Tre anni fa la scomparsa del vescovo Bianchi

Mons. Tardelli invita a celebrare una messa di suffragio nelle parrocchie della diocesi

Sabato 3 agosto ricorre il terzo anniversario della morte di Mons. Mansueto Bianchi, ultimo vescovo di Pistoia defunto.

In vista della ricorrenza il vescovo Tardelli raccomanda ai fedeli di pregare per lui e di celebrare in ogni parrocchia una santa messa in suffragio di Mons. Mansueto Bianchi nel giorno della scomparsa.

Mons. Tardelli celebrerà la santa messa di suffragio sabato 3 agosto alle ore 10.30 nella chiesa di Santa Maria a Colle (Lucca) presso la quale il vescovo Mansueto è stato sepolto.




La Toscana da San Francesco

I prossimi 3 e 4 ottobre le diocesi toscane si danno appuntamento ad Assisi
per un pellegrinaggio regionale. Parrocchie, associazioni, movimenti della
nostra diocesi sono chiamati a partecipare a questo importante momento ecclesiale.

 «Francesco
và, ripara la mia casa» (Fonte Francescane 1411): è l’ invito che Gesù aveva
fatto al giovane Francesco dal crocifisso della chiesetta di San Damiano allora
in rovina.

Da qui si è
accesa la fiamma dell’amore di questo giovane per Dio, per il creato e per la
vita stessa. La sua esistenza, avendo come fonte il Vangelo, l’umiltà e la
povertà fu interamente trasformata e capace di affascinare non soltanto l’
Italia, ma il mondo intero.

In segno di
omaggio da parte di tutte le regioni italiane, ormai da 80 anni è accesa ogni
anno una lampada votiva davanti alla tomba del santo. Per il nuovo anno pastorale
2019 – 2020 tocca alla Toscana accendere e alimentare la fiamma della lampada:
lampada di pace che arde con la fiamma del nostro amore per il Signore. Questa
stessa fiamma d’amore ha illuminato e continua ad illuminare il pontificato di Papa
Francesco, che proprio nel nome, in senso programmatico, ha inteso agganciarsi
al poverello di Assisi. Gesù – oggi come allora- continua a parlare, invitando uomini
e donne di oggi ad accendersi di questa fiamma d’amore; possiamo immaginare che
ai popoli toscani si rivolga con queste stesse parole:«Toscana vai, ripara la
mia casa che è in rovina». Ecco allora il motivo per cui i vescovi toscani invitano
a partecipare a questo pellegrinaggio in maniera significativa.

Come si
organizza la Diocesi di Pistoia per questo grande evento?

Al momento, con il coordinamento di don Gianni Gasperini, responsabile dell’ Ufficio Pellegrinaggi diocesano, ogni vicariato è invitato a prenotare un pullman per il giorno 4 ottobre. I vicari foranei sono chiamati ad impegnarsi personalmente sia per fissare il mezzo di trasporto, sia per organizzare al meglio la giornata. L’ultimo giorno previsto per le iscrizioni dei fedeli è il 31 agosto.

Quanti intendono partecipare a questo pellegrinaggio sono invitati a rivolgersi ai loro parroci per le prenotazioni appena possibile perché i posti sono limitati: per motivi logistici non sarà possibile organizzare più di un pullman per vicariato. I posti assegnati per la nostra diocesi, infatti, sono 504 tra sacerdoti e fedeli. Quanti intendano partecipare due giorni: cioè il 3 e il 4 ottobre, sono invitati a prendere contatto direttamente con il delegato diocesano don Petre Iancu, il quale è a disposizione anche per qualsiasi altra informazione relativa al pellegrinaggio regionale (tel. 0573 904639).

Il 3 e il 4
ottobre sono soltanto l’ inizio di un anno particolarmente dedicato allla
figura di san Francesco; durante l’anno pastorale 2019-2020 ogni comunità potrà
organizzarsi con il suo parroco privatamente e fare un’esperienza di
spiritualità francescana.

