La Caritas diocesana e gli uffici della Pastorale Sociale Lavoro e Scolastico condividono in una nota i punti che dovranno caratterizzare il prossimo futuro del territorio
In vista delle prossime elezioni comunali a Pistoia, previste per il 24 e 25 maggio 2026, la Caritas e gli uffici Pastorale Sociale e Lavoro e l’Ufficio Scuola della Diocesi di Pistoia intervengono nel dibattito pubblico per offrire una riflessione guidata dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
Di seguito il testo integrale:
LETTERA APERTA AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
Fra pochi giorni i cittadini e le cittadine del Comune capoluogo andranno a votare per eleggere il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Confortati dalla Dottrina Sociale e dal Magistero, come Chiesa di Pistoia ci sentiamo in dovere di far sentire la nostra voce, voce che anzitutto vuole essere di gratitudine, di condivisione, di vicinanza per chi, come voi, intende mettersi in gioco dedicando tempo, impegno, fatica per il bene comune. Per la Chiesa la ricerca del bene comune, la sussidiarietà , la solidarietà sono principi fondanti la comunità : «L’amore cristiano spinge alla denuncia, alla proposta e all’impegno di progettazione culturale e sociale, ad una fattiva operosità , che sprona tutti coloro che hanno sinceramente a cuore la sorte dell’uomo ad offrire il proprio contributo. L’umanità comprende sempre più chiaramente di essere legata da un unico destino che richiede una comune assunzione di responsabilità, ispirata da un umanesimo integrale e solidale.» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, par. 6)
Da molti anni, in vari momenti la Chiesa – “esperta in umanità ” – si è fatta promotrice e annunciatrice di quei principi radicati nel Vangelo che attengono alla dignità della persona umana cercando di seminarli nelle pieghe del vissuto della città degli uomini: tale funzione profetica e stata rilanciata anche dal cammino delle Settimane sociali dei cattolici italiani nate proprio a Pistoia nel 1907. Questioni come la dignità del lavoro, la lotta al caporalato, la salvaguardia del Creato, il patto educativo globale, l’emergenza educativa, la questione giovanile, sono diventati temi fondanti il Magistero e l’azione della Chiesa. Temi che si connettono fortemente ad ogni idea di sviluppo, quale che ne sia l’origine culturale. Come chiaramente afferma S. Paolo VI nella Populorum Progressio: «Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. (…) “Noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi e l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera.”» (n. 14).
Ed è proprio il bisogno di relazionalità uno dei temi che ci sentiamo di indicare alla vostra attenzione, tema cruciale da affrontare con determinazione in questa fase di profonda crisi della socialità. E questa l’odierna “questione sociale” che ci troviamo davanti. L’epidemia silenziosa della solitudine, “lebbra del ventunesimo secolo” come la definisce l’Economist, colpisce in modo duro in particolare anziani e giovani, erode l’idea di città, frantuma la coesione sociale. Riteniamo che debbano essere promossi e sostenuti spazi e luoghi di incontro e di socialità che favoriscano relazioni e costruiscono la comunità.
La Diocesi di Pistoia considera di grande valore gli sforzi e le azioni per le periferie e per il futuro delle aree interne: oggi più che mai e fondamentale costruire alleanze sociali, come segni di speranza concreta, capaci di favorire la possibilità per le persone, specialmente giovani, di scegliere di rimanere e costruire il proprio futuro nei luoghi dove sono nati.
Nel contesto generale sono indispensabili politiche che aiutino a fronteggiare l’impatto che il declino demografico, i cambiamenti climatici e la transizione ecologica rischiano di avere sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro, sul reddito delle famiglie, sulle disuguaglianze e sulla diffusa povertà .
Un tema importante e quello dell’immigrazione. Gli immigrati nella nostra Regione sono ben oltre l’11% della popolazione e sono per lo più impiegati nei servizi alla persona, nell’agricoltura, nella ristorazione e nel turismo, nelle costruzioni e nel tessile. Nonostante il loro contributo economico, i lavoratori stranieri si trovano spesso in condizioni di maggiore vulnerabilità e di maggiore esposizione a fenomeni di sfruttamento e precarietà. Fenomeni che potrebbero essere attenzionati promuovendo “Patti di comunità per l’integrazione lavorativa” fra soggetti pubblici e aziende al fine di combattere il lavoro sommerso e incentivare percorsi di inserimento lavorativo basati sulla legalità . Mediazione culturale e anche formazione linguistica e professionale: elementi imprescindibili per la dignità e per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il tema del Welfare ci spinge a considerare un valore gli enti del Terzo Settore. Il modello “Società della Salute” offre ai Comuni ed in particolare al Comune di Pistoia una importante voce ed un ruolo strategico sulle tematiche del welfare.
Le povertà di un territorio, tuttavia, non si vincono solo distribuendo ciò che si ha, ma anche producendo ricchezza e orientandola a vantaggio del benessere di tutti e della comunità. Dare lavoro è oggi un’alta opera di carità. Le iniziative di sostegno all’imprenditoria sono quindi da ritenersi utili e preziose e rappresentano un tema che come Chiesa di Pistoia riteniamo significativo.
