Il cammino della vita e il cammino della chiesa

Il valore del pellegrinaggio a piedi tra Santiago, Pistoia e le tappe della propria esistenza.

 

Don Gianni Gasperini, direttore dell’ufficio diocesano pellegrinaggi racconta la propria esperienza di pellegrino e la ricchezza che può scaturire dal cammino.

Don Gianni, hai percorso a piedi il cammino degli antichi pellegrini diretti a Santiago. Come mai hai scelto questo tipo di esperienza?

Il mio pellegrinaggio a Santiago è nato semplicemente per rispondere ad una proposta. Stare via un mese, percorrere 800km a piedi fa un po’ paura. Alla fine però mi sono deciso. Sinceramente lo vedevo quasi una roba da fissati, mi sembrava più legato al desiderio di testare delle capacità fisiche che altro. Eppure una volta iniziato il cammino si scopre un mondo che non ti aspetti.

Il semplice impegno di camminare, di fare in un giorno a piedi quanto potresti fare in mezzora di macchina ti cambia tutto il senso del tempo. Puoi accorgerti delle cose perché vai lentamente, rifletti su tutto ciò che ti capita, ma anche sul cammino passato e presente. Ti accorgi poi delle persone che camminano con te e di che cosa significa avere dei limiti. Che siamo diversi da persona a persona te ne accorgi bene camminando.

Durante il cammino ho imparato uno sguardo che mi ha aiuta anche nel ministero: non si può pretendere di andare sempre tutti insieme; andiamo ognuno con il proprio passo. Per mantenere il senso dell’andare insieme però, ci si adatta alle esigenze dell’altro: questo è uno degli aspetti più belli che ho scoperto, il senso pastorale del camminare insieme nella stessa direzione.

Insomma, camminare è un po’ come fare un piccolo “sinodo”?

Eh sì, la parola greca significa proprio questo (cammino insieme). Dunque sinodo non è tanto il fatto di essere a braccetto sulla strada, ma accorgersi a che punto del cammino è l’altro, se troppo avanti o troppo indietro.

E poi c’è lo zaino che ricorda il peso che ti porti dietro ogni giorno. Uno zaino troppo peso fa male, chiede subito di liberarsi del superfluo. Inspiegabilmente poi, qualche giorno è pesantissimo, altre volte più leggero: è un chiaro richiamo al peso della tua umanità, che a volte ti pesa di meno.. a volte decisamente di più. E ancora: tante volte lungo il cammino non trovi ombra, e magari vedi un unico albero attorno a te, per fermartici e riprenderti subito. Allora ti chiedi: ma io di cosa ho bisogno? Di una foresta per sentirmi sempre al sicuro, oppure mi basta anche la compagnia di un solo albero?

Qual è secondo te il vero valore del pellegrinaggio: riscoprire le radici di un’antica devozione o rinascere nell’anima più confortati e saldi nella fede?

Il valore di un pellegrinaggio a piedi è quello di scoprire il vero cammino della vita, ma anche il cammino dentro la compagnia della Chiesa. Che sia San Giacomo, o San Pietro, o un pellegrinaggio mariano c’è sempre un richiamo forte a Cristo, alla mèta, compimento del destino personale e della storia. Il pellegrinaggio dice poi il modo in cui avanzare nel cammino, guardando la realtà dell’altro, la realtà attorno a te. Si potrebbe fare pastorale a pellegrinaggi e darebbe un importante contributo al nostro modo di intendere la chiesa. Personalmente l’ho sempre proposto ai corsi prematrimoniali, perché dentro il matrimonio questo senso di andare insieme è sempre più marcato rispetto ad una compagnia di amici; dentro il matrimonio l’attenzione che si sviluppa con chi viaggi diventa davvero importante e forse ci si rende conto di cosa può significare una convivenza.

Lo specifico del cammino di Santiago qual è?

Arrivati alla Cattedrale c’è il portico della Gloria, un luogo che dà senso a tutto il tuo cammino.

Chi lo compie oggi come secoli fa, alla fine fa l’esperienza di scoprire che è Cristo che l’attende.

Durante il cammino ci sono tanti richiami in questo senso. La direzione che prendi e il senso del cammino ti è continuamente ripresentato da Cristo; così a Santiago ti accorgi di non essere arrivato alla fine del viaggio. Hai compiuto una tappa -importante certo- ma aperta a tutto quanto arriva dopo. Anche io ho avuto la sensazione che non si fosse chiusa soltanto un’avventura, ma che si sarebbe aperta una strada per la mia vita.

E Pistoia come può inserirsi in questa dinamica di pellegrinaggio?

