Preghiera per la Pace in Ucraina

Mercoledì 14 una preghiera davanti al Santissimo Sacramento per invocare la fine del conflitto

Anche il Vescovo Tardelli rilancia l’iniziativa promossa delle Conferenze episcopali d’Europa per chiedere, nella preghiera, il dono della pace.

Aderendo all’iniziativa lanciata dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), la Conferenza Episcopale Italiana partecipa al gesto comunitario di solidarietà per l’Ucraina con un momento di adorazione eucaristica che si terrà nel pomeriggio del 14 settembre.

Nelle parrocchie e nelle diocesi di tutta Italia, si invocherà il dono della pace per l’Ucraina, terra martoriata da una guerra che dura ormai da vari mesi. “In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della santa Croce, ci uniamo con tutte le Chiese d’Europa per implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente. In modo particolare, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio”, sono le parole della preghiera contenuta nel sussidio preparato per l’occasione dall’Ufficio Liturgico Nazionale.

Scarica il Sussidio di Preghiera




Sinodo diocesano: la lettera pastorale del vescovo

Convocati dallo Spirito: le indicazioni del Vescovo

È disponibile la lettera pastorale “Convocati dallo Spirito“. La Chiesa di Pistoia in Sinodo (2022/2023), consegnata ai fedeli presenti in occasione della Veglia e Messa di Pentecoste in Piazza del Duomo a Pistoia sabato 4 giugno.

Il libretto, scaricabile online, presenta la lettera pastorale del Vescovo “Convocati dallo Spirito“, alcune indicazioni pratiche per la creazione dei gruppi sinodali e la formazione di moderatori e segretari e, in più, due schede di ascolto per il lavoro dei gruppi sinodali.




Sette giorni in cammino verso la Pentecoste

Disponibile il Sussidio di preghiera per prepararsi all’apertura del Sinodo diocesano di Sabato 4 giugno

Per “sintonizzare” le realtà diocesane all’evento di apertura del Sinodo, ma anche per aprire comunità e cuori all’azione dello Spirito, l’Ufficio liturgico della Diocesi di Pistoia ha preparato un sussidio per vivere in preghiera l’ultima Settimana del tempo di Pasqua e prepararsi alla Solennità della Pentecoste.

Il sussidio può essere utilizzato nelle parrocchie, ma anche in famiglia o personalmente.

Per la preghiera parrocchiale, spiega l’Ufficio Liturgico, «ogni giorno (dal lunedì al sabato) vengono proposte una “introduzione”, una intenzione per la Preghiera Universale, il Canto (o la recita) dell’Inno o della Sequenza di Pentecoste, alcune invocazioni allo Spirito e una preghiera finale, il tutto da potersi utilizzare all’inizio, durante e al termine della Messa quotidiana o di una Liturgia della Parola o anche di incontri pastorali e di catechesi».

«Ogni giorno viene suggerito anche un breve schema di Adorazione Eucaristica che può essere utilizzato comunitariamente oppure lasciato in Chiesa a disposizione dei Fedeli che si raccolgono personalmente in preghiera di fronte al Tabernacolo».

«Ogni momento di preghiera e ogni incontro — ha raccomandato infatti il vescovo Tardelli — sia comunque sempre accompagnato dall’Inno, recitato o cantato, del Veni Creator o dalla Sequenza di Pentecoste».

Per chi prega individualmente o intende farlo in famiglia, sono proposti due schemi per la preghiera e la riflessione per le Domeniche dell’Ascensione e di Pentecoste: «vengono riportati anche alcuni brani della Liturgia della Parola ascoltata in chiesa con una breve spiegazione. Per gli altri giorni delle settimana (dal lunedì al sabato) la traccia quotidiana proposta può essere utilizzata all’inizio, durante e al termine della preghiera personale di ognuno e/o della Famiglia riunita».

Il sussidio è il modo migliore per prepararsi alla Veglia e alla messa di apertura del Sinodo diocesano in piazza del Duomo sabato 4 giugno alle 21.

