Istituto Musicale Diocesano: iscrizioni aperte!

L’Istituto Musicale Diocesano “Don Lodovico Giustini” ha come scopo fondamentale la preparazione di musicisti disponibili per il servizio liturgico, specialmente per la Messa.

Lo struttura didattica è, comunque, quella di una normale scuola di musica. Si comincia con l’apprendimento della teoria musicale (il cosiddetto “solfeggio”) e si prosegue, anche in contemporanea, se chi si iscrive ha sufficienti cognizioni, con uno strumento o con il canto.

I corsi già funzionanti sono, oltre al solfeggio, quelli di organo, pianoforte, clavicembalo, flauto diritto, flauto traverso, canto. Se vi saranno almeno 3 iscritti, apriremo anche le classi di violino e di violoncello. La stessa modalità è prevista per il corso di canto gregoriano.

L’iscrizione può essere effettuata inviando per e-mail ( info@istitutogiustini.it ) alla scuola la propria richiesta, contenente le necessarie informazioni; nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono e corso scelto (ci si può iscrivere anche a più corsi).

I corsi si terranno dal lunedì 22 ottobre 2018 al venerdì 14 giugno 2019, interrotti dalle vacanze di Natale di Pasqua e dalle altre festività. Essi hanno luogo dal lunedì al venerdì, in genere nel pomeriggio, ma con possibilità di concordare altro orario.

Mons. Umberto Pineschi

 

Visita il sito e iscriviti!
www.istitutogiustini.it

CORSI INDIVIDUALI (1 ora settimanale)

Armonia e contrappunto
Clavicembalo
Organo
Pianoforte
Flauto
Violino
Violoncello
Canto

CORSI COLLETTIVI (1 ora settimanale)

Teoria musicale e solfeggio
Armonia
Canto gregoriano

Quote associative

CORSI INDIVIDUALI: € 70 ogni 4 lezioni
CORSI COLLETTIVI: € 25 ogni 4 lezioni




Al via la scuola teologica diocesana

I corsi ordinari e il quarto anno incentrato sul mistero della fede

Secondo la narrazione di Giovanni evangelista, Maria Maddalena, in un’alba non ancora conclamata della domenica più importante per i cristiani, giunge alla tomba dove è stato sepolto il corpo del Maestro e vede la pietra rimossa. Si affretta a riferire la notizia ai discepoli ed anche Pietro e Giovanni corrono, a loro volta, verso il sepolcro. Giovanni lo raggiunge per primo, non entra, ma dalla soglia già si apre al suo sguardo la visione delle bende che avvolgevano il corpo del Maestro rilasciate per terra. Questo egli vede. Al sopraggiungere di Pietro, che osa persino entrare dentro la tomba, un altro particolare si disvela: il sudario già posto sul capo del defunto che ora è riposto ordinatamente da una parte.

Maria Madddalena vede la pietra della tomba rimossa e conclude che qualcuno ha portato via il corpo di Gesù senza poter sapere dove. Pietro vede le bende e il sudario e non è dato sapere la sua reazione e la sua interpretazione; sappiamo invece che Giovanni, dinanzi alla medesima scena, vide e credette.

Questi tre protagonisti del capitolo 20 del Vangelo di Giovanni vedono tutti solo dei segni, in questi primi versetti. Vedono segni e cercano di interpretare. Il discepolo che Gesù amava è colui che comprende con maggior compiutezza.

Ebbene la teologia cerca di fare lo stesso: interpretare nella maniera più compiuta e adeguata i segni che circolano intorno. Innanzitutto i segni della Rivelazione, ma poi anche i segni della vita sacramentaria e quelli della vita liturgica, fino ai segni della vita ordinaria di tutti i giorni che ci sono dati.

La scuola teologica diocesana, con il suo percorso triennale articolato in sette discipline per anno, si allinea fondamentalmente al suddetto obiettivo: poggiando sulle acquisizioni dei pilastri della fede (la Tradizione), intende fornire il metodo per interpretare i segni, in modo che ciascuno sia reso in grado di proseguire il percorso con una certa autonomia e, al contempo, sia abile a indirizzare altri lungo la stessa direzione.

