Un piccolo segno una grande missione

Non è mai solo una firma. È di più, molto di più

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Firmare per l’8xmille non costa niente. Non è una tassa in più, ma è l’opportunità di sostenere chi decidi tu tramite la Scheda allegata al Modello CU, al Modello 730 ed al Modello Redditi. Se non firmi, l’8xmille verrà comunque ripartito tra i vari destinatari in proporzione alle scelte compiute dagli altri cittadini. Ecco perché è importante esprimere la propria scelta: se non firmi, gli altri decideranno per te.

Sono oltre 8.000 i progetti che, ogni anno, si concretizzano in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo. La Chiesa chiede ai fedeli ed ai contribuenti italiani di riconfermare con la destinazione dell’8xmille la fiducia e il sostegno alla sua missione per continuare ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo.

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Una sintesi della sinodalità da cui vogliamo ripartire

Nei punti emersi nei lavori per il Sinodo dei vescovi le difficoltà di comunicazione, l’importanza dell’ascolto e la valorizzazione dei laici

 

Una prima, positiva, occasione di incontro in cui vivere «la gioia del ritrovarsi, la “grazia” di condividere momenti di dialogo, di maturare percorsi di riflessione comune ». L’elaborazione del documento di sintesi redatto dalla Diocesi di Pistoia in vista del cammino sinodale della chiesa italiana e del prossimo sinodo dei vescovi (il documento è il risultato della -“fase diocesana”) si è concentrato su due interrogativi di ampio respiro:

1) Come si realizza oggi nella propria realtà ecclesiale di appartenenza quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata?

2) Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?

Dalla prima domanda sono emerse luci e ombre, sia di orizzonte più generale che diocesano. La complessità del contesto socio culturale odierno appare segnata, infatti, da «un avanzato processo di secolarizzazione » che indebolisce le principali realtà formative (scuola, chiesa, famiglia) e vede crescere «una generazione di adolescenti e di giovani adulti in gran parte indifferente alla dimensione di fede». Tra le ombre più propriamente locali emerge «una mancata conoscenza e armonia tra le varie realtà ecclesiali, e una carente attenzione ai “segni” e ai bisogni espressi dal contesto sociale, economico, culturale», punti che, significativamente, «sono percepiti come una mancanza di fedeltà alla natura della Chiesa».

C’è poi «la fatica del camminare insieme all’interno delle realtà parrocchiali». «Sul piano concreto si è segnalato come non in ogni realtà siano stati costituiti consigli pastorali, consigli economici, organi di partecipazione e che, laddove siano presenti, non sempre risultino luogo effettivo di dibattito, di confronto, di proposta».

Un dato che è spia del «disagio», registrato da più voci, «nel rapporto tra parroci e fedeli». Qui emergono le differenze tra le diverse anime consultate: i laici, da un lato, lamentano le «difficoltà di occasioni di vero ascolto» da parte dei parroci, spesso deboli «nella capacità di suscitare e coinvolgere l’impegno dei laici»; i presbiteri, dall’altro lato, evidenziano il problema «della mancanza di laici formati e responsabili ». A questo quadro va infine aggiunta «la marcata autoreferenzialità di gruppi religiosi e di preghiera diversi» che spesso non comunicano nemmeno tra loro. In definitiva «appare chiaro che la sinodalità è percepita come un valore, ma non è adeguatamente realizzata nello stile, nel metodo e nei contenuti della pastorale e della vita ecclesiale di oggi».

Accanto alla lettura della realtà la seconda domanda invitata a pensare anche passi concreti per crescere nella sinodalità. Le risposte si sono indirizzate sull’esigenza di ascolto, a partire dalla Parola di Dio, ma anche «tra le diverse realtà operanti nella comunità; ascolto tra parrocchie diverse, tra gruppi interparrocchiali, e anche tra uffici pastorali di diverse diocesi», come ascolto dei lontani e di quanti si sentono emarginati.

