SE DIO È NEL SILENZIO

Dal 28 aprile al 1 maggio il ritiro spirituale a Bocca di Magra

Le Associazioni e le Aggregazioni laicali della diocesi di Pistoia tornano al Monastero della Santa Croce a Bocca di Magra per gli esercizi spirituali, sotto la guida del loro delegato Don Diego Pancaldo e del vescovo Monsignor Fausto Tardelli. Un appuntamento diventato tradizione, giunto orma alla sua dodicesima edizione.

Perché partecipare a un ritiro spirituale?

La risposta più banale è: per avere due o tre giorni per noi stessi, per staccare cellulari e smartphones. Ma è anche l’occasione per seguire una serie di catechesi che ci sproni a riflettere, a guardarci dentro, ad ascoltarci nel profondo; per cercare, circondati dal silenzio esteriore, quel silenzio interiore che ci può aiutare a recuperare, almeno in parte, noi stessi.

È l’occasione per vederci nelle nostre manchevolezze e cercare di capire noi stessi, il tempo propizio per accogliere un sostegno, ricevere una spinta che ci aiuti a superare le difficoltà e gli inciampi. Lo stimolo, qualora ce ne fosse bisogno, a raddrizzare, almeno in parte, il nostro percorso.

E poi vivere nel silenzio. Il ritiro spirituale offre il tempo di riflettere sui suggerimenti che Monsignor Tardelli ci proporrà con le sue riflessioni, di confrontarsi con i compagni di questa breve parentesi, accogliendo il positivo che senz’altro ci arriverà se faremo uso sapiente di questo dono che ci viene offerto.

«Il silenzio -ha ricordato Papa Francesco- non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo».

Il ritiro si svolgerà da Domenica 29 Aprile ore 15.00 a Martedì 1 Maggio dopo pranzo.

La quota di partecipazione per persona con pensione completa è di € 130,00 (camera doppia). La Camera singola, solo se disponibile, prevede un supplemento di € 5 a notte.
Per informazioni si prega rivolgersi a Vania Pratesi (vania.pratesi@alice.it).

Scarica la scheda di iscrizione! (file .doc)

Vania Pratesi




LA STORIA DEL TEMPIO

Un volume a cura dell’architetto Simone Martini e della giovane studiosa Giulia Anabasi raccoglie la storia della Chiesa e della magione di San Giovanni Decollato

Sarà presentato venerdì 6 aprile un volume interamente dedicato alla Chiesa del Tempio, nota anche come di san Giovanni decollato. Il testo (Lo spedale, la chiesa e la magione di San Giovanni gerosolimitano, dal XI al XXI secolo, Gli Ori, Pistoia 2018), finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia,è curato dall’architetto Simone Martini e dalla giovane laureanda in storia dell’arte Giulia Anabasi. L’architetto Martini ha curato i lavori di restauro al complesso del Tempio, Giulia Anabasi (classe 1991) ha invece approfondito la storia di questo importante e antichissimo luogo di fede e carità.

La presentazione del volume avrà luogo alle ore 17.00 a Pistoia presso il Palazzo de’ Rossi (via de’ Rossi, 26). L’introduzione è affidata a Luca Iozzelli, Presidente della Fondazione Caript, seguirà la presentazione di Maria Cristina Masdea, funzionaria della Soprintendenza e l’intervento di Mons. Antonio Costantino Pietrocola, Cappellano conventuale ad honorem dell’Ordine di Malta. L’Ordine ha infatti amministrato e officiato per secoli la chiesa di San Giovanni Decollato. Saranno presente gli autori e il vescovo di Pistoia Monsignor Fausto Tardelli porterà i saluti ai presenti.

La riapertura al culto della chiesa di San Giovanni Decollato, dopo una campagna di restauro conclusa nel luglio 2017, è stato uno degli eventi più significativi di Pistoia Capitale della Cultura in Italia. L’intervento di recupero, promosso dalla Diocesi di Pistoia, è stato l’occasione per indagare un complesso architettonico sino a oggi poco conosciuto. Si trattava, in origine, di uno degli spedali più antichi della città, fondato dalla famiglia dei conti Guidi nel XI secolo, su un punto nevralgico: a ridosso della seconda cinta muraria e presso importanti assi viari come la Via Regis.

Dopo vari passaggi di proprietà il complesso entra tra i beni dell’Ordine dei Cavalieri Spedalieri di Gerusalemme, dal 1530 Cavalieri di Malta, sotto il Priorato del San Sepolcro di Pisa. Dal 1600, il complesso, inizia ad accrescersi e modificarsi, soprattutto nella sua veste artistica, di cui oggi ammiriamo l’aspetto creato dalla grande campagna di riallestimento eseguita tra il 1711 e il 1726, voluta dal Gran Priore Fra’ Tommaso del Bene.

Il Tempio ha mantenuto nei secoli la sua originale vocazione di accoglienza, grazie anche alle attività dell’associazione del Patronato del Tempio e, oggi, della Caritas. Grazie al restauro e a questa pubblicazione si vuol restituire un pezzo di storia importante alla città di Pistoia, una storia per troppo tempo celata.

A seguito della pubblicazione del volume saranno organizzate anche delle visite guidate al complesso del Tempio.