Gli esami – per meglio dire, i colloqui – al termine di ogni corso sono opzionali e costituiscono, in ogni caso, solamente un’opportunità per sperimentare, tramite il dialogo o l’elaborato scritto personalizzato, un’autovalutazione della proprie acquisizioni.

La cadenza della scuola è settimanale (il martedì); l’orario è serale (20, 45 – 22, 10); la sede è il seminario vescovile di via Puccini.

info: giacomoponcini@alice.it

A.V.

L’apertura della scuola teologica è affidata alla prolusione dal tema: “Cosa chiedono i giovani al Sinodo
a cura della FRATERNITÀ DI CRISTIANI di Pistoia. L’appuntamento è per  martedì 9 ottobre 2018 alle ore 20,45 nell’aula magna del Seminario.

MATERIALE INFORMATIVO 2018/2019

Scuola di Formazione Teologica 2018-2019 (pdf)

Corso di Approfondimento 2018/2019 (pdf)

Libretto anno accademico 2018/2019 (pdf)

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata sul nostro sito.

 




Restituire una casa alla Visitazione

Carmignano: dalla parrocchia un progetto di crowdfunding per restaurare e valorizzare la chiesa e il convento dei SS. Michele e Francesco

Chi sale all’antica rocca di Carmignano si trova di fronte un paesaggio mozzafiato. Una quintessenza della toscanità, in un equilibrio fragilissimo tra olivi, viti, campi coltivati, porzioni di bosco e la distesa urbanizzata della piana di Pistoia, Prato e Firenze. Una cornice strepitosa per uno dei dipinti più celebri al mondo: il capolavoro –inquieto e anche un po’ inquietante- della Visitazione del Pontormo (1528-1530 circa).

La Visitazione è oggi negli Stati Uniti per il tour di una bella mini-mostra (Incontri miracolosi. Pontormo dal disegno alla pittura) che dopo una tappa alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti si è spostata al Morgan Library & Museum di New York e di lì replicherà al Getty Museum di Los Angeles da dove farà ritorno alla fine della prossima primavera. Un lungo viaggio che è anche l’occasione per sensibilizzare il pubblico, gli appassionati d’arte e non solo sulle condizioni della chiesa e del convento di San Michele a Carmignano, la “casa” della Visitazione e di altri tesori d’arte che oggi versa in uno stato di degrado molto preoccupante.

Chi ‘visita’ la Visitazione non arriva soltanto davanti un dipinto: entra in un dialogo che dal paesaggio porta all’antico convento di Carmignano, alla bella chiesa di fine Trecento che accompagna la fruizione e la comprensione dell’opera; guida, per chi crede, all’incontro e alla contemplazione.
Il convento poi, è uno dei primi insediamenti francescani: la tradizione lo fa risalire al 1211-1212 quando Bernardo da Quintavalle edificò un oratorio e un piccolo cenobio. Era nativo di Carmignano frate Giovanni Parenti, il primo successore di Francesco alla guida dell’Ordine dei minori. La chiesa attuale, costruita attorno al 1330 fu poi decorata da affreschi nel XV secolo e trasformata e fornita di diversi altari nel corso del Cinquecento, quando vi trovò posto anche la celebre Visitazione.

Oggi la parrocchia, con la collaborazione di esperti d’arte e comunicazione, ha elaborato #VisitingVisitation/Una casa per Pontormo a Carmignano: un progetto di valorizzazione che intende restituire ai carmignanesi e alla fruizione di tutti, un ambiente sicuro e ricco di storia. Una volta restaurati i locali dell’antico convento, compresa la Compagnia di San Luca oggi inagibile, potrebbero accogliere un piccolo Museo della Visitazione e uno spazio per eventi e incontri.

