«Credo?» A ottobre la terza edizione dei linguaggi del divino

Il festival
di teologia, che si svolgerà il prossimo ottobre in città, avrà per tema il
credere oggi.

«Credo. Aiutami nella mia incredulità». L’espressione viene dal Vangelo di Marco (9,24) dove è messa sulla bocca di un padre provato dalla sofferenza del figlio; un male inspiegabile che nessuno – nemmeno gli apostoli – è riuscito a guarire. Il padre si rivolge a Gesù, con fiducia e trepidazione, ma anche con l’onestà di chi confidando nel Maestro, deve fare i conti con la propria fragilità. Un’espressione che può accompagnare bene le inquietudini dell’uomo contemporaneo, di quello che si dice credente, come del non credente, se è vero, come  affermava il cardinale Martini, che «ciascuno di noi ha in sé un credente e un non credente, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande pungenti e inquietanti l’uno all’altro».

Da questa affermazione fragile ma colma di attesa, fiduciosa e consapevole allo stesso tempo, abbiamo estratto il titolo per la nuova edizione de  “i linguaggi del divino”, un evento giunto ormai alla sua terza edizione e che si configura come un vero e proprio festival di teologia.

I linguaggi raccolgono l’eredità delle settimane teologiche, portate avanti per oltre trent’anni da monsignor Giordano Frosini. Con il tempo il desiderio del vescovo di Pistoia Fausto Tardelli è stato quello di ampliare il numero delle relazioni, ma soprattutto di aprire ancora di più alla città la proposta, andando incontro, per quanto possibile, ad un pubblico vario e non necessariamente credente. Non solo aggiornamento, dunque, ma anche stimolo di riflessione, occasione di incontro e dialogo sui temi chiave della fede.

Parlare del “credere” oggi, a dispetto di quanto sembrava dominare il pensiero qualche decennio fa, non significa affatto affrontare un tema marginale o del tutto secondario. Nel mondo plurale di oggi le dinamiche “credenti” custodiscono una evidente vivacità, non soltanto per le tensioni –purtroppo anche drammatiche – che hanno animato l’inizio del nuovo millennio, ma anche per le diverse “credenze” diffuse oggi: da quelle legate alle fake news, a quelle di una politica manipolatoria; da quanto si lega a temi più o meno attuali (ad esempio la polemica sui vaccini) ai diversi tipi di dieta (vegetarianesimo, veganesimo), fino agli orizzonti più incredibili (terrapiattisti, teorici del sospetto). Insomma, “credere” appartiene, forse anche nella sua forma più secolarizzata, all’uomo contemporaneo.

Oggi il vero nemico del credere non è più l’ateismo militante o l’ideologia, ma l’indifferenza. Papa Francesco aggiungerebbe «la tristezza individualista» dell’uomo immerso nel mondo dei consumi, la «coscienza isolata» di chi resta sulla superficie delle realtà e delle relazioni.

Credere si configura come un’esigenza profonda dell’uomo? Un
tratto irrinunciabile della sua configurazione antropologica? Oppure è
innescato da dinamiche psicologiche, da esigenze del profondo di sé?

Le religioni rivelate, compresa quella cristiana, rispondono “soltanto” ad un bisogno dell’uomo? Cosa c’è di più e di diverso nella proposta di Gesù Cristo?

La secolarizzazione, inoltre, non è intesa da tutti o in
diverse parti del mondo allo stesso modo. Il recente sinodo dedicato ai giovani
ha messo in luce la grande varietà di presente nei cinque continenti. «Diverse
– si legge in un passaggio del documento finale – appaiono le interpretazioni
del processo di secolarizzazione. Mentre da alcuni è vissuto come una preziosa
opportunità per purificarsi da una religiosità di abitudine oppure fondata su
identità etniche e nazionali, per altri rappresenta un ostacolo alla
trasmissione della fede. Nelle società secolari assistiamo anche a una
riscoperta di Dio e della spiritualità. Questo costituisce per la Chiesa uno
stimolo a recuperare l’importanza dei dinamismi propri della fede,
dell’annuncio e dell’accompagnamento pastorale».

