In ascolto del popolo di Dio

Sinodalità: una chiesa chiamata a diventare sè stessa.

Disponibile on line la scheda per l’ascolto del popolo di Dio, primo e decisivo passo per la preparazione del sinodo diocesano previsto per il gennaio 2021.

Nella sua ultima lettera pastorale «…e di me sarete testimoni» (EDMST) il vescovo Tardelli ha espresso l’intenzione di celebrare un Sinodo diocesano nel 2021. La preparazione e la celebrazione di un Sinodo sono una grande occasione per imparare a tradurre in modalità concrete il nostro essere Chiesa comunione (EDMST 23). Il tema proposto dal vescovo per il Sinodo, dopo essersi confrontato nel consiglio presbiterale, nell’assemblea del clero di Giugno 2019 e nei vari organismi di partecipazione diocesani, è quello della «missionarietà e della evangelizzazione» (EDMST 25).

L’urgenza di aprire una nuova stagione missionaria fa eco al magistero di tutti gli ultimi Papi e risponde all’invito fatto da Papa Francesco ad una conversione in senso missionario di tutta la pastorale (Evangelii Gaudium 27). Una delle forme con cui attuare questa “conversione” è proprio la sinodalità:

«la messa in atto di una Chiesa sinodale è presupposto indispensabile per un nuovo slancio missionario che coinvolga l’intero popolo di Dio» (EDMST 24), perché non può esserci missione efficace senza comunione, senza corresponsabilità e senza la partecipazione di tutti i battezzati all’annuncio del vangelo.

Il tema dell’evangelizzazione è decisivo per la Chiesa, chiamata a custodire e annunciare il seme del vangelo per le generazioni future. Quando ci confrontiamo sulle difficoltà della Chiesa, quando enumeriamo le fatiche e le ansie degli uomini del nostro tempo, o quando prendiamo atto di quelle che il vescovo ha chiamato “le attese di vangelo”, non facciamo altro che porci il problema di come fare perché la gioia del vangelo fecondi queste realtà.

Tutto questo è ampiamente condiviso tra noi. Ma come trovare le risposte giuste, come fare ad avviare processi di cambiamento che trasformino il mondo in senso evangelico e ridiano vitalità alle nostre comunità non è affatto facile. Una cosa però è certa, la risposta la dobbiamo cercare insieme. A questo serve un Sinodo.

Sappiamo che non è e non sarà facile vivere il Sinodo e a volte potremmo pensare: a che serve? È una perdita di tempo! Non cambierà nulla! È tutto vero: non siamo abituati, non è semplice, non sappiamo cosa effettivamente produrrà un sinodo, ma la sfida è ineludibile. Nessuno è chiesa da solo, nessuno da solo può vivere tutto il vangelo, nessuno da solo può risolvere i problemi del mondo. Vivere il sinodo potrà essere faticoso, ma sarà una grande primavera dello Spirito se sapremo metterci insieme ad ascoltare per cercare di capire e pensare il futuro e, soprattutto, se proveremo a viverlo. È uno stile nuovo a cui non siamo abituati. Per questo ci vorrà pazienza e fiducia. Ma al di là dei risultati immediati, che potranno esserci o non esserci, se avremo vissuto questo tempo con la disponibilità a scommettere in un nuovo stile di chiesa, almeno questo certamente rimarrà! Perché provare a vivere insieme le cose è già un cambiamento.

LA SCHEDA PER L’ASCOLTO DEL POPOLO DI DIO

La scheda per l’ascolto del popolo di Dio è stata approvata dal vescovo, dopo essere stata discussa con i vicari foranei, con i direttori degli uffici pastorali e con il consiglio presbiterale.

La scheda è anzitutto un’occasione di formazione, un invito al confronto, un aiuto per il discernimento; una sollecitazione per tutti i battezzati perché maturino sempre più la consapevolezza di essere protagonisti della missione.

Dopo le domande del vescovo, la scheda propone una serie di brani dall’Evangelii Gaudium di Papa Francesco che è il programma del Pontificato in vista di un rinnovamento missionario di tutta la vita pastorale della Chiesa.

Ad ogni brano segue una domanda. Queste domande vogliono aiutarci a confrontarci guardando la nostra situazione diocesana, a partire dalla visione più ampia sulla situazione ecclesiale che ci è consegnata nella Evangelii Gaudium.

La scheda può essere usata per un itinerario formativo di più incontri che ogni parroco e realtà ecclesiale avrà cura di programmare per tempo secondo la propria realtà e situazione.

Si consiglia di fare almeno tre incontri: uno sui contenuti, i modi e lo stile della sinodalità; uno sulle domande tratte dall’Evangelii gaudium; uno sulle domande 1-4 (quelle proposte dal vescovo) e sulla domanda 15, che sono quelle più direttamente finalizzate ad individuare delle piste concrete su cui poi dovrà riflettere il Sinodo diocesano.

È importante che gli incontri siano vissuti in un clima di preghiera, fraternità e digiuno, come ci ricorda il vescovo, così da potersi mettere nella condizione migliore possibile per discernere la volontà del Signore e i segni dei tempi.