«Vogliamo proteggere questo luogo, vogliamo restituirlo alla sua antica bellezza, vogliamo dare alla Visitazione del Pontormo la cornice che si merita». È il desiderio di tutti i carmignanesi, di cui si fa portavoce Fabrizio Buricchi, quale responsabile dei beni culturali per la parrocchia.
Il progetto VisitingVisitation ha anche realizzato un video che accompagna e rilancia la mostra dedicata al Pontormo per sostenere una raccolta fondi lanciata sul web. «Preservare un patrimonio artistico così importante in questi luoghi – afferma Bruce Edelstein, storico dell’arte e curatore della mostra – è senza dubbio difficile, per la sicurezza e la protezione delle opere. Spesso i luoghi che conservano l’arte sono antichi quanto le opere stesse».

La Chiesa e il convento di Carmignano manifestano una grave degrado «soprattutto nelle parti strutturali, e in particolare nelle coperture, che da sole generano altri effetti connessi di degrado degli elementi secondari e decorativi. Questo deterioramento ormai diffuso – si legge nella presentazione del progetto -, non consente l’esecuzione di semplici operazioni di ripristino, ma richiede interventi mirati, ben organizzati e di notevole complessità tecnico-economica».

Oggi tutti hanno l’opportunità di offrire il loro contributo e partecipare a questo progetto, che restituisce una casa alla Visitazione e la propria identità a un’intera comunità. Per avere maggiori informazioni è possibile visitare il seguente link : https://igg.me/at/pontormo oppure visitare il sito: www.pontormo.it .




Linguaggi del divino 2018: “Rinascere dall’alto”

Ai nastri di partenza la rassegna teologica della diocesi di Pistoia arrivata alla 31ª edizione. Una riflessione profonda sul tema della spiritualità e delle sue tante sfaccettature, in rapporto con la società contemporanea. A fine ottobre una tavola rotonda sul tema del lavoro e impegno dei cattolici. Tra i relatori anche l’ex premier Letta e il Vescovo di Taranto, mons. Santoro.

PISTOIA – Ripiegati sul proprio smartphone o incastrati nel mondo dei consumi abbiamo ancora interesse per le cose del cielo? C’è ancora spazio per la spiritualità oggi? Saranno le grandi domande dell’uomo di fronte ai drammi della modernità e l’antico – e mai come ora attuale – rapporto con l’assoluto i protagonisti dell’edizione dei Linguaggi del Divino 2018, intitolato “Rinascere dall’alto”.

Otto incontri, più tre eventi straordinari si dipaneranno in tutto il mese di ottobre (5 -22) in alcuni dei luoghi più significativi della nostra città, come il convento di San Francesco, il convento di San Domenico e il Battistero di San Giovanni in corte, offrendo uno spazio libero, aperto e in dialogo con tutti.

Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato a Firenze, aprirà la rassegna teologica riflettendo sul tema della spiritualità in una prospettiva dialogica con le “cose della terra”, cioè la complessità del reale, accompagnati dalla suggestione in bianco e nero delle fotografie di Mariangela Montanari. Con padre Guidalberto Bormolini, riascolteremo le grandi domande dell’uomo di fronte alla morte e le proposte delle diverse tradizioni spirituali e religiose.

Il noto biblista Ermes Ronchi ci ricorderà le nude domande del Vangelo che continuano a provocare la nostra esistenza, mentre con Gaetano Piccolo, gesuita e metafisico, intraprenderemo un viaggio sorprendente attraverso noi stessi alla luce del discernimento cristiano. Il professor Andrea Monda, docente di religione, scrittore e autore assieme a un gruppo di studenti dei testi dell’ultima via Crucis col Papa al Colosseo, protagonista del format “Buongiorno professore” (TV2000), ci aiuterà a scoprire quale spiritualità è diffusa oggi tra i giovani.

