Riaperture in Diocesi

Informiamo che da lunedì 25 gennaio gli archivi Diocesano – Vescovile e la Biblioteca Leoniana saranno di nuovo aperti a studiosi e interessati nei giorni di lunedì e martedì con orario 9-13 / 15-18. Per informazioni è possibile scrivere a: leoniana@diocesipistoia.it. La Biblioteca e gli archivi si trovano presso il Seminario vescovile in Via Puccini 36 a Pistoia.

Ricordiamo anche gli orari della Biblioteca Fabroniana, aperta il martedì e il giovedì dalle 8.30 alle 12.30. Per contattare la Biblioteca e richiedere assistenza per le ricerche contattare: info@bibiliotecafabroniana.it. La Biblioteca Fabroniana si trova in Piazzetta San Filippo, 1 – 51100 Pistoia.

L’Archivio Capitolare è invece aperto ogni venerdì nei seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. Info a: archiviocapitolarept@virgilio.it. L’Archivio si trova nel Vicolo Sozomeno, 3 – 51100 Pistoia.




Dalla Cet un vocabolario per ricostruire il futuro

Umiltà, disinteresse e beatitudine. Le parole chiave del Papa raccolte negli atti dedicati alla giornata di studi promossa della Conferenza episcopale toscana

Tra i tavoli della mensa Caritas di Firenze alla SS. Annunziata, proprio lì dove papa Francesco si trovò a mangiare gomito a gomito con i poveri, giovedì 17 dicembre è stato presentato il volume Umiltà, disinteresse, beatitudine. Un vocabolario per ricostruire il futuro (Edizioni Toscana Oggi, 148 pagine, euro 14,90) curato dalla rete degli uffici delle comunicazioni sociali della Toscana.

Un libro — ha ricordato l’arcivescovo di Firenze e presidente della conferenza episcopale toscana Cardinale Betori — , realizzato “in obbedienza” al Papa, quando nel suo discorso al convegno ecclesiale di Firenze del 2015 aveva invitato a meditare il contenuto della sua esortazione pastorale Evangelii gaudium «per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». «Il volume – ha ricordato don Alessandro Andreini – raccoglie i discorsi, le riflessioni e anche le sintesi dei tavoli di lavoro della giornata di approfondimento e condivisione che si era svolta a Firenze il 23 novembre 2019, realizzata alla presenza di circa 150 delegati e a partire da un vasto lavoro fatto sul territorio».

Anche dalla Diocesi di Pistoia erano infatti intervenuti una decina di delegati distribuiti nei diversi tavoli di lavoro. Il volume è incentrato sulle parole chiave del discorso del Papa tenuto a Firenze, rilette e rilanciate dalla relazione del teologo gesuita Christoph Theobald, ma comprende anche gli interventi del presidente del Parlamento europeo David Sassoli e gli approfondimenti di Basilio Petrà e Adriano Fabris. Le riflessioni del convegno su umiltà, disinteresse e beatitudine, ha ricordato dom Matteo Ferrari dell’eremo di Camaldoli, acquistano oggi un nuova forza e propongono stimoli utili e concreti.

Alla presentazione è intervenuto anche monsignor Riccardo Fontana, delegato episcopale Cet per la cultura e le comunicazioni sociali, che ricordando il compleanno del Papa ha suggerito di fare del volume un piccolo dono per il Santo Padre. (U.F.)




175 anni di Francescane dei poveri

Un anno speciale per l’Istituto che ricorda la sua fondazione a opera della beata Francesca Schervier

Il 14 dicembre è la festa della nascita al cielo della beata Francesca Schervier. Una ricorrenza che cade in un anno speciale. Per la Pentecoste 2020, infatti, cadeva il 175° anniversario della nascita delle Suore Francescane dei Poveri.

Proveniente da una famiglia d’industriali di Aquisgrana (Germania), Francesca fin da giovane ha un’attenzione naturale verso i poveri e i bisognosi, mentre la fede che la anima le fa scoprire e amare in essi Cristo stesso. Aiutata da alcune amiche, gestisce nella sua parrocchia una mensa per i poveri e rispondendo a un’esigente chiamata interiore, entra a far parte del Terz’ordine francescano: il suo servizio accanto agli ultimi si arricchisce così dei colori della spiritualità francescana.

Nella notte di Pentecoste del 1845, un’amica rivela a Francesca il suo carisma di fondatrice, a cui lei non aveva mai pensato, «Il Signore – le dice – vuole che tu lasci la tua casa e la tua famiglia per la salvezza di tutti e per guarire le sue piaghe, insieme alle persone che Egli ha designato e che ti indicherà». Donna audace e forte, industriosa e geniale, non bada tanto al tipo di “piaga” da curare, ma alla  persona da risanare interamente, nel corpo e nello spirito. Il suo amore si fa concreto, coraggioso, tanto da meritarle l’appellativo di “madre dei poveri”. Eccola così accanto alle prostitute, ai poveri assistiti nei loro tuguri, agli ammalati di colera e di sifilide, ai soldati nei lazzaretti, ai detenuti e ai condannati a morte, che accompagna fin sul patibolo, dopo averli confortati e preparati al supplizio. Francesca opera instancabilmente consumando la sua vita quale testimone autentica del Vangelo e impegnando tutte le sue risorse per sanare le piaghe di Cristo nell’umanità povera e sofferente.

Oggi la congregazione continua a vivere il suo carisma negli Stati Uniti, Germania, Belgio, Filippine, Brasile, Senegal e Italia. Da più di venti anni anche a Pistoia in varie modalità e servizi lo spirito di madre Francesca è vivo e il suo sogno di cura diventa quotidiana realtà con le donne e i bambini della Casa dei Glicini, i Rom, le famiglie, le ragazze della Conchiglia, i giovani delle parrocchie, i senza fissa dimora, gli anziani, gli amici e quanti incontriamo sul nostro cammino.

Marina Triglia, sfp

 




Cosa cambia con il nuovo Messale

Le novità del testo per imparare a vivere la preghiera cristiana per eccellenza

 

L’edizione del Messale che presto adopreremo nelle nostre parrocchie, presenta alcune novità che è bene imparare gradualmente a conoscere. A un primo colpo d’occhio notiamo che il formato del libro liturgico è diverso dai messali che siamo abituati a vedere nelle nostre chiese e si presenta con una rinnovata veste editoriale.

Le immagini in copertina come all’interno del volume ispirate da miniature di manoscritti medioevali, sono state sostituite da un apparato iconografico in stile moderno affidato all’artista Mimmo Paladino. Sul verso della copertina troviamo l’immagine del Cristo Pantocratore mentre sul recto troviamo l’icona dell’Agnello immolato; queste due immagini che siamo abituati a vedere già sulle copertine del lezionario (il libro verde delle letture) sottolineano questa profonda unità: Messale e Lezionario non sono due libri distinti ed indipendenti fra loro ma sono due volumi dello stesso libro liturgico. Con il Lezionario ci mettiamo in ascolto del Signore che ci parla e meditiamo quanto lui dice nella nostra vita, con il Messale facciamo sì che la Parola, risuonata nel nostro cuore diventi preghiera e azione di grazie.

In apertura del volume c’è una bella presentazione della Conferenza Episcopale Italiana, che illustra le principali caratteristiche della nuova edizione; essa fa da introduzione all’intera opera e ci offre indicazioni preziose per un fruttuoso uso pastorale del libro liturgico. In essa ritroviamo termini che da 50 anni hanno costituito il riferimento per la pastorale liturgica: si parla di sana tradizione, di nobile semplicità, di arte del celebrare… non solo slogan pastorali ma esigenze concrete per quella partecipazione attiva del popolo di Dio tanto raccomandata dal Concilio Vaticano II. Vi sono poi delle precisazioni, volute dai vescovi italiani, e per la verità già presenti nel Messale attualmente in uso che possono aiutarci a rivedere e valorizzare pratiche non ancora consolidate (ad esempio quando si sta seduti e quando ci si alza, come si riceve la santa comunione…) oppure correggere prassi, mai approvate, che sono entrate negli anni nell’uso delle nostre comunità (ad esempio le lunghe liste di defunti nelle messe festive, il canto allo scambio della pace, il tenersi per mano al Padre Nostro o il riempire il silenzio dopo la comunione di avvisi per la vita parrocchiale…). Una bella catechesi, che fa uso di queste premesse e precisazioni potrebbe essere una buona occasione per valorizzare l’uso consapevole della nuova edizione del Messale, espressione di una cura verso la ricchezza simbolica del linguaggio liturgico.

Guardando indietro nella nostra esperienza personale, spesso vediamo come la nostra vita sia costellata di preghiere; spesso le preghiere erano quelle che avevamo imparato sulle ginocchia dei nostri nonni, e che poi si erano aggiornate ed integrate con quelle apprese nei vari momenti del nostro cammino di fede: catechesi, azione cattolica, scout, movimenti ecclesiali. Per molti cristiani è arrivato il Messalino, sempre più accessibile e fornito di commenti, riflessioni e preghiere, e per alcuni anche la Liturgia delle ore, quella preghiera della Chiesa e per la Chiesa che il Concilio ci ha restituito, non solo come santificazione del tempo per preti, diaconi e suore ma come preghiera ufficiale della Chiesa.

Il Messale, che custodisce molta di questa ricchezza della liturgia, diventa quindi il libro della preghiera del popolo di Dio, e la nuova traduzione italiana, pur non andando a travolgere le risposte che spettano all’assemblea, ormai consolidate dall’uso quotidiano, ha apportato piccole variazioni e accorgimenti anche ai dialoghi tra il sacerdote che presiede e l’assemblea, che ci aiutano a entrare e vivere pienamente la partecipazione attiva alla celebrazione.

don Alessio Bartolini (Da “La Vita” del 22/11/2020)

MATERIALI UTILI

Rendiamo disponibile alcuni materiali utili alle parrocchie.

  1. Foglietto da stampare per i fedeli circa le novità del Messale (a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano)
  2. File immagine per la condivisione sulle novità del Messale
  3. Sussidio CEI per la nuova edizione del Messale

 




Chiusura Uffici Curia

Avviso al pubblico.

Da lunedì 16 novembre gli uffici di Curia resteranno chiusi per tutto il protrarsi della Zona rossa.

Per informazioni scrivere a: info@diocesipistoia.it – 0573 359610 (feriali dalle 9 alle 12.30).

Ci scusiamo per il disagio.




Festa in Seminario

Il 10 novembre il lettorato di Alessio Biagioni. La celebrazione si svolgerà in forma privata.

Il 10 novembre è la memoria  liturgica di San Leone Magno, patrono del Seminario di Pistoia. La situazione di emergenza sanitaria non permette i consueti festeggiamenti, ma la giornata avrà comunque un significativo momento liturgico. Martedì 10 alle ore 18 infatti, nella chiesa di Santa Chiara, il seminarista Alessio Biagioni, riceverà il ministero del lettorato.

Il vescovo Tardelli presiederà la messa che si svolgerà in forma privata alla sola presenza dei genitori e dei seminaristi. La comunità del Seminario è oggi composta da cinque candidati: Giordano Cavallo, Daniele Masciotra, Andrea Torrigiani, Maximilien Baldi e Alessio Biagioni.

Il rito del Lettorato prevede la consegna delle Sacre Scritture, per ribadire con un segno visibile la centralità della Parola nella vita del lettore, ma anche come rimando a una precisa responsabilità: «Sì, — spiega Alessio —ricevere e proclamare la Scrittura comporta che stai vivendo veramente quello che proclami. Lo vedo quindi come un altro “sì” importante verso il sacerdozio, nell’impegno a meditare più spesso la Scrittura perché da essa tragga l’orientamento delle mie azioni».




Chiusura Archivi e Biblioteche in seguito a nuovo DPCM

In applicazione del DPCM del 3 novembre 2020 art.1, lettera R, comma 9, è sospesa l’apertura al pubblico di Biblioteche e Archivi.

Resteranno pertanto chiusi fino al 3 dicembre 2020: l’Archivio Capitolare, la Biblioteca Fabroniana, gli archivi Diocesano e Vescovile, la Biblioteca Leoniana.

Per informazioni: fabroniana@tiscali.it / leoniana@diocesipistoia.it.




Indulgenze per defunti. Come cambiano con il Covid

La Penitenzieria apostolica ha diffuso un decreto in cui si introducono concessioni per conseguire le indulgenze plenarie applicabili alle anime del Purgatorio nella necessità di evitare assembramenti nei cimiteri e osservare le misure di sicurezza per tutelare la salute pubblica. Qui il testo del decreto.

Due i punti principali del decreto.

1. L’indulgenza plenaria che di norma si può ottenere visitando un cimitero e pregando per i defunti tra il 1° e l’8 novembre, è quest’anno estesa a tutto il mese di Novembre.

2. «L’indulgenza plenaria del 2 novembre, stabilita in occasione della commemorazione di tutti i fedeli defunti per quanti piamente visitino una chiesa o un oratorio e recitino il Padre Nostro e il Credo, può essere trasferita non solo alla domenica precedente o seguente o al giorno della solennità di Tutti i Santi, ma anche a un altro giorno del mese di novembre, a libera scelta dei singoli fedeli».

Anziani e malati e coloro che «per gravi motivi non possono uscire di casa» – ad esempio a causa di restrizioni imposte dall’autorità pubblica come lockdown e coprifuoco – costoro «potranno conseguire l’indulgenza plenaria purché, unendosi spiritualmente a tutti gli altri fedeli, distaccati completamente dal peccato e con l’intenzione di ottemperare appena possibile alle tre consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), davanti a un’immagine di Gesù o della Beata Vergine Maria, recitino pie orazioni per i defunti, ad esempio le Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei defunti, il Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita».

 

«Per quanto riguarda le condizioni spirituali per conseguire pienamente l’Indulgenza, si ricorda di ricorrere alle indicazioni già emanate nella nota “Circa il Sacramento della Penitenza nell’attuale situazione di pandemia”, emessa da questa Penitenzieria Apostolica il 19 marzo 2020 e cioè che:

«Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali».

 




In ricordo di don Piero Vannelli

Le testimonianze di fedeli e amici. Il ritratto di un pastore accanto alla quotidianità dei suoi parrocchiani che ha sempre creduto nel valore dell’amicizia. L’età non aveva spento il suo entusiasmo

(dal settimanale La Vita di Domenica 25 ottobre)

Il ricordo di Nicola Ponsillo

Mi è stato chiesto di ricordare don Piero Vannelli ma non mi riesce. Posso invece parlare di don Piero, del mio rapporto con lui. Ora si legge e si dice che era un uomo buono, sì, ma era anche un uomo di carattere che difendeva con decisione i propri valori e le proprie decisioni: ricordo gli incontri/scontri anche all’interno del Consiglio pastorale. Perseguiva con determinazione i propri obiettivi però era anche tollerante. Non condivideva che all’interno della Parrocchia ci fossero tanti gruppi: il gruppo del Rosario di Fatima, quello della Coroncina, quello… «La Madonna è una sola!» diceva e si augurava che tutti confluissero in un unico gruppo, però non ha mai proibito nulla e ha accolto sempre tutti. Io ricordo di aver cominciato a frequentare la parrocchia di S. Biagio alla fine degli anni novanta ed allora don Piero definiva i fedeli delle altre parrocchie “extracomunitari”. Ridendo e scherzando facevo notare a don Piero che non mi ritenevo tale, anche se gli avvisi per la benedizione delle famiglie e per le altre ricorrenze non venivano recapitati nella mia cassetta delle lettere. Ma si accettava tutto di buon grado per don Piero. Sempre leale con tutti e sempre in buona fede, come ad esempio quando si era impegnato nella tutela del piccolo cimitero parrocchiale, quando si è dovuto rimboccare le maniche per far fronte più volte ai danni arrecati alla chiesina di S. Biagio (il fulmine che ha colpito il campanile, poi l’incendio e da ultimo il crollo della volta). Sempre con accanimento non ha mai voluto abbandonare la chiesina ma ha sempre spronato tutti a ripartire ed a darsi da fare per raccogliere fondi con feste e pranzi: ripeteva a tutti che la cucina sanbiagina era eccellente.

Nell’ultimo anno però era un po’ abbattuto perché non poteva più stare in mezzo alla gente, il distanziamento sociale impediva il contatto, niente più gite, niente più pranzi e per un periodo niente più messe con fedeli. Ricordo che in quei mesi diceva spesso che la cosa gli pesava, ed ora ultimamente diceva anche di iniziare a sentire la pesantezza degli anni, a essere stanco, che gli impegni erano tanti, che cominciava a porsi dei problemi circa una sistemazione futura. Gli si rispondeva di non pensarci, di fare il parroco finché la salute lo manteneva in forze. E per certi aspetti reagiva: avevamo cominciato a elaborare nuovi progetti; le gite infrasettimanali in visita alle altre città potevano essere sostituite dalla visita, con guide, alle chiese fiorentine con mezzi di trasporto pubblico. L’idea gli era piaciuta. E che dire dell’attività caritatevole che lo ha visto impegnato fin da ultimo: ha chiesto e ottenuto che la Caritas parrocchiale svolga una raccolta di generi alimentari presso la Conad che si trova nel territorio della parrocchia. Nessuno che si sia rivolto a don Piero è mai andato via a mani vuote.

«Un uomo buono e mite». Le parole del vescovo e dei confratelli

Sono profondamente addolorato — riferisce il Vescovo di Pistoia Mons. Fausto Tardelli — per la scomparsa di don Piero, un uomo buono e mite, di cui ho potuto apprezzare le qualità umane e sacerdotali. Ai parrocchiani rivolgo il mio più sentito cordoglio e la mia paterna vicinanza. Una preghiera particolare, poi, per l’altra vittima dell’incidente e quanti vi sono rimasti coinvolti». Tanti i messaggi di cordoglio anche dal clero pistoiese, rattristato e sconcertato per vicenda: «Io lo so che non ho perso un amico — scrive don Paolo Palazzi — perché lo sei ora più di prima. Ciao don Piero, ci rivedremo presto nella bellezza eterna e santa della Gerusalemme celeste». «Ho perso un fratello» afferma don Leonardo Giacomelli, uno dei sacerdoti più anziani della Diocesi, molto amico di don Piero.

I giovani. In lui «una dimensione di infinita disponibilità»

Pur arrivando da un altra parrocchia un nutrito gruppo di giovani animatori, tra cui Laura Simonetti, ha potuto apprezzare la disponibilità e l’accoglienza di don Piero che ha saputo coinvolgere, guidare, sostenere nella progettualità. «È difficile salutare questo Parroco che ci ha amati senza conoscerci, che ha avuto fiducia in noi dal primo momento e che ci invitava a metterci in moto con lui nonostante le difficoltà. Siamo tristi, di una tristezza improvvisa, profonda quanto inaspettata, ma sappiamo bene che lui ci sarà vicino come ha sempre fatto e che adesso la sua vita sta solo brillando ancora più forte del solito perché risplende della vera luce».

Maic. Era da sempre una delle figure di supporto fondamentali

«Ci ha sempre voluto un gran bene». Don Diego Pancaldo, assistente ecclesiastico della Fondazione Maria Assunta in Cielo ricorda così don Vannelli, che da tanti anni offriva il suo servizio liturgico in estate presso la struttura del Maic di Marina di Massa. «Da sempre è stato vicino ai ragazzi disabili, anche prima del suo arrivo a San Biagio, nel cui territorio parrocchiale sorge il nostro Centro. Qui per diversi anni ha infatti svolto anche l’attività di educatore». Con i genitori e i ragazzi don Piero aveva un rapporto semplice e diretto, amava stare con loro, ascoltare storie, offrire una parola giusta e misurata. «Un dispiacere che accomuna tutta la realtà del Maic: genitori, disabili, operatori e volontari» ha commentato il presidente del Maic Luigi Bardelli.

 

Il suo ministero sacerdotale.

Nato il 28 maggio 1937 a Pistoia don Piero Vannelli era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1962. Il suo primo incarico fu da cappellano in San Bartolomeo, dove prestò servizio per due anni, dal 1962 al 1964; è stato parroco a Pianosinatico dal 1964 al 1967, quindi a Sarripoli dal 1967 al 1974, poi a Canapale dal 1974al 1982. In quell’anno fu spostato nella parrocchia di San Biagio. Don Piero è stato anche insegnante di religione nella scuola media e Assistente della associazione Genitori della Scuola cattolica, amministratore del Seminario Vescovile e direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi; dal 2011 era assistente ecclesiastico dei Coltivatori diretti. Le esequie, presiedute dal vescovo, si svolgeranno domani, lunedì 26 nella chiesa di San Biagio alle 10. Causa Covid, la partecipazione dovrà essere molto limitata.

 

 




Chiusa temporaneamente al culto la chiesa parrocchiale di Vicofaro

PISTOIA – In data odierna – giovedì 15 ottobre – monsignor Tardelli ha disposto la temporanea chiusura al culto della Chiesa di Santa Maria Maggiore in Vicofaro.

«Vista l’ordinanza del Sindaco di Pistoia n. 956 del 14 ottobre 2020, con la quale si ordina di impedire l’accesso ai locali e alle pertinenze esterne della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in Vicofaro, a motivo di profilassi contro la diffusione della malattia infettiva Covid-19 – afferma il vescovo nel testo della disposizione – nell’intento di tutelare la salute pubblica, collaborando con le autorità sanitarie preposte; col presente atto dispongo la chiusura al culto della Chiesa parrocchiale di S.Maria Maggiore in Vicofaro, fino a cessazione dell’emergenza dichiarata dalle competenti autorità».

I parroci vicini si presteranno con piena disponibilità alle richieste dei parrocchiani di Vicofaro.

«Colgo questa dolorosa occasione – prosegue il vescovo – per invitare tutti a comprendere che ora non è il momento delle critiche o delle recriminazioni. A puntare il dito non si risolve niente. Ora è il momento di unirci tutti per risolvere al meglio questa nuova emergenza che si va a purtroppo a sovrapporre a quello che era sembrato finalmente un promettente avvio di soluzione condivisa della questione dei migranti accolti a Vicofaro. Cosa che si spera possa essere ripresa quanto prima».