Social network: spazio di comunione o specchio di solitudine?

Nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali un invito a riscoprirsi membra gli uni degli altri a partire dalle social communities.

Se guardo nello specchio dei miei social, quale profilo distinguo?

Potrebbe essere il primo e già impegnativo proposito per vivere la prossima giornata mondiale della Comunicazioni sociali che si celebra domenica 2 giugno, solennità dell’Ascensione.  Papa Francesco ha reso noto a gennaio, in occasione della memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il suo messaggio per il 2019. Il testo punta l’attenzione al mondo social, evidenziando luci ed ombre dell’ambiente digitale in cui trascorriamo buona parte delle nostre giornate, invitando a ripensare il modo in cui stiamo sulla rete. O meglio, il modo in cui ci stiamo da cristiani.

L’ambiente digitale rispecchia i guai del nostro tempo: solitudine, individualismo, frammentazione, pregiudizio, narcisismo; qui la violenza verbale arriva a ferire quanto se non di più di quella fisica, il bullismo si fa cyberbullismo, il desiderio cade nella pornografia. Così – afferma il papa – la rete assomiglia piuttosto «a una ragnatela capace di intrappolare» che ad un mare di opportunità e contatti che apre all’altro, anche in capo al mondo.

Se la metafora della rete rivela ormai anche il suo lato oscuro, finisce pure per suonare un po’ datata. Di fatto Papa Francesco propone nel messaggio di passare ad una nuova, felice metafora: «quella del corpo e delle membra che San Paolo usa per parlare della relazione di reciprocità tra le persone, fondata in un organismo che le unisce. La metafora del corpo e delle membra -continua il papa- ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità».

Come al solito la Parola ci riporta su un piano differente, quello in cui sei costretto a guardarti dentro, per considerare, anche nello specchio dei social, la tua relazione con il Signore e gli altri. Per il cristiano, infatti, pure il “nemico” chiede di essere visto con occhi differenti. «Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone.

Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo (…) Dalla fede in un Dio che è Trinità consegue che per essere me stesso ho bisogno dell’altro.  Sono veramente umano, veramente personale, solo se mi relaziono agli altri».

Insomma, lo specchio dei social, da cui perlustro e navigo in rete, può diventare la lente con cui guardo chi sta dietro il profilo che ho davanti. Chi si svela, si cela o si rivela attraverso un social network? Forse qualcuno che mi attende o è ferito, solo, o incattivito. Per capire chi sono il miglior specchio è il volto dell’altro.

La conclusione del messaggio del papa ci ricorda un altro aspetto quasi sorprendente. Il paradigma di un mondo connesso per il cristiano non è facebook, neppure whatsapp, ma la santa messa. Non c’è realtà più capace di esprimere la connessione di questa. Qui Gesù sorpassa alla grande Steve Jobs e al confronto Zuckerberg è un pivello.

Nella santa messa la connessione è comunicazione, diventa comunione. Presente e passato (la storia della Salvezza) si tengono insieme attraverso la Parola proclamata e ascoltata – la stessa in tutte le chiese del mondo-, il Cielo e la terra si incontrano. Tutti “in rete” attraverso l’unico pane e l’unico calice – gli stessi in ogni parte del globo – entriamo in comunione con il corpo e il sangue di Cristo presente nelle sacre specie. La frammentazione e la solitudine sono superate per il dono dello Spirito Santo che ci fa «un solo corpo e un solo Spirito». La messa è lo spazio della connessione ecclesiale, nella quale preghiamo gli uni per gli altri, ricordiamo il vescovo del luogo e il nome del papa, preghiamo con i santi e per i defunti.  È anche il luogo in cui possiamo imparare a vivere relazioni nuove e rinnovate. Non c’è spazio per gli haters, non c’è violenza o isolamento, ma una scuola di tenerezza e di comunione, di misericordia, di dono di sé. La messa chiede ascolto, tempo e anche silenzio. L’eucaristia custodisce il segreto della festa e della gioia. Ci ricorda che è proprio oggi il tempo di passare dal like all’amen.

«La Chiesa stessa – scrive Francesco – è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sul “like”, ma sulla verità, sull’amen, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri».

Ci avevi mai pensato?

Ugo Feraci – Ufficio Comunicazioni Sociali e Cultura

 

Quant’è comunità la tua community?

Dalle parole del Papa un piccolo test per valutare la propria vita social personale e comunitaria.

Prendendo spunto da alcuni passaggi del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali  ricaviamo un piccolo “esame di coscienza” personale e/o comunitario che potrebbe accompagnare la giornata di domenica 2 giugno e qualche riflessione comunitaria. Una sorta di test di auto valutazione sulla propria vita social che non ha altra pretesa che quella di farci pensare a come stiamo online.

VAI AL TEST ONLINE…




Andrea Franchi, il vescovo Beato

La sua memoria liturgica ricorre il 30 maggio, ma la storia e i resti del vescovo Franchi sono forse sconosciuti ai più.

Il 30 maggio ricorre e sarà celebrata in diocesi la memoria del beato Andrea Franchi. Probabilmente, però, non saranno molti i pistoiesi in grado di dire chi sia e quali meriti abbia avuto verso la città e verso la Chiesa questo Beato. Cerchiamo allora di ritrovarne qualche notizia.

Nato nel 1335 da una ricca famiglia borghese, a quindici anni Andrea entrò nel convento di San Domenico e dopo otto anni di noviziato pronunziò i voti e fu ordinato sacerdote. Fino al 1382 la sua vita trascorse nell’ambiente conventuale, esemplarmente e felicemente divisa fra studio e predicazione, penitenza e carità, senza che tutto ciò gli precludesse il mondo della bellezza e dell’arte. Anzi, fu proprio lui a volere che fosse ampliata e abbellita la chiesa di San Domenico e in seguito fece lo stesso per il palazzo vescovile e con grande solennità inaugurò, finalmente compiuto dopo due secoli, lo splendido altare argenteo di S. Jacopo. Infatti nel 1382, trasferito a Cervia il vescovo Giovanni Vivenzi, era stato destinato a succedergli, anche se ne avrebbe fatto volentieri a meno, proprio lui, il domenicano Andrea Franchi.