La partecipazione è gratuita e prevede una durata di circa 2 ore. Le visite, a cura di Giulia Anabasi e l’associazione Mirabilia, inizieranno alle 10.30 con ritrovo in Via San Pietro nn. 32-36 nei seguenti giorni: Sabato 7 aprile; Sabato 14 aprile; Sabato 21 aprile; Sabato 28 aprile; Sabato 5 maggio.

Per prenotazioni: 338 3133212 (Massimo 30 persone fino a esaurimento posti)




PREGHIERA E FESTA IN CATTEDRALE PER LA GIORNATA DEI CRESIMANDI

Domenica 8 aprile la decima edizione con tantissimi ragazzi da tutta la diocesi

Anche quest’anno l’ufficio catechistico organizza un incontro diocesano con i ragazzi e le ragazze che faranno la cresima. Suor Giovanna Cheli responsabile dell’Ufficio ci presenta l’iniziativa.

Suor Giovanna, qual è il senso di questo incontro?

Si tratta di un appuntamento annuale giunto ormai alla 10ma edizione, che vede convenire nella nostra cattedrale i ragazzi che celebreranno il sacramento della Cresima in questo anno 2018-2019.

Non è un caso se ci troviamo la domenica in Albis, che quest’anno cade l’8 Aprile. Sappiamo infatti che proprio durante il triduo pasquale, precisamente il giovedì santo (o mercoledì santo, come avviene nella nostra diocesi), il Vescovo durante la S. Messa crismale benedice il Sacro crisma, l’olio con il quale ungerà la fronte di coloro che celebreranno il sacramento della Cresima. Il nostro incontro avviene otto giorni dopo, nel cosiddetto ottavo giorno di Pasqua, proprio in cattedrale dove idealmente è ancora presente il profumo di questo olio destinato alla consacrazione dei cresimandi, dei sacerdoti, dei vescovi. I ragazzi possono quindi essere fisicamente presenti nel luogo dove la Messa Crismale è stata vissuta anche pensando a loro e incontreranno in un clima di festa e preghiera il Vescovo Fausto dal quale riceveranno la cresima stessa, vivendo così una tappa importante del loro cammino verso la celebrazione di questo sacramento.

Il senso dell’incontro è quindi quello di far vivere ai ragazzi un momento forte nel quale possano recepire attraverso un’esperienza che la Chiesa è vicina a loro; lo ricorda la presenza del Vescovo, l’essere in Cattedrale madre di tutte le chiese della diocesi, l’essere insieme con tanti altri ragazzi in ascolto della Parola e della gioia travolgente. Bastano questi elementi per cogliere il dono dello Spirito Santo in modo tangibile, sentendo che proprio questo dono, accolto e custodito, rende sempre giovane la Chiesa.

Come si svolgerà l’incontro?

Ci troviamo in Cattedrale alle ore 15.45 e subito proveremo i canti per l’incontro e la preghiera che seguirà e che sarà presieduta dal Vescovo. Con lui riascolteremo il brano del vangelo della «vedova povera», questa volta spiegato e attualizzato da lui per i ragazzi. Tutti insieme avremo modo di cantare e pregare, sventolare i nostri fazzoletti e di alzare i nostri stendardi per fare festa e ricevere il mandato per l’ultimo tratto di cammino verso la cresima.

Daniela Raspollini




IL VESCOVO ALLA MESSA CRISMALE: UNITI ATTORNO ALLA MENSA DEL SIGNORE

Con la celebrazione della Santa Messa crismale il vescovo ha aperto solennemente i riti della settimana santa, che ci accompagneranno alla Santa Pasqua. Un momento centrale per la vita diocesana, perchè questa messa
vuole significare l’unità della Chiesa locale raccolta intorno al proprio vescovo, alla quale sono invitati tutti i presbiteri della diocesi i quali, dopo l’omelia del vescovo, rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione sacerdotale.

In questa messa inoltre il vescovo consacra gli olii santi: il crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi, che si useranno durante tutto il corso dell’anno liturgico per celebrare i sacramenti.

«L’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni, il Crisma. Sono questi gli oli santi che stasera noi benediremo e consacreremo; e lo facciamo nel contesto della Eucaristia, cioè del memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore, da cui scaturisce la salvezza, rendendo grazie a Dio per averci riuniti nel suo popolo santo, la Chiesa.

Una celebrazione ricca di segni, quella di stasera. Su due segni in particolare vorrei soffermarmi – afferma il vescovo –  quello della nostra unità attorno alla mensa del Signore e per l’appunto il segno degli oli santi.

Il primo segno è l’unità bella e molteplice di questa congregazione. L’essere qui insieme è una grande cosa ed è opera di Dio, miracolo suo. La Chiesa si presenta come “un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Tutti insieme formiamo l’unico popolo di Dio radunato in Cristo sotto la guida del Vescovo, quale successore degli apostoli, in comunione con Pietro, Papa Francesco, e quindi in comunione con tutti gli altri vescovi e chiese particolari diffuse nel mondo a formare l’unica Santa chiesa cattolica. E’ un segno importante di unità e di comunione, di fraternità e di amicizia; levato in alto nel cuore del mondo, spesso diviso e in guerra. Un segno della novità del Regno di Dio presente nella storia.