Papa Francesco insiste molto sull’esigenza di configurare la
Chiesa sempre più in senso missionario. Un impegno a diventare “Chiesa in
uscita” che si esprime  – lo abbiamo
visto, talvolta con sorpresa nel corso del pontificato – in molti modi, ma che
intende comunicare un nucleo fondamentale: «la bellezza dell’amore salvifico di
Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (Evangelii Gaudium, 36).

Credere in questo nucleo fondamentale aiuta a comprendere
l’originalità del credere cristiano, che è si credere “qualcosa”, come “credere
a” qualcuno (Gesù Cristo), ma anche credere “in”; un credere che si manifesta
«quando accogliamo Cristo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui,
aderendo a Lui nell’amore e seguendolo lungo la strada» (Lumen Fidei, 18). Sì, perché credere presuppone un cammino, una
crescita, nella comprensione, come nell’amore. È bello, in questo senso,
ricordare che i primi cristiani erano indicati come gli appartenenti alla Via
(Atti 9,2).

La proposta di questa nuova edizione dei Linguaggi del divino offre l’opportunità di sostare sul tema del credere oggi con l’aiuto di figure di primo piano della riflessione teologica italiana -la prolusione sarà affidata a Mons. Rino Fisichella-, come di ascoltare l’esperienza viva di chi ha fatto della Parola di Dio e della preghiera gli ingredienti fondamentali della propria giornata. Non mancheranno le voci di chi è in grado di offrire una riflessione sul credere dal punto di vista della sociologia, come delle nuove frontiere delle neuroscienze. Ricordiamo, tra i relatori la prof.ssa Cecilia Costa, sociologa, nominata recentemente da papa Francesco Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, don Luigi Maria Epicoco, il poeta Davide Rondoni.

Il programma, ancora in via di definizione, sarà presentato ufficialmente nel mese di settembre.




Al via la nuova edizione del festival di Musica Antica

Ottaviano Tenerani, del gruppo “Il Rossignolo”, presenta un programma ricco di appuntamenti. L’iniziativa è organizzata dall’Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica Giuseppe Gherardeschi di Pistoia

Quando si svolgerà a Pistoia il festival e dove? Quali sono le finalità di questa iniziativa?

Pistoia Musica Antica è un’esperienza didattica e concertistica rivolta a tutti gli appassionati e ai professionisti dell’approccio al repertorio musicale secondo criteri filologici. L’edizione 2019 si svolge presso l’Accademia Gherardeschi (Chiesa di S. Ignazio di Loyola) e in altri luoghi predisposti a questo tipo di attività (Cattedrale, Chiesa del Carmine) dall’1 al 6 luglio. Le lezioni si terranno mattina e pomeriggio. I concerti vedranno impegnati gli studenti a partire dal 1 Luglio in Cattedrale (Maki Nishimura, organo) per proseguire il 4 Luglio in Accademia (Bianca Barsanti, soprano e Michele Salotti, clavicembalo), il 6 Luglio in S. Ignazio con il concerto finale dei corsisti, il 9 Luglio ancora in S. Ignazio (Maki Nishimura, organo) e termineranno il 10 luglio con Keiko Kaihatsu (organo) alla Chiesa del Carmine.
In questa edizione sono attivi i corsi di canto barocco, flauto traverso, flauto dolce e oboe, violino barocco, tastiere storiche e basso continuo, musica d’insieme.

Chi promuove l’evento?

L’evento è promosso e organizzato dall’Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica Giuseppe Gherardeschi di Pistoia in collaborazione con il gruppo Il Rossignolo, complesso su strumenti originali in residence presso l’Accademia per progetti didattici e artistici.

Cosa si intende per “musica antica”?

Per musica antica s’intende generalmente la musica colta composta in Europa fino a tutto il secolo XVIII. Più in generale si è però inteso l’insieme delle musiche di cui si era interrotta tradizione esecutiva e quindi sono oggi comprese anche quelle composte entro tutto il XIX secolo. Ciò che ha inizialmente distinto la “musica antica” è il fatto che la sua esecuzione si basa sull’impiego di strumenti musicali “storici” e su una ricerca musicologica che attinge direttamente alle fonti originali. Nel corso degli anni si sono però moltiplicati progressivamente in tutta Europa, negli Stati Uniti d’America e in Giappone i complessi vocali e strumentali specializzati in tutti i vari aspetti di questo vasto ambito musicale, sono nate riviste specializzate, festival e stagioni concertistiche, e un mercato discografico specifico. Le conoscenze in campo interpretativo, organologico e tecnico si sono notevolmente accresciute e ad oggi il concetto di historically informed performance è stato applicato – come detto – anche al repertorio classico e romantico.