Don Petre Iancu




Con Bernadette sulle vie della santità

Dal 30 luglio al 2 agosto una reliquia di santa
Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes sarà ospitata presso la parrocchia
di Santa Maria Assunta a Badia a Pacciana. Padre Oronzo Stella, parroco di
Badia, presenta il valore e la novità di questo evento.

Cosa significa accogliere questo evento per
la sua parrocchia?

Accogliere
significa ricevere un dono, disporre un ambiente per “ospitare” chi
ci viene incontro. Il primo passo per accogliere veramente è fare spazio dentro
di noi, un avvicinarci deciso e delicato all’altro che percepiamo come un dono.
La venuta delle reliquie di santa Bernadette ci stimola innanzitutto a farci
vicini, per condividere, facendole nostre, le sue virtù eroiche: l’umiltà e la
povertà. Il dono delle reliquie è un evento che ci spinge ad aprirci ad un
straordinario segno della tenerezza di Dio che nella sua misericordia innalza
gli umili e li ricolma di ogni bene, come Maria canta nel suo inno di lode, il
Magnificat.

Bernadette è
stata “toccata dal Cielo”, che in Maria ha la sua più bella e fulgida
stella: Lei, «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile ed alta più che
creatura» (Dante, Paradiso XXXIII).

E per vivere
in profondità questo evento, Maria e Bernadette ci invitano ad aprire, ad
allargare i paletti della nostra tenda, del nostro cuore, con la consapevolezza
che il riconoscimento della nostra povertà e pochezza è la porta che apre l’ingresso
di Dio nella nostra vita come è avvenuto in maniera sublime ed unica per Maria,
ragazza di Nazareth e per Bernadette, ragazza di Lourdes, testimoni delle cose
grandi che l’Onnipotente compie per coloro che lo amano.

Bernadette, povera e illetterata, si rivela
a noi in tutta la sua umiltà; quale messaggio ci porta?

Bernadette è
una figura che ci stimola a prendere sul serio la nostra chiamata alla santità.
Lei ci ricorda che nel Battesimo siamo stati resi “santi e immacolati
dinnanzi a Dio”. Da lei siamo richiamati a vivere la santità, compiendo
ogni giorno la volontà di Dio, che ci ama così come siamo, piccoli e poveri,
perchè Egli vuole innalzarci allo splendore della sua gloria. A chi le chiedeva
perché Maria avesse scelto lei Bernadette rispondeva: «volete che non sappia
che se la Madonna mi ha scelta è perché ero la più ignorante? Se ne avesse
trovata una più ignorante di me avrebbe preso lei». E a chi le chiedeva: «di
che cosa sei stata più felice: della prima comunione (sacramento che lei
desiderava molto, ma che non le veniva dato a motivo della sua ignoranza del
catechismo) o delle apparizioni?», lei rispondeva: «sono due cose che stanno
insieme, ma che non si possono paragonare. Sono stata pienamente felice
nell’una e nell’altra». E scegliendo la vita religiosa nelle suore della carità
di Dio prese questo proposito: «non vivrò un solo istante senza passarlo
amando». Non male come programma e sempre attuale anche per noi.

Segno della santità di Bernadette è il suo
corpo incorrotto custodito a Nevers; ma qual è la reliquia che arriverà a Pistoia?

Ho avuto modo
di passare a Nevers dove viene custodito il suo corpo incorrotto e sono rimasto
colpito dal vedere il suo volto splendente e sorridente. Lei che “nella
Bella Signora” come chiamava la Madonna, aveva visto il Paradiso e ha
cercato sempre, nonostante le sofferenze, di non perdere la gioia di quello
sguardo che la faceva sentire amata perché la «Bella Signora la faceva sentire
a suo agio» e la «guardava come una persona che parla ad un’altra persona». La
reliquia che giungerà da noi a Santa Maria Assunta a Badia di Pacciana e che
sta percorrendo una “Peregrinatio” per l’Italia è un frammento di una
costola, che di solito è custodita nella cripta sotto la basilica
dell’Immacolata Concezione di Lourdes. Attorno ad essa la diocesi di Pistoia e
le chiese vicine si stringeranno con devozione, rinnovando  l’impegno di essere, come il nostro vescovo
ci chiede, una “comunità fraterna e missionaria”.