Tuttavia anche nella tanto più complessa e difficile posizione di vescovo Andrea aveva mantenuto intatta la purezza della sua vita e della sua fede e la profonda bontà e serenità spirituale che normalmente si avvertivano in lui fino a restarne contagiati, come testimonia, fra gli altri, ser Luca Dominici nella sua Cronaca. A questo cronista si deve la più dettagliata relazione del passaggio dei Bianchi, una devota, per non dir fanatica, processione di massa che, fra miracoli e penitenze varie, dalla Francia era arrivata in Italia, suscitando lungo il cammino continue conversioni, entusiasmo e partecipazione popolare. Nell’agosto del 1399 passò anche da Pistoia e Andrea fece del suo meglio per gestirne le clamorose manifestazioni e l’epidemia di peste che ne fu, almeno in gran parte, prevedibile conseguenza. Fino a vent’anni fa sulla parete del loggiato di Ripalta si poteva vedere un affresco, ora quasi scomparso, che sullo sfondo della facciata di San Francesco lo rappresentava a capo della processione col miracoloso Crocifisso di Ripalta in mano.

L’anno seguente Andrea Franchi, ormai vecchio e malato, si dimise dalla carica di vescovo, tornando nella raccolta quiete del suo convento, dove morì nel maggio del 1401. Fu seppellito in chiesa, in un bel sepolcro di pietra serena, dal quale, per ragioni di restauro, nel 1613 il suo corpo dovette essere trasferito in sacrestia. Qui rimase (a parte una misteriosa scomparsa al tempo di Scipione de Ricci; ma durante la reazione popolare del 1790 fu ritrovato in un armadio del Seminario e subito rimesso al suo posto) incorrotto e molto venerato, fino al 1921, quando, dopo la sospirata beatificazione ufficiale, venne ricollocato in chiesa.

Attualmente il suo corpo è collocato in una teca di vetro sotto l’altare laterale sinistro del transetto della chiesa di San Domenico, purtroppo un po’ impolverato e dimenticato. È forse arrivato il momento di ricordarlo?

Maria Valbonesi




“Che gusto c’è?”: scoprilo il 2 giugno alla giornata dei giovanissimi

La Pastorale Giovanile diocesana ha organizzato per domenica 2 giugno un evento  dedicato ai giovanissimi che è una vera e propria novità.

Lo scopriamo insieme a Padre Simone Panzeri dell’equipe di di Pastorale Giovanile.

Padre Simone, cosa avete organizzato per domenica 2 giugno?

Abbiamo pensato di realizzare una giornata di incontro e festa dedicata a tutti i ragazzi del dopoCresima e agli animatori degli oratori fino ai 18 anni. La giornata prevede il ritrovo alle ore 15.00 nello spazio sul retro della chiesa di San Bartolomeo a Pistoia (la conclusione è prevista per le 18/18.30).

Papa Francesco nella sua esortazione post sinodale Christus vivit afferma l’importanza che i giovani restino “connessi con Gesù” per aprirsi agli altri..

E infatti la giornata inizierà con un incontro di preghiera animato dal vescovo sul tema della condivisione, perché prima di condividere tra noi possiamo “condividere” con il Signore Gesù. Il tema della giornata è proprio quello dello stare insieme nella fraternità, partendo dalla domanda “che gusto c’è?”. Partiremo, infatti, dal “gusto” di stare con Gesù per scoprire quello che c’è nello stare insieme tra noi. Sarà una giornata per riscoprire la bellezza e l’importanza delle relazioni, come anche suggerito dalla lettera pastorale del vescovo dedicata al tema della comunità fraterna e missionaria.

Come vivranno questa giornata i giovani? Come si svolgerà il programma?

I giovanissimi arriveranno per le 15.30 a San Bartolomeo e saranno subito divisi in squadre in modo da raggruppare giovani di diverse realtà. Quindi ascolteremo la parola del vescovo e inizieremo una caccia al tesoro a tappe che ci porterà a scoprire il valore di mettere in comune i propri doni. La conclusione, alle ore 18, sarà accompagnata da una merenda.

Le parrocchie come hanno accolto questo invito?

L’organizzazione è affidata a giovani e animatori di varie parrocchie che si sono riuniti per costruire insieme questa giornata. Al momento sono già tante le realtà che si sono attivate: l’Oratorio di San Domenico Savio di Pistoia, i gruppi giovani di san Francesco/San Benedetto, Vignole, Gello, Fornacelle, Casalguidi..; ma anche altre parrocchie si stanno organizzando.

Qual è il messaggio che vuoi rivolgere per invitare i giovani numerosi delle nostre parrocchie perché comprendano quanto sia importante partecipare all’incontro diocesano del 2 giugno?

Direi: l’unione fa la forza! La finalità di questa giornata è proprio quella di uscire dal proprio “guscio” per conoscere chi ci sta accanto, mettere insieme le nostre forze gustando la bellezza dello stare insieme. Ci auguriamo che sia anche l’occasione per imparare qualcosa di nuovo dall’esperienza degli altri gruppi per poi riportarla nella propria parrocchia e nel proprio oratorio..

…e in caso di pioggia?

…Portate l’ombrello! Speriamo che l’estate arrivi. In ogni caso l’evento si svolgerà lo stesso nei locali parrocchiali di San Bartolomeo.

E per adesioni o informazioni?

Scrivete a: pastoralegiovanile@diocesipistoia.it

d.r.




Assemblea generale CEI: nel comunicato finale una nomina “pistoiese”

Incarico nazionale per un sacerdote della nostra diocesi

Si è appena conclusa la 73a assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. L’esito dei lavori è riassunto nel comunicato finale pubblicato oggi 23 maggio.