E ancora, le proposte si indirizzano verso la «necessità di una maggiore formazione spirituale, culturale, teologica, pastorale», «la necessità di rilanciare il valore della cultura e l’attitudine al pensiero», magari incentivando la frequenza alla Scuola diocesana di teologia». «Sempre più urgente appare la necessità di una revisione dell’iniziazione cristiana, da ripensare con coraggio coinvolgendo le famiglie. «la necessità di riconoscere maggiormente il ruolo dei laici» e in particolare «il carisma e il ruolo della donna nella Chiesa». Un ultimo aspetto, avvertito con maggior forza dopo gli anni della pandemia è l’attenzione «alla centralità della liturgia, perché si riscopra «il gusto e la gioia della partecipazione », «perché si ritraducano parole, segni, azioni in linguaggi accessibili all’umanità contemporanea».

Leggi il documento completo: Contributo Sinodo Diocesi Pistoia 30 4 2022

d. Ugo Feraci




CET: Tardelli coordinatore del cammino sinodale toscano

Dai vescovi della Toscana l’invito a pregare per la pace, l’impegno per la sinodalità e una Commissione per il diaconato permanente

I vescovi della Conferenza episcopale Toscana si sono riuniti lunedì 28 marzo 2022 all’Eremo di Lecceto, in provincia di Firenze, per la loro assemblea. Hanno dato il loro benvenuto al Vescovo eletto di Massa Carrara – Pontremoli, mons. Mario Vaccari, che per la prima volta partecipava alla riunione, mentre il giorno prima avevano preso parte all’inizio del ministero episcopale di mons. Roberto Campiotti nella diocesi di Volterra, ribadendo lo spirito di fraterna collaborazione che unisce le Chiese della Toscana e rallegrandosi per il modo caloroso in cui il nuovo pastore è stato accolto dalle autorità e dal popolo.

Nell’approssimarsi della Settimana Santa, i Vescovi hanno espresso l’auspicio che quella che si avvicina possa essere una Pasqua di pace per il mondo. Le Chiese toscane aderiranno alla Giornata di preghiera per la pace che la Cei promuove sabato 9 aprile, alla vigilia della Domenica delle Palme. I Vescovi si rallegrano inoltre per la generosità con cui le comunità ecclesiali della Toscana, nelle loro varie articolazioni (parrocchie, Caritas, istituti religiosi, Misericordie, associazioni…), così come anche la comunità civile, si sono impegnate nell’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Ucraina e nell’invio di aiuti umanitari.

In apertura di riunione, sono stati analizzati i temi al centro dell’ultimo incontro del Consiglio Episcopale Permanente della CEI. Tra questi, i vescovi si sono soffermati in particolare sul prosieguo del Cammino Sinodale, che vede impegnate attivamente tutte le Diocesi toscane e che vedrà il coordinamento, a livello regionale, di un Vescovo referente nella persona di mons. Fausto Tardelli, Vescovo di Pistoia e Segretario della Conferenza Episcopale Toscana. Ogni Diocesi sta adesso raccogliendo gli esiti di questa fase di ascolto, che ha coinvolto in maniera soddisfacente le varie componenti ecclesiali.

La cessazione dello stato di emergenza riguardo alla diffusione dei contagi da Coronavirus, offre la possibilità di una prudente ripresa della vita comunitaria. Nell’auspicare una piena partecipazione dei fedeli alla liturgia nelle nostre chiese e alle attività pastorali delle comunità, i Vescovi toscani rimandano alle indicazioni contenute nella Lettera della Presidenza della CEI diffusa nei giorni scorsi.

Viene istituita una Commissione regionale per il Diaconato Permanente: ne è stato approvato lo Statuto, e a partire dal prossimo 14 maggio inizierà il suo cammino con la partecipazione dei rappresentanti dei Diaconi e dei Delegati diocesani per il Diaconato, sotto la guida del Vescovo Delegato mons. Stefano Manetti, Vescovo di Montepulciano – Chiusi – Pienza.