In vista
dell’arrivo delle reliquie invito a contattarmi parrocchie, gruppi,
associazioni e movimenti che intendessero condividere l’esperienza di preghiera
e di meditazione, garantendo la presenza ed un servizio di guida e animazione
di una o più ore durante la permanenza delle reliquie. Possono farlo
chiamandomi al 340 5500420 o scrivendo a: padreoronzostella@gmail.com .

Daniela Raspollini




Un ricordo di Suor Maria Bernardina

Giovedì 4 luglio, alle ore 2.30, la nostra sorella Suor Maria Bernardina ha raggiunto la pienezza della vita nel Signore Risorto.

Era nata ad Alonte (Vicenza) il 19 agosto 1919. Aveva fatto la vestizione religiosa tra le Clarisse il 2 luglio 1958 e la prima professione il 12 agosto 1959.

Donna molto intelligente e molto tenace si distinse per la fedeltà alla preghiera, l’amore e la devozione alla Vergine Santissima. Amava leggere e pregava molto. Ha trascorso gli ultimi dieci anni di vita nell’infermeria, ma è sempre stata presente e lucida ed è spirata serenamente.

Mentre la affidiamo al Signore chiediamo una preghiera.

Le sorelle clarisse di Pistoia




Vincent Lambert. Associazione Maria Madre nostra: riaffermare la dignità di ogni vita

“Ho avuto fame e mi avete avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?…Ogni volta che avete fatto questo a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.” (Mt. 35)

L’Associazione Maria madre nostra desidera esprimere la sua vicinanza ai genitori e ai fratelli di Vincent Lambert, uomo francese tetraplegico lasciato morire di fame e di sete per la volontà eutanasica di alcuni membri del personale medico dell’ospedale di Reims.

Nella nostra realtà associativa di condivisione con le persone disabili e le loro famiglie facciamo esperienza che la vita di ogni uomo è irriducibile nella sua misteriosa complessità a qualsiasi definizione di tipo qualitativo e sempre degna di essere amata e curata. Vogliamo essere testimoni che laddove questo accade risiede la pace e la gioia del cuore: seppur nella difficoltà quotidiana possiamo dire con certezza che l’amore e le cure profuse per questi piccoli – e sempre più ultimi membri della nostra società- generano comunione e speranza. Al contrario laddove prevale l’ideologia utilitaristica della qualità della vita, della “vita degna” si arriva agli scenari di disumanità apparsi in questo ultimo anno.

Dal piccolo Alfie Evans a Vincent Lambert stiamo assistendo alla messa in atto delle pratiche invocate dai nazisti: colui che non ha la qualità di vita per appartenere alla razza uomo (il termine oggi in uso è “vegetale”) allora deve essere lasciato morire. Morire di fame e di sete.

Ringraziamo il Vescovo della nostra diocesi di Pistoia Mons. Tardelli, il quale ha fatto sentire la voce della Chiesa a difesa dei più deboli e dimenticati della società, uomini e donne che portano su se stessi le ferite gloriose di Gesù crocifisso.

