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IL LINGUAGGIO DELLA TEOLOGIA ED EVANGELII GAUDIUM

Venerdì 10 alle ore 21 la conferenza di Mons. Piero Coda

«A chi stiamo pensando quando facciamo teologia? Quali persone abbiamo davanti?»

La questione non nasce dallo sconforto degli studenti prima dell’esame, tanto meno dal fedele medio che si cimenta in una lettura sopra la media. Le domande le poneva Papa Francesco, in un video-messaggio dedicato al congresso internazionale di teologia della pontificia università cattolica argentina (Buenos Aires, 1-3 settembre 2015). Domande legittime, anzi, decisive per tutelare la stessa indagine teologica. «Senza questo incontro con la famiglia, con il Popolo di Dio, – chiosava il Papa – la teologia corre il grande rischio di diventare ideologia. Non ci dimentichiamo, lo Spirito Santo nel popolo orante è il soggetto della teologia. Una teologia che non nasce nel suo seno ha l’olezzo di una proposta che può essere bella, ma non reale. Questo ci rivela la sfida insita nella vocazione del teologo, quanto sia stimolante lo studio della teologia e la grande responsabilità che si ha nel realizzarlo».

Una indicazione che libera la teologia dagli ingarbugliamenti e dalle rigidità di chi la elabora a tavolino e che invita a porsi in ascolto e a servizio del popolo di Dio. Un popolo multiforme e dai confini sfrangiati, ma abitato dalla presenza della Spirito Santo, illuminato da quel ‘sensus fidei’ a cui la pontifica Commissione Teologica Internazionale ha di recente dedicato anche un documento (Il sensus fidei nella vita della Chiesa, 2014).

Piero Coda, noto teologo e membro della Commissione Teologica Internazionale, ha evidenziato in Evangelii Gaudium di Papa Francesco due felici espressioni riferite alle qualità del ‘predicatore’ che possono essere applicate anche all’attività del teologo: «Un predicatore (un teologo, ndr) è un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo» (EG 154). «Che cosa significa essere «contemplativi del popolo di Dio»? – si domanda Coda in un suo articolo dedicato a Evangelii Gaudium («“Oculata fides”. Leggere la realtà con gli occhi di Cristo», in PATH vol. 13, 2014/2, pp. 263-274) – Significa – e la spiritualità di sant’Ignazio di Loyola, di cui il Papa è figlio, lo incarna – cogliere e promuovere ovunque le tracce della presenza di Dio tra gli uomini e nelle cose umane in quanto tutto è creato e ricreato in Cristo ad maiorem Dei gloriam». Dalla contemplazione di Cristo, che attraverso la Parola di Dio nutre la relazione profonda con il Signore, il teologo è chiamato alla contemplazione dell’altro, per scorgere la dignità della sua alterità e la misteriosa azione dello Spirito in lui. Coda porta all’attenzione un felice passaggio di Evangelii Gaudium: «Quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l’intento di cercare il loro bene –scrive Papa Francesco – allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio» (EG 272). Qui può crescere la teologia del popolo perché tutti possono esercitarsi in questo sguardo contemplativo sulla Parola e sull’altro. A maggior ragione il teologo che qui cerca trova e ricompone il linguaggio sempre nuovo della teologia. Questo sguardo contemplativo sul popolo di Dio, infatti, dona materia all’elaborazione teologica, suggerisce nuove piste di ricerca, lascia spazio al primato del Signore.

Piero Coda ci aiuterà ad approfondire i percorsi della teologia alla luce di Evangelii Gaudium  e dei suoi verbi chiave, prendendo spunto dalla via del ‘trasfigurare’ con una conferenza dal titolo «Quando la vita diventa luce». L’appuntamento per tutti dunque, in una giornata ricca di stimoli e contenuto, è venerdì 10 novembre alle ore 21 presso la Sala sinodale dell’Antico Palazzo dei Vescovi.

 Ugo Feraci

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