Nel comunicato della CEI sono elencate anche le nomine ratificate all’interno dell’assemblea. Tra di esse siamo lieti di notare la presenza di un giovane sacerdote della nostra diocesi: Don Elia Matija, parroco di Carmignano, che è stato nominato “Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici albanesi in Italia“.

Don Elia Matija, è nato infatti in Albania, in un piccolo villaggio (Sheldi) vicino a Scutari, il 27 aprile 1980. Dopo un periodo di formazione nel seminario interdiocesano diretto dai Gesuiti Elia ha lasciato il suo paese, per raggiungere fortunosamente l’Italia e qui iniziare un’esperienza lavorativa. Nel 2003 tuttavia, Elia ha riconsiderato la chiamata al Signore e dopo essere entrato nella Fraternità Apostolica di Gerusalemme di Pistoia ha vissuto qui gli anni di formazione al sacerdozio. Adesso Elia è un sacerdote diocesano, incardinato nella Chiesa di Pistoia. Elia ha svolto la sua attività pastorale presso l’ospedale San Jacopo di Pistoia, quindi come vicario parrocchiale di Lamporecchio. Attualmente è anche Direttore dell’Ufficio per la pastorale dei Migranti.

Ci congratuliamo con don Elia, augurandogli un buon lavoro in questo nuovo e importante incarico ecclesiale.

Il comunicato finale CEI

Il comunicato finale si apre con un riferimento al discorso di apertura di Papa Francesco, centrato sui temi della collegialità e sinodalità, dei processi matrimoniali e dei rapporti tra vescovo e sacerdoti. Poiché la sinodalità è dimensione costitutiva della Chiesa il Papa ha invitato a praticare una sinodalità “dal basso all’alto”, aperta dunque al coinvolgimento dei laici, come una sinodalità “dall’alto al basso”, cioè secondo le indicazioni tracciate dal papa stesso in occasione del convegno ecclesiale di Firenze. Circa la riforma dei processi matrimoniali Francesco raccomanda “celerità e gratuità delle procedure”, mentre invita a coltivare con attenzione il rapporto tra vescovo e sacerdoti, “vera e propria spina dorsale su cui si regge la comunità diocesana”.

Il comunicato, quindi affronta tre punti:

  1. Una triplice preoccupazione; in primo luogo per la riforma del terzo settore, che non valorizza, ma mortifica l’associazionismo e l’operoso contributo dei corpi intermedi; in secondo luogo per le prossime elezioni europee, turbate da paure, chiusure e “polarizzazioni ideologiche” cui occorre contrapporre il patrimonio che nasce dell’umanesimo cristiano, attento a promuovere tutti i valori legati alla persona e alla sua dignità; infine, in terzo luogo, per le zone del centro Italia segnate dal terremoto e ancora lontane da un ritorno alla normalità.
  2. Tempo di missione.  La Chiesa in Italia si è interrogata sulle modalità e gli strumenti per una nuova presenza missionaria. Le conclusioni dei lavori suggeriscono un “recupero di una spiritualità missionaria” per, “uscire” e “stare con”; la valorizzazione del rientro di presbiteri e laici fidei donum; la priorità della Parola, anche attraverso la costituzione di piccoli gruppi del Vangelo. Tante le piste e le indicazioni di lavoro, orientate all’intreccio tra vita e fede, alla missione coniugata con le opere nella fraternità, nell’incontro e nell’accoglienza dell’altro, nell’attenzione ai più deboli e poveri.
  3. Il minore al centro. Nel corso dei lavori sono state approvate le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Un testo di grande rilievo per la vita pastorale della chiesa italiana che tiene come punto centrale la cura e la protezione dei più piccoli e vulnerabili come valori supremi da tutelare.

Scarica il comunicato finale

 




Progetto Traghetto, ponte per nuove opportunità

Una seconda possibilità per chi ha sbagliato e vuole di nuovo inserirsi nella comunità. Questo il senso del progetto “Traghetto 2017”, coordinato dalla Cooperativa in Cammino e finanziato dalla Caritas diocesana, che ha impiegato 24 detenuti in veri e propri corsi professionali e avviamento al lavoro.

L’idea progettuale si fondava sulla creazione di percorsi di formazione che volevano ricreare una condizione lavorativa come quella aziendale, senza però i vincoli e le pressioni tipiche dei contesti aziendali.

I contesti lavorativi hanno privilegiato aree d’impiego: i corsi formazione lavoro sulla carpenteria in ferro; corsi di orticultura all’interno del terreno denominato “orto di Paolo” e attività di pulizia generica all’interno di giardini pubblici.

«Questa impostazione ha permesso a tutti coloro che sono stati inseriti di ripresentarsi di fronte al lavoro dopo un periodo di pausa forzata – ha affermato Sauro Gori, responsabile del progetto – e di rimisurarsi concretamente con quelle che sono le dinamiche e le necessità che il lavoro impone senza dover sottostare alla selezione e alle esigenze strette che un rapporto lavorativo normale prevede. Il target di persone a cui ci siamo rivolti – ha continuato – è particolarmente fragile, perchè quanti al termine della loro pena hanno un contesto familiare e lavorativo già definito indirizzano i loro sforzi in tale direzione che sono ad un livello superiore della nostra proposta; noi ci siamo presentati come una esperienza “ponte” (appunto Traghetto) attraverso la quale passare in assenza di altre opportunità più favorevoli.

M.C.