Pistoia, 13 luglio 2019




L’Apostolato di preghiera in udienza dal papa

Venerdì 28 giugno, in occasione dei 157 anni dell’Apostolato della Preghiera, era presente all’udienza con Papa Francesco anche una delegazione della diocesi di Pistoia

La commemorazione dei 175 anni dell’Apostolato della preghiera, oggi Rete mondiale di preghiera del Papa, si è svolta, nell’Aula Paolo VI, nella Città del Vaticano, con un Incontro internazionale con il Santo Padre e migliaia di persone, il 28 giugno. Intorno alle 9 del mattino, l’Aula Paolo VI della Città del Vaticano ha iniziato a riempirsi di ospiti provenienti dai cinque continenti. Il Santo Padre si è unito all’Incontro Internazionale della sua rete di preghiera, affidata alla Compagnia di Gesù, per ringraziarla per il suo lavoro e per riaffermarla nel “fondamento della sua missione: la compassione per il mondo”.

Frédéric Fornos, gesuita e direttore internazionale di questa istituzione dal 2016, si è occupato dell’apertura dell’incontro quando, verso le 10 del mattino, si è rivolto all’aula per accogliere più di 5.000 presenti. È seguito un video istituzionale della rete di preghiera del papa, in cui i rappresentanti di tutto il mondo hanno riaffermato il loro impegno a mobilitare i cattolici in tutto il mondo per la preghiera e l’azione. Subito dopo, c’è stata anche l’opportunità di presentare il Movimento eucaristico giovanile (Meg), il ramo giovanile della rete mondiale di preghiera del papa. Questo movimento internazionale di formazione cristiana per bambini e giovani, presente in molte parrocchie, partecipa attivamente alla dinamica di preghiera e servizio che caratterizza tutta la rete.

Le squadre nazionali di Stati Uniti, Italia, Paraguay, Brasile e di diversi paesi africani hanno condiviso con i presenti le loro testimonianze ed esperienze. Verso mezzogiorno circa è arrivato il momento più atteso della giornata. Dopo una breve introduzione di padre Fornos, papa Francesco si è unito alla celebrazione dei 175 anni della sua rete mondiale di preghiera. È stato accolto dal Direttore Internazionale e da padre Arturo Sosa, superiore generale della Compagnia di Gesù, al quale è affidata quest’opera pontificia. Sei partecipanti provenienti da diversi paesi hanno testimoniato al Santo Padre l’importanza per loro del cammino di preghiera e della missione di compassione per il mondo che si realizza attraverso le intenzioni che il Papa affida ogni mese.

Francesco, dopo aver ascoltato ognuno di loro, si è rivolto a tutti i presenti esprimendo la sua gioia e gratitudine per la rifondazione di questo servizio della Santa Sede. “L’Apostolato della preghiera – ha detto il papa – ricorda che il cuore della missione della chiesa è la preghiera”. Il Santo Padre è riuscito a creare nell’Aula Paolo VI un suggestivo clima di silenzio e raccoglimento, quindi ha colto l’occasione per recitare con tutti i presenti la preghiera dei 175 anni della sua rete, le sue intenzioni di preghiera, e la missione della chiesa.

La rete mondiale di preghiera del papa è un’opera pontificia, la cui missione è di mobilitare i cattolici attraverso la preghiera e l’azione di fronte alle sfide dell’umanità e della missione della chiesa. Queste sfide sono presentate sotto forma di intenzioni di preghiera affidate dal papa tutta la chiesa. Fondata nel 1844 come Apostolato della preghiera è presente in 98 paesi ed è composta da più di 35 milioni di cattolici. A questo avvenimento internazionale, la diocesi di Pistoia era presente con un gruppo di 52 persone guidate da don Roberto Breschi, direttore Adp e Annamaria Innocenti presidente Adp. Il gruppo di Pistoia ha assistito e vissuto questa giornata con gioia, commozione intensa.

Alle 19 nella Basilica di San Giovanni in Laterano, i fedeli pistoiesi hanno partecipato alla Santa Messa per la solennità di SS. Pietro e Paolo apostoli, concelebrata in tutte le lingue e anche dal nostro don Breschi, animata da vari gruppi della rete mondiale di preghiera del papa, Apostolato della preghiera di tutto il mondo.

