Settimana Santa: le Celebrazioni in Cattedrale

Gli appuntamenti con il vescovo e le dirette TV

Rendiamo noti gli orari delle celebrazioni in Cattedrale per la Settimana Santa.  Segnaliamo che La Messa delle Palme, la celebrazione della Passione del venerdì Santo e la Veglia pasquale saranno trasmesse in diretta su TVL TV Libera (canale 11 del dgt).

 

27 Sabato

18.00 – Benedizione delle Palme e dell’Olivo – Messa presieduta dal Vescovo (Diretta TVL)

1 Giovedì Santo  

18.00 – Messa “in cœna domini” presieduta dal Vescovo

2 Venerdì Santo

10.00 –  Ufficio delle Letture e Lodi

18.00 –  Celebrazione della Passione del Signore presieduta dal Vescovo (Diretta TVL)

3 Sabato Santo

10.00 – Ufficio delle Letture e Lodi

19.00 – Veglia Pasquale presieduta dal Vescovo (Diretta TVL)

4 Domenica. Pasqua di Resurrezione

11.00 –  Messa Pontificale presieduta dal Vescovo e Benedizione Papale con Indulgenza Plenaria

17.00 – Vespri Battesimali solenni

18.00 – Messa (di orario)




CET: indicazioni per la Settimana Santa

Rendiamo noto il comunicato dei vescovi Toscani su come organizzare la liturgia della Settimana Santa. A partire da queste indicazioni condivise anche il vescovo Tardelli fornirà a breve gli orientamenti per la Diocesi di Pistoia.

 

Con la Domenica delle Palme si aprirà fra pochi giorni la Settimana Santa, vertice dell’anno liturgico, in cui si celebrano gli eventi la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù.

I Vescovi della Toscana, sulla base degli Orientamenti per la Settimana Santa 2021 che la Presidenza della C.E.I. ha pubblicato lo scorso 23 febbraio, hanno ritenuto opportuno intervenire al fine di favorirne la concreta attuazione nelle Chiese della regione.

A differenza di quando abbiamo dovuto accettare, con sofferenza, un anno fa, quest’anno potremo avere la gioia di vivere in maniera comunitaria le celebrazioni liturgiche. Il perdurare della pandemia ci costringe però ancora al rispetto di norme e misure precauzionali: le Chiese della Toscana sono pronte, come hanno saputo mostrare in questi mesi, a rispettare tutte le attenzioni necessarie, con senso di responsabilità, grazie all’impegno del clero e all’apporto generoso dei volontari che operano nelle parrocchie, ricordando che ogni atteggiamento utile a contenere i contagi è prima di tutto una forma di carità verso le persone più fragili. Allo stesso tempo, i Vescovi si augurano che proprio il rispetto di tutte le misure di prevenzione consenta alle persone di poter partecipare in libertà e sicurezza ai riti liturgici pasquali, che costituiscono il cuore della fede cristiana, e ai quali la popolazione toscana è molto legata per fede, devozione e tradizione.

Nella Domenica delle Palme il rito della “Commemorazione dell’Ingresso del Signore in Gerusalemme” si attui di norma in tutte le Sante Messe celebrate quel giorno o nel pomeriggio della vigilia. Il rito si svolga all’interno della chiesa (o dello spazio adibito alla celebrazione), nella “seconda forma: ingresso solenne” prevista dal Messale Romano, evitando che i fedeli si muovano dal loro posto e limitando la processione, dall’ingresso al presbiterio, ai soli celebranti e ministranti; qualora ciò non sia possibile, per la conformazione del luogo sacro o altre ragioni oggettive, si utilizzi la “terza forma: ingresso semplice”; non è permesso l’uso della “prima forma: processione”, che comporta un tragitto a partire dall’esterno dell’edificio sacro. Ogni fedele potrà portare con sé il rametto di ulivo o di palma, oppure lo troverà già disposto dagli inservienti in ciascuna seduta, previa opportuna igienizzazione, oppure gli sarà distribuito singolarmente all’ingresso da volontari, muniti di guanti, che nel consegnarlo eviteranno di entrare in contatto con le mani dei fedeli; è da escludere che nella chiesa, o fuori di essa, si lascino rametti che possano essere presi personalmente dai fedeli, non essendo possibile garantire che non si verifichino assembramenti e non ci siano contatti da mani non igienizzate.

Per la Messa Crismale, si rinvia a quanto indicato dalla C.E.I., che prevede che essa «sia celebrata la mattina del Giovedì Santo o, secondo la consuetudine di alcune diocesi, il mercoledì pomeriggio. Qualora fosse impedita “una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli”, il Vescovo diocesano valuti la possibilità di spostarla in un altro giorno, entro il tempo di Pasqua». La partecipazione dei sacerdoti e dei diaconi è garantita, mediante autocertificazione, in quanto attività inerente alla loro funzione; la partecipazione dei fedeli va limitata in base alla facoltà o meno di spostamento tra comuni a seconda della “zona” sanitaria, oltre che in base alla capienza della chiesa secondo le regole del distanziamento.

