Tornano i monaci in monastero

La fraternità apostolica di Gerusalemme si è insediata nell’antico monastero di san Bartolomeo

Dopo duecento anni l’antico monastero di san Bartolomeo rivede nelle sue mura una fraternità d’ispirazione monastica. Ritornerà nell’antica chiesa abbaziale il canto delle lodi e dei vespri e dei religiosi ritorneranno a vivere, e a far rivivere, la spiritualità monastica che per la prima volta da qui fece ingresso nella città di Pistoia.

Il monastero di san Bartolomeo infatti, fu fondato nel 727 e abitato da monaci benedettini fino al 1440 circa; successivamente arrivarono i Canonici Lateranensi dell’ordine di s. Agostino, una sorta di monaci apostolici, che tennero l’abbazia prodigandosi in tante opere di apostolato, di carità e di aiuto sociale fino alla metà del 1700. A loro si deve l’introduzione dell’usanza di praticare nel giorno della festa del santo titolare, il 24 agosto, un’unzione sulla fronte dei bambini (per preservarli dalle insidie degli spiriti).

Dopo la soppressione dei Canonici Lateranensi nel 1779, l’abbazia ritornò ad essere benedettina con i Vallombrosani, i quali rimasero fino al 1834, anno in cui morì l’ultimo monaco e abate. Da quel momento la grande abbazia rimase disabitata e fu smembrata in diverse parti. L’antica Abbazia successivamente fu soppressa e la chiesa trasformata in parrocchia (di san Bartolomeo) fu retta dal clero diocesano.

Il vescovo di Pistoia monsignor Tardelli ha voluto, da qualche anno, affidare questo luogo alla Fraternità apostolica di Gerusalemme, realtà di ispirazione monastica la quale si è insediata il giorno 18 luglio, nella pur ridotta dimora dell’abbazia. È abbastanza normale per i luoghi monastici essere abitati alternativamente da comunità fra loro diverse come origine e spiritualità, pur avendo in comune l’ispirazione monastica del servizio di Dio tramite la preghiera e l’accoglienza. Il monachesimo è un fenomeno antico ed è presente anche nelle religioni non cristiane, e rappresenta l’anelito dell’uomo alla ricerca dell’Assoluto e a stabilire un contatto con Lui attraverso una vita di preghiera e di obbedienza pacifica alla Sua Parola.

Chi sono i monaci nella città

La fraternità apostolica di Gerusalemme: “nel cuore della città nel cuore di Dio”

La nostra fraternità di Gerusalemme è nata a Pistoia nel 2000 con P. Giordano Maria Favillini. Siamo un piccolo ramo della Fraternità Monastica fondata da P. Pier Marie Delfieux nel 1975 a Parigi (dopo un’esperienza di due anni nel deserto dell’Assekrem) e oggi presente in vari paesi d’Europa. P. M. Delfieux nel silenzio e nella solitudine del Sahara ebbe la chiamata verso un monachesimo cittadino che potesse costituire un’oasi nel deserto urbano delle nostre città contemporanee.
Le nostre comunità, poste e volute nel cuore delle città dal nostro fondatore, hanno la missione -oggi più che mai urgente- di essere luogo di preghiera e silenzio, offrendo a tutti coloro che lo desiderano la possibilità di fermarsi per trovare nella quotidianità un momento di pace e di ristoro spirituale attraverso l’adorazione eucaristica, le liturgie cantate a quattro voci in polifonia e la bellezza dei luoghi di culto che con la loro arte hanno il potere di elevare lo spirito e di rinfrancare l’anima.

Il nostro “Libro di vita”, che è il tracciato della nostra vita spirituale, al capitolo “Nel cuore della città, nel cuore di Dio” riprendendo le parole di Gesù «Padre, non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal maligno» (Gv 17,15) dice: «queste sono le parole che orientano tutta la nostra vita. Poiché l’uomo è la più bella immagine di Dio, monaci e monache vogliono pregare ed incontrare Dio attraverso la città degli uomini, vogliono servire gli uomini, testimoniando con una vita attiva, contemplativa e fraterna la presenza di Dio nel cuore del mondo. Monaci e monache desiderano mettere la preghiera nella città e portare la città nella loro preghiera».

La nostra fraternità ha una dimensione apostolica che la colloca in mezzo alla gente per annunciare il Vangelo e guidare le persone all’incontro con Gesù. Nel nostro carisma c’è una missione che ci spinge all’annuncio e ad un apostolato nelle città in accordo con le indicazioni del nostro vescovo. La missione apostolica che monsignor Tardelli affida alle nostre Fraternità (maschile e femminile) in San Bartolomeo contiene la novità di non essere più strettamente parrocchiale, per aprirsi ad esigenze diverse e più urgenti del quartiere e dell’intero centro città. Quello che possiamo donare alla città sarà attinto dalla radice del nostro carisma, attraverso una preghiera intensa e prolungata, sia personale, sia comunitaria e nel canto dell’ufficio divino siamo chiamati a donare accoglienza e ascolto a tutti coloro che sentono il desiderio di riposarsi e ristorarsi in Dio.

L’antico monastero di S. Bartolomeo da poco abitato dalla Fraternità Apostolica di Gerusalemme, non dovrà rappresentare solo l’abitazione dei monaci, né solo un luogo di culto e di preghiera, ma vorremmo che diventasse un centro spirituale, un cuore vivo e pulsante di carità capace di armonizzare e tenere insieme azione e contemplazione, apostolato e preghiera, una base da cui partire verso le strade delle città per evangelizzare, portando nei contesti che incontreremo la gioia del Dio vivo e risorto.

