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UN CASTELLO NEL CUORE: UNO SPETTACOLO SU TERESA D’AVILA. PAMELA VILLORESI RACCONTA TERESA

«Un castello nel cuore», lo spettacolo su Santa Teresa d’Avila che andrà in scena a i linguaggi del divino, domenica 15 ottobre presso la sala capitolare, chiesa di San Francesco, ha avuto una lunga gestazione. «Lavoravo al Piccolo con Strehler ed eravamo in tournée a Madrid una ventina di anni fa – ricorda la Villoresi –. Nei giorni di riposo, affittavo un auto e andavo a vistare i dintorni. Quando capitai ad Avila con tutte quelle montagne attorno, rimasi affascinata, ma colpita innanzitutto dalla statua gigantesca di Santa Teresa, di cui allora non sapevo quasi nulla. Da allora ho cominciato a studiarla, a interessarmene, ad approfondirne storia e pensiero pensando presto di volerne fare uno spettacolo». Da questo iniziale progetto ne è scaturita un’opera di rara intensità emotiva che ripercorre, attraverso le stesse parole della Santa scelte ed elaborate da Michele di Martino, l’avventura umana e l’itinerario spirituale della mistica spagnola.

Quella di Santa Teresa continua ad essere un’avventura affascinante anche per l’uomo contemporaneo, impegnato nella ricerca del sacro e bisognoso di un incontro con Dio che illumini il quotidiano, spesso oscuro, ed illuminato solo da piccole epifanie di luci – afferma l’autore del testo – , spiegando che si tratta di «una ricerca ancora più sentita e attuale in un tempo liquido come il nostro, che sembra negarci una visione di futuro, costringendoci ad un eterno presente, superficiale ed opprimente. Uno spettacolo che parla della bellezza e della Grazia, ma anche del lavoro e delle fatiche che portano alla consapevolezza di come il cuore umano sia abitato dal mistero stesso di Dio».

Lo spettacolo è prodotto da Argot in collaborazione con il Movimento ecclesiale carmelitano. Con Pamela Villoresi nei panni di Teresa, in scena sono Fabrizio Checcacci e Alessia Spinelli che rappresentano vari personaggi nella vita della Santa e assieme cantano dal vivo le musiche sacre appositamente scritte da Luciano Vavolo, mentre la regia è di Maurizio Panici.

PAMELA VILLORESI RACCONTA LA SUA ‘TERESA’

Intervista di Daniela Raspollini (grazie a Irene per la trascrizione)

D.: Come e quando è nato il suo interesse per Santa Teresa d’Avila, la grande riformatrice del Carmelo?
P.: Nacque circa 25 anni fa perché ero in Spagna a recitare con il teatro d’Europa, con Strehler e, nei giorni di riposo, mi affittavo una macchina e andavo un po’ in giro per la Spagna… un giorno affittai questa macchina insieme a due colleghi, arrivammo ad Avila e naturalmente rimasi folgorata. Arrivai all’ingresso di questo paese bellissimo di rocce rosse, con questi cieli azzurri…una meraviglia! E all’ingresso si trova la statua che rappresenta questa santa che non ha …come dire…quell’espressioni così dolci, così misticamente in abbandono. È una statua di una energia totale. È una forza, così mi incuriosì molto e appena arrivai a Roma, cercai ovviamente di conoscerla meglio. Mi comprai le biografie e iniziai a entrare nella storia e nella vita di Teresa. Ovviamente mi sconvolse: un coraggio, un’intelligenza, un amore per il divino – in senso positivo, mai passivo –. Ha sfidato la santa inquisizione, ha fondato 18 conventi, ha creato l’ordine maschile dei carmelitani scalzi, è andata contro il cattivo costume della chiesa del tempo…dove i conventi, dove era entrata anche lei, erano all’inizio parcheggi per nobili signore, nei quali c’erano monache che avevano le cameriere e anche gli amanti nei propri appartamenti. E lei veramente sconvolge tutto questo.

D.: Cosa ammira di più in questo personaggio, che lei ha portato magistralmente sul palcoscenico?
P.: Ammiro la sua forza e la sua fede naturalmente ma, soprattutto, il suo trasporto che è sempre positivo, sempre attivo che è, come diceva Rebora che la preghiera è una spada in mano al credente, lei veramente ne ha fatta una spada per combattere, per il bene. E non si è mai – un esempio straordinario! – mai afflitta, nonostante i suoi problemi fisici di salute, oppure se non trovava i soldi andava a cercarli a dorso di mulo…eppure non si è mai scoraggiata. Un esempio straordinario.

D.: Quale messaggio ci può dare questa donna del ‘500, che ha percorso la via del matrimonio mistico?
Un messaggio straordinario di coerenza, visto che oggi tutti predicano tanto bene e razzolano tanto male…in qualunque campo lei è un esempio limpido di coerenza. Di grande fede ma anche di grande combattività. Noi che stiamo lì a piangerci addosso con la scusa della crisi…non dimentichiamoci che pochi decenni fa c’è stata la Shoa… la storia ha visto tempi peggiori. E per questo lei dà un bell’esempio di forza, di coraggio, un invito a ribaltare sempre le situazioni, a risorgere sempre dalle ceneri delle situazioni più difficili. Credo che sia un bell’insegnamento.