Pistoia può segnare senz’altro un punto di partenza per scoprire la ricchezza del pellegrinaggio, sia a livello personale che come chiesa diocesana. Il valore della reliquia di San Giacomo, peraltro molto sottolineato dal vescovo Tardelli, che continua a rimarcare la storia e l’identità del nostro santo patrono, è davvero un buon punto di partenza per riscoprire la nostra storia locale, cosa ci ha legato a Santiago e quanto ancora oggi tiene unite le due città. Riscoprire le nostre radici ha un valore.

In vista dell’anno iacobeo come responsabile dell’ufficio pellegrinaggi quali saranno i tuoi progetti in merito?

Senz’altro come ufficio saremo impegnati nella valorizzazione del cammino come pellegrinaggio. Sulla scia di altre diocesi, che già si stanno preparando per l’anno iacobeo, nel 2021 sarà proposto un pellegrinaggio diocesano a Santiago. C’è anche l’idea di proporne uno a piedi per i giovani. Per il resto è prevedibile una vasta ripresa di cammini locali: il cammino di San  Bartolomeo, la Romea Strata, che senz’altro vedranno un certo movimento, senza contare il pellegrinaggio delle diocesi toscane a Pistoia il 21 giugno.

E per quest’anno cosa ha in programma l’ufficio pellegrinaggi?

Quest’anno, probabilmente nella seconda settimana di Settembre 2020, si svolgerà un pellegrinaggio diocesano a Lourdes con il vescovo Tardelli. Un pellegrinaggio aperto a tutti, malati, famiglie, sacerdoti. Con l’inizio del nuovo anno arriveranno indicazioni più puntuali.

Daniela Raspollini




Un sussidio per l’Avvento e il Natale

L’ufficio pastorale con la famiglia della Diocesi di Pistoia ha realizzato un sussidio per l’Avvento dedicato alle famiglie. All’interno si trovano i vangeli delle domeniche di Avvento e del Natale corredati da commenti di San Giovanni Paolo II. Per ogni Domenica è poi presente un piccolo racconto per bambini e una nota catechistica sui temi fondamentali della fede.

Il libretto «in famiglia verso il Natale» presenta una bella copertina di Grazia Sgrilli. «La posa del Bambino – afferma l’autrice- è volontariamente ispirato alle robbiane apposte sul loggiato dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze. I bambini ”innocenti”, abbandonati, abusati, lasciati morire in esodi disperati, sono il frutto del nostro presente. Il Bambino che viene, a braccia aperte, con le bende del lutto disciolte, sia il futuro a cui lavoriamo».

Un libretto  -ricorda il vescovo nella presentazione che lo accompagna- in cui « giorno dopo giorno avrete il nutrimento della parola di Dio per avvicinarvi con fede al Natale, troverete modo di parlare un poco insieme delle cose di Dio e di quelle davvero importanti per la vita; inoltre avrete occasione di pregare insieme, cosa che il Signore Gesù ha raccomandato di fare ai suoi discepoli».

Il libretto è disponibile gratuitamente presso la libreria San Jacopo (via Puccini, 34). Il libretto è anche liberamente scaricabile qui:    Libretto Avento 2019




Nuovi Orizzonti: in Seminario “L’arte di amare”

Un percorso di conoscenza di sè e guarigione del cuore in Seminario a Pistoia

 

Riprende anche quest’anno a Pistoia l’Arte di Amare, il percorso di conoscenza di sé e guarigione del cuore proposto dall’Associazione “Nuovi Orizzonti”, da diversi anni presente nella nostra diocesi.

Il percorso formativo di Nuovi Orizzonti nasce dall’esperienza pluridecennale di Chiara Amirante nel mondo del disagio, soprattutto giovanile, e si fonda sulla constatazione che il bisogno fondamentale della persona umana è quello di amare ed essere amati.

Nel suo viaggio iniziale, a Roma, nei baratri infernali di strade desolate anche se affollate, Chiara ha conosciuto un popolo di sbandati, emarginati, disperati, ragazzi morti nell’anima pur se nel pieno della loro giovinezza. Ha ascoltato le loro storie, le loro aspirazioni, i loro sogni infranti, scoprendo così che il male più diffuso che accomuna un numero sempre crescente di persone è la solitudine, che rivela un cuore ferito in profondità. Infatti, siamo tutti sensibili a curare subito le ferite fisiche, ma pochi si prendono cura delle ferite del cuore. Perciò, come risposta a questo diffuso disagio, Chiara ha iniziato a proporre un percorso di conoscenza di sé e guarigione del cuore sull’Arte di amare (Spiritherapy) a migliaia di persone che in questi anni le hanno consegnato le loro lacrime, la loro sofferenza, le ferite profondissime del loro cuore.

