Domenica 3 aprile la giornata dei cresimandi e dei cresimati

Un incontro di rilancio dopo le difficoltà della pandemia

Domenica 3 aprile si celebra la Giornata dei cresimandi e cresimati. Un appuntamento che torna finalmente in presenza dopo l’interruzione per l’emergenza Covid. L’incontro – spiega Suor Giovanna Cheli, direttrice dell’Ufficio Catechistico – si svolge «domenica prossima, quando i ragazzi sono convocati a conoscere il Vescovo in Cattedrale, la chiesa madre della Diocesi, nel luogo in cui si conservano le reliquie di San Jacopo. Abbiamo pensato questo incontro come l’occasione per riprendere contatti e coinvolgere i cresimati di questi anni, che hanno vissuto la confermazione in un contesto difficile, precario. Vorremmo che facessero festa con noi».

Non mancano le attenzioni necessarie per vivere con serenità la giornata: «per avere un numero contenuto di presenze in cattedrale – spiega Suor Cheli – faremo due incontri scaglionati in fasce orarie diverse. Per questo è necessario iscrivere il proprio gruppo all’incontro entro martedì 29 Marzo alle ore 14.30».

L’incontro si preannuncia festoso e “colorato” come sempre. «I ragazzi arriveranno in Duomo con i loro stendardi e cartelloni, dove avranno rappresentato quello che caratterizza la loro parrocchia. Saranno organizzati per vicariati e suddivisi per numero. La celebrazione sarà presieduta dal Vescovo. Insieme ci racconteremo qualcosa in maniera animata, ascolteremo ancora il brano evangelico che ci ha guidato. Ci saranno  anche – conclude suor Cheli – alcuni interventi rappresentativi, per dare la voce ai cresimandi. A tutti saranno consegnate delle parole chiave per il cammino futuro. Seguirà la benedizione del Vescovo che avrà anche il tono di un mandato. Sarà infine consegnata una piccola conchiglia, simbolo del pellegrinaggio della vita, segno di una mèta che è alta e anche un po’ altra».




Caritas: corso di formazione per volontari

Con il mese di aprile si apre un tempo di formazione sui temi di base e sulla metodologia

La proposta è aperta ai volontari dei Centri di ascolto parrocchiale, ma anche a quanti intendessero accostarsi per la prima volta ai servizi della Caritas.

La sede è ancora da definirsi in base al numero dei partecipanti, e viste le normative sulla formazione in presenza, è richiesta l’iscrizione entro e non oltre al 31 marzo. Per farlo occorre inviare una mail all’indirizzo caritas@diocesipistoia.it  e/o giovanni.cerri@diocesipistoia.it indicando in oggetto “formazione nuovi volontari” e nel corpo della mail: nome e cognome partecipante, centro di ascolto di appartenenza.

I corsi si svolgeranno in luogo da precisare dalle 20.45 alle 22.30.

Il programma è il seguente:

6 aprile, “Il centro di ascolto Caritas”;

20 aprile, “Cosa caratterizza un Centro d’ascolto? Indicazioni operative”;

27 aprile, “Ascoltare ed ascoltarsi”;

11 maggio, “Centro d’ascolto e temi attuali”.




Preghiera per la Russia e l’Ucraina in Cattedrale

Venerdì 25 marzo alle 17 il Vescovo si unisce alla preghiera del Santo Padre, con la recita del Santo Rosario e la Messa

 

«Venerdì 25 marzo – recita un comunicato della Santa Sede -, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle ore 17 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre».

«Ora, accogliendo anche numerose richieste del Popolo di Dio, – scrive il Papa ai vescovi di tutto il mondo – desidero affidare in modo speciale alla Madonna le Nazioni in conflitto».  Volontà del Papa è «compiere un solenne Atto di consacrazione dell’umanità, in modo particolare della Russia e dell’Ucraina, al Cuore immacolato di Maria. Poiché è bene disporsi a invocare la pace rinnovati dal perdono di Dio».

Un gesto che vuole coinvolgere la Chiesa universale, «che in questo momento drammatico porta a Dio, attraverso la Madre sua e nostra, il grido di dolore di quanti soffrono e implorano la fine della violenza, e affida l’avvenire dell’umanità alla Regina della pace».

Il papa invita i vescovi di tutto il mondo a «unirsi a tale Atto, convocando, nella giornata di venerdì 25 marzo, i sacerdoti, i religiosi e gli altri fedeli alla preghiera comunitaria nei luoghi sacri, così che il Popolo santo di Dio faccia salire in modo unanime e accorato la supplica alla sua Madre».