L’arte del lavoro: un incontro tra arte, fede e dottrina sociale della Chiesa

Il lavoro “come Dio comanda”, com’era e come la vogliamo.
Una serata tra arte, fede e dottrina sociale della Chiesa a cura dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro

Libero, creativo, partecipativo e solidale. È il lavoro che vogliamo, così come lo definisce Papa Francesco al n.192 di Evangelii Gaudium. Una sintesi efficace dalla quale si è generato e sviluppato un percorso che ha coinvolto credenti e parti sociali divenuto il tema dell’ultima Settimana Sociale dei cattolici italiani (la 48°) svoltasi a Cagliari. Un evento che, in generale, ha contribuito ad animare il dibattito nel paese. La Chiesa (e quindi la Pastorale Sociale e Lavoro) è infatti consapevole della distanza che ci separa dal lavoro che vogliamo, cioè dal “lavoro buono”, e ha dunque messo al centro della propria attenzione il tema del lavoro come opportunità imprescindibile per affermare la dignità della persona e la sua capacità di collaborare all’opera creatrice di Dio.

Per questa ragione quest’anno, in occasione del mese di maggio, tradizionalmente dedicato a riflettere sui temi connessi al lavoro e all’occupazione, l’Ufficio di Pastorale Sociale della nostra Diocesi ha deciso di affrontare questo tema in modo particolare: intendiamo cioè ripensare come è stato concepito il lavoro, che ruolo ha avuto nel corso del tempo e come ha condizionato la nostra storia.

Ci aiuteranno magistralmente in tale intento la Prof.ssa Mariella Carlotti, insegnante e storica dell’arte e don Cristiano D’Angelo, vicario diocesano per la Pastorale, nel corso di una conversazione che si terrà lunedì 27 alle ore 20.45 presso la Sala capitolare del Convento di San Francesco.

La prof.ssa Carlotti ci illustrerà i contenuti espressi dalle formelle trecentesche del Campanile di Giotto, sottolineando come le immagini scolpite rappresentino, con grande efficacia figurativa, una concezione autenticamente umana del lavoro, concezione che oggi è veramente necessario riscoprire. Don Cristiano d’Angelo, a partire da alcuni brani tratti dalle Sacre Scritture, ci farà riflettere sul valore del lavoro umano come collaborazione all’opera creativa di Dio.

Selma Ferrali




La Diocesi a Montenero: i pellegrini raccontano

I pellegrini raccontano una giornata indimenticabile di comunione e preghiera

A cura di Daniela Raspollini

Maria ci ha chiamati e noi abbiamo risposto: eccoci Madre nostra! In tanti, circa un migliaio eravamo mercoledì 15 a Montenero. Vedere tanti fratelli e sorelle pellegrini insieme al nostro vescovo per la consegna dell’olio che per un anno intero farà ardere la lampada accesa davanti a Maria, quale segno di una preghiera incessante» è stato davvero motivo di gioia.

Noi della Comunità pastorale del centro storico siamo arrivati a Montenero la mattina con un pullman pieno. Dopo le lodi guidate dal vescovo abbiamo ascoltato la catechesi di P.Antoine Emmanuel, priore della fraternità monastica di a Gerusalemme di Firenze. Il tema dell”incontro era: «Con Maria per formare comunità fraterne e missionarie». L’insegnamento è stato di grande profondità spirituale tanto che, sentendo i commenti, ha toccato il cuore dei presenti! Dopo un tempo di silenziosa meditazione sulla catechesi, sempre guidati dal vescovo abbiamo recitato l’ora media. Grazie alle parole di P. Antoine Emmanuel  abbiamo capito meglio quanto sia importante e necessaria la nostra unione con la Vergine Maria, specialmente in questi tempi così travagliati e pericolosi.

Abbiamo condiviso poi la bellezza della celebrazione del pomeriggio e per la grande partecipazione: tutti cantavamo e pregavamo insieme: la gioia era nei cuori! Ho sentito commosso anche il nostro vescovo. Veramente Maria ci ha chiamati, ha chiamato il popolo di Dio a stare, come l’uccellino dipinto nell’antica immagine di Montenero, sul suo braccio perché è lei che ci porta a suo Figlio Gesù!

Manola (Parrocchia di San Paolo)

 

Il Pellegrinaggio a Montenero è stata un’esperienza molto bella: tanta gente della nostra diocesi insieme per condividere lo stesso amore per la mamma celeste. Tutti in cammino insieme per il Santo Rosario dietro al nostro vescovo Fausto siamo andati a trovare Maria. È stata una cosa meravigliosa. Per la chiesa piena non ho potuto vedere più di tanto, ma le parole del vescovo sono arrivate nel mio cuore. Spero di potere dare tutto ciò che ho ricevuto alle persone che ne hanno bisogno nel mio vivere quotidiano.

Anna Mezzi (Parrocchia di Casalguidi)

Al Pellegrinaggio ho portato un gruppo di parrocchiani di Vicofaro e Ramini. Mi ha fatto piacere trovare nell’ambito della giornata vari parroci che nel tempo ho conosciuto.

Al centro di tutto c’era il nostro vescovo che ha presieduto per tutto il pellegrinaggio – molto partecipato- la preghiera. Il Santuario non ci ha accolto tutti perché eravamo tanti. Ho notato nei pellegrini una sentita presenza: non erano lì per conformismo, ma per fede.

Doriano (Parrocchia di Vicofaro)

 

Pace e serenità sono state le sensazioni che ho provato durante e al ritorno del pellegrinaggio a Montenero.

Quando ci siamo incamminati in processione verso il Santuario ho avuto l’impressione di far parte veramente della Chiesa che camminava verso Maria. Ogni momento della celebrazione è stato per me significativo: dal rinnovo delle promesse battesimali, all’omelia del vescovo, durante la quale ho avvertito proprio la presenza dello Spirito Santo che attraverso Maria aveva riunito parrocchie diverse per farci sentire tutti parte di una stessa Chiesa e figli di un medesimo Padre.

Grazia Nunziati (Parrocchia di Carmignano)

 

Da Montemurlo eravamo in totale circa quaranta pellegrini; tra loro cinque volontari della confraternita della Misericordia di Montemurlo con i propri mezzi, altre associazioni e le autorità locali.