In questo festival verranno dunque usati degli strumenti antichi, quali?

Sarà impiegato tutto il cospicuo parco strumenti dell’Accademia; vari e importanti organi, tutti gli strumenti a tastiera in dotazione (clavicembali, fortepiano, clavicordo, virginale) e i preziosi strumenti a fiato (oboe e flauti traversi) su cui gli studenti potranno affrontare e sperimentale i vari stili e repertori come momento fondamentale di esperienza artistica e formativa. L’Accademia è particolarmente lieta e orgogliosa di questa ricchezza strumentale che ne fa un polo, per possibilità di studio rivolte agli studenti, unico e privilegiato nel panorama nazionale.

C’è interesse nei giovani per questa proposta musicale?

Decisamente e i numeri parlano chiaro. In questi ultimi sette anni centinaia di studenti in una fascia che varia dalle scuole elementari (avviamento alla musica) fino al livello post universitario di perfezionamento (provenienti da Europa, Stati Uniti e Giappone) hanno frequentato e dato vita alle iniziative dell’Accademia. A partire dal 2017 oltre quaranta sono stati gli appuntamenti annuali tra i vespri d’organo, i corsi, le masterclass, i concerti degli studenti, i concerti delle istituti ospiti, i concerti presso altre istituzioni. Le collaborazioni con i conservatori di Trieste, Genova, Firenze, Siena, Pesaro, Reggio Calabria, Cosenza, Cagliari, l’Accademia di Shirakawa in Giappone e l’Istituto Musicale Diocesano di Lucca, il Museo di San Colombano/Collezione Tagliavini di Bologna; le iniziative per le scuole elementari e medie delle provincie di Pistoia e Pisa e i progetti con l’Accademia Strata di Pisa, l’Accademia della Chitarra di Pontedera, la Scuola Bonamici di Pisa, l’Orchestra Suzuki toscana, la scuola Mabellini e l’orchestra Leonore di Pistoia. Molti i contatti con ulteriori Istituzioni italiane e straniere in via di definizione e sviluppo.

Chi è interessato a chi può rivolgersi?

Per informazioni: Accademia Internazionale d’Organo e Musica Antica “Giuseppe Gherardeschi”, Piazza Spirito Santo 8, 51100 Pistoia; Telefono: +39 0573 28787 – info@accademiagherardeschi.info
Oppure: Il Rossignolo – www.ilrossignolo.com – info@ilrossignolo.com – didattica@ilrossignolo.com

Daniela Raspollini




Al Bolognini un doppio appuntamento con il teatro del riscatto

PISTOIA – Doppio spettacolo teatrale per il Ceis nel teatro Bolognini. L’appuntamento, fissato per venerdì 21 giugno alle 21, prevede la messa in scena della performanceNew Blood”, organizzata dal gruppo di teatroterpia del Ceis di Pistoia.

A seguire sarà possibile applaudire lo spettacolo “La casa di Vittoria”, curato dalla compagnia “Patate e Cipolle” in collaborazione con la comunità per minori e giovani adulti di “Masotti”.

La performanceNew Blood” nasce come risultato degli incontri di Teatroterapia tenuti presso le comunità “Il Poggiolino” e “Casa dei Glicini” del Centro di Solidarietà di Pistoia. Gli incontri sono iniziati la scorsa estate, ed hanno portato i partecipanti a conoscere il proprio corpo come strumento sensitivo, emotivo e non solo relazionale.
Vittoria, ovvero la protagonista della seconda performance «non esiste, ma proprio per questo diventa una, nessuna, centomila, più reale delle apparenze – affermano i ragazzi ideatori dello spettacolo –.

