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LETTERA APERTA AI CANDIDATI SINDACO

«A breve in alcuni Comuni del territorio della Diocesi ( e precisamente Pistoia, Quarrata, Serravalle, San Marcello, Marliana), i cittadini saranno chiamati a eleggere nuovi Sindaci e nuovi Consigli Comunali: appuntamenti di partecipazione democratica che cadono in una fase delicata sia localmente che globalmente e in un contesto dove continua a essere sempre più profondo il distacco fra cittadini e politica. Questa riflessione non deve essere letta in modo strumentale da nessuna delle parti: è nostra volontà restare nei confini di una impostazione rispettosa delle singole sfere di competenza.

Ci interessa però fornire un contributo, in modo costruttivo e dialogico, affinché l’attenzione di chi sarà chiamato ad assumere responsabilità civili e politiche sia dedicata in modo particolare alle esigenze dei cittadini, ai valori fondanti il loro vivere assieme, alla tutela dei loro legittimi interessi, con uno sguardo privilegiato per i più deboli, i più fragili, i meno protetti da possibilità economiche o da conoscenze, peraltro sempre più numerosi come ogni anno viene segnalato dal Dossier della Caritas. La comunità ha bisogno di una buona politica e delle sue scelte, una politica che metta al centro la persona umana nella sua interezza. L’uomo, infatti, è una persona e non solamente un soggetto che si esprime nei bisogni esclusivi della dimensione materiale. (Cfr. Catechismo Chiesa Cattolica, 2212)

Nel clima odierno di “antipolitica” ci piace sottolineare come, riferendosi all’attività politica, il Concilio Vaticano II (“Gaudium et spes”, 75) ebbe a definirla come “difficile ma insieme nobilissima”. Il nostro auspicio è che la fase successiva al voto – quella dell’intero mandato amministrativo – possa contare sul valore aggiunto delle finestre aperte, dei vetri trasparenti, delle sale accoglienti, della disponibilità non solo apparente alle verifiche e all’ascolto.

Come comunità cristiana – unita dalla fede in Cristo – ci sentiamo di portare in dono sia alla valutazione di ciascuno cittadino di fronte alla scelta dei candidati da votare e sia alla riflessione di coloro che si candidano a ricoprire cariche pubbliche, la specificità della visione cristiana e la ricchezza della Dottrina Sociale della Chiesa. Per questo non vogliamo sottrarci dalla responsabilità di una parola franca e, se necessario, critica: “La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire, ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione”. (Caritas in veritate, 9)

Intendiamo richiamare i candidati al valore della politica come testimonianza di servizio ai cittadini e non come accumulo di privilegi e interessi destinati a sfociare in carriere o sistemazioni politiche. “La comunità politica è costituita per essere a servizio della società civile, dalla quale deriva”.(Compendio Dottrina Sociale, 417)

Chi accetta incarichi in amministrazioni pubbliche, specie nell’attuale periodo storico caratterizzato dalla estrema complessità delle questioni da affrontare, non può non avvertire la necessità di una formazione continua, di un aggiornamento anche tecnico, di una preparazione culturale adeguata alle sfide. Ma altrettanto importante, e per certi versi ancora di più, è la preparazione umana e relazionale, il rispetto dell’altro, la libertà interiore dalla logica del sospetto e del potere, la nitida percezione della dignità della persona, l’amore al prossimo, la capacità di dare vera sostanza alle relazioni personali (cfr. Caritas in veritate, 2); tutte queste costituiscono qualità imprescindibili per chi ambisce a incarichi pubblichi.

Il servizio politico deve, per sua natura, essere temporaneo: salvo casi particolari e comunque eccezionali, non può rappresentare il mestiere di una vita come, invece, spesso vediamo accadere anche localmente e anche nei cosiddetti “rami bassi” delle istituzioni.

In una situazione generale sempre più caratterizzata dalle tendenze a forme più o meno striscianti di populismo e degenerazione massmediatica, debbono essere rinnovati anche lo stile e il metodo di approccio a persone o a situazioni. Sobrietà, capacità di relazione e ricerca del bene comune, piuttosto che perseguimento di interessi personali o di gruppo: questo potrà rendere finalmente “nuova” la politica.

A maggior ragione quando, nei partiti, prevalgono natura personalistica e dimensione carismatica del leader, risulta urgente un ripensamento circa la democrazia interna nelle forze politiche e ciò partendo proprio dalla dimensione locale.

La politica è sobria se è capace di mediazione, se sa preferire la paziente costruzione di legami anziché rimanere intrappolata nel conflitto. (Cfr. Evangelii Gaudium, 226). La politica è sobria se saprà riconoscere che la “realtà è più importante dell’idea” senza dimenticare la semplicità nello stile e nell’approccio e non importando dall’esterno una razionalità estranea alla gente. (Cfr. Evangelii Gaudium, 231)

Una politica sobria amministra con saggezza le risorse pubbliche, economiche e personali, è attenta al bene comune, non solo nelle dichiarazioni ufficiali, e non cerca, non difende, non accetta privilegi.

