondo di comunità; un senso cioè di appartenenza a una famiglia che ha come fondamento il Signore Gesù; quel senso ecclesiale di appartenenza a un popolo che si sente unito da una comune vocazione, da un comune dono di grazia e da una comune responsabilità».

Accanto alla dimensione comunitaria c’è la difficoltà nell’evangelizzazione: «La dimensione missionaria delle nostre parrocchie è piuttosto carente e l’attenzione alle “attese di vangelo” delle persone ancora troppo debole. Intendo qui per “attese di vangelo” tutte quelle situazioni personali o sociali che, più o meno consapevolmente, manifestano un’attesa, un bisogno, la speranza di una notizia “davvero buona” che rinnovi la vita, dia pace e gioia, permetta di trovare un senso pieno alla propria esistenza.

Mons. Tardelli prova ad individuare le principali attese di Vangelo che vanno ad incrociare le aspettative delle persone, in particolare dei giovani. Oltre alla evidente difficoltà nel coinvolgere e strutturare gruppi giovanili, il vescovo annota:

 

«Quello che mi preoccupa non è solo la scarsità di gruppi giovanili, quanto l’assenza di elementi giovani – intendo qui soprattutto giovani adulti – nell’impegno pastorale delle parrocchie, nella vita concreta delle comunità parrocchiali. Nei consigli pastorali, tra i catechisti e nell’insieme dei collaboratori parrocchiali che ho incontrato nella visita pastorale, le persone giovani scarseggiano un po’. Forse nelle giovani generazioni non c’è disponibilità o attenzione alle cose dello spirito? Tutti occupati con l’università o col lavoro oppure, se sposati, con la famiglia e le tante faccende del mondo? Forse le nostre parrocchie non sono a misura di gente che ha famiglia, lavora ed è alle prese con i problemi quotidiani della vita? Son fatte solo per bambini e pensionati? Dovremmo allora ripensare le nostre parrocchie?»

Oltre a parrocchie,  luogo accogliente e di comunione, mons. Tadelli individua altre attese di Vangelo, altrettanto urgenti: «c’è bisogno che il Vangelo della pace liberi e ritempri la mente: eccome se ce n’è bisogno, perché le ferite della ragione sanguinano mortalmente e il peggio è che spesso neanche ci se ne accorge. Ferite che si approfondiscono con l’avanzare nella cultura di un’idea di uomo ridotto a materia manipolabile, a “macchina”, a “consumatore”; col prevalere dell’ideologia tecnologica che dice tutto sul “come” ma rimane muta sui “perché”.

Un’ altra attesa riguarda le persone  “ferite” nella dignità:

 

«I modi sono tanti, la causa però è chiara: quella cultura dello “scarto” che domina il mondo. Anche per quanto riguarda l’affettività umana – afferma Tardelli – c’è attesa di una “buona notizia”. Per “cuore” intendo qui tutto ciò che ha attinenza con la relazionalità umana, con la sua dimensione affettivo-relazionale. La difficoltà ad avere relazioni affettive stabili e durature per mancanza di amore o per le sue caricature, è sotto gli occhi di tutti. Le nostre famiglie sono spesso ferite, disarticolate e riaggregate, cangianti; a volte sono luogo d’inimmaginabile violenza».

Le teorie del “gender” che confondono e negano addirittura le identità sessuali basilari, lacerano, feriscono; vorrebbero sanare, ma il rimedio appare peggiore del malanno.  La solitudine, ancor più drammatica nel mondo della comunicazione globale e dei “social”, ci ammala ed intristisce la vita fino all’angoscia e di questa solitudine senza futuro, la denatalità che colpisce gravemente il nostro paese è un segno inequivocabile.

Infine, l’attesa di una “buon notizia” si avverte in ciò che riguarda più propriamente la nostra anima. La corruzione e l’assopimento della coscienza morale; la trasgressione sistematica dei comandamenti di Dio; il peccato in pensieri, parole, opere e omissioni; l’allontanamento di Dio dal cuore, dalla mente e dagli spazi sociali, tutto questo ferisce in modo a volte mortale la nostra anima.