 

 




Amministrative 2022: una lettera aperta ai candidati

In un documento della Pastorale sociale e del lavoro e Caritas, scritto in collaborazione con l’Ufficio comunicazioni sociali e cultura, la diocesi intavola un dialogo con i candidati sindaco. Sul piatto le emergenze del territorio una prospettiva diversa all’approccio politico: quella del Vangelo.

PISTOIA – 19 maggio 2022. Una lettera aperta a tutti i candidati per rappresentare il pensiero e il contributo della comunità diocesana nella contesa elettorale. È questa l’iniziativa dell’ufficio della pastorale sociale e del lavoro, pensata per portare ai candidati una lettura della realtà del territorio da un punto di vista alternativo.

Economia in crisi

«Questa tornata elettorale amministrativa coinvolgerà circa 140.000 residenti, oltre la metà di coloro che abitano nella Diocesi di Pistoia – si legge nel testo – e rappresenta un momento alto di democrazia interessando l’istituzione più prossima ai cittadini. Stiamo attraversando un periodo complesso, che stenta a trovare una via significativa di rigenerazione e nutriamo aspettative per il ruolo che le amministrazioni svolgono, quale collante per una ricomposizione nello smarrimento e nella frammentazione che la comunità intera sta attraversando. L’economia – si afferma – è in cronica stagnazione, se non addirittura in decrescita e registra un tasso disoccupazione fra i più bassi della Toscana (10%): un dato che è raddoppiato in 15 anni. La disoccupazione giovanile è arrivata a toccare il 44%, ben al di sopra delle medie regionali (22,9%) e nazionali (32,9%); il tasso di inattività rasenta il 30%. Abbiamo un esercito di pensionati (circa 85.000); sono 2.000 le imprese in meno rispetto a 15 anni fa e il tasso di crescita imprenditoriale è sceso a 0 (zero). In altre parole i cittadini che non lavorano stanno superando il numero dei cittadini che lavorano.

Le marginalità e l’emergenza demografica

Una disamina di dati che lascia dietro di sé le difficoltà delle famiglie e le nuove marginalità: «Le situazioni si sono ampliate e approfondite: a vecchie criticità se ne aggiungono nuove che colpiscono e in taluni casi affondano gli anziani, i giovani e le famiglie. I dati dei Dossier Caritas ce lo dicono con chiarezza. Esiste poi un’emergenza demografica imponente – si legge ancora nel documento – che riguarda in particolare la montagna ma estende i suoi effetti anche in città. L’indice di vecchiaia (quello che si calcola moltiplicando per 100 il numero dei residenti over 65 per poi dividere il risultato per il numero dei giovani under 14) raggiunge una cifra stratosferica: 432,6. Più del doppio rispetto all’indice di vecchiaia dell’intera Provincia di Pistoia che, con 47 anni di media, è già uno fra i più alti in una Regione, che a sua volta è una fra le più vecchie in Italia».

I migranti

«Nell’elenco delle problematiche di questo territorio c’è da annoverare anche il problema dei migranti. Le crisi internazionali hanno spostato l’attenzione sui flussi migratori dall’Ucraina, ma la pressione migratoria sulle rotte marittime è ancora altissima. Chi amministrerà i comuni si troverà nuovamente ad affrontare questa emergenza cronica, con strumenti amministrativi ed economici certamente limitati e che senz’altro costringeranno a fare appello anche all’umanità e alla coscienza di ciascuno.

Nuovi scenari

A fianco dell’analisi dei dossier più problematici, il documento pone anche le basi per suggerire un metodo nuovo perché «non è più il tempo di consolarsi con rendite di posizione che imprigionano opportunità. Se vogliamo uscire da questa situazione è impellente fare i conti con la realtà, mettendo in discussione, e anche mutare quei paradigmi di sviluppo che fino ad ora ci hanno accompagnato e ai quali siamo affezionati. Vorremmo quindi pensare che le prossime amministrazioni comunali possano trarre ispirazione da quel documento, ovvero considerino importante attivare politiche significative all’insegna della solidarietà, della sussidiarietà e della cura del creato, in grado di rimettere in moto quella essenziale generatività che è vera ricchezza e motore di crescita per le comunità amministrate».