Come volontari della Misericordia abbiamo aiutato le persone durante la processione aiutato ad entrare al Santuario, trovando loro anche i posti a sedere.

Abbiamo partecipato alla Santa Messa: è stato commovente vedere tante persone malate e non, avere la possibilità di partecipare a questo pellegrinaggio. Il vescovo Tardelli Fausto ha ringraziato i presenti, ha parlato in modo semplice, chiaro e spontaneo, in modo da farsi comprendere da tutti. A nome della Confraternita di Montemurlo ci teniamo a ringraziare il nostro Parroco Don Gianni Gasperini che si è impegnato tanto per l’organizzazione. È stata una bella esperienza e ci rendiamo disponibili per la prossima iniziativa della Diocesi.

Brunetta (Confraternita della Misericordia)

Si dice che insieme è più bello …ed è vero! Partendo da questo proposito e sentendoci parte integrante della Chiesa pistoiese abbiamo organizzato, in accordo con Don Roberto Razzoli e la Parrocchia di Valenzatico uno dei tanti pullman di pellegrini che nel pomeriggio di mercoledì 15 Maggio sono saliti in pellegrinaggio a Montenero, in occasione della Festa liturgica della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie (o di Montenero), patrona della Toscana.

Siamo partiti in 55 guidati, dal parroco di Valenzatico don Roberto Razzoli e dall’assistente dell’Unitalsi  don Cesare Tognelli. Il Santuario non riusciva a contenerci tutti, ma, nonostante alcuni disagi, il clima per tutto il pomeriggio è stato quello di raccoglimento e di preghiera in comunione con il nostro vescovo Fausto e gli altri sacerdoti della Diocesi. Una diocesi, un popolo raccolto in preghiera, in cui nessuno si sentiva fuori posto, in cui la sofferenza del vicino è stata condivisa al punto da trasformarsi in un percorso di presa di coscienza che non esistono persone più o meno privilegiate.

Eravamo li per dire il nostro particolare grazie a Maria, nonostante le nostre paure, difficoltà, le nostre preoccupazioni. Abbiamo rinnovato, per bocca del nostro vescovo Fausto, le nostre intenzioni i nostri propositi: essere testimoni dell’amore di Cristo. Consci della nostra debolezza, ma consapevoli di poterci riuscire restando in ascolto della parola di Dio e non di altre voci della nostra quotidianità. Ai piedi di Maria ci siamo proposti di seguire il suo esempio: Maria si donò al Signore sebbene non capisse fino in fondo il disegno di Dio per lei;  ebbe infatti la forza e la fede per affermare: «avvenga in me secondo la tua parola». Anche noi dobbiamo avere la forza per abbandonarci all’amore di Dio. Siamo chiamati a muoverci verso chi abbiamo vicino, verso chi vive nella sofferenza, non solo quella fisica. Lo sappiamo bene noi unitalsiani, ma lo sappiamo anche noi uomini e donne saliti fin qui dalle nostre parrocchie. Dobbiamo abbattere i muri che ci dividono da chi abbiamo accanto e camminare insieme lungo il sentiero della vita. Affidiamoci a Maria, nostra madre, che ci aiuti a fare quanto Cristo, suo figlio a in serbo per noi. Presentiamogli le nostre vite. Maria ha a cuore ognuno di noi. Lo abbiamo ascoltato anche nel Vangelo: «fate quello che vi dirà» …perchè Maria ha a cuore la nostra felicità.

Chiediamo dunque, citando il nostro Vescovo, che non manchi mai nella nostra vita «il vino vero della gioia». Con questo proposito alla fine della celebrazione ognuno è tornato nella propria parrocchia, alla propria vita quotidiana, con una serenità e una gioia data dalla consapevolezza che con la preghiera e l’affidarsi a Maria non saremo mai soli. È stato un bel pomeriggio: un pomeriggio di condivisione, in cui ognuno di noi di è messo al servizio dell’altro verso un unica meta.

Giovanni Giacomelli (Unitalsi)

«Amare non significa guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta». Questa è la frase che ha caratterizzato questa bellissima esperienza. Eravamo uniti nello stesso cammino, senza nemmeno conoscersi, ci siamo aiutati gli uni con gli altri. Ci siamo riuniti sugli stessi passi, per portare una testimonianza al santuario, la testimonianza della nostra Chiesa. Pistoia, tante persone ma un solo cuore.

Caterina Pelagalli

Una giornata meravigliosa, a cominciare dalla catechesi di Padre Emmanuel: parole che ti entravano nell’anima e ti davano pace. Poi la processione con la recita del Santo Rosario e la celebrazione eucaristica dove si percepiva a pelle la compartecipazione vera di tutti, la voglia di stare insieme raccolti a rendere grazie di quei momenti bellissimi. Se c’erano dei disagi perchè stavamo un po stretti, sono stati superati perchè tutti si sono prodigati per gli altri, prendendoti per mano per aiutarti a camminare o cedendoti il posto a sedere per riposare qualche minuto. Bella la liturgia, belli i canti, molto curati e commoventi.

Giuliana (Parrocchia di Lamporecchio)

Un’esperienza che sicuramente ha lasciato in tutti noi il segno indelebile e la voglia di ripeterla presto, perchè la nostra fede ne ha bisogno per crescere. Ho vissuto questa giornata con grande entusiasmo! È stato come se qualcuno mi avesse preso per mano! Non ho sentito neppure i piedi doloranti: ha agito in me un medicinale che non si trova nelle farmacie: “Lo Spirito Santo”!