Concluse le analisi il vescovo traccia la strada dei prossimi anni, indicando la messa in stato sinodale della diocesi: «la strada per i prossimi anni sembra in qualche modo tracciata dai “segni dei tempi”, ciò però non potrà avvenire senza uno sforzo di partecipazione e condivisione le più larghe possibili, con il più ampio coinvolgimento di persone e comunità. 

 

«Quello che del resto la chiesa ha sempre fatto fin dai tempi apostolici quando si è trovata nella necessità di individuare il cammino secondo il pensiero di Dio: mettersi insieme in ascolto dello Spirito, confrontarsi, parlarsi, fare “discernimento comunitario”. E questo si esprime con una parola ben precisa che la tradizione della Chiesa ci ha consegnato: sinodo. Il cammino di quest’anno sfocerà poi in un vero e proprio Sinodo diocesano che celebreremo, a Dio piacendo, agli inizi del 2021»

Infine – conclude il vescovo – Con l’inizio del 2021 prenderà l’avvio – e lo annuncio qui solennemente con grande gioia – anche l’anno santo iacobeo. È tradizione infatti che quando la festa di San Giacomo, cioè il 25 di luglio, cada di domenica, quello sia un anno santo speciale, celebrato con grande solennità a Santiago de Compostela. Questa volta però lo celebreremo anche noi, dal momento che custodiamo da secoli la reliquia più importante di San Giacomo apostolo, dopo quella di Santiago, dalla quale la nostra fu tratta. Già sono stati presi contatti con l’Arcivescovo di Santiago che, con la sua diocesi, si è mostrato molto contento di celebrare l’anno santo insieme con noi».

(Red.)

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San Jacopo: un culto che spiega l’anima della città e il cammino della chiesa pistoiese

Nell’omelia del vescovo Tardelli per la solennità di San Jacopo il valore di un culto che ha segnato, attraverso i valori dell’accoglienza e del pellegrinaggio, la storia della nostra città. Nel segno di san Jacopo apostolo anche il futuro prossimo della città, invitata a cogliere le attese di Vangelo del nostro tempo e a camminare insieme verso il sinodo diocesano nell’anno jacobeo 2021.

L’apostolo San Giacomo il maggiore è un
nostro fratello e amico. In lui abbiamo un grande testimone della fede, fino
all’effusione del sangue. Egli fu infatti il primo degli apostoli a subire il
martirio, ucciso di spada per le mani del re Erode, come ci dice il libro degli
Atti. Fratello di Giovanni l’evangelista, fu pronto a lasciare le reti quando
il Signore Gesù lo chiamò sulle rive del lago di Tiberiade per divenire
pescatore di uomini. Spesso fu con Gesù nei momenti salienti della vita del
salvatore e imparò da Lui, come ci ha ricordato il vangelo poco fa, la via
dell’umiltà e del servizio. Un’antica tradizione dice che sia stato in Spagna a
portare il Vangelo.

Discepolo fedele di Cristo, membro del
collegio apostolico, evangelizzatore, testimone di amore con il dono della
propria vita: sono tanti i motivi per sentirci onorati di avere un così nobile
e grande patrono. Non va dimenticato poi il forte richiamo alla carità che il
culto iacobeo porta con sé: infatti, dopo il ritrovamento dei resti mortali
dell’apostolo a Compostela, si sviluppò un vasto movimento di pellegrini che
portò a quella singolare pratica dell’ospitalità e dell’accoglienza che fece
fiorire ospizi, ospedali e luoghi di servizio e carità un po’ dovunque, lungo
le antiche vie di comunicazione.

San Jacopo è patrono speciale della
città di Pistoia, della comunità civile cioè, non soltanto di quella ecclesiale.
Comunità che saluto, qui rappresentata dalle autorità civili e militari, dalle
realtà economiche e sociali del territorio, dalle associazioni storiche e
culturali, come dai cittadini tutti presenti.