Il Giovedì Santo, dove si prevede un’affluenza notevole di fedeli rispetto al luogo liturgico a disposizione, il sacerdote potrà concordare con l’Ordinario diocesano la possibilità di celebrare un’ulteriore Messa della “Cena del Signore”. In tutte le celebrazioni venga omessa la lavanda dei piedi. Al termine del rito l’Eucaristia potrà essere portata all’altare della Reposizione per l’adorazione, ma si avrà cura di mettere termine all’adorazione e di chiudere la chiesa per tempo affinché i presenti possano rientrare nelle proprie case prima dell’inizio del coprifuoco. I fedeli che intendono pregare in adorazione davanti all’altare della Reposizione lo facciano sostando in una sola chiesa, evitando di passare, secondo diffusa tradizione, da una chiesa all’altra.

Nella “Celebrazione della Passione del Signore” del Venerdì Santo, nella “Preghiera universale”, come richiesto dalla C.E.I., si aggiunga un’ultima intenzione (o la si inserisca in sostituzione della X intenzione) per questa finalità: “Per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”; come testo liturgico, si riprenda il formulario predisposto dalla C.E.I. lo scorso anno. Nel rito dell’“Adorazione della Santa Croce”, il gesto del bacio della Croce è riservato soltanto a chi presiede la celebrazione, mentre gli altri presenti faranno solo una genuflessione o un inchino profondo.

La Veglia pasquale può essere celebrata in tutte le sue parti. Può essere celebrata una sola Veglia e, per rispettarne il carattere che le è proprio, è bene che si concluda nella notte, terminando peraltro in un orario che permetta ai partecipanti di rientrare nelle case in tempo per il coprifuoco. I sacerdoti a cui sono affidate più parrocchie, celebrino una sola Veglia, nella chiesa più capiente. Le candele da utilizzare nel “Lucernario” e poi nella “Liturgia battesimale” potranno essere già disposte dagli inservienti in ciascuna seduta o consegnate a ciascun fedele all’ingresso, da volontari, muniti di guanti, evitando di creare contatti tra le mani. Si valuti l’opportunità di omettere il rito del fuoco, qualora esso non possa svolgersi con sicurezza nell’interno della chiesa, all’ingresso. Considerata la lunghezza della celebrazione, si veda se omettere la liturgia battesimale, limitandosi alla benedizione dell’acqua lustrale e al rinnovo delle promesse battesimali, a cui far seguire, in ambedue i casi, da parte del celebrante l’aspersione dei fedeli, che restano al loro posto.

Nel Giorno di Pasqua i sacerdoti sono esortati a celebrare un numero di Sante Messe in grado di corrispondere alla prevedibile affluenza dei fedeli nella chiesa affidata al loro ministero.
I fedeli che non possono essere presenti fisicamente alle celebrazioni siano invitati dai loro parroci a seguire le celebrazioni trasmesse in diretta dai mezzi di comunicazione sociale presiedute dal Santo Padre ed eventualmente dal Vescovo diocesano.

Le celebrazioni della Via Crucis o di altri atti di pietà che si svolgono all’interno della chiesa, o nello spazio adibito a luogo sacro, vanno organizzate in modo che i fedeli non si muovano dal posto loro assegnato, riservando eventuali movimenti al celebrante e ai ministri. Vanno evitate processioni all’esterno. Tra gli atti di religiosità popolare nel nostro territorio si annovera anche la benedizione delle uova pasquali, che potrà essere fatta al termine della Veglia Pasquale e delle Messe del Giorno di Pasqua, tenendo ciascuno con sé quanto si chiede che sia benedetto.

La Pasqua è tempo doverosamente dedicato alla Riconciliazione dei penitenti. I sacerdoti sono invitati a disporre tempi adeguati in cui essere disponibili per le confessioni individuali e a darne tempestiva comunicazione ai fedeli. Per favorire l’incontro sacramentale con il perdono divino da parte del maggior numero possibile di fedeli, i sacerdoti potranno predisporre la celebrazione del “Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale”, oppure, confrontandosi con il proprio Vescovo, valutare l’opportunità di proporre la celebrazione del “Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale” o l’esortazione a ricorrere all’atto di dolore perfetto, ricordando che in questi due ultimi casi occorre unire l’intenzione di accostarsi non appena possibile al sacramento della Penitenza nella forma della confessione individuale.

Nel dare queste indicazioni, i Vescovi incoraggiano ancora una volta alla preghiera e alla solidarietà verso i malati e le persone più deboli, invitano a fare memoria di tutte le vittime, poco meno di cinquemila in Toscana, di questo anno di pandemia, richiamano alla gratitudine verso tutti coloro che si stanno spendendo per prendersi cura e per alleviare le sofferenze delle persone. Nell’attesa che il Triduo Pasquale ci faccia fare esperienza della croce di Cristo e della Sua resurrezione, certi che “se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui”.

(15 marzo 2021)




Comunicato CET per la Settimana Santa

I vescovi toscani invitano clero e fedeli ad accogliere gli orientamenti per la Settimana Santa 2021 della Cei

 

La Conferenza Episcopale Italiana martedì 23 febbraio scorso ha pubblicato gli “Orientamenti per la Settimana Santa 2021”, in cui ha offerto precise indicazioni per le celebrazioni di questo momento centrale dell’anno liturgico, dando concreti indirizzi per l’attuazione delle linee guida offerte dalla “Nota ai Vescovi e alle Conferenze Episcopali circa le celebrazioni della Settimana Santa 2021” emanata in data 17 febbraio 2021 dalla Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

I Vescovi della Toscana invitano i sacerdoti e le loro comunità ad accogliere con disponibilità le indicazioni contenute nei suddetti “Orientamenti” della C.E.I. e ad attuarli con fedeltà, segno di comunione ecclesiale.

