La fede in Siria tiene accesa la speranza

Don Ihab Alrachid, sacerdote della diocesi di Damasco, racconta le sofferenze e le speranze dei cristiani in Siria. Don Ihab offrirà la sua testimonianza a Pistoia in occasione della Veglia per i missionari martiri di sabato 23 marzo.

Don Ihab, lei è sacerdote di rito greco-melchita cattolico della diocesi di Damasco (Siria). Può raccontarci qualcosa della sua chiesa e della sua storia?

Sì, io sono sacerdote della chiesa greco melchita cattolica di Damasco. La nostra chiesa è molto antica ed è in comunione con quella di Roma. Seguiamo un rito bizantino che risale a san Giovanni Crisostomo. La nostra, dopo quella ortodossa, è la seconda chiesa in Siria. Personalmente ho frequentato il seminario maggiore dal 1992 al 1998 in Libano a Beirut, nel 1999 sono stato ordinato sacerdote a Damasco, dove ho lavorato come segretario presso il vescovo che è anche il patriarca della nostra Chiesa greco melchita cattolica. Sono stato poi a Roma per motivi di studio; qui ho conseguito la Licenza al Pontificio Istituto Orientale e nel 2010 ho discusso il dottorato in Diritto Canonico all’Università Lateranense. Poi ho fatto ritorno in Siria per qualche anno. Adesso sono di nuovo a Roma a perfezionare i miei studi alla Sacra Rota.

Com’è cambiata la situazione per i cristiani con la guerra?

Prima della guerra in Siria avevamo una certa libertà religiosa: professavamo senza pericolo la nostra fede, potevamo festeggiare liberamente le nostre feste. Anzi, le feste cristiane erano feste pubbliche, così pure il giorno di riposo, che generalmente è il venerdì e il sabato in Medio Oriente, era tutelato per i cristiani. Quanti erano impiegati statali potevano arrivare al lavoro un po’ più tardi, così da permettere la frequenza della messa. Con la guerra, che ormai dura da otto anni, sono cambiate tante cose, specialmente là dove sono entrati i gruppi di terroristi armati. Questa gente, quasi tutta proveniente dall’estero, è venuta per rapire e uccidere, specialmente i cristiani. Tanti sono morti per la fede in Siria. Come ha detto papa Francesco «i martiri portano avanti il Regno di Dio, seminano cristiani per il futuro». Tanti erano i martiri nei primi secoli ma ora, di nuovo, è grande il numero di quanti perdono la vita per la fede cristiana.
Purtroppo, ormai, molti cristiani sono andati via dalla Siria. Non c’è una cifra esatta, ma pensiamo circa la metà. È una perdita importante. Adesso sono sparsi in tutto il mondo; tanti cristiani sono fuggiti negli Stati Uniti, in Canada, Australia, per salvare la loro vita.

Crede che ritorneranno?

Non ne abbiamo la sicurezza. Ma questa è la nostra terra, la terra dove è nato il Salvatore. Anche il Papa ha detto: «Vogliamo affermare ancora una volta che non è possibile immaginare il Medio Oriente senza cristiani».

Ci sono alcuni episodi che lo hanno colpito in questi anni di violenza e di guerre?

Conoscevo tre persone che abitavano in un villaggio a 55 km da Damasco, il villaggio di Lula. Il 90% della popolazione lì è fatto da cristiani. Tre persone sono morte, una dopo l’altra, uccise dai terroristi perché non hanno accettato di rinnegare la loro fede cristiana. Io personalmente conoscevo tutti e tre, ma uno in particolare che svolgeva il compito di sacrestano nella chiesa del villaggio. Ci ha raccontato il fatto la sorella di uno di loro, che nascosta ha visto come i terroristi hanno ucciso il fratello senza poter reagire. Se l’avessero trovata sarebbe toccato anche a lei. Se i terroristi vedono le ragazze le violentano e poi le rapiscono, oppure se si rifiutano le uccidono subito.

Come si vive oggi la fede in Siria?

In Siria le nostre chiese sono ancora piene di fedeli dopo otto anni di guerra. Anche se andare in chiesa diventa molto pericoloso. Molti sono morti cercando di arrivarci. Un ragazzo che conoscevo, membro del coro della mia ex parrocchia, mentre stava andando in chiesa per guidare le prove del coro dei bambini è morto per la caduta di un razzo. Eppure le nostre chiese sono piene di fedeli. In Siria, nonostante tutto, siamo ancora molto attaccati alla fede e mi dispiace quando vedo qui in Italia o in Europa le chiese vuote. Dobbiamo ritornare alle radici del cristianesimo.

Qual è l’impegno di Aiuto alla Chiesa che soffre in Siria? Quali progetti e quali priorità ci sono adesso?