Ciò che il segno mostra, dev’essere però realtà nei fatti della vita. Il dono del Signore, deve trovare coerenza d’impegno e di scelte. Da esso scaturisce la necessità di accoglierci l’un l’altro con amore, nonostante le nostre diversità. Anzi, considerando le nostre differenze una ricchezza, sempre che si sappiano armonizzare attorno al servizio pastorale che è affidato al Vescovo. La nostra è infatti un’unità organica, un’unità ordinata, un’unità gerarchica. Non siamo un agglomerato di persone anarchico e indistinto, bensì un organismo vivente. Per cui, ogni volontà di fare per conto proprio, di camminare in autonomia, senza confrontarsi seriamente con gli altri e col Vescovo; ogni isolamento autoreferenziale; ogni personalismo, ogni insofferenza a lasciarsi correggere per il bene comune; come ogni tentativo di ritagliarsi spazi di indipendenza, disertando i momenti della comunione e del discernimento comunitario; ogni campanilismo di parrocchie e realtà ecclesiali, ebbene, tutto questo va contro il progetto di Dio e falsifica, svuota dall’interno, contraddice e impoverisce quel segno di unità e di comunione che stasera qui tutti insieme stiamo dando e che il mondo attende.

Il secondo segno che vorrei evidenziare è quello dell’olio, o meglio degli oli santi. Ogni olio santo ci ricorda qualcosa. Innanzitutto l’olio degli infermi: ci ricorda la malattia, la vecchia, la nostra fragilità. Malattia, vecchiaia e fragilità che possono diventare partecipazione alla passione, morte e risurrezione di Cristo e quindi trasformarsi in canto di lode. Siamo deboli; non siamo dei “super eroi”; non siamo inossidabili e infrangibili. Saper accettare la nostra finitezza e debolezza, gli acciacchi dell’età che avanza, come pure la malattia che viene a spezzare i nostri progetti e i nostri sogni, è a volte molto difficile ma è possibile per il dono della Grazia, per l’opera dello spirito Santo in noi. E ciò ci toglie dall’ansia e dalla paura, da quel nervosismo che non ci da tregua, aprendoci invece alla pace interiore, alla serenità di sentirsi nelle mani del Signore. Ma l’olio degli infermi ci richiama anche la necessità di prendersi cura degli altri, in particolare di chi è malato, anziano o particolarmente fragile. Chi vive in queste condizioni, deve poter trovare nella comunità cristiana e in particolare nei sacerdoti, conforto, sostegno e vicinanza. Soprattutto deve poter incontrare la grazia di Cristo che da significato alle sue sofferenze.

L’altro olio, quello dei catecumeni, ha invece un altro significato. Indica il bisogno di ogni uomo di essere liberato dal peccato e dal male morale. L’olio dei catecumeni si usa nei riti prebattesimali e significa la necessità del combattimento spirituale contro il demonio e che occorre essere forti in questa lotta all’ultimo sangue contro le potenze del maligno. Non è solo la salute del corpo che a volte ci manca. Ogni uomo ha necessità di essere liberato dal male dell’anima e di essere salvato; ha bisogno di sfuggire all’inferno e di entrare nel paradiso; ha assoluta urgenza di salvarsi l’anima, perché, come dice il Signore nel Vangelo: a che cosa servirà all’uomo aver conquistato il mondo, se poi perderà l’anima sua? Occorre dunque che curiamo la salute della nostra anima, purificandola dal peccato. Ma occorre anche che i sacerdoti e i diaconi col loro ministero, cerchino soprattutto questo per le persone che sono loro affidate. Il prete è chiamato innanzitutto ad annunciare Gesù Cristo salvatore, a renderlo presente e comunicabile nella Santa Eucaristia, a perdonare i peccati in nome suo, a pregare per il popolo e a guidare i membri della comunità alla santità e quindi verso la pienezza della vita eterna. La “salus animarum”, la “salvezza delle anime”, seppur con espressione datata e non esente da rischi, resta il compito fondamentale di ogni presbitero.

In ultimo ecco il Crisma. L’olio più santo di tutti. Si fa aggiungendo all’olio del profumo, in modo che la mistura emani una buona fragranza. Lo si usa per confermare nella vita cristiana i battezzati col sigillo dello Spirito Santo. Lo si usa ancora per significare la dignità dei nuovi battezzati, la missione dei sacerdoti e dei Vescovi. E’ dunque l’olio che ci ricorda la grandezza della vita nuova in Cristo, come pure la capacità donata all’uomo di compiere le cose di Dio. Ci ricorda la sovrabbondante misericordia del Signore che ci viene incontro, non solo liberandoci dal peccato ma elevandoci alla dignità di figli di Dio, divinizzandoci, facendo di noi un popolo di sacerdoti, re e profeti. Partecipare alla gloria di Dio è la meta più grande che possiamo raggiungere; è la vera ricchezza della nostra vita. Non facciamoci confondere le idee da pensieri mondani! Non sono i beni terreni la pienezza della vita; non è il potere; non è il dominio sugli altri; non è la possibilità di realizzare ogni nostro desiderio la cosa più bella che ci può capitare: la cosa più bella è piuttosto l’essere riempiti di Dio che è amore, l’essere trasfigurati nella sua gloria; vivere la vita nuova dello Spirito. E come per gli altri oli santi, il Crisma ancora di più ci indica con chiarezza la missione della Chiesa: aiutare gli uomini a incontrare Cristo e a lasciarsi trasformare dallo Spirito santo in creature nuove, in figli veri di Dio e in fratelli veri degli altri.