Anche la Chiesa di Pistoia si unisce alla preghiera del Santo Padre con la recita del Rosario e l’Atto di consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

Venerdì 25 marzo 2022, nella Cattedrale di San Zeno, alle ore 17 S. E. Mons. Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia presiede la preghiera del Rosario al termine del quale reciterà la speciale preghiera di Consacrazione e alle ore 18 presiederà la Santa Messa per la pace.

Tutti i fedeli sono invitati a partecipare e a unirsi alla preghiera.




Sinodalità che decide. L’intervento di don Dianich

Una sintesi dell’intervento del teologo Dianich in vista del Sinodo Ripartire dalla centralità del popolo di Dio e dal sacerdozio battesimale

«Quando si parla di sinodalità scattano subito due pregiudizi. Il primo: promuovere la sinodalità non è espressione di una lotta di potere dentro la Chiesa? Il secondo: i carismi di cui si parla non rappresentano un’eccezione?» Rivolgendosi al clero pistoiese in occasione degli incontri di formazione sulla sinodalità don Severino Dianich, uno dei più noti teologi italiani, ha subito acceso l’attenzione di quanti erano collegati online per ascoltarlo.

«Partiamo dal secondo pregiudizio: i carismi non sono un’eccezione, sono espressione del dono della fede. Non c’è cristiano che non sia carismatico ». Per rispondere meglio e ribattere anche al primo pregiudizio occorre, spiega don Dianich, rivedere due temi di fondo dell’ecclesiologia. «Il primo è il concetto di popolo di Dio, come ce lo dà il Concilio Vaticano II; il secondo è il concetto di sacerdozio comune. Quanto al popolo di Dio va ricordato che è il soggetto della missione». «Quando si dice, “cosa ha detto e cosa fa la Chiesa?” non si dovrebbe pensare solo al Papa — spiega Dianich — ma a tutto il popolo di Dio». L’annuncio messianico è compito di ogni battezzato: «questo non è il diritto e dovere del vescovo o del prete, ma di ogni cristiano ». Il secondo punto riguarda il popolo sacerdotale. «Nel corpo sacerdotale che è il popolo di Dio si danno diversi carismi e ministeri ». Il Concilio «illustra alcuni ministeri propri dell’ufficio sacerdotale di Cristo consegnati a tutto il popolo cristiano; sono i cosiddetti tria munera (i “tre doni”): la comunicazione della fede (insegnare), la partecipazione attiva alla liturgia (santificare), la partecipazione alla organizzazione della vita della Chiesa (governare). Tre aspetti che possono assumere anche una forma istituzionale » ma, commenta Dianich, ancora oggi poco valorizzati.

Quali sono, dunque, le prospettive della sinodalità? «La partecipazione attiva dei fedeli alla missione della Chiesa si realizza nella situazione concreta in cui i fedeli vivono continuamente; non si svolge nei muri della parrocchia, ma là dove i fedeli operano e vivono». «La conclusione — spiega Dianich — viene da sè: sinodalità significa evitare che preti e vescovi debbano essere responsabili

di cose per cui non hanno carisma. Occorre ascoltare, valorizzare competenze ». Nella normativa canonica sono previste alcune istanze sinodali: il sinodo dei vescovi e quello diocesano, il collegio dei consultori e degli affari economici, i consigli pastorali parrocchiali. Strutture sinodali importanti, appunta il teologo ma “a responsabilità limitata”, perché hanno solo potere consultivo e il cammino insieme si interrompe nel momento della decisione. «Per questo — commenta — la gente ha disaffezione verso i nostri consigli; “Si ragiona, si parla e non si decide nulla”». Forse è il momento di osare un po’ di più, non per ribaltare logiche di potere, ma per meglio esprimere la ricchezza della vocazione battesimale. «È chiaro: questo chiede pazienza, allunga le cose, ma varrebbe la pena. Ritengo anche — spiega il teologo — che ci sia un altro elemento da tenere presente: l’autorità ecclesiastica non è ad omnia. Ci sono campi della vita della Chiesa in cui l’autorità del pastore è più libera e spazi in cui le competenze dei consiglieri laici sono sufficienti». «Abbiamo bisogno — ha concluso Dianich — di inventare qualcosa di fresco, di nuovo, perché il popolo cristiano sia davvero fecondo nel cammino della Chiesa».