I Vescovi hanno notato come si sia ben avviata in questi mesi l’attività di formazione promossa dal Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili, fondamentale in un’ottica di contrasto e prevenzione. Si ribadisce che nelle singole Diocesi sono a disposizione i Centri d’Ascolto per accogliere eventuali segnalazioni.

I Vescovi toscani incontreranno a breve la Commssione Pontificia di verifica e sostegno per l’applicazione nelle Chiese italiane del Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus per la riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio. In vista di questo incontro, è stata fatta una disamina di quanto compiuto in Toscana e di come la riforma è stata attuata, nei suoi principi, dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco e dai singoli Tribunali Diocesani.

È stata fissata la riunione estiva residenziale dei Vescovi toscani, che si svolgerà nei locali del Seminario di Massa Marittima dal 13 al 15 giugno.

Mentre sono in fase di revisione le deleghe dei vescovi e il rinnovo degli incaricati regionali per i vari ambiti pastorali, la Conferenza Episcopale Toscana ha nominato don Salvatore Glorioso, dell’Arcidiocesi di Pisa, Direttore del Centro Regionale Vocazioni e incaricato regionale per la Pastorale vocazionale.

I Vescovi hanno confermato la nomina di Giampiero Bagnati (della Diocesi di Grosseto) eletto Presidente della Sezione Toscana dell’Unitalsi.

Riccardo Bigi (comunicato)




Covid: cambiano le regole in chiesa

Nuove misure anti Covid per la partecipazione alla messa. Via il distanziamento, si torna a ricevere la comunione in processione

 

«Un nuovo inizio per rinnovare la nostra fede, l’impegno pastorale a favore del nostro popolo». Il Vescovo Tardelli invita ad accogliere l’allentamento delle misure anti-Covid come l’occasione di una ripartenza nel cammino di parrocchie e comunità diocesane. Sabato 26 marzo 2022, infatti, la Conferenza Episcopale italiana ha reso note le nuove indicazioni per l’emergenza Covid. Questa volta il protocollo proposto dalla Cei propone un allentamento delle misure che vede importanti novità. Il Vescovo Tardelli le ha presentate al clero, con l’invito di renderle note a tutti i fedeli con una lettera circolare.

Il primo e più rilevante punto riguarda il venir meno dell’obbligo della distanza, quindi finisce la contingentazione dei posti in chiesa. Si chiede solo di:

a. Mantenere la mascherina fino alla fine aprile
b. Igienizzarsi le mani all’ingresso
c. Evitare assembramenti in particolare all’ingresso, all’uscita e quando ci siano persone in piedi

Accanto a queste norme più generali la Cei ricorda anche ripresa di alcune pratiche ordinarie nella celebrazione della messa:

  1. Le processioni, di ogni tipo, si possono riprendere. Sempre con le dovute cautele. In conseguenza di questo si riprenda a tutte le SS. Messe la processione per andare a ricevere la Santa Comunione. Naturalmente evitando calche. È opportuno che riprendendo questo rito, se ne spieghi la ragione e si valorizzi il segno. I ministri che distribuiscono la Comunione devono assolutamente indossare la mascherina e igienizzarsi prima le mani. La S. Comunione sarà distribuita “preferibilmente” in mano. Lo precisa la lettera della Presidenza. Quindi i fedeli possono ricevere la S. Comunione anche in bocca. Non si imponga ciò che non è imposto.
  2. Si può riprendere anche la processione offertoriale
  3. Il cosiddetto “accatto”, non si faccia più dopo la Comunione ma all’offertorio.