ACS, sapendo che ero studente a Roma, mi ha contattato per andare in giro a offrire una testimonianza. Questa fondazione di diritto pontificio è entrata in Siria per aiutare i cristiani rimasti in patria che ora sono bisognosi di tutto. La guerra ha portato tante distruzioni, anche molte chiese sono state distrutte. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha aiutato finora molte comunità, sia per la ricostruzione delle chiese che per la vita quotidiana dei fedeli. Il progetto che proporremo a Pistoia riguarda la città di Lattakia e il sostegno alla tante famiglie di sfollati che vivono lì e sono bisognose di tutto.
Appena ho un po’ di tempo cerco di offrire la mia testimonianza, per raccontare com’era prima la situazione dei cristiani e com’è adesso. In Siria cristiani e musulmani andavano d’accordo. Ricordo che San Giovanni Paolo II nel 2001 ha potuto visitare la Grande Moschea di Damasco dove si trovano i resti di Giovanni Battista. Prima la situazione era molto diversa.

Quale futuro immagina per il suo paese?

Non possiamo perdere la speranza. La situazione è molto migliorata. Adesso i gruppi terroristici sono stati respinti in gran parte. Speriamo che la Siria ritorni come prima e specialmente che i cristiani possano tornare. Preghiamo perché questa guerra possa finire al più presto. Vorrei, infine, ringraziare la Diocesi di Pistoia per questo invito e per l’opportunità di testimoniare che cosa hanno subito i cristiani in Siria.

Daniela Raspollini




A Pistoia la sede di “Scholas Occurrentes”: la ‘scuola’ di Papa Francesco

Presentazione a San Callisto a Roma delle nuovi sedi della “Schola Occurrentes”, l’organizzazione internazionale per la formazione e l’incontro dei giovani supportata dal Santo Padre. Per l’Italia, oltre Roma, Pistoia è stata scelta come sede per la formazione degli educatori della scuola.

Mons. Tardelli, che oggi sarà assieme al Papa per la presentazione ufficiale del progetto, afferma: «una vera benedizione del cielo per la nostra diocesi e per la città di Pistoia». Possibile una visita del Santo Padre.

PISTOIA – Stupisce ancora Papa Francesco. Stupisce, emoziona e regala alla chiesa di Pistoia un dono inaspettato: la sede di “Schola Occurentes”, la fondazione internazionale di diritto pontificio, voluta fortemente da Papa Francesco, che ha come obiettivo la formazione dei giovani attraverso il dialogo, l’incontro, la conoscenza di sé, i linguaggi universali come la musica e l’arte.  La scuola, che lavora su scala internazionale, avrà sede nel monastero delle Benedettine nel centro di Pistoia e ospiterà i percorsi di formazione degli educatori, provenienti da tutto il mondo.

Oggi, giovedì 21 marzo alle 15, il vescovo Tardelli parteciperà alla presentazione – in diretta web in tutto il mondo – delle nuove sedi della Schola Occurrentes,  a fianco di Papa Francesco nella sede principale della fondazione in piazza San Callisto a Roma.

«Credo si tratti di una vera benedizione del cielo per la nostra diocesi e per la città di  Pistoia  – afferma con gioia il vescovo Tardelli – inaspettata, come tutte le sorprese del Signore».

L’idea di “Scholas Occurrentes” risale a un’esperienza lanciata a Buenos Aires nel 2001, sotto l’egida dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Il suo progetto di Escuelas hermanas (scuole sorelle) e di Escuelas de vicinos (scuole di quartiere) consisteva in una rete di centri educativi, composta da realtà pubbliche e private, laiche o confessionali, e aveva come scopo di educare all’impegno e al bene comune. Il successo di questa idea ha portato alla creazione di Scholas occurrentesun’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, che lavora con le scuole e le comunità educative, con l’intento di coinvolgere tutti gli attori sociali per dar vita a una cultura dell’incontro e conseguire la pace attraverso l’educazione. Come si legge nel sito dell’organizzazione (www.scholasoccurrentes.org), l’obiettivo ideale che si cerca di realizzare è la trasformazione del mondo in un’aula senza pareti, in cui siano integrati tutti i bambini.

Creata nel 2015 con un decreto pontificio da papa Francesco, la realtà delle Scholas occurrentes desidera favorire la condivisione dei progetti promossi dalle scuole in vista di un arricchimento reciproco e sostenere le scuole con meno risorse, promuove l’educazione per tutti. Attualmente le Scholas sono operative in Argentina, Messico, Paraguay, Spagna, Italia, Città del Vaticano, ma l’organizzazione, grazie alle collaborazioni avviate con altre realtà, opera in 190 Paesi e in circa 445mila scuole e reti educative associate.