Fr. Antonio Benedetto Sorrentino




Nuova vita per la canonica di Popiglio

Sabato 21 settembre è stata inaugurata la casa canonica della pieve di S. Maria Assunta dopo gli interventi di restauro. Un intervento che restituisce alla “cattedrale della montagna” uno spazio importante per la parrocchia e l’intero paese.

La canonica di Popiglio si inserisce nel contesto monumentale della Pieve di Santa Maria Assunta che, per la sua importanza storica-artistica e testimoniale, è stata ribattezzata “la cattedrale della montagna pistoiese”. Un po’ di storia può aiutare a cogliere il valore del complesso e dell’edificio oggi restaurato.

Nel 1226 Popiglio era un libero Comune con 970 abitanti, secondo solo a Lizzano che ne aveva 1030. In origine, però, il paese era suddiviso in cinque grosse borgate: Canale, San Giovanni, Buttona, Gencio e Castello (Popiglio). Quest’ultimi furono distrutti dalle truppe lucchesi nel 1347, ma ci sono notizie certe che ciascuno di essi aveva una propria chiesa: San Lorenzo in Gencio, San Giovanni in Cafaggio e la chiesa di San Jacopo e Santa Caterina di Buttona. Si presume, pertanto, la presenza di una chiesa anche a Popiglio, in quanto alcuni cronisti rammentano la presenza di un sacerdote nel 1234; la pieve attuale, tuttavia, fu inaugurata nel 1271 dal vescovo Guidoloste Vergiolesi. Alla costruzione della chiesa contribuirono alcuni valenti artisti e artigiani del luogo, i cui nomi erano scolpiti nell’architrave di pietra che sovrastava la porta principale, andato distrutto alla fine del cinquecento quando fu allargata la porta. Nel XVI secolo, mentre la Rocca Sicurana, ormai in abbandono, cominciava ad essere utilizzata come “cava” di materiali da costruzione per gli edici che andavano crescendo nella parte alta del paese, la pieve continuava ad essere significativamente presente per qualità e dimensioni all’interno dell’abitato. Abbiamo nuovamente notizie della pieve di Popiglio alla seconda metà del cinquecento, precisamente al 1547, data d’inizio della stesura delle “Memorie” del pievano Magni il quale sostenne l’esecuzione di importanti lavori sul complesso. Le iniziative del Magni, infatti, si mossero in direzione del rinnovamento totale dell’edificio accompagnato dall’ampliamento degli spazi di servizio annessi (sacrestia e canonica). Nella chiesa di S. Maria Assunta i lavori non mutarono la struttura dell’edificio, ma furono diretti alla riorganizzazione dello spazio sacro e della sua immagine, secondo una rinnovata visione del culto dei santi e della Madonna, anticipando in certo qual modo tutti quei lavori di riedizione dello spazio sacro che attraverseranno le chiese della montagna per tutta la prima metà del Seicento. Nelle memorie del Magni sta scritto che nel 1575 fu finita la sacrestia nuova, l’attuale sede del Museo diocesano, in modo da riservare per lo stesso pievano la vecchia sacrestia ad uso canonica. Troviamo la conferma nella relazione del visitatore apostolico Angelo Peruzzi, inerente la sua visita del 1582, dove si trova annotata la realizzazione della nuova sacrestia e la trasformazione della vecchia in casa del parroco. Quest’ultima, molto probabilmente, fa riferimento all’edificio attiguo all’oratorio della Compagnia nella piazza della chiesa, in quanto già esistente nel Cinquecento.

La canonica attuale si inserisce nel complesso monumentale e ne fa il cuore pulsante di tutta l’attività pastorale. Recentemente è stata sottoposta ad un insieme sistematico di opere di restauro e di miglioramento sismico, i quali le hanno riconferito la piena funzionalità. Di linee estremamente sobrie ed essenziali, la stessa contiene al suo interno , tra gli altri, anche la sede dell’archivio parrocchiale. La canonica è stata soggetta ad un intervento capillare, sia sulle sue strutture, sia su tutte le opere di finitura, nel rispetto delle normative di tutela cui è sottoposta. L’intervento si è protratto per diverso tempo ed è stato possibile grazie ai contributi della Parrocchia, della Diocesi, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, del Comune di San Marcello-Piteglio e di privati. A costoro va il ringraziamento della popolazione, che ha sempre partecipato e seguito in modo attivo le fasi del restauro. Un ringraziamento anche alle maestranze che hanno prestato il loro lavoro per la realizzazione della stessa.

Il recupero consentirà lo svolgimento delle attività pastorali,culturali, attività di aggregazione dei giovani, acquisendo in tal senso una notevole importanza per la mancanza di spazi analoghi all’interno del paese. L’intervento è stato progettato e diretto dallo studio dell’architetto Lorenzo Niccoli. I recenti lavori di restauro saranno inaugurati sabato 21 settembre alle ore 10.00 alla presenza del vescovo di Pistoia monsignor Fausto Tardelli, del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e del sindaco del Comune di San Marcello-Piteglio.

 

Ilaria Bandini




Il volto umano dell’embrione

Un convegno a Pistoia sulla vita nascente che chiede di essere accolta e sostenuta

Venerdì 27 Settembre alle ore 21:00 presso il Palazzo Buontalenti (Sala dei Rossi) in via de’ Rossi 7 a Pistoia, si terrà un incontro sul tema: “Il volto umano dell’embrione: figlio e paziente”.
L’evento è organizzato dal Movimento per la vita di Pistoia e Quarrata, in collaborazione con la Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus e le aggregazioni laicali della consulta diocesana di Pistoia e con il patrocinio del Comune di Pistoia.