La scelta dei sinodali e il calendario di massima verso il sinodo, i criteri e le modalità di preghiera con cui scegliere i sinodali saranno comunicati prossimamente. In questa prima fase di ascolto quello che è importante è il cammino di discernimento che deve essere fatto dal numero maggiore possibile dei membri delle comunità cristiane da cui poi i sinodali dovranno essere scelti.

don Cristiano D’Angelo, vicario per la pastorale




Fratel Antonio: dal perdono al sacerdozio

La storia di Fratel Antonio, che sarà ordinato sacerdote il prossimo 6 gennaio. Il racconto di una vita trasformata dal sacramento della riconciliazione.

Bologna, agosto del 2000. Un giovane musicista vaga per la città semideserta in cerca di un prete per confessarsi. Già, confessarsi. Quel sacramento che oggi pare anacronistico, irrituale; quasi sconveniente raccontare le proprie malefatte a uno sconosciuto. E invece Antonio ha bisogno di confessarsi, di liberarsi.
Pochi giorni prima ha avuto un terribile incidente da cui è uscito illeso. Un incidente che poteva stroncare una vita che sembrava destinata a grandi cose. Per il mondo. C’è una chiamata: unica, forte, improcrastinabile che gli risuona dentro. E mentre ascolta quella voce, sempre più forte, incontra, in quel giorno d’agosto, un frate domenicano in una chiesa vuota. Un signor nessuno. Che però lo ascolta «per un tempo lunghissimo, per una confessione molto complessa, una confessione liberante». Soltanto dopo Fratel Antonio scoprì che quel signor nessuno era fra Michele Casali, il frate degli artisti, giornalista, teologo e confessore di molti cantautori bolognesi. Insomma un pezzo da novanta che quel giorno d’estate accoglie la resurrezione di Antonio.

Antonio Sorrentino, nato il 18 giugno del 1972 a Bentivoglio (Bologna), ha un passato da artista poliedrico, con un curriculum di tutto rispetto, ricco di esperienze in vari ambiti e di tante collaborazioni. All’età di 16 anni vince addirittura un concorso nazionale di poesia indetto dalla casa editrice Cultura 2000. Nel 1998, dopo aver conseguito la laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti a Bologna, inizia la sua attività pittorica (che lo vedrà realizzare numerose mostre collettive e personali, realizzazioni grafiche per dischi, scenografie per locali, ecc.) per poi passare alla musica. In quegli anni Antonio, infatti, musica le sue poesie e fonda la sua prima band di stampo rock blues.

Dopo quella confessione -aveva 28 anni- Antonio fece la cresima e iniziò in parrocchia un cammino di conversione e purificazione (eucaristia quotidiana, volontariato all’Associazione Papa Giovanni XXIII, e poi tra i poveri di P. Marella) che durerà 8 anni. Il suo cammino culminerà con la consacrazione al Signore nella Fraternità Apostolica di Gerusalemme di Pistoia il 3 settembre 2008.

Antonio in una foto giovanile

Il tuo è stato un lungo cammino di conversione. Perché hai deciso di cambiare tutto?

«Al culmine del mio successo ho visto tutto come spazzatura. Ho detto no al mondo. Molti oggi aspettano sempre il momento giusto per dire sì. Tutti programmiamo tutto, aspettiamo il momento giusto per far succedere le cose, per imbarcarsi in nuove avventure. Finisco questa cosa e parto. In realtà, quando si scopre qualcosa di veramente grande non ci possono essere compromessi e si lascia tutto quello che si è costruito nella vita. A me è successo così, mi sono fidato del Signore e ho seguito la direzione che lui aveva tracciato per me».

Come ti senti in questo momento?

Riguardando la vita spirituale di questi anni ho potuto scorgere dei piccoli segni interiori e esteriori, come se il Signore mi avesse guidato in questo percorso: si sono aperte tante porte, superate tante difficoltà insormontabili. Nel rivedere questi tratti di cammino, riconosco l’emozione nella fiducia nella “voce” che mi guidava e mi guida.

Come si fa a trovare Dio?

Io non ho cercato Dio direttamente, ho cercato una porta aperta. Cercavo la vita e la verità, ma durante il cammino mi si è rivelato il Signore. Lui ha approfittato di quello spiraglio lasciato aperto per farsi scoprire da me.

A partire dalla tua esperienza ti senti di proporre un messaggio?

I messaggi che vorrei dare sono due: uno è rivolto ai giovani ed è questo: lasciate un piccolo spiraglio aperto a Dio nella vostra vita, anche se non credete; cercate di rimanere sempre alla ricerca del trascendente, non perdete mai di vista la vita spirituale, non cadete nell’inganno che la nostra vita sia soltanto materiale.
L’altro è un messaggio rivolto alle mamme. I miracoli, le resurrezioni… accadono per davvero; c’è chi vede perso il proprio figlio, ma se una madre prega e crede nell’opera del Signore una conversione può sempre avvenire!

Sarai ordinato sacerdote dal nostro vescovo Fausto nella chiesa di San Bartolomeo il 6 gennaio prossimo. Perché lì e non in cattedrale?