Le priorità

Il lavoro: «stabile, dignitoso, creativo deve impegnare gli amministratori come priorità. Il dramma delle morti bianche, inoltre, è una ferita anche nei nostri comuni».

La sostenibilità: «un altro tema centrale che si ramifica in molti degli snodi del nostro ragionamento e che prende le mosse dal presupposto che “tutto è connesso”. Agire sulla sostenibilità significa ripensare gli stili di vita e le abitudini, soprattutto lavorare per una politica che rimetta al centro l’uomo, i suoi bisogni.

La cura: «che non si riferisce soltanto ai significati sanitari o ambientali, che pure sono primari, ma fa riferimento anche al tema della relazioni nelle comunità: tra istituzioni, ambienti, famiglie, generazioni, culture».

Impegno contro lo scarto, ovvero: «la lotta alla cultura dello scarto. Questo impegno significa un cambio radicale di prospettiva, una svolta educativa, che parla in modo diverso delle persone, del creato, delle fasi e degli accadimenti della vita».

Una serie di propositi e scelte «faticose, a volte impopolari e non prive di rischi per chi amministra. Ma lo scatto che vi è richiesto è proprio questo: che siate donne e uomini di un futuro che rimetta al centro le persone, meno arido e divisivo, sicuramente più fraterno».

Scarica la lettera integrale




Un piccolo segno una grande missione

Non è mai solo una firma. È di più, molto di più

L’ 8xmille non è una tassa in più, e a te non costa nulla. Con la tua firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica potrai offrire formazione scolastica ai bambini, dare assistenza ad anziani e disabili, assicurare accoglienza ai più deboli, sostenere progetti di reinserimento lavorativo, e molto altro ancora. Come e dove firmare sulla tua dichiarazione dei redditi è molto semplice. Segui le istruzioni riportate sul sito www.8xmille.it/come-firmare.

Firmare per l’8xmille non costa niente. Non è una tassa in più, ma è l’opportunità di sostenere chi decidi tu tramite la Scheda allegata al Modello CU, al Modello 730 ed al Modello Redditi. Se non firmi, l’8xmille verrà comunque ripartito tra i vari destinatari in proporzione alle scelte compiute dagli altri cittadini. Ecco perché è importante esprimere la propria scelta: se non firmi, gli altri decideranno per te.

Sono oltre 8.000 i progetti che, ogni anno, si concretizzano in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo. La Chiesa chiede ai fedeli ed ai contribuenti italiani di riconfermare con la destinazione dell’8xmille la fiducia e il sostegno alla sua missione per continuare ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo.

Scopri uno dei progetti diocesani sostenuti con i fondi dell’8×1000!

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Una sintesi della sinodalità da cui vogliamo ripartire

Nei punti emersi nei lavori per il Sinodo dei vescovi le difficoltà di comunicazione, l’importanza dell’ascolto e la valorizzazione dei laici

 

Una prima, positiva, occasione di incontro in cui vivere «la gioia del ritrovarsi, la “grazia” di condividere momenti di dialogo, di maturare percorsi di riflessione comune ». L’elaborazione del documento di sintesi redatto dalla Diocesi di Pistoia in vista del cammino sinodale della chiesa italiana e del prossimo sinodo dei vescovi (il documento è il risultato della -“fase diocesana”) si è concentrato su due interrogativi di ampio respiro:

1) Come si realizza oggi nella propria realtà ecclesiale di appartenenza quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata?

2) Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?

Dalla prima domanda sono emerse luci e ombre, sia di orizzonte più generale che diocesano. La complessità del contesto socio culturale odierno appare segnata, infatti, da «un avanzato processo di secolarizzazione » che indebolisce le principali realtà formative (scuola, chiesa, famiglia) e vede crescere «una generazione di adolescenti e di giovani adulti in gran parte indifferente alla dimensione di fede». Tra le ombre più propriamente locali emerge «una mancata conoscenza e armonia tra le varie realtà ecclesiali, e una carente attenzione ai “segni” e ai bisogni espressi dal contesto sociale, economico, culturale», punti che, significativamente, «sono percepiti come una mancanza di fedeltà alla natura della Chiesa».