A. I.




Nel concepito un figlio da amare

Al via la campagna “Cuore a cuore” per raccontare e testimoniare la bellezza della vita. Ne parliamo con Elisabetta Michelozzi presidente del Movimento e Centro di Aiuto alla vita di Quarrata.

Il Movimento e Centro di Aiuto alla vita italiano ha lanciato un’importante iniziativa dal titolo “Cuore e Cuore”: di cosa si tratta?

La campagna “Cuore a cuore” è nata da una lunga e consolidata esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita e pone la donna in prima linea nella difesa della vita nascente, perché al contrario di quanto molti vogliono farci credere le donne che riconoscono nel concepito un figlio, un essere umano a tutti gli effetti, con tutta la sua dignità sono la maggioranza. Tuttavia questa iniziativa chiede l’adesione anche degli uomini e vuole diventare una occasione per realizzare una mobilitazione generale su questo tema.
L’iniziativa è stata chiamata “Cuore a Cuore” perché questa è l’espressione che evoca quello speciale rapporto con la vita umana dal suo inizio che ogni mamma vive, quella intimità, complicità, alleanza e condivisione, proprio come quella della mamma che culla nel suo grembo il suo bambino.
Nel cuore di ogni donna c’è la conoscenza, la consapevolezza che ciascun essere umano fin dal concepimento è un figlio. Le donne però devono poter contare sulla solidarietà dell’intera società civile. In virtù di questo speciale legame con la vita tutte le donne recano in se un timbro speciale dell’amore che si manifesta nell’accoglienza e nella cura del più piccolo, iscritta nella gravidanza stessa e che è a servizio di tutta l’umanità (se non ci fossero le donne scomparirebbe la società e la storia). Si tratta di un vero e proprio privilegio femminile. È il sigillo dell’amore sulla vita umana che si pone come archetipo di ogni possibile solidarietà.

Per la campagna “cuore a cuore” deve essere ancora pensata una struttura organizzativa, tuttavia è già attiva una mail: cuoreacuore.mpv@gmail.com, a cui è possibile aderire e/o inviare testimonianze. L’adesione è in forma libera. Chi facesse fatica a scrivere una testimonianza ma intendesse aderire può semplicemente scrivere: «dichiaro che il concepito è un essere umano» oppure, «dichiaro che il concepito è un figlio».

Tra gli obiettivi che vi proponete c’è quello di sconfiggere definitivamente la “congiura contro la vita” e la cultura dello scarto; cosa si intende con queste espressioni?

Per congiura contro la vita si intende tutta quella corrente di pensiero che deliberatamente si ostina a negare quello che oggi la scienza per prima mette in assoluta evidenza, cioè che fino dal concepimento esiste un essere umano unico e irripetibile: “uno di noi”, seppure nella sua fase più fragile e debole, di cui non solo la mamma, ma tutta la società è chiamata a tutelare e prendersi responsabilmente cura.
Vorrei ricordare che nella nostra società prevale la cultura dell’efficienza, dell’apparire, del sano e del bello a tutti i costi, ma così perdiamo di vista tutta quella che è la maggioranza delle persone che non corrispondono a questi canoni, perdiamo di vista la fragilità della vita umana nei suoi momenti fondamentali del nascere e del morire, della malattia, della disabilità che inevitabilmente fanno parte della vita umana e che ne qualificano anche la ricchezza, che ci ricordano che l’uomo vale in quanto tale, che non è mai un mezzo, ma è il fine che deve guidare le nostre scelte e quelle dell’umanità.
Per spiegare meglio questo concetto della cultura dello scarto vorrei ricordare le parole del magistrato Dr. Giuseppe Anzani che parlando del figlio appena concepito scrive: «..E il figlio a volte è malato, a volte è disabile, a volte è vicino a morire; non si può certo amare la disabilità, non si può certo amare la malattia, non si può certo amare la morte, ma il figlio lo si ama com’è , lo si ama sempre». L’uomo lo si ama sempre ed è l’amore la cura migliore che gli possiamo offrire! Solo così si restituisce un volto più umano alla nostra società e sarà questa l’eredità più bella che speriamo di poter lasciare alle generazioni future!

