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QUARESIMA 2016: “CENERE IN TESTA, ACQUA SUI PIEDI”

Mercoledì 10 sono le Ceneri, giorno in cui la Chiesa celebra l’inizio della Quaresima. Il vescovo Tardelli presiederà la celebrazione con l’imposizione delle Ceneri la mattina in Cattedrale alle ore 9.30 e la sera, alle ore 21, presso il Santuario della Madonna delle Grazie a Valdibrana.

La Diocesi di Pistoia, in occasione della Quaresima propone, ogni venerdì, la partecipazione alle “Stazioni Quaresimali“.

Le “Stazioni Quaresimali” sono un itinerario penitenziale guidato dal Vescovo che presiederà l’eucarestia in cinque chiese cittadine. Il rito delle “Statio” prevede una breve processione al canto delle Litanie dei Santi verso la chiesa stazionale. Il programma è il seguente:

venerdì 19 febbraio ore 21 dalla chiesa della Madonna del Soccorso verso la chiesa di San Bartolomeo

venerdì 26 febbraio ore 21 dalla chiesa della Misericordia verso la chiesa di San Paolo

venerdì 4 marzo ore 21 dal Battistero in processione verso la Cattedrale, dove il Vescovo presiederà la liturgia penitenziale in occasione delle “24h per il Signore

venerdì 11 marzo ore 21 dalla chiesa del Carmine verso la Pieve di Sant’Andrea

venerdì 18 marzo ore 21 dalla chiesa di San Leone verso San Giovanni Forcivitas

Vi invitiamo a leggere e meditare il messaggio per la Quaresima 2016 di Papa Francesco dal titolo: Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare. Ritagliamo dal Messaggio del Papa questo breve passaggio:

Per tutti, la Quaresima di questo Anno Giubilare è dunque un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante. Attraverso questa strada anche i “superbi”, i “potenti” e i “ricchi” di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro. Solo in questo amore c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere.


Per introdurci al tempo della Quaresima l’Ufficio Liturgico ci invita a leggere e meditare uno scritto del servo di Dio Antonio Bello (1935-1993), già vescovo di Molfetta, che tutti conoscono come “don Tonino”.

Cenere in testa, acqua sui piedi
Dalla testa al piedi

Cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti si snoda la strada della Quaresima. Apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto lunga e faticosa.
Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.

Pentimento e servizio. Sono le grandi prediche che la chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole.
Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli che parlano un “linguaggio a lunga conservazione”.

È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: “Convertiti e credi al Vangelo”.
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima domenica delle palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello “shampoo alla cenere”, comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.

Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino.
E’ la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini l’abbiamo “udita con gli occhi”, pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.
Una predica, quella del giovedì santo, costituita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana. Perché, a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? “Una tantum” per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua.

La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.

Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il nostro ritorno a casa.
Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
Un grande augurio.

(don Tonino Bello).

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