Tale percorso, pur trovando le sue principali fondamenta nel Vangelo, è rivolto a tutti, credenti e non, e ha permesso a tutti coloro che lo hanno fatto con impegno e serietà di scoprire nuovi meravigliosi orizzonti e di trovare un fondamentale cammino di guarigione di ferite che da anni continuavano a sanguinare dolorosamente e a condizionare negativamente la loro vita.

È dunque un percorso di consapevolezza di quelle ferite condizionanti e di quegli atteggiamenti non sani che, diventando trappole, rischiano di imprigionarci nel malessere. Gli esercizi concreti da fare con costanza, proposti da Chiara, aiutano ad interiorizzare nuove abitudini risanatrici, liberanti, potenzianti e portano alla riscoperta delle infinite potenzialità racchiuse nel nostro spirito. Per chi ha il dono della fede, questo avviene grazie anche alla preghiera del cuore che ci permette di fare l’esperienza risanante dell’Amore di un Dio a cui niente è impossibile, che ci ama personalmente, si prende cura di noi con immensa tenerezza se solo glielo permettiamo.

A Pistoia è possibile partecipare agli incontri di formazione e alla proiezione dei video il martedì sera dalla 21:00 alle 22:00 presso il seminario vescovile, in via Puccini n. 36. Ecco di seguito le date: 10 dicembre, 07 e 21 gennaio, 04 e 18 febbraio, 03, 17 e 31 marzo, 21 aprile e 05 maggio.

Lo stesso percorso sarà proposto anche ai giovani, i quali potranno partecipare agli incontri dedicati che si terranno il giovedì sera dalle 18:45 alle 19:45 presso la Comunità Nuovi Orizzonti di Casore del Monte (PT) in via della Castellina n. 20. Ecco di seguito le date: 05 e 19 dicembre, 16 e 30 gennaio, 13 e 27 febbraio, 12 e 26 marzo, 23 aprile e 07 maggio.

Per info: Cell. 392 7650016 – pistoia@nuoviorizzonti.orgwww.informa.me




Riabilitarsi alla vita attraverso il lavoro

Il progetto “Grappoli 2019” proposto dalla Cooperativa in Cammino ha offerto esperienze lavorative a minorenni segnalati dalla magistratura e a detenuti a fine pena. Una proposta di riscatto che porta frutto.

Con il mese di ottobre  la Cooperativa In Cammino ha concluso il progetto “Grappoli 2019” che ha attivato percorsi di inclusione lavorativa nei sei mesi da aprile a ottobre 2019. Il progetto – illustrato dalla Cooperativa in un comunicato stampa- è stato possibile grazie al finanziamento della fondazione Caript sul Bando socialmente 2018, della Caritas diocesana e della Fondazione Un Raggio di luce.

Il progetto ha attivato delle esperienze lavorative vere e proprie nel settore della carpenteria in ferro e nell’orticultura ed è rivolto a ragazzi giovanissimi seguiti dal tribunale dei minorenni (nel laboratorio) e persone che sono nella fase finale-semiliberi, in arresti o detenzione domiciliare, in affidamento in prova di un loro percorso giudiziario (negli orti). Pur avendo caratteristiche e condizioni di età differenti, quanti seguono il progetto sono purtroppo accomunati da un modo negativo di pensare il lavoro, mirato esclusivamente a un riscontro economico, mistificando tutti quegli aspetti positivi che il lavoro porta con sé, primo fa tutti un effettivo inserimento sociale.

Quanti sono stati coinvolti nel progetto – si legge nel comunicato – «hanno svolto la loro attività sotto la guida di un istruttore che ha curato l’aspetto organizzativo e l’acquisizione di competenze specifiche in un contesto in cui si assumono le regole e i comportamenti richiesti dal normale mercato del lavoro». Un aspetto, quest’ultimo che resta determinante per la Cooperativa In Cammino, in quanto favorisce: «una situazione nella quale è possibile verificare, correggere, stimolare quegli atteggiamenti che stanno alla base di un effettivo inserimento lavorativo positivo e di andare a intervenire sulle mentalità che generano marginalità». Il progetto ha poi previsto un contributo economico di presenza per andare incontro alle legittime necessità delle persone inserite.

La cooperativa In Cammino ha effettuato 16 inserimenti della durata media di tre mesi nel laboratorio di carpenteria in ferro e 22 inserimenti della durata media di tre mesi negli orti che la Cooperativa ha in affitto nei pressi della sede in via Seiarcole.

Al termine del corso è stata senz’altro più facile la ricerca di un’occupazione stabile; «alcuni hanno trovato impiego in aziende del territorio, altri sono ancora alla ricerca di un’occupazione all’altezza delle necessità»; in ogni caso la cooperativa ha accompagnato diverse persone al loro fine pena, mettendole nella condizione di poter cercare un lavoro liberi dai condizionamenti e dai possibili preconcetti legati alla loro storia di detenzione. Le attività proposte nel progetto “Grappoli” – si legge nel comunicato – «sono da considerarsi una sorta di “palestra” nella quale migliorare le proprie capacità lavorative, ma anche misurarsi con sè stessi e attivare quelle risorse e attitudini che rendono capaci di collaborare, progettare, costruire insieme».

