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SE IL SEGRETO DELLA GIUSTIZIA È IL CUORE DI DIO. PARTONO LE STAZIONI QUARESIMALI CON IL VESCOVO

Il suggestivo percorso delle Stationes quaresimali riparte quest’anno, con una sfumatura ecumenica, da San Bartolomeo in pantano. Qui, infatti, il vescovo con i fedeli è giunto processionalmente muovendo dalla chiesa di Santa Maria Liberata officiata dalla Comunità ortodossa Romena.
Il percorso quaresimale proposto dalla Diocesi attraverso le chiese del centro è arricchito dalle riflessioni del vescovo Fausto Tardelli che compongono un itinerario di fede verso la Pasqua. Proponiamo di seguito una sintesi della sua omelia (testo integrale).

La prima statio aveva al centro un esigente ammonimento di Gesù: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli».
Di che giustizia si parla? «La giustizia di scribi e farisei, infatti, -afferma il vescovo Tardelli- è appiattita su una mentalità legalistica: «La legge era per loro il punto di riferimento; adempiere alla legge li faceva sentire giusti. A posto cioè. (…) Scribi e farisei c’erano allora, ai tempi di Gesù, -aggiunge il vescovo- ma ci sono anche oggi, quando ci si riempie la bocca di belle parole magari di moda, si ama apparire e si ricerca la visibilità dell’applauso e degli onori del mondo ma poi nella vita personale non si pratica la virtù, non ci si impegna in una vita personale coerente; oppure ancora quando ci si indigna e si protesta per le malefatte degli altri, ci si erge a giudici inflessibili rivendicando per sé una moralità che gli altri invece non avrebbero; oppure ancora, quando si riduce il cristianesimo a pratiche religiose, a consuetudini o a moralismi bigotti magari pieni di pregiudizi nei confronti degli altri.

Diversa, invece, «è la giustizia che Gesù ci domanda: avere il cuore misericordioso di Dio. Questa è l’autentica conversione a cui siamo chiamati».
È una misura alta, che supera il nostro orizzonte e forse anche la nostra immaginazione perché «in definitiva ci è chiesto di avere il cuore grande, infinito, di Dio per amare come lui ama ogni creatura. Una giustizia così intesa, l’avere cioè il cuore di Dio (…) è impresa che non avrà mai fine per tutta la nostra vita terrena e forse ci vorrà anche un po’ di vita oltre la stessa morte. È un cammino profondo di trasformazione interiore, di cambiamento del cuore, che non si arresta fintanto che Cristo non sia tutto in noi.
Di questo cammino, quello quaresimale che abbiamo intrapreso col mercoledì delle ceneri non è che un piccolo segno e un aiuto (…) occorre avere il cuore di Dio, essere nel cuore di Dio per amare come Lui e con Lui. Solo così si entra nel suo Regno e già fin d’ora se ne può gustare il sapore».

Un cammino alto ed esigente che però resta percorribile perché sorretto dalla grazia di Dio: «avere il cuore di Dio è frutto della Grazia. È opera dello Spirito Santo in noi (…) È dono che viene dall’alto».

«Cerchiamo di vedere il nostro cammino quaresimale sotto questa luce – ha concluso il vescovo-; cioè come un desiderio struggente e ardente che si fa preghiera e disponibilità affinchè il nostro cuore batta all’unisono col cuore di Cristo e tutti, ma proprio tutti coloro che incontriamo, in specie i più poveri e derelitti possano trovare spazio dentro di noi, in un cuore che si sforza di amare al modo di Dio».

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