L’incontro prevede la relazione del professor Giuseppe Noia – del Policlinico Universitario “A. Gemelli”, con l’intervento di monsignor Fausto Tardelli; modererà la serata Paola Bardelli, giornalista di TvL.

Nell’intervista Elisabetta Michelozzi, del Movimento per la vita di Quarrata, presenta l’iniziativa.

Come nasce l’idea di questo convegno?

L’idea nasce anche dalle riflessioni fatte con monsignor vescovo e con la consulta diocesana delle aggregazioni laicali, sulla necessità di riportare all’attenzione di tutti la verità sulla vita nascente dal punto di vista della scienza e della medicina.
Il nostro impegno, come Movimento per la Vita di Pistoia e Quarrata a difesa della vita nascente è attivo da molti anni. Con questo appuntamento intendiamo proporre un convegno dal titolo «Il volto umano dell’embrione: figlio e paziente». Il relatore sarà il professore Giuseppe Noia, direttore dell’Hospice Perinatale-Centro per le Cure Palliative Prenatali “S.Madre Teresa di Calcutta” del Policlinico Universitario “A.Gemelli”-IRCCS e Presidente della Fondazione Il Cuore in una Goccia Onlus.

Quali le finalità dell’incontro?

Il titolo del Convegno («Il volto umano dell’embrione: figlio e paziente») ci vuole aiutare a vedere il concepito, l’embrione, nella sua realtà più vera e profonda: si tratta di un essere umano, proprio come “uno di noi”. L’embrione è figlio infatti, e come ogni figlio e come ogni uomo, siamo chiamati ad averne cura quando è ammalato, a riconoscergli la dignità che si deve ad ogni paziente.

Ente promotore assieme a voi è l’Associazione Il cuore in una goccia che porterà la sua esperienza per quanto riguarda il loro impegno e tutela per la vita nascente…

Sì, la Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus è un ente senza scopo di lucro finalizzato alla difesa e custodia della vita e alla tutela della salute della madre e del bambino, con particolare riguardo ai casi di insorgenza di patologie prenatali di diversa natura e gravità.
La finalità della Fondazione è quella di mettersi accanto alle donne, ai bambini e alle famiglie che si trovano ad affrontare diagnosi prenatali di gravi patologie e malformazioni, spesso incompatibili con la vita extrauterina, per offrire loro un supporto medico, psicologico, affettivo e spirituale, accompagnandoli lungo un percorso umanamente difficile, ma che la Fondazione ritiene percorribile con l’aiuto di una rete fatta di persone che, come in un abbraccio, accolgono, proteggono, consolano e accompagnano.

Il Movimento per la Vita in tantissimi anni ormai si è impegnato sul nostro territorio con molte campagne di sensibilizzazione e aiuti concreti. L’appuntamento di venerdì 27 settembre sarà un modo per testimoniare il vostro lavoro?

Come Movimento per la Vita vogliamo semplicemente farci voce dell’embrione, di questo “piccolo d’uomo” appena concepito e aiutare la sua mamma a non sentirsi più sola, ma amata e accolta, così da renderla veramente libera di amare e accogliere il suo bambino.
Vogliamo ringraziare il Signore per averci donato persone speciali che ci sostengono e ci confortano come il professor Noia, ma anche Carlo Casini e Marina Casini -attuale presidente del Movimento per la Vita Italiano- e tanti altri che, con umiltà e spirito di servizio, dedicano la loro vita per la vita.
Madre Teresa pregava di essere la “matita di Dio”: tutti siamo chiamati ad essere semplici matite nelle mani di Dio, per dipingere insieme un futuro per le nuove generazioni, basato sul riconoscimento della dignità di ogni uomo, sulla giustizia, sull’amore e sulla speranza.
Cogliamo l’occasione per ringraziare la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia per averci gentilmente concesso la Sala de’ Rossi per la serata.

Daniela Raspollini

 




Prima gli ultimi, non si tratta solo di migranti

«Prima gli ultimi»: sabato 28 settembre a Pistoia si svolgerà il convegno diocesano di Migrantes. Domenica 29 un rosario e una santa messa in Cattedrale animati dalle diverse comunità etniche di Pistoia.

 

PROGRAMMA

Sabato 28 settembre 2019 ore 10.00

Seminario Vescovile Pistoia
II Convegno Migrantes Diocesi di Pistoia

PRIMA GLI ULTIMI, NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI

Intervengono:
S.E. Mons. Fausto Tardelli
Vescovo di Pistoia
Dott.ssa Doriana Preza
Avvocato penalista
Dott.ssa Flaminia Vola
Coordinatore Regionale – Europa Occidentale del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

Domenica 29 settembre

Chiesa Cattedrale di Pistoia
Ore 15-30
Santo Rosario in varie lingue
Ore 16.00
Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Fausto Tardelli
Animata dalle comunità etniche presenti nella nostra Diocesi.

 

Ospite speciale Flaminia Vola del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Nelle parole della dott.ssa Vola l’impegno della santa sede per i migranti e il senso della prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Com’è nato il dicastero per il servizio dello Sviluppo Umano integrale?