Mi sento a casa nel monastero di San Bartolomeo; qui infatti ha sede la mia fraternità, ora è la mia chiesa, è un ulteriore dono del cielo.

Quale sarà il tuo compito all’interno della fraternità?

La vita sacerdotale e il priorato sono già due attività molto delicate. Mi piacerebbe dedicare gran parte del mio tempo alla confessione. La confessione è stato uno dei momenti più belli della mia conversione, fa parte infatti del mio bagaglio di felicità.
La confessione è molto importante; è il segno della misericordia di Dio, un canale dell’amore di Dio. Molte persone si avvicinano alla chiesa perché hanno bisogno di aiuti materiali. Nella confessione si accolgono anche sfoghi di ogni genere. Attraverso la confessione e la direzione spirituale si può spostare la visione materiale, risolvere un problema concreto… con la confessione si fa riscoprire il vero volto di Dio, che tanti non conoscono. La confessione è un momento intimo, particolare, dove forse il cuore è più aperto e sensibile.

Daniela Raspollini

Sacerdote per l’Epifania

Fratel Antonio Sorrentino è attualmente priore della Fraternità Apostolica di Gerusalemme di Pistoia. La fraternità ha sede presso i locali della parrocchia di San Bartolomeo, antico monastero benedettino nel cuore della città. I monaci di Gerusalemme prestano servizio presso la chiesa di San Bartolomeo, la chiesa di San Paolo Apostolo e la Basilica della Madonna dell’Umiltà, dove abitano le sorelle della fraternità. Con Fratel Antonio la fraternità si arricchisce di un altro sacerdote accanto da Giordano Favillini.
L’ordinazione sacerdotale, presieduta dal vescovo Tardelli sarà celebrata alle ore 17 lunedì 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore presso la chiesa di San Bartolomeo.




Quel che ti chiede il Natale

Il messaggio del vescovo Tardelli per le festività natalizie

 

Da un po’ di tempo non riesco purtroppo a pensare al Natale coi colori della festa, delle luci e dell’allegria. Non me ne vogliate. Non ci riesco perché, quasi come un’ossessione, mi viene subito alla mente come il Salvatore del mondo fu accolto – perché di Lui si parla a Natale, il Natale è il Suo – quando venne nel mondo per dare compimento alle promesse antiche. «Veniva nel mondo la luce vera» – ci dice l’evangelista Giovanni – «eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto».

In effetti, la narrazione evangelica ci presenta la nascita di Gesù avvolta nella precarietà, dentro a una stalla, in una mangiatoia, fuori dalla città.  Il Re dei re, il Signore dei signori, l’unigenito figlio di Dio venne in mezzo a noi – atteso da secoli – e trovò le porte chiuse; si dovette adattare, con una madre che lo partorì tra gli stenti e poche persone, anche non molto raccomandabili come erano i pastori di Betlemme, a stringersi attorno a Lui.

C’è poco da fare: in me la gioia della nascita del Salvatore rischia di essere vinta dall’amarezza delle nostre chiusure di cuore. Anche perché la triste vicenda della nascita del Salvatore non è circoscritta a quel tempo. È attuale. Anche oggi mi viene da dire: quanti di noi sono davvero pronti ad accogliere Lui nella propria vita? E insieme a lui anche gli altri? È vero, siamo presi da mille cose e mille problemi; abbiamo grosse preoccupazioni e anche una giusta voglia di svago e di spensieratezza. Va tutto bene. Però la domanda rimane ed provoca ognuno di noi: sei disposto ad accogliere il Cristo nella tua vita? A dargli spazio, a farlo regnare in te? E sei disposto ad ascoltare con attenzione chi ti sta accanto, il tuo compagno o la tua compagna, i figli, il vicino, il collega? Sei disposto a farti prossimo, particolarmente di chi è nel bisogno? Sei disposto a pensare un po’ meno a te stesso, a quello che ti piace, a quello che vorresti, a quelli che sono i tuoi benedetti diritti e i tuoi desideri, per far posto invece a Dio, alla sua parola e ai suoi inviti, ai suoi comandamenti, come pure agli altri, da servire con attenzione e premura?

Il Natale per me allora ha senso se è un momento nel quale si prende in mano la nostra coscienza e la si mette davanti a Dio. Se cioè ci si lascia interrogare e forse anche inquietare per le nostre chiusure e i nostri egoismi. In questo caso il Natale sarà vero, perché forse produrrà qualche effetto positivo in noi e conosceremo quella gioia che viene solo dall’accoglienza di Dio nella propria vita.

Il Santo Padre ha scritto nei giorni scorsi una bellissima lettera sul presepe, invitando a mantenere viva una preziosa tradizione che risale addirittura a San Francesco. E lo faremo. Di questi tempi di presepi se ne vedono tanti in giro. Ma il presepe serve per mettercisi davanti e riflettere; serve per pensare al mistero di un Dio che non ha paura a farsi piccolo e debole per amore; che venne non per essere servito ma per servire. Quella capannuccia col bue e l’asinello e coi pastori ha valore in quanto mi chiede se sia disposto ad accogliere Dio nella mia vita e ad accogliere gli altri nella pace, vicini o lontani, chiunque essi siano.