La cultura dell’incontro, descritta nei paragrafi dedicati alle questioni sociali nell’Evangelii gaudium del 2013, corrisponde per il papa alla figura del poliedro, che ha molti lati e molti volti, ma tutti formano un’unità piena di sfumature. È l’immagine dell’«unità nella diversità» (EG, n. 117) propugnata da papa Francesco, una «diversità riconciliata» (EG, n. 230), che deve cercare punti di contatto reali per raggiungere qualcosa di più di un «consenso a tavolino» (EG, n. 218).

Michael Cantarella




Vicariati: nuove nomine

Si comunica che in data 6 marzo 2019, Mons. vescovo ha provveduto a nominare i nuovi Vicari foranei per il triennio 2019-2022, con scadenza al 30 giugno 2022.
Nel contempo, Mons. Vescovo ha stabilito l’unione del Vicariato del suburbio con quello della città in un unico vicariato, con nome di Vicariato della Città di Pistoia, che avrà come Vicario foraneo mons. Paolo Palazzi.

Qui di seguito l’elenco dei nuovi vicari foranei per il triennio 2019-2022.

Don Paolo Palazzi: vicario foraneo del Vicariato della Città di Pistoia

Don Roberto Razzoli: vicario foraneo del Vicariato di Quarrata

Padre Oronzo Stella: vicario foraneo del Vicariato del Bottegone

Don Juvenal Mapendano: vicario foraneo del Vincio

Don Hyacinthe Lumbwe: vicario Foraneo dell’Ombrone – Limentra

Don Damian Horlescu: vicario foraneo del Vicariato del Montalbano meridionale (Poggio a Caiano – Carmignano)

Don Ciprian Farcas: vicario Foraneo del Vicariato del Reno e della Montagna

Don Andrea Mati: vicario foraneo del Vicariato del Montalbano occidentale (Lamporecchio – Vinci – Limite)

Don Paolo Tofani: vicario Foraneo della Bure Bassa (Montale – Agliana – Montemurlo)




Ciò che non piace a Dio. Le parole del vescovo per la messa stazionale

Venerdì 15 marzo si è svolta la prima messa stazionale della Quaresima 2019. La liturgia è iniziato in Battistero da dove i fedeli si sono mossi in processione verso la chiesa di San Giovanni Forcivitas. Di seguito pubblichiamo alcuni passaggi significativi dell’omelia del vescovo Fausto Tardelli.

La prima cosa da imparare nel tempo della Quaresima?

«Riconoscere con sincerità la malvagità che è in noi. È l’unico modo per sperimentare la cura premurosa del Signore e il suo amore infinito. Egli infatti, dice ancora in altra parte del vangelo, è venuto per i malati, per i peccatori, per coloro che si sono perduti, non certo per chi si sente a posto, già bravo, “in regola” e quindi autosufficiente e bisognoso di nulla. In realtà questi è già morto, la vita lo ha abbandonato».

La causa di ogni male

«Si fa presto a gridare contro i mali del mondo, magari contro il surriscaldamento del pianeta e i cambiamenti climatici come si è fatto in questa giornata, ma quanto si è avvertiti che la causa di ogni male è il peccato che ognuno di noi commette ogni giorno? Che la causa è la sistematica trasgressione di quelle dieci parole che si raccolgono nel duplice comandamento dell’amore?»

Il perdono di Dio ci cambia?

«Il suo perdono non ci trova già sani. Il suo amore ci raggiunge mentre siamo ancora peccatori. Questo è vero. Ma può produrre frutto soltanto se trova in noi disponibilità a un sincero cambiamento di vita».

Hai mai fatto attenzione a quello che posti?

«In questi tempi di social diffusi, non dovremmo forse fare davvero molta attenzione alle parole che pronunciamo? Alla cattiveria che c’è dentro le nostre parole, pronunciate o scritte? Al veleno che si cela dietro apparenze perbeniste e magari anche educate?»

Le indicazioni concrete di Gesù

«Nell’insegnamento evangelico, Gesù ci indica anche la strada da intraprendere perché il suo amore non sia vano in noi e tutto non si riduca ad un perdono a buon mercato. Sono indicazioni concrete che mostrano atteggiamenti e comportamenti nuovi. Indicazioni di cui far tesoro. Eccole: impegnarsi per la riconciliazione col fratello, impegno per Gesù prioritario. Anche rispetto all’offerta a Dio, alla relazione con Dio».

Leggi l’intera omelia.




In preghiera per i missionari martiri

Una veglia in Cattedrale sabato 23 marzo ricorderà i missionari uccisi nel corso del 2018. A Pistoia anche un sacerdote siriano di Aiuto alla Chiesa che Soffre per non dimenticare la tragedia di un sanguinoso e interminabile conflitto. Lucia Fedi, del Centro Missionario Diocesano ci presenta questa iniziativa.

A cura di Daniela Raspollini

Sono molti i sacerdoti Fidei donum e i laici che partendo da Pistoia hanno svolto il loro servizio in terra di missione; tra questi don Umberto Guidotti, a lungo attivo in Brasile e la nostra missionaria laica Nadia Vettori. Chi è rimasto adesso in terra di missione?