I Vescovi, in spirito di servizio verso il popolo loro affidato, partecipi delle fatiche e sofferenze che segnano l’ora presente, seguono con attenzione l’evoluzione della situazione sanitaria e le disposizioni delle autorità civili competenti e, a riguardo delle modalità con cui svolgere le suddette celebrazioni, ritengono di poter intervenire con ulteriori indicazioni nelle prossime settimane, anche al fine di chiarire alcuni aspetti di maggiore dettaglio, la cui determinazione potrà essere meglio verificata alla luce degli sviluppi del contesto generale.

 

Card. Giuseppe Betori

Arcivescovo di Firenze

Presidente della Conferenza Episcopale Toscana

 

Orientamenti per la Settimana Santa

( Scarica il PDF )

Mercoledì 17 febbraio è stata pubblicata una Nota della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Prot. N. 96/21), al fine “di offrire alcune semplici linee guida per aiutare i Vescovi nel loro compito di valutare le situazioni concrete e di provvedere al bene spirituale di pastori e fedeli nel vivere questa grande Settimana dell’anno liturgico”.

Il testo della Nota rimanda al decreto, della stessa Congregazione, del 25 marzo 2020 (Prot. N. 154/20) e invita “a rileggerlo in vista delle decisioni che i Vescovi dovranno prendere circa le prossime celebrazioni pasquali nella particolare situazione del loro paese”.

Alla luce di tale invito, considerata la ripresa delle celebrazioni con la presenza dell’assemblea, tenendo conto delle indicazioni contenute nel Protocollo stipulato con il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro dell’Interno del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico, la Conferenza Episcopale Italiana offre alcune indicazioni per le celebrazioni della Settimana Santa.

Innanzitutto si esortino i fedeli alla partecipazione di presenza alle celebrazioni liturgiche nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali contenute del richiamato Protocollo; solo dove strettamente necessario o realmente utile, si favorisca l’uso dei social media per la partecipazione alle stesse. Si raccomanda che l’eventuale ripresa in streaming delle celebrazioni sia in diretta e mai in differita e venga particolarmente curata nel rispetto della dignità del rito liturgico.

La Nota chiede “di facilitare e privilegiare la diffusione mediatica delle celebrazioni presiedute dal Vescovo, incoraggiando i fedeli impossibilitati a frequentare la propria chiesa a seguire le celebrazioni diocesane come segno di unità”. I media della CEI – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu2000 – copriranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

 

Nello specifico, si suggerisce:

 

Per la Domenica delle Palme, la Commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme sia celebrata con la seconda forma prevista dal Messale Romano. Si evitino assembramenti dei fedeli; i ministri e i fedeli tengano nelle mani il ramo d’ulivo o di palma portato con sé; in nessun modo ci sia consegna o scambio di rami (da mano a mano, ndr). Dove si ritiene opportuno si utilizzi la terza forma del Messale Romano, che commemora in forma semplice l’ingresso del Signore in Gerusalemme.

La Messa crismale sia celebrata la mattina del Giovedì Santo o, secondo la consuetudine in alcune Diocesi, il mercoledì pomeriggio. Qualora fosse impedita “una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli”, il Vescovo diocesano valuti la possibilità di spostarla in un altro giorno, entro il tempo di Pasqua.

Il Giovedì Santo, nella Messa vespertina della “Cena del Signore” sia omessa la lavanda dei piedi. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento potrà essere portato, come previsto dal rito, nel luogo della reposizione in una cappella della chiesa dove ci si potrà fermare in adorazione, nel rispetto delle norme per la pandemia, dell’eventuale coprifuoco ed evitando lo spostamento tra chiese al di là della propria parrocchia.

Il Venerdì Santo, riprendendo l’indicazione del Messale Romano (“In caso di grave necessità pubblica, l’Ordinario del luogo può permettere o stabilire che si aggiunga una speciale intenzione”, n. 12), il Vescovo introduca nella preghiera universale un’intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”. L’atto di adorazione della Croce mediante il bacio sia limitato al solo presidente della celebrazione.

La Veglia pasquale potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito, in orario compatibile con l’eventuale coprifuoco.

Le presenti indicazioni sono estese a seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose.

Per quanto riguarda le espressioni della pietà popolare e le processioni, sia il Vescovo diocesano ad offrire le indicazioni convenienti.

Il sito www.unitinellasperanza.it rimane un possibile riferimento anche per la sussidiazione, offerta dall’Ufficio Liturgico Nazionale e con contributi provenienti dal territorio.

 

La Presidenza della CEI

24 Febbraio 2021

 




11 febbraio: Pellegrini a Lourdes anche da casa

Nella memoria della Madonna di Lourdes sarà possibile seguire anche da casa le celebrazioni al santuario

Dalle notizie che ci giungono dalla Francia, l’11 febbraioGiornata del Malato e memoria liturgica della Madonna di Lourdes – i Fedeli quest’anno potranno recarsi al Santuario di Lourdes solo per le celebrazioni. Quest’anno quindi non è stato possibile stilare un calendario di iniziative in presenza, ma la preghiera non si ferma.

