Festa della Famiglia: il coraggio di rischiare per la promessa di Dio

Con il titolo Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio, sarà celebrata domenica 12 Maggio presso il centro Giovanni Paolo II della parrocchia della Beata Vergine Maria (La Vergine) la festa diocesana della Famiglia.

La festa si sviluppa nella mattinata con un incontro guidato da Don Ezio Bottacini (Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia) sul tema La missionarietà della famiglia. All’incontro seguirà la celebrazione della Santa Messa.

A seguire pranzo a menù fisso (contributo di 12 € adulti, 5 € bambini , prenotazione richiesta).

Nel pomeriggio è previsto un intrattenimento musicale del gruppo Il Sicomoro e due testimonianze.

Attività di animazione sono previste sia per il mattino che per il pomeriggio. Per info e prenotazioni: Irene 3288852699, Massimo 3332236355, opppure mail a: ufficiofamiglia@diocesipistoia.it.

ECCO IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

ore 9:30     ACCOGLIENZA
ore 10:00   INCONTRO CON DON ENZO BOTTACCINI
ore 11:00    SANTA MESSA
ore 13:00   PRANZO A MENÙ FISSO
ore 15:00   TESTIMONIANZE E INTRATTENIMENTO MUSICALE

 




Madre Caiani: un libro celebra i trentanni della Beatificazione

Venerdì 3 maggio la presentazione del volume presso le Scuderie Medicee di Poggio a Caiano

L’amministrazione comunale di Poggio a Caiano e l’Istituto Suore Francescane Minime del Sacro Cuore celebrano i trentanni della beatificazione di Madre Caiani con la pubblicazione di un libro fotografico dal titolo: «Rievocando la beatificazione di Suor M. Margherita Caiani (1989-2019)». Il volume ripercorre, con documenti e fotografie provenienti principalmente della raccolta Gianfranco Desii, i momenti salienti delle celebrazioni a Roma, a Bonistallo e a Poggio a Caiano.

Madre Caiani fu beatificata in Piazza San Pietro il 26 aprile 1989 da Papa Giovanni Paolo II: un evento indicamentibile per le “Minime” e tutta la comunità di Poggio a Caiano. Erano allora presenti a Roma oltre seimila poggesi, accompagnati dal vescovo Simone Scatizzi e dalla madre generale suor M. Sandrina Borgioli.

«Con questa pubblicazione – dichiarano il sindaco Francesco Puggelli e l’Assessore alla Cultura Giacomo Mari – s’intende contribuire a serbare memoria dell’importanza che la beatificazione di suor Margherita Caiani ha rappresentato per la comunità poggese e ben oltre. Un riconoscimento che mise il sigillo della Chiesa a una vita esemplare e significativa, non solo per le ‘minime’, ma per migliaia e migliaia di persone raggiunte dalla carità di Madre Caiani, portata avanti poi, seguendo il suo insegnamento, dalle sue consorelle a Poggio, in Italia e nelle numerose missioni nel mondo».

Il libro sarà presentato venerdì 3 maggio alle ore 21, presso le Scuderie Medicee a Poggio a Caiano (Via Lorenzo il Magnifico, 5).
Interverranno Francesco Puggelli, sindaco di Poggio a Caiano; Sr. M. Salvatorica Serra, Madre Generale Istituto delle Minime; Giacomo Mari, assessore alla cultura; Mauro Banchini, giornalista; Simone Panci, storico e biografo di Madre Caiani. Il Baritono Giorgio Gatti offrirà un omaggio canoro alla Beata Caiani.




Maggio a Valdibrana

Il programma del santuario diocesano di Valdibrana per il mese dedicato alla Vergine Maria

Come ogni anno la chiesa di Pistoia nel mese di maggio si mette in cammino per andare in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Valdibrana. Ci siamo rivolti al rettore del santuario Mons. Cesare Tognelli per conoscere il programma del mese.

Don Cesare, come sarà aperto il mese mariano?

Il mese mariano si apre mercoledì 1 maggio quando è prevista la celebrazione delle messe nel santuario secondo l’orario festivo, cioè alle ore 7.00 – 11.00 – 18.00.

Può parlarci del programma del mese?