Consistente, infine, il numero di giovanissimi in carico al tribunale dei minorenni, per i quali un approccio concreto con un lavoro manuale ha costituito motivo di rinnovato interesse e di partecipazione tale da mutare il loro atteggiamento di fronte alla vita e alla società. «Cogliamo l’occasione – conclude  la Cooperativa in cammino – per ringraziare quanti, con il loro finanziamento, hanno reso possibile questo progetto».

info: https://www.incamminocooperativa.org/

red.




Uscirne è vietato ai minori

Siamo davvero consapevoli dei rischi della pornografia? Un commento a margine di un importante discorso di Papa Francesco sulla tutela della dignità dei bambini nel mondo digitale

È di qualche giorno fa la pubblicazione di un’inchiesta di Claudio Capanni uscita su La Nazione dedicata al tema della pedofilia. Un articolo terribile, nel quale si racconta come funzionano le chat in cui si condividono foto e “profili” Instagram di giovanissimi e giovanissime ignari di tutto. Il social utilizzato è Telegram, strumento perfetto per chi intende mantenere l’anonimato, perché permette di chattare senza rendere noto il proprio numero di cellulare e di non custodire nulla sul proprio smartphone (ogni condivisione avviene in cloud ed è possibile inviare messaggi e foto che si “autodistruggono”, dei quali cioè, è possibile decidere l’eliminazione dopo un minuto dalla visualizzazione). Insomma, una chat pratica e veloce nella quale si annidano anche orribili insidie. Soltanto una tra le tante modalità in cui si radica e cresce l’abuso, che da “virtuale”, laddove nomi, dati, luoghi resi noti o sottratti per adescamento, rischiano di mutarsi in occasione concreta di abuso e violenza. Papa Francesco, nel suo recente discorso ai partecipanti del convegno “Child dignity in the digital world” ha toccato molti di questi temi sensibili, come la diffusione dilagante della pornografia tra i minori: un fenomeno che pure non sembra mobilitare le coscienze.

Ansa ha recentemente dedicato un approfondimento sul rapporto tra i giovani e la sessualità ripercorrendo le ricerche della giornalista Monica Lanfranco. Secondo la sua indagine, infatti, un campione piuttosto ampio di adolescenti dichiara che «la fonte unica, primaria e assoluta di insegnamento, apprendimento ed ispirazione per la propria sessualità è la pornografia attraverso il web».  Una scoperta che probabilmente non stupisce nessuno, ma che forse dovrebbe interessare, visto che il fenomeno non tocca soltanto i diciottenni inquieti, ma comincia assai presto: già attorno agli 11 anni. Un’indagine di Skuola.net (portale e testata giornalistica assai nota tra i giovani) rivela che a quell’età un ragazzo su tre possiede sul proprio smartphone materiale compromettente. «Se un quarto dei coinvolti non è in grado di definirne le caratteristiche precise, la restante parte ha fornito maggiori dettagli; in totale -si legge nella ricerca- il materiale pornografico supera il 65%». Dati che lasciano pensare e che fanno tornare in mente la chat dell’orrore (The Shoa Party) emersa qualche settimana fa sulle cronache dei giornali: un calderone di male in cui trovavano posto bestemmie, inni al nazismo, offese agli ebrei, tanta pornografia, violenze di ogni tipo..). Un caso certamente eccezionale, ma che deve far riflettere sul materiale che circola tra le mani dei più giovani. Basti pensare alla pratica, piuttosto diffusa tra gli adolescenti, di scambiarsi foto osè che rischia di metterne a repentaglio la dignità e di esporli a rischi di ricatti online.

Siamo sicuri che anche i nostri ragazzi, proprio quelli che frequentano il catechismo in parrocchia ne siano estranei? Qualcuno di loro mi ha esplicitamente parlato – tra una risata e l’altra- di youtuber bestemmiatori seriali, mostrato video di giovanissimi che prendono a calci altri giovanissimi, raccontato di episodi di cyberbullismo in cui è dovuta intervenire la polizia postale.

Facile, su questi temi, chiamare in causa scuola e genitori più o meno inconsapevoli, più difficile sentire prendere posizione gli adulti sul tema della pornografia (per non parlare della stampa più diffusa, spesso incline a sdoganare e banalizzare la fruizione di contenuti per adulti in cui la dignità dell’uomo e soprattutto della donna è pienamente svilita) quasi che condannarla faccia scivolare in un moralismo bacchettone. Certamente non è con quella roba che si impara a vivere una sana affettività, fatta di pazienza, ascolto, rispetto, tenerezza. Quale rispetto della dignità della persona umana può crescere attraverso una proposta degradante e ferina della sessualità?