Come sarà coinvolto il movimento per la Vita della diocesi?

Il Movimento per la Vita della Diocesi si impegna ad organizzare anche con le aggregazioni laiche della diocesi convegni e momenti di informazione e riflessione su questi temi, grazie anche alla collaborazione di Paola Bardelli di Tvl. Per il prossimo 27 Settembre alle 21, in sede da definire, è già previsto un incontro con il Professor Noia (direttore Hospice Prenatale “S.Madre Teresa di Calcutta” del Policlinico Universitario a Gemelli I.R.C.C.S. e Presidente della Fondazione “Il Cuore in una Goccia Onlus”). Il tema della serata sarà “Il volto umano dell’embrione: figlio e paziente”. Paura e solitudine chiedono il soccorso di “reti d’amore” (così le ha chiamate il Papa) per essere vinte.

In questa missione il Movimento per la Vita ed i Centri di aiuto alla Vita si riconoscono, semplicemente così: una rete di amore. A questo riguardo il Movimento e il Centro di Aiuto alla Vita di Pistoia e Quarrata nel corso di tanti anni hanno aiutato centinaia di donne in difficoltà perché potessero amare ed accogliere con serenità i loro figli grazie alla vicinanza, ma anche fornendo pannolini, latte in farmacia, medicine e tutto l’occorrente per neonati.

Daniela Raspollini




Al via la nuova edizione del festival di Musica Antica

Ottaviano Tenerani, del gruppo “Il Rossignolo”, presenta un programma ricco di appuntamenti. L’iniziativa è organizzata dall’Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica Giuseppe Gherardeschi di Pistoia

Quando si svolgerà a Pistoia il festival e dove? Quali sono le finalità di questa iniziativa?

Pistoia Musica Antica è un’esperienza didattica e concertistica rivolta a tutti gli appassionati e ai professionisti dell’approccio al repertorio musicale secondo criteri filologici. L’edizione 2019 si svolge presso l’Accademia Gherardeschi (Chiesa di S. Ignazio di Loyola) e in altri luoghi predisposti a questo tipo di attività (Cattedrale, Chiesa del Carmine) dall’1 al 6 luglio. Le lezioni si terranno mattina e pomeriggio. I concerti vedranno impegnati gli studenti a partire dal 1 Luglio in Cattedrale (Maki Nishimura, organo) per proseguire il 4 Luglio in Accademia (Bianca Barsanti, soprano e Michele Salotti, clavicembalo), il 6 Luglio in S. Ignazio con il concerto finale dei corsisti, il 9 Luglio ancora in S. Ignazio (Maki Nishimura, organo) e termineranno il 10 luglio con Keiko Kaihatsu (organo) alla Chiesa del Carmine.
In questa edizione sono attivi i corsi di canto barocco, flauto traverso, flauto dolce e oboe, violino barocco, tastiere storiche e basso continuo, musica d’insieme.

Chi promuove l’evento?

L’evento è promosso e organizzato dall’Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica Giuseppe Gherardeschi di Pistoia in collaborazione con il gruppo Il Rossignolo, complesso su strumenti originali in residence presso l’Accademia per progetti didattici e artistici.

Cosa si intende per “musica antica”?

Per musica antica s’intende generalmente la musica colta composta in Europa fino a tutto il secolo XVIII. Più in generale si è però inteso l’insieme delle musiche di cui si era interrotta tradizione esecutiva e quindi sono oggi comprese anche quelle composte entro tutto il XIX secolo. Ciò che ha inizialmente distinto la “musica antica” è il fatto che la sua esecuzione si basa sull’impiego di strumenti musicali “storici” e su una ricerca musicologica che attinge direttamente alle fonti originali. Nel corso degli anni si sono però moltiplicati progressivamente in tutta Europa, negli Stati Uniti d’America e in Giappone i complessi vocali e strumentali specializzati in tutti i vari aspetti di questo vasto ambito musicale, sono nate riviste specializzate, festival e stagioni concertistiche, e un mercato discografico specifico. Le conoscenze in campo interpretativo, organologico e tecnico si sono notevolmente accresciute e ad oggi il concetto di historically informed performance è stato applicato – come detto – anche al repertorio classico e romantico.