Esso nasce dall’accorpamento dei Pontifici Consigli per la Giustizia e la Pace, Cor Unum, della Pastorale per i migranti e gli Itineranti e della Pastorale per gli operatori sanitari.
La vastità, complessità e urgenza delle questioni relative ai migranti, ai profughi e rifugiati nel mondo, sono la vera “prima premessa” della Sezione Migranti e Rifugiati voluta da Papa Francesco all’interno del Dicastero e da lui stesso guidata. La sezione Migranti e Rifugiati è chiamata a dare una testimonianza convincente e un’azione efficace per il bene dei migranti e dei rifugiati, rendendo concretamente palese un aspetto fondamentale della missione della Chiesa: accompagnare il popolo di Dio in tutte le sue gioie e speranze, tristezze e angosce, specialmente dei poveri e di tutti coloro che soffrono (Concilio Vaticano II, 1965). La missione principale della Sezione è quella di sostenere la Chiesa – a livello locale, regionale e internazionale – nell’accompagnamento delle persone in ogni tappa del processo migratorio, prestando particolare attenzione a coloro che, in diversi modi, sono costretti a spostarsi o fuggire.
I grandi numeri delle migrazioni internazionali sono noti. Secondo le stime delle Nazioni Unite, i migranti nel mondo sono circa 260 milioni. Ogni 10 anni questo numero aumenta di circa 50 milioni. Le migrazioni non sono un fenomeno occasionale o passeggero, ma strutturale. Sono il risultato degli squilibri nello sviluppo economico e sociale, delle guerre, ma anche l’espressione di profonde trasformazioni negli stati e a livello internazionale. Pensare di fermare le migrazioni è illusorio, è come voler fermare la storia.

Il tema del convegno diocesano è “prima gli ultimi, non si tratta solo di migranti” e ricalca una felice espressione di papa Francesco che bene esprime il suo magistero e indirizza anche l’attività della Sezione Migranti e Rifugiati; ce la può illustrare più puntualmente?

Come lo stesso Santo Padre ha sottolineato nella sua omelia di venerdì 15 febbraio 2019 a Sacrofano: «è davvero Lui [Gesù], anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua». Il fenomeno migratorio non rappresenta una crisi o un’emergenza inaspettata, senza precedenti. La mobilità umana, che purtroppo include una porzione di persone costrette a fuggire per una varietà di ragioni comprensibili, è un fatto della vita umana. Come cristiani ci impegniamo ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone vulnerabili in movimento. Trattare queste persone come fossero un “problema isolato”, non è utile. Che siano in partenza, di passaggio, in arrivo, che si stabiliscano o siano di ritorno nel loro luogo di origine, queste persone vulnerabili hanno affinità e relazioni con molti altri “già presenti qui” in una condizione di bisogno. Il Santo Padre ci invita a incontrare i nuovi arrivati, ad accompagnarli, a pregare per loro e condividere la vita con loro, nella nostra più ampia preoccupazione per tutte le persone emarginate, tutti coloro che abitano “le periferie esistenziali”. Citando il Messaggio del Papa per la 105a Giornata «Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è prima gli ultimi!». Il tema «non si tratta solo di migranti» dunque, stimola la nostra curiosità e preoccupazione, ci invita alla compassione e alla solidarietà.

Qual è il senso della giornata mondiale del migrante e del rifugiato? Quale invito rivolge il Papa ai fedeli?

La chiesa celebra la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato dal 1914. È sempre stata un’occasione per dimostrare la preoccupazione della Chiesa per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per le sfide e aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione. Per il 2019 Papa Francesco ha scelto il tema «non si tratta solo di migranti», per mostrarci i nostri punti deboli e assicurarci che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da tempo o un nuovo arrivato. Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo.
Sabato 28 settembre sarò a Pistoia per il convegno della Diocesi di Pistoia, ma domenica 29 papa Francesco celebrerà la giornata mondiale del migrante con una santa messa in piazza san Pietro. L’invito del Santo Padre a celebrare insieme l’Eucarestia è aperto a tutti, non solo agli stranieri e alle organizzazioni che li accompagnano, ma a tutti coloro che si sono sentiti interpellati o spronati dalle parole del Pontefice. Sarebbe bello avere con noi numerose delegazioni dalle diocesi europee, così da manifestare congiuntamente a Papa Francesco il nostro sostegno.

Daniela Raspollini




Il nuovo anno della Scuola diocesana di teologia

Un’occasione per approfondire, aggiornarsi, imparare a pensare e comunicare la fede oggi

Approfondire la fede cristiana, aggiornarsi intorno alle recenti acquisizione teologiche, imparare a comunicare gli elementi fondamentali del cristianesimo in forma corretta e idonea alla mentalità contemporanea, esercitare il “pensare cristiano”, agevolare  l’ascolto della Parola, sono alcuni degli obiettivi che la Scuola di formazione teologica diocesana pone, sin dalla costituzione, nel suo piano di lavoro. Si può usare, per sintetizzare, anche l’espressione “evangelizzazione verticale”, nel senso di approfondimento personale del Vangelo, per poterlo incarnare in forma sempre più adeguata nel modo di pensare, di giudicare, di agire.

Rivolto, pertanto, a tutti i cristiani, nonché a coloro che, pur non sentendosi cristiani, hanno piacere di conoscere seriamente i contenuti del cristianesimo e, al contempo, delineare in modo più marcato la propria identità religiosa, la Scuola offre i consueti tre anni di formazione, con una lezione alla settimana, in orario serale, per un totale di 21 incontri annui.

Ogni anno vengono introdotte 7 discipline fondamentali e a ciascuna sono dedicate tre incontri, per tratteggiarne, in sintesi, i concetti di riferimento fondamentali,

Le classi, solitamente composte da 15/20 iscritti, permettono un dialogo educativo aperto, creando anche relazioni interpersonali spesso gratificanti non meno della crescita culturale.