Restano vive però alcune cautele:

  1. Acquasantiere: si continui a tenerle vuote;
  2. Scambio di pace: è opportuno continuare a volgere i propri occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino, evitando la stretta di mano o l’abbraccio;
  3. Igiene ambienti: si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria sempre, specie prima e dopo le celebrazioni. Durante le stesse è necessario lasciare aperta o almeno socchiusa qualche porta e/o finestra. I luoghi sacri, comprese le sagrestie, siano igienizzati periodicamente mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti;
  4. Sintomi influenzali: non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al COVID-19;

Mons. Tardelli invita i presbiteri a ricordare il valore della messa in presenza, specialmente nel giorno del Signore. Per questo sconsiglia ulteriori celebrazioni in streaming sottolineando che il servizio Rai in ogni domenica e quello del Vaticano sono sufficienti per far partecipare alla meessa,

(Comunicato – Pistoia 28 marz0, 2022)




Preghiera per la Russia e l’Ucraina in Cattedrale

Venerdì 25 marzo alle 17 il Vescovo si unisce alla preghiera del Santo Padre, con la recita del Santo Rosario e la Messa

 

«Venerdì 25 marzo – recita un comunicato della Santa Sede -, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle ore 17 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre».

«Ora, accogliendo anche numerose richieste del Popolo di Dio, – scrive il Papa ai vescovi di tutto il mondo – desidero affidare in modo speciale alla Madonna le Nazioni in conflitto».  Volontà del Papa è «compiere un solenne Atto di consacrazione dell’umanità, in modo particolare della Russia e dell’Ucraina, al Cuore immacolato di Maria. Poiché è bene disporsi a invocare la pace rinnovati dal perdono di Dio».

Un gesto che vuole coinvolgere la Chiesa universale, «che in questo momento drammatico porta a Dio, attraverso la Madre sua e nostra, il grido di dolore di quanti soffrono e implorano la fine della violenza, e affida l’avvenire dell’umanità alla Regina della pace».

Il papa invita i vescovi di tutto il mondo a «unirsi a tale Atto, convocando, nella giornata di venerdì 25 marzo, i sacerdoti, i religiosi e gli altri fedeli alla preghiera comunitaria nei luoghi sacri, così che il Popolo santo di Dio faccia salire in modo unanime e accorato la supplica alla sua Madre».

Anche la Chiesa di Pistoia si unisce alla preghiera del Santo Padre con la recita del Rosario e l’Atto di consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

Venerdì 25 marzo 2022, nella Cattedrale di San Zeno, alle ore 17 S. E. Mons. Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia presiede la preghiera del Rosario al termine del quale reciterà la speciale preghiera di Consacrazione e alle ore 18 presiederà la Santa Messa per la pace.

Tutti i fedeli sono invitati a partecipare e a unirsi alla preghiera.




Sinodalità che decide. L’intervento di don Dianich

Una sintesi dell’intervento del teologo Dianich in vista del Sinodo Ripartire dalla centralità del popolo di Dio e dal sacerdozio battesimale

«Quando si parla di sinodalità scattano subito due pregiudizi. Il primo: promuovere la sinodalità non è espressione di una lotta di potere dentro la Chiesa? Il secondo: i carismi di cui si parla non rappresentano un’eccezione?» Rivolgendosi al clero pistoiese in occasione degli incontri di formazione sulla sinodalità don Severino Dianich, uno dei più noti teologi italiani, ha subito acceso l’attenzione di quanti erano collegati online per ascoltarlo.