Ugo Feraci




Lutto in diocesi: è morto don Tommaso Chalupczak

Mercoledì 16 marzo è morto don Tomasz Chalupczak, parroco di Vinacciano, San Pantaleo e Collina. Don Tomasz, malato da tempo, ha affrontato l’ultimo periodo della sua vita con una fede esemplare e un fiducioso abbandono al Signore.

La Diocesi esprime il suo cordoglio a parenti, amici e conoscenti per la perdita di questo suo pastore. «Sono profondamente dispiaciuto per la prematura perdita di don Tomasz – afferma il Vescovo Tardelli —. Lo abbiamo accompagnato con la preghiera nei duri mesi della malattia, durante la quale ha continuato a svolgere con passione ed evangelica dedizione il suo ministero. Il Signore della vita gli conceda la gioia della vita che non muore».

La salma di don Tommaso è esposta alla chiesa di San Pantaleo. Le esequie saranno celebrate sabato mattina alla chiesa di san Pantaleo alle ore 10.

 

Don Tomasz Chalupsczak era nato a Kielce in Polonia 52 anni fa. La sua era una vocazione radicata nell’infanzia e maturata nel contesto familiare. Ordinato presbitero il 4 giugno 1994 ha lavorato per due anni come viceparroco e cappellano dell’ospedale. Dal 1996 al 2003 ha studiato a Roma presso il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo, dove ha conseguito il dottorato in Sacra Liturgia. Durante il suo periodo di studio don Tomasz ha avuto occasione di prestare servizio nella diocesi di Pistoia. Per circa un mese, in accordo con il vescovo Simone Scatizzi, ha svolto servizio a Vignole, quindi a San Pantaleo per affiancare Mons. Bertini, allora anziano e malato. A San Pantaleo don Tomasz ha trovato subito un ambiente familiare, dove ha incontrato numerosi amici che gli sono stati sempre vicini.

Nell’agosto del 2003, terminati i suoi studi, ha fatto ritorno alla sua diocesi originaria di Kielce. Qui don Tomasz ha svolto servizio prima come viceparroco del Duomo, quindi come segretario del vescovo, docente in Seminario, cerimoniere e moderatore diocesano della liturgia.

Nel 2007 ha fatto ritorno a Pistoia dove ha preso servizio alla parrocchia della Vergine e si è definitivamente incardinato nel febbraio 2010. Dal 2017 è tornato come parroco nelle parrocchie di San Pantaleo, Vinacciano e Collina.




Veglia di preghiera per i missionari martiri

Giovedì 24 marzo presso la Parrocchia di San Biagio in Cascheri a Pistoia

In occasione della trentesima edizione della Giornata dedicata ai Missionari Martiri il Centro Missionario Diocesano ha promosso una Veglia di Preghiera presso la parrocchia di San Biagio in Cascheri. L’appuntamento è per giovedì 24 marzo 2022 alle ore 21. Presiederà la Veglia il vescovo Monsignor Tardelli.

Questa 30 edizione della Giornata intende sottolineare la “voce” dei martiri, espressione, secondo il tema quest’anno, della Voce del Verbo: «La voce dei martiri, che è Voce del Verbo, del Dio fattosi uomo per manifestare la sua vicinanza alla fragilità della vita, diventa da sempre seme, germoglio per le comunità cristiane». Questo il tema conduttore della Veglia che sarà animata da canti e preghiere.

Durante la celebrazione saranno ricordati i nomi dei martiri del 2021 e sarà letta anche una testimonianza relativa all’uccisione del giovane presbitero don Roberto Malgesini, assassinato a Como il 15 settembre del 2020 da un senzatetto con problemi psichici. Il sacerdote, 51 anni, originario della Valtellina, è stato ucciso nel centro della città, poco distante dalla parrocchia di San Rocco, di cui era collaboratore. Il ricordo di una vita spezzata come quella di don Roberto, definito dalla gente il prete degli ultimi, fa riflettere sull’impegno di tanti altri sacerdoti sparsi in varie parti del mondo che vivono la loro missione nel cuore delle periferie e che senza risparmiarsi rischiano la propria vita in mezzi ai conflitti, alla povertà, al degrado.

«Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 22 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 2 religiose, 6 laici. Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 11 missionari (7 sacerdoti, 2 religiose, 2 laici), cui segue l’America, con 7 missionari uccisi (4 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi 3 missionari (1 sacerdote, 2 laici), e l’Europa, dove è stato ucciso 1 sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020 — secondo i dati dell’Agenzia Fides —, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari» (Leggi qui le loro biografie)

Un elenco che non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, «ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro».