Iolanda

 




Gruppi di ascolto del Vangelo: il respiro delle comunità parrocchiali

Lunedì 13 maggio si è svolto l’incontro degli animatori dei gruppi di ascolto della parola con il vescovo Tardelli

Si è svolto la sera di lunedì 13 maggio in seminario a Pistoia l’ormai tradizionale incontro di fine anno tra gli animatori dei Gruppi di Ascolto della Parola presenti nelle parrocchie della nostra Diocesi e il vescovo Fausto Tardelli. È stata l’occasione per verificare il cammino percorso nell’ultimo anno da queste realtà così importanti per la vita pastorale delle parrocchie, assieme al Vescovo e ai responsabili dell’Ufficio Catechistico della Diocesi Suor Giovanna Cheli e Don Cristiano D’Angelo.

Durante l’anno i vari Gruppi si sono confrontati nelle rispettive realtà parrocchiali con la lettura di brani tratti dagli Atti degli Apostoli contenuti nel Sussidio proposto come guida dalla Diocesi.

L’incontro, aperto dall’introduzione di don Cristiano e dalla lettura dell’ultimo brano proposto dal Sussidio, tratto dal capitolo 20 degli Atti, con la bellissima pagina del saluto di Paolo agli anziani di Efeso, è proseguito con numerosi interventi da parte di rappresentanti di gruppi parrocchiali che hanno portato la loro testimonianza e le loro proposte per il futuro.

Nella traccia proposta per stimolare gli interventi erano presenti alcune domande, cui i presenti hanno cercato di rispondere a nome dei propri gruppi: di tutti i brani letti negli Atti degli Apostoli, quale episodio ti ha fatto più riflettere ? Quale suggerimento ci viene dagli Atti degli Apostoli per la vita delle nostre comunità cristiane? Come è andato il cammino del tuo gruppo in questo anno pastorale? Come giudichi il Sussidio di quest’anno? Quale libro della Bibbia ti piacerebbe leggere l’anno prossimo? Hai osservazioni da fare o suggerimenti per l’anno prossimo?

Senza entrare, per ovvi motivi di lunghezza e di peculiarità di ogni gruppo intervenuto, nei dettagli delle testimonianze che questi quesiti hanno stimolato nei vari interventi, si può certamente sottolineare che le esperienze raccontate sono state tutte sostanzialmente positive e che le realtà dei Gruppi i cui rappresentanti erano presenti sono ormai ampiamente radicate nelle rispettive parrocchie e contribuiscono indubbiamente in modo positivo alla crescita delle comunità. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è stata apprezzata da molti la scelta della lettura di brani degli Atti per quest’anno pastorale, in quanto, richiamandoci alla conoscenza delle esperienze straordinarie delle prime comunità cristiane, ha suggerito importanti spunti di riflessione su come cercare di vivere l’odierno cammino comunitario e parrocchiale.

Tra le proposte per quanto riguarda la scelta di cosa proporre nei sussidi del prossimo anno, si è passati dall’esigenza espressa da alcuni di tornare ad affrontare brani dell’Antico Testamento, troppo spesso poco conosciuto e quindi da approfondire, a quella di dare continuità al cammino di quest’anno, magari con la lettura delle Lettere di San Paolo.

Dopo gli interventi degli animatori, han preso la parola prima suor Giovanni e poi il Vescovo, che, ringraziando i presenti per l’impegno profuso in questo Cammino, hanno sottolineato l’esigenza di rilanciare fortemente col nuovo anno pastorale la proposta dei Gruppi d’Ascolto nelle varie comunità. Dopo l’entusiasmo dei primi anni quest’esperienza, voluta fortemente dal vescovo Mansueto Bianchi, e gli ottimi risultati raggiunti in molte parrocchie, si avverte infatti la necessità di far conoscere meglio e allargare soprattutto ai più giovani e in genere ai catechisti l’importanza di questa proposta.

Come ha affermato il Vescovo, i Gruppi di Ascolto, rappresentano “Il respiro delle comunità parrocchiali”, ne devono essere l’anima della formazione pastorale, in quanto la conoscenza e il confronto sulla Parola sono fondamentali nei cammini di fede individuali e, di riflesso, comunitari.

Quindi occorre rilanciare tale proposta, fare rete nelle comunità e tra le comunità attraverso queste esperienze. Occorre in sintesi, “essere Chiesa” e comprendere attraverso la conoscenza della Parola che “essere Chiesa” è un dono straordinario.

E in fondo questo è quanto ci hanno “chiesto” gli Atti degli Apostoli in quest’ultimo anno di cammino: diventare Chiesa missionaria e testimone, camminando insieme “sulle ali degllo Spirito”, come ai tempi delle prime comunità cristiane. A questo è indirizzata l’esperienza dei Gruppi di Ascolto parrocchiali; per questo deve essere sottolineata con ancora più forza e gioia la bellezza di tali esperienze.

Cristiano Mazzei




Un diacono per la montagna

Marco Petrini affiancherà don Sergio Agostini nelle parrocchie della Montagna, tra Cutigliano e Abetone andando ad abitare presso la canonica di Pian degli Ontani

Marco Petrini svolge il proprio servizio diaconale in montagna da diversi anni. Sabato scorso, 11 maggio, in occasione della visita pastorale, è stato ufficialmente presentato da Mons. Tardelli alla comunità di Pian degli Ontani, dove andrà a risiedere con la famiglia. Il diacono Petrini affiancherà don Sergio Agostini, parroco di Cutigliano, Pian degli Ontani, il Melo, Rivoreta, Pianosinatico e Abetone. A Marco Petrini abbiamo rivolto alcune domande per conoscere meglio il servizio che svolgerà in parrocchia e nelle altre comunità della Montagna.

Da diversi anni svolgi servizio sulla montagna pistoiese, ma come è nata la decisione di trasferirti in montagna a Pian degli Ontani?