Avere al centro della città le reliquie del santo apostolo che fu compagno di Gesù, evangelizzatore e martire; averle poi da così tanti secoli, racchiuse in scrigni di affascinante bellezza come un tesoro prezioso, è un fatto che merita attenzione. Significa che la nostra città non è un agglomerato informe di case e costruzioni, di vicoli e vie senza nesso, affidate al caso e abitate da un insieme occasionale di individui. Essa è invece una città, una “civitas”, una comunità cioè di uomini e donne liberi che si riconoscono fratelli diversi l’uno dall’altro, ma con gli stessi diritti e gli stessi doveri, rispettosi della dignità di ognuno; persone che interagiscono tra di loro, sentendosi un popolo, con una storia e un destino. La nostra città ha dunque un suo centro, urbanistico e simbolico a un tempo, ben rappresentato dalla nostra meravigliosa piazza del duomo. Non è però un centro del potere, come spesso si interpreta e come a prima vista potrebbe sembrare. Il vero centro infatti è dato dalla reliquia dell’apostolo Giacomo e cioè dalla testimonianza di un uomo che ha dato la vita per restare fedele alla sua coscienza, consumando la sua esistenza nel servizio degli altri e dal cui culto si sono affermati nei secoli i valori del pellegrinaggio e dell’accoglienza. Da questa testimonianza di dedizione e di servizio, trovano senso anche i “poteri” che sulla piazza si affacciano.

Fu la fede cristiana a motivare la
collocazione della reliquia del santo nel cuore della città e a suscitare tante
imprese d’arte e d’ingegno, insieme ad operose iniziative di carità. Essa ha
ancora da dire qualcosa all’uomo di oggi e alla città di Pistoia. Può ancora
alimentare creatività, opere di generosità e di bellezza. Occorre però che non
ci si accontenti di celebrazioni esteriori. Non serve mostrare o esibire
simboli cristiani o fare qualche rievocazione storica: la fede cristiana
dovrebbe tornare ad essere orizzonte luminoso di senso e vita vissuta
nell’esistenza quotidiana. Ciò non vuol dire sminuire l’importanza e il valore
di altri orizzonti di pensiero e di azione, di cultura e religione, che sono i
benvenuti in mezzo a noi e coi quali la fede cristiana vuole solo dialogare e
confrontarsi.  

In questa occasione così importante per la diocesi e la città è consuetudine che io consegni gli orientamenti pastorali per l’anno che ci sta davanti e che inizierà a settembre. “…E di me sarete testimoni” (Atti 1,8) è il titolo della lettera pastorale che consegnerò e riprende le parole di Gesù agli apostoli al momento dell’ascensione. Il sottotitolo esplicita bene il tema: “Con Gesù per le strade degli uomini”.

Durante il cammino compiuto dalla diocesi in questi anni, suggellato dalla mia prima visita pastorale alle parrocchie da poco conclusasi, mi è parso che emergesse sempre più una necessità o meglio una chiamata del Signore: quella di annunciare di nuovo e con più entusiasmo, la Buona notizia del Regno; sia all’interno delle nostre parrocchie, dove la fede a volte si è fatta stanca, sia all’esterno, dove occorre una presenza amorosa, carica di speranza che dia prospettive di salvezza agli uomini e alle donne del nostro tempo. Stimolati in particolare dall’esortazione apostolica programmatica di Papa Francesco, “Evangelii gaudium”, ci siamo resi sempre più conto che noi – chiesa pistoiese – dobbiamo crescere come una vera e variegata comunità fraterna e corresponsabile, facendo maggiore attenzione a quelle che ho chiamato “attese di vangelo”. Quelle situazioni personali o sociali cioè che, più o meno consapevolmente, manifestano un’attesa, un bisogno, la speranza di una notizia “davvero buona” che rinnovi la vita, dia pace e gioia, permetta di trovare un senso pieno alla propria esistenza. “Attese” che ci interpellano come singoli e come parrocchie, chiamati come siamo ad essere testimoni e annunciatori del Vangelo di Gesù. Queste “attese” sono tante e sono diffuse nelle persone e nelle nostre città. Dobbiamo saperle riconoscere e saper andare loro incontro con una concreta testimonianza d’amore. Penso per fare solo qualche esempio a tutto il mondo degli adolescenti e dei giovani; alle tante situazioni di fragilità e sofferenza che prostrano le persone; penso al bisogno di dignità umana spesso calpestata e oppressa; penso ancora alla crisi della ragione che è sotto gli occhi di tutti e alla debolezza estrema dei legami affettivi come, infine, a quella sete di speranza che nasce dalle profonde ferite della nostra anima.