«Vittoria è nata per sbaglio, quasi fosse una nostra proiezione o alter ego, ma noi abbiamo deciso di portarla in scena. Perchè se Vittoria non voleva uscire dalla sua stanza, noi potevamo farci entrare il mondo. Esplorando le sue emozioni e mettendole in musica, scrivendo una lettera o creando storie per immagini e parole, abbiamo cercato di rendere visibile il suo vissuto interiore». «Questa iniziativa nasce con l’intento di portare in un contesto di grande prestigio come il palco del Bolognini il lavoro di questi ragazzi – afferma Franco Burchietti, presidente del Ceis di Pistoia -. Il teatro con le sue tecniche aiuta questi giovani e meno giovani ad affrontare un percorso di recupero molto faticoso, a tratti davvero impossibile, tirando fuori le emozioni che li hanno accompagnati nel loro viaggio di ritorno a “sentire”».

M.C.




La storia millenaria del monastero delle Benedettine

Venerdì 21 giugno alle 17, a Palazzo de’ Rossi in via de’ Rossi 26, si terrà la presentazione del libro Storia del monastero benedettino di Santa Maria degli Angeli di Pistoia, di Elettra Giaconi.

Venerdì 21 giugno alle 17 nella sede del palazzo de Rossi, via de Rossi 26, la Fondazione Cassa di Risparmio presenterà il volume di Elettra Giaconi Storia del monastero benedettino di Santa Maria degli Angeli o di Sala di Pistoia a cura di A. Agostini e M.C. Pagnini. La presentazione è affidata alle competenze diverse e complementari di Francesco Salvestrini (Università di Firenze), di sorella Costanza Pagliai (Apostole della consolata) e del can. Diego Pancaldo (Facoltà teologica dell’Italia centrale) e sarà coordinata dal presidente della Fondazione Luca Iozzelli.

 

Durante gli anni venti del secolo scorso donna Angelica Liserani, sollecitata o, e si preferisce, incaricata da «persone autorevoli», scrisse, su basi rigorosamente documentarie una Storia del monastero benedettino da Sala, al quale apparteneva. Ma perché proprio a lei un simile incarico? Probabilmente perché poco prima aveva scritto un libretto in memoria di due valenti badesse, dimostrandovi quella capacità di equilibrio compositivo e di chiarezza espressiva, di cui ci si poteva aspettare che avrebbe dato – e in effetti dette ben più ampia e convincente prova ricostruendo la storia ultra millenaria del suo monastero in Memorie e ricordi 650-1900.

Quasi un secolo dopo a Pistoia, forse soltanto Elettra Giaconi avrebbe avuto la pazienza e la competenza specifica – pazienza nata appunto dalla competenza, cioè dalla familiarità intellettuale con l’argomento – per trascriverne e portarne a stampa, come esemplarmente ha fatto, le circa trecento pagine. Queste sono precedute da una lunga introduzione nella quale, fra i loro aspetti più significativi,Elettra mette in rilievo «la stretta connessione fra la storia interna e la storia esterna al monastero» e l’intreccio de «i fatti interni a quelle mura con le vicende personali delle varie monache e degli altri personaggi che compaiono sulla scena».

Ma non solo le trecento pagine del testo, anche le venti della introduzione sono troppe per seguirne qui gli sviluppi e trarne più di qualche sporadica osservazione. Per esempio, il luogo comune – a cui non poco hanno contribuito, da Diderot a Manzoni, gli autori i romanzi – secondo il quale di solito le fanciulle sono costrette a prendere il velo contro la loro volontà, viene messo in discussione da casi concreti come quello di Domenica Gerbi di San Marcello che, destinata al matrimonio, nel 1581 morì dal dispiacere di dover lasciare il monastero; o quello della novizia che nel 1842 fu rimandata a casa «non volendola trattenere fra le quattro mura del chiostro dal momento che mostrava di starci a disagio». Del resto il monastero è uno dei pochi luoghi – forse l’unico – dove fino all’800 inoltrato una donna può far valere, se ne ha, le proprie capacità organizzative, amministrative e direttive, politiche insomma, ed esercitare un potere istituzionalizzato, come dimostra la successione delle badesse che qui costituisce il filo conduttore di tanti secoli di storia.

Questo lavoro di Elettra Giaconi è stato assecondato con intelligente impegno sia dalle curatrici A. Agostini e M.C. Pagnini, che lo hanno anche arricchito di due interessanti “focus”, rispettivamente su monsignor Giovanni Visconti e sulle vicende architettoniche del palazzo Tolomei; sia dalla casa editrice Polistampa che ne ha fatto una edizione, bella fin dalla copertina, dove con grande eleganza e attinenza al testo si disegna il giglio di biblica e virgiliana memoria.