Ugo Feraci

 

 

 




Umiltà, disinteresse e beatitudine: le Chiese toscane ripartono da papa Francesco

Ripartire dal discorso di Papa Francesco alla chiesa ecclesiale per trovare nuove e incisive piste di lavoro, fare rete e cogliere le attese della chiese toscane. È l’intento di un convegno promosso dalla Commissione per la cultura e le comunicazioni sociali della conferenze episcopale toscana. All’evento, che si svolgerà sabato 23 novembre presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale parteciperanno alcune delegazioni delle diverse diocesi toscane, tra questa anche una pistoiese, che ha svolto un piccolo cammino di preparazione con la diocesi di Prato.

Umiltà, disinteresse e beatitudine sono le tre parole chiave intorno a cui si snoda l’evento a quattro anni dalla celebrazione del Convegno ecclesiale di Firenze. L’intento dell’iniziativa è rileggere proprio i contenuti e le indicazioni di quell’incontro, in particolare il discorso di papa Francesco, per trovare indicazioni di lavoro per le nostre Chiese a livello di impegno culturale e di lettura del nostro tempo.

Il programma dei lavori, che iniziano alle 9, prevede i saluti del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, e, alle 16,  l’intervento di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, sul tema «Quale umanesimo per l’Europa».

«Stiamo vivendo un “cambiamento d’epoca” – afferma nel suo editoriale di questa settimana su Toscana Oggi l’arcivescovo Riccardo Fontana, vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro e delegato Cet cultura e comunicazioni sociali, che porterà il suo saluto ai partecipanti in apertura di convegno, – e quanti amiamo la Chiesa siamo interessati a trovare modi e linguaggi nuovi per dialogare con la società globalizzata del nostro tempo. Vi è una sofferenza diffusa, tra i cristiani più sensibili, per l’impatto sempre meno efficace che riusciamo ad avere con la gente che ci circonda. Il Papa a Firenze, quattro anni fa, durante il V Convegno nazionale, ci ha proposto un radicale cambiamento di stile. Per avvicinarci alla gente ci vuole umiltà, condivisione, accompagnamento: vicini alle famiglie, in ascolto dei problemi degli adulti del nostro tempo. Fa più danno l’ostensione del potere e la ricchezza di alcuni uomini di Chiesa, che le fragilità umane da cui noi cristiani non siamo esentati».

Su «Cristianesimo come stile. Per un nuovo umanesimo», verterà la  relazione di Christoph Theobald sj, docente di Teologia fondamentale e dogmatica al Centro Sèvres di Parigi.

Momento centrale del convegno saranno i 9 tavoli di lavoro creati intorno ad altrettanti ambiti (politica, scuola, sanità, lavoro, giovani, famiglia, ecologia, comunicazione, arte) per riflettere sulla rilevanza attuale delle Chiese toscane nella cultura del territorio.

Nel pomeriggio saranno proiettati tre video su varie esperienze ecclesiali toscane, commentati da Adriano Fabris, docente di Filosofia morale presso l’Università degli studi di Pisa, e da Basilio Petrà, preside della Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Le conclusioni saranno affidate al cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze.

Le tre parole scelte come titolo, «Umiltà, disinteresse, beatitudine», tratte dal discorso tenuto a Firenze nel 2015 del Papa, intendono dunque, come affermano gli organizzatori, «suggerire una riflessione a livello soprattutto di stile di vita cristiana: la proposta è quella di rileggere il tema dell’umanesimo cristiano non tanto a livello teorico o dei principi, ma piuttosto nella sua dimensione di vita concreta, di presenza e di testimonianza, di ascolto e di condivisione, con i nostri contemporanei, delle domande e delle sfide che ci troviamo a vivere».

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Devozione e preghiera per Santa Rita al Santonuovo

La reliquia di Santa Rita da Cascia sarà al centro di tre giorni di preghiera. Concluderà il programma la messa presieduta dal vescovo Tardelli

Gli organizzatori del concorso di poesia e narrativa intitolato a Don Cinotti, unitamente alla comunità parrocchiale di Santonuovo (Quarrata) guidata da Padre Luigi Procopio intendono accogliere la reliquia pellegrina di Santa Rita.

Nei giorni che precederanno l’inizio dell’Avvento il prezioso reliquiario sarà esposto nella chiesa parrocchiale di San Germano al Santonuovo dalle ore 8.00 alle 23.00 auspicando il risveglio fecondo della fede che ha sempre accompagnato Margherita Lotti, definita la santa dei miracoli impossibili. Affidiamo alla sua intercessione le suppliche di ogni uomo e donna bisognosi nel loro passaggio terreno.