Al termine di ogni corso è possibile confrontarsi con i docenti tramite un esame non obbligatorio, inteso proprio come occasione per verificare il grado di acquisizione dei contenuti.

Martedì 8 ottobre, data della Prolusione, la segreteria è disponibile per ogni informazione.

Andrea Vaccaro

 

Il calendario del nuovo anno accademico

Scuola di Formazione Teologica

Prolusione della scuola teologica

martedì 8 ottobre, ore 21,00

Prof. don Piero Ciardella, docente di filosofia teoretica all’ISSR di Pisa

La fede… sotto inchiesta

Una lettura teologica dell’opera “Mass” di Leonard Bernstein

 

 

Calendario delle lezioni del primo anno

Teologia fondamentale
Prof. Andrea Vaccaro
15-22-29 ottobre

 

Storia della Chiesa/1
Prof. Mariangela Maravigia
5-12-19 novembre

 

Introduzione alla Liturgia
Don Luca Carlesi
26 nov.  3-10 dic

 

Cristologia
Prof.ssa Edy Natali
14-21-28 gennaio

 

L’uomo nella cultura contemporanea
Don Italo Marcantelli
4-11-18 febbraio

 

Introduzione alla Morale
Mons. Fausto Tardelli
25 febbraio 3-10 marzo

 

Introduzione alla S. Scrittura
Prof. Andrea Vaccaro
17-24-31 marzo

 

Calendario delle lezioni del secondo e  terzo anno

Sacra Scrittura:  Libro di Giona
Don Cristiano D’Angelo
15-22-29 ottobre

 

Liturgia: Preghiera liturgica
Don Luca Carlesi
5-12-19 novembre

 

Cristo rivelatore di Dio
Prof.ssa Edy Natali
26 nov.  3-10 dic.

 

Patrologia
Don Italo Marcantelli
14-21-28 gennaio

 

Morale familiare
Mons. Fausto Tardelli
4-11-18 febbraio

 

Ecclesiologia
Prof.ssa Francesca Ricci
25 febbraio 3-10 marzo

 

Storia della Chiesa/2
Prof. Mariangela Maraviglia
17-24-31 marzo 7 aprile

 

Sede: Seminario di Pistoia
Via Puccini, 36 – 51100 Pistoia
Martedì dalle ore 20,45 alle ore 22,15

 




“Un Welfare uguale per tutti”: favorire la costruzione di reti di protezione sociale

A Pistoia incontro a quattro voci per parlare di lavoro e Welfare. Ospiti della serata saranno Roberto Rossini, Marco Bentivogli, don Bruno Bignami, Stefano Franchi

PROGRAMMA

Venerdì 20 settembre 2019
ore 17.00
Aula Magna del Seminario vescovile di Pistoia

Interverranno:
MARCO BENTIVOGLI, segretario Generale FIM-CISL
ROBERTO ROSSINI, Presidente Nazionale ACLI
Don BRUNO BIGNAMI, Direttore della Pastorale Sociale Nazionale
STEFANO FRANCHI, Direttore di Federmeccanica




Insieme per la salvaguardia del creato

Un cammino comune e una sosta nelle diverse chiese cristiane per pregare e riflettere sulla difesa del creato. Un impegno condiviso, sottoscritto in Battistero, per tutelare la nostra casa comune e promuovere nuovi stili di vita.

Una camminata tra le vie della città di Pistoia per testimoniare l’impegno delle chiese cristiane nella difesa del creato. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio per la pastorale sociale della Diocesi di Pistoia in collaborazione con don Roberto Breschi, delegato per l’ecumenismo, ha preso il via da piazza san Francesco, da dove un corteo silenzioso -ma lieto di esserci- ha fatto tappa nei diversi luoghi di culto delle confessioni cristiane.

La prima sosta è stata alla chiesa di Santa Maria a Ripalta, officiata dalla comunità ortodossa russa. Qui, nella suggestione di un edificio secolare, affollato di icone e immerso nella penombra, la comunità guidata dall’igumeno Andreas Wade -alla luce delle candele- ha recitato alcuni salmi e intonato un antico inno di San Giovanni Crisostomo composto per l’inizio dell’anno liturgico e particolarmente adatto a celebrare la bellezza della creazione.

La camminata è poi proseguita verso via san Marco, presso l’aula della chiesa evangelica di Pistoia. In una «comunione nella comunione» tra chiesa battista e chiesa valdese della quale è pastora, Letizia Tommassone ha offerto una riflessione sul tema della casa comune sottolineando l’impegno delle chiese evangeliche e riformate in questo ambito, specialmente tramite ECEN (la rete delle chiese ecumeniche per l’ambiente), individuando quattro punti di riflessione e azione comune: 1. Il dialogo con la scienza, «perché è arrivato il tempo di lasciarci insegnare dagli esperti perché sta cambiando il pianeta»; 2. L’opzione per un’economia sostenibile e la giustizia climatica (alla ricerca delle cause che determinano milioni di profughi climatici); 3. Il nostro stile di vita, improntato ad un consumo consapevole ed ecosostenibile; 4. La condivisione, che è parte della comune identità cristiana.
«L’incidenza delle chiese cristiane su questi temi è forse poca cosa», eppure il Signore – ha concluso la pastora- chiede di offrire il proprio contributo e di «sostenerlo con un annuncio colmo di speranza, senza evidenziare soltanto la paura e il dramma di quanto sta succedendo al creato».

Nella Chiesa ortodossa romena, ospitata nell’oratorio di Santa Maria Liberata a due passi da san Bartolomeo, è stata invece recitata in romeno e italiano una preghiera per la nostra terra: «una realtà che non ci appartiene – come ha ricordato padre Gabriel Dumitru– ma che abbiamo ricevuto in prestito».