 

Programma della presentazione

Saluti

Luca Iozzelli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

Alessandro Tomasi, Sindaco di Pistoia

 

Intervengono

Prof. Francesco Salvestrini

Università degli Studi di Firenze

Sorella  COSTANZA PAGLIAI

Apostole della Consolata

can. DIEGO PANCALDO

Facoltà teologica Italia Centrale

Sarà presente l’autrice

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Elettra Giaconi, Storia del monastero benedettino di santa maria degli angeli o di sala di Pistoia a cura di A. Agostini e M.C. Pagnini, Edizioni Polistampa, Firenze 2019.




Meditazione e musica a Pistoia

Due concerti di Bach e una riflessione del vescovo Tardelli. Le proposte musicali, a cura di Floema coinvolgeranno diverse ensemble di musicisti e due clavicembali dell’Accademia Gherardeschi

Dopo la chiusura della sua seconda edizione, Floema torna a portare la musica d’arte nel tessuto cittadino con due incontri speciali fuori programma, per l’esecuzione di altrettante Cantate di Johann Sebastian Bach: un’occasione assolutamente unica per ascoltare queste straordinarie composizioni nel contesto originario per cui furono concepite. Protagonisti musicali di questi incontri speciali saranno tre diversi ensemble strumentali costituiti da musicisti dell’Orchestra Leonore con alcuni ospiti, insieme a Michiko Kato (cembalo) e Umberto Cerini (organo e maestro del Coro), e al Coro Polifonico della Scuola di Musica e Danza “T. Mabellini”, sotto la direzione di Ottaviano Tenerani. Al loro fianco si avvicenderanno le voci soliste di Benedetta Gaggioli e Angjela Ramai (soprani), Giulia Bravi (mezzo soprano), Edoardo Ballerini (tenore), Alessandro Martinello (basso).

L’Accademia d’Organo Gherardeschi ha collaborato fornendo i due clavicembali necessari. Ottaviano Tenerani è il coordinatore della sezione musica antica della stessa Accademia.

Domenica 16 giugno alle 21, il concerto sarà accompagnato da una meditazione col vescovo. Nella chiesa di S. Ignazio, infatti, si terrà la Cantata BWV 174 Ich liebe den Höchsten von ganze Gemüte (“Amo l’Altissimo con tutto il cuore”), composta originariamente per il Lunedì di Pentecoste ed eseguita per la prima volta il 6 giugno 1729. Il testo della sonata, ispirato al Salmo 17 e al dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo.

Infine, il secondo appuntamento è per sabato 22 giugno alle 18 presso la Cattedrale di San Zeno a Pistoia, di nuovo durante la celebrazione della messa, con la Cantata BWV 52 Falsche Welt, dir trau ich nicht! (“Mondo ingannatore, di te non mi fido!”), composta per la ventitreesima domenica dopo la Trinità ed eseguita per la prima volta il 24 novembre 1726.




Andrea del Verrocchio a Pistoia

Lunedì 27 maggio una conferenza del prof. Andrea de Marchi, storico dell’arte, ha illustrato l’opera e i capolavori pistoiesi del maestro di Leonardo.

Che il 2019 fosse un anno di grande risonanza per l’arte del Rinascimento lo si è più e più volte evinto da tutti gli eventi e manifestazioni che si sono susseguiti in memoria dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Ma l’appuntamento che potremo definire “il fiore all’occhiello” di questo anno così importante è la mostra che dal 9 marzo al 14 luglio decora le sale fiorentine di Palazzo Strozzi, dedicata al maestro del celebre Leonardo, ovvero Andrea del Verrocchio.

Una mostra di spiccato pregio, curata dal professore di storia dell’arte medievale della Scuola Normale Superiore di Pisa Francesco Caglioti e dal professore di storia dell’arte medievale dell’Università di Firenze Andrea De Marchi, che offre, grazie ad importanti concessioni da parte di istituzioni straniere ed italiane, un quadro generale sull’arte che caratterizzava Firenze tra il 1460 ed il 1490. Prestiti che arrivano anche dalla Diocesi di Pistoia e dai Musei Civici della città; infatti sono state esposte tre opere pistoiesi legate al maestro Verrocchio ovvero il busto di Salvatore di Agnolo di Polo del Museo Civico di Pistoia, l’affresco raffigurante San Girolamo e una santa martire dal convento di San Domenico e la celebre tavola della Madonna di Piazza conservata nella cattedrale di San Zeno.

Queste sono le premesse per la conferenza, o meglio, la  lectio magistralis tenuta dal professor De Marchi nelle sale del Museo dello Spedale del Ceppo a Pistoia lunedì 27 maggio.

Un convegno che è stato presentato dalla direttrice dei Musei Civici Elena Testaferrata, con la graditissima partecipazione di monsignor Fausto Tardelli e gremita di “tecnici” e di curiosi e appassionati.

Il professor De Marchi ha illustrato magistralmente gli elementi principali per riconoscere la firma pittorica di Andrea del Verrocchio partendo dall’analisi del suo percorso formativo. Una contaminazione che si rifà ai suoi primi anni da orefice e che delinea una spiccata attenzione per il tratto nitido e per la ricerca dell’essenza formale di ogni elemento raffigurativo. Una ricerca quasi plastica delle forme geometriche connessa direttamente con la sua propensione per la scultura. Tutto questo unito alla volontà di indagare nell’animo umano, cercando, in ogni soggetto rappresentato dal maestro, di cogliere l’attimo di grande tensione emotiva in uno scenario irradiato da una rassicurante luce Celeste.

Ma ciò che ha reso l’incontro, a mio avviso, di inestimabile valore è stata l’analisi delle differenze pittoriche che il professor De Marchi ha mostrato sul maestro Verrocchio ed i suoi allievi: Lorenzo di Credi e Leonardo da Vinci. E lo ha fatto confrontando alcune immagini ingrandite di paesaggi quasi lunari, analizzando i riccioli di alcuni angeli rappresentati a fianco della Vergine Maria, mostrando le differenze nei vari studi di panneggio e avvalendosi delle analisi svolte presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con la tecnica della riflettografia. De Marchi ha guidato ognuno dei partecipanti al convegno in un percorso evolutivo per comprendere a fondo i vari “canoni” e per poterli confrontare nella grande pala della Madonna di Piazza. Un lavoro commissionato ad Andrea del Verrocchio nel 1474/1475, ma terminato da Lorenzo di Credi circa dieci anni dopo che, grazie alla minuziosa spiegazione del professore, presenta molto probabilmente varie contaminazioni anche da parte dello stesso Leonardo da Vinci.

Un convegno che sicuramente ha messo in luce le caratteristiche dell’animo pittorico dei protagonisti del primo Rinascimento fiorentino, gettando le solide basi di quello che potremo definire “protoclassicismo” e che è e sarà un veicolo conduttore per gli spettatori presenti che ancora non hanno visitato la mostra Verrocchio, il maestro di Leonardo.

Silvia Gualandi

 

 




Alla scoperta dei tesori nascosti della Chiesa di Pistoia

Iniziativa nazionale di apertura e promozione di archivi, musei, biblioteche ecclesiastici. Aperture straordinarie, visite e mostre per poter gustare l’immenso patrimonio storico archivistico della diocesi

PISTOIA  – Nell’ambito dell’iniziativa “aperti al MAB”, dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale dei musei, biblioteche e archivi ecclesiastici, anche la diocesi apre le porte dei suoi tesori nascosti. Una settimana densa di eventi, mostre e visite guidate offerte da esperti accompagneranno i visitatori allo straordinario patrimonio librario e archivistico della diocesi di Pistoia.

Dal 1 al 28 giugno sarà visitabile l’esposizione “Tesori Svelati”, un doppio percorso espositivo dedicato alla scoperta del patrimonio bibliografico, archivistico e artistico conservato presso l’Archivio Diocesano e Vescovile, la Biblioteca Leoniana e il Monastero di Santa Maria degli Angeli. La mostra, curata da Scripta Manent, propone, nella prima sezione, una selezione di manoscritti miniati, incunaboli e preziose rarità in stampa, allestita presso la sala di consultazione dell’ Archivio diocesano e Vescovile. Nella seconda sezione, allestita presso le sale del Monastero Benedettino di Santa Maria degli Angeli (accesso da via Verdi), sarà esposta una scelta di rari manoscritti, testi a stampa e oggetti espressione della vita quotidiana del monastero tra il XIV e il XX secolo.

Martedì 4 e giovedì 6 giugno si svolgeranno le  visite guidate nei suggestivi ambienti della Biblioteca Fabroniana, istituita nel 1726 dal cardinale Carlo Agostino Fabroni, alla scoperta dei tesori documentari e librari. Le visite, curate della responsabile dr.ssa Anna Agostini, avranno luogo martedì 4 e giovedì 6, alle ore 10  e ore 11,30.

Per Prenotare una visita grauita: fabroniana@tiscali.it;

Infine, venerdì 7 giugno sarà possibile visitare l’affascinante l’Archivio capitolare (Vicolo del Sozomeno, 3) ospitato nel complesso monumentale della Cattedrale di Pistoia, ammirando le pergamene, i codici medievali e preziosissimi antifonari e graduali. Le visite, a cura del prof. Stefano Zamponi, direttore dell’Archivio, avranno luogo alle ore 10 e alle ore 11.30.

Per prenotare una visita gratuita: archiviocapitolarept@virgilio.it





L’arte del lavoro: un incontro tra arte, fede e dottrina sociale della Chiesa

Il lavoro “come Dio comanda”, com’era e come la vogliamo.
Una serata tra arte, fede e dottrina sociale della Chiesa a cura dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro

Libero, creativo, partecipativo e solidale. È il lavoro che vogliamo, così come lo definisce Papa Francesco al n.192 di Evangelii Gaudium. Una sintesi efficace dalla quale si è generato e sviluppato un percorso che ha coinvolto credenti e parti sociali divenuto il tema dell’ultima Settimana Sociale dei cattolici italiani (la 48°) svoltasi a Cagliari. Un evento che, in generale, ha contribuito ad animare il dibattito nel paese. La Chiesa (e quindi la Pastorale Sociale e Lavoro) è infatti consapevole della distanza che ci separa dal lavoro che vogliamo, cioè dal “lavoro buono”, e ha dunque messo al centro della propria attenzione il tema del lavoro come opportunità imprescindibile per affermare la dignità della persona e la sua capacità di collaborare all’opera creatrice di Dio.

Per questa ragione quest’anno, in occasione del mese di maggio, tradizionalmente dedicato a riflettere sui temi connessi al lavoro e all’occupazione, l’Ufficio di Pastorale Sociale della nostra Diocesi ha deciso di affrontare questo tema in modo particolare: intendiamo cioè ripensare come è stato concepito il lavoro, che ruolo ha avuto nel corso del tempo e come ha condizionato la nostra storia.

Ci aiuteranno magistralmente in tale intento la Prof.ssa Mariella Carlotti, insegnante e storica dell’arte e don Cristiano D’Angelo, vicario diocesano per la Pastorale, nel corso di una conversazione che si terrà lunedì 27 alle ore 20.45 presso la Sala capitolare del Convento di San Francesco.

La prof.ssa Carlotti ci illustrerà i contenuti espressi dalle formelle trecentesche del Campanile di Giotto, sottolineando come le immagini scolpite rappresentino, con grande efficacia figurativa, una concezione autenticamente umana del lavoro, concezione che oggi è veramente necessario riscoprire. Don Cristiano d’Angelo, a partire da alcuni brani tratti dalle Sacre Scritture, ci farà riflettere sul valore del lavoro umano come collaborazione all’opera creativa di Dio.

Selma Ferrali




Davide e Mical nel libro di Samuele. Pubblicato il lavoro di dottorato di don Cristiano d’Angelo

È stata pubblicato in questi giorni il lavoro di dottorato di don Cristiano d’Angelo, parroco di Bonistallo, Vicario Episcopale per la Pastorale e docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia centrale. Qui don Cristiano ha conseguito il Dottorato in Teologia, “summa cum laude” nel marzo 2017. Oggi, con la pubblicazione della sua tesi ottiene pienamente il titolo di dottorato in qualità di “doctor creatus”.

Il suo lavoro, dato alle stampe per la casa editrice “La Cittadella” nella collana Studi e ricerche Sezione Biblica è intitolato: Davide e Mical. (ISBN 9788830816886) Prezzo euro 19.90.

La prima parte del libro si propone si indagare come si è formato il libro di Samuele, cercando di riconoscere nel testo attuale i segnali delle versioni precedenti. Il Libro di Samuele è infatti il frutto di un’opera di scrittura che va dall’VIII secolo fino all’epoca ellenistica.