Carissimi amici nel sacerdozio, carissimi diaconi, religiose e religiosi, laici tutti del santo Popolo di Dio, ragazzi che in quest’anno riceverete la Cresima, come dicevo all’inizio: la celebrazione di stasera è davvero molto significativa. Ricca cioè di segni importanti dell’amore di Dio per noi. Ringraziamo allora Dio; con riconoscenza rendiamogli grazie e facciamo in modo di portare nel cuore e nella vita la bellezza di questa esperienza. Col nostro entusiasmo e col nostro impegno di carità nei giorni quotidiani, cerchiamo di comunicarla a tutti con gioia, raccontando con semplicità di cuore le meraviglie del Signore.

(foto di Ilaria Giusti)




ALLA SCOPERTA DEI RITI DELLA SETTIMANA SANTA

Per conoscere e partecipare alle celebrazioni in Cattedrale

I misteri principali della fede che la Chiesa crede e celebra si svolgono durante la Settimana Santa. È la settimana che chiude la Quaresima e che precede la Pasqua. È detta anche “Grande Settimana”, ha inizio con la domenica delle Palme e si conclude con il Triduo Pasquale.

Domenica delle Palme

Con il giorno della Domenica delle Palme la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. Per rendere di nuovo viva questa memoria, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa dove vengono benedetti i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli. Quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. La celebrazione continua con la lettura della Passione di Gesù.
La tradizione vuole che i fedeli portino con sé i rametti benedetti di ulivo (simbolo di Cristo stesso che, con il suo sacrificio, diventa strumento di riconciliazione e di pace per l’umanità) e di palma (simbolo di risurrezione: la palma infatti produce un’infiorescenza quando sembra ormai morta), per conservarli nelle loro case.

Il vescovo presiederà la liturgia Sabato 24 marzo. Alle ore 17.30, presso la Chiesa di S. Ignazio di Loyola (già Spirito Santo) avrà luogo la Benedizione dell’Ulivo. Di qui partirà la processione verso la Cattedrale per la Santa Messa alle ore 18.00.

Lunedì-Mercoledì Santo

Dal Lunedì al Mercoledì della Settimana Santa nella Liturgia leggiamo i testi del Profeta Isaia che ci parla del Servo sofferente. Gesù è quel Servo di Dio che si consegna per noi. Nei vangeli seguiamo il nascere del proposito del tradimento di Giuda e la decisione dei capi del popolo di uccidere il Signore.

Messa del Crisma

A Pistoia il Mercoledì della Settimana Santa, alla sera alle ore 21.00 in Cattedrale, il Vescovo, insieme al suo Presbiterio e a tutto il popolo a lui affidato celebra la Messa del Crisma che vuole esprimere visibilmente l’unità della Chiesa locale raccolta intorno al proprio Pastore. Durante la Celebrazione Eucaristica il Vescovo benedice gli Olii necessari per amministrare i Sacramenti del Battesimo (Olio dei Catecumeni) e dell’Unzione dei Malati (Olio degli Infermi). Consacra anche il Crisma che verrà utilizzato in tutta la Diocesi nel Sacramento della Confermazione (o Cresima) e nella Ordinazione dei Presbiteri.
Il rito dell’unzione è antichissimo e risale all’Antico Testamento: attraverso l’unzione una persona veniva riconosciuta per un servizio straordinario e sacro, per questa ragione il rito dell’unzione riguardava solamente persone speciali come Profeti, Sacerdoti e anche Re. Ogni cristiano, diventando con il Battesimo partecipe della vita di Cristo che lo ha salvato, partecipa anche della Sua condizione di Sacerdote, Re e Profeta.

Triduo Pasquale
Giovedì Santo

Al tramonto del Giovedì Santo la Chiesa entra nel Triduo Pasquale. Dopo il Vespro, nelle Parrocchie – ed in Cattedrale alle 18.00 presieduta dal Vescovo – si celebra la “Messa in Coena Domini”, in cui si fa memoria dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli.
La nostra attenzione è attratta da quattro elementi fondamentali di questa Celebrazione:
– l’Eucaristia, il pane e il vino che rendono presente il sacrificio redentore di Cristo;
– l’istituzione del sacerdozio, quando Gesù disse: «fate questo in memoria di me»;
– il comandamento dell’amore lasciato da Gesù ai suoi amici, che è il cammino di vita e di salvezza, sintesi di tutto quello che Gesù ha fatto per noi;
– l’umiltà del gesto della Lavanda dei Piedi, che sintetizza il modo di servire Dio nel prossimo.
Dal canto del Gloria di questa Messa, le campane di tutte le chiese taceranno fino alla notte tra il sabato e la domenica di Resurrezione.