Il programma quest’anno prevede la celebrazione delle sante messe nei festivi alle ore 7.00 – 11.00 – 18.00. Tutte le messe domenicali saranno celebrate nella nuova aula liturgica intitolata a Mons. Bianchi. Nei giorni feriali la santa messa è celebrata nel santuario alle ore 18.00. Alle ore 17.30 la messa è preceduta dalla preghiera del Santo Rosario.

Ci sarà anche la possibilità di confessarsi nei seguenti giorni: martedì e mercoledì dalle ore 15.30 alle 17.30 e venerdì e sabato dalle ore 10.30 alle ore 12.30.

L’8 maggio è la festa della Madonna di Valdibrana. Alle ore 11.00 il vescovo di Pistoia celebrerà la santa messa. Mercoledì 8 il vescovo guiderà anche la recita del santo rosario alle ore 21.00. Mons. Tardelli chiuderà il mese mariano celebrando l’eucarestia al Santuario il giorno 31 maggio alle ore 18.00.

Domenica 19 alla messa delle ore 11.00 è prevista la Benedizione e la consacrazione a Maria dei bambini. Ricordo anche che domenica 5 maggio l’Azione Cattolica diocesana organizza un pellegrinaggio a Valdibrana alle ore 18 e che l’ultimo sabato di Maggio è previsto il tradizionale pellegrinaggio dell’Unitalsi a Valdibrana.

La novità di quest’anno è senz’altro la disponibilità della nuova aula liturgica del centro Mariano intitolato a don Severino Paganini; come pensate di valorizzarla?

Intanto quest’anno, come già segnalato, celebreremo nell’aula liturgica tutte le messe domenicali. La possibilità di utilizzare l’aula liturgica può essere certamente la celebrazione liturgica, ma i locali presenti nella struttura, fornita anche di numerosi servizi, possono essere utilizzati per incontri e momenti comunitari. Per prenotare è possibile contattarmi telefonicamente allo 0573 48729.

Nel programma del Maggio a Valdibrana è prevista la presenza e la collaborazione di tanti cori parrocchiali; può spiegarci di cosa si tratta?

Tutti i mercoledì del mese di Maggio alle ore 21.00 è infatti prevista la recita del santo rosario con la presenza e l’animazione dei diversi cori parrocchiali: ogni volta più cori della diocesi si uniranno per cantare insieme le lodi alla Vergine Maria.

Questo nuovo anno pastorale è iniziato sotto la protezione della Madonna di Valdibrana; in questo mese mariano come sarà possibile vivere come comunità fraterna e missionaria?

Al di là del fatto che anche il commento al rosario diventa momento di evangelizzazione, l’incontro tra i cori è sempre stato una bella occasione, fraterna e cordiale per conoscersi e concludere con un momento di convivialità. Nella sua lettera pastorale, inoltre, «per sottolineare il senso fondamentale di appartenenza alla Chiesa particolare» il vescovo invitava tutti a «ritenere importanti e imperdibili certi appuntamenti diocesani ai quali partecipare come parrocchie, associazioni e movimenti» tra cui la festa della Madonna di Valdibrana l’8 maggio.

Quale messaggio vuole dare ai fedeli e alle parrocchie della diocesi?

La Vergine di Valdibrana ci viene incontro, ci presenta suo figlio. Il messaggio di Valdibrana è un invito all’accoglienza: accoglienza di Maria, per recuperare l’occasione di incontrare personalmente Gesù.

Daniela Raspollini




Che cristiano sei? L’omelia del vescovo per il giorno di Pasqua

Le stragi di Pasqua in Sri Lanka e un provocatorio ritratto della fede in Italia oggi nell’omelia del vescovo per la Messa del giorno di Pasqua

Nell’omelia della Domenica di Pasqua il vescovo Tardelli ha ricordato i cristiani uccisi in Sri Lanka durante le celebrazioni pasquali. Una minoranza perseguitata, ma viva e tenace che ci interpella e forse mette anche in discussione i nostri accomodamenti. «Non siamo più – afferma il vescovo – un paese cristiano e noi cristiani spesso siamo diventati sale sciapito, senza più sapore e luce nascosta sotto il letto». Dobbiamo riconoscerci cristiani stanchi, delusi o impauriti? Proponiamo di seguito una sintesi dell’omelia.