A questo elenco vorrei doverosamente aggiungere altri nominativi come: don Enzo Benesperi, don Giovanni Scremin che hanno operato a Manaus, mons. Rino Carlesi, comboniano, per tanti anni vescovo di Manaus in Brasile, mons. Paolo Andreotti, domenicano, missionario per 47 anni in Pakistan, dove è stato ordinato vescovo di Faisalabad, padre Vittorio Agostini, comboniano, padre Romualdo De Poli, deceduto nel gennaio 2018 in Ecuador e tanti altri vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici.
Attualmente abbiamo soltanto un sacerdote fidei donum, don Marcello Tronchin, che si trova a Esmeraldas in Ecuador. Vorrei anche ricordare alcune congregazioni religiose strettamente pistoiesi, come le Mantellate, le Suore Minime del sacro cuore di Poggio a Caiano, le Domenicane Ancelle del Signore, che hanno svariate missioni in Asia, Africa, America Latina.

Quest’anno la Veglia in memoria dei missionari martiri vede la collaborazione della pastorale giovanile e delle aggregazioni laicali: come è nata questa idea di condividere e promuovere questo appuntamento?

Quest’anno il responsabile italiano della fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre ci ha proposto una collaborazione, rendendosi disponibile a far partecipare alla veglia diocesana un testimone diretto delle atrocità perpetrate contro i cristiani, ma anche contro la popolazione civile in genere durante la guerra civile che insanguina “l’amata Siria” (come la chiama Papa Francesco). A questo scopo sarà infatti presente e porterà la sua testimonianza don Ihab Alrachid, sacerdote della Diocesi greco melchita di Damasco. La sua presenza ci ha suggerito di coinvolgere nell’organizzazione e nello svolgimento di questa XXVII Veglia di preghiera in memoria di San Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador e dei numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici uccisi durante l’anno 2018, alcune associazioni che fanno parte della consulta delle aggregazioni laicali diocesane, ma anche la pastorale giovanile ed il coro della Cattedrale.

L’ufficio missionario sensibilizza le comunità e i fedeli sull’importanza e il sostegno della Missione ad gentes. Questa quaresima missionaria si propone dei concreti progetti di carità?

La campagna della quaresima missionaria è un’iniziativa tipicamente pistoiese, nata nei primi anni settanta del secolo scorso su iniziativa di don Dino Lucchesi, allora direttore dell’Ufficio Missionario della nostra Diocesi. Don Dino intendeva far conoscere e amare la Missio ad Gentes e, nello stesso tempo, sostenere concretamente i missionari pistoiesi e non solo senza il contributo di altri soggetti se non le parrocchie. La campagna di quest’anno sarà a sostegno della “Casa della Comunità” costruita da Nadia Vettori nella periferia di Tresidela Nova della Città di Balsas in Brasile con la quale la collaborazione continua anche se Nadia è ormai rientrata in modo definitivo in Diocesi. Il Centro Missionario Diocesano continuerà a sostenere questo progetto, molto caro anche al nostro vescovo monsignor Fausto Tardelli.
Le offerte raccolte saranno destinate anche al nostro sacerdote fidei donum don Marcello Tronchin, che opera in Ecuador nella Diocesi di Esmeraldas, in contesti problematici, dove povertà e sfruttamento sono esperienze drammatiche di vita quotidiana.
Un’altra parte delle offerte raccolte sarà invece destinata alla Fondazione di diritto pontificio Aiuto Alla Chiesa che Soffre, che alla Veglia di preghiera porterà la sua testimonianza attraverso don Ihab Alrachid.
A sostegno di questi progetti facciamo appello alle nostre parrocchie, affinché tutte rispondano alla richiesta che vogliamo rivolgere in favore dei nostri missionari, anzi, i nostri mandati, perché a nessuno di essi manchi l’affetto e la preghiera ed il contributo di tutta la comunità diocesana.

«Per amore del mio popolo non tacerò»; questo è il tema della Veglia proposto a livello nazionale che richiama immediatamente la vicenda di mons. Oscar Romero…

Direi che si tratta di un richiamo doveroso: San Oscar Arnulfo Romero, ucciso mentre stava celebrando la Santa Messa a San Salvador, è diventato l’icona del martire che si è speso fino all’effusione del sangue per il popolo salvadoregno, in particolare per i poveri e gli oppressi vittime dell’ingiustizia umana e della sete di potere.

Dove si svolgerà e chi sarà presente?

Quest’anno la Veglia di Preghiera si svolgerà sabato 23 marzo 2019 alle ore 21 nella Chiesa cattedrale di Pistoia: presiederà la veglia il nostro vescovo mons. Fausto Tardelli.

Qual è l’originalità di questa edizione?