Infine il corteo è arrivato nel Battistero di San Giovanni in Corte, in piazza del duomo, per una chiusura nel segno del battesimo che tutti ci unisce. «Un piccolo seme – ha commentato il vescovo Tardelli – che abbiamo gettato nella fede e nell’amore perché fiorisca, diventa grande e abbondante per la città».

La serata si è conclusa con la sottoscrizione di un impegno comune delle diverse chiese cristiane, i cui rappresentanti hanno significativamente firmato sull’orlo del fonte battesimale. Un impegno per la salvaguardia del creato rivolto ai fedeli, ma anche alla città intera per un cambiamento di rotta comune.
Erano insieme, accompagnati da tanti credenti e cittadini, padre Gabriel Dumitru della chiesa ortodossa romena, Letizia Tomassone di quella valdese, Manoel Florencio Filho per la chiesa battista, l’igumeno p. Andreas Wade per la chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca, monsignor Fausto Tardelli per la Chiesa cattolica di Pistoia.

u.f.

DICHIARAZIONE DELLE CHIESE CRISTIANE A PISTOIA

«Quanto sono grandi le tue opere,Signore! Le hai fatte tutte con sapienza;/ la terra è piena delle tue creature./ Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra» (Salmo 103(104), vv. 24-30).
Dio ha creato tutte le cose mediante la sua Sapienza, nella forza del suo Spirito con il quale egli costituisce la comunione tra le creature.
«Dio il Signore prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse»
(Genesi 2,15).
«Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra» (Genesi 9, 9-10).

Fin dall’inizio ci è stata data la responsabilità di aver cura del Creato. Dio ci chiama ad amare il nostro prossimo come amiamo noi stessi e a Convertirci facendoci custodi della terra e della biodiversità che la abita.
Questa chiamata ci incoraggia ad unirci in un pellegrinaggio per una vita sobria e ci spinge a cambiare il nostro modo di vivere nel rispetto del clima e dell’ambiente e a reintegrarci nel Patto con Dio e il creato impegnandoci a:

• Promuovere interventi per preservare la biodiversità su scala globale
• Incoraggiare il ritorno ad una agricoltura ecologica
• Rivendicare per tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’ acqua
• Evitare ogni spreco energetico e ridurre il consumo di energia da fonti fossili
• Ridurre l’uso della plastica e incentivare prodotti riusabili o riciclati
• Rinunciare al superfluo riscoprendo l’importanza ed il valore della condivisione e donando ciò che non ci è necessario
• Stimolare la riparazione per quanto possibile dei danni inflitti dall’uomo a ciò che Dio ha creato

Come seguaci di Cristo per mezzo del quale tutte le cose furono create (Giovanni 1,3) abbiamo un ulteriore motivo per portare avanti questi impegni e farcene promotori verso tutti.

Pistoia, 15 settembre 2019

+ Fausto Tardelli, vescovo diocesi di Pistoia
Manoel Florengio, pastore chiesa cristiana evangelica battista di Pistoia
Letizia Tomassone, pastora chiesa evangelica valdese di Firenze
Igumeno Andrea, parrocchia ortodossa del patriarcato di Mosca a Pistoia
Padre Gabriel, parrocchia ortodossa del patriarcato rumeno a Pistoia




«Credo?» A ottobre la terza edizione dei linguaggi del divino

Il festival di teologia, che si svolgerà il prossimo ottobre in città, avrà per tema la domanda cruciale: “Credo?”

«Credo. Aiutami nella mia incredulità». Questa affermazione fragile ma colma di attesa, fiduciosa e consapevole allo stesso tempo, dà il titolo all’edizione 2019 de “i linguaggi del divino”, un evento giunto ormai alla sua terza edizione e che si configura come un vero e proprio festival di teologia.

La proposta di questa nuova edizione dei Linguaggi del divino offre l’opportunità di approfondire il tema del credere oggi con l’aiuto di figure di primo piano della riflessione teologica italiana. L’apertura del programma, prevista per il 5 ottobre alle 17, è affidata a monsignor Rino Fisichella, presidente del pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che tratterà il tema “credere oggi”. La stessa sera, alle 20.30, Andrea Gambetta, produttore cinematografico, racconterà della sua esperienza a fianco di Wim Wenders, nella produzione del docufilm «Papa Francesco. Un uomo di parola» (Pope Francis – A Man of His Word, 2018).

Ricordiamo, tra i relatori la prof.ssa Cecilia Costa (10 ottobre ore 21) sociologa, nominata recentemente da papa Francesco consultore della segreteria generale del sinodo dei vescovi; don Luigi Maria Epicoco (venerdì 11 ottobre ore 17), lo scrittore Davide Rondoni (sabato 19 ottobre ore 10.30).

«Parlare del “credere” oggi – afferma il vescovo Tardelli – a dispetto di quanto sembrava dominare il pensiero qualche decennio fa, non significa affatto affrontare un tema marginale o del tutto secondario. Nel mondo plurale di oggi le dinamiche “credenti” custodiscono una evidente vivacità, non soltanto per le tensioni –purtroppo anche drammatiche – che hanno animato l’inizio del nuovo millennio, ma anche per le diverse “credenze” diffuse oggi: da quelle legate alle fake news, a quelle di una politica manipolatoria; da quanto si lega a temi più o meno attuali (ad esempio la polemica sui vaccini) ai diversi tipi di dieta (vegetarianesimo, veganesimo), fino agli orizzonti più incredibili (terrapiattisti, teorici del sospetto). Insomma, “credere” appartiene, forse anche nella sua forma più secolarizzata, all’uomo contemporaneo. Oggi il vero nemico del credere non è più l’ateismo militante o l’ideologia, ma l’indifferenza. Papa Francesco aggiungerebbe “la tristezza individualista” dell’uomo immerso nel mondo dei consumi, la “coscienza isolata” di chi resta sulla superficie delle realtà e delle relazioni».