Proveremo a a riflettere sul tema del “silenzio” e dell’ascolto nell’esperienza radicale degli eremiti con Antonella Lumini, affiancata nel racconto dal vaticanista di “Repubblica” Paolo Rodari, ma anche grazie al documentario “Voci del silenzio” diretto da Joshua Wahlen e Alessandro Seidita. Il loro racconto proporrà un percorso a ritroso verso le radici dell’esistenza, lo stimolo concreto a riequilibrare il nostro modo di stare al mondo.

Goffredo Boselli, monaco di Bose, ci aiuterà a scoprire come la liturgia ci introduce nello spazio in cui opera l’assoluto e l’umano si apre al divino. Basilio Petrà, teologo e preside della Facoltà Teologica dell’Italia centrale indicherà gli orizzonti della vita nello Spirito donata a chi “rinasce dall’alto”.

La conclusione di questa nuova edizione è affidata ad una tavola rotonda di grande livello sull’impegno dei cristiani sul tema economia e del lavoro, curata dell’Ufficio per la Pastorale sociale, con la presenza di Enrico Letta, economista ed ex premier, Enrico Giovannini, economista ex presidente dell’Istat, mons. Filippo Santoro, vescovo di Taranto.

Un appuntamento da non perdere per pensare, interrogarsi e lasciarsi stimolare sulle domande decisive dell’esistenza.

Per informazioni

Pagina fb:  @ilinguaggideldivino – @diocesipistoia

Twitter: diocesi di Pistoia

ilinguaggideldivino@diocesipistoia.it

 

Programma completo + biografie

 




«Preti di montagna»: quando la cultura arrivava dal Pievano

Sabato 25 agosto a Cutigliano la presentazione del nuovo libro di Maria Valbonesi “Preti di montagna”. L’Appuntamento in piazzetta Ferrucci alle ore 17.30; interverrà il vescovo di Pistoia Mons. Tardelli.

Dopo Rusticane di montagna (2014), Maria Valbonesi dedica alla montagna pistoiese una nuova fatica, – “Preti di montagna” – frutto della ricerca sui preti, anzi, sui rettori delle pievi, che per molti secoli hanno costituito il fondamentale riferimento religioso, sociale e culturale per la gente che viveva nei borghi, tra i boschi e i pascoli dell’Appennino.

Cosa è possibile rintracciare negli archivi? Cosa ha scoperto sulla storia dei pievani della montagna?

Per quanto riguarda la loro specifica funzione di ecclesiastici, negli archivi è molto più facile trovare attestazioni sulle carenze, infrazioni e trasgressioni dei pievani piuttosto che i loro normali svolgimenti, generalmente sottintesi proprio per la loro ripetitiva normalità. Risulta invece sufficientemente documentata l’attività culturale con cui, al di là delle tradizioni e improvvisazioni popolari, i pievani – e praticamente soltanto loro – hanno aperto alla gente della montagna gli orizzonti della bellezza, della conoscenza e della memoria storica.

È questo che li distingue dai loro colleghi della pianura e delle città?

Almeno fino alla metà del XVIII secolo direi proprio di sì. Ed è soprattutto sotto questo aspetto che li ho presi in considerazione. Ovviamente non tutti, ma solo alcuni che meglio si prestano a rappresentare comportamenti più o meno comuni: provvedere al decoro della propria chiesa e delle celebrazioni religiose, insegnare a leggere e scrivere ai ragazzi del paese, ricordarne gli eventi nei registri parrocchiali e in eventuali relazioni, lettere, cronache e diari. Perché questa è, appunto, la conclusione emersa dai dati documentari: che, almeno sulla montagna pistoiese e fino alla metà del XVIII secolo, depositari della cultura sono stati soltanto, o quasi, i pievani.

Ma non c’erano in montagna uomini di cultura, oltre ai pievani?

Certo che c’erano, sia ecclesiastici che laici, ma, per bravi e capaci che fossero, alla montagna non ne veniva niente perché andavano a fare carriera altrove: a Firenze, a Roma e anche più lontano; e se tornavano, era soltanto per qualche breve visita o, ormai vecchi, per morire. Mentre invece i pievani restavano.

E chi sono quelli dei quali più specificamente si parla in “Preti di montagna”?

Sono tre: Girolamo Magni di Popiglio, che nel ‘500 per quarant’anni lavorò al restauro, riordinamento e abbellimento della sua pieve, facendone un sensibile esempio di ordine e di armonia che, attraverso i sensi, avviasse la sua gente alla religiosa dimensione spirituale di questi valori.
Andrea Busoni di Cutigliano, che nella prima metà del ‘600 si dedicò ad un insegnamento di alto livello letterario, scientifico e teologico, aperto anche alle donne.
Jacopo Lori di San Marcello, che verso le metà del ‘700 ha “salvato” gli usi e costumi e il linguaggio popolare in un gran numero di composizioni poetiche riunite sotto il titolo di “Tangheri della Montagna”.

Il volume è disponibile presso la libreria S. Jacopo di Pistoia.

Daniela Raspollini




Due dipinti per capire la città: san Jacopo e sant’Atto

Due opere da recuperare per custodire la memoria della nostra identità cittadina

di Daniela Raspollini

Anche quest’anno, nell’imminenza della festa patronale di San Iacopo, abbiamo voluto rivolgerci alla concittadina Lucia Gai, nota studiosa del culto iacopeo, per chiederle se per l’occasione vi siano in progetto iniziative da realizzare, oltre quelle consuete per celebrare la ricorrenza.

Possiamo dire che buona parte della sua attività di studiosa pistoiese si sia svolta per valorizzare e far conoscere il tema così interessante e importante per la nostra città che riguarda il culto di San Iacopo e l’intera civiltà del pellegrinaggio. Attualmente si prepara qualche novità in proposito?

Ogni anno, ogni volta che ci troviamo tutti insieme per celebrare la festa dell’apostolo Giacomo di Zebedeo, il “nostro” San Iacopo, mi capita di fare un bilancio di un percorso annuale intrapreso, per valutarne i risultati raggiunti e i traguardi ancora da realizzare. Il mio lungo impegno come studiosa si è costantemente completato con quello attuato nel Comitato di San Iacopo: l’associazione laicale di volontariato culturale (che si affianca e collabora con l’attività della chiesa cattedrale pistoiese) fondata negli anni ottanta del Novecento dal compianto monsignor Mario Leporatti e attualmente inserita fra gli organismi di cultura storica riconosciuti in ambito diocesano. Ultimamente, il Comitato di San Iacopo si muove per valorizzare sempre meglio la grande ricchezza del patrimonio di memorie storiche e artistiche religiose conservate in vari luoghi di Pistoia. In particolare, si sta attivando per il recupero dei due grandi emblemi lignei dipinti, d’inizio Seicento, che raffigurano rispettivamente San Iacopo patrono di Pistoia e il Santo vescovo Atto.

 

Non mi pare di aver mai visto queste opere. Potrebbe fornirci qualche altra informazione su questi dipinti? Dove si trovano?

Si tratta di due grandi emblemi dipinti a olio su pannelli sagomati in legno, conservati attualmente nei Depositi del Museo Civico di Pistoia. Entro ricche incorniciature a ‘cartiglio’, tipiche del Seicento, eseguite contemporaneamente e da uno stesso artista, per ora ignoto ma di notevole qualità, sono raffigurati due dei principali ‘protagonisti’ della storia pistoiese della prima metà del XII secolo: l’apostolo Giacomo “il Maggiore” e il vescovo vallombrosano Atto (1133- 1153).

Egli nel 1145 istituì ufficialmente il culto iacopeo a Pistoia, mediante una reliquia del corpo apostolico arrivata da Santiago di Compostella, dove per antichissima tradizione si ritiene riposino le spoglie dell’apostolo: che è lo stesso santo protettore del pellegrinaggio compostellano, sia nei tempi passati che anche oggi, dato che anche attualmente molte sono le persone che vogliono ripetere questa profonda e significativa esperienza, percorrendo in Spagna il “Camino de Santiago” fino a Compostella.

I due emblemi dipinti vennero presumibilmente realizzati dall’Opera di San Iacopo, l’istituzione comunale addetta alla tutela e all’organizzazione del culto iacopeo cittadino, in occasione della canonizzazione del vescovo Atto nel gennaio del 1605. È possibile che essi fossero già stati approntati per portarli nella solenne processione organizzata per celebrare l’evento, che veniva a confermare un culto cittadino per il vescovo Atto già in essere nella seconda metà del secolo XII.

Quello che è sicuro è che i due emblemi lignei dipinti arredavano riccamente la sala dell’udienza dell’Opera di San Iacopo, nella nuova sede realizzata nel secolo XVII in testa all’attuale piazza dello Spirito Santo.

Dopo le soppressioni ecclesiastiche di fine Settecento, e in seguito ad una serie di passaggi, i due dipinti furono acquisiti dal Museo civico di Pistoia, ma non furono esposti perché bisognosi di restauro per il supporto ligneo, che ha sofferto per l’umidità.

 

Perché i due emblemi sono così importanti?

Per due ragioni, principalmente. Innanzi tutto perché sono la testimonianza concreta del momento storico in cui è nata l’esigenza di raccogliere le memorie cittadine, da parte di tanti studiosi ed eruditi locali, per lo più appartenenti al clero e al patriziato. La “Storia di Pistoia” nacque anche come “Storia del culto iacopeo” e, insieme, come raccolta, specialmente fra Sei e Settecento, di “Biografie” del vescovo Atto: continuate lungo l’Otto e Novecento, fino ad oggi. Le due immagini dipinte segnano, anche visivamente, questo momento di maturazione della coscienza civica, quando ha avuto bisogno di appoggiarsi sia alle immagini emblematiche che alla “Storia”. La seconda ragione per cui sono importanti è che nel modo di raffigurare questi soggetti si rivela una precisa mentalità, una concezione dei rapporti fra società e valori ideali e religiosi. In entrambi gli emblemi viene espresso il concetto che una comunità ha bisogno, per vivere i valori della civiltà cui appartiene, di elementi unificanti e condivisi, ma anche di una fede precisa circa il proprio destino: cui deve, essa stessa per prima, credere. È quel ‘vincolo di carità’ che lega tutti noi ed era l’antico ideale dei monaci Vallombrosani, in accordo con la Chiesa universale. Questa idea è espressa sia nell’immagine di Sant’Atto, colto nel momento in cui sostiene, e offre ai cittadini di Pistoia, la cassetta della reliquia iacopea, come un dono ricco di futuro, sia nell’altra immagine dell’apostolo San Iacopo, che tiene fra le mani l’intera città di cui è patrono, così com’è patrono del pellegrinaggio compostellano (cui rimanda il “bordone” o bastone su cui i devoti viandanti si appoggiavano nel loro cammino, che egli regge con la sinistra).

 

Potrà essere fatto qualcosa per poter restaurare queste opere, perché tornino ad essere esposte in modo opportuno?

A quanto ne so, un preventivo di spesa era stato fatto dalla Soprintendenza fiorentina e la cifra dovrebbe essere non eccessiva. Tuttavia in questi attuali tempi di crisi, ogni ente pubblico deve stare attento alle spese: in questo caso, si tratta dell’Amministrazione Comunale, che deve tener conto delle sue priorità.

Si potrebbe tuttavia intervenire, per evitare che vadano via via disperse tante testimonianze importanti della nostra identità, con uno sforzo economico da condividere. L’alternativa è la silenziosa, irreparabile perdita, senza che alcuno levi una voce per chiedere che almeno si pensi a cosa si perde, e a quanto resti alla generalizzata solitudine tecnologico-informatica dei nostri giovani, schiacciati su un ‘presente’ insignificante e ‘liquido’.




Aurora Wake up 2018! A Pistoia il festival di musica cristiana

Sul palco del centro Giovanni Paolo II alla Vergine tante band di Christian music

Torna Aurora Wake Up! Presso la parrocchia della Vergine di Pistoia venerdì 15 Giugno 2018 alle ore 21.00 prenderà il via la IX rassegna musicale “Aurora Wake up” Christian multifestival, I° Memorial Roberto Bignoli, compianto storico cantautore cattolico scomparso recentemente. Già molte le adesioni ancora in via di definizione da parte di numerosi artisti cristiani provenienti dalla Toscana e anche da più lontano, fra cui il Sicomoro, Mario Costanzi, Remy Varone, Voci del Cielo e tanti altri.

Fabio Logli, storico organizzatore della rassegna assieme ai suoi collaboratori, per quest’anno ha deciso di spostare la location del Multifestival a Pistoia e si è dichiarato soddisfatto delle adesioni e dell’accoglienza ottenuta fino ad oggi. La manifestazione sarà inoltre trasmessa in diretta web su Radio Golpe!

Un’occasione per trascorrere insieme una serata spensierata, ma non banale, fra musica e parole. L’ingresso è gratuito, pertanto tutti siamo invitati a partecipare. L’appuntamento è alle ore 21 nel Centro Giovanni Paolo, presso la Chiesa della Vergine di Pistoia

Per info: Fabio 347 8033756.

David Ducceschi




INTERVENTO DI TUTELA E RESTAURO DEL PULPITO DI GIOVANNI PISANO

PISTOIA – Sono apparse recentemente su alcuni blog notizie sulle allarmanti condizioni del pulpito di Giovanni Pisano conservato nella chiesa di Sant’Andrea di Pistoia.

In realtà dalla costante attività di monitoraggio delle condizioni del pulpito, condotta in tutti questi anni dalla Soprintendenza di Firenze, non si rilevano motivi per grida così preoccupate.

Le lesioni sono presenti e ben visibili da tempo e proprio negli ultimi mesi la Soprintendenza è intervenuta sulla Sibilla del secondo ordine, situata sull’angolo in corrispondenza della colonna posta sulla figura di Adamo. Il pernio in ferro su cui era fissata la figura si era ossidato rompendo il blocco di marmo. Nell’intervento, realizzato da Alberto Casciani, tra i più esperti restauratori di materiali lapidei, si è tolto il pernio arrugginito, sostituendolo con uno in vetroresina e garantendo la sicurezza della parte.

Il pulpito negli anni tra il 2007 e il 2011 è stato interessato da una serie di indagini scientifiche curate dall’Opificio delle Pietre Dure, volte ad approfondire e verificare le condizioni del capolavoro.
La necessità di completare tali indagini per avere una visione puntuale della sua situazione statica non è stata accompagnata negli ultimi anni dai necessari finanziamenti, richiesti annualmente dalla Soprintendenza fiorentina al competente Ministero, ma si spera in tempi brevi di riuscire a far partire il progetto di studio e restauro.

La Diocesi di Pistoia, consapevole dello straordinario valore del pulpito di Giovanni Pisano, monitora e presta la massima attenzione, accanto alla Soprintendenza, nei confronti di questo capolavoro.

Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Pistoia




I TESORI DELLA DIOCESI SU TV2000

L’ itinerario di ‘Borghi d’Italia (Capoluoghi)’, format televisivo condotto da Mario Placidini su TV2000 sarà dedicato domenica prossima, 13 maggio, alla città di Pistoia.

«Il capoluogo dell’omonima Provincia – si legge nella presentazione della puntata – è un vero museo di arte e storia. L’itinerario religioso è senz’altro uno dei punti di forza di Pistoia. Non a caso la maestosa cattedrale di San Zeno conserva una preziosa reliquia di San Giacomo Apostolo giunta anticamente da Santiago di Compostela (…) Inoltre la cupola della Basilica della Madonna dell’Umiltà è la terza in Italia per grandezza».

Il programma contiene numerose interviste; accanto ai rappresentanti del Comune cittadino sarà possibile ascoltare il contributo del vescovo Fausto Tardelli, le parole dell’arciprete della cattedrale don Luca Carlesi, ma anche, tra le altre voci significative del territorio, il presidente della fondazione MAIC Luigi Bardelli.

Nella puntata di domenica sarà proposta una vera e propria «visita del centro storico, delle pregevoli chiese, della torre campanaria, del museo diocesano, dell’antico Spedale del Ceppo, in una gioiosa passeggiata alla scoperta delle opere dei tanti artisti del passato».

Questo e molto altro su TV2000 in Borghi d’Italia (Capoluoghi) Domenica 13 maggio alle 12.20 e in replica sabato 19 maggio alle 12.20 e domenica 20 maggio alle 06.20.

 

(redazione)




TRE VOLUMI E UN CONCERTO PER MONS. UMBERTO PINESCHI

Domenica 6 maggio alle ore 16.30 presso la Cattedrale di San Zeno, l’organista Wladimir Matesic eseguirà alcune composizioni per organo del sacerdote e musicista pistoiese recentemente pubblicate in tre volumi

Una vita spesa per la Chiesa e per la musica che vede un’importante coronamento nella pubblicazione in tre volumi delle sue opere per organo. La grande passione di Mons. Umberto Pineschi, proposto del Capitolo della Cattedrale, maestro d’organo e direttore dell’Accademia Internazionale d’organo L. Gherardeschi di Pistoia sarà illustrata domenica 6 maggio con un concerto del maestro Wladimir Matesic e dalla soprano Serena Arnò. Antonio Galanti, organista e compositore presenterà i tre volumi di Pineschi, che raccolgono composizioni di diverso genere e ispirazione. Sarà presente anche il vescovo Mons. Fausto Tardelli.

Don Umberto stesso, ci aiuta a scoprire il frutto di tanti anni di lavoro e passione per la musica.

Mons. Pineschi, come nasce questo suo lavoro cosi prezioso per la nostra chiesa?

Casualmente. Alcuni amici mi hanno chiesto via via di scrivere dei pezzi per scopi i più disparati e io ho scritto senza alcuna pretesa, certo non immaginando neppure lontanamente che potessere essere un giorno pubblicati. Un bel giorno, l’anno scorso, l’editrice VigorMusic, che ringrazio, ha deciso di pubblicare questi miei pezzi.

Quanto tempo ha impiegato per  realizzare questi tre volumi ?

Ormai  diversi anni fa, ho infatti iniziato nel 2003, in occasione della visita alla Mabellini della principessa Sayako, figlia degli Imperatori del Giappone.

Cosa è possibile trovare in questi volumi?

I pezzi hanno, fatte poche eccezioni, un tema: o canto gregoriamo, o canti popolari (per esempio il giappopnese Sakura), o nomi di persone, per esempio quello del nostro vescovo Fausto Tardelli, su cui ho scritto un Preludio e fuga.

Con questa sua opera intende ribadire il valore della musica sacra nella liturgia?

La liturgia, in questo caso, c’entra solo marginalmente. È il mio amore per l’organo soprattutto, anche se vi sono pezzi dedicati a specifici organi di chiesa, come per esempio lo splendido organo Agati-Tronci del 1891 della chiesa della Salesiane di Pistoia.

Buona parte della sua esistenza è stata spesa nell’insegnamento. La recente apertura dell’Istituto di Musica Sacra L. Giustini intende ribadire l’importanza della musica nelle nostre assemblee liturgiche, in particolare della musica per organo..

Bisognerebbe che la chiesa cattolica italiana prendesse sul serio ciò che dice la Sacrosanctum Concilium (Costituzione Conciliare sulla Sacra liturgia), a proposito dell’organo a canne, strumento proprio della chiesa cattolica di rito latino. Ci sono molti giovani appassionati all’organo. La settimana scorsa erano qui gli studenti del conservatorio di Cosenza, oggi quelli di Cagliari, tutti giovani entusiasti!

Dove si possono acquistare i suoi tre volumi?

Chiedendo all’editrice VigorMusic, www.vigormusic.it/shop

Daniela Raspollini