Dopo la Messa c’è l’Adorazione dell’Eucaristia. Non è l’adorazione “al Sepolcro” del Signore, ma è la nostra volontà di unirsi alla preghiera di Gesù (lì presente e Vivente nel segno sacramentale) nell’orto degli Ulivi. I fiori e le piante che tradizionalmente ornano l’Altare dell’Adorazione (o Reposizione) la sera e la notte del Giovedì Santo sono quelli di un giardino, non di un cimitero.

Venerdì Santo

Il giorno successivo, Venerdì Santo, non c’è la Messa. La liturgia, che si celebra quasi nel silenzio, è incentrata sulla narrazione delle ultime ore della vita terrena di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni e sul Rito dell’Adorazione della Croce. La Celebrazione della Passione del Signore in Cattedrale a Pistoia sarà presieduta dal Vescovo alle 21.00.

Sabato Santo

Trascorriamo il Sabato Santo nel silenzio a lato della croce silenziosa. Non c’è nessuna celebrazione, c’è soltanto il silenzio: il Re, lo Sposo dorme il sonno della morte.

Veglia Pasquale

Però nell’oscurità della notte del sabato comincia l’ultimo atto del Triduo Santo, suo culmine glorioso e vittorioso: la Veglia Pasquale (in Cattedrale il Vescovo la presiederà alle 21.30). La “Madre di tutte le veglie”, come l’aveva definita Sant’Agostino; la Celebrazione più importante dell’intero Anno Liturgico che conclude il nostro cammino della Settimana Santa approdando alla luce della resurrezione. È il giorno bellissimo e santissimo della Resurrezione di Gesù, che ha sconfitto per sempre il nostro più grande nemico e la nostra più grande paura: la morte. E allora la Celebrazione inizia con l’accensione del fuoco nuovo, la proclamazione della Pasqua, le letture ed il canto dirompente dell’Alleluja, la Rinnovazione delle Promesse Battesimali e l’amministrazione stessa del Sacramento del Battesimo e degli altri Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, la Celebrazione dell’Eucaristia.

Giorno di Pasqua

Dopo tre giorni dalla sua Passione e Morte, Gesù risorge e si mostra prima ai discepoli, poi alla gente nel giorno di Pasqua, festa di tutte le feste. A noi parla e si mostra, come ogni domenica anche oggi, durante la Celebrazione della Messa.

Federico Coppini – Ufficio Liturgico Diocesano

Calendario delle Celebrazioni in Cattedrale

DOMENICA DELLE PALME
SABATO 24 marzo:
Ore 17.30:Chiesa di S. Ignazio di Loyola (Spirito Santo) Benedizione dell’Ulivo e Processione verso la Cattedrale
Ore 18: In Cattedrale: Messa presieduta dal Vescovo

DOMENICA 25 marzo:
Ore 10.30: Messa Solenne
Ore 18.00: Messa

MERCOLEDÌ 28 marzo:
Ore 21.00: Messa Crismale presieduta dal vescovo e concelebrata dai presbiteri della diocesi

TRIDUO PASQUALE

GIOVEDÌ 29 marzo:
Ore 18.00: Messa in “Coena Domini”
Lavanda dei piedi – Reposizione del SS. Sacramento per l’adorazione fino alle ore 24.00

VENERDÌ 30 marzo:
Ore 9.00: Liturgia delle ore
Ore 21.00: Celebrazione della Passione del Signore presieduta dal Vescovo

SABATO 31 aprile :
Ore 9.00: Liturgia delle ore
Ore 21.30: Veglia Pasquale

DOMENICA DI PASQUA 1 aprile:
Ore 10.30: Solenne Messa Pontificale presieduta dal vescovo con Benedizione Papale
Ore 17.30: Vespri Battesimali
Ore 18.00: Messa

LUNEDÌ DELL’ANGELO 2 aprile:
Ore 10.30 e 18.00: Messa

ORARIO DELLE CONFESSIONI IN CATTEDRALE
MERCOLEDÌ 28 marzo, GIOVEDÌ 29 marzo,
VENERDÌ 30 marzo, SABATO 31 marzo: dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00
DOMENICA DI PASQUA 1 aprile : dalle 17.00 alle 18.00

(foto di Nicolò Begliomini)

 




TI SEI MAI ACCORTO DI ESSERE GUARITO?

L’omelia del Vescovo Tardelli per la IV stazione quaresimale

Ci sono occasioni in cui il Signore ci guarda con particolare evidenza. Sta lì e ci scruta. In silenzio. Umilmente. È uno sguardo discreto, colmo di misericordia. E quanto più ci legge dentro, tanto più è misericordioso.
Nell’adorazione eucaristica il Signore ci guarda. Dal piccolo occhio aperto nell’ostensorio volge lo sguardo sull’umanità varia, dolente e gaudente che si ferma –anche soltanto per il tempo di un segno di croce – davanti a Lui.

La quarta stazione quaresimale si inserisce in questo clima di adorazione e preghiera che da qualche anno, grazie a Papa Francesco, sta diventando tradizione. Venerdì 16 marzo, infatti, la Diocesi di Pistoia ha celebrato presso la parrocchia di San Paolo Apostolo la “24ore per il Signore”. Una ‘maratona’ di adorazione no-stop durante la quale è offerta la possibilità di riconciliarsi con il Signore. Un bagno di misericordia e di preghiera per riconoscere il primato di Dio. Papa Francesco lo ha ricordato anche in questa edizione 2018: «Dio è il primo e ci salva totalmente con amore».