«Partiamo dal secondo pregiudizio: i carismi non sono un’eccezione, sono espressione del dono della fede. Non c’è cristiano che non sia carismatico ». Per rispondere meglio e ribattere anche al primo pregiudizio occorre, spiega don Dianich, rivedere due temi di fondo dell’ecclesiologia. «Il primo è il concetto di popolo di Dio, come ce lo dà il Concilio Vaticano II; il secondo è il concetto di sacerdozio comune. Quanto al popolo di Dio va ricordato che è il soggetto della missione». «Quando si dice, “cosa ha detto e cosa fa la Chiesa?” non si dovrebbe pensare solo al Papa — spiega Dianich — ma a tutto il popolo di Dio». L’annuncio messianico è compito di ogni battezzato: «questo non è il diritto e dovere del vescovo o del prete, ma di ogni cristiano ». Il secondo punto riguarda il popolo sacerdotale. «Nel corpo sacerdotale che è il popolo di Dio si danno diversi carismi e ministeri ». Il Concilio «illustra alcuni ministeri propri dell’ufficio sacerdotale di Cristo consegnati a tutto il popolo cristiano; sono i cosiddetti tria munera (i “tre doni”): la comunicazione della fede (insegnare), la partecipazione attiva alla liturgia (santificare), la partecipazione alla organizzazione della vita della Chiesa (governare). Tre aspetti che possono assumere anche una forma istituzionale » ma, commenta Dianich, ancora oggi poco valorizzati.

Quali sono, dunque, le prospettive della sinodalità? «La partecipazione attiva dei fedeli alla missione della Chiesa si realizza nella situazione concreta in cui i fedeli vivono continuamente; non si svolge nei muri della parrocchia, ma là dove i fedeli operano e vivono». «La conclusione — spiega Dianich — viene da sè: sinodalità significa evitare che preti e vescovi debbano essere responsabili

di cose per cui non hanno carisma. Occorre ascoltare, valorizzare competenze ». Nella normativa canonica sono previste alcune istanze sinodali: il sinodo dei vescovi e quello diocesano, il collegio dei consultori e degli affari economici, i consigli pastorali parrocchiali. Strutture sinodali importanti, appunta il teologo ma “a responsabilità limitata”, perché hanno solo potere consultivo e il cammino insieme si interrompe nel momento della decisione. «Per questo — commenta — la gente ha disaffezione verso i nostri consigli; “Si ragiona, si parla e non si decide nulla”». Forse è il momento di osare un po’ di più, non per ribaltare logiche di potere, ma per meglio esprimere la ricchezza della vocazione battesimale. «È chiaro: questo chiede pazienza, allunga le cose, ma varrebbe la pena. Ritengo anche — spiega il teologo — che ci sia un altro elemento da tenere presente: l’autorità ecclesiastica non è ad omnia. Ci sono campi della vita della Chiesa in cui l’autorità del pastore è più libera e spazi in cui le competenze dei consiglieri laici sono sufficienti». «Abbiamo bisogno — ha concluso Dianich — di inventare qualcosa di fresco, di nuovo, perché il popolo cristiano sia davvero fecondo nel cammino della Chiesa».

Ugo Feraci




I Quaresimali del vescovo in streaming

Online ogni venerdì sera alle ore 21 sulle pagine social della diocesi

Quest’anno il Quaresimale è in streaming. Il vescovo Tardelli ha infatti pensato di offrire a tutti la possibilità di seguire le sue catechesi in preparazione della Pasqua. Il ciclo di incontri è intitolato Il primato dell’ascolto ed è interamente dedicato al tema della sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa che oggi è sempre più riscoperta.

Sarà possibile seguire tutti gli incontri ogni venerdì sera alle 21 in diretta sulla pagine Facebook e sul canale YouTube diocesano. Questo il programma:

11 marzo: Chiesa popolo di Dio in comunione e missione;

18 marzo: Sinodalità;

25 marzo: La corresponsabilità dei laici e la ministerialità;

1 aprile: Il discernimento dei segni dei tempi.

Concluderà il ciclo di incontri una celebrazione penitenziale in Cattedrale venerdì 8 aprile sempre alle 21.

Il tema suggerito dal vescovo è di particolare attualità: costantemente riproposta dal magistero di papa Francesco la sinodalità sarà al centro del prossimo sinodo dei vescovi. Una scelta che si inserisce nella prospettiva inaugurata dal vescovo Tardelli fin dal suo arrivo a Pistoia con la convocazione dell’Assemblea sinodale (2015) e oggi rilanciata per la celebrazione di un Sinodo diocesano che vedrà un primo momento di apertura nella veglia di Pentecoste.