D.: Nello spettacolo ripercorre la vita della santa, il suo pensiero spirituale. In che modo?
P.: Il drammaturgo, Michele Di Martino, è stato affiancato da Padre Antonio Sicari e da Padre Fabio Silvestri, due carmelitani di Brescia dove c’è un grandissimo centro studi teresiano. E attraverso tutto quello che lei ha lasciato scritto, che è un’infinità di materiale, dai libri alle lettere, abbiamo cercato di proporre sette tappe, quelle del suo castello interiore, dove l’ultimo è senz’altro il matrimonio mistico. E in queste sette tappe abbiamo cercato di raccontare la vita ma, soprattutto, il suo percorso mistico, dall’inizio fino al raggiungimento totale con Dio: nel quale ogni passaggio, ogni stanza, ogni dimora, come lei la chiamava, ha ovviamente delle scoperte, un avanzamento nel percorso di fede ma anche dei pericoli, degli ostacoli che ti tratterrebbero lì e non ti farebbero procedere. Quindi l’individuazione di questi ostacoli è il superamento di questi ostacoli. Lei dice che ogni tappa, ogni dimora è un raggiungimento e, nello stesso tempo, può essere anche un nuovo carcere. Ogni stanza però contiene la chiave per accedere al passaggio successivo.

D.: Parlando dello spettacolo, il regista Maurizio Pani, ci afferma che è stato costruito proprio come una liturgia, centrata sulla relazione con il pubblico. Come avviene questo momento di condivisione?
P.: Lo spettacolo è aiutato dalle musiche straordinarie del maestro Vavolo, e insieme con me in scena ho Fabrizio Checcacci e Alessia Spinelli (che sono due colleghi toscani), i quali oltre a interpretare lui Giovanni della Croce, lei una delle suore che sono state più vicine a Teresa, durante lo spettacolo cantano molto bene. Il pubblico è pertanto estremamente compartecipe non solo grazie alle parole di Teresa, che sono straordinarie, non solo grazie alla nostra recitazione – che è un po’ più modesta delle sue parole – ma anche grazie alla musica che è veramente trascinante, ed è proprio, come all’interno di una Messa, un percorso ‘liturgico’ di coinvolgimento.

D.: Pamela lei come donna e attrice ritrova un po’ di sé nel carattere forte e appassionato di Santa Teresa?
P.: Io sono molto più sgangherata dal punto di vista del cammino spirituale! Sono molto curiosa, attratta da percorsi di tutto il mondo, e non ho una fede così ferrea come quella di Santa Teresa. Per fortuna però, come si suol dire, per intrepretare un’assassina non occorre aver ucciso qualcuno, per cui per interpretare una santa di questa levatura non occorre essere così religiosamente coerenti! Ci sono dei punti di contatto certamente… lei è fuggita di casa per entrare in convento, io per fare teatro, il mio lavoro ancora giovanissima; anche l’essersi spese per la nostra vocazione, ma anche una certa forza e solarità che mi assomiglia a lei.

D.: Domenica 15 ottobre sarà qui a Pistoia, una città che conosce molto bene! Come ha accolto la proposta di partecipare alla rassegna teologica promossa dalla nostra Diocesi “I linguaggi del divino?”
P.: Certo, la conosco e la amo tanto! E non vedo l’ora di tornarci. Mi ha fatto molto piacere perché le confesserò che questo spettacolo che noi abbiamo realizzato per i cinquecento anni di Teresa d’Avila, (abbiamo fatto un sacco di repliche assieme al movimento ecclesiale carmelitano con anche 800 persone e lo spettacolo ha avuto un grande successo…) ma non è mai riuscito a sfondare nel pubblico. Perché i direttori dei teatri, i direttori artistici ci hanno risposto che è un argomento troppo religioso – a me faceva ridire questa cosa perché si fa uno spettacolo su un matematico per esempio – e Teresa d’Avila che è una colonna della cultura occidentale, la prima donna dottore della Chiesa…che vuol dire che è un argomento ‘troppo religioso’? Questo ci ha molto deluso e molto affranto…per cui il fatto che così spontaneamente sorgano in Italia delle realtà che ci chiedono lo spettacolo per noi è veramente una gioia immensa!

D.: Che cosa ha imparato da Teresa sulla ricerca del divino e dei suoi linguaggi?
P.: Sicuramente che è un percorso di luce e di libertà, non è un percorso cupo, non è un percorso costrittivo ma, al contrario, è liberatorio. E questo sicuramente mi ha aperto un mondo.

D.: La nostra rassegna teologica fa riferimento alla Evangelii Gaudium. Che idea si è fatta di Papa Francesco? Ha mai avuto l’occasione di incontrarlo?
P.: No, non lo mai incontrato. Ho incontrato papa Wojtyła un paio di volte, papa Ratzinger, il quale consegnò nel suo primo anno di pontificato a cento artisti di tutto il mondo una medaglia d’oro…fra gli italiani Arnaldo Pomodoro, Carla Fracci ed altri… e una l’ho ricevuta anch’io, ed è stato un grandissimo onore. Invece non ho mai incontrato personalmente questo papa, che dice cose che mi piacciono molto.

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