Sicuramente il fatto che siamo riusciti, sia nell’organizzazione e poi nello svolgimento della Veglia stessa, a coinvolgere altre realtà diocesane. È doveroso ringraziare per la disponibilità dimostrata, augurandoci che questa esperienza possa essere replicata in altre circostanze perché sembra proprio un bell’esempio di comunione fraterna.


I missionari uccisi nell’anno 2018

Nel corso dell’anno 2018 sono stati uccisi nel mondo 40 missionari, quasi il doppio rispetto ai 23 dell’anno precedente, e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. In Africa sono stati uccisi 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica (21); in America sono stati uccisi 12 sacerdoti e 3 laici (15); in Asia sono stati uccisi 3 sacerdoti (3); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote (1).
Usiamo il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro.
(Agenzia Fides)




Dalla vocazione al mondo digitale

Sono disponibili presso la Libreria San Jacopo di Pistoia i sussidi  per gli incontri di riflessione e preghiera dedicati a due punti centrali emersi dal sinodo dei giovani. Nei sussidi è possibile trovare infatti una proposta di taglio più vocazionale, dedicata a comprendere la chiamata che il Signore rivolge a ogni credente; una seconda dedicata all’ambiente digitale.

Il primo sussidio dal titolo: “Seconda stella a destra: questo è il cammino…” affronta il tema del discernimento vocazionale.

Il secondo, dal titolo: “Noi, tu, io, Dio …e i Social Network” è dedicato al mondo digitale.

Entrambi presentano due tracce: una per un incontro di preghiera e meditazione, l’altra per un momento di condivisione e riflessione di gruppo. I sussidi sono a cura della Comunità del Seminario di Pistoia. La Comunità del Seminario si rende disponibile per presentarli e realizzarli nelle parrocchie o nei gruppi giovanili. Per contatti: redazione@diocesipistoia.it (don Ugo: 338 65 09 437)

È anche possibile scaricare i due sussidi di seguito in pdf:

Per maggiori info visita la pagina dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile




Cinque soste con il Vescovo nelle Chiese del Centro Città

Stazioni quaresimali per un cammino penitenziale verso la Pasqua

In Diocesi di Pistoia, in occasione della Quaresima viene proposta, ogni venerdì, la partecipazione alle “Stazioni Quaresimali“: stare davanti al Signore nell’atteggiamento di lode, pronti per testimoniare e annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Viene ripresa e contestualizzata – come ormai da alcuni anni, per volontà del Vescovo Fausto – l’antichissima tradizione romana delle stationes quaresimali, nelle quali i fedeli insieme ai pellegrini presenti nella città eterna, si radunano e fanno sosta – “statio” appunto – presso una delle tante “memorie” dei Martiri, che costituiscono le fondamenta della Chiesa di Roma. Si fa così memoria di quanti con il loro sangue hanno reso testimonianza a Cristo, ed il loro ricordo diventa stimolo per ciascun cristiano a rinnovare la propria adesione al Vangelo.

Abbiamo documentazione antichissima delle statio a Roma. Già con alcuni Padri della Chiesa, nel Pastore di Erma e poi in Cipriano, Tertulliano e in altri Padri abbiamo indicazioni in merito. Che cos’è dunque la statio? Innanzitutto, una veglia, accompagnata dal digiuno, con la quale ci si prepara a vivere un avvenimento importante. Si riprende la terminologia militare, come sottolinea sant’Ambrogio, per cui la statio ci rimanda all’immagine della sentinella che vigila nell’accampamento. Questo atteggiamento si collega ad uno dei motivi essenziali della quaresima: vigilate, state attenti e compite in particolare opere di penitenza, di carità e di digiuno. Queste opere vengono collegate tra loro e proposte per creare un atteggiamento di conversione profonda attraverso, appunto, la vigilanza, le pratiche e gli esercizi di pietà.

Concretamente, la statio diventa poi l’incontro della comunità cristiana che si raduna intorno al suo Vescovo in una chiesa “secondaria” da cui parte, accompagnata dal canto delle litanie dei santi, una processione verso la chiesa “stazionale”, nella quale viene celebrata l’Eucaristia.
Malgrado il passare dei secoli, questi riti conservano il loro valore, perché ricordano quanto importante sia , anche in questi nostri tempi, accogliere senza compromessi le parole di Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23).
La Quaresima «è un periodo che ci ricorda il dovere della penitenza e che ci offre un programma di più espressiva preghiera» (San Paolo VI).
Come pellegrina che cammina verso la salvezza, con un impegno di riconciliazione e rinnovamento nella misericordia, la chiesa pistoiese si “mette in marcia” con una processione penitenziale alla settimana che ci invita a camminare insieme, sostenendoci vicendevolmente, guardando alla Croce che ci precede e a Colui che l’ha abbracciata per amore nostro.