A suo tempo il vescovo Mansueto mi aveva inviato in montagna a fare servizio presso don Napoleone Toccafondi a Spignana e Lizzano, poi però, il mio lavoro si è allargato in tutte le parrocchie del vicariato in accordo con il vicario zonale don Cipriano Farcas. Di conseguenza Mons. Bianchi mi affidò l’incarico di svolgere il servizio da diacono in aiuto ai parroci dell’intero vicariato della montagna. Poiché don Sergio Agostini era, e continua ad essere, parroco di sei parrocchie – senza contare i diversi oratori- il vescovo Tardelli mi ha chiesto di prestare servizio in collaborazione con lui. Questo è quello che faccio oggi, anche se certamente sono sempre disponibile a sostituire altri sacerdoti o ministri in caso di assenza. Con il mio servizio è emersa la possibilità (e il bisogno) di avere una canonica in cui abitare per non dover andare e venire da Pistoia ogni volta. Così con il vescovo abbiamo individuato la canonica di Pian degli Ontani. Una casa che in questi mesi, pur con diversi lavori, ha ripreso vita.

In cosa consisterà il tuo impegno?

Il mio impegno sarà quello di allentare la pressione di don Sergio nelle celebrazioni domenicali, poi mi dedicherò a incontri di Vangelo e di catechesi, che in montagna vengono fatti prevalentemente d’estate, quando c’è più possibilità di uscire. Anche quest’anno ho intenzione di cominciarli con il mese di giugno.
C’è poi il desiderio di animare la comunità di Pian degli Ontani, magari attraverso il coinvolgimento dei giovani, cercando di riavvicinare loro e le famiglie alla vita della chiesa. Pian degli Ontani è già un paese disponibile e partecipe; qui è molto sentita la vita della parrocchia, ma certamente la mia presenza potrebbe riattivare un po’ la disponibilità.

Dopo tanti anni in montagna conosci ormai luci e ombre della vita cristiana in questo territorio…

Luci e ombre ci sono come da tutte le parti. Le luci sono primariamente rappresentate da comunità montane sincere, in cui il contatto umano è molto più presente e vivo; le ombre sono soprattutto le assenze dei giovani che per motivi logistici se ne vanno mentre la popolazione invecchia sempre di più. Certamente c’è molto lavoro da fare con la visita ai malati, ma tante iniziative sono assai difficili. È mancato il ricambio generazionale che fino a qualche anno fa ancora si registrava. Se si riavvicinano i giovani certamente sarà possibile dare futuro alla montagna…

Come pensi di portare avanti il tuo lavoro sulla base delle indicazioni suggerite dal Vescovo nella lettera pastorale per l’anno della Comunità?

Direi che sono necessarie integrazioni fra diverse comunità. Penso che ci sia molto da lavorare in questo senso. Come ricorda il vescovo in occasione della visita pastorale si può sintetizzare così: il campanile sì, se inteso come segno di identità di cultura e tradizione da tutelare, il campanilismo no, se inteso come malattia, atteggiamento da superare. Si potrebbe cogliere, per esempio, la possibilità di fare degli incontri per riunire tutti i ragazzi che fanno catechismo per una giornata insieme, per una gita, per farli sentire uniti tra loro. Altrimenti si rischia la frammentazione e la minimizzazione delle presenze. Credo che questo trovarsi insieme possa essere un segnale importante. Creare collaborazioni tra realtà parrocchiali mi sembra la via che potrebbe dare frutti. Cercherò di portare avanti questa idea.

C’è un messaggio che vuoi rivolgere alle tue nuove comunità?

Il messaggio, che ho avuto modo di pronunciare sabato scorso, in occasione della mia presentazione da parte del vescovo alla comunità di Pian degli Ontani, è quello della sincerità. Sono diacono, ma in primo luogo sono un uomo, con i miei limiti. Se c’è qualcosa che non va, se ci sono sbagli, o errori, gradirei la sincerità di sentirmelo dire in faccia. Cerco e cercherò di essere “diacono” a servizio di tutti, ma ho i miei limiti e condivido la fatica di vivere come tutti. Mi sento di aggiungere che la figura di un diacono con famiglia residente in parrocchia è comunque segno di una chiesa che si rinnova, esce dagli schemi che per secoli l’hanno contraddistinta, ma che adesso chiedono di essere cambiati. Chiaramente ci vorrà tanta umiltà e buona volontà.

E sua moglie come vive questa scelta?

Mia moglie ha accolto in modo positivo. Da principio Pian degli Ontani ci sembrava assai lontano, ed è stato un po’ come un salto nel buio. Ma adesso siamo convinti; andremo avanti giorno per giorno, io e la mia famiglia.

Daniela Raspollini




Pellegrinaggio diocesano a Montenero: le parole del vescovo

Un migliaio di pellegrini ha raggiunto Montenero per il pellegrinaggio diocesano. Nelle parole del vescovo Tardelli il ringraziamento e l’affidamento alla Vergine, ma anche i propositi per il cammino della Chiesa di Pistoia

Larga partecipazione di fedeli per il pellegrinaggio Diocesano a Montenero: sedici i pullman partiti da Pistoia per la festa della Madonna delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana. Quest’anno, infatti, la Diocesi era chiamata a portare in omaggio l’olio per la lampada che arde davanti alla venerata e antica immagine del Santuario, consegnato a turno ogni anno dalle singole chiese toscane.

Il vescovo Tardelli, insieme ad alcuni gruppi di pellegrini, è arrivato la mattina per un momento di preghiera e meditazione sulla Vergine Maria curato da P. Antoine Emmanuel della Fraternità Monastica di Gerusalemme di Firenze. Nel primo pomeriggio sono poi arrivati la maggior parte dei fedeli provenienti da numerose parrocchie della Diocesi, accompagnati da alcuni rappresentanti delle amministrazioni locali, da alcune sezioni della Misericordia, dall’Unitalsi ed altre associazioni di volontariato. Tutti i pellegrini si sono dati appuntamento al parcheggio degli autobus per muoversi verso il Santuario pregando il Santo Rosario.