La seconda parte riguarda in particolare le storie di Davide che lo mettono in relazione con le figlie di Saul, e soprattutto di Mical che diventò sua moglie; un testo attuale dal punto di vista narrativo e letterario. Lo studio infatti, si sofferma nel ripercorrere la storia di una donna che si innamora ma che il padre usa come una pedina per attirare Davide a corte ed eliminarlo. Usata dallo stesso Davide per acquisire il diritto al trono, Mical salverà anche la vita alla sposo, ma varie traversie allontaneranno sempre di più i due. Resta celebre, ed esempio, l’episodio in cui Mical arriva a disprezzare Davide che balla semi nudo davanti all’arca dell’alleanza. La storia di Mical è dunque il racconto di una trasformazione: dall’obbedienza al padre alla disobbedienza, dall’amore per Davide al disprezzo.

In conclusione si arriva a comprendere come la redazione finale del testo proponga una critica aspra e disincantata della monarchia e del potere.

Don Cristiano è collaboratore di diverse riviste: Vivens Homo, Parole di Vita, Parola spirito e vita. Tra le sue pubblicazioni: Il libro di Rut. Commento teologico e letterario (2004); L’amore del trafitto (2007); Non è per caso. Sussidio per la catechesi con i fidanzati (2008).

 




Addio a Buscioni, contemplativo dell’anima segreta delle cose

L’artista, nato a Pistoia il 13 luglio 1931 è scomparso il 6 maggio. A lui dedichiamo un breve ricordo.

La Gerusalemme Celeste nel rosone della Chiesa di San Paolo apostolo è una delle ultime opere consegnate da Umberto Buscioni alla città di Pistoia. Una vetrata che completa un ciclo avviato nel 1992 con la conversione di San Paolo nella vetrata dietro l’altare, ma che è anche il sigillo della spiritualità dell’artista a cui oggi Pistoia e la nostra diocesi consegnano l’estremo saluto e un affettuoso ricordo.

Anche ad uno sguardo profano, chi ha potuto osservare la bella retrospettiva – quasi il diario di un’anima- ospitata recentemente a Palazzo Fabroni era in grado di cogliere nelle diverse tappe del percorso artistico di Buscioni un’originale carica spirituale. Una nota che attraversa le svolte del suo stile, personalissimo e mutevole com’è proprio dei grandi, che soli sono capaci di cambiare, mettersi in discussione, percorrere nuove strade.

Buscioni ha descritto in pittura, nella sua stagione più pop, oggetti quotidiani illustrati nella pubblicità e nella vita quotidiana, consegnandoli alla poesia del colore, della forma e dell’immaginazione. Un viaggio limpido, a tratti ironico e familiare, ma in cui è anche possibile cogliere un lento e contemplativo riacquisire le cose: “l’anima segreta delle cose” come riportava felicemente il titolo della mostra a lui dedicata qualche mese fa. Una spiritualità del quotidiano, in cui camicie, cravatte, motociclette, hanno la capacità di ribaltare la prospettiva, riportare all’attenzione l’assente, aprire a forze e movimenti ulteriori che smuovono lo spirito con le cose.  Un mondo in cui cogliere la ventata «che non sai dove viene e dove va», ma anche la luce che è dentro la realtà.

Negli ultimi dipinti c’è il pathos dolente di una meditazione sull’esistenza che prende il tono dell’elegia, come nel dipinto “il cappotto dei nostri inverni”: una giaccone attorniato da croci, dove la gruccia stessa si fa croce e la veste memoria, guscio di vita vissuta, rimando alla fragilità di chi la indossa.

Un itinerario di arte e di vita che anche a San Paolo è possibile cogliere dalla conversione di San Paolo, con i suoi rimandi alla grande pittura in una traduzione pop che pure mantiene una carica spirituale e una tensione emotiva altissime, fino alle poesie in figura delle vetrate, dove l’elemento religioso è nella metafora del fiore e della luce, da intendersi nei diversi momenti del giorno e della storia della salvezza; fino alla Gerusalemme celeste, sintesi di un percorso umano e artistico: con le sue geometrie e i movimenti delle forme e dei colori ormai proiettati nell’eterno.

U.F.