In questi anni abbiamo però capito che per evangelizzare occorre anche crescere nel senso e nella pratica della vita comunitaria. In quel senso profondo di comunità, di famiglia che ha come fondamento il Signore Gesù; in quel senso ecclesiale di appartenenza a un popolo unito – ministri ordinati e laici – laici – lo ribadisco – da una comune vocazione, un comune dono di grazia e una comune responsabilità in ordine alla evangelizzazione, che è caratteristica fondamentale della chiesa.

Tuto questo mi ha portato allora a delineare il cammino della chiesa di Pistoia nei prossimi anni in poche, sintetiche parole: lavoriamo per una chiesa sinodale e per un nuovo, diffuso slancio missionario.

Non meravigli la
parola “sinodale”. La Chiesa manifesta e realizza in concreto il suo essere
comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare
attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice. Questo
vuol dire in sostanza la parola “sinodale”, e la messa in atto di una Chiesa
sinodale è ciò che da sempre il Signore chiede ai suoi discepoli come presupposto
indispensabile per un nuovo slancio missionario che coinvolga l’intero Popolo
di Dio.

Il lavoro pastorale di quest’anno per
una chiesa sinodale aperta alla missione, sfocerà quindi in un vero e proprio
Sinodo diocesano che celebreremo, a Dio piacendo, agli inizi del 2021. “Sinodo”
è parola importante per la chiesa, fin dalle sue origini. Ed è stato così anche
per la chiesa pistoiese, come ci dice la sua storia. Con questa mia lettera intendo
pertanto comunicare ufficialmente la celebrazione di quello che sarà il I°
sinodo della chiesa pistoiese dopo il Concilio Vaticano II, dedicato all’urgente
tema della evangelizzazione nel mondo di oggi. Sarà un momento grande di grazia
per la nostra chiesa – ne sono certo.

Ma non è finita qui. Con l’inizio del 2021 prenderà anche avvio – e con grande gioia lo annuncio qui solennemente– l’anno santo iacobeo. È tradizione che quando la festa di San Giacomo, cioè il 25 di luglio, cade di domenica, quello sia un anno santo speciale, celebrato con grande solennità a Santiago de Compostela. Questa volta però lo celebreremo anche noi, dal momento che custodiamo da secoli la reliquia più importante di San Giacomo apostolo, dopo quella di Santiago, dalla quale tra l’altro la nostra fu tratta. Già sono stati presi contatti con l’Arcivescovo di Santiago che, con il Capitolo dei canonici di quella Cattedrale, si è mostrato molto contento di celebrare l’anno santo insieme con noi. La memoria di un apostolo come San Giacomo, per l’appunto di un evangelizzatore, ci accompagnerà verso la missione e spero vivamente che le celebrazioni dell’anno santo promuovano un grande fervore di fede e di carità in tutta la Diocesi, riflettendosi positivamente anche sull’intera città e provincia di Pistoia.

Mentre dunque il prossimo 2020 ci
vedrà sostanzialmente impegnati in un capillare lavoro di mobilitazione e
preparazione, l’anno 2021 sarà davvero speciale per la nostra chiesa: si aprirà
– a Dio piacendo – con la celebrazione del Sinodo diocesano sul tema della
evangelizzazione e si dipanerà nella memoria festosa e impegnativa di un grande
apostolo, testimone della fede fino al dono della vita, esempio luminoso di
quella gioia del vangelo a cui Papa Francesco ci ha di continuo richiamato in
questi anni.