Partecipazione

Nei tempi in cui ci è dato di vivere, caratterizzati, come già abbiamo detto, da una pericolosa separazione tra politica e cittadini, il solo metodo di lavoro che può contribuire all’apertura di una nuova stagione è basato sull’ascolto (non strumentale) e sulla partecipazione (non pilotata). Siamo consapevoli che spetta a chi è eletto la responsabilità di individuare, nella varietà delle posizioni e degli orientamenti possibili, una sintesi accettabile di governo: il coraggio di scelte anche impopolari, in base all’etica della responsabilità e del servizio al bene pubblico, è parte essenziale di una politica buona.

Ma ciò ha senso solo dentro un percorso autentico di ascolto e partecipazione: o la politica torna ad essere risposta alle difficoltà e alle speranze delle persone, a saper costruire legami relazionali autentici e rispettosi, o diviene un ramo secco, che presto o tardi verrà tagliato.

La politica ha l’obbligo, morale, di stare a servizio dei cittadini: non sono questi che devono mettersi a servizio della prima. Il punto di partenza, e quello di arrivo, di ogni azione politica non può essere che la persona: nella sua interezza, nella sua insopprimibile dignità, nella sua straordinaria unicità. “La pubblica amministrazione, a qualsiasi livello – nazionale, regionale, comunale –, quale strumento dello Stato, ha come finalità quella di servire i cittadini” (Compendio Dottrina Sociale, 412)

Condividere la dignità della persona significa non strumentalizzarla, accordarle attenzione buona e vera, non piegarla alle esigenze delle (piccole o grandi) demagogie, dei (più o meno nascosti) populismi.

Come già abbiamo avuto modo di dire la buona politica deve essere la festa delle differenze (cfr Evangelii Gaudium, 228), deve tornare ad essere la danza tra debolezza e forza: una danza in cui è il più debole a dettare il passo.

I servizi alla persona sono parte essenziale di questo stile che, negli anni, erano andati progressivamente a smarrirsi sul piano nazionale e che adesso vede una ripresa con una serie di politiche economiche di sostegno, pur di fronte alla sfida che rimane quella di individuare strumenti di lotta alla povertà capaci di includere le persone e le famiglie più povere. A questa sfida sono chiamate in particolare le realtà locali alle quali chiediamo di rafforzare il lavoro di rete con le realtà del terzo settore per rendere attuabili le azioni del Governo.

L’attenzione e la scelta preferenziale verso chi fa più fatica nelle nostre città, deve essere parte essenziale della buona politica. Per questo alcune priorità chiedono alla politica risposte concrete e immediate. “È indispensabile avere cura delle fragilità anche se questo apparentemente non porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, i migranti”. (Evangeli Gaudium, 210)

Casa: un profilo, compreso il tema dell’edilizia popolare, da troppo tempo fermo in una situazione che non risponde alle richieste. Inevitabile porsi, fra gli altri, anche gli aspetti legati al numero delle abitazioni sfitte e al patrimonio già edificato da poter ristrutturare fornendo un non secondario contributo anche all’esigenza di evitare ulteriori consumi di territorio.

Lavoro: il territorio può contare su un alto numero di piccole aziende che è necessario sostenere nei loro sforzi di innovazione per reggere le sfide del mercato sempre più globalizzato. Fondamentale la necessità di percorsi formativi: differenziati ma corrispondenti ai bisogni delle persone e del territorio. Indispensabile, in questo settore, superare una certa autoreferenzialità che purtroppo non è mancata neppure in sede locale.

Auspichiamo che possano presto concretizzarsi, superando gli impedimenti burocratici, progettualità specifiche di sostegno al lavoro giovanile ispirate ad un patto tra generazioni diverse, specialmente per quanto riguarda la transizione di impresa che vede dissolversi senza fecondità saperi, competenze, storie di vita e di professione.

Giovani: tranne alcune isolate e lodevoli esperienze, che dovrebbero peraltro essere incentivate, è vistoso il progressivo scivolamento nel non senso delle politiche giovanili. L’attenzione ai giovani, con spazi adeguati per sviluppare la loro creatività e la loro legittima voglia di protagonismo, la capacità di dialogare con loro, è un segnale che va colto e interpretato con slancio, innovazione, coraggio. Sebbene il mondo dei giovani sia spesso citato, resta forte il sospetto che si voglia servirsi di loro più che servirli e accompagnarli, con slancio educativo, nelle loro libere traiettorie di crescita, anche se non sempre rettilinee.

Ambiente: una città a misura d’uomo prevede spazi di incontro per favorire la socialità delle persone; spazi dove si possano ritrovare famiglie e bambini; spazi realizzati non in base al tornaconto di pochi ma al ben-essere della comunità; spazi improntanti all’attenzione massima per l’ambiente, alla educazione della coscienza ecologica di ciascuno e di tutti, anche nella consapevolezza che la natura è un bene – per noi credenti donatoci dal Creatore – che abbiamo l’obbligo di conservare e proteggere per le generazioni future».

Ufficio Pastorale sociale e del lavoro, Caritas diocesana, Progetto Policoro

 

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