C’è poi «la fatica del camminare insieme all’interno delle realtà parrocchiali». «Sul piano concreto si è segnalato come non in ogni realtà siano stati costituiti consigli pastorali, consigli economici, organi di partecipazione e che, laddove siano presenti, non sempre risultino luogo effettivo di dibattito, di confronto, di proposta».

Un dato che è spia del «disagio», registrato da più voci, «nel rapporto tra parroci e fedeli». Qui emergono le differenze tra le diverse anime consultate: i laici, da un lato, lamentano le «difficoltà di occasioni di vero ascolto» da parte dei parroci, spesso deboli «nella capacità di suscitare e coinvolgere l’impegno dei laici»; i presbiteri, dall’altro lato, evidenziano il problema «della mancanza di laici formati e responsabili ». A questo quadro va infine aggiunta «la marcata autoreferenzialità di gruppi religiosi e di preghiera diversi» che spesso non comunicano nemmeno tra loro. In definitiva «appare chiaro che la sinodalità è percepita come un valore, ma non è adeguatamente realizzata nello stile, nel metodo e nei contenuti della pastorale e della vita ecclesiale di oggi».

Accanto alla lettura della realtà la seconda domanda invitata a pensare anche passi concreti per crescere nella sinodalità. Le risposte si sono indirizzate sull’esigenza di ascolto, a partire dalla Parola di Dio, ma anche «tra le diverse realtà operanti nella comunità; ascolto tra parrocchie diverse, tra gruppi interparrocchiali, e anche tra uffici pastorali di diverse diocesi», come ascolto dei lontani e di quanti si sentono emarginati.

E ancora, le proposte si indirizzano verso la «necessità di una maggiore formazione spirituale, culturale, teologica, pastorale», «la necessità di rilanciare il valore della cultura e l’attitudine al pensiero», magari incentivando la frequenza alla Scuola diocesana di teologia». «Sempre più urgente appare la necessità di una revisione dell’iniziazione cristiana, da ripensare con coraggio coinvolgendo le famiglie. «la necessità di riconoscere maggiormente il ruolo dei laici» e in particolare «il carisma e il ruolo della donna nella Chiesa». Un ultimo aspetto, avvertito con maggior forza dopo gli anni della pandemia è l’attenzione «alla centralità della liturgia, perché si riscopra «il gusto e la gioia della partecipazione », «perché si ritraducano parole, segni, azioni in linguaggi accessibili all’umanità contemporanea».

Leggi il documento completo: Contributo Sinodo Diocesi Pistoia 30 4 2022

d. Ugo Feraci




CET: Tardelli coordinatore del cammino sinodale toscano

Dai vescovi della Toscana l’invito a pregare per la pace, l’impegno per la sinodalità e una Commissione per il diaconato permanente

I vescovi della Conferenza episcopale Toscana si sono riuniti lunedì 28 marzo 2022 all’Eremo di Lecceto, in provincia di Firenze, per la loro assemblea. Hanno dato il loro benvenuto al Vescovo eletto di Massa Carrara – Pontremoli, mons. Mario Vaccari, che per la prima volta partecipava alla riunione, mentre il giorno prima avevano preso parte all’inizio del ministero episcopale di mons. Roberto Campiotti nella diocesi di Volterra, ribadendo lo spirito di fraterna collaborazione che unisce le Chiese della Toscana e rallegrandosi per il modo caloroso in cui il nuovo pastore è stato accolto dalle autorità e dal popolo.

