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AMORIS LAETITIA: LE INDICAZIONI DEL VESCOVO

Pubblichiamo di seguito una sintesi della presentazione e delle indicazioni di Mons. Fausto Tardelli circa l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Vi invitiamo a leggere la Presentazione e le Indicazioni  per esteso nel documento pdf che potete scaricare qui accanto: Amoris Laetitia Presentazione e Indicazioni (6 maggio 2016)


L’Esortazione apostolica post – sinodale Amoris laetitia (d’ora in poi AL) sull’amore e la famiglia è un dono di Papa Francesco a tutta la Chiesa e direi al mondo.

Papa Francesco intende rinnovare una proposta bella per le famiglie cristiane e per i giovani, che porti ad apprezzare in tutto il loro splendore i doni del matrimonio e della famiglia; dall’altra manifestare vicinanza e quella misericordia che rinnova la vita a coloro che vivono una realtà di famiglia ferita o non completa.

Il cuore di tutto il documento è l’esigenza di un rinnovato annuncio evangelico. Davanti alle famiglie e in mezzo ad esse “deve sempre nuovamente risuonare il primo annuncio di Gesù morto e risorto, ciò che è «più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario», perché l’insegnamento sul matrimonio e la famiglia della Chiesa non può cessare di ispirarsi e di trasfigurarsi alla luce di questo annuncio di amore e di tenerezza, per non diventare mera difesa di una dottrina fredda e senza vita” (n.58).

Il contenuto

Il messaggio della AL – è importante notarlo – si colloca dentro un visione realistica, non idealizzata, delle famiglie oggi. Oggi più che mai c’è bisogno di annunciare la misericordia di Dio in particolare alle famiglie. Più che mai se ne deve parlare ma soprattutto testimoniarla, perché in giro c’è tanta gente che sta male!

La difficoltà ad avere relazioni affettive stabili e durature è sotto gli occhi di tutti. Da qui l’invito pressante, forte, esigente di Papa Francesco a tutta la Chiesa ad assumere con generosità la “cura pastorale” delle famiglie in genere e in particolare di quelle segnate da fragilità, ad assumere cioè lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo.

Non si può ridurre AL alla questione della “comunione ai divorziati risposati o conviventi”. Capitoli centrali dell’Esortazione sono infatti, a detta dello stesso Papa, quelli dove si descrive bellezza dell’amore coniugale commentando magnificamente l’inno alla  carità di San Paolo nella I° lettera ai Corinti e in cui si parla dell’amore coniugale che è per sua natura fecondo.

Vorrei anche far notare – per esigenza di completezza – che nella AL si trovano chiari giudizi – ai quali subito i media hanno però messo la sordina – sulla teoria del gender (56), sulle unioni tra persone dello stesso sesso (250 – 251), sulla validità della Humanae vitae (222), sull’aborto (42) e sull’eutanasia (48; 83), tanto per citare alcuni temi cosiddetti “etici”.

La responsabilità del vescovo

A tal proposito, mi sembra giusto e doveroso ricordare la mia responsabilità di vescovo di questa chiesa e quindi anche di interprete autentico del magistero del Santo Padre.

Indicazioni generali

  1. Vedo innanzitutto assolutamente necessario che si studi bene AL, soprattutto da parte del presbiterio.
  2. In tutti i corsi “prematrimoniali” si dovrebbe quindi cominciare ad adottare la AL. Dovrà inoltre essere elaborata una proposta pastorale per il “dopo” matrimonio, per l’accompagnamento cioè delle giovani coppie.
  3. È importante introdurre il tema della vocazione matrimoniale, della identità sessuale e della educazione affettivo – sessuale nei percorsi catechistici della iniziazione cristiana e nella pastorale dei preadolescenti e dei giovani.
  4. Mi parrebbe bello che in ogni parrocchia si istituisse la festa della famiglia o nel giorno della Santa Famiglia dopo Natale o in altra occasione.
  5. Sempre in ogni parrocchia ci si dovrebbe fermare sovente a pregare per la famiglia, per le famiglie in difficoltà, per i giovani chiamati al matrimonio.
  6. Attraverso la Caritas si ponga poi particolare attenzione nei confronti delle famiglie in difficoltà economiche.
  7. Vedrei importante che ci si sforzasse di realizzare una più stretta collaborazione tra famiglia – parrocchia e scuola, come pure che si predisponesse a livello diocesano un percorso formativo per coloro, sacerdoti e laici, in particolare coppie o famiglie, che si pongono al servizio delle famiglie.
  8. Non ci siano preclusioni per il battesimo di figli di divorziati risposati o conviventi, ma la richiesta del Battesimo sia l’occasione per avviare con la coppia un cammino di accompagnamento, discernimento e integrazione.

Indicazioni al riguardo delle fragilità

In ogni parrocchia si dovrebbe costituire un servizio per i “divorziati risposati” e le famiglie in crisi. I divorziati risposati o conviventi vanno accompagnati in un cammino di discernimento della propria situazione e di integrazione nella comunità cristiana. Ritengo che nel percorso di accompagnamento e discernimento dei divorziati risposati si debba privilegiare di gran lunga la verifica della nullità del precedente matrimonio.

I verbi fondamentali da coniugare attivamente sono: accompagnare, discernere e integrare. Accompagnare, discernere e integrare la fragilità. Questi tre verbi esprimono molto bene l’insieme della “cura pastorale” nei confronti delle situazioni cosiddette “irregolari”, un termine che dovrebbe essere abbandonato. Essi indicano anche un processo, un dinamismo che non può non essere variegato e personalizzato. Occorre che ce ne rendiamo conto.

Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno, né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture.

Che cosa è cambiato a questo specifico proposito nella Esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco? Direi che è cambiato l’approccio, la prospettiva, l’atteggiamento. E questo è sicuramente molto importante.

Di fronte a dei divorziati risposati – per esemplificare fino quasi a banalizzare – la prima parola non può dunque essere: “Sappiate che non potete fare la comunione né confessarvi” come forse, sbagliando, accadeva fino ad oggi. Oggi la parola giusta è piuttosto: “Siete divorziati risposati: vediamo insieme che cosa si può fare!”; aprendo così un percorso penitenziale di accompagnamento e di vicinanza nel Signore e di partecipazione in vario modo alla vita della comunità cristiana. Ciò non significa “accesso ai sacramenti”. Può significarlo in alcuni casi – come già oggi del resto – se, in foro interno, il sacerdote e confessore valuterà in situazione il verificarsi di certe condizioni e possibilità reali, tenendo conto anche del giudizio di coscienza delle persone. È il lavoro che da sempre, mi permetto di dire, il buon confessore è tenuto a fare.

+ Fausto Tardelli

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