+ Fausto Tardelli, vescovo




Tre inviti per il Rinnovamento

Il vescovo incontra i pastorali di servizio del Rinnovamento nello Spirito Santo

Per il Rinnovamento nello Spirito Santo, come del resto per ogni movimento e aggregazione laicale, l’incontro con il proprio vescovo è sempre un’esperienza speciale, ricca e feconda, da ricevere come una grazia che viene direttamente da Dio.
Abbiamo quindi accolto con profonda gratitudine l’invito per un incontro, rivolto dal nostro vescovo, mons. Fausto Tardelli, ai Pastorali di servizio che sono stati eletti, negli scorsi mesi di ottobre e novembre, per guidare durante il prossimo quadriennio i gruppi del RnS presenti nella diocesi di Pistoia.

L’incontro si è svolto nella serata di mercoledì 11 dicembre, nella sala presbiterale del Seminario vescovile di Pistoia, ed ha visto la partecipazione dei Pastorali di servizio neoeletti, dei Referenti diocesani dell’ambito “Famiglia” e dell’ambito “Giovani”, del Comitato diocesano di servizio e del Direttore regionale, Lorenzo Carradori, tutti facenti parte del Rinnovamento nello Spirito Santo della diocesi di Pistoia.

Dopo un momento di preghiera di lode, con l’invocazione dello Spirito Santo, ogni Pastorale di servizio ha presentato il proprio gruppo, descrivendo brevemente gli aspetti particolari dell’esperienza vissuta nel contesto ecclesiale in cui è chiamato ad operare. In tutti gli interventi è stato possibile cogliere la disponibilità, manifestata al Vescovo, ad operare attivamente nella comunità, mettendo i propri doni a servizio delle necessità delle parrocchie e della società.
È seguito, quindi, l’intervento di mons. Tardelli, nel quale ci è sembrato di poter cogliere, in modo particolare, tre “inviti”, rivolti a noi e alla realtà di cui facciamo parte.

In primo luogo, l’invito a considerarci, come movimento ecclesiale, una parte importante della Chiesa pistoiese, non un’appendice, ma una delle membra del corpo di Cristo, attraverso i carismi ricevuti dal Signore e offerti umilmente a servizio del bene comune.

In secondo luogo, il sapere che il Rinnovamento, in quanto corrente di grazia, è chiamato a sentirsi continuamente guidato dallo Spirito Santo, diventandone testimone sempre più credibile ed efficace, anche a beneficio della diocesi.

In ultimo, la chiamata a lavorare per l’unità della comunità, facendo la propria parte affinché la diversità dei carismi generi comunione e non divisione, con il desiderio sempre vivo di cogliere nell’altro il riflesso della grazia donata da Dio a tutto il corpo.

Al termine del suo intervento, mons. Tardelli ha impartito la benedizione ai singoli Pastorali di servizio, consegnando loro una copia della Lettera pastorale «…E di me sarete testimoni», per l’anno 2019/2020. Come rappresentanti del RnS della diocesi, abbiamo accolto questo segno confermando la disponibilità del movimento ad operare concretamente ed in comunione con le altre realtà della diocesi, per andare incontro alle «attese di Vangelo» tratteggiate dal Vescovo nella lettera pastorale. Abbiamo anche preso l’impegno di accompagnare, con la preghiera e con quanto ci verrà eventualmente richiesto, la preparazione del prossimo Sinodo diocesano, facendo sì che lo «stile sinodale» divenga sempre più il modo di essere e di operare dei gruppi e delle comunità del Rinnovamento.

Andrea Mattonelli, Andrea Bonifacio, Giuseppe Tormentoni
Comitato diocesano di servizio del RnS




Una vita a servizio della chiesa

In ricordo del diacono Franco Biancalani

Ci ha lasciati Franco Biancalani, diacono della Chiesa di Pistoia che per molti anni ha svolto il servizio di cerimoniere vescovile con il vescovo Simone Scatizzi e il vescovo Mansueto Bianchi, occupandosi con passione e dedizione della Chiesa Cattedrale. Era stato ordinato diacono l’8 dicembre 1989, ed è tornato alla casa del Padre trent’anni dopo, l’8 dicembre 2019. Le esequie sono state celebrate a San Mauro a Signa e presiedute dal vicario generale monsignor Patrizio Fabbri. Con lui erano presenti diversi sacerdoti della diocesi di Pistoia e il diacono Sauro Gori. «Franco era schietto e capace di gesti semplici, ma carichi di affetto – ha ricordato monsignor Fabbri nell’omelia-. Tanto ha pregato per la chiesa di Pistoia e i suoi presbiteri e diaconi». «Ricordiamo Franco nella sua fedeltà alla chiesa – ha aggiunto – nell’amore e nel servizio alla sua famiglia, perché ha creduto profondamente nella parola del Signore e nella vocazione cristiana dei battezzati, chiamati ha regalare agli altri l’amore che il Signore ci ha dato gratuitamente». Don Roberto Breschi ha poi letto, alla conclusione della celebrazione un saluto di cordoglio e di vicinanza alla famiglia da parte del vescovo Tardelli.