La Messa Internazionale durante l’anno è proposta due volte la settimana ed è pensata per raccogliere tutti i pellegrini d’ogni razza e lingua intorno alla mensa del Signore. E’ sempre una celebrazione che esprime bene l’universalità della Chiesa, è un momento coinvolgente, ricco e con un’animazione liturgica particolarmente curata. Ma nel giorno anniversario della prima apparizione, che coincide con la Giornata del Malato assume una connotazione del tutto speciale

La Messa Internazionale dell’11 febbraio sarà presieduta da Mons. Antoine Hérouard (Delegato Apostolico per il Santuario di Lourdes) e sarà possibile seguirla dalle ore 10,00 in diretta sul sito del Santuario (https://www.lourdes-france.org/it/tv-lourdes/)

Alle 18,00 il consueto appuntamento con il Rosario in italiano dalla Grotta (TV2000).

Dalle 20,30 – sempre su internet all’indirizzo della diretta del Santuario (https://www.lourdes-france.org/it/tv-lourdes/) – potremo seguire il Rosario con le fiaccole alla Grotta e il Gesto dell’Acqua presieduto da Mons. Olivier Ribadeau Dumas (Rettore del Santuario)

In programma, anche un raduno online di tutti i Direttori dei Pellegrinaggi e delle Ospitalità, nelle giornate dell’11 e del 12. Mentre il 13 febbraio l’incontro sul web sarà dedicato ai medici.

(tutti i dettagli sono reperibili all’indirizzo: https://www.lourdes-france.org/it/programme-journees-de-lourdes-2021/)

Federico Coppini (Ass.ne Amici di Lourdes)




Indicazioni liturgiche per Candelora e Mercoledì delle Ceneri

Benedizione della Candele in occasione della Festa della Presentazione al Tempio di Gesù (popolarmente nota come “Candelora”)

Si consiglia di predisporre le candele da benedire sulle panche in corrispondenza dei posti segnati.
Si raccomanda inoltre di avvisare i fedeli che le candele vanno portate a casa e non lasciate in chiesa

Benedizione ed imposizione delle ceneri (mercoledì 17/02) e benedizione della gola (S.Biagio 03/02).

La Congregazione per il Culto Divino ha comunicato le disposizioni a cui attenersi per il mercoledì delle ceneri.
In particolare dopo aver benedetto le ceneri ed averle asperse con l’acqua benedetta, il sacerdote si rivolgerà ai presenti recitando una sola volta per tutti i presenti una delle due formule come nel Messale Romano.
Quindi indossata la mascherina ed igienizzate le mani, come per la distribuzione della comunione, si avvicinerà ai singoli fedeli e mantenendo la distanza imporrà le ceneri sul capo senza dire nulla.

Attenendosi a questa disposizione, anche la formula per la benedizione della gola, in occasione della memoria di S. Biagio il 03 febbraio, ove è consuetudine, dovrà essere pronunciata ad alta voce solo una volta per tutti i fedeli, mentre la benedizione individuale verrà poi impartita solo con il gesto della benedizione, mantenendo scrupolosamente la distanza, ma senza nulla dire.

Ripristino dello Scambio della Pace nella Messa

Come già trattato da Mons. Vescovo nella Lettera al clero del 06 dicembre, non potendo prevedere i tempi necessari per una ripresa completa dei gesti rituali, dal 14 febbraio p.v. la CEI ha deciso di ripristinare un gesto con il quale ci si scambia il dono della pace, invocato da Dio durante la celebrazione eucaristica.

Non apparendo opportuno, nel contesto liturgico, sostituire la stretta di mano o l’abbraccio con il toccarsi con i gomiti, in questo tempo, può essere sufficiente e più significativo guardarsi negli occhi e augurarsi il dono della pace, accompagnandolo con un inchino del capo, per recuperare in modo semplice e sobrio il gesto rituale.

È opportuno rammentare che tale tale gesto non deve essere accompagnato da uno specifico canto, per altro non previsto dal Messale. Si favorisca e si promuova invece il canto della Litania “Agnello di Dio” o “Agnus Dei” , nella quale c’è già una esplicita richiesta al Signore affinché ci doni la sua pace.

Si usi sempre l’invito come riportato sul Messale ( “scambiatevi il dono della pace” o le atre formule riportate nei riti di comunione) senza apportare variazioni.

 

Uffici Liturgico Diocesano




CET: Per il momento niente benedizione delle famiglie

Le riflessioni dei vescovi toscani sulla pandemia e le indicazioni per le benedizioni parrocchiali

 

La Conferenza Episcopale Toscana si è riunita lunedì 18 gennaio 2021 in modalità di videoconferenza.

L’incontro, sia pure a distanza, ha permesso ai membri della Conferenza di rinnovare le proprie felicitazioni a Sua Eminenza Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena, che il Santo Padre ha annoverato il 28 novembre scorso tra i membri del Collegio Cardinalizio, un segno di particolare apprezzamento della sua persona che onora al tempo stesso tutto l’episcopato toscano.

Nei giorni scorsi è giunta la notizia che il Santo Padre ha accolto le dimissioni da Vescovo di Massa Carrara – Pontremoli che, a motivo delle condizioni di salute, Sua Eccellenza Mons. Giovanni Santucci ha ritenuto di dover dare. Al rammarico per l’interruzione del ministero episcopale tra noi e per il motivo che l’ha provocata, i Vescovi della Toscana hanno voluto unire i sentimenti di viva gratitudine per il proficuo contributo offerto in questi anni da Mons. Santucci alla vita ecclesiale della regione, ribadendo i vincoli di fraterna unità e di umana e spirituale amicizia. La Conferenza ha dato inoltre il suo benvenuto a Sua Eccellenza Mons. Gianni Ambrosio, che ne diventa membro in quanto Amministratore Apostolico della Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli.