Nell’approssimarsi della Settimana Santa, i Vescovi hanno espresso l’auspicio che quella che si avvicina possa essere una Pasqua di pace per il mondo. Le Chiese toscane aderiranno alla Giornata di preghiera per la pace che la Cei promuove sabato 9 aprile, alla vigilia della Domenica delle Palme. I Vescovi si rallegrano inoltre per la generosità con cui le comunità ecclesiali della Toscana, nelle loro varie articolazioni (parrocchie, Caritas, istituti religiosi, Misericordie, associazioni…), così come anche la comunità civile, si sono impegnate nell’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Ucraina e nell’invio di aiuti umanitari.

In apertura di riunione, sono stati analizzati i temi al centro dell’ultimo incontro del Consiglio Episcopale Permanente della CEI. Tra questi, i vescovi si sono soffermati in particolare sul prosieguo del Cammino Sinodale, che vede impegnate attivamente tutte le Diocesi toscane e che vedrà il coordinamento, a livello regionale, di un Vescovo referente nella persona di mons. Fausto Tardelli, Vescovo di Pistoia e Segretario della Conferenza Episcopale Toscana. Ogni Diocesi sta adesso raccogliendo gli esiti di questa fase di ascolto, che ha coinvolto in maniera soddisfacente le varie componenti ecclesiali.

La cessazione dello stato di emergenza riguardo alla diffusione dei contagi da Coronavirus, offre la possibilità di una prudente ripresa della vita comunitaria. Nell’auspicare una piena partecipazione dei fedeli alla liturgia nelle nostre chiese e alle attività pastorali delle comunità, i Vescovi toscani rimandano alle indicazioni contenute nella Lettera della Presidenza della CEI diffusa nei giorni scorsi.

Viene istituita una Commissione regionale per il Diaconato Permanente: ne è stato approvato lo Statuto, e a partire dal prossimo 14 maggio inizierà il suo cammino con la partecipazione dei rappresentanti dei Diaconi e dei Delegati diocesani per il Diaconato, sotto la guida del Vescovo Delegato mons. Stefano Manetti, Vescovo di Montepulciano – Chiusi – Pienza.

I Vescovi hanno notato come si sia ben avviata in questi mesi l’attività di formazione promossa dal Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili, fondamentale in un’ottica di contrasto e prevenzione. Si ribadisce che nelle singole Diocesi sono a disposizione i Centri d’Ascolto per accogliere eventuali segnalazioni.

I Vescovi toscani incontreranno a breve la Commssione Pontificia di verifica e sostegno per l’applicazione nelle Chiese italiane del Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus per la riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio. In vista di questo incontro, è stata fatta una disamina di quanto compiuto in Toscana e di come la riforma è stata attuata, nei suoi principi, dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco e dai singoli Tribunali Diocesani.

È stata fissata la riunione estiva residenziale dei Vescovi toscani, che si svolgerà nei locali del Seminario di Massa Marittima dal 13 al 15 giugno.

Mentre sono in fase di revisione le deleghe dei vescovi e il rinnovo degli incaricati regionali per i vari ambiti pastorali, la Conferenza Episcopale Toscana ha nominato don Salvatore Glorioso, dell’Arcidiocesi di Pisa, Direttore del Centro Regionale Vocazioni e incaricato regionale per la Pastorale vocazionale.

I Vescovi hanno confermato la nomina di Giampiero Bagnati (della Diocesi di Grosseto) eletto Presidente della Sezione Toscana dell’Unitalsi.

Riccardo Bigi (comunicato)




Covid: cambiano le regole in chiesa

Nuove misure anti Covid per la partecipazione alla messa. Via il distanziamento, si torna a ricevere la comunione in processione

 

«Un nuovo inizio per rinnovare la nostra fede, l’impegno pastorale a favore del nostro popolo». Il Vescovo Tardelli invita ad accogliere l’allentamento delle misure anti-Covid come l’occasione di una ripartenza nel cammino di parrocchie e comunità diocesane. Sabato 26 marzo 2022, infatti, la Conferenza Episcopale italiana ha reso note le nuove indicazioni per l’emergenza Covid. Questa volta il protocollo proposto dalla Cei propone un allentamento delle misure che vede importanti novità. Il Vescovo Tardelli le ha presentate al clero, con l’invito di renderle note a tutti i fedeli con una lettera circolare.

Il primo e più rilevante punto riguarda il venir meno dell’obbligo della distanza, quindi finisce la contingentazione dei posti in chiesa. Si chiede solo di:

a. Mantenere la mascherina fino alla fine aprile
b. Igienizzarsi le mani all’ingresso
c. Evitare assembramenti in particolare all’ingresso, all’uscita e quando ci siano persone in piedi

Accanto a queste norme più generali la Cei ricorda anche ripresa di alcune pratiche ordinarie nella celebrazione della messa:

  1. Le processioni, di ogni tipo, si possono riprendere. Sempre con le dovute cautele. In conseguenza di questo si riprenda a tutte le SS. Messe la processione per andare a ricevere la Santa Comunione. Naturalmente evitando calche. È opportuno che riprendendo questo rito, se ne spieghi la ragione e si valorizzi il segno. I ministri che distribuiscono la Comunione devono assolutamente indossare la mascherina e igienizzarsi prima le mani. La S. Comunione sarà distribuita “preferibilmente” in mano. Lo precisa la lettera della Presidenza. Quindi i fedeli possono ricevere la S. Comunione anche in bocca. Non si imponga ciò che non è imposto.
  2. Si può riprendere anche la processione offertoriale
  3. Il cosiddetto “accatto”, non si faccia più dopo la Comunione ma all’offertorio.

Restano vive però alcune cautele:

  1. Acquasantiere: si continui a tenerle vuote;
  2. Scambio di pace: è opportuno continuare a volgere i propri occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino, evitando la stretta di mano o l’abbraccio;
  3. Igiene ambienti: si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria sempre, specie prima e dopo le celebrazioni. Durante le stesse è necessario lasciare aperta o almeno socchiusa qualche porta e/o finestra. I luoghi sacri, comprese le sagrestie, siano igienizzati periodicamente mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti;
  4. Sintomi influenzali: non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al COVID-19;

Mons. Tardelli invita i presbiteri a ricordare il valore della messa in presenza, specialmente nel giorno del Signore. Per questo sconsiglia ulteriori celebrazioni in streaming sottolineando che il servizio Rai in ogni domenica e quello del Vaticano sono sufficienti per far partecipare alla meessa,

(Comunicato – Pistoia 28 marz0, 2022)




Preghiera per la Russia e l’Ucraina in Cattedrale

Venerdì 25 marzo alle 17 il Vescovo si unisce alla preghiera del Santo Padre, con la recita del Santo Rosario e la Messa

 

«Venerdì 25 marzo – recita un comunicato della Santa Sede -, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle ore 17 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima da Sua Eminenza il Cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, come inviato del Santo Padre».

«Ora, accogliendo anche numerose richieste del Popolo di Dio, – scrive il Papa ai vescovi di tutto il mondo – desidero affidare in modo speciale alla Madonna le Nazioni in conflitto».  Volontà del Papa è «compiere un solenne Atto di consacrazione dell’umanità, in modo particolare della Russia e dell’Ucraina, al Cuore immacolato di Maria. Poiché è bene disporsi a invocare la pace rinnovati dal perdono di Dio».

Un gesto che vuole coinvolgere la Chiesa universale, «che in questo momento drammatico porta a Dio, attraverso la Madre sua e nostra, il grido di dolore di quanti soffrono e implorano la fine della violenza, e affida l’avvenire dell’umanità alla Regina della pace».

Il papa invita i vescovi di tutto il mondo a «unirsi a tale Atto, convocando, nella giornata di venerdì 25 marzo, i sacerdoti, i religiosi e gli altri fedeli alla preghiera comunitaria nei luoghi sacri, così che il Popolo santo di Dio faccia salire in modo unanime e accorato la supplica alla sua Madre».

Anche la Chiesa di Pistoia si unisce alla preghiera del Santo Padre con la recita del Rosario e l’Atto di consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

Venerdì 25 marzo 2022, nella Cattedrale di San Zeno, alle ore 17 S. E. Mons. Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia presiede la preghiera del Rosario al termine del quale reciterà la speciale preghiera di Consacrazione e alle ore 18 presiederà la Santa Messa per la pace.

Tutti i fedeli sono invitati a partecipare e a unirsi alla preghiera.




Sinodalità che decide. L’intervento di don Dianich

Una sintesi dell’intervento del teologo Dianich in vista del Sinodo Ripartire dalla centralità del popolo di Dio e dal sacerdozio battesimale

«Quando si parla di sinodalità scattano subito due pregiudizi. Il primo: promuovere la sinodalità non è espressione di una lotta di potere dentro la Chiesa? Il secondo: i carismi di cui si parla non rappresentano un’eccezione?» Rivolgendosi al clero pistoiese in occasione degli incontri di formazione sulla sinodalità don Severino Dianich, uno dei più noti teologi italiani, ha subito acceso l’attenzione di quanti erano collegati online per ascoltarlo.

«Partiamo dal secondo pregiudizio: i carismi non sono un’eccezione, sono espressione del dono della fede. Non c’è cristiano che non sia carismatico ». Per rispondere meglio e ribattere anche al primo pregiudizio occorre, spiega don Dianich, rivedere due temi di fondo dell’ecclesiologia. «Il primo è il concetto di popolo di Dio, come ce lo dà il Concilio Vaticano II; il secondo è il concetto di sacerdozio comune. Quanto al popolo di Dio va ricordato che è il soggetto della missione». «Quando si dice, “cosa ha detto e cosa fa la Chiesa?” non si dovrebbe pensare solo al Papa — spiega Dianich — ma a tutto il popolo di Dio». L’annuncio messianico è compito di ogni battezzato: «questo non è il diritto e dovere del vescovo o del prete, ma di ogni cristiano ». Il secondo punto riguarda il popolo sacerdotale. «Nel corpo sacerdotale che è il popolo di Dio si danno diversi carismi e ministeri ». Il Concilio «illustra alcuni ministeri propri dell’ufficio sacerdotale di Cristo consegnati a tutto il popolo cristiano; sono i cosiddetti tria munera (i “tre doni”): la comunicazione della fede (insegnare), la partecipazione attiva alla liturgia (santificare), la partecipazione alla organizzazione della vita della Chiesa (governare). Tre aspetti che possono assumere anche una forma istituzionale » ma, commenta Dianich, ancora oggi poco valorizzati.

Quali sono, dunque, le prospettive della sinodalità? «La partecipazione attiva dei fedeli alla missione della Chiesa si realizza nella situazione concreta in cui i fedeli vivono continuamente; non si svolge nei muri della parrocchia, ma là dove i fedeli operano e vivono». «La conclusione — spiega Dianich — viene da sè: sinodalità significa evitare che preti e vescovi debbano essere responsabili

di cose per cui non hanno carisma. Occorre ascoltare, valorizzare competenze ». Nella normativa canonica sono previste alcune istanze sinodali: il sinodo dei vescovi e quello diocesano, il collegio dei consultori e degli affari economici, i consigli pastorali parrocchiali. Strutture sinodali importanti, appunta il teologo ma “a responsabilità limitata”, perché hanno solo potere consultivo e il cammino insieme si interrompe nel momento della decisione. «Per questo — commenta — la gente ha disaffezione verso i nostri consigli; “Si ragiona, si parla e non si decide nulla”». Forse è il momento di osare un po’ di più, non per ribaltare logiche di potere, ma per meglio esprimere la ricchezza della vocazione battesimale. «È chiaro: questo chiede pazienza, allunga le cose, ma varrebbe la pena. Ritengo anche — spiega il teologo — che ci sia un altro elemento da tenere presente: l’autorità ecclesiastica non è ad omnia. Ci sono campi della vita della Chiesa in cui l’autorità del pastore è più libera e spazi in cui le competenze dei consiglieri laici sono sufficienti». «Abbiamo bisogno — ha concluso Dianich — di inventare qualcosa di fresco, di nuovo, perché il popolo cristiano sia davvero fecondo nel cammino della Chiesa».

Ugo Feraci