«Tutti — spiega don Timoteo Bushishi, direttore del Centro Missionario Diocesano — siamo infatti chiamati alla missione. La missione è legata al nostro battesimo: siamo battezzati e inviati. La testimonianza di ogni giorno è il nostro martirio». Un martirio che non arriva, molto spesso, all’effusione del sangue, «un martirio “bianco”, che comunque siamo chiamati a vivere per amore, nel desiderio di testimoniare il Vangelo. Da battezzati abbiamo bisogno di ricordarci che la testimonianza nasce dal nostro impegno quotidiano, dal modo in cui viviamo le nostre giornate alla luce di Dio».

«La Veglia di giovedì 24 — conclude don Bushishi — sarà anche l’occasione di pregare per la pace. Lo faremo con una bella preghiera per il mondo: “Caos nel mondo. Povertà ovunque. Divisione fra gli uomini. Guerra fra i popoli. Abbiamo voltato le spalle al tuo amore, eppure siamo costretti a confidare ancora in te. Da te viene l’aria che respiriamo. Senz’aria siamo morti, incapaci di muoverci, imputriditi. Signore, fa’ che comprendiamo il tuo amore, che restiamo in contatto con i fratelli, neri, bianchi, rossi o gialli che siano. Fa’ del mondo un cesto di colori nella tua mano possente e fa’ che in questo cesto ci sia la pace”».




In cammino verso il diaconato permanente

Quattro nuovi candidati dopo decenni

Domenica 20 marzo nuovo importante appuntamento in Cattedrale. La messa delle 18 sarà infatti presieduta da S. E. Mons. Fausto Tardelli che celebrerà il rito dell’ammissione all’ordine di quattro candidati al diaconato permanente. Dal 2018 infatti il vescovo ha riaperto il cammino al diaconato permanente dopo diversi anni di stop.

Al momento hanno intrapreso il cammino di discernimento in vista dell’ordinazione quattro candidati: Giuseppe Topia, Gianmarco Marianelli, Marco Lo Bracco, Franco Pacini. Il diacono permanente è un ministro ordinato.

Il diacono proclama il Vangelo durante la Messa e può amministrare alcuni sacramenti: presiede il Battesimo e le Esequie, distribuisce la Comunione, benedice il Matrimonio. Il diacono esprime il suo ministero nel servizio ai fratelli, esercitando diverse forme di carità.




Nomina di un nuovo esorcista

Volendo provvedere alla nomina di un sacerdote che si dedichi al delicato ministero di esorcista diocesano;
avuto il nulla osta del padre provinciale dei Passionisti;
Avendo ravvisato nel molto reverendo sacerdote p. LUIGI PROCOPIO C.P.

le qualità di cui al can. 1172 § 2; a norma del can. 1172 § 1 gli conferiamo la licenza di proferire esorcismi sugli ossessi ad triennium a decorrere dal 2 marzo 2022.

Nella celebrazione degli esorcismi pubblici e solenni il rev. p. LUIGI PROCOPIO C. P. si atterrà rigorosamente alle disposizioni del Rituale De exorcismis et suplicationibus quibusdam del 22 novembre 1998.

Pistoia, dal Palazzo Vescovile, 25 febbraio 2022

+ Fausto Tardelli, Vescovo

don Roberto Breschi, Cancelliere vescovile




Diaconati in Cattedrale

Domenica 13 marzo l’ordinazione di Maximilien Baldi e Alessio Biagioni

Due nuovi diaconi “transeunti”, ovvero temporanei, per la diocesi che riceveranno la consacrazione dalle mani del vescovo Tardelli nella Cattedrale di Pistoia domenica 13 marzo. Sono Alessio Biagioni (42 anni) e Maximilien Baldi (37 anni), i seminaristi che si apprestano a ricevere l’ultimo ministero prima dell’ordinazione sacerdotale.

«Ci sono dei momenti nella vita in cui cerchi la felicità in qualsiasi modo quando non hai gli strumenti giusti – racconta Maximilien Baldi, ricordando le motivazioni della sua scelta –. Io sentivo dentro di me un grido, un desiderio di sentirmi amato, sentivo forte il desiderio di un “per sempre”. In quel periodo la Grazia si è manifestata con forte dolcezza e ho capito che solo con Gesù potevo pensare di poter amare e di farlo per sempre, solo Lui che ha vinto la morte e mi ha mostrato che con il suo amore potevo vincere quella morte che attanagliava la mia anima».