In questo festival verranno dunque usati degli strumenti antichi, quali?

Sarà impiegato tutto il cospicuo parco strumenti dell’Accademia; vari e importanti organi, tutti gli strumenti a tastiera in dotazione (clavicembali, fortepiano, clavicordo, virginale) e i preziosi strumenti a fiato (oboe e flauti traversi) su cui gli studenti potranno affrontare e sperimentale i vari stili e repertori come momento fondamentale di esperienza artistica e formativa. L’Accademia è particolarmente lieta e orgogliosa di questa ricchezza strumentale che ne fa un polo, per possibilità di studio rivolte agli studenti, unico e privilegiato nel panorama nazionale.

C’è interesse nei giovani per questa proposta musicale?

Decisamente e i numeri parlano chiaro. In questi ultimi sette anni centinaia di studenti in una fascia che varia dalle scuole elementari (avviamento alla musica) fino al livello post universitario di perfezionamento (provenienti da Europa, Stati Uniti e Giappone) hanno frequentato e dato vita alle iniziative dell’Accademia. A partire dal 2017 oltre quaranta sono stati gli appuntamenti annuali tra i vespri d’organo, i corsi, le masterclass, i concerti degli studenti, i concerti delle istituti ospiti, i concerti presso altre istituzioni. Le collaborazioni con i conservatori di Trieste, Genova, Firenze, Siena, Pesaro, Reggio Calabria, Cosenza, Cagliari, l’Accademia di Shirakawa in Giappone e l’Istituto Musicale Diocesano di Lucca, il Museo di San Colombano/Collezione Tagliavini di Bologna; le iniziative per le scuole elementari e medie delle provincie di Pistoia e Pisa e i progetti con l’Accademia Strata di Pisa, l’Accademia della Chitarra di Pontedera, la Scuola Bonamici di Pisa, l’Orchestra Suzuki toscana, la scuola Mabellini e l’orchestra Leonore di Pistoia. Molti i contatti con ulteriori Istituzioni italiane e straniere in via di definizione e sviluppo.

Chi è interessato a chi può rivolgersi?

Per informazioni: Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica “Giuseppe Gherardeschi”, Piazza Spirito Santo 8, 51100 Pistoia; Telefono: +39 0573 28787 – info@accademiagherardeschi.info
Oppure: Il Rossignolo – www.ilrossignolo.com – info@ilrossignolo.com – didattica@ilrossignolo.com

Daniela Raspollini




Missione Blues 2019: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio”

Con il Luglio pistoiese torna anche quest’anno la proposta di preghiera ed evangelizzazione a cura della Fraternità apostolica di Gerusalemme di Pistoia. Un evento ormai tradizionale per la città, ma sempre ricco di grazia e attrattiva che quest’anno si intitola “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio” (Isaia 40,1).

A seguito della tragedia accaduta martedì 2 luglio, durante l’uscita in montagna dei bambini dell’oratorio che si trova in una delle parrocchie curate dalla Fraternità Apostolica di Gerusalemme, il programma della Missione Blues è stato modificato mettendo l’accento sulla preghiera.

Pubblichiamo di seguito il programma dell’evento.

 

Venerdì 5 luglio

Ore 18.30: Messa a San Paolo

A seguire cena al sacco

Ore 20.30: Introduzione/Formazione

Ore 21.30-23.30: Missione in strada (Luce nella notte) a San Filippo a cura di Nuovi Orizzonti. A San Paolo adorazione eucaristica.