Viste le incerte condizioni meteorologiche il programma si è svolto interamente all’interno del Santuario, dove l’aula della chiesa si è presto rivelata incapace di contenere tutti i fedeli, in parte assiepati nell’atrio e nei corridoi laterali.
Ha così preso il via la liturgia penitenziale battesimale, celebrata in un clima generalmente raccolto e sinceramente partecipe.

Il pellegrinaggio è culminato nella Santa Messa, presieduta dal vescovo e concelebrata da oltre una trentina di presbiteri della Diocesi di Pistoia. Al termine si è svolta una piccola cerimonia per la consegna dell’olio della lampada. Lo stesso vescovo Tardelli ha versato un fiasco d’olio presentato dalla diocesi nella lampada collocata ai piedi dell’altare. Per tutto l’anno sarà rifornita con l’olio offerto dalla nostra chiesa di Pistoia; segno di una devozione popolare vivace e radicata, ma soprattutto gesto di venerazione e affidamento dell’intera diocesi alla Madonna delle grazie.

Proponiamo di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo Tardelli durante la santa messa.

 
Credo carissimi amici, fratelli e sorelle, che dobbiamo ringraziare Dio, Maria Santissima che ci ha convocati, in questa bella occasione, che ci fa tutti uniti nella sua memoria, tutti uniti come popolo santo di Dio, come Chiesa di Pistoia che si è mossa per venire qui. Quello che dice la Scrittura nel libro dell’Apocalisse (“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo”, Ap 21,1-2) si realizza qui, nonostante l’incertezza dei nostri passi, nonostante i nostri limiti e difetti: possiamo dire che siamo una città santa, adornata come una sposa, siamo veramente un cielo nuovo e una terra nuova. Lo vediamo qui in questa assemblea, per sentirci una cosa sola: il vescovo, i presbiteri, i religiosi e le religiose, il santo popolo di Dio…; sì, siamo davvero una città santa, un cielo nuovo e una città nuova. Intanto qui oggi sentiamo la vicinanza dei santi, sentiamo Maria tra noi, ci sentiamo già popolo di Dio. Vogliamo riconoscere la grande misericordia di Dio che continua ad avere fiducia in noi.
 
Pensate che c’è stata un’avanguardia nel nostro pellegrinaggio: sono stati qua i giovani e, come è giusto che sia, i giovani hanno fatto da apripista. Devono essere così anche nella nostra Chiesa di Pistoia: gli apripista per osare nelle strade del mondo una testimonianza nuova, di amore e speranza.
 
Siamo qui, oltre che per rendere grazie, ai piedi di Maria per presentare tutte le nostre fragilità, tutte le nostre debolezze. Ognuno di noi porta tutte le sue sofferenze, il volto di un parente di un amico che soffre, qualcuno che è nel buio, nella solitudine nella disperazione. Ecco, noi siamo qui ai piedi di Maria a chiedere e supplicare il suo materno aiuto, presentando tutte le nostre ansie, tutte le nostre preoccupazioni, i nostri lutti, le nostre malattie.. Presentiamo a Maria questo mondo, triste tante volte, vogliamo supplicarla perché sia madre, vogliamo supplicarla per i nostri fratelli perseguitati. Con umiltà con semplicità, vogliamo presentare tutte le nostre domande. Ognuno presenti a Maria quello che sente. Maria ama essere interrogata, ama che ci intratteniamo con lei come una madre. Ha a cuore -lo abbiamo sentito nel Vangelo (il Vangelo delle nozze di Cana, ndr)- che non manchi il vino della gioia. Chiediamo che non manchi mai nella nostra vita il vino vero della gioia, dell’allegria.
 
Abbiamo chiesto a Maria che ci aiuti ad avere intenzioni buone e a metterle in pratica. Vogliamo deporre ai piedi di Maria i nostri propositi come Chiesa di Pistoia. Quali sono le nostre intenzioni i nostri propositi?
 
Innanzitutto vogliamo proporci che vogliamo essere una Chiesa che mette in pratica la parola di Dio.
Vogliamo essere una Chiesa che fa la volontà di Dio, che si sforza di compiere e mettere in pratica la parola di Dio. Sappiamo di essere deboli, però noi vogliamo riproporre questo proposito. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta la Parola di Dio e non sta a sentire altre voci che non sono quelle del Signore. Fare sempre la volontà di Dio, facendo proprie le parole di Maria: “avvenga in me secondo la tua parola”.
 
Vogliamo mettere ai piedi di Maria anche un altro proposito: quello di voler prendere Gesù.
Lei Gesù l’ha potato in grembo, gli ha dato la sua carne, lo ha generato, lo ha custodito e allevato. Questo amore a Gesù, questa dedizione a Gesù sia anche quella delle nostre parrocchie e della nostra vita. Vogliamo che Gesù nasca nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nasca nelle nostre realtà di vita. Vogliamo generare Gesù. Vogliamo crescere nell’amore di Gesù. Quanto ha amato e quanto ama Maria Gesù. Quel Gesù per cui ha vissuto vogliamo che sia il Gesù della nostra vita. Discepoli amati di quel Gesù Cristo che è il nostro salvatore.
 
Infine, ai piedi di Maria, vogliamo fare il proposito di visitare. Visitare come ha fatto lei Elisabetta.
Vogliamo fare il proposito di visitare anche noi gli altri, Vogliamo muoverci, perché quelli che magari sono lontani li possiamo visitare. Vogliamo essere Chiesa che visita chi è nella sofferenza, chi è nel dolore; che si fa compagna di strada a chi è nel dolore, nella miseria, a chi viene da lontano. Siamo chiamati a visitare nell’amore chiunque. Vogliamo proporci di visitare chi ci sta accanto.
 
Ecco carissimi, davvero una bella giornata. Ringraziamo di cuore il Signore che ci fa sperimentare di essere popolo santo di Dio e ci fa già partecipi della gloria santa del Cielo. Proponiamoci sempre di fare sempre la volontà di Dio, di fare spazio a Gesù per generare Gesù, di visitare e fare spazio al nostro prossimo.