A Pistoia il Vescovo Fausto Tardelli ha celebrato la messa stazionale all’interno di questo contesto di preghiera proponendo alla riflessione dei fedeli il brano evangelico del miracolo del Cieco nato (Gv 9,1-9).

Di fronte a chi gli contesta la prodigiosa guarigione, contrapponendosi a Gesù, il cieco ribatte con decisione quanto gli è accaduto. «Questo cieco nato – ha affermato il vescovo – ha dalla sua, la forza dei fatti. Gli altri, i farisei, fan solo discorsi, chiacchiere, ideologia, esprimono pregiudizi, non vedono la realtà; sono davvero, loro, dei ciechi che, per giunta, pensano di vederci bene».

Uno scambio delle parti che rischia di farci pensare. Ma anche l’affermazione netta e decisa di chi è stato raggiunto da una grazia insperata e neppure richiesta: «nel caso del cieco nato, l’iniziativa è presa da Gesù». «questo “fatto” è “capitato” al cieco. È sopravvenuto alla sua vita. Non lo ha cercato. Non risulta infatti dal testo che il cieco abbia chiesto la guarigione, come invece in altri casi descritti nel vangelo. Tutto ciò, carissimi amici, ci fa riflettere su di una verità che connota l’agire di Dio, sempre: è Lui che prende l’iniziativa e tutto viene da lui».
È il primato di Dio che tanto ripropone papa Francesco e che il vescovo Tardelli racconta con efficacia: «Anche quando giustamente noi cerchiamo il suo volto, lo desideriamo, ci rivolgiamo a lui con la supplica del peccatore, ciò è possibile solo perché Egli con il suo amore ci ha prevenuto. Lui sempre ci ama per primo. Senza alcun nostro merito, senza alcuna nostra pretesa».

E se qualcuno, come i farisei di allora, introduce il baco del sospetto e invita a pensare che dietro “Dio” sta una mera proiezione il vescovo ricorda che «Non è il nostro vuoto che chiede e fonda la sua pienezza. Non è l’uomo che crea Dio. È vero esattamente il contrario: è Dio che crea l’uomo e imprime nell’uomo la nostalgia di Lui. È il Signore che ama infinitamente e dona infinitamente se stesso a noi ed è ancora lui, luce del mondo che fa scoprire la novità gioiosa del vedere e svela la bruttura delle tenebre del male che sono in noi e nel mondo, senza che nemmeno ce ne accorgiamo».

Il Signore ci ha guariti. Ma forse non ce ne siamo neppure accorti. Quando ce ne rendiamo conto iniziamo a vivere da cristiani. «La vita cristiana – aggiunge il vescovo – inizia laddove ci si riconosce cercati e amati; laddove ci si riconosce voluti e pensati con amore. Il primo atto della vita cristiana … è accorgersi di essere cercati e trovati; che c’è uno che è totalmente per noi, Gesù di Nazareth, figlio di Dio».

Cristo, come afferma un autore, è davvero il “terapeuta dello sguardo”: non soltanto ci aiuta a vedere e affina la nostra vista «tende per noi il ponte che ci fa passare dal vedere al contemplare e dal semplice sguardo alla visione di fede».

«Anche noi, – ha proseguito il vescovo- come il cieco nato, dovremmo vivere della certezza di un fatto molto concreto: che cioè siamo stati guariti; ci è stata donata la vista». Il problema – paradossalmente- resta la fatica di riconoscere la nostra guarigione. La vita nuova donata dal battesimo è un fatto; ma quanto spesso è facile dimenticarlo!

«Lo dobbiamo dire infatti: tante volte, l’essere stati fatti partecipi della salvezza; l’essere stati fatti rinascere come figli di Dio; l’essere stati illuminati dalla Grazia non è un fatto, nella nostra vita». Amara constatazione che registra cristiani senza Cristo, salvati senza desiderio di salvezza. Quanto è un dato di fatto -precisa il vescovo- «Non è la certezza della nostra vita; non è la roccia su cui poggia la nostra esistenza. Non è esperienza vissuta; non è gioia di chi ha ritrovato la vista; non è entusiasmo di chi è stato liberato dalle catene e finalmente si sente libero. È una fede sbiadita, scolorita, la nostra. Abitudinaria e mesta. Ed è precisamente in questo contesto di fiacchezza della nostra fede che diventano facili i tradimenti della legge del Signore, le ottusità nei confronti dei fratelli; i compromessi con i nostri vizi, l’accomodamento alle logiche egoistiche del mondo».

Anche per questo abbiamo bisogno di entrare dentro il suo sguardo. Di farci contemplare con amore e lasciarci toccare dalla sua misericordia, perché il suo sguardo risani i nostri occhi.

Leggi l’intera omelia…




“CENERE IN TESTA E ACQUA SUI PIEDI”: DISPONIBILE ON LINE IL SUSSIDIO PASTORALE PER LA QUARESIMA

Rendiamo disponibile il Sussidio pastorale per la Quaresima oggi non più reperibile in formato cartaceo.