«È stato in un momento di ricerca – confida invece Alessio Biagioni – facevo l’avvocato, avevo tante attività con associazioni culturali ma sentivo che mi mancava qualcosa e quello che stavo facendo non mi permetteva di esprimere tutto me stesso. Allora ho cercato fra le cose che facevo ciò che veramente mi riempiva. Rimaneva da un lato la ricerca di comprendere e penetrare sempre di più i misteri della salvezza e darne testimonianza, dall’altro le relazioni e l’ascolto delle tante persone che incontravo sia come avvocato sia nella produzione di cortometraggi ed eventi. Sono ripartito da queste due cose e ho incominciato un discernimento che poi mi ha portato ad entrare in Seminario dove mi sono sentito “a casa”. Questa sensazione dura fino ad oggi che sono vicino a un passo importante e decisivo».

Due giovani maturi, che hanno abbracciato con coraggio questo cammino, sicuramente controcorrente e così difficile da spiegare, ai più piccoli in particolare: «Ogni giovane ha desideri e sogni, purtroppo però vedo spesso ragazzi a cui hanno rubato i sogni – annota Baldi – perché segnati dagli avvenimenti negativi della vita. Tutta la vita del Signore Gesù invece ci dice che noi meritiamo non di essere semplicemente felici, ma di vivere di una gioia così profonda da non dipendere più dai “parametri mondani” del fare».

La celebrazione solenne è prevista per domenica 13 alle ore 18 in Cattedrale.




Ceneri 2022: le parole del Vescovo

Pregare e digiunare perchè cessi la guerra. Cambiare il cuore, perchè il mondo abbia pace

«La Quaresima ci ricorda che siamo peccatori, ci ricorda che ognuno di noi ha tradito il Signore, che ognuno di noi è venuto meno alle promesse del Battesimo, all’amore di Dio in mille modi. La Quaresima ci ricorda che siamo peccatori bisognosi di essere salvati che hanno bisogno di rinnovamento profondo».

Nell’omelia per il mercoledì delle Ceneri il vescovo Tardelli invita a prendere consapevolezza della nostra fragilità e delle realtà di peccato che accompagnano la vita di tutti.

«E se avessimo dei dubbi sul nostro essere peccatori le drammatiche vicende che stiamo vivendo in questi giorni ce lo ricordano, perché la guerra, terribile, orribile, schifosa, ci dice che noi uomini siamo capaci delle peggiori cose: di odio, di violenza, cattiveria, sopraffazione. Siamo capaci di mettere sotto i piedi i comandi del Signore, per la nostra presunzione, per la nostra convinta superiorità».

Di fronte a quanto accade, non possiamo rimanere indifferenti. Il male del mondo ci provoca. Per questo il vescovo ha aggiunto: «La Quaresima ci invita a guardare il nostro peccato, il nostro individuale peccato. Il nostro individuale peccato si assomma a quello degli altri e distrugge il mondo. Non esiste un peccato privato che non abbia ripercussioni sociali, che non abbiano ripercussioni sull’andamento del mondo».

«Le situazioni drammatiche del mondo – proseguiva Tardelli – sono tra popoli, tra nazioni, ma la radice è sempre nel cuore, nel cuore di ogni uomo e quindi anche nel nostro».

«La Quaresima è il tempo propizio per questo cammino di riconciliazione. Cammino di purificazione durante il quale siamo chiamati a rivedere la nostra vita, a vedere come ci poniamo nelle nostre relazioni, davanti al mondo, davanti a Dio; a vedere le nostre relazioni». La Quaresima è «un cammino che ci invita a capire se davvero siamo impegnati a rispondere al suo amore con la radicalità del nostro amore per lui».

In conclusione il vescovo ha richiamato il vangelo proposto dalla liturgia del giorno: «un Vangelo curioso, perché proprio nel giorno del digiuno ci invita  a profumarci il capo e a sorridere. Ci invita a non fare le cose per essere visti, a non fare le cose per pubblicità. Noi oggi siamo maestri anche in questo, nel far apparire ciò che non è, nel presentarci in un modo diverso da quello che siamo. Siamo in un mondo di manipolazione delle informazioni dove cerchiamo continuamente di apparire meglio di quello che siamo. Il Vangelo ci invita a fare un cammino serio, interiore.

Non ce ne facciamo nulla delle ceneri che riceviamo in testa, di questo segno esteriore, se non cadono nel nostro cuore, se non avviano un processo di rinnovamento interiore della nostra vita. Non possiamo accontentarci dell’esteriorità. Dobbiamo camminare nella profondità di noi stessi, del nostro animo, davanti a Dio».