Toscana allo specchio: i numeri della crisi

Crescono del 47,7% le criticità sul territorio. Il Covid ha fatto emergere il lavoro fragile e messo alla prova oltre 7 mila famiglie che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas

Che i numeri siano cresciuti, tutti se ne sono resi conto. La crisi innescata dalla pandemia ha visto aumentare il numero di quanti, per difficoltà economiche, si sono rivolti agli sportelli Caritas della Toscana. Dietro i dati però quel che risalta è “l’emersione del sommerso”: «Sono soprattutto lavoratori precari, grigi o al nero, infatti, coloro che dal marzo 2020 ad oggi hanno bussato alle porte dei servizi delle Caritas toscane». Lo segnala Fatti di prossimità, fatti di Vangelo, il Rapporto 2021 sulle povertà nelle diocesi toscane, presentato sabato mattina a Firenze e che evidenzia, allo stesso tempo, una fragilità condivisa insieme al «mondo del lavoro autonomo e, in generale, a tutta quella fascia di occupati poco o per nulla coperti dagli ammortizzatori sociali, siano essi ordinari o emergenziali, impiegato nei settori che più hanno sofferto dei blocchi e delle restrizioni necessarie per contenere la pandemia».

«Sono 28.467 le persone che, tra settembre 2020 e aprile 2021, hanno chiesto l’aiuto dei servizi delle diocesi della regione, il 47,4% in più rispetto ai 19.310 dei nove mesi precedenti». Una «valanga della povertà» che ha visto bussare agli sportelli Caritas 7.139 famiglie che «nei nove mesi del monitoraggio fatto dalle Caritas, per la prima volta nella loro vita, hanno dovuto rivolgersi a un centro d’ascolto». Una “valanga” composta prevalentemente da donne, dove cala il numero dei migranti assistiti e cresce quello dei cittadini italiani, che pesa di più nella Toscana settentrionale e manifesta una dilagante “povertà educativa”.

Tra gli aspetti rilevanti del Rapporto emergono infatti le indagini svolte degli insegnanti di religione nella regione Toscana. Quasi 600 i docenti coinvolti che hanno segnalato «un quadro decisamente allarmante: «per il 69% dei docenti intervistati, infatti, la pandemia ha aumentato in modo significativo le disuguaglianze fra gli studenti toscani (quota che alle scuole superiori sale addirittura al 76%) a causa soprattutto dell’incremento della povertà e del disagio economico delle famiglie (54%) che si riverbera sulle disuguaglianze nell’accesso ai dispositivi informatici (50,6) ma anche, complici le restrizioni, nella riduzione degli stimoli esterni alla scuola (43%) con il conseguente aumentato rischio di esclusione dei soggetti più fragili (48%)». Le difficoltà dell’insegnamento a distanza condizionano il futuro dei ragazzi: un 36% di studenti ha rinunciato agli studi universitari per un lavoro subito, mentre un altro 31% «stava addirittura valutando di lasciare la scuola e andare a lavorare per aiutare la famiglia in difficoltà».

Per Monsignor Roberto Filippini, vescovo di Pescia e delegato Cet per le Caritas Toscane, «la pandemia ha messo in luce un sistema malato», perché le povertà del presente «sono in gran parte eredità del passato e hanno radici nella crisi economica, sociale e politica degli anni precedenti». Una situazione che invoca un impegno corale, con un occhio di riguardo ai fondi del Pnrr e alle «formidabili occasioni che potrebbe riservare».

È tempo, afferma il delegato regionale Caritas Marcello Suppressa, «che la Caritas recuperi il proprio ruolo identitario, cioè quel mandato educativo e promozionale nei confronti della società civile e della comunità cristiana che è scritto nei nostri statuti e carte pastorali » a cui non è sempre stato possibile riferirsi nel momento dell’emergenza pandemica. «Si tratta – ha concluso – di riportare l’animazione di comunità e l’advocacy al centro del nostro essere Caritas. Probabilmente sarà necessaria una profonda rivisitazione anche dei modelli organizzativi».