Il sussidio, frutto della collaborazione dei vari uffici pastorali e in particolare di quello liturgico, della Caritas, dell’ufficio missionario e di quello catechistico, è stato realizzato nel 2011 con l’intento di fornire una traccia per il cammino di preparazione verso la Pasqua attraverso la ricchezza della Liturgia dove risplendono i misteri di Cristo e della Chiesa.

L’itinerario quaresimale che culmina nel Triduo Pasquale è un vero cammino di conversione e rinnovamento che i testi liturgici ci aiutano a fare in modo mirabile.

 




“CHIAMATI ALLA VITA”. GIOVEDÌ 22 LA VEGLIA PER I MISSIONARI MARTIRI

Giovedì 22 marzo a Montemurlo si celebra in Diocesi la ventiseiesima Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri.

Nella nostra diocesi la veglia di preghiera, presieduta dal vescovo Tardelli si svolgerà in data 22 marzo alle ore 21 nella parrocchia di Montemurlo.

Il tema di quest’anno è: “Chiamati alla Vita”. Durante la celebrazione, infatti, saranno ricordati i 23 – fra sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche- che sono stati uccisi in odio alla fede e che quindi la Chiesa ha riconosciuto martiri, chiamati “a vita nuova” in Cristo.

In questi giorni la nostra Missionaria Nadia Vettori è tornata dal Brasile. Si conclude così la sua esperienza missionaria svolta per oltre 43 anni in Brasile. Per alcuni anni è stata a Manaus insieme a Don Enzo Benesperi e Don Umberto Guidotti, mentre dal 2004 era a Balsas, dove ha costruito la “casa della Comunità”, una struttura polivalente dedicata alla promozione sociale della popolazione a cominciare dai bambini, dai giovani e dalle donne con attività che spaziano in vari campi, dalle attività ludiche, al sostegno scolastico dei ragazzi e dei bambini, alla promozione del lavoro femminile, all’educazione religiosa e civile della popolazione.

Da sempre il Centro Missionario Diocesano ha dedicato la raccolta della quaresima missionaria al sostegno dei missionari fidei donum diocesani. I progetti sostenuti sono sempre stati legati alla loro attività: la raccolta 2018 verrà dunque destinata, sostanzialmente a due progetti:

– al sostegno di Don Marcello Tronchin, l’ultimo sacerdote fidei donum della nostra Diocesi, che opera in Ecuador in una parrocchia periferica della Città di Esmeraldas, in un contesto di forte degrado economico ed esistenziale. Don Marcello, pur essendo quasi ottantenne e con qualche problema di salute, continua la sua attività missionaria in favore di quella popolazione, in particolare di ragazzi problematici.

– Al sostegno del progetto di fraterna cooperazione fra la Diocesi di Pistoia e quella di Balsas, legata alla nostra anche dal ricordo di Mons. Rino Carlesi, nostro concittadino, che è stato per lunghi anni Vescovo amatissimo di Balsas nonché grande amico del Centro Missionario Diocesano.

Daniela Raspollini

 




QUANDO GESÙ SIEDE STANCO PER CERCARMI. LE PAROLE DEL VESCOVO PER LA TERZA STAZIONE QUARESIMALE

La chiesetta di Santa Maria del Soccorso, nota anche come Santa Maria in Borgo Bambini o Santa Liberata, è sconosciuta a molti pistoiesi, ma ospita da qualche anno la comunità cristiano ortodossa rumena. L’interno, tappezzato di icone, riflette il timbro tutto orientale della spiritualità ortodossa. Da qui si muove, fino alla Chiesa di San Bartolomeo, la processione della stazione quaresimale, guidata dal vescovo. In alto, sopra l’altare della chiesetta, si custodisce un antico affresco con la Madonna “in umiltà”, seduta per terra, con in braccio il suo bambino. Un dipinto arrivato qui dalla vicina chiesa dei Gesuati, oggi distrutta, che ha dato il nome di Santa Maria del Soccorso. Un titolo che ha il sapore del “pronto soccorso”, forse per via dell’attenzione alla medicina e al servizio ai malati proprio dell’ordine dei Gesuati. L’efficacia del “soccorso” che reca la Vergine è tutto nel bambino che stringe al petto. Un Dio bambino protagonista assoluto di quell’ospedale da campo che dovrebbe essere la Chiesa. Gesù è entrato nelle difficoltà della condizione umana: ha sperimentato la fame e la sete, ha provato stanchezza, ha “gustato” la morte. Ha portato soccorso, dalla posizione, tutta inedita, di salvatore affaticato e ferito.

Il Vangelo pronunciato venerdì 9 marzo proponeva il dialogo tra Gesù e la Samaritana. Gesù, ricordava il vescovo Tardelli nella sua omelia «è lì, al pozzo, stanco, affaticato, affamato – i suoi erano andati a cercare del cibo. Si è seduto e anch’egli ha sete. Una profonda sete. Ma non dell’acqua del pozzo. Egli ha sete dell’anima di quella donna; ha sete dell’anima di ognuno di noi; ha sete di me e della mia vita».