Anche quest’anno gli eventi saranno ospitati in alcuni – unici – ambienti ecclesiali della città di Pistoia: la chiesa romanica di San Bartolomeo in Pantano, l’ex refettorio del convento di San Domenico con la sua splendida galleria di affreschi, la sala capitolare tardogotica del convento di San Francesco.

A fianco degli eventi ordinari è in programma lo spettacolo “Oltre me”, una performance completamente ideata e prodotta da un gruppo di giovani che “andrà in scena” il 19 e 20 ottobre nella suggestiva cornice del battistero di San Giovanni in Corte.

I dettagli del programma, le riflessioni, i materiali informativi dei singoli eventi saranno disponibili sul sito diocesano (ww.diocesipistoia.it) e sui nostri canali social.

(foto di Mariangela Montanari)

 

Documentazione

i linguaggi del divino 2019 booklet

volantino linguaggi 2019




Un’altra opportunità

L’augurio per il nuovo anno scolastico dell’Ufficio per la pastorale della Scuola e dell’Educazione.

Un nuovo anno scolastico è ormai all’inizio. Ci sentiamo di rivolgere agli studenti, alle loro famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti, a tutto il personale della scuola di ogni ordine i nostri più sinceri auguri.

Ogni inizio porta con sé un carico di attese, di programmi, ma anche di questioni irrisolte. Ogni inizio è una opportunità. Cerchiamo di non perderla.

Agli studenti auguriamo di trovare nella scuola il meglio che per loro essa possa rappresentare. La vita dei nostri ragazzi è meno semplice che nel passato, sta dentro la complessità. A loro auguriamo di trovare amicizie di quelle che durano una vita intera. Di trovare un tessuto relazionale accogliente che li metta in salvo da situazioni difficili, tese, arrabbiate, violente in cui sono costretti a vivere. Auguriamo a qualcuno di incontrare il primo sguardo buono, a qualcuno di incontrare il primo sguardo esigente, senza uno dei quali restiamo miseri ed irrisolti. Auguriamo a tutti gli studenti di cogliere in questo anno scolastico l’occasione di capire che la fragilità è un diritto ma non deve diventare un alibi; che non essere perfetti è un male comune, che la felicità è fatta di momenti, che la vita ha sapore solo se ci liberiamo dalla paura di sbagliare, dall’ansia di comperare, di possedere cose, di avere un’immagine. Auguriamo di capire che capita a tutti quelli con un cuore di sentirsi soli, inadeguati, non all’altezza del compito. Che il successo è sempre temporaneo, che il fallimento non è mai definitivo.

Agli insegnati auguriamo di avere un anno pieno di “senso”, di avere almeno una occasione in cui sentirsi significativi nella vita di qualcuno. Auguriamo di non essere e di non avere colleghi ambiziosi, pettegoli, smaniosi di incarichi. Auguriamo di percepire la stima almeno di qualcuno; di costruire e operare in un clima sereno. Auguriamo di non cedere alla tentazione (a volte fondata) di pensare che non faccia nessuna differenza e che a nessuno interessi se si fa il proprio dovere bene oppure no. Auguriamo di sentire che la scuola è sostanza e non solo forma. Auguriamo il coraggio di fare autocritica, di mettersi in discussione, di non sentirsi perfetti, di non pensare di avere una risposta per tutto, di saper perdere. Auguriamo di sentire l’importanza del proprio ruolo, anche se da molti e da molte cose screditato. Auguriamo di sentire che fare l’insegnante è, nonostante tutto, nonostante tutti, il mestiere più bello del mondo e non un modo qualsiasi di guadagnare uno stipendio; che insegnare è generare, non accomodare sé; che insegnare è servire, non trovare visibilità e piccolo potere. Auguriamo di percepire che possiamo essere punti di riferimento per la vita di qualcuno, anche quando scegliamo cosa indossare, anche quando siamo sulla Sala, anche quando scriviamo su Facebook, su Instagram, ovunque. Di capire che solo chi non ama nessuno può fare come gli pare. Di trovare il coraggio di dire agli studenti che siamo tutti, tutti, tutti, degli esseri umani, e cioè fallibili, e cioè imperfetti, e che l’unica forza che abbiamo è ammettere le nostre debolezze ed essere gli uni per gli altri palmo di mano accogliente e tenero in cui riversare le nostre paure, le nostre insicurezze, le nostre fragilità. Auguriamo di non dimenticare che siamo lì per insegnare, che l’ignoranza è un danno irreversibile nella vita degli studenti; di non mollare, di non indietreggiare, di tenere alta l’asticella per il bene dei ragazzi, anche di fronte alle pressioni spesso sconsiderate dei loro genitori, anche di fronte alle battute e ai pettegolezzi da lavatoio dei colleghi, anche di fronte alle disapprovazioni sottili dei dirigenti.

Ai genitori auguriamo di avere fiducia nella scuola, di riuscire a comprendere gli insegnanti e le loro scelte. Auguriamo di imbattersi in insegnanti esigenti, che non fanno sconti, che non si accucciano e che tenacemente stanno dalla parte del futuro dei loro figli. Auguriamo di trovare un clima sereno, accogliente, di non incontrare insegnanti torturatori, frustrati, infelici di sè, psicologicamente a pezzi, in competizione coi colleghi. O menefreghisti, assuefatti a tutto, incapaci di autorevolezza. Auguriamo di ascoltare dai loro figli racconti di episodi, di spiegazioni, di vicende scolastiche carichi di cultura e di saggezza. Auguriamo di avere la forza di protestare per pretendere per i loro figli una preparazione più seria e più vera, ed ore di lezione che non siano ore di ricreazione. Auguriamo di sentire come ortica sulla loro pelle i voti regalati, le interrogazioni facilitate, le materie abbonate, le facilitazioni ottenute o concesse. E di fuggire da tutto questo come si fugge da un pozzo avvelenato.

Ai dirigenti auguriamo di sentirsi stimati dai loro insegnanti e dai loro studenti. Auguriamo di percepire l’utilità dei loro sforzi. Auguriamo il coraggio delle scelte buone e giuste, quale che sia il costo. Auguriamo la tenacia per resistere, senza perdersi, là, in cima, sulla guglia. Auguriamo di saper riconoscere in tempo gli adulatori, i rabdomanti di incarichi, i cercatori di visibilità, i valvassini. Auguriamo di non dover sperimentare la solitudine che spesso accompagna ogni posto di potere: ossequiati, ma nessuno che ti dice la verità. Auguriamo di avere la forza di apprezzare chi, con rispetto e franchezza, sa dissentire. Auguriamo la capacità di ascolto. Auguriamo il discernimento sulle persone e sulle cose. Auguriamo di sentire che il potere ci è dato da chi sta più in alto di noi esattamente per-fare-il-bene. Auguriamo di non barcamenarsi, di non avere l’ossessione dei tatticismi e degli equilibri felpati da mantenere, di non cedere alla tentazione di insabbiare. Auguriamo di sentire che la scuola è a servizio anzitutto degli studenti, e che loro hanno diritto ad avere insegnanti seri, preparati, accoglienti, capaci di tenere le classi. Auguriamo di non soffocare di progetti, di attività, di slogan. Auguriamo di non dimenticare che la scuola serve anche ad imparare; che la mancanza di solide basi, di cultura è una mutilazione nella vita degli studenti per la quale non c’è protesi; che in questa epoca di ignoranze dilaganti insegnare torna ad essere il primario compito della scuola, imparare il primario dovere degli studenti, determinare ciò la primaria responsabilità di insegnanti e dirigenti. Auguriamo di avere la tenacia per non morire di carte, di burocrazie. Auguriamo di incontrare meno insegnanti assurdi e meno genitori pretenziosi e arroganti che sia possibile. Auguriamo di essere accoglienti, di saper ascoltare, di restare sempre appassionati cercatori della verità, a qualsiasi costo. Perché la verità ne ha sempre uno.

Al personale della scuola auguriamo di sentirsi famiglia. Di sentire che tutto, in modo invisibile e non sempre adeguatamente conosciuto, poggia su di loro. Auguriamo di sentire che disponibilità, generosità, compostezza, serietà di comportamento sono le cose che danno valore al loro operato. Auguriamo di non arrendersi mai a credere, anche quando sembrerà così, che nessuno veda, riconosca il valore, apprezzi un lavoro ben svolto. Che la scuola non è uno stipendificio, è una vocazione.

A tutti, buon anno scolastico.

Edoardo Baroncelli

Direttore della Pastorale per l’Educazione, la Scuola e l’Università




Verso il II Confirmed Day

Primo incontro in seminario per accompagnare dalla cresima al gruppo giovanile

Il 16 settembre 2019 alle ore 21.15, in seminario a Pistoia, invitiamo tutti coloro – catechisti con i prossimi animatori – che hanno accompagnato i ragazzi nell’ultima tappa del percorso catechistico con la celebrazione della Cresima in questo anno 2019.

Ci troviamo per condividere la prima fase del cammino che porta dalla cresima al gruppo giovanile e preparare così un appuntamento importante che ci ha dato il vescovo per il 26 gennaio 2020 dal titolo «II Confirmed Day».

Passeremo il pomeriggio con il nostro vescovo, per confermare il nostro cammino di amicizia ispirato dal Vangelo. Si tratta di un primo incontro, il secondo si terrà il 25 novembre. Una prima fase del nostro itinerario permetterà di riprendere con stile nuovo la vita di gruppo; una seconda fase ci permetterà di impostare il periodo dell’Avvento-Natale in vista di questo bellissimo appuntamento. Passare dalla catechesi al gruppo giovanile non è cosa facile, questo piccolo itinerario avvia a tale realizzazione con un passaggio graduale dal sapore mistagogico: dopo aver celebrato il sacramento della cresima, cerchiamo dentro con l’esperienza -scoprendo con i ragazzi quanto cambia la vita- quale sguardo nuovo possiamo lanciare su di essa se attiviamo la gioia di vivere che la fede ci riconsegna, ogni giorno, come risposta alla solitudine e al disorientamento. C’è una voglia di vivere, di liberare le migliori energie da ogni ragazzo. Questo itinerario ci offre la possibilità non solo di constatarlo, ma di prendere per mano tanta potenzialità, offrendo ai ragazzi l’occasione di un’esperienza bella di incontro e di cammino nella Chiesa, con la luce del Vangelo.

«W la vita», il percorso già sperimentato l’altro anno, torna quindi di nuovo ad interpellarci. Mettiamo in campo le migliori energie perché, appunto, la vita di ogni ragazzo viva!
Suor Giovanna Cheli per l’ufficio catechistico