Ugo Feraci

 




Novità dalle Chiese toscane

Lunedì 31 gennaio la Conferenza episcopale Toscana si è riunita in assemblea. Dall’incontro l’attenzione ai prossimi appuntamenti come il Cammino Sinodale, la visita del Papa a Firenze, l’attività del Tribunale ecclesiastico etrusco, le nuove nomine. Don Simone Amidei è il nuovo incaricato regionale per l’edilizia di culto

 

I vescovi della Conferenza episcopale Toscana si sono riuniti lunedì scorso all’Eremo di Lecceto, in provincia di Firenze, per la loro assemblea. Tra i tanti argomenti affrontati, come prima cosa sono stati analizzati i temi al centro dell’ultima riunione del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana.

Tra questi, i vescovi toscani si sono soffermati in particolare sulle prospettive aperte per il Cammino Sinodale: tutte le diocesi toscane sono già impegnate in questo Cammino e i vescovi hanno ribadito la loro attenzione a questo percorso della Chiesa tutta e di quella italiana in particolare. A tal proposito, i vescovi toscani si stanno preparando a due prossimi importanti appuntamenti: l’Assembla della Cei, in programma nel prossimo mese di maggio per l’appunto sul tema sinodale e, prima ancora, il Convegno sul Mediterraneo terra di pace in programma dal 23 al 27 febbraio a Firenze, che sarà concluso da Papa Francesco con la celebrazione della Santa Messa e l’Angelus nella basilica di Santa Croce. La Cet sottolinea l’importante segnale di attenzione che il Santo Padre darà alla Toscana con questa ulteriore presenza nella nostra regione. Dal Convegno dei vescovi, e da quello contemporaneo dei sindaci che si riuniranno a Palazzo Vecchio, la Cet auspica possa davvero venire un segno di riconciliazione e di pace per tutto il Mediterraneo, secondo l’opera e l’impegno per la fraternità fra i popoli di cui è stato importante esempio il Venerabile Giorgio La Pira. Come lui, hanno detto i vescovi, auspichiamo che da questi incontri possano esserci quei segni di speranza nel Mediterraneo le cui sponde “devono unire e non separare”.

La Conferenza episcopale toscana ha quindi rivolto ancora un saluto a monsignor Roberto Campiotti, vescovo eletto di Volterra, che il prossimo 26 febbraio verrà ordinato vescovo a Milano, la sua diocesi di provenienza, e che entrerà a Volterra il 27 marzo prossimo. A lui i vescovi hanno assicurato la vicinanza nella preghiera per questi due importanti appuntamenti in attesa di accoglierlo nella Conferenza episcopale.

Come ogni anno i vescovi toscani hanno ascoltato il rendiconto del vicario giudiziale monsignor Marco Pierazzi che portando all’approvazione il resoconto economico ha illustrato anche l’attività del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco. Il modello che si è realizzato in Toscana (dove i processi ordinari sono trattati dal tribunale regionale mentre quelli brevi dai tribunali diocesani) segue esattamente le indicazioni che ha dato il Santo Padre nel suo recente discorso alla Rota Romana dove ha spiegato che nei tribunali ecclesiastici deve manifestarsi <<il volto misericordioso della Chiesa: volto materno che si china su ogni fedele per aiutarlo a fare verità su di sé, risollevandolo dalle sconfitte e dalle fatiche e invitandolo a vivere in pienezza la bellezza del Vangelo>>. La riforma del processo canonico per le cause di nullità matrimoniale avviata con il Motu proprio «Mitis Iudex»  aveva tre obiettivi che nel modello toscano paiono pienamente raggiunti: prossimità alla gente, celerità dei procedimenti ed economicità/gratuità dei procedimenti stessi. A questo proposito i vescovi della Toscana ricordano che il costo di ogni processo è di 525 euro: in casi particolari di bisogno, il costo può essere addirittura  azzerato. Il tribunale regionale nel 2021 ha trattato 319 cause, di cui 124 nuove (16 quelle a costo zero), e ne ha concluse 142, proseguendo così lo smaltimento delle  cause arretrate.