La nipote Sara Covoni ci consegna un ricordo del nonno con cui volentieri lo ricordiamo.

Franco Biancalani è nato a Comeana il 25 maggio 1935. Proveniva da una famiglia umile e molto povera però dignitosa. Era il quarto di sei figli: prima di lui erano nati Renata, Franca ed Ezio; dopo di lui due gemelli morti però, subito dopo la nascita. Ha vissuto con loro fino al 4 settembre 1965 data del matrimonio con Maria Grazia Nannicini che aveva conosciuta presso la ditta dove entrambi lavoravano, una manifattura che produceva accessori borse e cappelli molto nota a Signa. Da questa unione sono nate due figlie: Beatrice e Ilaria.

L’8 dicembre 1989 è stato ordinato diacono dal vescovo di Pistoia Simone Scatizzi. Da allora la sua vita è sempre stata rivolta al servizio della chiesa che ha servito occupandosi, in un primo momento, della parrocchia di Poggio alla Malva. Nonno Franco teneva tanto a quella piccola parrocchia e ai suoi parrocchiani. Era il suo gioiello: gli piaceva suonare l’organo e cantare i canti religiosi, mi portava sempre con lui tutti i sabati pomeriggio quando celebrava la liturgia della Parola. Franco però, è stato anche sacrista della cattedrale di Pistoia e nella contabilità aiutava monsignor Romano Lotti. Amava il suo ruolo, era preciso e attento ad ogni piccolo particolare della Cattedrale che doveva essere perfetta per ogni celebrazione.

Ha onorato tutti i comandamenti della nostra fede. Prestava servizio ai malati, come confratello onorario della Misericordia di san Mauro e andando spesso a Loreto Lourdes anche con l’Unitalsi insieme alla nonna. A san Mauro faceva servizio presso la parrocchia e ha organizzato per 30 anni il carnevale in paese. Aveva sempre una parola buona per tutti e certamente aveva anche le sue idee e i suoi punti di vista. Ha dedicato la sua vita alla chiesa e a noi, la sua famiglia. Per lui era importante che fossimo tutti uniti nel bene e nel male e così è stato. Franco aveva quattro nipoti e da quasi quattro anni era diventato bis nonno di mia figlia. Il nonno ci ha insegnato tanto e ci ha lasciato tanto: il rispetto per la famiglia e la devozione per la chiesa erano i suoi punti fermi.

 




Apre a Pistoia “Scholas Occurrentes”, la scuola del Papa

Martedì 10 dicembre ha avuto luogo la presentazione ufficiale della sede all’interno del Monastero delle Benedettine di Pistoia della scuola di voluta da Papa Francesco, che porterà in Toscana le nuove metodologie educative testate negli oltre 190 paesi dove è presente Scholas.

PISTOIA – Chitarra, canti, sorrisi, abbracci e mate. Neanche te ne accorgi e già l’intesa ha preso quota. Tra i giovani presenti e gli animatori di Scholas il contatto è più naturale che mai, fuori da ogni paludamento e scaletta prefissata. C’è un calore tutto latino che nell’aula magna del Seminario di Pistoia, avvolge i presenti, dal direttore mondiale Corral al mons. Tardelli per la presentazione ufficiale della sede pistoiese di Scholas Occurrentes.

«Una bella giornata: un segno bello e gioioso per tutti. Pistoia –afferma il vescovo Tardelli – è una città che merita attenzione e che può diventare un punto di riferimento. Sono contento perché ci si occupa di giovani. Mi stanno a cuore. E mi preoccupa che li facciamo esprimere, perché ognuno può dire molto. L’impostazione educativa di Scholas li porterà ad esprimersi in tutte le loro potenzialità. E poi sono contento perché ci sarà modo di incontrarci a livello mondiale: giovani da tutte le parti del mondo arriveranno a Pistoia». E sarà un mondo globale, “fatto di comunicazione e relazioni. Sono grato a Jose Maria del Corral. Inizia un’avventura tutta da definire ma sicuramente bella”.

«Questa esperienza – commenta Edoardo Baroncelli – direttore dell’ufficio per la pastorale scolastica, chiamato a coordinare i rapporti tra Scholas e Diocesi – cerca di tradurre una proposta educativa in linguaggi che siano i loro – quelli dei giovani – e non i nostri. E i linguaggi con cui si può arrivare al cuore dei ragazzi sono anche questi. La diocesi di Pistoia e l’attenzione del suo vescovo ai giovani raccoglie l’invito del Santo Padre perché Pistoia possa essere luce, segno di speranza, e insieme si possa fare qualcosa di significativo per i nostri giovani».