Parlare oggi delle “Stazioni quaresimali” può sembrare una cosa d’altri tempi, superata dalla frenetica vita anche della nostra Pistoia. In questa prospettiva, uscire di casa per andare a pregare in una chiesa del centro insieme a fratelli di altri quartieri, uniti dalla preghiera, può sembrare un’idea strana e fuori tempo. Ma a ben vedere è invece un modo forte di manifestare la propria fede nella Chiesa che è unita intorno al Vescovo e alla sua storia spirituale.
Il tempo forte di Quaresima e della Pasqua è un momento privilegiato per compiere un cammino interiore e rinnovare la propria vita spirituale, come Chiesa che cresce alla scuola dei suoi testimoni e nell’esperienza di comunione e di preghiera. Proprio l’idea della preghiera in comunione è una delle caratteristiche peculiari delle Stazioni quaresimali insieme all’altro elemento importantissimo, quello della memoria dei testimoni.
La Comunità Cristiana che è in Pistoia che si raccoglie in preghiera col Vescovo in alcune “chiese memoria” dei suoi testimoni nella fede (non a caso sono state scelte San Paolo, Sant’Andrea, San Bartolomeo, San Giovanni) è una realtà dinamica, che cerca nelle radici della sua storia la forza per scrivere il proprio futuro. È una Chiesa che vuole trovare nei suoi santi la forza del cammino e la direzione certa per poter raggiungere le stesse mete, gli stessi traguardi.
Si cammina nella certezza che Egli è risorto e che la sua Pasqua dà significato e vigore al nostro impegno

Appuntamento quindi alle ore 21,00:
il 15 marzo presso il Battistero di San Giovanni in Corte (Piazza del Duomo) per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Giovanni.

il 22 marzo presso la Chiesa di Santa Maria del Soccorso (Borgo Bambini) per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Bartolomeo;

il 29 marzo – nell’ambito delle “24 ore per il Signore” Messa e Confessioni a San Paolo (dalle ore 18,00 – Adorazione Eucaristica);

il 5 aprile presso la Chiesa della Misericordia per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso San Paolo;

il 12 aprile presso la Chiesa del Carmine per procedere poi – per la celebrazione della Messa – verso Sant’Andrea.




La “Madonna di Piazza” dalla Cattedrale a Palazzo Strozzi

Tre opere d’arte  in prestito da Pistoia a Firenze per la mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo”. Tra i capolavori pistoiesi anche la Madonna di Piazza della Cattedrale di San Zeno. È qui che si conservano altre opere significative del grande artista del Rinascimento.

Pistoia concede il prestito di tre opere d’arte alla mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo”, che dal 9 marzo al 14 luglio prossimi sarà aperta a Firenze in Palazzo Strozzi, con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello. Si tratta del busto del Salvatore di Agnolo di Polo, conservato nella seconda sala del Museo Civico d’arte antica in Palazzo Comunale, dell’affresco che raffigura San Girolamo e una santa martire di Andrea del Verrocchio, custodito nel complesso di San Domenico, e della Madonna di Piazza, un dipinto a tempera su tavola di Andrea del Verrocchio e Lorenzo di Credi, conservato nella Cattedrale di San Zeno.

Le tre opere d’arte sono state portate a Firenze nei giorni scorsi, avvalendosi della ditta Arteria, specializzata nel trasporto di opere d’arte, con l’ausilio di automezzi climatizzati, dotati di allarme e sospensioni idrauliche, per garantire la tutela delle opere durante tutte le fasi di movimentazione.

«Il prestito a Palazzo Strozzi rappresenta un grande riconoscimento e una eccellente valorizzazione di alcune delle opere d’arte che Pistoia custodisce, con cura, da secoli – evidenzia il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi –. La mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” di Palazzo Strozzi è uno degli eventi di punta delle celebrazioni leonardiane del 2019, una retrospettiva straordinaria, con prestiti concessi da una trentina di prestigiose istituzioni straniere e altrettante italiane, oltre che da collezioni private. Siamo orgogliosi di essere tra queste e che tre capolavori presenti nella nostra città siano stati scelti da esperti di fama internazionale per arricchire la mostra di Firenze. La nostra città è ricca di opere d’arte legate al Verrocchio, che invito a venire ad ammirare a Pistoia una volta che saranno rientrate anche le tre attualmente in prestito.»

Nei mesi scorsi, in vista dei prestiti, il busto del Salvatore e l’affresco di San Girolamo sono stati sottoposti a interventi di manutenzione e restauro realizzati, a spese degli organizzatori della mostra, rispettivamente da Filippo Tattini, con la collaborazione di Lucia Maria Bresci, e da Laura Lucioli, sotto l’alta sorveglianza di Maria Cristina Masdea della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato.

Il busto del Salvatore di Agnolo di Polo (che si formò nella bottega fiorentina di Andrea del Verrocchio) è una scultura in terracotta dipinta di 74 cm di altezza, raffigurante Cristo in atto di benedire. Fu commissionata allo scultore fiorentino nel 1498 dalla Pia Casa della Sapienza di Pistoia per essere collocata nella sala dell’Udienza del Collegio Forteguerri, l’attuale biblioteca Forteguerriana, da dove è pervenuta nelle civiche raccolte d’arte.

Il restauro è consistito principalmente nella rimozione dello strato di deposito dalla superficie e di vecchie stuccature riconducibili a precedenti restauri, e nel consolidamento per mettere in sicurezza le parti pericolanti. Si è reso necessario anche un trattamento antitarlo sulla mano destra, che risulta essere stata ricostruita in legno in epoca imprecisata.

La raffigurazione di San Girolamo e una santa martire, alta circa 4 metri, è un affresco di Andrea del Verrocchio staccato dall’originale collocazione e montato su supporto rigido, oggi posizionato nella sagrestia del complesso di San Domenico.

L’intervento eseguito sull’opera è consistito soprattutto in un riordino poiché il capolavoro non evidenziava grandi problemi conservativi. Iniziato i primi di gennaio e durato due mesi, il restauro ha riportato alla luce un’incisione sul muro, effettuata straordinariamente senza cartone o spolvero, particolarmente preziosa e importante per restituire maggiore matericità e tridimensionalità al volto del santo. Il recupero ha anche evidenziato una spina che trafigge una zampa del leone e un rivoletto di sangue che scende fino a terra.

La Madonna di Piazza è un dipinto a tempera su tavola di Andrea del Verrocchio e Lorenzo di Credi, conservato nella Cattedrale di San Zeno. La tavola fu commissionata al Verrocchio negli anni settanta del Quattrocento, ma rimase a lungo incompiuta nella bottega fiorentina del maestro. Il lavoro fu poi completato da Lorenzo di Credi.

Il dipinto è collocato nell’attuale cappella del Santissimo Sacramento che ha inglobato, all’inizio del XVII secolo, l’antica chiesina della Madonna di Piazza, edificio un tempo con accesso autonomo dal corpo della cattedrale. L’ambiente è coperto da una cupoletta che nei prossimi mesi sarà oggetto di un restauro e di una ripulitura finanziati dagli organizzatori della mostra fiorentina.

Il dipinto della Madonna di Piazza non ha invece richiesto alcun intervento di restauro, ma è stato sottoposto a indagini di studio non invasive.

Il Verrocchio a Pistoia. La presenza del Verrocchio e dei suoi principali allievi è documentata, a Pistoia, anche da altri capolavori come, ad esempio, il monumento funebre in marmo avviato nel 1474 dal Verrocchio in onore del cardinale Niccolò Forteguerri nella Cattedrale di San Zeno (da cui proviene anche la figura intera del cardinale, eseguita successivamente dal Lorenzetto, che si conserva tra le sculture del Museo Civico collocate nell’atrio del Palazzo Comunale), e la pala d’altare con una Sacra Conversazione del pittore Lorenzo di Credi, custodita nel Museo Civico d’arte antica del Palazzo comunale e proveniente dallo Spedale del Ceppo.

(comunicato Comune di Pistoia-Diocesi di Pistoia)




Lamporecchio ricorda il suo “Monsignore”

Presentato nel suo paese natale un volume dedicato a Sabatino Ferrali, sacerdote e storico

Sabato 23 febbraio l’associazione culturale “Accademia di Masetto” di Lamporecchio ha dedicato un pomeriggio al ricordo di Monsignor Sabatino Ferrali. L’occasione dell’incontro è stata data dalla recente pubblicazione degli atti della giornata di studi, che la Società Pistoiese di Storia Patria e il Centro italiano di studi di Storia e d’Arte di Pistoia, nel quadro del programma di Pistoia Capitale, destinarono a Monsignor Ferrali nel gennaio 2017.

All’incontro, tenutosi nella sala della Biblioteca comunale “Don Siro Butelli”, erano presenti Alberto Cipriani e Giorgio Francesconi, curatori del volume degli atti da titolo «Sabatino Ferrali nella cultura pistoiese del secondo Novecento» (Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 2018).

Cipriani, nel suo intervento, ha testimoniato il profondo legame che lo ha legato a Ferrali, o meglio a Monsignore come tutti i pistoiesi lo chiamavano. Oltre che per i sicuri meriti scientifici, infatti, la comunità pistoiese e in particolare un gruppo di giovani pistoiesi a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, devono molto alla generosa creatività, all’amicizia formativa che Ferrali sapeva esprimere. Medievista, storico diocesano e studioso di storia ecclesiastica pistoiese, Ferrali, nutritosi di solidi studi classici, ha sempre cercato la collaborazione di giovani che sollecitava allo studio serio della storia e in particolare della storia di Pistoia. Il suo incontro con Ferrali, ha ricordato Cipriani, avvenne in occasione della costituzione del Centro italiano di Studi di Storia e d’Arte di Pistoia. Un’istituzione che Ferrali volle fortemente e della quale fu cofondatore e vicepresidente e la cui importanza è attestata dai ventisei volumi di atti relativi ad altrettanti convegni fin qui pubblicati.

Francesconi, dopo aver ricordato il legame di Ferrali con la Società Pistoiese di Storia Patria, ha rilevato la straordinaria personalità poliedrica di Ferrali, studioso e promotore di relazioni culturali, che gli consentirono di portare a Pistoia prestigiosi studiosi di storia e di arte. Ferrali fu un intellettuale originale nel panorama della cultura pistoiese del secondo Novecento, a tratti “inattuale”. A partire dalla sua salda formazione classica e teologica, egli, ha osservato Francesconi, non fu incline ai richiami della modernità, come attestano le reazioni non sempre accondiscendenti con le novità introdotte dal Concilio Vaticano II. Ferrali non amava la mediazione, affrontava gli uomini e le cose con autorevolezza e, a tratti, con autoritarismo, salvo, poi, saper trasformare questi coriacei atteggiamenti in affettuosa accoglienza e simpatica compagnia. In questa dimensione della personalità, secondo Francesconi, possiamo vedere l’origine “campagnola” di Monsignore.

Sabatino Ferrali nacque, infatti, a Lamporechio nel 1900 e a Lamporecchio era tornato come Proposto dal 1935 e il 1950, quando fu nominato canonico e parroco della Cattedrale. L’amore per la sua origine rimase sempre vive, ha rimarcato Francesconi, leggendo un passo tratto da una prefazione che Monsignore scrisse a un volumetto sui dolci popolari toscani e nelle quali, parlando della festa del primo maggio a San Baronto, dei brigidini, dei berlingozzi, seppure con una scrittura sempre particolarmente curata, riaffiorano in modo quasi incontenibile i ricordi della fanciullezza e l’amore per le sue terre di origine.

Gli interventi dei presenti hanno seguito quest’ultima traccia, ossia il legame di Monsignore con Lamporecchio: sulla base di ricordi diretti o indiretti sono stati rievocati da parenti, chierichetti e allievi – Monsignore fu, negli anni tra 1935 e 1950 oltre che parroco a Lamporecchio, insegnante e preside della Scuola Media di Larciano – frammenti di vita quotidiana di Sabatino Ferrali sacerdote, insegnante, uomo di famiglia. Un bel pomeriggio, dunque, ricco e intenso in ricordo dello studioso rigoroso, dell’austero Monsignore, ma anche dell’uomo che conservava un profondo legame con la sua Lamporecchio.
Ivo Torrigiani




Incontro tra i seminari di Prato e Pistoia

I seminaristi delle due diocesi si sono incontrati presso la Fondazione MAiC di Pistoia per un pomeriggio di preghiera e condivisione

di Maximilien Baldi, seminarista

PISTOIA – Venerdì primo marzo i seminaristi della Diocesi di Prato, accompagnati dal loro rettore don Daniele Scaccini, sono venuti a Pistoia a visitare la nuova sede della Fondazione MAiC. La Fondazione è un luogo a molto caro noi seminaristi di Pistoia, poiché don Diego Pancaldo (nostro Padre spirituale), svolge qui il suo ruolo di assistente spirituale occupandosi della cura pastorale dei ragazzi con disabilità, delle loro famiglie e di tutti gli operatori che svolgono il loro servizio all’interno della struttura. Da qualche anno anche noi seminaristi pistoiesi, incoraggiati dal nostro rettore don Ugo, prestiamo servizio di volontariato nel mese di luglio nel centro estivo di Ronchi a Massa. Per noi è stato un po’ come accogliere a “casa” i nostri “fratelli” pratesi. Don Diego ha raccontato la storia del centro e mostrato loro la nuova struttura, mentre don Ugo ha illustrato la decorazione della nuova chiesa, caratterizzata dai mosaici del gesuita Marko Ivan Rupnik (presbitero, teologo e artista), vero e proprio “cuore” della Fondazione e dell’associazione religiosa Maria Madre nostra. Terminata la visita abbiamo partecipato alla Santa Messa celebrata dai nostri superiori insieme ad alcuni degli assistiti della casa famiglia. Nella chiesa della Fondazione abbiamo affidato al Signore la “nascita” di questa amicizia tra i nostri seminari, uniti fino agli anni cinquanta del secolo scorso, con la speranza di poter essere un piccolo segno per tutti i pistoiesi e pratesi (ben nota è la rivalità campanilistica), così da ricordare che in Cristo non esiste divisione, ma soltanto comunione. Il nostro incontro si è infine concluso con un momento di convivialità e dialogo fraterno …davanti a una pizza!