Dopo aver considerato i temi che saranno all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Episcopale Permanente, i membri della C.E.T. hanno dedicato alcuni momenti dell’incontro alla situazione sociale e pastorale derivante dal perdurare della pandemia per Covid-19.

Rinnovando la loro vicinanza a quanti soffrono per il distacco dai loro cari e per la loro malattia, i Vescovi hanno ribadito la loro preoccupazione per la tenuta sociale ed economica del territorio, con particolare attenzione ai giovani e alle loro esigenze formative, come pure al tessuto aziendale e alle prospettive di difesa del lavoro e dei lavoratori.

Quanto alle comunità ecclesiali, hanno espresso gratitudine in particolare ai sacerdoti e ai loro collaboratori per la disponibilità con cui stanno affrontando forme pastorali nuove adeguate ai tempi che viviamo, rispettose delle disposizioni governative per il contrasto alla diffusione del contagio.

In questa prospettiva i Vescovi si sono anche confrontati sul gesto della benedizione delle famiglie che è solito caratterizzare la vita delle comunità parrocchiali in questa stagione dell’anno.

È emerso con tutta evidenza che questo gesto pastorale, che pur ha un forte significato per il legame tra il pastore e la sua comunità, non potrà essere compiuto quest’anno, in questi mesi, nella consueta modalità di visita nelle case.

Su questa linea di rigorosa adesione alle norme che chiedono di evitare contatti personali che creano prossimità, ogni diocesi darà proprie indicazioni circa i tempi in cui eventualmente rinviare il gesto ovvero circa modalità nuove che ne permettano l’attuazione in forma comunitaria che salvaguardi il distanziamento.

(comunicato CET)




Cosa cambia con il nuovo Messale

Le novità del testo per imparare a vivere la preghiera cristiana per eccellenza

 

L’edizione del Messale che presto adopreremo nelle nostre parrocchie, presenta alcune novità che è bene imparare gradualmente a conoscere. A un primo colpo d’occhio notiamo che il formato del libro liturgico è diverso dai messali che siamo abituati a vedere nelle nostre chiese e si presenta con una rinnovata veste editoriale.

Le immagini in copertina come all’interno del volume ispirate da miniature di manoscritti medioevali, sono state sostituite da un apparato iconografico in stile moderno affidato all’artista Mimmo Paladino. Sul verso della copertina troviamo l’immagine del Cristo Pantocratore mentre sul recto troviamo l’icona dell’Agnello immolato; queste due immagini che siamo abituati a vedere già sulle copertine del lezionario (il libro verde delle letture) sottolineano questa profonda unità: Messale e Lezionario non sono due libri distinti ed indipendenti fra loro ma sono due volumi dello stesso libro liturgico. Con il Lezionario ci mettiamo in ascolto del Signore che ci parla e meditiamo quanto lui dice nella nostra vita, con il Messale facciamo sì che la Parola, risuonata nel nostro cuore diventi preghiera e azione di grazie.

In apertura del volume c’è una bella presentazione della Conferenza Episcopale Italiana, che illustra le principali caratteristiche della nuova edizione; essa fa da introduzione all’intera opera e ci offre indicazioni preziose per un fruttuoso uso pastorale del libro liturgico. In essa ritroviamo termini che da 50 anni hanno costituito il riferimento per la pastorale liturgica: si parla di sana tradizione, di nobile semplicità, di arte del celebrare… non solo slogan pastorali ma esigenze concrete per quella partecipazione attiva del popolo di Dio tanto raccomandata dal Concilio Vaticano II. Vi sono poi delle precisazioni, volute dai vescovi italiani, e per la verità già presenti nel Messale attualmente in uso che possono aiutarci a rivedere e valorizzare pratiche non ancora consolidate (ad esempio quando si sta seduti e quando ci si alza, come si riceve la santa comunione…) oppure correggere prassi, mai approvate, che sono entrate negli anni nell’uso delle nostre comunità (ad esempio le lunghe liste di defunti nelle messe festive, il canto allo scambio della pace, il tenersi per mano al Padre Nostro o il riempire il silenzio dopo la comunione di avvisi per la vita parrocchiale…). Una bella catechesi, che fa uso di queste premesse e precisazioni potrebbe essere una buona occasione per valorizzare l’uso consapevole della nuova edizione del Messale, espressione di una cura verso la ricchezza simbolica del linguaggio liturgico.

Guardando indietro nella nostra esperienza personale, spesso vediamo come la nostra vita sia costellata di preghiere; spesso le preghiere erano quelle che avevamo imparato sulle ginocchia dei nostri nonni, e che poi si erano aggiornate ed integrate con quelle apprese nei vari momenti del nostro cammino di fede: catechesi, azione cattolica, scout, movimenti ecclesiali. Per molti cristiani è arrivato il Messalino, sempre più accessibile e fornito di commenti, riflessioni e preghiere, e per alcuni anche la Liturgia delle ore, quella preghiera della Chiesa e per la Chiesa che il Concilio ci ha restituito, non solo come santificazione del tempo per preti, diaconi e suore ma come preghiera ufficiale della Chiesa.