Il direttore mondiale di Scholas Josè Maria Corral, racconta la sua storia che nasce dalla passione educativa. «Trent’anni fa mi sentivo in mezzo tra i giovani e un sistema educativo che non mi sembrava raggiungerli. C’era un sacerdote, Jorge Bergoglio, che conosceva la gente, un prete “futbolero” (che gli piaceva il calcio), che però aveva visto come la crisi Argentina stava portandosi via i giovani. “La politica non serve a niente””diceva la gente e i giovani non sapevano cosa fare. Restavano spersi in un paese nella crisi. Una domenica pomeriggio ho incontrato don Bergoglio. «Possiamo contare sui giovani per fare un cambiamento?» Mi domandò questo. Ho pensato di mettere insieme un gruppo di giovani cattolici, ebrei, musulmani, hanno cominciato a parlare, cantare, dipingere e hanno iniziato a condividere le loro differenze. Tradizioni, abitudini diverse..all’inizio si guardavano tra loro. Si sono iniziati a rompere i pregiudizi. E in sei mesi questi giovani hanno portato al parlamento argentino un progetto di legge per i giovani. Un mese dopo il congresso l’ha votata all’unanimità. Sapete cosa chiedevano questi giovani? Un’educazione che avesse a vedere con la vita. Non ne potevano più di studiare qualcosa in cui non trovavano senso. Volevano un’educazione che servisse alla vita. Volevano imparare a vivere. Erano pazzi?».

Diocesi e Scholas hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per confermare l’impegno nell’educazione dei giovani. Scholas porterà a Pistoia una scuola per formatori, ma anche progetti di alternanza scuola lavoro, percorsi che diano senso, portino la presenza di questa proposta in mezzo ai giovani.




Scholas Occurrentes: apre a Pistoia la nuova sede

PISTOIA – Il momento tanto atteso e annunciato a marzo di quest’anno direttamente dal Santo Padre è finalmente arrivato: il prossimo martedì 10 dicembre verrà presentata ufficialmente la sede  di “Scholas Occurentes”, la fondazione internazionale di diritto pontificio, voluta fortemente da Papa Francesco, che ha come obiettivo la formazione dei giovani attraverso il dialogo, l’incontro, la conoscenza di sé, i linguaggi universali come la musica e l’arte. La sede della scuola, che lavora su scala internazionale, avrà sede nel monastero delle Benedettine nel centro di Pistoia e ospiterà i percorsi di formazione degli educatori, provenienti da tutto il mondo.

L’evento avrà luogo il prossimo martedì 10 dicembre alle ore 10 nel seminario vescovile di Pistoia, alla presenza dei dirigenti di Scholas, delle autorità cittadine e regionali.

«Nel corso dell’incontro con il Papa del marzo scorso, egli ha fatto diretto riferimento al lavoro di Scholas: “I giovani hanno una potenza inimmaginabile! Sono creativi! Ma quel che succede tante volte è che non hanno dei leader che li guidino, perché li cercano fuori e non si rendono conto che li hanno fra di loro. E quel che fa Scholas è risvegliare in queste comunità l’esistenza e l’impegno dei loro propri leader. E sento che è una cosa molto bella, molto grande.” Queste idee espresse dal Santo Padre sono presenti nella visione della Diocesi di Pistoia e vengono promulgate dall’Ufficio Diocesano di Pastorale Scolastica.

«Ci riconosciamo, dunque, nella stessa ricerca e con il sogno di essere parte di un’unione con la comunità di Pistoia per creare un’educazione che porti i giovani a incontrarsi gli uni con gli altri e con loro stessi – ha affermato il presidente Josè Maria Corral – scoprendo la bellezza della creatività e riconoscendo l’importanza delle proprie radici, per vivere un vero presente e sognare un futuro insieme. In base alle motivazioni di cui sopra, è un onore raccogliere quanto manifestato dal Santo Padre, impegnandoci a fare di Pistoia un esempio educativo per il mondo».

L’idea di “Scholas Occurrentes” risale a un’esperienza lanciata a Buenos Aires nel 2001, sotto l’egida dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Il suo progetto di Escuelas hermanas (scuole sorelle) e di Escuelas de vicinos (scuole di quartiere) consisteva in una rete di centri educativi, composta da realtà pubbliche e private, laiche o confessionali, e aveva come scopo di educare all’impegno e al bene comune. Il successo di questa idea ha portato alla creazione di Scholas occurrentes, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, che lavora con le scuole e le comunità educative, con l’intento di coinvolgere tutti gli attori sociali per dar vita a una cultura dell’incontro e conseguire la pace attraverso l’educazione. Come si legge nel sito dell’organizzazione (<www.scholasoccurrentes.org>), l’obiettivo ideale che si cerca di realizzare è la trasformazione del mondo in un’aula senza pareti, in cui siano integrati tutti i bambini.

Creata nel 2015 con un decreto pontificio da papa Francesco, la realtà delle Scholas Occurrentes desidera favorire la condivisione dei progetti promossi dalle scuole in vista di un arricchimento reciproco e sostenere le scuole con meno risorse, promuove l’educazione per tutti. Attualmente le Scholas sono operative in Argentina, Messico, Paraguay, Spagna, Italia, Città del Vaticano, ma l’organizzazione, grazie alle collaborazioni avviate con altre realtà, opera in 190 Paesi e in circa 445mila scuole e reti educative associate.