La comunità invita quindi ad una visita, una sosta, una preghiera e presenta il programma previsto nei giorni di permanenza dal 26 novembre al 29 novembre 2019.
La chiesa parrocchiale resta altresì a disposizione per ulteriori celebrazioni oltre gli orari menzionati, previo appuntamento telefonico ai numeri presenti nel programma.

Come segno concreto dello spirito con il quale è nato e cresce il Concorso poesia e narrativa dedicato alla memoria di Don Cinotti, sarà consegnata la rimanenza attiva della IV edizione all’Alveare di Santa Rita, dove ogni giorno monache e educatori, si prendono cura delle “apette”, bambine e ragazze fino ai 18 anni con una storia difficile alle spalle. La donazione è una piccola goccia di speranza per farle crescere con l’augurio di un futuro ricco di amore.

PROGRAMMA

Martedì 26 novembre
ore 21: accoglienza della reliquia e santa messa

Mercoledì 27 novembre
ore 8.00: lodi mattutine e a seguire santo rosario
ore 17.00: vespri e santo rosario
ore 21.00: santa Messa

Giovedì 28 novembre
ore 8.00: lodi mattutine e a seguire santo rosario
ore 17.00: vespri e santo rosario
ore 21.00: santa messa con affidamento a Santa Rita presieduta dal vescovo monsignor Fausto Tardelli

Venerdì 29 novembre
ore 8.00: lodi mattutine e a seguire santo rosario
ore 17.00: vespri e santo rosario
ore 21.00: santa messa con conferimento del sacramento dell’unzione degli infermi e preghiera conclusiva

Padre Luigi Procopio e il diacono Lido sono disponibili a recarsi presso il domicilio dei malati, anziani e infermi che non possono partecipare a questa celebrazione. Si prega di contattare Padre Luigi cell. 348 2463038. Nei giorni 27/28/29 novembre la chiesa di San Germano resterà aperta dalle ore 8.00 alle 23.00.




Dall’India per servire la Chiesa

Suor Amala, madre generale delle figlie di Sant’Anna racconta la storia e la missione della congregazione a cui appartengono le “suore del vescovo”.

 

In questi giorni è presente a Pistoia suor Amala, madre generale delle figlie di Sant’Anna, la congregazione religiosa a cui appartengono le suore che fanno servizio in episcopio e attività di catechesi nel centro storico. Le figlie di Sant’Anna arrivano dall’India dove sono state fondate all’inizio del secolo scorso.

Come nasce la vostra congregazione?

La nostra congregazione è nata in India a Morapai nel 1903, ad opera dal gesuita belga Brice Meuleman, secondo arcivescovo di Calcutta. All’inizio la nostra congregazione contava soltanto quattro ragazze del regione del Bengala. Siamo nate per aiutare i bambini orfani, le giovani madri rimaste vedove e per occuparci dell’educazione delle ragazze. Gli orfani venivano accolti nel convento di Morapai, dove trascorrevano la loro infanzia accuditi dalle suore, mentre le madri in difficoltà, che venivano a chiedere aiuto al convento sono state sostenute attraverso un avviamento al lavoro; in convento imparavano a lavorare la lana. Nel corso del tempo ci siamo prodigate nell’accoglienza e nell’educazione dei bambini. Il nostro impegno si è rivolto anche nei confronti delle altre persone in difficoltà.

Come siete arrivate in Italia?

Don Orson, un sacerdote indiano amico di don Armando Zappolini che studiava a Roma, ha chiesto alla madre generale di trasferirci in Italia in Toscana. I primi luoghi che abbiamo abitato sono Perignano e San Miniato. Ci hanno chiamate a San Miniato per svolgere un compito educativo in una scuola cattolica, ma anche per servire il vescovo e lavorare in Seminario. Siamo impegnate anche nel servizio di catechesi in alcune parrocchie di San Miniato. Nella casa di riposo a Fauglia offriamo un servizio pastorale in parrocchia e di assistenza agli anziani. A Orentano, Lari e Staffoli, abbiamo altre case. Infine siamo arrivate a Pistoia.

Qual è il carisma del vostro ordine?

Il carisma della nostra congregazione è incentrato sull’educazione dei bambini e delle ragazze. Ci dedichiamo anche a promuovere percorsi di spiritualità per i giovani. Allo stesso tempo siamo impegnate nella carità e nell’assistenza agli anziani.

La nostra congregazione ha avuto la gioia di accogliere Madre Teresa, che – a partire dal 1944 – è stata insegnante di geografia e catechismo in una nostra scuola, la St. Mary School di Calcutta. Madre Teresa all’epoca, apparteneva alle suore di Loreto, ma per questo suo servizio fu affidata alla nostra congregazione. Ci piace sottolineare la sua grande dolcezza e umanità e il suo spirito di fratellanza cristiana, per cui possiamo dirci “fratelli e sorelle”. Tra l’altro l’abito delle Missionarie della Carità fondata da Madre Teresa è molto simile al nostro: il sari bianco che indossiamo si differenzia dal loro perché ha due righe blu, invece di tre.