«Noi speravamo»

Così dicono i due discepoli che sconsolati se ne andavano da Gerusalemme ad Emmaus, la sera di quel primo giorno della settimana dopo il sabato. Se ne andavano via, forse per dimenticare l’avventura che avevano vissuto con Gesù; forse per voltare pagina, dopo che con la morte di Cristo era svanita ogni loro speranza. «Noi speravamo», dicono al viandante misterioso che si accompagna al loro cammino, «Noi speravamo che Gesù fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute». Si, è vero, continuano i due pellegrini, alcune donne e alcuni discepoli hanno trovato il sepolcro vuoto ma, concludono con delusione e amarezza, «Lui non l’hanno visto».

Una frase che ci rimbomba nell’anima

«Noi speravamo». Questa frase ci rimbomba nell’anima, ci risuona dentro: quante volte l’abbiamo detta anche noi? (…) Carissimi amici, lo dobbiamo riconoscere credo con estrema sincerità: spesso siamo spenti dentro, siamo come morti; resi cinici dalle esperienze della vita. Dov’è la nostra fede, il fervore della nostra devozione, la fiamma viva della speranza, l’ardore indomito della carità? Dove sono finiti i nostri entusiasmi giovanili, quando conoscemmo il Signore e diventammo consapevolmente credenti?

Che cristiani siamo?

Che razza di cristiani siamo, aridi, fiacchi, legati soltanto a qualche tradizione, forse a un po’ di buone maniere, ma accomodati sempre al pensiero del mondo, alle prediche dell’imbonitore di turno, alle idee più aberranti di questa società, alle ideologie del pensiero unico, alla dittatura del relativismo, a visioni del mondo dove non c’è posto per Dio e tutto è manipolabile a piacimento e desiderio di ognuno?

La strage di Pasqua

Oggi, nello Sri Lanka, fratelli di fede hanno pagato un caro prezzo per Gesù Cristo. Tre attentati in simultanea hanno devastato il santuario di Sant’Antonio a Colombo, nella capitale, la chiesa di San Sebastiano a Negombo, a circa 30 chilometri dalla capitale e la chiesa a Batticaloa, a 250 chilometri a est della capitale. È stata una strage tra i fedeli che partecipavano alla Messa di Pasqua, più di 150 morti. Questi nostri fratelli ci sono d’esempio. Essi hanno fatto veramente Pasqua, mescolando il loro sangue con quello di Cristo e partecipando da subito alla sua risurrezione, entrando con Lui in paradiso.

Siamo ancora un paese cristiano?

Persone, quello dello Sri Lanka, venute alla fede in tempi molto più recenti di noi, eppure con una fede mille volte superiore alla nostra, di noi, paesi di antica cristianità, italiani ed europei che sembriamo ormai stanchi, se non insofferenti degli insegnamenti di Cristo e della chiesa. Dobbiamo dirlo: non siamo più, ma forse non lo si era neanche prima, visti i risultati, un paese cristiano e noi cristiani spesso siamo diventati sale sciapito, senza più sapore e luce nascosta sotto il letto.

Accomodati, delusi o impauriti?

È proprio vero: come i discepoli di Emmaus anche noi possiamo dire che “speravamo”, che abbiamo sperato. (…) Lo abbiamo sperato, credo che non possiamo negarlo. Poi è successo qualcosa: siamo cresciuti e abbiamo cominciato a fare i conti con la giungla di questo mondo; abbiamo ceduto a compromessi per mangiare e avere una buona condizione di vita; abbiamo visto che a fare il bene ci si rimette sempre e che forse non conviene cercare di comportarsi secondo gli insegnamenti di Cristo. Abbiamo visto quello che fan tutti e ci siamo detti, perché non dovrei anch’io fare uguale? Forse anche è capitato di restare delusi dalla chiesa, dal Papa, dai vescovi, dalla nostra parrocchia, dal nostro gruppo, dal nostro prete o dai preti in genere; forse ha prevalso la paura di passare per bigotti, sprovveduti, retrogradi, fanatici, antiscientifici, poco moderni… Insomma, son successe un sacco di cose, per cui anche noi siamo arrivati al punto di dire: “si, speravamo….”

Che fare?