Il Messale, che custodisce molta di questa ricchezza della liturgia, diventa quindi il libro della preghiera del popolo di Dio, e la nuova traduzione italiana, pur non andando a travolgere le risposte che spettano all’assemblea, ormai consolidate dall’uso quotidiano, ha apportato piccole variazioni e accorgimenti anche ai dialoghi tra il sacerdote che presiede e l’assemblea, che ci aiutano a entrare e vivere pienamente la partecipazione attiva alla celebrazione.

don Alessio Bartolini (Da “La Vita” del 22/11/2020)

MATERIALI UTILI

Rendiamo disponibile alcuni materiali utili alle parrocchie.

  1. Foglietto da stampare per i fedeli circa le novità del Messale (a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano)
  2. File immagine per la condivisione sulle novità del Messale
  3. Sussidio CEI per la nuova edizione del Messale

 




Cei: Parole di speranza nella pandemia

In un messaggio alle comunità cristiane il Consiglio Permanente CEI invita a cogliere i segni di speranza spesso dimenticati dalla comunicazione. Nel testo un appello all’impegno per una rinascita sociale che passa per «piccoli ma significativi gesti di amore»

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana indirizza alle comunità cristiane parole di speranza nel tempo della pandemia. Il messaggio arriva nell’imminenza dell’Avvento, nell’attesa di un Natale diverso, mentre il paese è ancora immerso nella fatica e nel dramma della pandemia. Viviamo – afferma la Cei – «un tempo di tribolazione» in cui «la situazione che si protrae da mesi crea smarrimento, ansia, dubbi e, in alcuni casi, disperazione».

«Questo tempo difficile che porta i segni profondi delle ferite ma anche delle guarigioni — proseguono i vescovi del Consiglio permanente —, vorremmo che fosse soprattutto un tempo di preghiera». Una preghiera che trova le più diverse espressioni: sfogo, invocazione di misericordia, richiesta, professione di fede, abbandono confidente e che può diventare esercizio di carità per chi fa fatica, in particolare «per le difficoltà e le fragilità delle famiglie». I mesi della pandemia sono stati segnati dalla sospensione della liturgia nel tempo del lockdown. Oggi sperimentiamo come la preghiera continua, resiste, specialmente quella comunitaria della messa: è sempre più chiaro infatti – riporta il messaggio — «come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme».

Ad oggi, pur con timidi segni di frenata dei contagi e il prossimo arrivo del vaccino, lo scenario mondiale resta desolante «Se i segni di morte balzano agli occhi e s’impongono attraverso i mezzi d’informazione — aggiunge il messaggio —, i segni di risurrezione sono spesso nascosti, ma reali ancor più di prima. Chi ha occhi per vedere può raccontare, infatti, d’innumerevoli gesti di dedizione e generosità, di solidarietà e amore, da parte di credenti e non credenti: essi sono, comunque, “frutto dello Spirito” (cfr. Gal 5,22). Vi riconosciamo i segni della risurrezione di Cristo, sui quali si fonda la nostra fiducia nel futuro (…) Ecco perché riteniamo che questo sia un tempo di speranza». Una speranza che diventa carità operosa, sostegno concreto a chi è più in difficoltà nello spirito e nelle esigenze materiali. «Le comunità, le diocesi, le parrocchie, gli istituti di vita consacrata, le associazioni e i movimenti, i singoli fedeli stanno dando prova di un eccezionale risveglio di creatività». «Ci sembra di intravedere, nonostante le immani difficoltà che ci troviamo ad affrontare, la dimostrazione che stiamo vivendo un tempo di possibile rinascita sociale».

Il messaggio diventa quindi appello, dai toni ecumenici, rivolto a quanti cioè, si riconoscono nella fede in Gesù Cristo: «A ogni cristiano chiediamo un rinnovato impegno a favore della società lì dove è chiamato a operare, attraverso il proprio lavoro e le proprie responsabilità, e di non trascurare piccoli ma significativi gesti di amore, perché dalla carità passa la prima e vera testimonianza del Vangelo».

 

Messaggio alle comunità cristiane (pdf)




Zona Rossa: le indicazioni dei vescovi toscani

La zona rossa non ferma la vita delle comunità cristiane

Dopo la riunione di lunedì 16 novembre, all’indomani dell’inasprimento delle norme di sicurezza, i vescovi toscani si sono confrontati in videoconferenza per offrire indicazioni comuni alle chiese oggi presentate in un comunicato.

Nel messaggio in primo luogo un pensiero a quanti soffrono a causa della pandemia o ne patiscono le conseguenze (nel corpo, nello spirito e per le conseguenze economiche della crisi), a partire dal card. Gualtiero Bassetti, presidente Cei, ma anche per quanti si preoccupano della salute pubblica.

Il passaggio alla zona rossa — precisa il comunicato — lascia sostanzialmente invariato il quadro di provvedimenti già in atto nelle comunità della regione, di cui segnala, peraltro, l’attenta e responsabile applicazione. Le messe non si fermano e in chiesa è possibile recarsi pur muniti di autocertificazione.