(ufficio stampa)




Sicurezza in parrocchia

A seguito del corso di formazione “Le problematiche della Sicurezza per la parrocchia e l’oratorio“, tenutosi in Seminario lunedì 18 novembre u.s. ricordiamo a parroci e operatori pastorali che sono disponibili le slides del corso.

Per informazioni e ricevere le il pdf con le slides contattare: dott. Ing. Edoardo Baroncelli ( edoardo.baroncelli@gmail.com ).




Il cammino della vita e il cammino della chiesa

Il valore del pellegrinaggio a piedi tra Santiago, Pistoia e le tappe della propria esistenza.

 

Don Gianni Gasperini, direttore dell’ufficio diocesano pellegrinaggi racconta la propria esperienza di pellegrino e la ricchezza che può scaturire dal cammino.

Don Gianni, hai percorso a piedi il cammino degli antichi pellegrini diretti a Santiago. Come mai hai scelto questo tipo di esperienza?

Il mio pellegrinaggio a Santiago è nato semplicemente per rispondere ad una proposta. Stare via un mese, percorrere 800km a piedi fa un po’ paura. Alla fine però mi sono deciso. Sinceramente lo vedevo quasi una roba da fissati, mi sembrava più legato al desiderio di testare delle capacità fisiche che altro. Eppure una volta iniziato il cammino si scopre un mondo che non ti aspetti.

Il semplice impegno di camminare, di fare in un giorno a piedi quanto potresti fare in mezzora di macchina ti cambia tutto il senso del tempo. Puoi accorgerti delle cose perché vai lentamente, rifletti su tutto ciò che ti capita, ma anche sul cammino passato e presente. Ti accorgi poi delle persone che camminano con te e di che cosa significa avere dei limiti. Che siamo diversi da persona a persona te ne accorgi bene camminando.

Durante il cammino ho imparato uno sguardo che mi ha aiuta anche nel ministero: non si può pretendere di andare sempre tutti insieme; andiamo ognuno con il proprio passo. Per mantenere il senso dell’andare insieme però, ci si adatta alle esigenze dell’altro: questo è uno degli aspetti più belli che ho scoperto, il senso pastorale del camminare insieme nella stessa direzione.

Insomma, camminare è un po’ come fare un piccolo “sinodo”?

Eh sì, la parola greca significa proprio questo (cammino insieme). Dunque sinodo non è tanto il fatto di essere a braccetto sulla strada, ma accorgersi a che punto del cammino è l’altro, se troppo avanti o troppo indietro.

E poi c’è lo zaino che ricorda il peso che ti porti dietro ogni giorno. Uno zaino troppo peso fa male, chiede subito di liberarsi del superfluo. Inspiegabilmente poi, qualche giorno è pesantissimo, altre volte più leggero: è un chiaro richiamo al peso della tua umanità, che a volte ti pesa di meno.. a volte decisamente di più. E ancora: tante volte lungo il cammino non trovi ombra, e magari vedi un unico albero attorno a te, per fermartici e riprenderti subito. Allora ti chiedi: ma io di cosa ho bisogno? Di una foresta per sentirmi sempre al sicuro, oppure mi basta anche la compagnia di un solo albero?

Qual è secondo te il vero valore del pellegrinaggio: riscoprire le radici di un’antica devozione o rinascere nell’anima più confortati e saldi nella fede?

Il valore di un pellegrinaggio a piedi è quello di scoprire il vero cammino della vita, ma anche il cammino dentro la compagnia della Chiesa. Che sia San Giacomo, o San Pietro, o un pellegrinaggio mariano c’è sempre un richiamo forte a Cristo, alla mèta, compimento del destino personale e della storia. Il pellegrinaggio dice poi il modo in cui avanzare nel cammino, guardando la realtà dell’altro, la realtà attorno a te. Si potrebbe fare pastorale a pellegrinaggi e darebbe un importante contributo al nostro modo di intendere la chiesa. Personalmente l’ho sempre proposto ai corsi prematrimoniali, perché dentro il matrimonio questo senso di andare insieme è sempre più marcato rispetto ad una compagnia di amici; dentro il matrimonio l’attenzione che si sviluppa con chi viaggi diventa davvero importante e forse ci si rende conto di cosa può significare una convivenza.

Lo specifico del cammino di Santiago qual è?

Arrivati alla Cattedrale c’è il portico della Gloria, un luogo che dà senso a tutto il tuo cammino.

Chi lo compie oggi come secoli fa, alla fine fa l’esperienza di scoprire che è Cristo che l’attende.

Durante il cammino ci sono tanti richiami in questo senso. La direzione che prendi e il senso del cammino ti è continuamente ripresentato da Cristo; così a Santiago ti accorgi di non essere arrivato alla fine del viaggio. Hai compiuto una tappa -importante certo- ma aperta a tutto quanto arriva dopo. Anche io ho avuto la sensazione che non si fosse chiusa soltanto un’avventura, ma che si sarebbe aperta una strada per la mia vita.