La Cet ha quindi provveduto a nominare i due nuovi membri dell’ufficio di presidenza che vanno ad aggiungersi al Presidente, al Vicepresidente e al Segretario: l’arcivescovo di Siena, cardinale Augusto Paolo Lojudice, e il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini. Sostituiscono l’arcivescovo di Lucca e il vescovo di Pescia, monsignor Paolo Giulietti e monsignor Roberto Filippini, per i prossimi due anni.

Monsignor Nerbini ha quindi illustrato il progetto Laudato si’ del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale che intende dare concretezza alle prospettive aperte dall’Enciclica di Papa Francesco. I vescovi hanno accolto molto favorevolmente questo progetto che riguarda anche aspetti concreti delle comunità e delle persone, oltre che una formazione particolare.

È stato quindi approvato, all’unanimità, il progetto per la creazione dell’Agenzia regionale di comunicazione che sarà collegata a Toscana Oggi: tutte le diocesi aderiscono a questo nuovo strumento che diventa così espressione della Conferenza episcopale toscana e avrà tra i suoi obiettivi quello di rilanciare a livello pubblico le diverse esperienze e i fatti di ciascuna singola diocesi sia attraverso internet sia con altri servizi che eventualmente verranno realizzati.

I vescovi hanno inoltre dato il via libera alla realizzazione di uno statuto per una commissione regionale per il diaconato permanente.

L’Abate Diego Gualtiero Rosa ha relazionato sulla Lettera apostolica, in forma di Motu proprio, Traditionis custodes di Papa Francesco. I vescovi si sono confrontati sulla sua attuazione ribadendo l’adesione a quanto stabilito dal Santo Padre sull’uso della liturgia Romana anteriore alla riforma del 1970.

Infine i vescovi hanno provveduto ad alcune nuove nomine:

Don Stefano Papini della diocesi di Grosseto e Maria Giovanna Deronda della diocesi di Siena sono i nuovi incaricati regionali della Pastorale giovanile.

L’avvocato Marco Randellini della diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro è il nuovo incaricato regionale per Problemi sociali e lavoro, giustizia e pace, custodia del creato.

Dopo aver salutato con affetto e piacere la nomina di don Luca Franceschini della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli a Direttore nazionale per i Beni culturali e ecclesiastici e l’edilizia di culto, i vescovi hanno nominato don Simone Amidei della diocesi di Pistoia nuovo incaricato regionale dello stesso ufficio.




Santo Natale: le celebrazioni del vescovo

Si avvicina il Natale e anche il tempo delle celebrazioni liturgiche più sentite dell’Anno. Ecco gli orari delle Sante Messe solenni, presiedute da monsignor Tardelli nella cattedrale di Pistoia:

Venerdì 24 dicembre – ore 23,15: In Cattedrale, Santa Messa della Notte Natale

Sabato 25 dicembre – ore 11,00: Pontificale in Cattedrale con benedizione Papale e indulgenza plenaria;

Lunedì 27 dicembre – ore 17,00: In San Giovanni Fuorcivitas, Statio Giubilare, pellegrinaggio in Cattedrale e Santa solenne presieduta dal vescovo;

Venerdì 31 dicembre – ore 18,00: In Cattedrale, Te Deum di ringraziamento di fine anno.

Giovedì 6 gennaio – ore 11: Pontificale in Cattedrale per la Solennità dell’Epifania.

 

 

(foto di Mariangela Montanari)