Particolare attenzione è comunque chiesta per la celebrazione delle esequie come per le prime comunioni e cresime che possono essere comunque celebrate. I padrini che risiedessero in comuni diversi da quello in cui saranno amministrate le cresime potranno spostarsi muniti di autocertificazione. Altrimenti si dà dispensa dalla loro presenza. Incontri o momenti comunitari vanno evitati in ottemperanza ai divieti di assembramento promulgati dal Governo. Laddove possibile tutto si svolga in remoto, altrimenti si valorizzino le «Celebrazioni eucaristiche, anche infrasettimanali, destinate specificamente ai ragazzi e alle loro famiglie». Il catechismo non chiude, dunque, ma si trasforma in modalità in modalità che consentano di evitare la diffusione del virus.

Un ultimo invito è rivolto ai giovani, perché si impegnino nelle opere di volontariato che fronteggiano l’emergenza, e agli anziani, perché usino prudenza, nelle uscite e nei contatti. Con prudenza si porti loro la comunione eucaristica.
Poi due varie: i ringraziamenti al Papa e le felicitazioni per l’elezione al cardinalato di Mons. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena; il riferimento al nuovo messale che entrerà in uso nella prima domenica di Avvento.

 

Assemblea del 16 novembre 2020

Comunicato finale dei lavori

A seguito del passaggio della Toscana da “zona arancione” a “zona rossa”, nel contesto delle disposizioni governative per far fronte all’epidemia di Covid-19, come Pastori delle Chiese toscane ci siamo confrontati, in videoconferenza, per condividere alcuni orientamenti a riguardo della vita pastorale delle nostre comunità.

Il nostro pensiero si è rivolto anzitutto a quanti soffrono a causa della pandemia e a quanti ne subiscono le conseguenze nella vita sociale: i malati anzitutto – e fra loro un sentimento di fraterna vicinanza lo abbiamo rinnovato al card. Gualtiero Bassetti, come pure ai confratelli Vescovi e ai tanti sacerdoti colpiti dal virus –; i nuovi poveri generati dalla pandemia e coloro che da essa sono stati gettati in ulteriore miseria; i lavoratori, gli imprenditori e gli operatori del commercio per i quali la pandemia ha aperto preoccupanti scenari futuri sul piano economico e sociale. Esprimiamo poi viva gratitudine a quanti nella sanità e nei servizi sociali si prendono cura con capacità e premura di chi soffre, ai tanti volontari che con la loro generosità rafforzano la tenuta del tessuto sociale, a quanti nelle istituzioni hanno la responsabilità delle scelte per il bene comune, agli uomini e alle donne dei nostri territori che in larga maggioranza condividono con diligenza e partecipazione le misure prese per contrastare la diffusione del morbo.

Un ruolo prezioso in questa emergenza viene svolto anche dalle comunità cristiane, che noi Vescovi ringraziamo per l’attenzione e l’impegno con cui applicano le misure che sono state richieste per tenere aperti i luoghi di culto e svolgervi i riti liturgici comunitari, continuano ad animare le attività formative, di incontro e di condivisione della vita comunitaria, promuovono una solerte ed efficace azione caritativa.

Le disposizioni connesse con l’introduzione della “zona rossa” (DPCM del 3 novembre 2020) lasciano invariato quanto già disposto circa l’accesso alle chiese e le celebrazioni liturgiche comunitarie, a cominciare dalle Sante Messe, secondo quanto previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato dalle successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Vogliamo cogliere in questa decisione un riconoscimento per come le misure di contenimento della pandemia sono state applicate fedelmente dalle nostre comunità. Al tempo stesso la sentiamo come un invito a una rafforzata responsabilità. Accesso alle chiese e celebrazioni liturgiche, come è noto, sono connesse all’applicazione di alcune precise disposizioni (autocertificazione, distanziamento, uso della mascherina, igienizzazione delle mani, sanificazione degli ambienti, ecc.) e, al tempo stesso, a un atteggiamento generale di prudenza. Raccomandiamo fortemente un’attenta vigilanza sul rispetto di tali disposizioni, invitando ad accoglierle come espressione di vera carità verso i fratelli.

Particolare attenzione va riservata ad alcune celebrazioni. Anzitutto le Esequie, i cui riti vanno vissuti in modo ordinato, rispettando il distanziamento ed evitando i contatti personali, in specie prima e dopo la celebrazione. È bene che non manchi la consolazione della preghiera al momento del distacco da un defunto, ma tutto deve avvenire in modo da salvaguardare la salute dei presenti e la dignità del rito.

Raccomandiamo attenzione a Prime Comunioni e Cresime, la cui celebrazione in questa situazione di particolare emergenza va mantenuta solo con il consenso dei genitori dei ragazzi, per piccoli gruppi ed evitando forme di festa che comportino assembramenti. Un particolare problema si pone per quanto concerne la presenza di padrini, qualora residenti o domiciliati in altro Comune. Il padrino potrà predisporre l’autocertificazione per motivi di necessità in considerazione del ruolo che deve svolgere. Qualora ciò non sia possibile o ritenuto opportuno, la Cresima potrà svolgersi senza la presenza del padrino (CIC, can. 892), ovvero il cresimando potrà essere accompagnato alla crismazione da un testimone in rappresentanza del padrino.