Di fronte a tutto questo non ho parole mie da dire o discorsi miei da fare. Posso solo guardare a Gesù, a quello che disse e fece con i discepoli di Emmaus e che ancora dice e fa oggi, qui, con noi. (…) Ecco, il Signore Gesù risorto e vivente, qui in mezzo a noi stasera ci parla e spezza il pane per noi; ci fa capire che dobbiamo accettare la nostra fragilità; che il Regno di Dio avanza anche se in un’apparente condizione di minorità; che sempre dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza e la malvagità degli uomini; che sempre il bene e la verità appaiono perdenti in questo mondo e che anche la chiesa non è fatta di perfetti. Ma ci dice anche che Egli ha vinto; ha sconfitto la morte e il male del mondo; che i peccati possono essere perdonati e si può rinascere a vita nuova sempre, anche quando si è vecchi.

Leggi l’intera omelia qui




Depressione, accidia e notte spirituale

Lunedì 29 aprile in Seminario la presentazione del volume di suor Marie-Liesse Pouls. Un aiuto a discernere e curare i disagi dell’anima.

Se la depressione è considerata il male del secolo, la nostra provincia ha il triste primato di essere tra le principali consumatrici in Italia di antidepressivi. Un’onda di disagio che infetta anche lo Spirito, ma della quale, però, si è anche poco informati. Non è sempre immediato, infatti, saper distinguere la depressione dall’accidia e da altri fenomeni che toccano la mistica come la notte spirituale.
Il libro di Suor Marie-Liesse Pouls, sorella della Fraternità di Gerusalemme molto conosciuta a Pistoia, «Depressione, accidia e notte spirituale» (Tau editrice, 2019) ha il pregio di fare chiarezza sui disagi della psiche e dell’anima.

Il suo lavoro che rielabora la tesi di licenza realizzata presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma sarà presentato nell’Aula Magna del Seminario di Pistoia lunedì 29 aprile alle ore 21.

Interverrà l’autrice, il dottor Raffaello Spiti, psichiatra, neurologo e psicoterapeuta; don Giordano Favillini, della Fraternità Apostolica di Gerusalemme, Beatrice Iacopini docente e filosofa.

La serata sarà accompagnata dal canto di un coro proveniente dall’Olanda, paese da cui proviene Marie-Liesse, che si esibirà con alcuni brani intonati al tema della presentazione.
Il coro gospel “Gioia” di Landgraaf, guidato dal maestro Louk Kockelkoren, terrà anche un concerto il giorno successivo, martedì 30 aprile alle ore 21.15 presso la Basilica della Madonna dell’Umiltà. Due appuntamenti da non perdere.




Il servita della tribù dei leoni

Un ricordo di Padre Benedetto Biagioli

Riposa nel piccolo cimitero di Iano, padre Benedetto Biagioli, nella terra dove trascorse i primi anni d’infanzia ma lontano da quell’Africa che aveva conquistato il suo cuore. D’altronde padre Benedetto era così, andava dove c’era bisogno, non dove piaceva a lui, e anche in punto di morte non espresso volontà in merito alla sepoltura: mettetemi dove pensate sia meglio per voi, ha lasciato detto.

A Pistoia, la sua diocesi, è poco conosciuto perché si chiamava ancora Oscar e aveva appena iniziato le elementari quando fu mandato a studiare dai Servi di Maria a Figline Valdarno, grazie a una benefattrice che fornì le risorse economiche alla sua numerosa famiglia. Cresciuto tra i frati, decise di rimanere, prese i voti, cambiando il nome in Benedetto, e poi divenne sacerdote, nel 1949. Due anni dopo, quando un padre missionario rientrato dallo Swatziland chiese rinforzi, decise di rispondere all’appello, con quello spirito che, dicevamo, lo ha contraddistinto sempre, mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno.

Nel 1987 poi, il vescovo della vasta diocesi di Lugazi, in Uganda, per ascoltare il desiderio di alcuni suoi giovani che volevano diventare Servi di Maria, si rivolse alla missione servita più vicina che era appunto quella dello Swatziland (quattromila chilometri, come da Mosca a Madrid!) e ancora una volta, padre Benedetto lasciò quel che aveva iniziato per creare la parrocchia di Kisoga, non lontano dalle sponde nord del lago Victoria, ventimila anime che non avevano nemmeno una chiesa. Prima ancora di occuparsi dell’evangelizzazione, padre Benedetto volle riorganizzare e risistemare le venti scuole elementari già esistenti, creando poi quelle medie e superiori. La prima chiesa vera e propria arrivò dopo, nel 1994. Negli anni si aggiunsero rinforzi dall’Italia e soprattutto, nel 2000 si affiancarono ai fratelli due sorelle mantellate, suor Benizia e suor Giuditta, permettendo loro di avviare ancora altri progetti.

È lì che padre Benedetto spese venticinque anni della sua vita e lasciò un segno indelebile: i suoi parrocchiani lo avevano ribattezzato Kateregga della tribù ‘Mpologoma, ovvero “dei leoni”, nome che ne contraddistingueva perfettamente lo spirito combattivo e tenace.

Fu costretto a rientrare in Italia nel 2002 a causa di una malattia che necessitava di cure attente, e anche qua continuò ad esercitare il suo ministero con lo stesso stile, andando dove lo mandavano: a Massa Carrara, poi a Pisa, perfino a Manduria, in Puglia; fu anche priore a Firenze e dal 2009 rettore della basilica di San Clemente ai Servi a Siena. Solo negli ultimi tre anni, quando la malattia ormai galoppava, si fermò a Siena, dove morì il 23 aprile del 2015.

Rimase tuttavia fortemente legato alla sua Kisoga, come ricorda per esempio don Giacomelli che ne era amico: continuava con impegno e dedizione a raccogliere fondi per sostenere i progetti della parrocchia ugandese dove i fratelli serviti con le suore mantellate si spendono tuttora per la promozione umana e spirituale del popolo e dove padre Benedetto è venerato come un santo.
Suor Floriana, delle nostre Mantellate, che ha visitato la parrocchia ugandese andando a trovare lì sua sorella suor Giuditta, è rimasta colpita dal fatto che ogni pietra, ogni progetto rievoca il nome di padre Biagioli: la casa per anziani, intuizione e costruzione di padre Benedetto, le scuole, la chiesa naturalmente; tutti laggiù lo venerano al punto che vorrebbero poterne custodire la salma nella loro parrocchia.
Il nostro servita non è stato solo un gran lavoratore: impressionava chiunque si avvicinasse a lui l’atteggiamento assolutamente privo di giudizio nei confronti degli altri; il nipote Paolo, preside del liceo scientifico, sintetizza così i ricordi che conserva dello zio: «ci ha fatto assaporare la tenerezza di Dio». E sua moglie mi ha confidato: «non mi meraviglierei affatto se sentissi di qualche miracolo attribuito a padre Benedetto».

Beatrice Iacopini




C’è ancora tempo per iscriversi al corso di preparazione

La bellezza di questo sacramento nella testimonianza di alcuni iscritti

Anche quest’anno l’Ufficio Catechistico promuove in diocesi il corso in preparazione alla cresima degli adulti. Il corso inizierà il 6 maggio alle ore 21 in seminario e si terrà tutti i lunedi del mese di aprile fino al 3 giugno con questo calendario: lunedì 6-13-20-27 maggio; 3 giugno. Le cresime saranno celebrate dal vescovo Tardelli in Cattedrale per la solennità di Pentecoste domenica 9 giugno alle ore 10.30. Chi intendesse iscriversi può ancora farlo contattando lo 0573 359613.

Ogni anno sono molti coloro che vogliono consolidare il loro cammino di fede attraverso il sacramento della confermazione, ma come si arriva a questa scelta? Abbiamo voluto ascoltare la voce di chi a breve inizierà il cammino di preparazione verso il conferimento della cresima incontrando Angela Arceni della parrocchia di San Michele Agliana e un giovane della parrocchia di Oste, Cristian Stanzione.

Angela, cosa rappresenta per te ricevere questo sacramento?

Per me questo sacramento rappresenta un rafforzamento della fede. Inoltre è il passo che viene prima per realizzare il mio sogno: il matrimonio.

Quale messaggio vuoi dare a coloro che come te a breve inizieranno il corso in preparazione alla cresima?

Il messaggio che voglio dare è quello di non farlo “tanto per”, ma perché ci dobbiamo credere davvero!

Cristian, perché hai deciso di iscriverti a questo corso di preparazione per la cresima?

Non ho voluto proseguire con il percorso quando ero ragazzino in quanto non avvertivo la presenza della fede in me, anzi ero ateo convinto. Da adulto, circa un anno fa, per motivi personali non stavo molto bene e ho iniziato a pregare. Mi è venuta come una forza da dentro e ho sentito che non ero solo; li ho capito cosa voleva dire avere fede. Oggi voglio cresimarmi per completare un cammino. Il sacramento rappresenta per me, infatti, la piena adesione alla religione cattolica e l’entrare a far parte della grande famiglia di Gesù.

Vorresti dire qualcosa a chi è indeciso o sta per intraprendere un cammino di catechesi?

Il messaggio che voglio dare è quello di aprire il cuore all’ascolto dell’altro e che tutti i giorni possiamo essere dei bravi cristiani, non solo la domenica o il giorno della cresima.

D.R.




Con la diocesi a Montenero

Un invito a partecipare al pellegrinaggio diocesano del prossimo 15 maggio, per crescere insieme come “comunità fraterna e missionaria”.

La diocesi di Pistoia è in cammino verso il Santuario di Montenero: un pellegrinaggio diocesano per il quale è prevista una numerosa partecipazione di parrocchie, fedeli, associazioni. Abbiamo incontrato don Giordano Favillini della Fraternità Apostolica di Gerusalemme per saperne di più.

La diocesi si appresta a vivere un momento significativo nel prossimo mese di maggio con il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montenero Patrona della Toscana. Come mai questa scelta?

La Madonna delle Grazie di Montenero è la patrona principale della Toscana e da circa 60 anni le varie Diocesi toscane a turno, ogni anno offrono a tale Santuario l’olio che arde davanti all’immagine della Madonna. Questa offerta dell’olio rappresenta la preghiera che le varie Chiese presentano a Maria in segno di affidamento e devozione a Colei che intercede sempre per il popolo di Dio nelle varie vicissitudini della storia. Quest’anno sarà la Diocesi di Pistoia ad offrire l’olio, ma questa offerta sarà significativa se sarà accompagnata da una bella e numerosa rappresentanza di fedeli provenienti da tutte le Parrocchie della Diocesi. Gesù morente sulla Croce ha affidato a Maria Sua Madre tutti i suoi discepoli e fra questi ci siamo anche noi; siamo stati affidati a lei, alla Sua Preghiera, alla Sua maternità. Questo pellegrinaggio comunitario vuole essere una risposta a questo dono di Gesù e l’olio vuole rappresentare la nostra adesione a questo affidamento e alla maternità di Maria; la vogliamo ancora riconoscere come nostra Madre nella fede e sostegno nel voler essere discepoli di Suo Figlio.

Pistoia ha profonde radici di devozione mariana; per tutti noi sarà anche l’occasione per consolidare questo legame…

Questo salire a Montenero come Chiesa pellegrinante vuole essere un evento in cui chiedere aiuto, per mezzo di Maria, a Dio nostro Padre perché veniamo consolidati nella Fede battesimale in modo da divenire comunità credenti, testimoni del Vangelo, lievito di bene, di amore, di pace nei territori dove viviamo. Il tema pastorale di questo anno è: «Una comunità fraterna e missionaria». Diventeremo tali con l’impegno umano, ma soprattutto con la grazia dello Spirito Santo che è l’artefice della comunione e della missione. Chiediamo a Maria questa grazia !

Come possiamo invitare gli indecisi?

Questo pellegrinaggio sarà un’importante evento di Chiesa se troverà la partecipazione di tutte le parrocchie, un’occasione di invocazione comunitaria per ottenere appunto un maggiore spirito di comunione ecclesiale e l’entusiasmo e la creatività per realizzare una nuova evangelizzazione fra la nostra gente. Maria è chiamata “Stella della nuova evangelizzazione”. Colei che può guidarci su sentieri nuovi, con nuovi linguaggi, perché il Vangelo di Gesù possa nuovamente risuonare nel cuore delle giovani generazioni del nostro tempo anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa che spesso non comunicano messaggi di di speranza e positivi per la vita. Il programma del pellegrinaggio è diviso in due parti: dal mattino fino alle 14 per chi vuole vivere un momento di ritiro, ascolto e preghiera nella cornice naturalistica del Santuario. Dal pomeriggio fino alla sera la parte celebrativa dell’evento: la processione con la recita del Rosario, la celebrazione comunitaria della Riconciliazione, la Santa Messa celebrata dal vescovo e l’offerta dell’olio.
Per quanto riguarda la mattina alle 9.30 è previsto il canto delle Lodi; alle 10 una meditazione di fratel Antonio Emanuele della fraternità monastica di Gerusalemme, tempo di silenzio e preghiera personale, pranzo a sacco o in ristorante accanto al Santuario (18 euro).

Come potranno partecipare le parrocchie a questo evento diocesano?

Questo pellegrinaggio è un’occasione molto bella per vivere una giornata comunitaria fra le nostre parrocchie, di preghiera e ritiro per chi ne ha necessità, di conoscenza e di incontro per tutti. Per il viaggio ci si può organizzare o a livello parrocchiale o vicariale secondo le varie situazione ma permettiamo la partecipazione di più persone possibile, che sia un evento diocesano.

Daniela Raspollini




Sergio Mattarella a Vinci

La visita del Presidente della Repubblica nel giorno natale di Leonardo

A Vinci nell’anno delle Celebrazioni Leonardiane per i 500 anni dalla morte del grande genio arriva il Presidente Sergio Mattarella.
È un giorno speciale: una festa per la gente, ma anche un’occasione per ribadire la straordinaria capacità di Leonardo di vedere al di là dei limiti della conoscenza del suo tempo, ben caratterizzato dai due poli dell’umanesimo e della scienza.

«Appunto perché figlio di quel tempo in cui la cultura non riconosceva frontiere ed accomunava nello scambio delle esperienze tutta l’Europa malgrado i contrasti e le guerre interne, qualsiasi geo-tentativo di leggere la sua opera entro confini organizzati nei secoli successivi tra le scienze o tra i territori e tra i popoli apparirebbe fallace e soprattutto riduttivo del contributo immenso che Leonardo ha recato al progresso dell’umanità». In questo passaggio del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica a Vinci lunedì 15 aprile, giorno della nascita di Leonardo, c’è un messaggio semplice e profondo allo stesso tempo: da una parte si riconosce il Rinascimento come una realtà senza frontiere, pienamente europea, dall’altra c’è il richiamo ad evitare l’errore di “incasellare” Leonardo, più volte fatto nel passato.

L’attesa del Presidente della Repubblica, che il 2 maggio si recherà ad Amboise dove Leonardo è morto, era vivissima nei giorni precedenti a Vinci e nel territorio; grandissimo quindi, è stato il calore trasmesso lunedì scorso dalla gente. Mattarella, tra i personaggi politici più stimati nel paese, rappresenta, in effetti, uno dei pochi riferimenti condivisi per la fiducia e la stima che riscuote.
Nel palco ufficiale si sono alternati il sindaco Giuseppe Torchia, il presidente della Regione Enrico Rossi, il presidente delle celebrazioni leonardiane Paolo Galluzzi, il ministro della cultura Alberto Bonisoli, ma anche due giovani studenti della scuola media: Alice ed Edoardo. Tra gli ospiti anche il vescovo di Pistoia Fausto Tardelli e il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca.
A Vinci Mattarella ha inaugurato la mostra «Leonardo a Vinci. Alle origini del genio» ospitata presso il Museo Leonardiano dove è esposto il disegno di Leonardo “Paesaggio 8P” in prestito dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi, prima opera conosciuta del Genio, datata 5 agosto 1473. La mostra è incentrata sul tema del paesaggio e sulle testimonianze che svelano notizie, anche poco note, relative alla sua infanzia e prima giovinezza, trascorse a Vinci.
A Vinci Mattarella così ha definito Leonardo:

«Un grande toscano, un grande italiano, allora protagonista assoluto della scena europea, oggi riferimento insopprimibile nel mondo!».

Silvano Guerrini


Un video per scoprire i “luoghi di Leonardo”

Vinci, Anchiano, Vitolini, Bacchereto… località del Montalbano legate alla vicenda biografica del genio del Rinascimento di cui nel 2019 si ricordano i 500 anni dalla morte, ma anche località tradizionalmente legate alla diocesi di Pistoia. A Vinci, nella chiesa di Santa Croce, si conserva quello che tradizionalmente è ricordato come il fonte battesimale di Leonardo. Ad Anchiano, borgata sulle pendici del Montalbano, si trova ancora la sua “casa natale”. Ma le colline, le torri, i paesi della sua terra ritornano anche nei disegni e in alcuni progetti leonardiani. Un territorio da conoscere e visitare della nostra diocesi presentato in un breve video realizzato da Silvia Gualandi: «I Luoghi di Leonardo nella Diocesi di Pistoia». I luoghi e i paesaggi di Leonardo sono accompagnati dalle parole di Giorgio Vasari, il celebre artista rinascimentale autore delle altrettanto famose “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”. Il montaggio è a cura di Elena Degli’Innocenti.

Il filmato è disponibile sul canale youtube diocesano “Diocesi di Pistoia”.




Morti viventi o risorti?

Un estratto dall’omelia del vescovo per l’ultima liturgia stazionale

Venerdì 12 aprile 2019, ormai nell’imminenza della Settimana Santa, si è concluso il percorso delle liturgie stazionali guidate dal vescovo Tardelli. Nell’ultimo appuntamento la celebrazione è partita dalla Chiesa del Carmine per poi arrivare all’antica pieve di Sant’Andrea. Pubblichiamo di seguito alcuni passaggi dell’omelia di Mons. Fausto Tardelli.

La resurrezione di Lazzaro

L’ultima tappa del nostro cammino quaresimale si conclude con il racconto della risurrezione di Lazzaro, l’amico di Gesù. (…) Il quadro che l’evangelista Giovanni ci presenta è abbastanza straziante. Vediamo le lacrime di Marta e di Maria; la loro angoscia. Vediamo anche l’affetto grande e intenso di Gesù per l’amico. “Allora scoppiò in pianto”: questo particolare della narrazione ce lo manifesta.

Dietro il miracolo, una verità più profonda

Ed ecco che in questo cotesto straziante, Gesù compie il miracolo. Si tratta di un “segno”. La risurrezione di Lazzaro dunque è solo un segno di una verità più profonda… Quella di Lazzaro non è come la risurrezione di Cristo, né come quella che ci è promessa da Gesù.

Quale differenza tra la resurrezione di Gesù e quella di Lazzaro?

Nota magnificamente Joseph Ratzinger nel suo libro “Gesù di Nazaret” (pag. 271-272): «Se nella risurrezione di Gesù si fosse trattato soltanto del miracolo di un cadavere rianimato, essa ultimamente non ci interesserebbe affatto. Non sarebbe infatti più importante della rianimazione, grazie all’abilità di medici, di persone clinicamente morte. Per il mondo come tale e per la nostra esistenza non sarebbe cambiato nulla».

Cosa succede con la resurrezione di Gesù?

«Le testimonianze neotestamentarie invece non lasciano alcun dubbio che nella risurrezione del Figlio dell’uomo sia avvenuto qualcosa di totalmente diverso. (…) Nella risurrezione di Gesù è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomini, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini».

Per noi la resurrezione di Cristo è…

Queste illuminate riflessioni spiegano ciò di cui la risurrezione di Lazzaro è segno: la risurrezione di Cristo e la nostra vita con Lui. Ben più di quello che è capitato a Lazzaro, noi infatti siamo stati resi partecipi della Risurrezione di Cristo; mediante il Battesimo, siamo stati sepolti nella morte di Cristo e risorti con Lui. La nostra identità di uomini è ormai quella di risorti con Cristo, ciò per cui siamo venuti al mondo e che ci identifica come uomini.

Sei vivo o un morto vivente?

Questo è vero al punto che se non viviamo da risorti con Cristo, semplicemente non siamo uomini; in realtà neppure siamo vivi. Siamo piuttosto dei morti che camminano per la strada, dei “morti viventi”.

Ma che vuol dire vivere da risorti?

Vivere nella gioia

Credo che la risposta a queste domande sia triplice: innanzitutto significa vivere nella gioia, con il cuore pieno di speranza, senza farsi abbattere da niente. Nella gioia cioè di sapere che niente ci può davvero ferire e uccidere, se si rimane attaccati a Gesù Cristo…

Nutristi di Cristo

In secondo luogo, per vivere da risorti, occorre nutrirsi di Cristo parola e pane di vita eterna. Gesù lo ha detto a chiare lettere: «In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Gv 5,24).

Amare i fratelli

Infine, c’è un terzo modo ancora, fondamentale, per vivere da risorti, ed è l’apostolo Giovanni a dircelo nella sua prima lettera, anche qui con molta chiarezza: «Fratelli, noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui». (I Gv 3, 14-15).

Leggi l’omelia intera qui