Forse non lo ricordiamo spesso così, eppure, prosegue il Vescovo, Gesù giunge stremato alle porte della nostra umanità: «Egli, stanco, sta cercando me, come canta un antico e ingiustamente abbandonato inno liturgico: “quaerens me sedisti lassus” Tu, signore sedesti stanco per cercare me, per darmi il tuo amore, per salvarmi dal non senso della mia vita, dal male nel quale spesso sono incatenato».

«La stanchezza del Signore Gesù  -ha precisato Mons. Tardelli- è la sua croce d’amore, è la fatica del buon pastore che va per dirupi e rovi a cercare la pecora perduta e caricarsela sulle spalle». Alla stanchezza si accompagna una sete divina: «La richiesta che Gesù fa alla donna, rileva questa sua sete: “dammi da bere”, cioè, dammi la tua anima, dammi la tua persona, lasciati amare, lasciati salvare, apri il tuo cuore a me e sarai salva». Il grande fascino di questa pagina evangelica risiede proprio nell’incontro tra la sete di Dio e quella dell’uomo. «Che la nostra sete e quella di Cristo si incontrino: questo allora c’è da augurarsi stasera, per la nostra vita, per il nostro cammino quaresimale che ci conduce alla Pasqua».

Il Vescovo, rileggendo le parole del Vangelo  parla di stanchezza e di sete, di esigenze interiori ed esteriori, molto concrete, dell’uomo di oggi. Manca l’acqua che disseta l’anima e quella che disseta il corpo. «“In quei giorni, il popolo soffriva per la mancanza di acqua”. Parole antiche, dell’esodo… Ma quanto attuali! Quanto contemporanee, quanto dolorosamente vere. Perché, anche materialmente è proprio così: oggi un sacco di persone soffrono per la mancanza di acqua. “Sono circa 900 milioni le persone che non hanno accesso ad acqua potabilmente sicura. Sono almeno 1,8 milioni i bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno per malattie collegate alla qualità dell’acqua: uno ogni 20 secondi.”»

La verità del Vangelo non dimentica mai la concretezza dell’esistenza. Per questo la stanchezza di Gesù non è una posa teatrale, non è finzione edificante, ma stanchezza concreta, sete reale e spirituale insieme. Una sete che parla all’uomo dei suoi bisogni più profondi e “integrali”. «Non è difficile riconoscere che siamo tutti degli assetati, che abbiamo sete di vita e di amore, sete di gioia e di bene, sete di felicità e di pace (…) non è difficile riconoscerla, questa sete, dentro di noi e nel cuore dell’umanità». È una sete che conduce a conseguenze molto concrete.  «Spesso – continua mons. Tardelli – la nostra sete, la si soddisfa bevendo acqua putrida, di pozzanghere sudice e maleodoranti, acqua velenosa; all’apparenza cristallina e pura ma in realtà piena di germi mortiferi (…) Domandiamoci inoltre se per soddisfare la nostra sete, invece di amare e donare come ci ha insegnato il Signore, sfruttiamo gli altri, utilizzandoli per i nostri fini».

Di fronte al nostro profondo desiderio di salvezza integrale, di fronte alla sete dell’uomo, il  Signore ripete: «L’acqua che cerchi “sono io, che parlo con te”. E ce lo dice anche questa sera, qui, in questa celebrazione eucaristica dove l’altare è per tutti noi, il pozzo di Giacobbe dove egli ci attende».

Il cammino delle stazioni quaresimali prosegue venerdì 16 marzo presso la Chiesa di San Paolo Apostolo, per la celebrazione delle 24 ore per il Signore. Un’occasione di preghiera di adorazione e misericordia che si prolungherà ininterrottamente dal pomeriggio di venerdì 16 fino alla sera di sabato 17. Alle 21 di venerdì 16, la messa presieduta dal vescovo Tardelli.

Leggi l’intera omelia

 




VENERDÌ 16 LE 24ORE PER IL SIGNORE A SAN PAOLO

Venerdì 16 marzo si celebra a Pistoia la 24 ore per il Signore

«Mi auguro che le nostre chiese possano rimanere aperte a lungo per accogliere quanti vorranno prepararsi alla Santa Pasqua, celebrando il sacramento della Riconciliazione, e sperimentare in questo modo la misericordia di Dio». Così l’annuncio di papa Francesco al termine dell’udienza generale di mercoledì 7 marzo, in Aula Paolo VI in Vaticano.

“L’obiettivo della 24 Ore per il Signore – ha spiegato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, in un’intervista a Vatican News – è quello di offrire a tutti, soprattutto a quanti sentono ancora disagio all’idea di entrare in una chiesa, di cercare l’abbraccio misericordioso di Dio, un’occasione al di fuori degli usuali tempi e modi per fare ritorno al Padre”.

Programma

Ore 18:00: Esposizione eucaristica presso la Chiesa di San Paolo Apostolo (Pistoia)

Ore 18:30 Vespri. Segue adorazione eucaristica

Ore 21.00 Santa Messa presieduta da Mons. Vescovo Fausto Tardelli

Dalle ore 22.00 confessioni

L’adorazione si prolungherà, notte e giorno fino a sabato 17 alle ore 16.30. La conclusione è affidata alla Santa Messa presieduta da don Pierluigi Biagioni della Fraternità Apostolica di Gerusalemme.

Con la collaborazione dell’Adorazione Eucaristica Perpetua di Pistoia