L’attività formativa e le modalità di condivisione del cammino comunitario, in specie quelle degli organismi di partecipazione, sono espressioni importanti della vita delle comunità. In questi ambiti occorre esercitare la massima prudenza, evitando per quanto possibile occasioni di assembramento che potrebbero risultare pericolose. L’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente sollecitato a evitare le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. In tal senso si esortano le comunità ad avvalersi per quanto possibile di modalità on-line con cui assicurare il cammino formativo di giovani e adulti, le varie forme di vita associativa, le modalità con cui partecipare a definire il cammino delle comunità.

A riguardo della catechesi dell’iniziazione cristiana di fanciulli e ragazzi, ricordiamo che essa costituisce un itinerario in cui confluiscono la trasmissione di conoscenze circa la fede, l’educazione alla preghiera, esperienze di vita e di comunione. Appare difficile comporre tutto questo nella situazione attuale e, soprattutto dove le strutture non lo consentono, si dovrà accettare di trasferire molto nelle modalità di contatto a distanza permesse dalle nuove tecnologie. Non si chiude quindi il cammino catechistico ma lo si faccia in modalità che consentano di evitare la diffusione del virus. Si suggerisce inoltre di valorizzare Celebrazioni eucaristiche, anche infrasettimanali, destinate specificamente ai ragazzi e alle loro famiglie.

Il Vangelo in questi mesi ha potuto mostrare il suo splendore nei gesti di carità con cui nelle nostre comunità si è venuti incontro al crescente disagio. A questo hanno contribuito anche non pochi giovani che si sono aggiunti ai volontari di vecchia data. Rinnoviamo l’appello ai giovani perché continuino e allarghino questo impegno nel volontariato. A tutti chiediamo di trovare le forme più adatte perché la fraternità dei cristiani continui a generare umana condivisione, intercettando le forme nuove che il disagio va assumendo.

Da ultimo, ma non ultimo, il nostro pensiero va agli anziani, particolarmente colpiti dal Covid-19, ai quali tanto debbono le nostre comunità e l’intera società. Nessuno di loro deve sentirsi solo e lasciato da parte. Possono seguire la vita liturgica con i mezzi di comunicazione sociale; accettino, come segno di attenzione nei loro confronti, la prudenza dei parroci nel visitarli e nel portare loro la Comunione sacramentale. Tutti comprendano la delicatezza del momento e quanto sia importante per loro essere protetti. Vogliamo farlo con l’affetto e la preghiera che meritano le loro vite a cui vogliamo bene.

Chiudiamo questa comunicazione condividendo con le nostre comunità la gioia per la decisione di Papa Francesco di nominare tra i prossimi Cardinali Mons. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena. Ci rallegriamo con lui e lo accompagniamo con l’augurio e la preghiera.

Si avvicina il tempo dell’Avvento. Sia per tutti un cammino che prepari all’incontro con il Signore Gesù. Egli è sempre presente nella storia, sicuro riferimento in ogni avversità. Con la prima domenica di Avvento in tutte le chiese della Toscana si inizierà a usare la terza edizione del Messale Romano, occasione preziosa per rimotivare le nostre assemblee a curare la fedeltà alle norme, la forma comunitaria, la dignità e bellezza delle Celebrazioni eucaristiche, in cui il Signore si fa vicino. Vieni, Signore Gesù!

Firenze, 16 novembre 2020

I Vescovi delle Chiese della Toscana

 




Indulgenze per defunti. Come cambiano con il Covid

La Penitenzieria apostolica ha diffuso un decreto in cui si introducono concessioni per conseguire le indulgenze plenarie applicabili alle anime del Purgatorio nella necessità di evitare assembramenti nei cimiteri e osservare le misure di sicurezza per tutelare la salute pubblica. Qui il testo del decreto.

Due i punti principali del decreto.

1. L’indulgenza plenaria che di norma si può ottenere visitando un cimitero e pregando per i defunti tra il 1° e l’8 novembre, è quest’anno estesa a tutto il mese di Novembre.

2. «L’indulgenza plenaria del 2 novembre, stabilita in occasione della commemorazione di tutti i fedeli defunti per quanti piamente visitino una chiesa o un oratorio e recitino il Padre Nostro e il Credo, può essere trasferita non solo alla domenica precedente o seguente o al giorno della solennità di Tutti i Santi, ma anche a un altro giorno del mese di novembre, a libera scelta dei singoli fedeli».

Anziani e malati e coloro che «per gravi motivi non possono uscire di casa» – ad esempio a causa di restrizioni imposte dall’autorità pubblica come lockdown e coprifuoco – costoro «potranno conseguire l’indulgenza plenaria purché, unendosi spiritualmente a tutti gli altri fedeli, distaccati completamente dal peccato e con l’intenzione di ottemperare appena possibile alle tre consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), davanti a un’immagine di Gesù o della Beata Vergine Maria, recitino pie orazioni per i defunti, ad esempio le Lodi e i Vespri dell’Ufficio dei defunti, il Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia, altre preghiere per i defunti più care ai fedeli, o si intrattengano nella lettura meditata di uno dei brani evangelici proposti dalla liturgia dei defunti, o compiano un’opera di misericordia offrendo a Dio i dolori e i disagi della propria vita».

 

«Per quanto riguarda le condizioni spirituali per conseguire pienamente l’Indulgenza, si ricorda di ricorrere alle indicazioni già emanate nella nota “Circa il Sacramento della Penitenza nell’attuale situazione di pandemia”, emessa da questa Penitenzieria Apostolica il 19 marzo 2020 e cioè che:

«Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali».