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“THE SUN” A PISTOIA: LA BAND SI RACCONTA NELLE PAROLE DI FRANCESCO LORENZI

“The Sun” a Pistoia per un concerto-testimonianza domenica 7 maggio alle ore 21 nella Chiesa di S. Francesco. In attesa di conoscerli da vicino abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Lorenzi leader della band.

È davvero possibile comunicare la gioia della comunione con il Signore ai giovani di oggi?
È davvero possibile. Assolutamente sì. Bisogna farlo con i metodi, i tempi e i modi giusti, anche se prima di qualsiasi calcolo o impostazione c’è una gioia interiore che si trasferisce di per sé all’esterno. Quando vediamo una persona felice ci chiediamo naturalmente cosa la renda così. Suscitare nell’altro una domanda di senso è già stimolare una comunione nel Signore.

Quali sono, secondo voi, i pregiudizi che ancora oggi tengono lontani i giovani dalla Chiesa?
Nella nostra esperienza ne abbiamo sentite di tutti i colori. Abbiamo anche curato una sorta di studio per il Pontificio Istituto per la cultura proprio su questo tema. Sicuramente restano ancora molti pregiudizi da scardinare. Papa Francesco ha fatto un lavoro molto utile, ma i pregiudizi sono sempre presenti e riguardano la ricchezza della Chiesa, la mancanza di risposte reali alle attese di tutti i giorni, diffidenze legate anche alla tematica della famiglia e della sessualità. Idee fuorvianti che spesso mancano di una sostanza. In altri casi è la Chiesa a fare fatica, soprattutto nel comunicare i grandi contenuti della fede.
Ci sono pregiudizi, d’altra parte, nei giovani ‘lontani’, che della Chiesa non hanno avuto esperienza; certamente non all’interno degli oratori. Più sono lontani però, più sono legati a questi pregiudizi. È anche vero che quando la Chiesa produce mezzi di comunicazioni nuovi ed efficaci vediamo come i giovani cominciano a mitigare le loro opinioni. Certamente, però, si cambia quando si incontra una persona direttamente e si fa esperienza della Chiesa.

Recentemente avete incontrato anche Papa Francesco: che vi ha detto il Papa?
La prima volta ci siamo incontrati a Rio de Janeiro nel 2013 per la GMG. Personalmente l’ho rivisto a Roma nello stesso anno, poi a Assisi sul palco prima di un suo intervento e ancora a Cracovia l’anno scorso per la GMG. Abbiamo così potuto incontrarlo in diversi momenti del suo pontificato. Non è facile esprimere com’è stato.. Ci ha trasmesso però, una grande carica.

Qual è, secondo voi, il grande male del nostro tempo?
L’avidità. L’avidità produce una grande sorta di mali. Questo desiderio di possedere a tutti i costi porta gli uomini a compiere azioni scellerate. Lo vediamo, ad esempio, nella produzioni di beni che distruggono l’ambiente e comunità intere, producono politiche nefaste e danneggiano i rapporti sociali. Credo che questo sia il peggiore dei mali.

…e il bello del nostro tempo? Se c’è, dove si trova?
Il bello… è dappertutto! Adesso sono in viaggio, vedo una bella natura, il cielo azzurro, le nuvole… la bellezza è intorno a noi. Ognuno di noi nel quotidiano può scoprire cose straordinarie. Siamo noi che abbiamo perso la capacità di vedere la bellezza che è intorno a noi e che siamo noi!

Nelle vostre canzoni avete parlato del dramma della guerra e vi siete occupati anche della sorte dei cristiani perseguitati. Come nasce la decisione di dedicarsi a questi temi?
L’esperienza che abbiamo vissuto in Palestina, in Terra Santa, ci ha fatto riflettere sulla convivenza tra religioni e popoli diversi. Poi gli eventi accaduti in Medio Oriente negli ultimi tre anni hanno acceso i riflettori sulle difficoltà che vivono i cristiani in queste regioni. I cristiani sono i credenti più perseguitati nel mondo. Per noi parlare di queste cose è un’esigenza morale e artistica. D’altra parte non è che se c’è un olocausto e nessuno ne parla il problema non esiste. Se non lo fanno gli altri, se nessuno ne parla, lo dobbiamo fare noi.

C’è un pezzo al quale siete particolarmente affezionati? Perché?
Beh, siamo molto legati a tante canzoni. Durante questo 2017 sceglierei la canzone “noi”. Quest’anno infatti, compiamo i 20 anni come band: abbiamo iniziato a suonare insieme nel 1997. La canzone racconta la profondità della nostra amicizia, che è il dono più grande. Ci ha aiutato a vedere le nostre relazioni con occhi nuovi. Il Signore ci permette di rinascere dall’alto ed è qualcosa che succede ogni giorno.

Daniela Raspollini

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