Quale servizio svolgono le suore che abita a Pistoia?

Attualmente a Pistoia abitano tre suore: Angela, Anna e Francesca. Si occupano del vescovo e di custodire il palazzo episcopale, ma soprattutto sono impegnate nell’opera di catechesi a San Paolo. Non vengono mai meno al loro compito di avvicinare i giovani all’amore di Cristo. Molti ragazzi non vengono al catechismo, altri sono un po’ distratti, noi vogliamo invogliarli a tornare in Chiesa, a seguire il Signore. Purtroppo anche in India non ci sono molte vocazioni perché i giovani sono distratti dai mezzi di comunicazione e dai modelli proposti dalla società di oggi.

Daniela Raspollini

Nella foto: da sinistra: Suor Anna, Suor Francesca, Suor Amala madre generale, Suor Angela




Giornata del Ringraziamento: a Quarrata una messa con il vescovo Tardelli

«Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita» è il titolo del messaggio dei vescovi italiani firmato dalla commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

A Novembre, mese che tradizionalmente segna la chiusura dell’annata di lavoro nelle campagne, si rinnova per gli agricoltori della Coldiretti la celebrazione della tradizionale festa del ringraziamento. Una ricorrenza nata nel 1951, in pieno dopoguerra, con l’intento di ringraziare il Signore al termine dell’annata agraria per il raccolto. Oggi la festa del ringraziamento è ricordata su tutto il territorio nazionale con cerimonie religiose, l’offerta dei prodotti della terra, incontri nelle piazze con esposizione di mezzi agricoli, degustazioni per ricreare la solidarietà e la socialità tipica del mondo agricolo. Questa ricorrenza si è imposta nel tempo nella tradizione rurale, divenendo occasione non solo di festa ma anche di socializzazione e di riflessione sui temi e i problemi che attraversano il mondo dei lavoratori della terra. Accanto a questa dimensione sociale e comunitaria vive ancora il senso antico e radicato di devozione che la gente dei campi vuole esprimere dicendo “grazie” per il pane, l’olio, il vino, per i frutti della terra, per l’acqua che disseta, per gli animali, le piante e i fiori che rallegrano la nostra vita. Un sentimento che si accompagna bene all’invito di Papa Francesco: «entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini».

Per la 69° giornata del Ringraziamento i vescovi italiani hanno fatto sentire la loro vicinanza ai lavoratori della terra con un messaggio incentrato sull’auspicio che «il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, diventi alimento di vita, di dignità e di solidarietà».

Nel messaggio, dal titolo «Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita»,  si sottolinea, dunque, il forte legame tra il pane e il lavoro, si richiama il valore dell’Eucaristia e un’agricoltura responsabile, perché la terra va “gestita” con saggezza «rispettando la terra e i suoi frutti, valorizzandone la biodiversità».

Il messaggio dei vescovi italiani invita i lavoratori della terra ad essere coscienti dell’altissimo compito loro affidato: essere rispettosi custodi del creato; un invito che, in piena sintonia con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco porta anche a riflettere sulla necessità un’ecologia integrale, al fine di garantire «condizioni giuste ed equa remunerazione, evitando ad esempio le forme di caporalato, di ‘lavoro nero’».

Il messaggio offre poi un richiamo al “pane” davvero bello e ricco di significato. Il “pane” infatti è inteso da tutti noi come sostentamento, come possibilità di vita, come risposta ad un bisogno primario da soddisfare perché se manca nascono tensioni sociali e conflitti laceranti ed è la vita stessa ad essere messa a rischio. C’è un forte legame tra il pane e il lavoro, tanto che alcune espressioni come “guadagnare il pane” o “portare a casa il pane” indicano l’attività lavorativa umana.

Il pane, che è anche «germe di pace, generatore di vita assieme», ammoniscono i vescovi, «non può essere usato per vere e proprie guerre economiche, che i paesi economicamente forti conducono sul piano della filiera di commercializzazione, per imporre un certo tipo di produzione ai mercati più deboli». È un richiamo forte alla responsabilità rivolto ai vari “attori” del settore di tutta la filiera, dai produttori ai consumatori finali, dunque – ammoniscono i vescovi italiani- «il pane sia accolto in stili di vita senza spreco e senza avidità, capaci di gustarlo con gratitudine, nel segno del ringraziamento, senza le distorsioni della sua realtà. Nulla – neppure le forme della produzione industriale, inevitabilmente tecnologiche e con modi di produzione che talvolta modificano geneticamente le componenti di base – deve offuscare la realtà di un pane che nasce dalla terra e dall’amore di chi la lavora, per la buona vita di chi lo mangerà. Il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, diventi alimento di vita, di dignità e di solidarietà».
Selma Ferrali

In Diocesi la festa del Ringraziamento, realizzata a cura della Coldiretti Pistoia, sarà celebrata a Quarrata, con una santa messa presieduta del vescovo Tardelli nella parrocchia di Santa Maria Assunta domenica 17. La festa, cui parteciperanno diversi agricoltori con i loro mezzi che saranno benedetti al termine della celebrazione, sarà chiusa da un momento di condivisione e da un agroaperitivo.

Programma

17 novembre 2019 — Quarrata

ore 10: Ritrovo trattori ed altri mezzi agricoli, Piazza Aldo Moro
ore 11: Santa Messa, Chiesa Santa Maria Assunta celebrata dal vescovo di Pistoia monsignor Fausto Tardelli
ore 12: Benedizione dei trattori e degli altri mezzi agricoli
ore 12.30: Agriaperitivo con piatti della tradizione a cura dei produttori agricoli della rete Coldiretti-Campagna Amica




Fare chiesa, fare futuro, fare unità nella diversità

I vescovi della Toscana incontrano le aggregazioni laicali

Un incontro per ascoltarsi e imparare a “fare unità”. Un impegno che sarà al centro dell’incontro tra la Conferenza Episcopale Toscana e la consulta regionale dei rappresentanti delle aggregazioni laicali e delle consulte diocesane. L’incontro, previsto alla Certosa di Firenze per la mattina di sabato 16 novembre prevede un’introduzione del vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, che è il segretario e delegato cet al laicato ed all’osservatorio giuridico-legislativo. Seguirà la relazione della segretaria generale della Consulta regionale toscana (Cral) Sandra Cavallini. Il cuore dell’incontro saranno però le testimonianza delle consulte diocesane e delle aggregazioni laicali regionali. Nei loro contributi troveranno spazio le vicende e le tante anime delle aggregazioni laicali toscane, ma anche uno sguardo differenziato su punti di forza e criticità delle nostre diocesi.

In vista dell’incontro aggregazioni e consulte diocesane hanno poi riflettuto insieme su alcuni punti “scottanti” della pastorale: come le aggregazioni laicali possono sostenere il clero locale, che cosa le aggregazioni chiedono al clero, che cosa il clero chiede alle aggregazioni. Domande di peso che invitano ad un dialogo talvolta faticoso se non del tutto assente, che segnalano anche l’importanza di far emergere le voci ecclesiali di un territorio animato da tante sensibilità, carismi e generosa disponibilità umana. L’incontro di sabato prossimo sarà dunque un’ottima occasione per avanzare nella sinodalità e nell’unità.

Rosanna Caselli

Cos’è e chi c’è nella Consulta

La Consulta regionale delle aggregazioni laicali (Cral), promossa dalla Conferenza episcopale toscana è l’espressione delle aggregazioni laicali di apostolato e lo strumento per valorizzare la comunione e la collaborazione reciproca.  La Cral è il luogo nel quale esse vivono in forma unitaria il rapporto con le chiese particolari, offrendo la ricchezza delle loro possibilità apostoliche e accogliendo fattivamente i programmi e le indicazioni pastorali dell’Episcopato.

La presidenza della consulta regionale ha per presidente il vescovo Fausto Tardelli, che è coadiuvato da quattro copresidenti – tre eletti e uno di diritto appartenente all’Azione Cattolica-, affiancati da un segretario generale e dal tesoriere.

Nella Cral sono poi raccolte tutte le aggregazioni laicali che hanno un risvolto regionale più i rappresentanti delle singole consulte diocesane. Queste sono le realtà raccolte nella Cral: Acli, Acos (associazione cattolica operatori sanitari), Agesc (associazione genitori scuole cattoliche), Aimc (maestri cattolici), Amci (medici cattolici), Azione Cattolica, Centro italiano femminile, Centro Sportivo italiano, Coldiretti Tocana, conferenza di san Vincenzo de’ Paoli, confederex (confederazione italiana ex alunni ex alunne della scuola cattolica), Fuci, federazione misericordie toscane, gruppi di preghiera di Padre Pio, Gruppi di volontariato vincenziano, Mac (movimento apostolico ciechi), Masci (movimento adulti scout cattolici Italiani), opera di Maria focolari, opera gioventù La Pira, rinnovamento nello Spirito, rinascita cristiana, Serra club, Uciim (unione cattolica italiana di insegnanti, dirigenti, educatori e formatori), Ucsi (unione cattolica stampa italiana), Unitalsi, Agesci, rete mondiale di preghiera.