Allora, carissimi fratelli ed amici: ultreya! “Più avanti”, “sempre oltre”. Con l’antico e caratteristico grido dei pellegrini di San Jacopo, camminiamo insieme e andiamo avanti nella via della giustizia, della verità e dell’amore.

+ Fausto Tardelli, vescovo




Salvare l’antica Pieve di Sant’Andrea

Al via un percorso di progettazione e valorizzazione di una delle più antiche chiese della città. Obiettivo: salvare il complesso e tutelare il pulpito di Giovanni Pisano.

PISTOIA – La chiesa di Sant’Andrea è uno dei luoghi più significativi della città di Pistoia, mèta di migliaia di turisti che ogni giorno visitano i suoi straordinari tesori d’arte sacra, primo fra tutti, il pulpito di Giovanni Pisano, capolavoro dell’arte gotica conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Un tesoro “fragile”, bisognoso di cure e soprattutto di una vigilanza continua, a tutela di opere d’arte che ogni giorno rischiano di essere irrimediabilmente danneggiate.

Un’esigenza che ha condotto la parrocchia a prevedere un
contributo d’ingresso per i turisti, secondo una modalità  già attiva
in molte chiese “monumentali” delle diocesi italiane e toscane, come il complesso
monumentale di Piazza dei Miracoli a Pisa (Battistero, Cattedrale, Campanile e
Camposanto), la Cattedrale di Siena o della più vicina Lucca, da decenni attiva
in molte chiese di Firenze. Una scelta difficile ma necessaria per garantire la
custodia e la conservazione dei capolavori dell’antica pieve pistoiese.

Il progetto prevede l’accesso libero durante l’orario delle
celebrazioni, lasciando l’opportunità, per chi volesse sostare in preghiera nei
giorni feriali o negli orari al di fuori delle funzioni, di fermarsi nella compagnia
del SS. Crocifisso adiacente l’ingresso principale alla Chiesa; un ambiente
raccolto,  tutto da scoprire, in cui sarà
collocato il SS. Sacramento. Dal pagamento del biglietto saranno poi esentati i
cittadini di Pistoia.

«La chiesa di Sant’Andrea e i tesori in essa contenuti sono un patrimonio di tutta la comunità pistoiese – spiega don Luca Carlesi, responsabile della parrocchia e arciprete della cattedrale –. Purtroppo la chiesa, il campanile e la canonica hanno bisogno urgente di importanti lavori di manutenzione e le casse della parrocchia, pur contando sugli aiuti della diocesi, non ce la fanno a coprire le spese necessarie. Inoltre – aggiunge Carlesi – negli ultimi tempi la chiesa è stata continuamente oggetto di atti vandalici, furti, scorribande e veri e propri atti osceni.

Le telecamere di videosorveglianza infatti documentano un progressivo peggioramento della situazione e un aumento dei rischi per la chiesa. Le immagini parlano di gravissimi rischi sia per le opere d’arte, in particolare il pulpito, ma anche di una necessaria tutela della sacralità del luogo. Nel prossimo futuro si rende quindi necessario e improcrastinabile attivare un servizio di custodia, promozione e vigilanza».

Il progetto, attualmente in fase di ultimazione, dovrebbe
prendere il via prossimamente, quando sarà 
illustrato ai cittadini e alle stampa.

La chiesa di Sant’Andrea risale all’alto medioevo, quando era
collocata appena fuori dalla prima cerchia di mura. Fin da allora è indicata
come ‘pieve’, cioè dotata di fonte battesimale, e ricordata come «seconda per
dignità soltanto alla Cattedrale».

All’interno si trova il celebre pulpito di Giovanni Pisano, firmato e datato 1301:
capolavoro di scultura e micro-architettura. Un’opera conosciuta, apprezzata e
studiata in tutto il mondo, ma che risente di problemi statici che e necessita
di monitoraggi studi continui, ultimamente sovvenzionati dai benefattori di “Friends of Florence”.