Pistoia non può ignorare la forte presenza di anziani. Farsene carico e dare più vita agli anni supportando la rete di cura e tutela familiare in modo da preservare la memoria e la dignità di chi si accinge a vivere la quarta età, potenziando e sostenendo tutte le possibilità anche semplici di aggregazione, di sostegno alle difficoltà crescenti il vivere quotidiano mette davanti agli anziani in un mondo digitalizzato. La vecchiaia “è un tempo prezioso”, come la definisce la Pontificia Accademia per la vita, non solo perché ora si vive più a lungo, ma anche perché si è importanti per le proprie famiglie e per la società. La vecchiaia è dunque di alto interesse per le politiche pubbliche: gli anziani non devono essere ritenuti uno scarto e messi fuori gioco. e si rendono necessarie politiche di supporto alla terza età .
L’avanzamento dell’età media è un fenomeno allarmante e foriero di gravi ricadute sociali. Siamo dentro ad un inverno demografico che la comunità tutta e le istituzioni non possono ignorare e che richiede un supplemento di progettualità politica trasversale.
Un tema che riteniamo di sottolineare come urgente e quello noto come povertà o emergenza educativa. Esso comprende significative declinazioni: dalla dispersione scolastica (implicita ed esplicita) ai decrescenti livelli decrescenti di preparazione degli studenti che ne pregiudicano il futuro; ai preoccupanti livelli di ansia e stress e di motivazione denunciati dai giovani, manifestazioni di una crisi del modello educativo; alle nuove e vecchie dipendenze (che e inaccettabile sottovalutare) e tecnodipendenze con conseguenti alti livelli di solitudine e di isolamento e alta incidenza di fenomeni depressivi. Sebbene si tratti di questioni non tutte di pertinenza di una amministrazione comunale, perimetro nel quale è utile e corretto che si concentri e che venga mantenuto il dibattito di questi giorni, si deve prestare la massima attenzione alla visione globale alla quale ci si richiama su temi educativamente molto significativi, come la banalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti.
La povertà educativa viene definita come “la privazione per i bambini e gli adolescenti dell’opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità , talenti e aspirazioni”, come la mancata acquisizione delle conoscenze e competenze cognitive e socio-emozionali (e non, banalmente, dei titoli formali) necessarie per vivere una vita piena e attiva. Pensare che la variabile decisiva e sempre più irreversibile per il futuro di un bambino sia il luogo di nascita e l’ambiente in cui si cresce appare una ingiustizia intollerabile.
Si tratta di un tema che chiede il coraggio di una presa d’atto: la scarsità di proposte educativamente significative rivolte ai giovani. Stiamo violando, pur involontariamente, il diritto dei giovani a fare esperienze positive e capaci di (ri)generare, di aprire alla vita, di educare all’interiorità, tema pregiudizialmente sempre più escluso dai percorsi educativi.
La Diocesi di Pistoia ha da tempo proposto e torna a proporre di potenziare i patti educativi di comunità, ed ha operato per coinvolgere e motivare tutti nella urgente costruzione di un’alleanza concreta ed operativa tra scuola, associazioni, territorio, coordinati da un tavolo permanente di coprogettazione nel quale elaborare proposte educativamente non neutre che possano coinvolgere i giovani e rigenerare. La scuola ha in questo un ruolo fondamentale ma non può essere lasciata sola. L’educazione è un bene comune, ed e quindi un compito di tutta la comunità , che invece appare la grande assente dai processi educativi degli ultimi 30 anni, non di rado portati avanti da attori isolati.
La qualità dei percorsi formativi, dai nido alle scuole secondarie di secondo grado, al pari del benessere educativo degli alunni che li frequentano, sono temi sui quali va richiamata l’attenzione della comunità. Parimenti l’offerta ed il potenziamento di percorsi post diploma come l’ITS rappresentano occasioni importanti per i giovani e possono dare significativi risultati anche come possibilità di sviluppo economico del territorio e di sostegno alle famiglie, cellula viva della società.
Le condizioni economiche decrescenti dei nuclei familiari sono una delle cause più acute della povertà educativa. Anche l’abitare, pertanto, deve tornare ad essere un diritto garantito. Non possiamo ignorare la piaga degli sfratti, sintomo di una povertà multidimensionale che non è solo economica, ma che ferisce la dignità e frammenta la nostra stessa comunità urbana.
Pistoia è la città del verde. Questa sua caratteristica è una risorsa importante per l’intero territorio. Vorremmo che questa peculiarità potesse essere valorizzata in un’ottica di ecologia integrale: crisi ambientale, crisi sociale e crisi antropologica sono connesse. Il vivaismo sostiene e dà sicurezza a migliaia di famiglie. Importanti passi sono stati intrapresi dalle aziende per mettere al passo con i tempi il settore ma non è eludibile una valutazione dell’impatto che tale attività ha sul territorio in termini di impiego e qualità della risorsa idrica, come annualmente torna a ricordare il rapporto ARPAT, e di utilizzo del suolo.
Selma Ferrali – Direttrice Pastorale Sociale e del Lavoro
Marcello Suppressa – Direttore Caritas Diocesana
Edoardo Baroncelli – Direttore Ufficio Scuola ed Educazione