E Pistoia come può inserirsi in questa dinamica di pellegrinaggio?

Pistoia può segnare senz’altro un punto di partenza per scoprire la ricchezza del pellegrinaggio, sia a livello personale che come chiesa diocesana. Il valore della reliquia di San Giacomo, peraltro molto sottolineato dal vescovo Tardelli, che continua a rimarcare la storia e l’identità del nostro santo patrono, è davvero un buon punto di partenza per riscoprire la nostra storia locale, cosa ci ha legato a Santiago e quanto ancora oggi tiene unite le due città. Riscoprire le nostre radici ha un valore.

In vista dell’anno iacobeo come responsabile dell’ufficio pellegrinaggi quali saranno i tuoi progetti in merito?

Senz’altro come ufficio saremo impegnati nella valorizzazione del cammino come pellegrinaggio. Sulla scia di altre diocesi, che già si stanno preparando per l’anno iacobeo, nel 2021 sarà proposto un pellegrinaggio diocesano a Santiago. C’è anche l’idea di proporne uno a piedi per i giovani. Per il resto è prevedibile una vasta ripresa di cammini locali: il cammino di San  Bartolomeo, la Romea Strata, che senz’altro vedranno un certo movimento, senza contare il pellegrinaggio delle diocesi toscane a Pistoia il 21 giugno.

E per quest’anno cosa ha in programma l’ufficio pellegrinaggi?

Quest’anno, probabilmente nella seconda settimana di Settembre 2020, si svolgerà un pellegrinaggio diocesano a Lourdes con il vescovo Tardelli. Un pellegrinaggio aperto a tutti, malati, famiglie, sacerdoti. Con l’inizio del nuovo anno arriveranno indicazioni più puntuali.

Daniela Raspollini




Avvento: tempo per prendersi cura di Dio

Una riflessione di Sorella Elisabetta, eremita a Montalbiolo per l’inizio dell’Avvento. È online anche il sussidio liturgico della CEI.

Prendersi cura di Dio

L’avvento è tempo di veglia.
Veglia perché “viene il figlio dell’uomo” (Mt.24,44).
La parola “veglia” significa: “restare svegli nella notte”.
Ma significa anche “proteggere, prendersi cura”.
Avvento è tempo per prendersi cura di Dio.
Dedicandogli tempo, spazio, amore.
Per questo è tempo per ricominciare a mettere la preghiera nel cuore delle nostre giornate.
È tempo per incominciare a proteggere Dio in noi affinché nulla ce lo possa portare via.
È tempo per mettersi in un ascolto profondo della Parola.
Ascolto che possa trasformare il cuore in casa di Dio.
È tempo santo perché è attesa e cura del Dio veniente.
Prendersi cura di Dio come una madre ha cura del suo bambino,
come una sposa ha cura del suo sposo.
Prendersi cura di Dio in noi e di Dio tra noi.
Avvento è tempo di veglia affinché il prendersi cura di Dio diventi uno stile di vita,
un’identità profonda, un sigillo del nostro essere.
È anche restare svegli nella notte.
Nella notte del mondo. Nella notte dei cuori.
Restare svegli nell’amore affinché la luce della fede non si spenga.
Come la sposa ha cura dello sposo, così la Chiesa ha cura di Dio.
Come Maria lo tiene stretto al cuore, e da Lui si lascia plasmare.
Da Maria impariamo a prenderci cura di Dio,
del Dio che viene perché è già venuto e ritornerà.
Avvento è tempo di cura e di custodia,
che scava in noi attesa, desiderio, invocazione.
Che scava in noi lo spazio affinché il Figlio di Dio, sempre, possa tornare.

Sorella Elisabetta (Eremo di Montalbiolo)

 


La sapienza della Chiesa ha predisposto i giorni dell’Avvento come singolare tempo di grazia scandito da figure profetiche, da gesti e parole, che ci consentono di entrare, a poco a poco, nel mistero della salvezza. Un succedersi di giorni che – con un crescendo di intensità – ci predispongono ad accogliere il Dono, a noi fatto nel tempo, della nascita del Figlio di Dio fatto uomo.

«L’Avvento è tempo di attesa, di conversione, di speranza:
attesa-memoria della prima, umile venuta del Salvatore nella nostra carne mortale; attesa-supplica dell’ultima, gloriosa venuta di Cristo, Signore della storia e Giudice universale;
conversione, alla quale spesso la Liturgia di questo tempo invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2);
speranza gioiosa che la salvezza già operata da Cristo (cfr. Rm 8,24-25) e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e “noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3,2)»1 . (Direttorio su Pietà popolare e liturgia, n. 96)

Inizia con i Primi vespri della I Domenica di Avvento e termina prima dei Primi vespri di Natale.

La CEI mette a disposizione «Quando venne la pienezza del Tempo …» : il tradizionale sussidio liturgico rivolto a parrocchie, comunità, associazioni per aiutare a cogliere i temi salienti delle celebrazioni, le fondamentali dimensioni rituali e le opportune attenzioni relative al modo di vivere la liturgia.

(fonte: CEI)