 

Sabato 6 luglio

Ore 17.00: Messa alla Basilica della Madonna dell’Umiltà

Ore 21.30-23.30: Adorazione a San Paolo

 

Domenica 7 luglio

Ore 21.30-23-30: Adorazione a San Paolo




Lotta alla droga: “rimettere al centro l’uomo”

Il comunicato della federazione italiana comunità terapeutiche (FICT) in occasione della giornata mondiale della lotta alla droga, celebrata il 26 giugno.

Il 26 giugno ricorre la Giornata Mondiale di lotta alla droga.
Per mobilitare le coscienze e porre all’attenzione di tutti il dramma delle dipendenza da stupefacenti, la federazione italiana comunità terapeutiche propone un comunicato stampa sul tema “Salute e giustizia”. Il comunicato è rilanciato in Diocesi dal CEIS che si occupa da decenni di chi cade nella trappola della droga.

«In Italia – si legge nel comunicato, redatto dal presidente FICT, Luciano Squillaci– il diritto alla salute è sancito dall’art. 32 della Costituzione e l’attuazione di questo principio dovrebbe avvenire attraverso il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) di cui alla L.883/78 e l’effettiva esigibilità dei livelli essenziali di assistenza (LEA) su tutto il territorio nazionale». «Nella realtà, però -afferma il Presidente F.I.C.T.- il rapporto tra lo Stato e le Regioni e di conseguenza l’esigibilità del diritto alla salute sui territori, è condizionato dalle politiche di bilancio. In 10 anni, dalle manovre finanziarie succedutesi, si sono tagliati 37 miliardi di euro nella sanità, mettendo a rischio il sistema nazionale sanitario e creando disparità regionali nell’erogazione dei servizi pubblici e privati». «Il saccheggio della politica -continua Squillaci- alla sanità per coprire altri buchi e mantenere promesse a breve termine, ha ovviamente colpito in primo luogo le fasce più deboli, ed in particolare la lotta alle dipendenze patologiche, provocando voragini nella cura, nella assistenza e nella prevenzione, minando un diritto fondamentale».

«L’articolo 3 della costituzione – ricorda il presidente F.I.C.T. – esalta il valore dell’uguaglianza nella dignità di ogni uomo, ovvero il diritto ad un’esistenza degna. Eppure non è così per tutti e non in tutte le regioni. Ad esempio, il sistema di servizi specifici per i minori con problemi di dipendenza è carente: 25mila circa i minori ed i giovani adulti in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni, di questi solo 2.000 vengono inviati in strutture specializzate (il 30% di ragazzi, che ne avrebbero bisogno, non trova posto).

Culturalmente e non solo, possiamo dirlo a cuore aperto, – ricorda Squillaci- le droghe sono scomode! Diventano importanti al fine di battaglie ideologiche, ma quando si parla di cura, di riabilitazione, di prevenzione e di reinserimento sociale alla fine “lo stigma” del tossicodipendente è sempre lo stesso: “uno che se l’è andata a cercare” e “tutto sommato non ha diritto di essere curato”. E quel diritto fondamentale di cura, nel caso del “drogato”, diventa una password smarrita ed è difficile cercare a quel punto il nome utente».

«Credo che sia importante – continua Squillaci- cambiare proprio la concezione di lotta alla droga. Anziché inseguire le sostanze, cosa che sappiamo bene è assolutamente fallimentare, dobbiamo tornare a prendere in carico le persone, rimettere al centro l’uomo e la sua straordinaria ed irripetibile complessità. È necessario individuare percorsi individualizzati, creando un circolo virtuoso che rimetta in collegamento, in connessione, il territorio con i servizi. Oggi infatti -conclude il Presidente F.I.C.T.- se c’è qualcosa di più emarginato e marginale, dopo le persone con problemi di dipendenza, sono i servizi che si occupano di queste persone».